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famiglia tradizionale: NO AI DICO!
Ministro Rosy Bindi, la pasionaria dell'associazionismo catto-progressista, è in evidente imbarazzo e risponde stizzita alle polemiche sul convegno di Firenze, al quale non ha invitato le rappresentanze gay.Non credo che questo mancato invito, in linea col pensiero del rabbino Di Segni, che ha definito l'omosessualità maschile come una scelta immorale sul mensile Shalom, sia da intendere come una retromarcia o una sorta di ravvedimento postumo della "bellona" sugli scellerati Dico che propone al Parlamento, senza subire alcuna sanzione da parte della Gerarchia ecclesiastica.La Bindi, in realtà, non è interessata all'approvazione ed al voto dei gay, che rappresentano, dopotutto, una esigua minoranza di elettori italiani. A lei, come a molti altri politici politicanti interessa il sostegno ed il voto delle numerosissime coppie di fatto eterosessuali e di area "cattolica", che anche a causa della triste ed insensata pastorale di troppi parroci e prelati, intendono veder legittimata la loro deresponsabilizzazione, attraverso una legge statale che funga da giustificazione alla loro scelta di porsi fuori dalla comunità cristiana.Al di là dell'aspetto squallido e meramente lucrativo ed elettoralistico, questa situazione fa da spunto per una riflessione più profonda sul rapporto tra Stato e Chiesa. Infatti, il cattolicesimo liberale, che ha nell'arco di circa 200 anni ha lavorato per separare il potere spirituale da quello temporale, negando qualunque rapporto di complementarietà e di superiorità dello spirituale in materia morale ed etica, ha prodotto i frutti della decadenza moderna: divorzio, aborto e Dico sono le leggi con cui lo Stato sovverte il primato della legge di Dio e lo sostituisce col primato del libero arbitrio, rappresentato dallo Stato anarco-liberale in cui l'uomo si fa Dio e decide cosa sia meglio per lui senza tener conto della Verità rivelata e dello scopo dell'esistenza umana.La società non più ordinata da Cristo, Re delle Nazioni, detronizzato e relegato nelle sacrestie da laici liberali e da religiosi che hanno perso la Fede, è una società priva di pace. La pace intesa come tranquillità data dall'ordine cristiano è la sola garanzia di retto orientamento verso la salvezza eterna, che è il sommo bene comune, fine ultimo della vera politica.Rosi Bindi, come molti altri, non intendono ricostruire la civiltà cristiana, perciò non comprendono gli errori che commettono nè la portata di gravi iniziative contro la famiglia e la morale.Perciò, pur riconoscendo la giustezza dell'opposizione ai DICO, come potremmo noi cattolici scendere in piazza S. Giovanni a fianco di tutti quei cattolici liberali che, a parole, intendono difendere il comandamento sulla famiglia ma, allo stesso tempo, non riconoscono il Regno sociale di Nostro Signore e sovvertono il primo ed il secondo comandamento attraverso uno scellerato e suicida sincretismo religioso?
Matteo Castagna
Verona