Archivio per la categoria Storia

Ricordo del Maresciallo Pétain, nel sessantesimo della sua morte

Con questo splendido lavoro di ricerca il nostro stimato collaboratore Raimondo Gatto ha voluto dedicare un ricordo al Maresciallo Pétain, l’eroe di Verdun, al quale i libri di storia dedicano poche righe, se va bene. Il nostro Circolo Christus Rex realizzerà, a breve, una pubblicazione di questa opera di cui il Prof. Antonio Diano ha curato la supervisione.  

di Raimondo Gatto

1) L’eroe di Verdun

Non poteva trascorrere quest’anno senza che venisse ricordato il sessantesimo anniversario della morte di Philippe Pétain, capo dello stato francese,nel periodo che seguì la disfatta della Francia dopo l’invasione tedesca del maggio 1940; formalmente rimase capo dello stato sino al giugno del 1944, di fatto lo fu sino al novembre del 1942. Philippe  Pétain  divenne noto durante la prima guerra mondiale per aver criticato la leggerezza con cui si mandavano al massacro i fanti, falcidiati dall’artiglieria tedesca. Fu nominato generale di corpo d’armata, poi comandante della piazzaforte di Verdun nel febbraio del 1916, con il compito di bloccare l’avanzata germanica che avrebbe dovuto infliggere ai francesi il colpo decisivo; grazie all’abilità di Pétain, fu sventato  il “colpo risolutivo”(1). La battaglia  dello   Chemin de Dame, nel 1917, causò un nuovo massacro tra i belligeranti, che da parte francese provocarono ammutinamenti, cui si reagì con fucilazioni punitive, ma Pétain si oppose a questi metodi diventando molto popolare tra la truppa; nel 1918, alla fine delle ostilità, fu nominato comandante supremo. Il nome dell’eroe di Verdun è il sinonimo della vittoria.  Prosegui la lettura »

Torna Littoria?

Segnalazione di Raimondo Gatto

Un comitato ha organizzato una raccolta firme per chiamare la città con il vecchio nome fascista

Un referendum consultivo per cambiare il nome di Latina in Littoria, come era chiamata la città ai tempi del regime fascista. Una provocazione? Non proprio, secondo Euro Rossi, ex ufficiale dell’aeronautica e presidente del comitato promotore “Mi chiamo Littoria”, che ha inviato anche una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per informarlo della iniziativa.

«È una questione puramente storica – ha spiegato Rossi – lontana da appartenenze e logiche politiche. Latina ha scontato la colpa di essere stata simbolo del regime. Ora vogliamo che siano i cittadini a scegliere quale nome dare alla città».

La prima pietra della città fu posata dai fascisti il 29 giugno del 1932 dopo la bonifica delle paludi dell’Agro Pontino, con il nome di Littoria. Prosegui la lettura »

Quando il Sud si sveglierà

Segnalzione di Controcorrente Edizioni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo con ampio anticipo la notizia inerente il XX convegno della fedelissima città di Gaeta.

La Storia, le storie. L’identità e la tradizione. L’indipendenza e la sovranità politica e monetaria, la difesa del territorio, della lingua, della cultura, dell’economia e del lavoro. Tutto in nome del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.

L’Assedio di Gaeta (1860-1861), condotto dalle truppe dell’esercito piemontese guidate dal generale Enrico Cialdini, dopo l’incontro di Teano, concluse il processo di dissolvimento del Regno delle Due Sicilie, che portò alla proclamazione del Regno d’Italia. È uno degli ultimi grandi assedi condotti col metodo cosiddetto scientifico. L’esercito assediante fece uso infatti dei moderni cannoni a canna rigata che decretarono la fine delle fortificazioni costruite fuori terra.

