la svolta
Solo i pusilli, gli ingenui o chi è in mala fede poteva pensare a qualcosa di diverso da questo...
La Redazione del Circolo
Il ‘ruggito’ del Papa ai ‘lefebvriani’: “La revoca della scomunica è un atto di misericordia ma ora accettate il Magistero e il Concilio”. E sulla Shoah prende le distanze da Williamson
CITTA’ DEL VATICANO - Come previsto, dopo le polemiche degli ultimi giorni provenienti dal mondo ebraico, il Papa ha approfittato della sua prima uscita pubblica per gettare acqua sul fuoco e chiarire, una volta per tutte, il suo pensiero su lefebvriani e Olocausto. "Nell'omelia pronunciata in occasione della solenne inaugurazione del mio Pontificato - ha infatti spiegato Benedetto XVI ai fedeli riuniti nell'Aula ‘Paolo VI’ per la tradizionale Udienza Generale del Mercoledi’ -, dicevo che e' esplicito compito del Pastore la chiamata all'unita', e commentando le parole evangeliche relative alla pesca miracolosa, ricordavo che ‘sebbene fossero cosi' tanti i pesci, la rete non si strappò’. Ahime', proseguivo, ‘amato Signore, essa ora si e' strappata, vorremmo dire addolorati'. E continuavo: 'Ma no, non dobbiamo essere tristi! Rallegriamoci per la tua promessa che non delude e facciamo tutto il possibile per percorrere la via verso l'unita' che tu hai promesso... Non permettere, Signore, che la tua rete si strappi e aiutaci ad essere servitori dell'unità. E proprio in adempimento di questo servizio all'unita', che qualifica in modo specifico il mio ministero di Successore di Pietro - ha proseguito testualmente il Pontefice - ho dunque deciso giorni fa di concedere la remissione della scomunica in cui erano incorsi i quattro vescovi ordinati nel 1988 da Monsignor Lefebvre senza mandato pontificio". "Ho compiuto questo atto di paterna misericordia - ha dichiarato il Santo Padre - perche' ripetutamente questi presuli mi hanno manifestato la loro viva sofferenza per la situazione in cui si erano venuti a trovare. Auspico che a questo mio gesto - e’ stata l'esortazione di Benedetto XVI - faccia seguito il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando cosi' vera fedelta' e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorita' del Papa e del Concilio Vaticano II". Con un chiaro riferimento dalle dichiarazioni negazioniste di Monsignor Richard Williamson, Ratzinger ha anche voluto esprimere "piena e indiscutibile solidarieta' al popolo ebreo nel ricordo dell'Olocausto”. "In questi giorni, nei quali ricordiamo la Shoah - ha detto il Santo Padre al termine dell’Udienza Generale -, mi tornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si e' consumato l'eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso". "Auspico - ha aggiunto - che la Shoah faccia riflettere tutta l'umanità”. Cosi’, "mentre rinnovo con affetto l'espressione della mia piena e indiscutibile solidarieta' con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza - ha sottolineato ancora il Papa -, auspico che la memoria della Shoah induca l'umanita' a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell'uomo". La Shoah, ha raccomandato quindi Benedetto XVI, deve essere "per tutti monito contro l'oblìo, la negazione o il riduzionismo, perche' la violenza fatta contro un solo essere umano, e' violenza contro tutti". "Nessun uomo e' un'isola", ha quindi rimarcato Benedetto XVI citando la celebre frase di John Donne. "La Shoah - ha e’ stata quindi l’esortazione del Santo Padre - insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell'ascolto e del dialogo, dell'amore e del perdono, conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all'auspicato traguardo della fraternita' e della pace nella verita'. Mai piu' la volenza umili la dignita' dell'uomo!". Il Pontefice ha subito dopo toccato il tema dell’Ecumenismo, affermando di aver appreso "con gioia la notizia dell'elezione di Kirill a nuovo patriarca di Mosca e di tutte le Russie”, e di invocare su di lui “lo Spirito Santo". Durante la catechesi che ha preceduto gli interventi sulla remissione della scomunica ai lefebvriani, il ricordo della Shoah e gli auguri a Kirill, il Papa aveva rievocato le parole dell’Apostolo Paolo, secondo cui “il vescovo deve essere irreprensibile, non sposato che una sola volta, non