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1683: Roma e Vienna contro la Turchia.
Oggi Usa e Israele a favore della Turchia


Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 82/07 del 12 settembre 2007, SS. Nome di Maria

1683: Roma e Vienna contro la Turchia.
Oggi Usa e Israele a favore dellaTurchia

Festeggiamo l´anniversario della liberazione di Vienna (13 settembre 1683)quando la Cristianità, animata dal Papato, riuscì a fermare il pericolo turco.
Oggi Stati Uniti e lo Stato d´Israele sono favorevoli all´entrata dellaTurchia nella Comunità europea... Sarebbe auspicabile che i politici impegnati ad agitare la (condivisibile) bandiera dell´anti-islamismo, sappiano denunciare gli Usa e Israele come i nemici dell´Europa cattolica.

La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683

Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento - secolo alquanto travagliato - appare oscuro e denso d´incertezze. La Guerra dei Trent´Anni (1618-1648), sotto le apparenze di una guerra di religione, era in realtà un confronto politico-militare fra la Casa regnante francese dei Borbone e quella degli Asburgo. L´intento era quello di togliere agli Asburgo l´egemonia sulla Germania, che derivava loro dall´autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo Armand du Plessis, meglio noto come cardinal Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul mero interesse nazionale a scapito di una visione europea e cattolica, si alleò con i principi protestanti. I Trattati di Westfalia del 1648 sancirono l´indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero. È cosí che sulla Germania, devastata, divisa fra cattolici e protestanti e separata politicamente, si stabilisce l´egemonia del re di Francia, Luigi XIV(1638-1715). Il ruolo cosí raggiunto in Europa spinge il Re di Francia ad aspirare ormai alla corona imperiale e, in questa ottica, egli non esita a cercare perfino l´alleanza dell´Impero ottomano, del tutto avverso ad ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo dunque l´Europa è prostrata, divisa in se stessa tra fazioni religiose e lotte dinastiche, con una crisi economica e demografica conseguente alla guerra, che la resero quanto mai vulnerabile.

L´offensiva islamica
L´impero ottomano, che aveva conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato temporaneamente bloccato dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria. Poco dopo però, sotto la guida strategica del Gran Visir Qara Mustafa (1634-1683), l´offensiva riprende, incoraggiata paradossalmente da Luigi XIV e dalla sua disinvolta politica anti-asburgica. Non poteva esserci momento piú favorevole per una campagna vittoriosa e ormai il cuore dell´Europa era alla portata delle armate ottomane. Pressoché isolata, soltanto la Repubblica di Venezia impedisce ai Turchi di ottenere il dominio nell´Egeo, nella Grecia e nella Dalmazia. Si trattava però di una lotta ormai impari e, infatti, culminò nella perdita di Candia nel 1669, nonostante le eroiche gesta di Francesco Morosini(1618-1694). Nel 1672 la Podolia - una parte dell´attuale Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, ad Istanbul, le armate ottomane volgono in direzione dell´Ungheria. È un immenso esercito quello che si mette in marcia verso il cuore dell´Europa, sotto la guida di Qara Mustafa e di Maometto IV (1641-1692). Il disegno che essi tentarono di realizzare era quello di città che a sua volta sarebbe stata una testa di ponte verso il resto dell´Europa assediata e destinata alla sconfitta. Le poche forze imperiali rimaste - rinforzate dalle milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) -tentarono invano di resistere. Il gran condottiero al servizio degli Asburgo prese il comando, benché reduce da una gravissima malattia, dalla quale - s idisse - l´avevano salvato le preghiere di un padre cappuccino, noto a molti come padre Marco da Aviano. Padre Marco era stato inviato dal Papa presso l´Imperatore per perorare la causa della crociata anti-turca. Il primo atto di padre Marco fu quello di chiedere che in tutte le insegne imperiali fosse riportata l´immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache porteranno sempre l´effigie della Madonna per i successivi due secoli e mezzo. Solo Adolf Hitler dopo la sua ascesa al potere le farà togliere.

L´inizio della battaglia decisiva
L´otto luglio del 1683 l´esercito ottomano avanza verso Vienna giungendovi il 13 luglio e cingendola d´assedio. Fu una marcia di conquista che non risparmiò le regioni attraversate, votando alla distruzione città e villaggi, chiese e conventi, massacrando e riducendo in schiavitú le popolazioni cosí sottomesse. L´imperatore Leopoldo I (1640-1705), dopo aver affidato il comando militare al conte Ernst Rüdiger von Starhemberg(1638-1701), decise di lasciare Vienna e raggiunse la città di Linz per organizzare cosí la resistenza della Germania. Nell´impero risuonavano ormai le "campane dei turchi", com´era già accaduto nel 1664 e nel secolo precedente, e iniziò la mobilitazione di tutte le forze disponibili. L´imperatore avviò febbrilmente le trattative per chiamare a raccolta tutti i principi, cattolici e protestanti, tentando di contrastare l´opera diplomatica di Luigi XIV e di Federico Guglielmo di Brandeburgo (1620-1688). Fu cosí che chiese anche l´intervento dell´esercito polacco, appellandosi al supremo interesse della salvezza della Cristianità.

