Un'illusione puerile
La posizione nel 1988
1- L’apostasia del concilio Vaticano II o “la rivoluzione in tiara e cappa” rese la chiesa ufficiale cioè quella conciliare priva dei segni visibili della chiesa cattolica. La chiesa cattolica non era più riconoscibile nella chiesa ufficiale o conciliare di Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e aggiungo di Benedetto XVI. (vedi Courrier de Tychique 281: “Dov’è la chiesa visibile? ...)
2- la tattica rivoluzionaria al concilio rende praticamente impossibile leggerlo alla luce della tradizione. (vedi: Il brigantaggio del Concilio Vaticano II, la tattica rivoluzionaria)
3- il distacco definitivo della chiesa conciliare dalla Chiesa Cattolica avvenne con la “scomunica” del 1988.
“Noi siamo scomunicati da parte di modernisti, gente che è stata condannata dai papi precedenti. Allora che cosa ci può fare ciò? Siamo condannati da gente che è condannata! Da gente che dovrebbe essere condannata pubblicamente!” (Mons. Lefebvre, Econe, giugno 1988)
4- il dialogo era diventato impossibile. Perciò la condizione per rimettersi a trattare era la conversione pubblica della Roma modernista alla chiesa cattolica attraverso il ritorno ufficiale alla dottrina dei Papi preconciliari.
“Supponendo che fra qualche tempo Roma ci chiami,…. Imposterò il discorso sul piano dottrinale: “siete d’accordo con le grandi encicliche di tutti papi chi vi hanno preceduti? Se non accettate la dottrina dei vostri predecessori, è inutile parlare. Finché non accetterete di riformare il Concilio considerando la dottrina di questi papi che rihanno preceduti non è possibile dialogare. E’ inutile.” (Fideliter, nr.66, nov.dic.1988)
5- con la riserva del dubbio che i papi postconciliari siano veramente papi, li si nominava nel canone; non si dichiarava vacante la sede apostolica, senza escludere che in futuro siano dichiarati nulli i papi postconciliari. “Non metto la mia mano nel fuoco che questo sia papa” (conferenza contro il sedevacantismo, Flavigny, 1988)
6- l’opera della ricostruzione del regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo attraverso la formazione sacerdotale, le scuole cattoliche, i priorati, le cappelle e il sostegno alle comunità religiose amiche, andava di pari passo con la denuncia pubblica e sistematica della contro chiesa, dei “assassini della fede cattolica”, come scrisse Monsignore Lefebvre due mesi prima di morire in una lettera ai domenicani di Avrillé.
7- il desiderio di colloquiare ufficialmente con la Roma modernista per ottenere, nel caso di uno sbocco felice di tali colloqui, una soluzione di regolarizzazione canonica per la Fraternità, era respinto dal nostro fondatore come “illusione puerile”.
“Mettersi dentro la Chiesa, che cosa vuol dire? E anzitutto di quale chiesa si parla? Se si tratta della chiesa conciliare, noi che l’abbiamo combattuta per vent’anni perché vogliamo la chiesa cattolica, dovremmo entrare in questa chiesa conciliare, per così dire renderla cattolica? E’ un’illusione totale! (…) Questa storia della chiesa visibile di Dom Gerard e di M.Madiran (aggiungo: Mons. Fellay) è puerile. E’ incredibile che parlando di chiesa visibile si ossa parlare di chiesa conciliare, in opposizione alla Chiesa Cattolica che noi cerchiamo di rappresentare e di continuare.” (…) (Fideliter nr. 70 luglio-agosto 1989); vedi anche: La strategia della Fraternità, quello che è l’umanesimo moderno
Purtroppo, oggi i vertici della Fraternità, Monsignore Bernard Fellay, superiore generale, Padre Franz Schmidberger, superiore della Germania, e Padre Regis de Caqueray, superiore in Francia e in modo generale tutti i superiori della Fraternità hanno abbandonato, senza dichiararlo apertamente, questa linea lasciataci dal nostro fondatore.
