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20 settembre: viva il Papa-Re!


a cura del Centro studi Federici

Ricordiamo l¹eroismo dei 15.000 volontari di Pio IX, soldati dell¹onore cattolico e della fedeltà papale, con un discorso del generale de Charette rivolto ai reduci francesi del reggimento degli Zuavi.
Nell¹archivio dei comunicati stampa (n. 83 del 2006) è scaricabile un testo con numerose informazioni sulla difesa papalina di Roma:
http://www.centrostudifederici.org/stampa/stampa.htm

Un discorso del generale de Charette: io dichiaro che noi siamo pronti a combattere ed a morire se occorre, per il Papa-Re, per il Potere Temporale, doppio simbolo di ogni legittimità".
La Domenica del 3 luglio anno corrente (1892) celebravasi a Parigi, nella Cappella dei Circoli Operai di Montparnasse, una Messa commemorativa per il centenario della nascita di Pio IX. Il panegirico dell¹immortale Pontefice fu pronunziato dal Rev. Padre de Pascal. Dopo la cerimonia religiosa, si tenne un banchetto sotto la presidenza del generale de Charette, già tenente colonnello, comandante in 2.° il glorioso reggimento dei Zuavi Pontificii, l¹eroe di Castelfidardo, di Nerola e di Mentana. Alle frutta, il generale barone Atanasio De Charette fece il seguente bellissimo discorso, grandemente ammirato da quanti ebbero la sorte di udirlo: "Mio Rev. Padre, signori e cari camerati: è un pericoloso onore quello che mi fate, chiedendomi di parlarvi anch¹io dell¹amatissimo Pio IX, del Grande Pontefice che ha lasciato nei nostri cuori sì care memorie.Una parola più eloquente della mia ha ritracciato stamane col più nobile ed elevato linguaggio le grandi linee di quel memorando Pontificato, ed io intendo qui limitarmi a reminiscenze personali, onde comprenderete agevolmente quanto sincero fosse l¹affetto ch¹egli aveva saputo ispirare a noi tutti e quanto sia viva tuttora la nostra gratitudine.
E voi, signori, che avete la compiacenza di accoglierci fra voi, in questo Circolo di Montparnasse , il quale conta già tanti e sì gloriosi anni di esistenza, permettetemi di trattarvi come Zuavi Pontificii e di entrare nell¹argomento senza altri preamboli.
Io lasciai Roma nel settembre del 1870 e non vi ritornai che dopo la morte di Pio IX.Come narrarvi le mie impressioni nel rientrare nell¹antico Patrimonio di S.Pietro, per Passo Cerose, nel rivedere Monterotondo, Porta Pia, S. Giovanni in Laterano, S. Lorenzo.Ciascuno di questi luoghi mi ricordava qualche fatte d¹arme, qualche compagno gloriosamente caduto, e nei giorni felici taluna di quelle feste che lasciano in cuore indelebile rimembranza.
Ma di tutte queste impressioni la più forte fu quella che provai nel passare presso il cimitero di S. Lorenzo, ove riposano nelle Catacombe tanti esseri carissimi.
Pio IX, sdegnando la sontuosa tomba di Maria Maggiore, ch¹eragli destinata,volle essere sepolto in quelle stesse Catacombe, in mezzo ai suoi Zuavi, come per dare loro una ultima arra di amore e di speranza.
La mia prima visita fu per S. Pietro. Era di sera: io m¹incamminai verso un lumicino, tremolante come quelli che si pongono dinanzi alle Madonne. Quale scossa non sentii nell¹animo, leggendo sul monumento in cui riposano tutti Papi prima di ricevere la loro sepoltura definitiva, queste parole Pius IX Pontifex Maximus! Caddi in ginocchio, pregai e piansi. Ma il Papa non muore ed era appunto venuto il momento di andare ad offrire a Leone XIII l¹inalterabile devozione degli Zuavi Pontificii.Voi sentite, non è vero? signori, ciò che avveniva allora nel mio cuore tutto pieno della memoria di Pio IX, e come non potessi senza indicibile commozione andare a prostrarmi ai piedi del suo Successore.
