la svolta
Revocata la scomunica ai lefebvriani, il Vaticano riaccoglie i tradizionalisti di Econe. Monsignor Fellay ringrazia Benedetto XVI e giura piena fedeltà. Ma chiarisce: “Ancora riserve sul Concilio”
CITTA’ DEL VATICANO - Benedetto XVI ha approvato il decreto di revoca della scomunica per i vescovi scismatici Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson, incorsi nella piu' grave sanzione che puo' comminare la Chiesa per aver ricevuto l'ordinazione episcopale, il 30 giugno del 1988, senza il permesso del Pontefice dell’epoca, Giovanni Paolo II. La scomunica riguardo' anche i due vescovi consacranti, Monsignor Marcel Lefebvre (il vero promotore dell’iniziativa, da qui l’appellativo per i suoi seguaci di ‘lefebvriani’) e il brasiliano Antonio de Castro Mayer, entrambi deceduti. I seguaci di quest'ultimo sono gia' rientrati nella Chiesa Cattolica, cosi' come un gran numero di ‘lefebvriani’. A seguito dell'autorizzazione a celebrare liberamente la Messa in latino firmata dal Papa nel 2007, e' venuto comunque meno il motivo fondamentale della controversia che aveva opposto l'anziano Lefebvre alla Santa Sede. Cosi', alcuni mesi fa, gli stessi vescovi avevano scritto al Cardinale Dario Castrillòn Hoyos, Presidente della Commissione ‘Ecclesia Dei’, chiedendogli la possibilita' di essere reintegrati in seno alla Chiesa di Roma. Il decreto approvato da Benedetto XVI porta la firma del Prefetto della Congregazione per i vescovi, il Cardinale Giovanni Battista Re. A quanto sembra, pero’, deve ancora essere trovata la forma giuridica per inserire nuovamente la ‘Fraternita' San Pio X’, cui appartengono i prelati scomunicati e perdonati, nella Chiesa. Ma con il decreto di revoca delle scomuniche, il Santo Padre spiana la strada alla piena comunione e ricuce una ferita dolorosissima per tutta la Chiesa. "Con questo atto - spiega il decreto - si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilita' ai rapporti della ‘Fraternita' San Pio X’ con questa Sede Apostolica". Nelle intenzioni del Pontefice, "questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unita' nella carita' della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione". Il decreto, inoltre, "auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la ‘Fraternita' San Pio X’, testimoniando cosi' vera fedelta' e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorita' del Papa con la prova dell'unita' visibile". "In base alle facolta' espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI - e' la formuila usata dal Cardinale Re nel documento -, in virtu' del presente decreto, rimetto ai vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica ‘latae sententiae’ dichiarata da questa Congregazione il primo luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici a partire da ora il decreto a quel tempo emanato". Benedetto XVI e' arrivato alla revoca delle scomuniche ai vescovi ‘lefebvriani’ "dopo un processo di dialogo tra la Sede Apostolica e la ‘Fraternita' Sacerdotale San Pio X’, rappresentata dal suo Superiore Generale, Monsignor Bernard Fellay", ha ricordato, con un comunicato, la
Sala Stampa della Santa Sede, che rivela come il Papa abbia accolto "la
richiesta formulata nuovamente dallo stesso presule, con lettera del 15 dicembre 2008, anche a nome degli altri tre Vescovi della Fraternita', Monsignor Bernard Tissier de Mallerais, Monsignor Richard Williamson e Monsignor Alfonso del Gallareta, di rimettere la scomunica in cui erano incorsi vent'anni fa". In tale missiva, Monsignor Fellay scriveva chiaramente a Benedetto XVI che "siamo sempre fermamente determinati nella volonta' di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesu' Cristo, che e' la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione". E cosi', il Papa, che ha seguito fin dall'inizio questo processo cercando di ricomporre la frattura con la Fraternita' anche incontrando personalmente Fellay il 29 agosto 2005 (quando aveva "manifestato la volonta' di procedere per gradi e in tempi ragionevoli in tale cammino"), adesso, "benignamente, con sollecitudine pastorale e paterna misericordia”, sottolinea la Sala Stampa vaticana, ha riabbracciato i quattro vescovi seguaci di Monsignor Lefebvre. "Il Santo Padre - sottolinea infine la nota - e' stato ispirato in questa decisione dall'auspicio che si giunga al piu' presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione". Tornando al testo del decreto, vi si legge che davanti alla richiesta di riconciliazione dei quattro vescovi della ‘Fraternita’ San Pio X’, "il Pontefice, paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nell'impegno da loro espresso nella citata lettera di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorita' della Santa Sede le questioni ancora aperte, cosi' da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine, ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta sorta con la loro consacrazione episcopale". "La revoca delle scomuniche ai vescovi ‘lefebvriani’ non e' ancora la piena comunione", ha comunque chiarito il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, precisando che "esiste una distinzione tra comunione e piena comunione". In questo caso, ha specificato, "c'e' una situazione da definire per l'esercizio del ministero. E quindi si auspica una piena soluzione della situazione". In merito alla