strumentalizzazione mediatica 4
> Riccardo
> Di Segni,
> rabbino capo
> di Roma
>
> Dopo due settimane di difese d'ufficio e progressive ammissioni
> imbarazzate, finalmente ieri un comunicato della Segreteria di Stato ha
> preso una chiara posizione sulla terribile vicenda del vescovo
> negazionista. Nello stesso comunicato, al punto 2, si afferma la
> necessità, per una completa riammissione nella Chiesa della fraternità
> lefebvriana, dell'accettazione completa delle decisioni del Concilio e del
> magistero degli ultimi Papi. E' essenziale fermare l'attenzione e la
> vigilanza su questo punto, perché il clamore suscitato dal negazionismo
> oscura il nodo essenziale del problema, che è quello dell'esistenza di un
> vasto ambiente cattolico tradizionalista, spesso tollerato se non
> coccolato, nel quale l'antigiudaismo alligna e prospera. Su questo punto
> si gioca sugli equivoci, tutti si dichiarano "non antisemiti", come lo era
> già il papato di Pio XI, in quanto contestava il razzismo; ma l'ostilità
> teologica antiebraica -quella che viene definita "antigiudaismo" - non ha
> bisogno del razzismo per esistere e diffondersi. La svolta decisiva contro
> questa tradizione è stata impressa dalla dichiarazione "nostra aetate" del
> Concilio, quella che in qualche modo scagionava gli ebrei di oggi dalla
> colpa del deicidio e "deplorava" (sic) l'ostilità antiebraica. A questa
> dichiarazione sono seguiti i tanti documenti e gesti positivi che
> conosciamo, sempre rifiutati dai tradizionalisti. Al punto attuale della
> discussione, i punti aperti sono:
1. come è stato fatto per il
> negazionismo deve essere chiaro che - se si vuole mantenere un dialogo
> rispettoso- non c'è posto non solo per l'antisemitismo ma anche per
> l'antigiudaismo e che i documenti specifici su questo tema debbano essere
> accettati esplicitamente, senza generalizzazioni;
2. ci deve essere una
> coerenza tra documenti e comportamento, evitando incidenti ed equivoci
> continui che creano sfiducia;
3 infine, last but not least, anche se tutti
> i documenti sono un enorme passo avanti, le difficoltà sostanziali
> rimangono; vorrei ricordare come proprio all'indomani del nuovo "sabato
> nero" dell'annuncio della revoca della scomunica, nell'angelus domenicale,
> il Papa, parlando della conversione di Paolo, ha detto che in realtà di
> vera conversione non si trattava perché Paolo era un ebreo credente e "non
> dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a C. "Togliamo il
> negazionismo, il deicidio, se ci riusciamo anche l'antigiudaismo, ma il
> problema di fondo è sempre lo stesso.