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Enghelberto Dollfuss, l’esempio di uno statista veramente cattolico!


di Matteo Castagna



I “tradizionalisti anonimi” italiani sono tutti coloro che, pur non definendosi esplicitamente come tali, si riconoscono nelle posizioni del Magistero perenne ed immutabile di Santa Madre Chiesa Cattolica, apostolica e romana, nella Sua bimillenaria Dottrina Sociale e nella Sua Tradizione, incorrotta dalla secolarizzazione e dagli errori del modernismo teologico (la cosiddetta nouvelle theologie) e politico (liberalismo e marxismo, condannati mirabilmente sia da S.S. Leone XIII sia da S. Pio X, Enciclica Pascendi Dominici Gregis) che Paolo VI si accorse essere entrati nel Tempio del Signore come “il soffio di Satana”.
Queste persone, nella maggior parte dei casi, non conoscono statisti veramente cattolici. Perciò è necessario recuperarne la memoria. Dollfuss va ricordato per aver diretto una politica veramente cattolica, quindi contro-rivoluzionaria, a difesa della Verità e “a dimostrazione che ogni grande questione politica dipende da una fondamentale questione teologica” – come sosteneva il grande Juan Donoso Cortès. Per questo ha subito il martirio da parte dei nemici della Croce e l’oblio dei libri di storia asserviti al nuovo ordine mondiale.
Questa “mosca bianca”, questo uomo di Stato virtuoso che tentò di rimettere Gesù Cristo a capo del governo delle nazioni, dal quale fu detronizzato dagli illuministi e dai comunisti va preso ad esempio. Accanto alla preghiera costante, alla controrivoluzione giova studiare: è nella analisi, nella riconsiderazione sistematica e approfondita dei fatti e delle idee che confermiamo e rafforziamo le nostre ragioni. Al momento, è anche l’unico modo possibile per ripararci ed aiutare a ripararsi dai danni spirituali e materiali della sovversione dell’ordine naturale e cristiano, pianificato nelle Logge ed attuato dalla Rivoluzione.

ENGHELBERTO DOLLFUSS (1892-1934)


