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Obama, la crisi e il nuovo ordine mondiale

attualità politica 3


Obama, la crisi e il nuovo ordine mondiale, di Maurizio d'Orlando


L¹abisso della crisi economica spinge molti a proporre il governo di un organismo mondiale per l¹economia, ma anche per la politica. Il dominio della finanza è assicurato anche dal nuovo gabinetto di Barack Obama, costituito da persone fra i responsabili della crisi. Intanto nessuno rivendica il potere al popolo di battere moneta. La democrazia è uccisa dalla finanza.

Milano (AsiaNews) ­ Un nuovo ordine mondiale, da tempo programmato, sta per essere reso ³inevitabile². Molti politici ed economisti si affrettano a dire che ciò comporterà gravi sacrifici, ma ad ogni persona ³ragionevole² è evidente che si tratta di sofferenze e disagi del tutto ³necessari².
Catalizzatore di questa riformulazione del pianeta è la crisi economica di cui siamo vittime. Questa crisi a fuoco lento, da immobiliare, bancaria e finanziaria, sta ormai toccando l¹industria, l¹agricoltura e tutta l¹economia; dall¹epicentro statunitense sta raggiungendo in vari gradi tutto il mondo. Il timore di reazioni a catena su possibili sconvolgimenti economici politici e sociali, la paura di anarchia in ogni campo, forniranno lo strumento necessario per attuare questo nuovo ordine, che i più vedranno come l¹unico esito possibile. In tal modo, dovranno essere riformulati il governo; il direttorio mondiale della finanza, dell¹economia e della fiscalità; quello dell¹ordine pubblico, del sistema penale, della regolamentazione dei rapporti privati dentro e fuori l¹ambito familiare; della sovranità di ciascun popolo, della possibilità stessa di esprimere opinioni difformi dal pensiero unico relativista: tutto ciò sarà considerato l¹unica soluzione di fatto disponibile ed auspicabile.

Il nuovo ordine e il G 20
Fino a pochi decenni fa, tale nuovo ordine mondiale sarebbe stato considerato con orrore, un incubo, l¹anticamera di una dittatura planetaria.
Invece, d¹ora in poi i capi delle nazioni saranno lodati per aver dato prova, in un momento difficile, di senso del bene comune per tutti i popoli della terra e di interesse verso tutti gli strati sociali. Beninteso, questo è quanto ci verrà detto - temiamo molto presto - a ben più chiare lettere di quanto oggi possiamo intuire. Del resto, già da tempo, si parla della necessità di ³regole², di una nuova Bretton Woods. L¹occasione più probabile in cui ci verrà fornito il nome della medicina ³miracolosa² sarà forse la prossima riunione dei vertici politici ed istituzionali del G 20, in programma a Washington il 15 novembre. La ³medicina² sarebbe una banca centrale mondiale che regolamenti la moneta unica di riferimento ed i rapporti di questa con le sotto-denominazioni locali del sistema.
Al G 20, dopo una breve lezioncina ed una frettolosa diagnosi sulle difficoltà attuali ­ ³è tutta colpa di quegli scriteriati liberisti di Bush²
- la cura per sanare la terribile crisi ci verrà impartita proprio dai maggiori responsabili di questa stessa crisi. Basta vedere chi ha maggiormente finanziato la più dispendiosa campagna elettorale per la presidenza dell¹ex superpotenza americana (oltre un miliardo di dollari, in un momento di pesante recessione). Come sempre e come è ovvio, chi aveva interesse ha giocato su entrambi i tavoli per ogni evenienza; ma alla fine, come sappiamo, ha prevalso Barack Obama, anche in termini di spese: quasi il doppio in termini assoluti di quelle del candidato repubblicano. Oltre ai soliti settori - il mondo dello spettacolo e del¹informazione, quello universitario e dell¹istruzione, dell¹informatica e di internet - i contributi per il nuovo presidente sono venuti in particolare dai fondi speculativi (³hedge funds²); dagli studi legali [anch¹essi traggono risorse dalle complesse alchimie dei contratti di finanza creativa]; dai fondi di ³private equity²(1). Per non cambiare nulla, occorreva che all¹apparenza cambiasse tutto. In fondo, anzi in superficie, è bastato poco: il colore un po¹ più scuro della pelle del nuovo presidente. Per il resto, il governo del nuovo presidente è composto, dai ³soliti² responsabili, di fatto irresponsabili. Guardiamo ai nomi in lizza per il ministero del Tesoro:
Larry Summers, Tim Geithner e Robert Rubin. Sono tutti ultra-liberisti, persone che hanno sempre sostenuto la necessità di svincolare la finanza da ogni regola, dei nemici della legge Glass-Steagall(2).
Essi sono coloro che, nel girotondo d¹incarichi per i membri del clan ­ al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, nei governi del presidente Clinton, sotto l¹ala di Alan Greenspan e di Ben Shalom Bernanke, o addirittura al vertice della Federal Reserve Bank di New York (Geithner) ­ hanno di fatto pilotato tutti gli sviluppi precedenti e successivi all¹emergere della crisi odierna.

