di Maurizio-G. Ruggiero

Il femminicidio non esiste. Se non nelle fantasie represse di matte femministe che, in nome di un egualitarismo che rifiuta la natura così come voluta dal Creatore, incitano all’odio un sesso contro l’altro, contrapponendoli, in una riedizione della lotta di classe, trasformata e applicata adesso alle relazioni fra uomo e donna.

È sempre esistito invece ed esisterà sempre (ma gli uomini non se ne sono mai lamentati, né se ne lamenteranno per spirito d’eguaglianza, giacché sanno che questo sacrificio tocca a loro, come sesso forte e come a chiunque sia investito di maggiori responsabilità) il viricidio: per millenni e sempre, fino a che esisterà il mondo, gli uomini si sono sacrificati in guerra per la difesa della loro Patria, dei loro focolari (mogli e figli in  primis); per millenni e sempre, fino a che esisterà il mondo, gli uomini si sono sacrificati nell’esercizio di lavori pesanti e pericolosi, sistematicamente scartati dalle donne o giustamente mai assegnati loro in considerazione della loro indole, perché destinate alla dimensione domestica degli affetti (cosa sacrosanta); o perché inadatte; o ancora (e qui siamo alla beota modernità) perché le stesse donne si guardano bene dallo svolgerli, preferendo acquattarsi in qualche posto pubblico. Impiegate in lavori più o meno inutili, conformisti e ben retribuiti, dove passano carte, compilano moduli o relazioni che nessuno legge, montano in boria e opprimono il prossimo, tutelate e garantite dal sistema neogiacobino; salvo squinternarsi ancora di più di quanto già non siano (considerata l’innata volubilità) sconvolgendo così il fragile equilibrio che la natura permette loro.

Si aggiunga che lo stragrande numero di vittime di delitti (e degli autori che li commettono) sono uomini: si pensi, per tutti, a quelli che avvengono in ambito malavitoso. Una scorsa alle statistiche e tabelle omicidiarie compilate dal Ministero dell’Interno[1], per stare alla sola Italia (ma tutto il mondo è paese) non lascia nessun adito a dubbi: nel quindicennio 1992-2006 ogni 100 omicidi, 77 vittime sono state uomini e 22 soltanto le donne. Fra gli autori di delitti, 93 sono uomini e 7 donne. Dunque gli uomini si ammazzano fra di loro in stragrande e assoluta maggioranza, pari a oltre i ¾ del totale, sicché non c’è storia.

Sul totale degli omicidi, quelli di indole passionale (che coinvolgono le donne) sono 2.225 su 12.716 (sempre nel quindicennio 1992-2006); ovvero, appena il 17% del totale, inclusi quelli causati da un moto d’ira o da vendetta fra due soggetti qualsiasi, da litigi tra fratelli, tra figlio e padre, fra nipote e zio o nonno (tutti maschi). Sicché la percentuale del 17% dei delitti passionali è da considerarsi largamente sovrastimata.

Dunque, dinnanzi all’evidenza dei numeri, nessuna lamentazione vittimistica di genere è possibile: il femminicidio non è che una colossale fanfaluca della propaganda radical-comunista, ripetuta a paperetta dai suoi interessati lacchè.

Ai cantori immoralisti del relativismo etico non bastano divorzio; adulterio libero; aborto; eutanasia; sessismo femminista; comuni sessantottine; fecondazione artificiale, con tanto di eliminazione di embrioni soprannumerari; uteri in affitto e pluralità di madri; nudisti e liberoscambisti di coppie; ideologia gender con invenzione di cinque sessi, poiché la sessualità sarebbe un dato culturale e non genetico naturale; transessualismo, travestitismo e altre perversioni; propaganda e congiura sodomitica, con adozioni dei minori; pedofilia “dolce”. No, non bastano ancora, adesso ricorrono anche a questa ennesima balla del femminicidio (che non c’è) per minare ulteriormente la famiglia.

Solo entro quel generico 17% di delitti passionali, esiste infatti una particolare fascia, che sono quelli che si consumano principalmente in danno di donne e nella sfera domestica (e dove potrebbero capitare sennò?). è infatti ovvio che questa particolare categoria di delitti, che costituisce comunque una assoluta minoranza, investa in particolare il genere femminile e capiti in casa: sarebbe come stupirsi che le vittime nell’ambito dell’edilizia avvengano principalmente nei cantieri, e dove dovrebbero accadere, sennò, ai Luna Park?

Fra questi delitti passionali, familiari e casalinghi, particolarmente nefandi e odiosi sono quelli fra sodomiti e lesbiche (139 fra il 1975 e il 2000 in Italia). Ma che strano! Non ci avevano fatto credere che l’amore puro fosse quello invertito; che la perfezione si trovasse tra i fans del vizio impuro, quello che grida vendetta al cospetto di Dio, assieme all’omicidio volontario e ad altri gravissimi peccati? Non ci avevano contrabbandato i sodomiti come la nuova plebs sancta della modernità, eternamente perseguitata dai quei cattivoni degli eterosessuali? ( leggi: le persone normali). Parleranno ora di sodomiti femminicidi o di femminicidio lesbico, a proposito di questi delitti?