possibilita' dei vescovi di restare tali dopo il rientro della Fraternita' nella Chiesa cattolica, Lombardi ha rammentato che "la loro ordinazione e' valida anche se illecita. Cosi' come sono validamente ordinati i sacerdoti della Fraternità". Alla domanda se i fedeli ‘lefebvriani’ oggi siano anch'essi piu' vicini alla Chiesa cattolica, il portavoce ha risposto che, evidentemente, “con la sua decisione, il Papa pensa a tutta la comunità". Padre Lombardi ha poi dichiarato che non e' corretto affermare che con la revoca delle scomuniche ai vescovi lefebvriani il Concilio Vaticano II muoia o venga tradito. "Al contrario - ha asserito -, il Concilio non muore ma non viene neanche considerato piu' un elemento di divisione". Padre Lombardi ha fornito anche un’altra importante delucidazione: “Con il decreto di revoca delle scomuniche, Benedetto XVI non ha in alcun modo inteso approvare le affermaziomni negazioniste sulla Shoah del vescovo ‘lefebvriano’ Richard Williamson”. "Sono due cose assolutamente indipendenti", ha infatti precisato il portavoce del Papa. "Ovviamente - sono state le parole di padre Lombardi -, se si toglie la scomunica ad un vescovo, non per questo si condivide tutto quello che egli dice", e dunque la decisione del Pontefice "non ha nessun rapporto con le personali posizioni criticabilissime di una persona". E "gratitudine filiale" a Benedetto XVI per la revoca della scomunica e' stata espressa immediatamente dal superiore dei ‘lefebvriani’, Monsignor Fellay. Questa decisione, afferma in una nota il vescovo non piu' scomunicato, "al di la' della ‘Fraternita' San Pio X’, sara' un bene per tutta la Chiesa". "La nostra Fraternita' - prosegue il prelato - desidera poter aiutare sempre piu' il Papa a portare rimedio alla crisi senza precedenti che scuote attualmente il mondo cattolico e che Giovanni Paolo II aveva designato come uno stato di apostasia silenziosa". Fellay si dice inoltre "felice" per il fatto che "il decreto del 21 gennaio preveda come necessari dei 'colloqui' con la Santa Sede, colloqui che permetteranno alla ‘Fraternita' sacerdotale San Pio X’ di esporre le ragioni dottrinali di fondo che essa considera essere all'origine delle attuali difficolta' della Chiesa. In questo nuovo clima - e’ l’assicurazione fornita da Monsignor Fellay -, abbiamo la ferma speranza di arrivare presto al riconoscimento dei diritti della tradizione cattolica". Tuttavia, in una lettera inviata ai propri fedeli, nel’esprimere gioia per il fatto che “la tradizione cristiana non e’ piu’ scomunicata” e che “i cattolici del mondo intero legati alla tradizione non saranno piu’ stigmatizzati”, lo stesso Fellay ribadisce le “riserve” sul Concilio Vaticano II da parte dei ‘lefebvriani’. Che in coerenza con le posizioni sempre ribadite negli ultimi anni, continuano ad essere scettici su alcuni documenti dell’Assise voluta da Giovanni XXIII e conclusa da Paolo VI, e in particolare sulla dichiarazione "Dignitatis Humanae" che, a loro avviso, apre le porte a un pluralismo religioso che e' in contrasto con la Dottrina Cattolica. "Accettiamo e facciamo nostri tutti i Concili fino al Concilio Vaticano II, sul quale esprimiamo delle riserve", sostiene precisamente Monsignor Fellay. D’altro canto, la ‘Fraternita' San Pio X’ e' "convinta di rimanere fedele alla linea di condotta indicata dal nostro fondatore, Monsignor Marcel Lefebvre, la cui reputazione speriamo di vedere presto riabilitata". Il prelato sembra voler rispondere con la sua lettera alle obiezioni di quanti criticheranno la loro irremovibilita' sulla questione del Vaticano II. Ad ogni buon conto, rimarca Fellay, "non possiamo che constatare la crisi senza precedenti che scuote la Chiesa oggi: crisi di vocazioni, crisi della pratica religiosa, del catechismo e della frequentazione dei sacramenti". "Prima di noi - rievoca il Superiore dei ‘lefebvriani’ -, Paolo VI parlava addirittura dell'infiltrazione di 'fumi di Satana' nella Chiesa. Giovanni Paolo II non ha esitato a dire che il cattolicesimo in Europa era come in stato di 'apostasia silenziosa'. Poco tempo prima della sua elezione a Sovrano Pontefice, Benedetto XVI stesso comparava la Chiesa ad una 'nave che prende acqua da tutte le parti'. Cosi' vogliamo, nei colloqui con il Vaticano, esaminare le cause profonde della situazione presente, apportandovi il rimedio adeguato, giungere ad una restaurazione solida della Chiesa". "Siamo pronti - conclude la lettera - a scrivere col sangue il nostro credo, a firmare il giuramento anti-modernista e la professione di fede di Pio IV”.
Papanews.it del 24/01/09
A quanto si apprende, la Fraternità sarebbe in “comunione” con la Chiesa di Benedetto XVI, ma non “piena”. La pienezza di questa “comunione” potrebbe derivare, come scritto nel documento di revoca, dall’auspicio di Ratzinger che TUTTA la Fraternità accetti la nuova situazione e dall’esito dei “colloqui” che, secondo il documento ci saranno tra le due parti sulle questioni dottrinali. Benedetto XVI e tutti i suoi collaboratori, fin da subito hanno fatto professioni di fede al Concilio Vaticano II e alle novità da esso introdotte, soprattutto in materia di ecumenismo, diritti dell’uomo, concezione della Chiesa Cattolica, libertà religiosa, collegialità, rapporti col mondo ebraico, tesi moderniste. Quali potranno essere gli esiti di tali “colloqui”, con queste premesse?