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I 618 giorni del governo Prodi – L’agonia del peggior governo della storia repubblicana è finita. Ma ora cosa ci aspetta?
Romano Prodi il 10 aprile festeggia la vittoria alle elezioni (reuters)
Il governo di Romano Prodi è rimasto in carica per 618 giorni. Ma sin dai primi giorni la sua sopravvivenza è stata resa complicata dalla risicata maggioranza al Senato. Ecco le principali tappe del «Prodi due».
10 aprile 2006 - L'Unione vince le elezioni alla Camera con un vantaggio di 25.000 voti (lo 0,06%), ma al Senato raggranella meno voti del centrodestra e raggiunge la maggioranza solo grazie agli eletti all'estero (oltre al sostegno di alcuni senatori a vita). Dubbi e perplessità nascono fin da subito e vengono denunciati brogli sui voti di scarto da parte di Berlusconi.
17 maggio - Nasce il governo Prodi, esattamente dieci anni dopo il governo «Prodi uno». I ministri sono 25, ma l'esecutivo conta oltre 100 membri tra viceministri e sottosegretari. Il 19 maggio, al Senato la fiducia passa con 165 sì e 155 no. Il numero dei posti assegnati da Prodi è un record. Come ha ricordato il sen. Castelli, non vi erano ricordi di un governo che abbia distribuito così tante “poltrone”. Probabilmente Prodi, conoscendo l’eterogeneità della sua maggioranza, riteneva di utilizzare lo strumento della distribuzione di posti per accontentare tutti, così da garantirsi il sostegno fino a fine legislatura. Non è servito.
23 maggio - Prime risse nella squadra di governo. Prodi contro le esternazioni dei ministri. Bisogna parlare «soltanto quando è stata presa una decisione». Sono le prime avvisaglie della eterogeneità della maggioranza, dovuta certamente ad una legge elettorale orrenda, ma anche al ricatto della sinistra massimalista (Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, Rosa nel Pugno) e dei cespugli centristi (Lista Dini e Udeur).
28 giugno - Il Senato vota la fiducia al governo sul decreto di proroga per gli atti regolamentari. È il primo dei voti di fiducia chiesti dal governo Prodi: alla fine saranno ben 28 a dimostrazione dell’inesistenza di una vera maggioranza compatta e credibile, sufficientemente autorevole per fare le scelte per il bene del Paese. Fatale l'ultima votazione in Senato.
30 giugno - Decreto sulla competitività che provoca le proteste di tassisti e liberi professionisti.
7 luglio - Il Consiglio dei ministri approva il Dpef, senza il voto del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, del Prc, che fa emergere il primo vero strappo-ricatto della sinistra radicale. Effettivamente si tratta di una Finanziaria debole e vessatoria, clientelare coi soliti noti e penalizzante per il ceto medio e le classi più povere. La fatica ad arrivare a fine mese di molte famiglie italiane non viene presa in considerazione. Si ha l’impressione di un Dpef raffazzonato che garantisce solo i poteri forti.
27 luglio - Una maggioranza trasversale approva l'indulto alla Camera (460 sì, 94 no e 18 astenuti) proposto dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. L'Idv di Antonio Di Pietro vota contro. Si tratta si uno scandalo di immane portata, che apre le porte del carcere a delinquenti di ogni risma.
28 luglio - Il Senato approva il decreto sulle missioni all'estero; necessaria la fiducia per avere il sì dei dissidenti. Prodi assume una posizione atlantista, come sempre prona verso USA e Nato.
28 agosto - Il Consiglio dei ministri approva il decreto per la partecipazione italiana alla missione dell'Onu in Libano.
7 settembre - Sergio De Gregorio, eletto senatore per l'Idv, passa all'opposizione; il margine di maggioranza si restringe.
13 settembre - La presidenza del consiglio smentisce un coinvolgimento nei progetti di ristrutturazione del gruppo Telecom Italia. Angelo Rovati si dimette da consigliere della Presidenza del Consiglio.
22 settembre - Un consiglio dei ministri straordinario approva un decreto contro gli abusi nelle intercettazioni.
30 settembre - Il governo annuncia il varo di una manovra finanziaria da 33,4 miliardi. Altra stangata per l’Italia che lavora e produce.
11 ottobre - La Camera approva la mozione che blocca la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.
12 ottobre - Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge Gentiloni sul passaggio delle tv al digitale terrestre. Operazioni di disturbo a Berlusconi, che creano fitte polemiche con l’opposizione.
23 ottobre - Approvata la legge che modifica parti della riforma dell'ordinamento giudiziario votata dalla Cdl.
4 novembre - Si svolge a Roma un corteo contro la precarietà al quale partecipano i vertici di Verdi, Pdci e Prc.
19 novembre - Prodi critica la presenza di Diliberto al corteo del giorno precedente per la Palestina: «Basta giocare con la piazza».
20 novembre - Il Consiglio dei ministri nomina i nuovi vertici dei servizi segreti.
1 dicembre - Viene ammainato il tricolore a Nassiriya e si conclude formalmente la missione italiana in Iraq.
10 dicembre - Prodi contestato al Motor Show di Bologna. La gente è stanca di lui, della sua immagine nel mondo, dei suoi inutili discorsi, dell’indulto, delle stangate economiche e della mancata ricrescita. Troppe persone non arrivano a fine mese.
11 gennaio 2007 - Seminario a Caserta che vede riuniti tutte le forze della maggioranza. Prodi nega la contrapposizione tra riformisti e radicali e lancia l'agenda per la crescita. Un fallimento, come si è ampiamente dimostrato.
