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Papanews.it 11/03/09: Presto pubblicata lettera di chiarimenti di Benedetto XVI

La resistenza Cattolica

Lefebvriani, in una lettera ai Vescovi la verità di Benedetto XVI: “Strumentalizzata la

revoca della scomunica, il Concilio non è rottura con il passato, i tradizionalisti non hanno la peste”

CITTA’ DEL VATICANO - ''Una disavventura per me imprevedibile e' stata il fatto che il caso Williamson si e' sovrapposto alla remissione della scomunica. Il gesto discreto di misericordia verso quattro vescovi, ordinati validamente ma non legittimamente, e' apparso all'improvviso come una cosa totalmente diversa: come una smentita della riconciliazione tra cristiani ed ebrei, e quindi come la revoca di cio' che in questa materia il Concilio aveva chiarito per il cammino della Chiesa''. Lo scrive Benedetto XVI in una lettera a tutti i vescovi del mondo. Dalle parole del Papa emerge tutto il dolore che questa strumentalizzazione gli ha provocato, dato che proprio la riconciliazione tra cristiani ed ebrei ''fin dall'inizio era stato un obbiettivo del mio personale lavoro teologico''. Benedetto XVI si dice inoltre ''rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un'ostilita' pronta all'attacco. Proprio per questo ringrazio tanto piu' gli amici ebrei che hanno aiutato a togliere di mezzo prontamente il malinteso e a ristabilire l'atmosfera di amicizia e di fiducia''. Ma non solo. Benedetto XVI si rammarica per il fatto che la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani, ''la portata e i limiti del provvedimento'', non siano stati ''illustrati in modo sufficientemente chiaro al momento della sua pubblicazione''. Il Pontefice ricorda che il caso ''ha suscitato all'interno e fuori della Chiesa Cattolica una discussione di tale veemenza quale da molto tempo non si era piu' sperimentata''. Il Santo Padre rammenta, per l’occasione, la ''valanga di proteste'' e l'accusa a lui rivolta di voler tornare indietro rispetto al Concilio e spiega che in futuro la Santa Sede dovra' prestare piu' attenzione alle notizie diffuse su Internet (le dichiarazioni di Williamson erano circolate infatti sul Web gia' prima della pubblicazione della revoca della scomunica). La scomunica colpisce persone, non istituzioni: la revoca e' un atto disciplinare, che rimane ben distinto dall'ambito dottrinale, chiarisce quindi Benedetto XVI nella sua missiva. ''Il fatto che la Fraternita' San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali'' e i suoi ministri, anche se ''sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica, non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa'', fa osservare il Papa. Continuando su questo tema, Ratzinger annuncia di voler collegare la commissione ‘Ecclesia Dei’, che si occupa dei rapporti con i lefebvriani, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. A proposito del Concilio, invece, il Pontefice sostiene che ''non si puo' congelare l'autorita' magisteriale della Chiesa all'anno 1962, e cio' deve essere ben chiaro alla Fraternita. Ma - continua - ad alcuni di coloro che si segnalano come difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta con se' l'intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non puo' tagliare le radici di cui l'albero vive''. (cioè IL CONCILIO ALLA LUCE DELLA TRADIZIONE? n.d.r.) ''Puo' lasciarci totalmente indifferenti una comunita' - i lefebvriani - nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero lasciarli andare alla deriva lontani dalla Chiesa?'', si chiede poi Benedetto XVI. Che non nasconde come dalla Fraternita' da molto tempo siano venute ''molte cose stonate, superbia, saccenteria, unilateralismi”. Per amore di verita', pero’, “devo aggiungere che ho ricevuto anche una serie di testimonianze commoventi di gratitudine, nelle quali si rendeva percepibile un'apertura dei cuori''. Il Papa, subito dopo, rileva che anche nell'ambiente ecclesiale sono emerse stonature: ''A volte si ha l'impressione che la nostra societa' abbia bisogno di un gruppo al quale non riservare alcuna tolleranza; contro il quale poter tranquillamente scagliarsi con odio. E se qualcuno osa avvicinarglisi - in questo caso il Pontefice -, perde anche lui il diritto alla tolleranza e puo' pure lui essere trattato con odio senza timore e riserbo''. Benedetto XVI risponde cosi' alla domanda critica che molti gli hanno rivolto in queste settimane: la revoca della scomunica era necessaria? Era davvero una priorita'? Il Santo Padre risponde che la sua priorita', come Pastore universale, ''e' di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo in Gesu' crocifisso e risorto''. Nel momento in cui Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini, bisogna infatti ''avere a cuore l'unita' dei credenti'', perche' la loro discordia e contrapposizione “mette in dubbio la credibilita' del loro parlare di Dio''. Pure ''riconciliazioni piccole e medie'' fanno dunque parte delle priorita' per la Chiesa. Il ''sommesso gesto di una mano tesa'' ha viceversa dato origine a un grande chiasso, trasformandosi cosi' “nel contrario di una riconciliazione”. Nella lettera, inoltre, il Papa chiarisce come sia invece necessario cercare di reintegrare e prevenire ulteriori radicalizzazioni, impegnarsi per sciogliere irrigidimenti e dar spazio a cio' che vi e' di positivo. Papanews.it 11/03/09
Siamo sicuri che il Signore voglia verso la Tradizione "il sommesso gesto di una mano tesa" ? Siamo sicuri che Mons. Lefebvre avrebbe voluto questo?


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