All’inizio dell’età moderna l’Austria fu baluardo del cattolicesimo sia contro i protestanti sia contro i Turchi. A causa dell’influsso illuministico e massonico settecentesco, l’Austria si avviò lentamente alla decadenza ed alla disfatta. Dopo la fine della I^ guerra mondiale essa era ridotta alla sola regione alpestre, distrutta economicamente e lacerata socialmente.
Al popolo contadino austriaco rimanevano solo la fede cattolica ed il prestigio dei suoi ecclesiastici.
Dal 1922 al 1924 don Ignazio Seipel, che guidava il partito dei cristiano-sociali, governò la nazione e la guidò alla rinascita economica ed alla ripresa morale.
I socialisti rivoluzionari misero in atto una grande repressione nei confronti di Seipel, tentando persino di ucciderlo. In questa crisi emerse la figura di un politico cattolico proveniente dall’ambiente contadino, che aveva studiato legge ed economia e che si fece notare come organizzatore di circoli: Enghelberto Dollfuss.
Al contrario di Seipel, che si appoggiò, sbagliando, a una coalizione borghese stracolma di ipoteche massoniche, Dollfuss si appoggiò su contadini e artigiani. Egli portò a termine il concordato con la Santa Sede e riformò lo stato su basi corporative. Perciò Dollfuss era inviso ai liberali e odiato dai socialisti e dai nazisti. I socialisti e i nazisti volevano l’annessione alla Germania. A Dollfuss parve che Hitler non desse sufficienti garanzie di rispetto e resistette a tutti gli ultimatum: furono i nazisti, infatti ad assassinarlo, dopo soli due anni di cancellierato, colpendolo vigliaccamente.
Sul piano internazionale, Dollfuss aveva allacciato importanti rapporti soprattutto con la Francia, con l’Ungheria e con l’Italia del suo amico Benito Mussolini, che reagì duramente all’assassinio del cancelliere ordinando alle armate italiane di accedere al Brennero (e Hitler sconfessò subito l’attentato). E’ interessante notare che il primo attentato subito da Dollfuss avvenne in coincidenza con le celebrazioni della vittoria cattolica contro i Turchi a Vienna (1683-1933). Dollfuss fu assassinato dai nazisti per impedire la crescita della solidarietà tra Stati Cattolici.
In politica interna Dollfuss avvertì fin da subito la necessità di porre fine alle violenze ed al terrorismo nazista e socialista. Decise, così, di unificare tutte le forze antimarxiste in un unico organismo a cui potessero aderire tutti gli uomini di buona volontà decisi a sostenere il governo nella sua opera di ricostruzione. Nel 1933 fondò, allora, il Fronte Patriottico, milizia civile a servizio dello Stato, collaboratrice del governo. In esso egli cercò di far entrare, corporativamente, tutte le organizzazioni identitariste e patriottiche esistenti. Il ruolo di questo movimento doveva essere meta-politico, superiore a quello dei partiti e doveva porre le basi di una rieducazione politica delle masse. Era la geniale idea per superare la partitocrazia corruttrice. Perciò, nel 1934 egli tentò un colpo di stato, che gli riuscì: questo permise l’assassinio. Tentò di riformare la Costituzione estirpando il cancro liberale, parlamentaristico e partitocratrico, ma non fece in tempo a sostituire la burocrazia, nelle cui maglie rimase intrappolato. Dollfuss, per quanto fermo nel senso dell’Autorità, non era un tiranno né un despota, ma un grande federalista cattolico. Egli voleva che le Corporazioni fossero saldate nel senso dello Stato. Ecco le sue parole
:”Alla designazione del Presidente federale partecipa tutto il popolo austriaco a mezzo dei suoi delegati all’Assemblea nazionale. Fra i tre candidati nominati dall’Assemblea federale, il Presidente federale verrà scelto dai borgomastri, dagli amministratori dei comuni autonomi dell’Austria, dunque dai circoli amministrativi più vicini al popolo, con solenne cerimonia ufficiale che si terrà sotto la presidenza del borgomastro della città di Vienna e forse nello stesso storico duomo di S. Stefano. Ricordiamo che lungo i secoli della storia tedesca il Capo della nazione venne eletto dai maggiorenti del popolo durante una funzione sacra”.
Tre mesi più tardi, Dollfuss veniva ucciso e l’assassinio assumeva un significato inequivocabile. L’Ordine economico-sociale andava riformato in senso popolare. Lo strapotere borghese-capitalista rendeva impotente l’opposizione socialista che degenerava nella demagogia e nella violenza.
Dollfuss individuò nel tessuto organico tradizionale (famiglia e professione) la base del nuovo ordine corporativo che superava la lotta di classe originata dal liberalismo ed esasperata dal socialismo.
