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PERCHE' QUESTA FINTA DEMOCRAZIA E' DESTINATA A IMPLODERE
di Massimo Fini
Secondo sondaggi del sociologo Renato Manheimer il 70% degli italiani non ha fiducia nel Governo. Il che è normale (piove, governo ladro). Ma la stessa percentuale non ha fiducia nel Parlamento, cioè nel complesso dei partiti, compreso il proprio. L'80% ritiene che gli uomini politici siano "interessati ai voti dei cittadini e non alle loro opinioni, che abbiano in mente soprattutto l'esigenza di essere rieletti e non i problemi della gente ". Le reazioni sono: diffidenza, disgusto, rabbia e noia, soprattutto noia. È indubbiamente disarmante veder sfilare per anni in Parlamento e in quel suo sostituto che è la Tv sempre le stesse facce, di politici, di conduttori, di giornalisti compiacenti (il presidente del Consiglio, Romano Prodi, è un ex boiardo di Stato, attivo nella Prima Repubblica, di 68 anni, il leader del l'opposizione ne ha 71 e fu il principale sodale di Craxi, il Presidente della Repubblica è un ex comunista di 80 anni in politica da sempre, il più "giovane" Mastella lo è da un quarto di secolo, Giuliano Amato pure, eccetera). Tuttavia la sfiducia dei cittadini non riguarda la politica in sè e nemmeno nei suoi esponenti a differenza di quanto accadde nei primi anni Novanta. È una sfiducia molto più profonda e grave. È una sfiducia nella democrazia rappresentativa in quanto tale che coinvolge, con gradazioni diverse, tutto il mondo occidentale. Sia pur lentamente e faticosamente i cittadini stanno capendo che la democrazia rappresentativa non è la democrazia, è una truffa, un imbroglio molto ben congeniato o, se vogliamo esprimerci nel linguaggio più tecnico del giusrista liberale Hans Kelsen, una serie di fictio iurjs, di finzioni giuridiche. È un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche strettamente intrecciate fra loro, che, autotutelandosi, schiacciano e soffocano l'uomo libero, che non vuole assoggettarsi a questi umilianti infeudamenti, l'individuo singolo di cui il pensiero liberale voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità, che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e che invece ne diventa la vittima designata. Del resto, senza tanti discorsi, lo vediamo tutti, lo sentiamo tutti, che non contiamo niente. Non siamo che sudditi. Di queste aristocrazie mascherate, che però a differenza di quelle storiche non ne hanno gli obblighi ma solo i privilegi (in primis quello di non lavorare). L'uomo politico democratico non ha alcuna qualità specifica, prepolitica, la sua legittimazione è data semplicemente, e tautologicamente, dal meccanismo che lo ha espresso. È un uomo senza qualità. La sua sola qualità è di non averne alcuna. Ogni cinque anni costoro vengono a chiederci col cappello in mano il voto, per essere legittimati e a noi non resta che scegliere da quale oligarchia preferiamo essere calpestati. Ma dai e ridai, elezione dopo elezione, questo edificio truffaldino mostra tutte le sue crepe e la gente ci crede sempre meno. È il tema che ho sviluppato in "Sudditi. Manifesto contro la democrazia" (libro che abbiamo letto e ampiamente commentato, quando uscì e che, per l'acutezza delle tesi, consigliamo di leggere, n.d.r.) molto prima che D'Alema scoprisse l'acqua calda. Ma c'è di più. Destra e sinistra, le classiche categorie politiche nate con la Modernità, sono vecchie di due secoli e non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde dell'uomo contemporaneo. Che non sono economiche. Come dimostrano gli stessi sondaggi dove il 96% degli imprenditori si dice fiducioso sul futuro del l'economia. Sono esigenze esistenziali. Il disagio acutissimo è provocato proprio da un sistema economico, da un infernale meccanismo, produzione-consumo, che, come un bolide impazzito aumenta costantemente i propri giri, pretende sempre di più da noi e ha finito per sottomettere l'uomo alle sue esigenze. La democrazia rappresentativa non è che l'involucro legittimante di questo meccanismo. E cadrà, credo presto, con esso. Perchè noi, sempre più stressati dalla sua feroce inutilità, non lo tollereremo più o, in ogni caso, perchè un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono solo in matematica ma non in natura, è fatalmente destinato a implodere. Noi non attendiamo la caduta di Prodi o, domani, di Berlusconi, o di chi per lui, perchè niente, come si è visto, cambierebbe dal punto di vista sostanziale. Attendiamo, con speranza, il crollo del meccanismo economico-tecnologico che ci sta stritolando. Tutti.(Fonte: del 28 maggio 2007)Per quanto riguarda la "pars destruens", il giornalista Massimo Fini, che abbiamo potuto apprezzare e conoscere personalmente in occasione della sua rappresentazione teatrale "Cyrano", è tra i migliori, in Italia. La sua penna sagace e coraggiosa stimola sentimenti di condivisione.Per quanto concerne la "pars construens", spesso, non siamo in sintonia con Massimo Fini. Egli ha ragione quando sostiene che non è l'economia a colmare le esigenze più profonde dell'uomo contemporaneo, ma un bisogno di recupero della spiritualità e dei valori perduti. Ma è la natura di questa spiritualità, abbinata al modello politico-sociale-economico che ci distinguono da questo brillante giornalista, libero perchè scollegato dai giochi di potere e privo di "padroni" cui ubbidire.Massimo Fini non è cattolico, non vole tornare alla confessionalità dello Stato, non comprende l'importanza fondamentale imprescindibile della restaurazione del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Insomma, Fini non lavora per Cristo Re. Certamente, in questi anni bui, di grave crisi, ogni contributo all'analisi dei drammi dell'età contemporanea vada in controtendenza, sulla via politicamente scorretta che guarda ad un futuro di ordine, è uno strumento della Provvidenza. Perciò il contributo che Massimo Fini dà alla battaglia è utile, ma imperfetto perchè il presupposto che anima la sua lotta dovrebbe essere Cristo, la Sua Santa Chiesa, l'Ordine cristiano. Solamente in virtù di tale presupposto noi possiamo parlare di Stato organico, di economia corporativa, di identità, di libertà, di Tradizione. Tradizione che è Una sola: quella cattolica.
La Redazione del Circolo Christus Rex