Menu principale:
politica > Politica 5
Rassegna stampa Ottobre 2007
Generale Usa: in Iraq è un incubo senza fine
WASHINGTON - E' forse l'attacco più duro alla guerra in Iraq. E anche uno
dei più autoroveoli, visto che a pronunciarlo è stato il generale di corpo
d'armata Ricardo Sanchez, ex comandante delle forze Usa in Iraq e alto
responsabile del Pentagono. Un «incubo senza fine» e un «catastrofico
fallimento», così ha definito l'attuale strategia della Casa Bianca nella
guerra di 4 anni e mezzo di in Iraq. Una strategia - ha dichiarato ai
giornalisti - che non porterà alla vittoria. Il generale Sanchez ha inoltre
definito gli attuali leader politici americani «incompetenti», «corrotti» e
«negligenti nel compiere il loro dovere», aggiungendo che sarebbero stati
portati davanti a una corte marziale se avessero agito così da militari.
OTTIMISMO IRREALISTA - Ricardo Sanchez, ex comandante delle forze americane
in Iraq, ha attaccato senza mezzi termini il governo statunitense. A suo
parere, l'amministrazione Bush aveva preparato «un piano di guerra
catastroficamente difettoso, e irrealisticamente ottimista» e la strategia
d'invio di nuove truppe è una mossa «disperata». «Dopo più di quattro anni
di combattimenti, l'America continua la sua disperata battaglia in Iraq
senza nessuno sforzo concertato per delineare una strategia per giungere
alla vittoria», ha affermato il generale, intervenuto ad Arlington
(Virginia), ad un incontro con giornalisti specialisti nella difesa.
BRAMA DI POTERE - Sanchez ha dichiarato che il giorno dopo aver assunto il
comando nel giugno 2003 si convinse che lo sforzo americano in Iraq non
sarebbe riuscito. «Vi è stata una evidente e infelice dimostrazione
d'incompetenza strategica da parte dei leader nazionali», ha dichiarato,
aggiungendo che i funzionari civili sono stati «negligenti nel loro dovere»
e colpevoli «di brama di potere». Le critiche del generale, a riposo dal
2006, sono rivolte soprattutto contro l'insieme dell'amministrazione
americana, che a suo parere avrebbe dovuto mobilitarsi nella sua interezza
per la stabilizzazione dell'Iraq. «La leadership nazionale continua a
credere che la vittoria possa essere ottenuta solo con il potere militare -
ha affermato - ma le continue manipolazioni e gli aggiustamenti alla
strategia militare non porteranno alla vittoria. Il massimo che possiamo
fare con questo approccio difettoso è allontanare la sconfitta». (Š)
(Da Il Corriere della Sera del 13 ottobre 2007)
Atti vandalici nel cimitero cattolico di Chanià sull'isola di Creta
SYROS - Nella notte tra il 3 e il 7 ottobre scorso, alcuni sconosciuti sono
entrati nel cimitero cattolico di Chanià, sull¹isola di Creta (Grecia), ed
³hanno danneggiato in maniera oltraggiosa le tombe dei morti², ha denunciato
monsignor Fragkiskos Papamanolis, OFM Cap., Vescovo di Syros, Milos e
Santorini. In una nota inviata a ZENIT, il presule ha spiegato che per la
terza volta (la volta precedente è stata nel marzo del 2005) il cimitero
cattolico di Chanià ³è stato al centro del mirino di uomini sacrileghi².