Quando si è consacrato tutto il proprio cuore ad un Sovrano come quello dì cui celebriamo oggi il centenario, si ha l¹anima invasa da una specie di angoscia. Proverò io gli stessi sentimenti per Colui che occupa ora quel medesimo treno, dinanzi al quale m¹inchinava con tanto amore?
Ma, dopo essere stato introdotto in quella stanza ov¹ero stato sì spesso ricevuto da Pio IX, quando risollevai il capo, dopo le tre genuflessioni d¹uso, e vidi il Vegliardo dalla bianca sottana assiso sul trono presso il quale io mi era tante volte inginocchiato, compresi come il Papato non muoia mai, ed offrii la mia persona, il mio cuore e la mia vita al Successore di Pio IX.
Il Sovrano Pontefice mi colmò di onori, e donò a quanti avevano degnamente portato la tunica dello Zuavo sotto Pio IX la medaglia Benemerenti, massimo onore che ci fosse date di ambire.
Non dimenticherò mai Leone XIII nell¹atto di stringersi al cuore il mio unico figlio, o di fargli fare la prima Comunione.
Alla prima udienza ch¹io ebbi il bene di ottenere da Pio IX, egli ci diresse queste memorande parole: «Andate a testa alta, non temete; perché servite al diritto, alla giustizia, alla verità.» E noi andammo giubilanti a Castelfidardo.
Formavamo appena una compagnia, quando Mons. De Merode ci mandò a scortare il Papa in una visita a S. Agnese. Ciascuno di noi ne ebbe una medaglia ed una Benedizione.Vi sovviene, cari camerati, del campo di Porto d¹Anzio, nell¹aprile 1862? Noi avemmo la felicità di restare per un mese colle truppe pontificie a formare una guardia d¹onore al Santo Padre, sotto gli ordini del generale Kanzler. Rammentate la bella festa della distribuzione delle bandiere? La bandiera consegnataci in quel giorno ha vedute molte battaglie, e quando, il 22 settembre 1870, il reggimento fu disciolto e rimpatriato secondo le diverse nazionalità, ciascuno ne portò seco un brandellino, come memoria del passato e più ancora come pegno dell¹avvenire.
Non vi fu mai uomo più seducente di Pio IX: il suo cuore, prescindendo anche dal carattere sacerdotale, raggiava di bontà e carità. Il suo aspetto fisico stesso aumentava il fascino che da vicino o da lontano subivano tutti coloro che lo hanno conosciuto: maestà impareggiabile, nata da ineffabile semplicità; grande intelligenza, che non escludeva una grande finezza; eloquenza notevole, soavissima all¹anima; facili scatti di carattere vivace ed impetuoso, corrotti subito da sentimenti di bontà sgorganti dal cuore.
Ho detto che Pio lX aveva notevole eloquenza; ma non basta: era un grande oratore. Possedeva tutto: la prestanza, il gesto, la voce - a Roma non venera altra più bella - il tatto, l¹argutezza, l¹amplitudine, la fiamma.
Ammaliava, soggiogava, trasportava l¹uditorio. Il Cardinale Place, che avevaavuto l¹onore di essere consacrato da Pio IX, dal quale era particolarmente e da gran tempo conosciuto, mi raccontava, or non ha molto, come un protestante, ministro a Ginevra, uomo ragguardevole ed intelligentissimo, il quale aveva passato molti anni in Italia ed a Roma, gli dicesse un giorno dopo un discorso di Pio IX a S. Andrea della Valle: Ho udito i principali predicatori ed oratori dell¹Italia e di Roma (il P. Ventura era allora all¹apice della sua fama): quanto Ventura mi è sembrato superiore agli altri oratori, altrettanto Pio IX è superiore a Ventura.»
Si poteva riassumere in una parola l¹impressione ch¹egli produceva a prima vista e che andava crescendo dì mano in mano che lo si conosceva meglio: era un grande affascinatore; affascinava tutti coloro che lo avvicinavano.