La sera del 6 settembre del 1860, su consiglio del direttore di polizia Liborio Romano, Francesco II di Borbone lascia Napoli a bordo della nave da guerra il “Messaggero” accompagnato dalla consorte Maria Sofia di Baviera, e dal suo seguito composto dal principe Nicola Brancaccio di Ruffano, il conte Francesco de la Tour, il marchese Imperiali, la duchessa di San Cesareo, il duca di San Vito Emanuele Caracciolo, il maresciallo Riccardo de Sangro principe di San Severo, il Retro ammiraglio Leopoldo del Re, il maresciallo Giuseppe Statella, il maresciallo Francesco Ferrari, oltre a 17 guardie nobili del corpo, senza tentare la benché minima resistenza. Prosegui la lettura »

Roosevelt sapeva dell’imminente attacco giapponese a Pearl Harbour

di J. Howeis  Un documento di 20 pagine dei servizi di spionaggio della marina militare americana (ONI) del 3 dicembre 1941, appena declassificato, viene ora pubblicato dallo storico Craig Shirley nel suo recente volume December 1941: 31 Days that Changed America and saved the World.
Settanta anni dopo l’attacco a sorpresa della flotta giapponese contro la base hawaiana di Pearl Habor del 7 dicembre1941, questo documento viene ad aggiungersi ai numerosi altri noti da tempo per dimostrare chiaramente che l’intelligence Usa era ampiamente edotta dei preparativi giapponesi per l’attacco che portò gli Stati Uniti d’America nella Seconda Guerra Mondiale.
Nel documento, gli analisti della US Navy scrivevano espressamente che “il Giappone si sta attivamente servendo di ogni canale utilizzabile per garantirsi informazioni militari, navali e commerciali, concentrando la propria attenzione sulla West Coast, sul Canale di Panama ed sulle isole Hawaii”. Aggiunge poi che la marina giapponese stava raccogliendo “dettagliate informazioni tecniche” sulle installazioni militari americane.
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Eroismo e sacrificio del Generale Borjes

Segnalazione di M.G-Ruggiero

Il tradimento di ufficiali borbonici e l’eroismo del Generale legittimista carlista Don José Borges o Borjes ucciso dai risorgimentalisti nel 1861, men che quarantenne (dal film ‘O Re di Luigi Magni, 1989). Qui in un brano più ampio di quello un tempo su youtube e ch’era scomparso:

http://www.youtube.com/watch?v=D2wlrrawsIo

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Le verità nascoste: I fantasmi del Cansiglio e la Cartiera della morte

       

di Redazione

Presentiamo due libri scritti dall’avvocato Antonio Serena inerenti fatti di storia avvenuti negli ultimi anni della II Guerra Mondiale ed a guerra finita nella zona del trevigiano ed in particolare del Cansiglio. Editrice Mursia, Collana: Testimonianze fra cronaca e storia: 1939-1945: Seconda guerra mondiale.

Ne “La Cartiera della morte”:

«Si uccideva senza nemmeno prender nota del nome delle vittime.» (Rapporto dei carabinieri della tenenza di Treviso, 2 agosto 1949) Prosegui la lettura »

Padula: scoperto un nuovo “campo di sterminio”?

Segnalazione di Massimo Mariotti

Viaggio semi-serio nell’Italia dei miracoli… antifascisti

di Pietro Cappellari*

Il lettore benpensante, quello politicamente corretto, liberale e democratico, borghese in poche parole, ci accuserà certamente di essere maliziosi, dei polemici di professione. Gli imprenditori dell’industria dell’olocausto – come l’ha definita Norman Finkelstein – ci accuseranno di “lesa maestà”.