³Chi era sul posto, la domenica mattina del 7 ottobre, si è trovato davanti
ad uno scenario indescrivibile: tombe scoperchiate, croci rotte, i marmi
delle tombe rivoltati, le iscrizioni tombali spezzate. Il cimitero cattolico
presentava l'immagine di un luogo bombardato², ha detto. ³Nel settore
militare francese del cimitero, dove riposano i soldati francesi caduti nei
combattimenti per la liberazione di Creta (18961913), la distruzione, senza
alcuna esagerazione, è totale², ha affermato. ³Neppure una croce è rimasta
in piedi ha denunciato . E' stata danneggiata anche una tomba monumentale
che si trova all'interno dello stesso settore². ³In passato i danneggiamenti
sono stati attribuiti a degli ignoti drogati. A quanto pare, però,
andrebbero attribuiti a persone che vorrebbero allontanare o far scomparire
il Cimitero Cattolico da Chanià. A tutti questi diciamo: 'Rispettate la
memoria dei morti'², ha continuato. Il Vescovo, che è anche Amministratore
Apostolico di Creta e Presidente della Conferenza Episcopale della Grecia,
ha quindi rivolto un accorato appello al Governo greco affinché si faccia
garante del rispetto della legge. ³Quando di recente è accaduto qualcosa di
simile al cimitero ortodosso di Constantinopoli il nostro Governo lo ha
trasformato in un problema nazionale. Ed ha fatto bene², ha ricordato.
³Peró, quando le due volte precedenti il nostro Cimitero a Chanià è stato
danneggiato da sacrileghi e vandali invasori tutte le Autorità sono rimaste
inerti, hanno coperto con il silenzio il problema e non hanno fatto niente
per riparare l¹oltraggio alla memoria dei morti, e nemmeno ci hanno aiutato
per la reintegrazione dei danni², ha esclamato. ³Le ossa dei cristiani
cattolici non si meritano forse il rispetto come le ossa dei nostri fratelli
ortodossi?², si è chiesto mons. Papamanolis. ³Chiediamo ai Ministeri della
Giustizia e dell¹Ordine Pubblico di proteggerci perché le ingiustizie che
subiamo, come Chiesa Cattolica, specialmente a Creta, si accumulano e si
moltiplicano. Per quanto tempo ancora?², si domanda infine. Su un totale di
11.000.000 di abitanti, la Grecia conta solo 50.000 cattolici greci (lo
0.5% della popolazione). Tuttavia, negli ultimi 15 anni, si è andato
aggiungendo un alto numero di cattolici stranieri Polacchi, Filippini,
Irakeni etc. stabilitisi in terra ellenica soprattutto per ragioni di
lavoro, tanto che la comunità cattolica è salita fino a circa 350.000 unità.
(Agenzia Zenit del 19 ottobre 2007)
La road-map del dialogo interreligioso
NAPOLI - Il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso, ha presentato questo lunedì a Napoli la
road-map del dialogo interreligioso: il rifiuto della violenza e la
promozione della pace. Ha esposto la sua proposta nel panel ³Religioni in
dialogo per un mondo senza violenza², organizzato dalla Comunità di
Sant¹Egidio nel quadro dell¹Incontro interreligioso che si concluderà questo
martedì. ³Abbiamo una nostra road-map da seguire: fare delle religioni un
nome di pace², ha detto il porporato francese, nominato recentemente da
Benedetto XVI alla presidenza del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso. (Š)
(Agenzia Zenit del 22 ottobre 2007)
Pranzo al meeting ecumenico di Napoli: niente strozzapreti, qualcuno avrebbe
preferito gli strozzarabbini
NAPOLI - Pranzo vivace alla mensa di Benedetto XVI nel seminario
arcivescovile di Capodimonte. Il rabbino capo d'Israele Yona Metzger gioca
di fioretto con i suoi vicini di tavolo: un patriarca libanese e un
professore musulmano. "Sono preoccupato per la sorte dei cristiani nel
Libano", afferma il libanese Aram I che ha il titolo di Katholikos degli
Armeni di Cilicia. "Sono preoccupato anche io - ribatte il rabbino capo
ashkenazita d'Israele - ma non possiamo stare zitti per paura quando c'è uno
stato come l'Iran che vuole la distruzione di Isreale". Un vivace scambio di
idee che riflette il clima di tensione e di nervosimo che regna in Medio
Oriente, lontano dal clima sereno del convegno di Napoli. (Š) Le voci
filtrate dal seminario arcivescovile parlano d'altronde di un diplomatico e
bonario intervento di salvataggio ad opera dello stesso papa Ratzinger.