25 gennaio - Il Consiglio dei ministri approva il pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni. La politica del governo non è assolutamente di “sinistra” su questo argomento, ma si dimostra asservita alle logiche di certi monopoli e di certe lobbies economiche. Ogni scelta viene percepita dalla gente come lontana dai suoi interessi.
31 gennaio - La Camera approva la mozione dell'Unione sulle coppie di fatto. L'Udeur vota contro. L'esito del voto spiana la strada alla presentazione del ddl Bindi-Pollastrini. Uno scandalo. Scende in campo anche la Chiesa.
1 febbraio - Il Senato approva un ordine del giorno della Cdl che sostiene la posizione del governo sull'allargamento della base militare Usa di Vicenza, mentre la maggioranza vota contro. Grande frizione con la sinistra radicale.
7 febbraio - Dopo l'uccisione dell'ispettore Raciti a Catania, il governo approva un decreto e un disegno di legge contro la violenza negli stadi.
8 febbraio - Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge sui Dico, assenti Mastella e Pecoraro Scanio. Ulteriore scandalo.
21 febbraio - Il Senato respinge le comunicazioni del ministro D'Alema sulla politica estera e il governo si dimette. Il 24 Napolitano lo rinvia alle Camere. Marco Follini annuncia il suo voto favorevole a Prodi. Il 28, al Senato, i sì sono 162 e i no 157. Il 2 marzo fiducia anche alla Camera. E’ Prodi bis, con rimpasto di governo per salvare capra e cavoli.
16 marzo - Silvio Sircana nominato portavoce del governo, dopo le polemiche per la notizia di una foto che lo ritrae in una via frequentata da transessuali.
22 marzo - La Camera approva, col ricorso al voto di fiducia, il decreto Bersani sulle liberalizzazioni.
19-22 aprile - Congressi dei Ds e della Margherita, che si sciolgono per confluire nel Pd. La scelta è rifiutata da Mussi, Angius e Salvi, dei Ds, e Gerardo Bianco, della Margherita.
1 giugno - D'Arrigo nominato comandante della Guardia di Finanza al posto di Roberto Speciale. Visco rimette la delega sulla Finanza, dopo astiose polemiche.
20 luglio - Accordo sulle pensioni tra governo e sindacati.
28 luglio - Approvata la riforma della giustizia.
10 settembre - Fabiano Fabiani designato dal Ministero dell'Economia per sostituire Angelo Maria Petroni nel cda Rai.
14 ottobre - Veltroni vince le primarie del Pd. Il 7 Dini era uscito fondando i Liberaldemocratici.
30 ottobre - Dopo l'uccisione a Roma di una donna aggredita da un rom romeno, il consiglio dei ministri vara un decreto legge sulle espulsioni. Polemiche con la Romania. Il governo non fa nulla per la sicurezza e per arginare l’immigrazione.
5 novembre - La maggioranza in Senato regge alla minacciata «spallata» preannuciata dal leader dell'opposizione Berlusconi. Si acuisce invece la spaccatura nell'opposizione.
11 dicembre - Bozza di riforma elettorale Bianco che piace a Fi e al Pd. Il «Vassallum» sembra andare subito in archivio.
21 dicembre - Il Senato approva la Finanziaria e il ddl sul welfare con voti di fiducia. Sul piano fiscale è un disastro. Roba da Prima Repubblica.
8 gennaio 2008 - Gianni De Gennaro nominato commissario per l'emergenza rifiuti in Campania.
Dopo lo scandalo rifiuti, il caso De Magistris, il caso La Sapienza-Benedetto XVI, il governo è sempre più in difficoltà.
16 gennaio - Mastella, indagato, si dimette.
24 gennaio - Dopo la fiducia ottenuta il giorno prima alla Camera, il governo Prodi viene bocciato dopo ridicole sceneggiate napoletane da parte di senatori Udeur.
Un senatore leghista stappa una bottiglia di champagne al Senato per festeggiare la fine dell’agonia.
Ecco i personaggi del crack:
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Nota di cronaca: Anche Andreotti ha voltato la gobba a Prodi, non presentandosi in Senato per il voto.
E ora cosa ci attende?
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha in mano le carte. Ha dichiarato di voler iniziare già oggi le consultazioni coi presidenti di Camera (Bertinotti) e Senato (Marini).
La prossima settimana attiverà le consultazioni coi partiti. Una cosa è certa: il centro-sinistra, salvo colpi di scena del cabaret politico Italia, non ha più i numeri per governare perché senza Udeur, Lista Dini, Turigliatto e Fisichella è privo di una maggioranza al Senato. Un re-incarico a Prodi, inoltre, sarebbe una mossa irresponsabile e ridicola, data anche l’estrema impopolarità dell’ex premier.
L’opposizione, come è nel suo ruolo, chiede giustamente elezioni anticipate. Ma sa che difficilmente si andrà subito a votare, perché non è interesse né di Berlusconi né di Veltroni votare con questa legge elettorale, che manterrebbe i vizi di ingovernabilità e lo strapotere ricattatorio dei partiti minori.
L’ipotesi più accreditata è quella del governo istituzionale, oppure delle larghe intese tra i due partiti maggiori o un esecutivo di tecnici che faccia la nuova legge elettorale e mandi il Paese al voto entro 2 anni. Sperando che fino ad allora non si presentino contingenze nazionali o internazionali cui può far fronte solo un governo politico, forte e autorevole.