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Treviso. Torna Don Floriano, messa per
pochi intimi: «No al dialogo col Papa»
Il prete negazionista espulso dai lefebvriani ha celebrato in forma privata per 22 fedeli. Altre accuse al Vaticano
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E Williamson profetizza guerra e sangue nella Chiesa
TREVISO (8 marzo) -
Una messa in forma strettamente privata è stata celebrata stamane alla presenza di 22 fedeli da don Floriano Abrahamowicz, il sacerdote di Lanzago di Silea espulso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per i suoi commenti sull'Olocausto e sulle camere a gas.
Il rito si è svolto in un locale pubblico di Treviso. Ai fedeli, il sacerdote, che ha sempre negato di essere antisemita, ha voluto ribadire il suo pensiero. «Mi sono preso la libertà di criticare l'atteggiamento ambiguo dei vertici della Fraternità - ha sottolineato - monsignor Lefebvre stesso chiedeva ai seminaristi di andare a verificare in biblioteca tutto quello che era loro insegnato».
Per don Floriano «non vi è dialogo possibile con la Roma di Ratzinger prima che questa non torni alla dottrina dei suoi predecessori preconciliari». «Non è possibile l'atteggiamento ambiguo - ha affermato - di fronte al motu proprio e alla revoca della scomunica. Non basta rilevare di tanto in tanto - ha aggiunto - un aspetto buono, poi uno cattivo e mai concludere se la cosa è buona o cattiva».
Secondo il sacerdote, «non è questo il linguaggio del Vangelo». A conclusione della messa don Floriano ha rivolto un invito alla Fraternità perché «ritorni allo spirito del suo fondatore».
In una nota rappresentanti di Christus Rex hanno precisato che, alla funzione tenuta da Don Floriano, hanno partecipato 49 persone, pari al 95% dei fedeli che seguono il religioso espulso dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X per i suoi commenti sull'Olocausto e sulle camere a gas.
La precisazione non è «per don Floriano in quanto persona - rilevano i simpatizzanti di Christus Rex - ma in fedeltà della dottrina e in unione spirituale con i fedeli di Francia, Austria e America Latina che nel nome della Tradizione Cattolica e dell'eredità di Mons. Lefebvre, si stanno battendo contro la deriva dell'abbraccio suicida con la Roma conciliare apostata e modernista di Joseph Ratzinger».
Dialogo interreligioso, il Rabbino Rosen chiude ogni polemica: “Non di sostanza la crisi tra cattolici ed ebrei”
CITTA’ DEL VATICANO - La crisi tra Vaticano e mondo ebraico, causata dal perdono concesso ai lefebvriani e in particolare al vescovo negazionista Richard Williamson, e' stata "una crisi non di sostanza ma di percezioni. Una crisi che si poteva evitare e che si puo' definire di 'bad management', con molti equivoci". Lo spiega al Sir il rabbino David Rosen (nella foto con Benedetto XVI), presidente dell'International Jewish Committee on Interreligious Consultations. Secondo il rabbino, "andava spiegato il fatto che quando la chiesa toglie la scomunica cio' non significa che la Chiesa accoglie qualcuno al suo interno. Cosi' - sottolinea - la percezione nel mondo e' che il Vaticano ha usato accenti che sono stati offensivi per gli ebrei e che poi si e' scusato per questo". "Per quelli che sono, come noi, profondamente e attivamente coinvolti nel dialogo - aggiunge Rosen -, questa e' stata una crisi artificiale ma per la maggioranza delle persone nel mondo, che leggono solo i titoli a sensazione dei giornali, si e' trattata di una vera crisi". Per questo, prosegue il rabbino, "l'incontro del Papa con i leader ebrei di due settimane fa e' stato molto importante e la prossima visita in Terra Santa sara' la dimostrazione del volto buono e genuino del comune impegno per il dialogo tra il popolo ebraico e cattolico". "Saro' felice - conclude Rosen - di incontrare Benedetto XVI in Terra Santa", dove la sua visita sara' "molto positiva", nei meeting con i rabbini e con quelli degli esponenti delle altre religioni, ma "prima di allora lo incontrero' tra due settimane, il 12 marzo, con una delegazione dal Gran Rabbinato di Israele per riprendere il dialogo”.
Papanews.it 28/02/09