Protagonisti ancora il rabbino capo Yona Metzger e l'intellettuale Ezzedin
Ibrahim, fondatore dell'università negli Emirati Arabi. Mentre Ibrahim,
passando dal fagottino di melanzane al medaglione di vitello con patate
gratinate, sta elogiando il clima di pace che regna nel convegno, Metzger
lancia attraverso il tavolo l'osservazione che "vi sono anche musulmani che
compiono azioni violente nel mondo". (Š) Dietro questo nervosismo c'è la
grande incognita che aleggia su tutti i protagonisti che vivono in Medio
Oriente. Molto più che in Europa i leader religiosi e politici dei paesi
mediorientali si stanno interrogando su se e sul quando scoppierà una nuova,
devastante guerra lanciata dagli Stati Uniti (e forse con la cooperazione di
Israele) contro l'Iran per fermare in anticipo la possibilità che Teheran
sviluppi il suo programma nucleare, andando al di là delle utilizzazioni
pacifiche e dotandosi di armi atomiche. I programmi ventilati già mesi fa
negli Stati Uniti e in ambienti isrealiani ed il recente veto di Putin ad
azioni militari hanno fatto salire di molto la tensione, in termini che in
Occidente non riusciamo nemmeno ad immaginare. (Š)
(Da La Repubblica del 22 ottobre 2007)
Svendita ecumenica delle reliquie della Chiesa Cattolica
Ha avuto un profondo significato ecumenico la cerimonia, ieri ad Amalfi, per
la donazione al Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, di una
reliquia dell¹apostolo Andrea, fondatore della Chiesa di Costantinopoli. ³Si
tratta di un gesto ha detto il Patriarca che rimarrà per sempre come
dimostrazione concreta² della volontà del Papa di rafforzare i legami con il
patriarcato. Si tratta, dunque, di un segno molto importante per il
Patriarcato ortodosso che deporrà le reliquie di Sant¹Andrea nella
cattedrale di San Giorgio, ad Istanbul. Il prossimo 30 novembre, giorno
della festa del Santo, per gli ortodossi la più importante dell¹anno
liturgico, la celebrazione assumerà, inoltre, un carattere speciale. Nel
discorso di ringraziamento, Bartolomeo I ha sottolineato il legame profondo
e inscindibile, che testimonia ³le comuni radici tra Oriente e Occidente².
Oggi ha aggiunto deve costituire ³un motivo di fertile e fruttuoso
orientamento per il ritorno dell¹Europa alle sue radici cristiane². ³La
visita del Patriarca alla nostra Chiesa ha affermato pochi giorni prima
del suo arrivo il vicario episcopale per la pastorale dell¹arcidiocesi di
Amalfi-Cava dé Tirreni, don Antonio Porpora è un vero dono del Signore e,
dopo secoli, per la prima volta, unisce Amalfi e Costantinopoli, le due
città che hanno potuto custodire le reliquie dell¹Apostolo Andrea².
(Fonte: http://www.oecumene.radiovaticana.org/ del 23 ottobre 2007)
Ruini esorta le suore a navigare su Internet e a scrivere sui blog
ROMA - Il Cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, ha
auspicato che le religiose utilizzino di più gli strumenti che la tecnologia
informatica mette a disposizione di tutti nel mondo della comunicazione.
³Suore, navigate su internet e scrivete sui blog², ha esortato prendendo la
parola mercoledì scorso nell¹aula magna della Pontificia Università
Urbaniana nel corso dell¹assemblea diocesana dell¹Unione Superiori Maggiori
d¹Italia (USMI), che a Roma rappresenta 1.287 comunità e oltre 22.000 suore.
(Š) Io non mi intendo di Internet, ma specialmente le giovani suore
dovrebbero entrare nei blog per correggere le opinioni dei ragazzi e
mostrare loro il vero Gesù². Le suore, ha sottolineato il Cardinale, possono
fare molto in questa ³nuova forma di apostolato² (Š).
