la svolta
Col ritiro del decrerto di scomunica, i "lefebvriani" trattati de facto come i luterani e gli altri "fratelli separati": secondo il Card. Ricard della commissione Ecclesia Dei, lungo sarà il cammino di dialogo, che dovrà essere all'insegna della conoscenza e stima reciproche. La nuova fase si apre nel pieno della dialettica conciliare.
La Redazione del Circolo
Lefebvriani, l'opinione del Cardinale Ricard: “La remissione della scomunica è solo l’inizio di un lungo cammino di riconciliazione”
CITTA’ DEL VATICANO - "La remissione della scomunica non è mai un fine ma l'inizio di un processo di dialogo". Così il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux e membro della Commissione pontificia 'Ecclesia Dei' (l'organismo voluto da Giovanni Paolo II per tentare di ricucire lo strappo con i lefebvriani) scrive in una dichiarazione pubblicata dalla Conferenza episcopale francese a proposito della revoca della scomunica a 4 vescovi della ‘Fraternità di San Pio X’ decisa per decreto dal Santo Padre e comunicata sabato scorso. "Papa Benedetto XVI - scrive il porporato - ha voluto andare fino in fondo a ciò che poteva fare come mano tesa, come invito alla riconciliazione. Il Papa, teologo e storico della teologia, conosce il dramma che rappresenta uno scisma nella Chiesa. Lui stesso si è sentito investito della missione di ricucire i fili sfilacciati dell'unità ecclesiale". Il Cardinale francese invita a ricordare che questo Papa "conosce molto bene il dossier" relativo a Monsignor Lefebvre in quanto se ne interessò su richiesta di Giovanni Paolo II nella qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, constatando alla fine "il fallimento della sua missione". La revoca della scomunica - prosegue Ricard - "apre un cammino da percorrere insieme. Questo cammino sarà sicuramente lungo. E richiederà una migliore conoscenza e stima reciproche". Ci sono, infatti, osserva l'Arcivescovo , "due questioni fondamentali" da affrontare: "La struttura giuridica della Fraternità di San Pio X nella Chiesa e un accordo sulle questioni dogmatiche ed ecclesiologiche". Ma, soprattutto, "a un certo punto, dovrà essere posta la questione del testo stesso del Concilio Vaticano II come documento del Magistero di primaria importanza. E' la questione fondamentale". Ma non è tutto: "Le difficoltà - avverte l'Arcivescovo - non saranno necessariamente solo di tipo dottrinale. Altre, di tipo culturale e politico, possono emergere. Le ultime esternazioni, inaccettabili, di Monsignor Williamson che negano il dramma dello sterminio degli ebrei, ne sono un esempio". "Non dimentichiamo - conclude Ricard - che il cammino più sicuro per giungere all'unità di tutti i discepoli di Cristo rimane la preghiera". Papanews.it 26/01/08