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BENEDETTO XVI: QUELLA DI SAN PAOLO NON FU UNA VERA CONVERSIONE MA IL COMPLETAMENTO DELLA SUA FEDE EBRAICA

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Angelus, tra le colombe bianche della Pace il Pontefice guarda all’ecumenismo e ricorda che quella di San Paolo non fu una vera conversione ma il completamento della sua fede ebraica


CITTA’ DEL VATICANO - Prima di incontrare il Signore sulla via di Damasco, San Paolo "era gia' credente, anzi ebreo fervente, e percio' non passo' dalla non-fede alla fede, dagli idoli a Dio, ne' dovette abbandonare la fede ebraica per aderire a Cristo". Lo ha ricordato all’Angelus, davanti ad oltre 35.000 fedeli, Benedetto XVI, che ha cosi' esaltato ancora una volta il legame tra ebraismo e cristianesimo, spiegando il significato della festa della ‘Conversione di San Paolo’. "Sulla via di Damasco - ha detto il Papa riferendosi all’Apostolo delle genti - accadde per lui quello che Gesu' chiede nel Vangelo: Il tempo e' compiuto e il regno di Dio e' vicino; convertitevi e credete nel Vangelo". Per il Pontefice, infatti, "Saulo si e' convertito perche', grazie alla luce divina, 'ha creduto nel Vangelo'. In questo - ha sottolineato - consiste la sua e la nostra conversione: nel credere in Gesu' morto e risorto e nell'aprirsi all'illuminazione della sua grazia divina. In quel momento Saulo comprese che la sua salvezza non dipendeva dalle opere buone compiute secondo la legge, ma dal fatto che Gesu' era morto anche per lui, il persecutore (dei primi cristiani n.d.r.), ed era risorto". La verita' del Vangelo, che "grazie al Battesimo illumina l'esistenza di ogni cristiano", per il Papa "ribalta completamente il nostro modo di vivere". "Convertirsi - ha chiarito - significa, anche per ciascuno di noi, credere che Gesu' 'ha dato se stesso per me', morendo sulla croce e, risorto, vive con me e in me". "Affidandomi alla potenza del suo perdono - ha esclamato Benedetto XVI con voce commossa, passando alla prima persona -, lasciandomi prendere per mano da Lui, posso uscire dalle sabbie mobili dell'orgoglio e del peccato, della menzogna e della tristezza, dell'egoismo e di ogni falsa sicurezza, per conoscere e vivere la ricchezza del suo amore". Il Santo Padre ha quindi toccato il tema dell’ecumenismo. "Noi cristiani non abbiamo ancora conseguito la meta della piena unita', ma se ci lasciamo continuamente convertire dal Signore Gesu', vi giungeremo sicuramente", sono state le sue parole a conclusine della Settimana per l'Unita' dei Cristiani. "L'invito alla conversione, avvalorato dalla testimonianza di San Paolo - ha affermato il Papa -, risuona (…) particolarmente importante anche sul piano ecumenico. L'Apostolo ci indica l'atteggiamento spirituale adeguato per poter progredire nella via della comunione". In proposito, il Pontefice ha citato la lettera ai Filippesi, nella quale San Paolo ammette: "Non ho certo raggiunto la meta , non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perche' anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù". "La Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa una e Santa, ci ottenga - ha pregato ad alta voce il Papa - il dono di una vera conversione, perche' quanto prima si realizzi l'anelito di Cristo: Ut unum sint”. Con grande semplicita', dopo l'Angelus, Benedetto XVI ha poi lasciato il microfono a una ragazzina dell'Azione Cattolica di Roma, salota nel suo studio per liberare con lui le colombe della pace. "Ora - ha affermato Ratzinger - finalmente cedo la parola a Miriam, bambina eritrea oggi romana". Affacciata alla finestra della Terza Loggia del Palazzo Apostolico con un suo coetaneo italiano, vestita di viola con una sciarpa gialla e le treccine che con la pelle scura testimoniavano la sua origine africana, la piccola ha letto il suo saluto con accento francamente romano, condannando con forza il consumismo dei Centri Commerciali (definiti come gli odierni "luoghi di raduno per la mia età") e concludendo con l'assicurazione al Papa dell'affetto dei bambini dell'Acr: "Ti vogliamo bene, Santità". "Grazie mille per queste parole, cari ragazzi: con l'aiuto di Gesu' siate sempre costruttori della pace, a casa, a scuola e in qualunque ambiente", le ha risposto il Pontefice sorridendo. Poco prima, Benedetto XVI aveva assicurato