Ai primi non è necessario rispondere, ai secondi diciamo subito che, per noi, la vita umana è un valore in sé, e rispettiamo tutte le vittime di tutti i genocidi che si sono verificati nel corso dei secoli, sia quello che ha colpito il popolo armeno, sia quello degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia, ecc. senza speculazioni di sorta, senza “classifiche”, senza omissioni. Prosegui la lettura »

3 Novembre 1867: la vittoria pontificia di Mentana

a cura del Centro Studi Federici


Il 3 novembre 1867 l’esercito pontifico riportava una magnifica vittoria nella battaglia di Mentana (con la precipitosa fuga di Garibaldi), a coronamento di 45 giorni di vittoriosi combattimenti (ad eccezione di Monterotondo) contro i nemici della religione e del papato. Gli sconfitti, per non ammettere l’eroismo dei soldati del Papa Re, attribuirono il successo all’esercito francese.
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Quando il terrorismo tricolore colpì i soldati del Papa Re

A cura del Centro Studi Federici


Negli anni di piombo i terroristi erano rossi, durante il risorgimento erano tricolori. Nel rione Borgo, a pochi passi dal Vaticano, nell’edificio dove oggi vi è la Scuola Pontificia Pio IX, si trovava la Caserma Serristori che ospitava gli zuavi pontifici. Il 22 ottobre 1867 il terrorismo risorgimentale fece esplodere la caserma, assassinando i giovani zuavi componenti della banda musicale e alcuni passanti, tra cui una bambina di sei anni. I due esecutori materiali furono arrestati e giustiziati, dopo che entrambi si erano riconciliati con Dio. Secondo alcune fonti l’organizzatore dell’attento fu il bergamasco Francesco  Cucchi, poi senatore del regno, inviato a Roma da Garibaldi nell’illusione di organizzare una sollevazione del popolo romano. Successivamente la cricca rivoluzionaria strumentalizzò la giustizia pontificia facendo nascere la leggenda nera del Pio IX papa forcaiolo. Col presente comunicato rendiamo omaggio alle vittime dell’azione terroristica.

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Intervista al comandante della Decima Mas, Sergio Nesi

Segnalazione di Massimo Mariotti

All’annuncio dell’armistizio mi trovavo a Portorose (Istria) presso la Scuola d’Osservazione Aerea della Regia Marina situata nel locale Idroscalo, proveniente da tre anni d’imbarco sull’Incrociatore Raimondo Montecuccoli. Rivestivo il grado di Tenente di Vascello in S.P.E. (Servizio Permanente effettivo).
1. Prima del 25 luglio 1943 lei si riteneva un fascista convinto?

 

2. Quali sono state le sue sensazioni dopo 1′8 settembre?

Furono diverse da quelle dopo il 25 luglio? Le sensazioni dopo 1′8 settembre sono state sensazioni “militari”. Da 45 giorni Mussolini era stato arrestato e non si sapeva dove fosse. Il Governo fascista non esisteva più ed al suo posto c’era un nuovo Governo. Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III ed il Capo del Governo Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio alla sera dell’8 settembre avevano proclamato per radio l’armistizio. Armistizio (come lo interpretammo correttamente a Portorose) significava “cessazione provvisoria delle ostilità concordata dai belligeranti attraverso i comandanti supremi delle rispettive forze armate operanti” (dal Devoto-Oli). Eravamo dei militari. Prosegui la lettura »

20 Ottobre 1944: la strage degli innocenti

Segnalazione di Adriano Rebecchi

ll 20 ottobre 1944 una formazione di aerei anglo-americani B24 e B27 era in missione per bombardare le officine Breda e la stazione ferroviaria di Greco in prossimità di Milano. Era una giornata soleggiata, priva di foschia e di nubi, ma per un errore di calcoli gran parte degli aerei si trovò nell¹impossibilità di colpire i bersagli strategici prefis-sati.

Nonostante la consapevolezza di ciò, alle ore 11,24 gli aerei, prima di rientrare, sganciarono comunque le bombe in una zona abitata e priva di ogni obiettivo militare. Uno degli ordigni esplosivi da 500 chilogrammi centrò la scuola elementare Francesco Crispi di Gorla (Milano) durante le ore di lezione mentre gli alunni stavano scendendo nel rifugio. Ci fu un¹esplosione devastante che sventrò completamente l¹edificio scolastico seppellendo sotto le macerie 184 bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, la Direttrice, 14 insegnanti, 4 bidelli e un¹assistente sanitaria, da aggiungersi agli altri 480 morti di quel bombardamento.

