attualità politica 2
Federalismo e signoraggio
Sempre più insistentemente si parla di federalismo. La classe politica italiana tallonata dalle perentorie richieste della Lega per ricordare agli alleati di governo il rispetto delle promesse elettorali, pare orientata a realizzare in tempi brevi almeno quello fiscale su tutto il territorio nazionale.
Contribuirà sicuramente a far assumere maggior flessibilità e responsabilità alle amministrazioni locali nella gestione dei servizi rivolti ai cittadini di loro competenza, raggiungendo anche il risultato, quando l’intero federalismo sarà compiuto, di poter contribuire ad una maggior equità nella ridistribuzione pro capite della ricchezza prodotta sull’intero territorio nazionale.
Contestualmente e congiuntamente all'avvento del federalismo occorre però restituire allo Stato la sovranità monetaria, se non altro per rafforzare la sua funzione centrale e riequilibrante nell’impostare la politica economica di tutto il Paese che non può essere disgiunta da quella monetaria.
In campo nazionale non mancano i dubbi sull’opportunità di accelerare la realizzazione del federalismo fiscale, specialmente tra i Governatori regionali del centro-sud e di alcune forze politiche, anche di Governo, dislocate sugli stessi territori.
Il ritorno all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato consente non solo di recuperare a favore dei cittadini le ingentissime risorse relative al "signoraggio" e risparmiare gli onerosissimi interessi passivi sul debito pubblico, (sempre a carico della comunità) attualmente incamerati ingiustificatamente dall’apparato bancario-monetario, ma consente anche all’Esecutivo d’impostare la propria politica economica riequilibrante tra le varie regioni utilizzando le maggiori risorse disponibili con il recupero del “signoraggio”stesso.
Ciò si rende necessario per evitare che gran parte della ricchezza realizzata dall’impegno e dal lavoro di tutte le classi sociali, invece d'essere equamente ridistribuita tra tutte le componenti del mercato che l'hanno prodotta, finisca, come ora avviene, nelle casse parassitarie dei privatissimi banchieri, spesso all'insaputa delle stesse aziende e maestranze che l’hanno determinata.
Realizzare un sistema capace di meglio ridistribuire la ricchezza nazionale disponibile, come per l'appunto è in grado di raggiungere il sistema federalista, senza preoccuparsi di non disperdere o di farsi sottrarre la ricchezza di tutti da strutture parassitarie, equivale a voler fornire l'acqua agli assetati, prelevata dalla sorgente circondata dall'arsa ed arida sabbia del deserto monetario, utilizzando i secchi bucati od addirittura sfondi.
Pertanto pur volendo restare nella Comunità Europea con l’intento di migliorarne l’indirizzo finalizzato al raggiungimento degli interessi marcatamente europei, per i motivi di cui sopra risulta necessario uscire da Trattato di Maastricht per trovarci nelle stesse condizioni delle nazioni Svezia, Danimarca ed Inghilterra, le quali pur all’interno della Comunità Europea hanno mantenuto la propria moneta nazionale, anche perché, come da recenti iniziative del Presidente francese Nicolas Sarkozy e della stessa Comunità Europea, vengono rigettate anche le più elementari richieste d’informazione e trasparenza concernenti l’operato della Banca Centrale Europea.
La situazione economica e sociale nella quale siamo precipitati, il crollo della produzione e dei consumi nazionali, con un numero crescente di famiglie in difficoltà a sbarcare il lunario sino a fine mese, non consentono tergiversamenti di alcun tipo.
25 agosto 2008 Savino Frigiola