I volti vecchi del governo di Obama
Come capo di gabinetto, Obama ha scelto Emanuel Rahm, che vanta una carriera a cavallo tra la politica e le grandi case finanziarie di Wall Street. Nel suo caso c¹è pure dell¹altro. Non solo il padre di Rahm era membro dell¹Irgun(3), ma lui stesso ha anche la cittadinanza israeliana, ha combattuto per Israele, è il referente per le forze armate israeliane ed ha patrocinato lo scorso 4 giugno la candidatura di Obama ai vertici
dell¹AIPAC(4) ­ l¹organizzazione sionista americana finanziata anche dallo Stato di Israele e coinvolta in alcuni recenti casi di spionaggio. In Israele hanno commentato: ³[Rahm ] è il nostro uomo alla Casa Bianca².
Questa osservazione ci porta a considerare che forse la scelta tra i due candidati non era equivalente. A lungo in altalena nei sondaggi, dopo un¹apparente prodigiosa rimonta, lo schieramento repubblicano, rafforzato nelle propensioni degli elettori dalla vicenda della Georgia, è iniziato a precipitare in modo definitivo da quando il presidente Bush, a fine agosto, ha negato la fornitura di aerei-cisterna necessari all¹aviazione israeliana per un¹incursione a lungo raggio(5), rifiutando con ciò l¹avallo del governo americano ad un attacco contro l¹Iran. Pochi giorni dopo anche le quotazioni delle materie prime ed in primo luogo del petrolio, su cui le grandi banche d¹affari avevano pesantemente scommesso per compensare le perdite sui mutui immobiliari, hanno iniziato a sgonfiarsi per poi precipitare con le borse di tutto il mondo a partire dai primi di settembre(6).

La democrazia e la moneta
Da tutte queste premesse è chiaro che la presidenza Obama non porterà cambiamenti di rotta nella gestione della crisi finanziaria; al contrario rafforzerà la tendenza a proteggere le grandi istituzioni ed industrie a scapito delle piccole imprese e del cittadino medio che gli ha dato il voto.
Soprattutto è anche chiaro che nel G 20 di Washington non verrà per nulla scalfita la questione centrale dell¹attuale crisi finanziaria ed economica ­ e delle tante altre precedenti crisi della modernità e della postmodernità ­ cioè la sovranità e legittimità di sistema. Nel mondo a noi contemporaneo, l¹unico regime considerato pienamente legittimo, in termini di potere politico ed economico, è quello democratico. Per la diffusione della democrazia nel mondo sono state combattute molte guerre ed in democrazia, per definizione, sovrano è il popolo. Se, però, una democrazia evoluta e complessa come quella americana può essere pilotata ­ nel senso che all¹elettore è lasciata l¹illusione di scegliere mentre in realtà è il marketing politico che, come nei supermercati, guida gli orientamenti ­ da chi dispone di grandi risorse monetarie, non si può più affermare che la legittimità del sistema sta nel consenso popolare. Questo può essere comprato e, dunque, nella disponibilità stessa di moneta si fonda il consenso ed il potere in democrazia. Non si tratta certo di considerazioni nuove, ma il punto cruciale è che l¹emissione della moneta è di per se stessa un atto sovrano, nel senso che la circolazione della moneta è imposta per legge: un creditore non può rifiutare un pagamento in moneta avente corso legale e pretendere invece una diversa prestazione a suo piacimento (oro, argento, o altro), se non l¹ha concordato prima. Chi controlla l¹emissione della moneta, mediante regole scritte ad hoc, può favorire chi conviene o è più gradito(7).
Il paradosso della moderna democrazia è che il popolo sovrano ­ nei suoi supposti rappresentanti, i parlamenti, i capi di Stato e di governo ­ non ha di fatto e di diritto alcun potere all¹interno della Fed (ma anche della Bce, la Banca centrale europea) ­ in riferimento ad un atto sovrano di primaria importanza. A tutela pubblica e per evitare le intromissioni della politica, l¹emissione della moneta è stata privatizzata e sottratta al controllo pubblico. Il Sovrano, nei suoi rappresentanti, è inaffidabile e quindi in concreto non è sovrano. Non tutti sanno infatti che la Fed è un organismo di diritto privato così come ad esempio la Banca d¹Italia e molte altre banche centrali nel mondo. È così dagli albori del parlamentarismo, da poco dopo la ³Glorious Revolution² nel 1688(8).