Una prece per queste vittime innocenti e troppo spesso dimenticate (n.d.r.)

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Salerno: I Briganti: la rivolta dei contadini contro l’invasione piemontese

de L’ ASSOCIAZIONE

LUCANA


I BRIGANTI

 

La rivolta deicontadini


contro l’invasione piemontese
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Trieste: Tutta un’altra storia

Segnalazione di don Floriano Abrahamowicz

In allegato il manifesto/invito della manifestazione organizzata da Associazione Culturale Novecento in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Storiche Militari Carlo Alfredo Panzarasa e il Centro Studi Volonta’.

Le conferenze si terranno il 13-14-15 Ottobre 2011

Vi aspettiamo

Fabrizio Cassara’

clicca su: manif altrastoria bis (chi non aprisse il link può richiedere il programma a christusrex@libero.it )

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Un film sui Cristeros messicani

A cura del Centro Studi Federici

Un’interessante (e apparentemente rispettosa) trasposizione in immagini della Cristeros War (1926 – 1929), la Cristiada del titolo per l’appunto. Il popolo messicano insorse (i noti cristaderos) in questa rivolta, dopo la proclamazione della legge di matrice massonica e anticlericale detta “Calles”, dal nome del presidente Plutarco Elìas Calles. I molti provvedimenti atti a neutralizzare la struttura ecclesiastica sul suolo latino ebbero effetti a dir poco devastanti (sotto una certa ottica ovvio): da ben 4500 sacerdoti cattolici presenti prima della rivolta, ne rimasero soltanto 334 per quindici milioni di fedeli.
Il film riapre la memoria su un periodo spesso trascurato e di assai complessa definizione, se separato dall’intricato contesto storico di quegli anni. Il trailer, come accennavo poc’anzi, sembra trasmettere una storia di rivalsa, di lotta per la libertà, per la libertà soprattutto di credere e difendere ciò che si ritiene sacro, e dunque forse un nuovo titolo da considerare sotto la lente del “cattolicesimo al cinema”. Sarà possibile saperlo solo all’uscita nelle sale (fra l’altro non ancora stabilita) dato che, come insegna l’esperienza, tutto ciò che viene detto prima molto spesso è semplice marketing o “de-marketing”. Prosegui la lettura »

A chi giova la tesi della cosiddetta “unicità” del genocidio ebraico?

di Costanzo Preve 

 http://www.dalrifugioallinganno.it/campodisterminio.jpg
    1. Faccio riferimento a due pagine del Corriere della Sera del 31 agosto e del 1° settembre 2011, con interviste di Stefano Montefiori a Pierre Nora e Claude Lanzmann, e commento dell’intellettuale di regime Pierluigi Battista. Essi si indignano per il fatto che sui manuali francesi di storia la parola “Shoah” sia stata sostituita da termini come genocidio, sterminio ed annientamento, perché temono che dietro questa vaga terminologia ci sia una strategia non certo di “negazionismo”, ma anche soltanto di relativizzazione e di “banalizzazione” (termine usato in Francia) della cosiddetta “unicità” del genocidio ebraico.
    Il lettore intenda bene. Qui non si ha a che fare con una giusta, legittima e sacrosanta reazione alle tesi “negazioniste”. Qui si intende affermare la tesi mistico-religiosa della cosiddetta Unicità e Imparagonabilità del genocidio ebraico. Si è dunque all’interno di quella costellazione ideologica che a suo tempo Domenico Losurdo definì “giudeocentrismo”, che in quanto tale non ha nulla a che fare con la giudeofilia né con la giudeofobia (termine da preferire a quello di antisemitismo, visto che anche gli arabi musulmani sono semiti).
    A chi giova questa follia? Non certamente alla memoria storica per le vittime innocenti. Certamente non alla prevenzione di crimini di questo tipo, prevenzione che sarebbe molto più facilitata dalla comparabilità e dall’analogia storica piuttosto che da una mistica unicità. E allora a chi giova? Prosegui la lettura »