violento ma benevolo, sobrio, prudente, decoroso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento, ma indulgente, pacifico e disinteressato; buon capo della propria casa, con figli sottomessi con ogni decoro; sappia dirigere bene la propria casa, perche' se uno non sa dirigere bene la propria casa, come potra' avere cura della Chiesa di Dio?". Benedetto XVI ha evidenziato la differenza tra la Chiesa di ieri e quella di oggi, ed ha chiarito che la Scrittura non deve essere letta "come curiosita' storica, per conoscere i fatti che vi sono raccontati", mentre si deve leggerla "in modo spirituale, rispondendo allo Spirito che parla". "La Tradizione della Fede - ha rammentato - e' la chiave di lettura. Dio vuole la salvezza di tutti e tutti possono conoscere la verita', perche' Cristo e' morto per tutti". Questa universalita' del messaggio cristiano, per il Pontefice comporta che non si debba "parlare male di nessuno e si sappia dimostrare dolcezza verso tutti gli uomini, considerando gli stranieri non piu' stranieri ma ospiti. Anche noi come cristiani - ha dichiarato Benedetto XVI - possiamo sempre piu' caratterizzarci in rapporto alla societa' in cui viviamo come teneri e forti nella costruzione della Casa di Dio, della Comunita' e della Chiesa". La catechesi dell'Udienza Generale e' stata dedicata, in particolare, alle lettere pastorali di San Paolo: due a Timoteo e una a Tito, "collaboratori stretti" dell'Apostolo. In esse, ha fatto notare il Papa, "la Chiesa comprende se stessa in termini molto umani, in analogia con la casa e la famiglia"'. Tan’e’ vero, ha rilevato il Pontefice, che San Paolo scrive che il vescovo deve godere "di buona testimonianza presso i non cristiani": in una parola, "il vescovo deve essere attento all'insegnamento e alla paternità", perche' "e' considerato il padre della comunita' cristiana"'. Nelle lettere citate, ha rilevato Benedetto XVI, "appare per la prima volta il triplice ministero del vescovo, del presbitero e del diacono", anche se "rimane dominante la figura dell'Apostolo". Le lettere "non sono piu’ indirizzate a Comunita', ma a persone, che cominciano a stare al posto dell'Apostolo", prefigurando "una realta' che piu’ tardi si chiamera' successione apostolica". Nelle lettere pastorali di San Paolo, per il Papa, c'e' inoltre "l'essenziale della struttura cattolica", e cioe' l'affermazione che "Scrittura e annuncio formano un insieme" e che "accanto alla struttura dottrinale deve essere presente la struttura personale, l'Apostolo come testimone dell'annuncio evangelico". Due i "richiami" di fondo dei testi paolini: l'invito a "leggere la Scrittura in modo spirituale", ossia come "Parola dello Spirito Santo attraverso cui possiamo conoscere il Signore e la sua presenza nella storia", e non come "oggetto di curiosità", ha ammonito il Papa parlando a braccio. Il secondo invito di Paolo e' quello a prestare attenzione al "buon deposito", cioe' alla Tradizione della fede apostolica, "da custodirsi con l'aiuto dello Spirito Santo che abita in noi, da considerarsi come criterio di fedelta' all'annuncio del Vangelo". "Scrittura e tradizione formano insieme il fondamento saldo gettato da Dio", come si legge nella lettera a Timoteo. "L'annuncio apostolico e' necessario per entrare nelle Scritture e vedere qui la voce di Cristo", ha concluso il Papa parlando sempre fuori testo. Durante l’Udienza Generale, alcuni giocolieri del Circo ‘Medrano’ si sono esibiti per Benedetto XVI in un breve intermezzo tra la catechesi e i saluti nelle varie lingue. Al termine dell’incontro con i fedeli, poi, il Santo Padre ha voluto accarezzare personalmente un leoncino (foto). Una dichiarazione ''necessaria e benvenuta che contribuisce a chiarire molti equivoci sia sul negazionismo sia sul rispetto del Concilio''. Questo, intanto, il commento del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, alle enunciazioni del Papa, che ha espresso ''solidarietà'' ai fratelli ebrei mettendo in risalto che la Shoah rimane un monito contro ogni oblìo e negazionismo. ''La dichiarazione del Pontefice - ha osservato Di Segni - smentisce tutti coloro che hanno giudicato la nostra protesta come un’ingerenza irrispettosa ed esagerata''.
Papanews.it 28/01/09