Ecco qua sotto un bel paio di smentite della propaganda. La verità, presto o tardi, salta fuori. http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=175649

Freddata nel sonno forse per motivi passionali

Donna spara e uccide la convivente nel Bresciano

                                                                                                                        Brescia, 10-03-2013

Due colpi alla testa che hanno posto fine alla vita della sua compagna, esplosi con una Beretta calibro 7,65 acquistata solo cinque giorni prima. Una circostanza, questa, che con tutta probabilità farà scattare l’accusa di omicidio premeditato, con l’aggravante della minorata difesa. Perché Angela Toni, 35 anni, operaia in una fabbrica di materie plastiche a Rodengo Saiano, ha freddato Milena Ciofalo, 34 anni, che aveva perso il suo lavoro da barista qualche mese fa, mentre dormiva, la notte scorsa, nella loro casa di Gussago, nel Bresciano. 

È stata la stessa Toni, qualche ora dopo il delitto, a chiamare i carabinieri: “Ho ucciso la mia donna”. L’hanno trovata in casa, accanto al corpo di Milena che ha vegliato per qualche ora; nella camera da letto due bossoli. Ha balbettato qualche tentativo di spiegazione da cui i militari di Gardone Valtrompia e Brescia hanno capito che l’uccisione era maturata per una questione passionale. 

“Un omicidio che ha un movente passionale”, ha infatti confermato il comandante provinciale di Brescia, colonnello Marco Turchi, che trae origine da “un rapporto di coppia difficile”. A Gussago, in una villetta a schiera a due piani, la coppia era arrivata da meno di un anno, la vittima era originaria di Agrigento, quella che da compagna nella vita è diventata la sua assassina da Perugia. Una vicina di casa, una donna dell’Est, racconta che due mesi fa le aveva sentite “litigare abbastanza forte”. Come è successo ieri sera, “ma poi si erano calmate”. 

Angela Toni, invece, ha atteso che Milena si addormentasse, ha impugnato la pistola, le ha messo un cuscino in faccia e l’ha uccisa. Davanti al magistrato, forse già domani, dovrà spiegare perché ha comperato quell’arma solo pochi giorni fa per poi ottenere un permesso di porto per il tiro a volo. Dovrà spiegare se sospettava che la sua compagna avesse cominciato a frequentare qualche altra persona, caricando la sua gelosia fino a farla esplodere oppure se Milena voleva lasciarla e lei ha deciso che non potesse essere di nessun altro. 

A Gussago le conoscevano in pochi; facevano una vita riservata. Milena, nei locali in cui aveva lavorato come barista è ricordata come una brava dipendente. Non nascondeva il fatto di essere lesbica. Una coppia come tutte le altre, hanno ricostruito gli investigatori, con i loro dissidi che fanno parte della quotidianità, diventati più frequenti e accesi negli ultimi tempi ma che non lasciavano presagire la tragedia della notte scorsa. 

La vicina di casa dell’Est Europa aveva sentito il rumore di due colpi ma non aveva pensato a degli spari. Milena, invece, era morta, uccisa dalla persona che aveva amato e che ora è in carcere con accuse che potrebbero costarle l’ergastolo.

http://www.igossip.it/21473-coppia-lesbica-picchia-a-morte-il-figlio-di-4-anni-si-rifiutava-di-dire-papa.htm

www.igossip.it – 11 luglio 2012

Coppia lesbica picchia a morte il figlio di 4 anni: si rifiutava di dire papà

Lo hanno ucciso di botte, perché si rifiutava di dire “papà” alla compagna della mamma

Aveva solo quattro anni, il piccolo Jandre, quando qualche anno fa, ha pagato con la sua vita, la “colpa”, di non aver chiamato la fidanzata della mamma, “papà”.

Una terribile storia che arriva dal SudAfrica: le due donne, che stavano insieme da diversi mesi, hanno scatenato la loro ira contro il bimbo che di rifiutava di chiamare “papà” la nuova fidanzata della mamma. La donna, infatti, aveva lasciato il marito ed era riuscita ad ottenere l’affidamento del figlio: dopo qualche mese ha iniziato una relazione con una sua collega, incontrata sul posto di lavoro. Da lì è nato l’amore e le due donne, sono, poi, andate a vivere assieme con il piccolo Jandre.

Tutto sembrava proseguire per il verso giusto, fino a quella terribile e forse “prematura” richiesta da parte della compagna della madre del bimbo, di chiamarla papà: il bimbo, consapevole del fatto che un padre vero ce l’aveva, si rifiutava costantemente, ma un giorno la donna lo ha praticamente, ucciso di botte, portandolo fino alla morte.

Due testimoni hanno assistito alla terribile scena, dichiarando che mentre Jandre è stato aggredito, la madre non è riuscita a intervenire o proteggerlo. Le prove hanno dimostrato di aver subito terribili ferite, tra cui una frattura del cranio e danni cerebrali, così come le gambe rotte, clavicola, mani e bacino. Il giudice ha accettato la testimonianza del professor Mohammed Dada, un esperto di trauma, il quale ha affermato che le ferite riportate sul corpo del bambino erano simili a quelli di una persona che aveva subito una caduta dal secondo piano di un palazzo.

Le due donne, ora, sono in prigione e rischiano fino a 23 anni di reclusione, troppo pochi, forse, per aver portato via un’anima innocente.