1) Vedi ad es. Hedge Funds: Long-Term Contribution Trends | OpenSecrets; Lawyers / Law Firms: Long-Term Contribution Trends | OpenSecrets;
http://www.opensecrets.org/news/2008/11/obamas-pick-for-chief-of-staff.html)
2) La legge Glass-Steagall imponeva la separazione tra l¹attività bancaria e quella finanziaria. La legge era stata introdotta nel 1933 per prevenire la possibilità che si riproducessero le condizioni che portarono al crollo di borsa nel 1929 ed alla successiva depressione degli anni Trenta.
L¹abolizione della Glass-Steagall fu decisa nel 1999 dal governo del presidente Clinton. La finanza ³creativa², causa dei disastri finanziari odierni, è stata resa perciò possibile da un provvedimento non di un¹amministrazione del partito repubblicano ma di quello democratico.
3) Organizzazione sionista che tra le due guerre mondiali organizzava attentati cruenti per combattere il mandato sulla Palestina affidato dalla Società delle nazioni, antecedente dell¹ONU, all¹Impero britannico e per arrivare così a costituire su di essa lo Stato di Israele.
4) Obama's AIPAC Speech, Rahm's Endorsement | The New York Observer
5) a) Zionist Organization of America - Press Releases - ZOA Critical Of Bush Administration Decision To Deny Refueling Aircraft To Israel ; b) 'US rejects Barak's Boeing 767 request' | Iran news | Jerusalem Post
6) Futures chart - Oil price chart
7) Ad esempio solo alle società elencate nella ³Primary Dealers list² (storicamente non più di venti nomi, quelli più citati nelle recenti cronache finanziarie) è consentito l¹accesso alle transazioni ed alle aste della Fed per i titoli di Stato emessi per importi miliardari. Primary Dealer List - Federal Reserve Bank of New York
8) Anche nel moderno parlamentarismo vi è un forte intreccio tra finanza e politica. Le recenti ³rivoluzioni arancioni² nell¹Est europeo, sostenute dal finanziere George Soros, si ispirano infatti proprio al precedente storico della ³Glorious Revolution². Il parlamentarismo si era infatti imposto in Gran Bretagna con la ³Glorious Revolution² spodestando il cattolico Giacomo II Stuart. Non bisogna però confondere parlamentarismo e costituzionalismo.
Giacomo II era Sovrano legittimo e costituzionale perché aveva riconosciuto il potere legislativo del parlamento. Guglielmo d¹Orange con un esercito di mercenari olandesi e tedeschi, finanziato dai banchieri di Amsterdam aveva invaso e conquistato l¹Inghilterra. ed aveva spodestato Giacomo II. Per sdebitarsi, l¹Orange - che fu detto il Re dei banchieri - pochi anni dopo ha concesso il monopolio dell¹emissione di moneta avente valore legale a dei privati che costituirono la Bank of England e la Bank of Scotland. Con un capitale di due milioni di sterline oro la Bank of England, da un lato era impegnata a concedere per pari importo un prestito che fruttava un interesse. Dall¹altro lato poteva emettere certificati aurei, cioè moneta a quell¹epoca, sempre per il medesimo importo. In un certo senso avevano raddoppiato il capitale. L¹esercito orangista non dové combattere perché Guglielmo d¹Orange ottenne l¹aiuto di alcuni influenti notabili che, invece di affrontare l¹invasore sul campo, si accordarono con lui e tradirono il loro legittimo sovrano. Il principale di costoro fu il capostipite dei Churchill.

(AsiaNews del 14 novembre 2008)

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