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SE FOSSIMO UN PAESE SERIO AVREMMO UN EQUO IMPONIBILE FISCALE
Le nostre ricette? Il taglio delle spese sia preceduto dall’applicazione delle teorie del Prof. G.Auriti sulla proprietà della moneta. Poi si applichi un serio federalismo fiscale.
di M. Castagna
Parafrasando Antonio Socci possiamo ottenere un commento di sicuro interesse. Riporto qui alcuni stralci, quelli ovviamente condivisibili dell’editoriale di Socci. Nelle conclusioni apparse sul giornale pro democrazia e stato o borghesia liberale non ci riconosciamo. Perciò, al termine della citazione porremo conclusioni diverse.
“Va compresa la fatica di vivere della povera gente. In certi casi qualche lavoretto a nero ha letteralmente garantito la sopravvivenza delle famiglie monoreddito. Questo è umano, perfino eroico. Lo scandalo italiano invece è l’evasione sistematica delle categorie e delle società. Lo sciopero fiscale (dei forti e dei furbi) è in corso da anni: 270 miliardi di euro l’anno di base imponibile (oltre 500 mila miliardi delle vecchie lire, un quinto del Pil) sfuggono al fisco. Solo l’1,7 per cento dei contribuenti dichiara più di 70 mila euro di reddito. Fra le società di capitali la metà dichiara un reddito nullo o in perdita. Le dichiarazioni delle varie categorie professionali e commerciali fanno rizzare i capelli.
Gli analisti parlano di evasione di massa…
Sia chiaro, io giudico pessimo questo governo, siamo i più tartassati d’Europa e ritengo che l’attuale livello di tassazione (che ghermisce il 50,7 per cento di ciò che produciamo) sia una vergognosa rapina…
Prima devo confessare la mia delusione per le parole del cardinal Bertone che ha parlato come la sibilla cumana, così ognuno l’ha interpretato al contrario dell’altro. Secondo i leghisti ha benedetto la rivolta fiscale. Secondo il governo invece ha condannato l’evasione. Così ha guadagnato dei titoli sui giornali, come desiderava, ma era meglio tacere che dare questa sensazione di “furberia” e inutilità…
…Oscar Giannino ha citato S. Agostino per sostenere che si ha diritto di non pagare le tasse ingiuste. Ieri Paolo Del Debbio ha richiamato anche i pronunciamenti di San Tommaso, fino alla Scuola di Salamanca. E’ la grande tradizione della Chiesa che – pur invitando al rispetto delle istituzioni pubbliche - ha sempre opposto una forte resistenza al loro arbitrio e all’oppressione…
… In Italia purtroppo l’autodifesa è sempre stata individuale: una colossale evasione fiscale di massa. Che faceva parte di un patto tacito e scellerato in cui ognuno aveva (o credeva di avere) il suo tornaconto: il lavoro autonomo evadeva, i politici dilapidavano e si garantivano privilegi (con varie ruberie) e i lavoratori dipendenti usufruivano di inamovibilità, mancanza di controllo e altri privilegi come le baby pensioni. Il risultato collettivo è stato un debito pubblico fra i più alti del mondo, scaricato sulle spalle dei nostri figli e uno Stato senza dignità e senza alcuna efficienza. Un altro risultato è anche l’immoralità della vita politica e della vita civile…
La classe più dinamica e vivace del Paese, la piccola borghesia imprenditoriale e artigiana, quella che ha veramente arricchito l’Italia, che avrebbe potuto… pretendere un fisco mite, si è disinteressata della cosa pubblica: anziché darsi una rappresentanza politica e farsi classe dirigente scelse l’autodifesa individualistica e anarchica, che è l’evasione fiscale. Così per mezzo secolo non è mai cresciuto in Italia un ceto medio produttivo che avesse un forte senso dello Stato, una forte cultura di governo…
L’evasione fiscale è immorale e ingiusta anche perché danneggia persone indifese: finisce per far gravare le tasse che non si pagano su coloro che già ne pagano troppe e non possono evadere. E’ insopportabile un simile “paese dei furbi”. Ancora di più poi se l’evasore vota pure Centrosinistra, perché in quel caso il tipo in questione evade e fa pure in modo che gli altri vengano vessati maggiormente.” (A.Socci, Libero, 21/08/07)
Aggiungiamo a queste corrette e oggettive considerazioni che quando si consiglia lo sciopero fiscale, ci sono milioni di lavoratori dipendenti che guardano sbalorditi e un po’ increduli. Infatti, loro non potranno mai aderire, anche se volessero, perché subiscono le trattenute alla fonte. La Lega dovrebbe tener conto di questo fondamentale fattore, perché il suo elettorato è composto prevalentemente da lavoratori dipendenti. La prima conseguenza dello sciopero fiscale sarebbe la legittimazione psicologica da parte dell’imprenditore dell’immorale evasione che da sempre caratterizza, anche “furbescamente”, il suo modo di operare.