Senza dubbio egli voleva fare leggi a protezione degli umili e dei lavoratori; egli intendeva fare dell’autonomia amministrativa corporativa una scuola di partecipazione per fare ascendere alla responsabilità del bene comune e alla direzione della vita pubblica; egli collegava il suo corporativismo, senza dubbio, alle direttive espresse da S.S. Pio XII nella Quadragesimo anno e la interpretava non nel senso di proteggere interessi ristretti ma nel senso di assumere responsabilità sempre più ampie secondo le esigenze di una ordinata solidarietà. Forse fu proprio l’esatta percezione del suo alto proposito che indusse il nemico di Cristo ad uccidere lo statista cattolico ed evitare, così, il confronto che avrebbe screditato la pretesa sovversiva.
Dollfuss riteneva che per rifondare lo Stato e la Società c’era da rifondare l’Ordine Morale, secondo la restaurazione della Dottrina Sociale della Chiesa, ristabilendo Cristo come Re della Nazione.
E Dollfuss, non era inebetito dai surrettizi laicismi che resero insignificanti e talora dannosi i democristiani di ogni nazionalità: solo il cattolicesimo avrebbe permesso la rigenerazione morale degli austriaci demoralizzati dalla sconfitta bellica, dalla disintegrazione operata dalla lotta di classe e dalla corruzione partitocratrica.
Ecco, ancora le sue parole:”
Colla rivoluzione francese il materialismo e il liberalismo divennero la parola d’ordine del secolo. Il concetto dell’uomo integrale andò perduto, un brutale egoismo investì la società tutta. La gente non si sentì più unita e ognuno, brutalmente, prese ad approfittare di tutte le occasioni per sfruttare gli altri. Così ebbe inizio, dall’alto, la lotta di classe; soltanto in seguito si sviluppò la coscienza di classe negli operai sfruttati. L’operaio non si sentì più legato alla sua officina né al padrone, ma in quest’ultimo prese a vedere il nemico. Questi fatti sono stati poi valorizzati dallo spirito giudaico e marxista che ha imposto le sue teorie a milioni di buoni e semplici operai, facendo loro credere che esse avrebbero portato benessere e pane. Venne poi la catastrofe della guerra mondiale. E, in seguito alla guerra, la disfatta. I marxisti approfittarono dell’occasione”.
Il 7 Luglio 1934 a Mariazell aggiunse:”Nonostante la Costituzione cristiana, il Concordato e le belle manifestazioni, non siamo ancora diventati uno stato cristiano. Dobbiamo dimostrare che vogliamo essere veri buoni cristiani. Da ciò deriva che per ciascuno il duro, bello e umano dovere di convertire, ciascuno nella cerchia di attività che gli è propria, prima se stesso e poi la propria famiglia, nello spirito della Chiesa, è opera primaria!”
A Vienna specificò meglio: Noi non dobbiamo essere uno Stato cristiano soltanto secondo le forme esteriori e secondo la Costituzione, ma dobbiamo giustificare questo titolo d’onore con la nostra condotta interiore. Noi vogliamo restaurare i principi cristiani nella vita pubblica: a questo scopo abbiamo stipulato il Concordato con la Santa Sede. La mia capacità di governare l’ho appresa dal catechismo. Nella nostra patria noi vogliamo rinnovare lo spirito nello stesso simbolo nel quale, 250 anni or sono, l’Occidente cristiano fu liberato dal giogo turco: nel segno della Croce di Cristo. La fede che allora animò il nostro popolo è stata custodita intatta nei nostri cuori quale retaggio prezioso dei nostri avi. Il nostro popolo divenne grande e forte soltanto quando abbracciò il cristianesimo. Anche per l’avvenire noi ci sforzeremo di guidare il popolo secondo le leggi cristiane.”
La conclusione, che riassume il pensiero e l’azione di Dollfuss, ma che è l’appello attualissimo che noi cattolici tradizionalisti e controrivoluzionari rivolgiamo agli amministratori della cosa pubblica ed agli uomini di cultura viene affidata alle parole dello stesso Cancelliere del 9 settembre 1933:
A chiunque abbia la responsabilità del rinnovamento politico del nostro paese, sia egli cattolico convinto o meno, deve stare a cuore che i principi cattolici siano compresi e valorizzati in tutte le manifestazioni della vita nazionale. E’ perciò cosa saggia che da parte dello Stato venga favorita la vita religiosa. Non basta che noi creiamo nella vita pubblica, nella Costituzione, nei trattati, nella legislazione, nei decreti, il presupposto per il rinnovamento religioso, morale del nostro popolo, se il popolo stesso non ha la volontà di rinnovarsi e se ciascuno non cerca di migliorare se stesso secondo i dettami della nostra santa Chiesa. Tutti, ciascuno per proprio conto, dobbiamo cercare di diventare buoni cattolici”.

(
La storia dei 10 e di altri statisti cattolici viene tratta dalla ristampa del testo “Statisti Cattolici” di Monaldo Bresciani e Ennio Innocenti, disponibile, su prenotazione ad offerta libera, inviando una e-mail a
padaniacristiana@ libero.it)



Per informazioni | christusrex@libero.it

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