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Giovanni X,pontefice guerriero

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Giovanni X, pontefice guerriero


1080 anni fa moriva Giovanni X, pontefice guerriero, di Giulio Ferrari.


Sanguigno romagnolo, guidò le truppe cristiane che sbaragliarono le forze mussulmane sul Garigliano, salvandoci così dall'invasione maomettana

Tusgnàn - Nella bimillenaria storia della Chiesa ha fatto la sua bella figura un Papa Giovanni a cui nessuno ha mai conferito la mondana aureola di "papa buono", e che invece fu sicuramente un buon Pastore perché difese con coraggio e santa determinazione il gregge cristiano minacciato dai feroci lupi di Maometto. Si tratta di Giovanni X, Pontefice nato nell'860 a Tossignano, nei pressi di Imola, che salì al trono alla fine di marzo del 914, e di cui ricorre in questo periodo l'anniversario della morte, avvenuta 1080 anni orsono, nel maggio del 928. Un Papa negletto dagli storici e persino calunniato da qualche cronista dell'epoca, come l'inattendibile Liutprando che cercò di macchiarne la limpida reputazione, attribuendogli un'inesistente relazione con Teodora, intrigante cortigiana appartenente a quella potente nobiltà capitolina usa a esercitare interessate influenze sulla Chiesa.

FORZE DISPERSE
Giovanni X, al contrario, fu un uomo di tempra e sovrano energico, e seppe tenere a bada fin quando potè gli sconfinamenti delle famiglie aristocratiche nei sacri palazzi. Al punto da pagare questa fermezza con la sua fine tragica: vilmente assassinato da chi ancora vedeva in lui un ostacolo granitico alle proprie aspirazioni di potere. Il Papa di Tossignano, che prima di ascendere al soglio pontificio fu vescovo di Bologna e patriarca di Ravenna, non coltivava desideri profani ma una grande aspirazione: salvare la Chiesa dai nemici che da più parti ne minacciavano l'integrità e l'esistenza, tra questi gli islamici invasori della Penisola. In tale premura Giovanni X compì la sua opera più rinomata, riunendo le disperse forze della Cristianità in una Lega Santa e mettendosi alla testa dell'esercito che sbaragliò i saraceni nell'epica battaglia del Garigliano.

S. PIETRO SACCHEGGIATA
Da circa trecento anni i mussulmani rappresentavano il pericolo più terribile. Nell'878, con la caduta di Siracusa, la cui popolazione venne sterminata, si erano impadroniti di tutta la Sicilia. Appena trent'anni prima, nell'846, i maomettani erano giunti sino a Roma: respinti sulla cinta muraria, sfogarono la loro bestialità depredando le basiliche di San Pietro e San Paolo, difese sino all'ultimo uomo da un esercito composto da longobardi, sassoni, franchi e frisoni. Dopo il massacro, i mussulmani si ritirarono incalzati dalle truppe del duca di Spoleto, portando con sé tutto il tesoro di San Pietro. Della Basilica fecero scempio, devastando la cripta dell'Apostolo e sottraendo anche la grande croce d'oro che sorgeva sulla sua tomba, oltre a un ingente bottino di tesori d'arte.

TESTA DI PONTE
Profanazione che gridava vendetta al cospetto di Dio, e apparve come un segno della Provvidenza l'improvvisa tempesta che si scatenò non appena la flotta dei predatori preso il largo, affondandone le imbarcazioni stracariche di refurtiva. Forse anche in seguito a quest'episodio, gli islamici pensarono all'opportunità di insediarsi sulla terraferma il più vicino possibile a quello che restava comunque il loro obiettivo principale: il cuore della Cristianità. Intorno al 900 riuscirono a fondare una colonia sul Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, un autentico avamposto militare da cui far partire le loro scorrerie. Negli anni che seguirono gli attacchi si succedettero senza sosta, per terra come per mare: la testa di ponte del Garigliano rappresentava una spada di Damocle per i villaggi, le città, le abbazie e le navi cristiane.

ORDINE D'ATTACCO
Giovanni X, appena divenuto Papa, concentrò ogni suo sforzo per debellare questa minaccia. Si rivolse a Berengario, che incoronò Re d'Italia, e convinse i longobardi a dare vita a un'alleanza militare che riuniva forze bizantine del centro Italia oltre che, naturalmente, papaline. Berengario schierò in campo le truppe toscane del marchese Adalberto e quelle marchigiane del marchese Alberico di Spoleto. Costantino imperatore di Bisanzio, mobilitò la sua flotta sotto il comando dello stratega Nicolò Pincigli. Alla Lega santa contribuirono anche i duchi di Napoli e Gaeta, il principe di Capua e di Benevento e il principe di Salerno. Grazie all'azione diplomatica del Papa la Cristianità poteva finalmente contare su una vera armata. Ma Giovanni X non volle limitarsi al ruolo di tessitore di alleanze: chiese e ottenne il comando delle truppe di terra e diede personalmente l'ordine dell'attacco.

SCONTRO VITTORIOSO
All'inizio della primavera del 916, l'armata cristiana si scontrò con le forze maomettane. Le milizie longobarde e pontificie sbaragliarono i soldati di Allah in campo aperto, costringendoli a ripiegare nella loro roccaforte del Garigliano. Giovanni X non diede loro tregua e, nel giugno dello stesso anno, dispose l'assedio. I mussulmani organizzarono una lunga resistenza, durata tre mesi, confidando in rinforzi dalla Sicilia. Il Papa di Tossignano tolse loro ogni speranza, ordinando l'attacco decisivo. Inutilmente quel che rimaneva dell'esercito della Mezzaluna cercò rifugio sui monti, arroccandosi in impervi anfratti. Giovanni X ordinò alle truppe cristiane di incalzare i saraceni, stanandoli dai ripari e privandoli d'ogni scampo. Il tentativo mussulmano di conquistare la Penisola, insediandosi con forti nuclei, era scongiurato e sepolto. Almeno sino ai nostri giorni, visto che oggi il folle ecumenismo delle gerarchie progressiste vaticane offre alla nuova invasione islamica decine di nuove Garigliano sul suolo del Belpaese.

(Fonte: www.ilpadano.com del 31 maggio 2008. Questo articolo del direttore de ilPadano.com è stato pubblicato sul quotidiano La Padania del 25 marzo 2004. Lo ripubblichiamo in occasione dell'attuale ricorrenza con i dovuti aggiornamenti)






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