(Agenzia Zenit del 23 ottobre 2007)
Pakistan: i talebani all¹attacco delle scuole cattoliche
Islamabad Non si ferma il processo di talebanizzazione del Pakistan,
nonostante le promesse formali del governo centrale e delle autorità locali:
l¹estremismo islamico è infatti arrivato fino alla valle della Swat, un
tempo nota come ³la Svizzera d¹Oriente². Lo denuncia un lungo rapporto del
Minorities Concern of Pakistan, organizzazione locale che controlla la
situazione delle minoranze e le violazioni commesse contro i diritti umani
della popolazione. Uno dei casi citati riguarda il liceo di Sangota, nella
Swat, gestito dalla diocesi cattolica locale: una lettera di due pagine,
inviata nei giorni scorsi dal Janisaran-i-Islam (i Sacrifici dell¹Islam),
accusa l¹amministrazione scolastica di ³convertire a forza gli studenti² e
di ³allontanarli dalla morale islamica². Il gruppo fondamentalista pretende
l¹immediato licenziamento di tutto il personale cristiano, da rimpiazzare
con ferventi musulmani, e minaccia attacchi suicidi ³se gli ordini non
verranno eseguiti². Invece di ascoltare la scuola, il governo locale ha dato
ragione alla lettera, emanando un¹ordinanza che impone alle studentesse,
anche cattoliche, di vestire il velo durante tutta la giornata per
³preservare la morale islamica della zona da conversioni ed ateismo².
L¹ordine è stato accolto con entusiasmo dagli integralisti, che sono
arrivati a citare le tre ragazze indonesiane di fede cristiana decapitate lo
scorso anno da fanatici musulmani perché non portavano il velo. Molti
genitori preoccupati hanno deciso di ritirare le figlie dalla scuola, che è
stata costretta a chiudere fino alla scorsa settimana, quando
l¹amministrazione locale ha deciso di distaccare alcuni agenti per
garantirne la sicurezza. Tuttavia, soltanto la metà degli studenti non
islamici è tornata sui banchi, e molti pensano di abbandonare il Paese per
evitare altre violenze. Il fenomeno non preoccupa soltanto la minoranza
cristiana. La valle dello Swat, molto amata da tutti i pakistani, è una
delle zone più ricche del Paese, e l¹aumento della pressione islamica
dimostra che il governo non è ancora riuscito ad arginare il flusso dei
talebani provenienti dal confinante Afghanistan. Secondo un editoriale
apparso sul quotidiano Daily Times, ³il governo sembra impotente davanti a
questi gruppi di militanti islamici, che rendono la vita delle persone un
inferno e combattono contro tutto quello che ha reso il Pakistan un Paese
moderno². Proprio per questo, il 26 settembre scorso i rappresentanti di
diverse Organizzazioni non governative che operano nel Paese, cristiane e
musulmane, hanno manifestato ad Islamabad contro l¹aumento delle violenze,
ed hanno avvertito il governo: se non viene fermato l¹estremismo islamico,
non vi saranno più aiuti umanitari di alcun tipo.
(AsiaNews del 23 ottobre 2007)
La Turchia sempre più vicina alla Comunità Europea, la Comunità Europea
sempre più lontana dall¹Europa
Riprendere le riforme a passo sostenuto dopo un anno caratterizzato dalle
elezioni legislative e presidenziali, portare a termine misure per la
libertà di espressione, i diritti delle donne, la lotta contro la tortura:
questa la strada che deve seguire la Turchia per far ripartire il negoziato
per l'ingresso nell'Unione Europea.
Un atteggiamento più conciliante quello
adottato sia dalla Com missione Europea che dall'Europarlamento. Sui recenti
disordini al confine con l'Irak, il commissario europeo all'allargamento,
Olli Rehn, ha apertamente difeso Ankara: La Turchia subisce continui
affrontamenti ai confini da parte dei terroristi del PKK, ha detto, che è
nella lista delle organizzazioni terroriste. L'Unione europea condanna i
terroristi e comprende la necessità della Turchia di proteggere i suoi
cittadini.
Bruxelles ha dato il nulla osta all'apertura di due nuovi
capitoli alle trattative di adesione per la Turchia dove il partito
islamista e pro europeo AKP ha trionfato alle elezioni. Gli eurodeputati
hanno adottato la linea morbida anche sul genocidio armeno: è stato deciso
di non porre più come condizione all'ingresso in Europa il riconoscimento
del genocidio da parte della Turchia.
(Fonte: Euronews del 24 ottobre 2007)