attualità politica
La caduta del Governo Prodi
di Savino Frigiola
L’implosa crisi di governo deriva dall’impossibilità di risolvere quella economica causata dall’''incapacità, ma più probabilmente dalla mancanza di volontà, di affrontare e risolvere l’improcrastinabile questione monetaria. In carenza di ciò l’impossibilità di poter governare sarà sempre più ricorrente con qualunque colore di governo. L’enorme massa di denaro sottratta ogni anno dal mercato ed assorbita dalla “cupola bancomonetaria” per il pagamento di interessi su un debito pubblico artatamente costruito, oltre ad impedire la realizzazione del sociale sta paurosamente ingrossando il numero delle famiglie che varcano sempre più spesso la soglia di povertà. E’ divenuto sempre più evidente l’inconsistenza della contrapposizione politica tra la destra e la sinistra ed ancora più evidente l’incapacità dell’uno o dell’altro schieramento di affrontare e risolvere i drammatici guasti economici del nostro tempo.
Gli studi e le ricerche ultra trentennali diretti da Giacinto Auriti, permettono oggi di valutare e comprendere appieno le risultanze ed i danni devastanti provocati dall’ultima legge bancaria del 1 gennaio 1993 e dall’entrata in vigore dal Trattato di Maastricht del febbraio 1992.
Tutti sono indebitati: Stato, Pubbliche Amministrazioni, aziende ed attività d’ogni tipo, industrie grandi e piccole, artigiani, commercianti, famiglie e privati cittadini.
Il sistema bancario e monetario sta indebitando, strangolando ed impossessandosi di tutti i beni e dell’intera economia nazionale. La subdola “macchina” che genera il debito, sia pubblico che privato. è gestita dal privatissimo sistema monetario e bancario grazie alla quale la “cupola” si appropria delle ingentissime risorse corrispondenti al signoraggio primario e secondario, vere e propria imposta di peonaggio, a danno della sopravivenza delle persone fisiche e di tutto il sistema produttivo Italia, nella più assoluta e disinvolta indifferenza dell’apparato politico, troppo impegnato a perorare le desiderate della “cupola”, con conseguente imposizione del pizzo a tutti, Stato compreso.
L’immane debito pubblico provocato da questo perverso sistema di monetizzazione del mercato genera interessi passivi, che crescono a discrezione di chi l’incamera, giunti a valori così rilevanti d’assorbire circa un terzo di tutte le entrate fiscali nazionali. I disagi che sempre più spesso sfociano in fallimenti, suicidi-omicidi per insolvenza, sono ormai del tutto somatizzati dall’opinione pubblica, al punto tale da essere dai media sempre più spesso sottaciuti.
L’impossibilità di poter gestire la propria politica monetaria, avendo delegato in materia tutto alla privata “consorteria”, impedisce ai Governi di qualunque colore d’impostare la propria politica economica alla quale quella monetaria è strettamente connessa. Le conseguenze sono evidentissime: ritardi dei pagamenti pubblici, ormai dilatati ad oltre 8 mesi e conseguente ulteriore indebitamento del mercato verso il bancario, salari e stipendi da fame, esasperata tassazione, crollo della circolazione monetaria e per logica conseguenza quella dei consumi, inarrestabile incremento del debito sia pubblico che privato, impossibilità di finanziare qualunque opera di pubblico interesse, ivi compreso il settore della ricerca, con grave pregiudizio ed incertezza per il futuro sia del mondo produttivo che delle giovani leve, ormai inoccupate per oltre il 20%. L’unica terapia possibile a questa macabra e squallida situazione può concretizzarsi solamente se lo Stato, senza indugi, riprende ad emettere direttamente la propria moneta, ripetendo la stessa sana attività praticata e sperimentata per oltre 100 anni. Non solo s’interromperebbe la catena del debito, ma il signoraggio incamerato direttamente dallo Stato, invece che dalla “cupola” bancaria, permette all’istante di:
Pagare immediatamente i debiti dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni, per incrementare subito liquidità e circolazione monetaria, senza incrementare il debito pubblico e
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ABRUZZOpress . N. 11 del 26 Gennaio ’08 Pag 2
privato, a tutto vantaggio della ripresa dei consumi interni e delle possibilità di reperire le necessarie risorse per la sicurezza.
Eliminare e trasformare in compensi, la quota di tassazione su salari e stipendi di tutti i dipendenti per ridare tono all’economia e frenare l’avanzata della soglia di povertà, ormai troppo dilatata, senza appesantire così i costi di produzione.
Ridare slancio e vigore alle opere di pubblica utilità con la conseguente ripresa del virtuoso circolo produttivo, finalizzato ad un migliore benessere ed a far rinascere nuove speranze per il futuro. Solo così è possibile ridurre la percentuale dei “bamboccioni” Tutto il resto e tutti gli altri benefici, ricadranno per diretta e logica conseguenza.
In questa situazione le formazioni partitiche minori sia di destra che di sinistra, nate proprio per affrontare e più decisamente realizzare i programmi sociali in larga parte comuni e condivisi, in vece di unirsi per creare una massa critica importante nei confronti dei due blocchi, sembrano ancora una volta più attirate dal vecchio canto delle sirene imperniato sul numero dei seggi parlamentari, piuttosto che dai contenuti programmatici. Se ancora così sarà il solco formatosi tra politica ed elettori, già così preoccupatamene vistoso, non potrà che approfondirsi
S. F.