Se, da un lato, è innegabile che esista un fisco iniquo in Italia, penso all’Irap o all’imponibile che supera di gran lunga il 50%, dall’altro è altrettanto innegabile che molti lavoratori autonomi, nonostante tutto, sono ricchi, possiedono la prima e la seconda casa, magari la barca e fanno ancora vacanze faraoniche, accompagnano i figli alla scuola privata, con macchine da 40-50.000 euro. Possono permettersi questi benefit, in parecchi casi, grazie al cosiddetto “nero”, che farebbero anche se l’imponibile fiscale fosse al 20%, perché ragionano viziati dalla cosiddetta “logica del profitto a tutti i costi”, che è il cancerogeno prodotto del liberal-capitalismo. Questa “logica” crea la mentalità dell’accumulo di denaro, che non basta mai. Se oggi ho 10, domani voglio avere 12, fino all’inverosimile. E giù ore di lavoro ininterrotto. E chissenefrega della famiglia, dell’ impegno politico e del senso dello Stato!
La mentalità borghese è frutto della logica del profitto. Accanto al benessere, questa concezione della vita ha plasmato la decadenza moderna, innalzando il soldo a valore supremo, gettando nel cesso la religione, i valori, l’identità, la famiglia, il senso di appartenenza alla comunità. E’ sempre per questa mentalità, ad esempio, che molti imprenditori del nord-est, da un lato si lamentano della mancanza di sicurezza determinata dall’immigrazione incontrollata, ma dall’altro assumono solo extracomunitari a basso costo. Socci sbaglia a ritenere che se in Italia ci fosse una seria borghesia liberale le cose cambierebbero. La borghesia non fa la rivoluzione. Il ceto medio non crea i cambiamenti, bensì tratta i propri interessi con lo stato e poi si adegua. La borghesia pensa a se stessa e non alla comunità. La borghesia non traina, semmai viene trainata. Il problema di fondo rimane su chi traina il ceto medio. Noi rimaniamo dell’idea che una autentica aristocrazia cattolica, tradizionalista e corporativa dovrebbe compattarsi e formare la classe dirigente del futuro, quella capace di trascinare verso la giustizia sociale sia la borghesia che tutto il popolo.
Dal punto di vista economico, oggi la strada da percorrere è quella indicata dalle opere del compianto prof. Giacinto Auriti. Per la straordinaria lotta da lui condotta in nome della giustizia, ogni città dovrebbe intitolargli una via, in segno di riconoscenza. Prima di procedere ad un sistematico taglio delle spese inutili (l’Italia è il paese degli sprechi!) è necessario che la proprietà della moneta, sottratta dalla mani del popolo, per essere appaltata alle banche centrali ed all’alta finanza internazionale torni allo stato (magari allo stato federale!), unico legittimo titolare di questo diritto. In questo modo, si potranno recuperare milioni di euro dalle casse delle banche e togliere loro il potere usuraio che soffoca tutti noi.
Ripristinata la legalità monetaria, servirà l’applicazione di un serio federalismo fiscale, che sappia realmente tradurre in servizi per i cittadini le imposte versate equamente sul territorio.