1- Contrariarmente all’insegnamento di Monsignor Lefebvre, la chiesa ufficiale o conciliare viene identificata con la chiesa visibile. Perfino vescovi ortodossi che volevano diventare cattolici e unirsi alla Fraternità sono stati mandati alla Roma modernista di Ratzinger!: “E’ successo poi che ci sono stati dei vescovi ortodossi che hanno chiesto di aderire alla Chiesa cattolica attraverso un’adesione alla nostra Fraternità. A questi ho sempre risposto che si devono rivolgere al Vescovo di Roma, al Papa. …”(Intervista di Mons. Fellay a 30 Giorni, settembre 2005); vedi anche: Courrier de Tychique 281 del 22 marzo 2009-03-24; inizio dell’intervista a Padre Franz Schmidberger, “die Welt”)
2- la tattica rivoluzionaria adottata dal concilio viene utilizzata oggi anche dalla Fraternità. Benedetto XVI è il “perfetto liberale” ma al contempo “il padre buono che capisce i nostri problemi”. E’ il filosofo hegeliano dalla filosofia assurda e al contempo l’interlocutore adatto per risolvere “le difficoltà” del concilio. Colui che impone con la sua “autorità” la fede modernista al “rito antico” (Motu Proprio), è al contempo colui che ha liberalizzato la Santa Messa di sempre. Colui che su richiesta degli “scomunicati” ha tolto la scomunica (che per lui c’era), viene ringraziato per il suo “gesto unilaterale” (vedi: La strategia della Fraternità, una strategia che si è imposta)
3- l’equivoco sulla tolta della scomunica inserisce i quattro vescovi come graziati nel contesto della chiesa conciliare. A loro, però, non viene riconosciuta come legittima nessuna azione liturgica. Di conseguenza anche la Fraternità non si trova più come uno degli enti rappresentanti la Chiesa cattolica visibile in contrapposizione alla chiesa conciliare, ma appare come una extracomunitaria senza permesso di soggiorno in una società straniera. Si considera dentro la chiesa conciliare, ufficiale o piuttosto considera l’antichiesa modernista dentro la Chiesa cattolica: “A un certo punto, dentro la Chiesa abbiamo visto che si prendeva una strada nuova, secondo noi una strada che avrebbe portato a grandi problemi.” (“Grazie al Papa, mi ha tolto la scomunica” intervista a Mons. Fellay Libero, 25 01 09)
4- ora il dialogo con la Roma modernista non è più rimandato finché Roma torni alla dottrina dei predecessori. Ora dialogare con Roma è una cosa naturale per via di un consenso e di una unione di intenti sugli obiettivi da raggiungere. E questo, senza che Roma sia tornata alla dottrina cattolica, anzi se ne è allontanata ancora più di prima. Nell’incontro del 2005 tra Mons. Fellay e Ratzinger si trattava “di un incontro che si è inserito, oserei dire normalmente, nell’ambito di un colloquio tra noi e Roma che è cominciato nel 2000 e che ha avuto uno sviluppo, forse lento, ma ben indirizzato verso quello che desideriamo sia noi sia la Santa Sede: una relazione normale di Roma verso la sua Tradizione…” (Intervista di Mons. Fellay a 30 Giorni, settembre 2005). Oggi si è fiduciosi di fare quadrare il cerchio vizioso del concilio. Non senza una lucidissima alternanza di affermazioni sull’impossibilità di tale impresa e la sua fattibilità. (vedi: La strategia della Fraternità, più tardi o mai?; intervista a Mons. Fellay a il Foglio del 20.03.09)
5- degli “assassini della fede”, di cui non si era certi se erano veramente papi, si decantano oggi l’amicizia, la benevolenza e l’unione di intenti.
Benedetto XVI è diventato l’amico dal quale si è andati nel 2005 a “chiedere un’udienza per riverire e omaggiare il nuovo Successore di Pietro, il nostro Papa”(Intervista di Mons. Fellay a 30 Giorni, settembre 2005). Si parlava con gli assassini della fede “in uno spirito di grande amore per la Chiesa”(ibid)
Il cardinale Hoyos che nel 2001 era visto ancora come nemico che voleva dissolvere la Fraternità, dal quale si doveva prendere le distanze, è diventato anche lui un amico. “Ci siamo abbracciati” (“Grazie al Papa, mi ha tolto la scomunica” intervista a Mons. Fellay Libero, 25 01 09)
6- il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo non è più rivendicato e al contempo difeso dalla sua abolizione da parte non dei massoni e dei comunisti, ma dalla parte delle stesse autorità ecclesiastiche. Viene affermato come questione di principio da non escludere… “Ma come questione di principio non si può escludere la possibilità che la fede possa diffondersi in modo tale che, per la salvezza delle anime e la vita buona degli uomini, possa nascere una realtà politica che uniformi la propria legislazione alla legge divina” (Intervista di Mons. Fellay a 30 Giorni, settembre 2005). Una versione possibilista del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo che ricorda molto la nuova tendenza espressa nella rivista della Fraternità Fideliter (nr. 163) in cui si spiegava che il Regno Sociale di Nostro Signore Gesu Cristo non è più possibile nel mondo odierno.
7- la fiduciosa speranza di ottenere presto un posto nella chiesa ufficiale attraverso la regolarizzazione canonica (vedi: intervista di Padre Schmidberger a die Welt del 21 03 09), dopo o anche, -come ammesso almeno in via di principio (vedi: la strategia della Fraternità, cambiare strategia?)- prima delle famose discussioni teologiche, costituisce precisamente la situazione disastrosa che purtroppo ciclicamente si è ripetuta da quando esiste la Fraternità, ogni qual volta che la Roma modernista era riuscita a far credere a seminaristi, sacerdoti e oggi ai vertici della Fraternità che “dentro” si può fare meglio e di più che “fuori”. Secondo il nostro venerato fondatore si tratta di un’illusione puerile. Nella chiesa conciliare non si è dentro la chiesa visibile ma fuori. La chiesa visibile è lì dove ci sono i segni della visibilità: “Mettersi dentro la Chiesa, che cosa vuol dire? E anzitutto di quale chiesa si parla? Se si tratta della chiesa conciliare, noi che l’abbiamo combattuta per vent’anni perché vogliamo la chiesa cattolica, dovremmo entrare in questa chiesa conciliare per cosi dire renderla cattolica? E un’illusione totale! (…) Questa storia della chiesa visibile di Dm Gerard e di M.Madiran è puerile. E’ incredibile che parlando di chiesa visibile si osi parlare di chiesa conciliare, in opposizione alla Chiesa Cattolica che noi cerchiamo di rappresentare e di continuare.” (…) (Fideliter nr 70, 1988)