Amava il suo reggimento di un amore sconfinato. Noi gli avevamo mandato nel1877, per il giorno della sua festa - l¹ultima, ahimè! - una statuetta d¹argento, rappresentante un Zuavo che porta la bandiera del Sacro Cuore. Egli disse ad un Zuavo presente quanto fosse felice di possedere quella statuetta, che teneva sempre sulla sua scrivania. «E¹ bella!» osservò, e, rigirando l¹occhio al Zuavo, aggiunse con quel sorriso sì buono, sì penetrante, si espressivo, che tutti conosciamo: «Tutti gli Zuavi sono belli, o almeno quasi tutti.» Lo Zuavo, che mi raccontava questo aneddoto, diceva poi: «Non cambierei questa divisa con tutti i titoli di nobiltà del mondo».
Bisognerebbe scrivere volumi per narrare la vita dì questo grande e santo Pontefice; ma lasciatemi terminare col racconto dello spettacolo più grandioso ch¹io abbia veduto in vita mia.
Era il 19 settembre 1870. Le truppe italiane avevano completato l¹investimento della città eterna, e l¹ultimo atto del dramma cominciato nel1859 stava per recitarsi; il sacrifizio stava per consumarsi. Sempre fedeli alla nostra divisa, noi speravamo contro ogni speranza, domandavamo a Dio un miracolo! Io aveva ricevuto il comando alla porta di S. Giovanni in Laterano, quando fui avvertito che il Santo Padre entrava alla Scala Santa.
Non esagero: sembravami che intorno alla fronte del nostro augusto Pontefice risplendesse l¹aureola dei Santi e dei Martiri. Ognuno aveva coscienza che stesse per compiersi alcun che di straordinario. Giunto all¹ultimo gradino dopo essersi curvato a baciare la Croce che segna la traccia del Sangue del Salvatore, il Santo Padre, levando le braccia come Mosè alla vista della terra di Canaan, rivolse questa preghiera al Dio degli eserciti: «O tu, gran Dio, mio Salvatore, tu di cui io sono il servo dei servi, tu di cui io sono l¹umile rappresentante, tu supplico, per questo prezioso Sangue, caduto al tuo divin Figlio in questi luoghi stessi, e del quale io sono il supremo dispensatore; ti supplico, pei tormenti, pel supplizio del tuo divin Figlio che salì volontariamente questa scala di obbrobrio, per offrirsi in olocausto dinanzi a Cesare, dinanzi a quel popolo che lo insultava e pel quale andava a morire sopra una croce infame , oh! ti prego, abbi pietà del tuo popolo e della tua Chiesa, tua diletta figlia. Sospendi il tuo corruccio, la tua giusta ira. Non permettere a mani infami di venire a contaminare la tua dimora. Perdona al mio popolo, che è tuo, che ha fatta rossa del suo sangue questa terra benedetta. E se una vittima si richiede, o mio Dio! prendi il tuo indegno servo, il tuo indegno rappresentante! Pietà, mio Dio! pietà, te ne prego; mi checché avvenga, sia fatta la tua santa volontà!»
Noi tutti piangevamo. Mai più non assisterò ad una scena tanto sublime estraziante ad un tempo. Aspettai il Santo Padre sulla porta, e, avendo fatto schierare i miei in ordine di battaglia, pregai il Pontefice di benedirci...Le donne del popolo gli afferravano le mani, sì avvinghiavano alla sua sottana, gridando: «Coraggio, Santo Padre coraggio!»
Il 20 settembre, mentre noi sfilavamo per un¹ultima volta sulla piazza di S.Pietro col cuore infiammato d¹ira e coll¹anima in lutto, ma serbando sempre una suprema speranza, quando il nostro ultimo grido di Viva Pio IX, Papa eRe! andò a spirare ai suoi piedi, Pio IX svenne fra le braccia dei suoi camerieri.
Ah! credetemi, ad una parola di tal uomo giubilando incontro alla morte!
In nome di tutti i miei camerati, io dichiaro che noi siamo pronti a combattere ed a morire se occorre, per il Papa-Re, per il Potere Temporale, doppio simbolo di ogni legittimità; locché non ci ha impedito e non impedirà di fare, all¹uopo, il nostro dovere di patrioti e di Francesi².

(Da: Pio IX ad Imola e Roma. Memorie inedite di Francesco Minocchieri,pubblicate ed illustrate a cura di Antomaria Bonetti, Napoli 1892, Stab.Tip. Librario di A. & Salv. Festa, pagg.178-185)


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