anche lui il suo "grande affetto" ai bambini e ai ragazzi dell'Azione Cattolica di Roma e di alcune parrocchie e scuole della citta', che "hanno dato vita alla tradizionale Carovana della Pace", salutando anche il Cardinale vicario Agostino Vallini che li ha accompagnati: "Cari ragazzi - le parole del Santo Padre -, vi ringrazio per la vostra fedelta' all'impegno per la pace, un impegno fatto non tanto di parole, ma di scelte e di gesti". Cosi’, pronunciati i saluti nelle altre lingue, Benedetto XVI ha chiesto ai due ragazzi di liberare le colombe in segno di pace: "Vediamo come fare", ha scherzato Ratzinger. Il gesto di liberare le colombe viene ripetuto dal Papa ogni anno in occasione della conclusione del mese di gennaio, dedicato appunto al tema della pace dai ragazzi dell'Azione Cattolica. "A tutti vogliamo gridare che la pace e' un vero affare", ha sottolineato Miriam leggendo la sua letterina al Pontefice, nella quale ha appunto criticato il ruolo assunto dai Centri commerciali nella nostra societa': "Chi vi si reca, si illude che il prodotto possa renderlo felici. Noi invece - ha spiegato - abbiamo scoperto una cosa che vogliamo dirti: solo Gesu' puo' soddisfare i nostri desideri, quelli veramente importanti. Ecco perche' quest'anno non facciamo altro che ripetere: mi basti tu. Si', e' l'amicizia con Gesu' il nostro unico desiderio". Miriam ha inoltre chiesto che venga data "a tutti la possibilita' di crescere economicamente e culturalmente", anche grazie allo sviluppo del "commercio equo e solidale". "Caro Papa - ha dunque concluso -, ti preghiamo di pregare insieme a noi per tutti i nostri coetanei che vivono situazioni di poverta', sfruttamento e guerra. Preghiamo Dio di illuminare i cuori di chi governa le nazioni per un commercio piu' rispettoso e perche' fermino tutti i conflitti, che sono incapaci di risolvere i problemi". A seguire, in lingua inglese, Benedetto XVI ha parlato del canale tv aperto dal Vaticano sul sito Internet YouTube. "Il Vaticano - ha rimarcato - ha promosso una nuova iniziativa relativa alle informazioni e alle news sulla Santa Sede per essere accessibile sul World Wide Web. E' mia speranza che questa iniziativa arricchira’ un ampio raggio di persone, compresi coloro che devono ancora trovare una risposta al loro fervente anelito spirituale attraverso la conoscenza e l'amore di Gesu’ Cristo, la cui Buona novella la Chiesa porta fino ai confini della terra". "Vorrei anche fare menzione - ha proseguito - del messaggio di quest'anno per la Giornata mondiale delle comunicazioni che e' stata celebrata alla vigilia della Festa di San Francesco di Sales, Santo patrono dei giornalisti. Il messaggio riguarda le nuove tecnologie che hanno fatto di Internet una risorsa particolarmente importante soprattutto per quella che viene chiamata generazione digitale”. Per il Papa, un uso saggio delle nuove tecnologie promuove "la ricerca della verita', del buono e del bello trascendendo distanze geografiche e divisioni etniche". "Sulle orme di Gesu'", la Chiesa ha sempre "un'attenzione particolare" per le persone malate di lebbra. Benedetto XVI ha voluto ricordarlo in occasione della Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra, "iniziata 55 anni fa da Raoul Follereau". "Mi rallegro - ha detto - che le Nazioni Unite, con una recente Dichiarazione dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, abbiano sollecitato gli Stati alla tutela dei malati di lebbra e dei loro familiari. Da parte mia, assicuro ad essi la mia preghiera e rinnovo l'incoraggiamento a quanti lottano con loro per la piena guarigione e un buon inserimento sociale". In proposito, il Santo Padre ha anche citato il messaggio diffuso qualche giorno fa dal Pontificio Consiglio della Pastorale della Salute. Il Papa ha infine augurato serenita' e gioia alla Cina e a tutti i Paesi dell'Asia Orientale che "si preparano a celebrare il capodanno lunare". "Auguro a loro - ha asserito dopo l'Angelus - di vivere questa festa nella gioia. La gioia e' l'espressione dell'essere in armonia con se stessi: e cio' puo' derivare solo dall'essere in armonia con Dio e con la sua creazione. Che la gioia sia sempre viva nel cuore di tutti i cittadini di quelle Nazioni, a me tanto care, e si irradi sul mondo".
Papanews.it 26/01/09



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