L´opera di Papa Innocenzo XI
In questo momento angoscioso la politica europea e orientale sapientemente promossa dalla Santa Sede da lunghi anni sortí i suoi frutti. Il merito fu in gran parte del cardinale Benedetto Odescalchi (1611-1689), eletto Papa nel 1676 (con il nome d´Innocenzo XI) e beatificato nel 1956 da Papa PioXII. Convinto assertore della crociata, il Pontefice, che da cardinale e governatore di Ferrara si era guadagnato il titolo di "padre dei poveri", avviò una politica lungimirante tesa a creare un sistema d´equilibrio fra i principi cristiani per indirizzare la loro azione politica contro l´Impero ottomano. Avvalendosi di personalità eccezionali come i nunzi Obizzo Pallavicini (1632-1700), Francesco Buonvisi (1626-1700), padre Marco da Aviano ed altri, riuscí a comporre i contrasti in seno all´Europa, a pacificare la Polonia con l´Austria e perfino a favorire l´avvicinamento con il Brandeburgo (protestante) e con la Russia ortodossa. Tutte le divisioni in seno alla Cristianità dovevano venir meno davanti alla difesa dell´Europa dall´islam. Fu cosí che, nonostante tutto, nel 1683 il Papa riuscí a creare una grande coalizione cristiana e a trovare le risorse necessarie per finanziare un´impresa politica e militare d´enormi proporzioni.

L´assedio di Vienna
Nella città intanto ebbe inizio la resistenza eroica all´assedio. Si calcola che circa 6.000 soldati e 5.000 uomini della difesa civica seppero far fronte all´Armata ottomana, forte di ben 300 cannoni. Nella città, solo la campana di Santo Stefano, ormai chiamata Angstern (angoscia), con i suoi rintocchi chiamava a raccolta i difensori. Gli assalti alle mura e gli scontri isolati erano pressoché continui, mentre i soccorsi erano ancora lontani. Sollecitato dal Pontefice e dall´imperatore, il re di Polonia Giovanni III Sobieski (1624-1696), alla testa dell´esercito, si mosse a tappe forzate verso Vienna, che ormai già due volte aveva salvato la Polonia dai turchi. Finalmente il 31 agosto i suoi contingenti si congiunsero con quelli del duca Carlo di Lorena, che in seguito assunse il comando supremo. L´esercito cristiano, tutte le forze di quell´Europa cosí prodigiosamente riunita, si mise in marcia verso Vienna, dove la situazione era ormai drammatica. I turchi avevano aperto delle brecce nei bastioni e i difensori superstiti, dopo aver respinto decine d´attacchi ed effettuato numerose sortite, erano allo stremo delle forze. Le truppe ottomane avevano quasi il libero accesso all´Austria e alla Moravia. L´undici settembre Vienna visse con angoscia quella che parve l´ultima notte. Von Starhemberg inviò a Carlo di Lorena un ultimo disperato messaggio: "Non perdete piú tempo,clementissimo Signore, non perdete piú tempo".

La battaglia finale
È l´alba del 12 settembre 1683, quando padre Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa, servita dal re di Polonia, benedice e arringa l´esercito ormai schierato accompagnandolo in campo aperto. Poco dopo a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani. A capo degli eserciti cristiani sono presenti i principi del Baden e di Sassonia, i signori di Turingia e di Holstein, i Wittelsbach di Baviera, il generale italiano conte Enea Silvio Caprara (1631-1701), il giovane principe Eugenio di Savoia (1663-1736), insieme ai polacchi e agli ungheresi. La battaglia durò tutto il giorno e terminò con un´epica carica all´arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provocò finalmente lo sfacelo dell´Armata ottomana. Le forze europee scese in campo subiranno la perdita di circa 2.000 uomini contro le oltre 20.000 dell´avversario. L´esercito ottomano fuggí in disordine abbandonando ogni cosa, ma non senza aver vilmente trucidato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia inviò al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Da allora, per volere di Papa InnocenzoXI, il 12 settembre è dedicato alla festa del Ss. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria. Il giorno seguente l´Imperatore entrò nella Vienna liberata, alla testa dei principi dell´impero e delle truppe confederate. Nella cattedrale di Santo Stefano il vescovo di Vienna-Neustadt, poi cardinale, il conte Leopoldo Carlo Kollonic(1631-1707), celebrò un solenne Te Deum di ringraziamento.

(Fonte: webinfinito.it)

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