Archivio per la categoria Ambiente

Quando la natura degli animali prevale sull’imbecillità degli animalisti

Segnalazione di Raimondo Gatto

La tragedia nell’Artico norvegese

Attacco di un orso polare : un morto e quattro feriti alle isole Svalbard

Le vittime sono giovani britannici facenti parte di un gruppo che organizza spedizioni scientifiche

MILANO - Attacco mortale da parte di un orso polare sulle isole Svalbard, in Norvegia. Il bilancio è di un morto, un ragazzo di 17 anni, e quattro feriti, due adolescenti di 16 e 17 anni e due adulti, di 27 e 29 anni. Le circostanze sono state definite «brutali» e secondo alcune testimonianze il ragazzo sarebbe stato «sbranato». Alle 7,30 del mattino, ora locale, l’animale ha colto di sorpresa un gruppo di escursionisti britannici che campeggiavano su un ghiacciaio nell’ambito di una spedizione organizzata dal 23 luglio al 28 agosto dalla Società delle scuole di esplorazione britanniche (Bses) cui partecipano un’ottantina di persone. Nella zona nei giorni scorsi, era stata emanata un’allerta orsi, in base a informazioni da fonti locali.

 

  L'accampamento attaccato (Afp)

 

  L’accampamento attaccato (Afp) L’ATTACCO – L’orso ha attaccato a sorpresa un gruppo di 14 persone presso il ghiacciaio Van Post, situato a una quarantina di chilometri da Longyearbyen, la ‘capitalè di questo arcipelago a nord del circolo polare artico. «La vittima aveva 17 anni», ha riferito il vicegovernatore delle Svalbard (Spitzberg), Lars Erik Alfheim, mentre i feriti hanno «seri tagli alla testa» ma le loro condizioni «sono stabili». Per i feriti è stato organizzato il trasferimento in elicottero verso l’ospedale di Tromsoe, nel nord della Norvegia, sul continente. Verso le 7,30 ora locale (5,30 Gmt) la polizia ha ricevuto una richiesta di aiuto da parte degli inglesi attraverso un telefono satellitare. Diversi elicotteri si sono immediatamente messi in volo per raggiungere il luogo della tragedia, dove la natura è selvaggia e non ci sono strade. Restano ancora molti punti oscuri in merito alle circostanze dell’attacco, ha detto Alfheim, in particolare sulle ragioni del numero elevato delle vittime. Prosegui la lettura »

Gli americani vogliono il petrolio del Veneto. Altrimenti ci dichiareranno guerra?

Trivelle texane in Veneto: il miraggio del petrolio

Dalla Basilicata al Nord-Est, un sogno lungo 60 anni. Una compagnia Usa ha chiesto di scavare in tre province.

VENEZIA – L’oro nero della pianura veneta attrae gli yankee. Ma riusciranno i texani a piantar trivelle per scoprire se nel sottosuolo vi sono giacimenti di idrocarburi? Sarebbero i primi passi verso lo sfruttamento prossimo venturo da parte di una società, la «Aleanna Resources» che, di sicuro, non è la prima ad interessarsi a questo territorio. Già negli anni 60 si scoprì che nel Polesine c’era il metano e, in parallelo, si accertò che gli scavi provocavano il fenomeno delle «subsidenza» (abbassamento del
suolo), con effetti devastanti per quei luoghi sospesi tra terra, fiume, mare. Vero è che l’arrivo degli americani in Veneto ha riportato d’attualità il tema e ieri Il Gazzettino vi ha dedicato una pagina, raccontando il progetto, che riguarda 70 Comuni delle province di Rovigo, Padova, Venezia, e che non piace alla gran parte dei sindaci. Prosegui la lettura »

Disastro in Giappone: “Falsificati i rapporti di sicurezza a Fukushima”

di Manila Alfano

La verità arriva a freddo e fa ancora più male. Si scopre dodici giorni dopo, e non è nemmeno più rabbia o indignazione. È molto di più. La vedi negli occhi della gente terrorizzata, che corre a farsi i test, che dà ai figli pastiglie di iodio contro il cancro alla tiroide. Oggi si sa: il disastro nucleare di Fukushima poteva essere evitato. Bastavano i controlli di routine, le carte in regola e ora, quella maledetta centrale avrebbe retto. Non ci sarebbero stati quei reattori impazziti, né l’incubo fusione. E soprattutto ora, là, non ci sarebbero quei 180 martiri corsi a spegnere gli incendi. Alla fine la Tepco, l’agenzia responsabile della centrale nucleare, ha ammesso: «Abbiamo falsificato i rapporti sulla sicurezza degli impianti». Per il Giappone è lo choc più grande. La verità detta così suona come il peggiore dei tradimenti. Arriva e delude quel senso di lealtà e di dovere che il popolo giapponese si porta nel cuore. Una ferita enorme, un disastro nucleare pari solo a quello di Chernobyl, che fa scivolare il Paese in un incubo contaminazione che si attacca sui cibi, sulla gente. È preoccupata l’Ue che ora nel consiglio straordinario dice che i «controlli si faranno in base a standard molto elevati». Anche il mare è sporco di iodio radioattivo. Un Paese in ginocchio e distrutto, che all’economia costerà 235 miliardi di dollari, il 4 per cento del Pil del Paese. Prosegui la lettura »

Terremoti e maremoti

Segnalazione di Cristina Enrica Bodrato

The “quake machine” – L’arma sismica

di Giuditta

Da una dichiarazione di William Cohen, ex segretario di Stato per la Difesa USA, del 28 aprile 1997:

Others [terrorists] are engaging even in an eco-type of terrorism whereby they can alter the climate, set off earthquakes, volcanoes remotely through the use of electromagnetic waves. So there are plenty of ingenious minds out there that are at work finding ways in which they can wreak terror upon other nations.It’s real, and that’s the reason why we have to intensify our[counterterrorism] efforts.

Secretary of Defense William Cohen at an April 1997 counterterrorism conference sponsored by former Senator Sam Nunn. Quoted from DoD News Briefing, Secretary of Defense William S. Cohen, Q&A at the Conference on Terrorism, Weapons of Mass Destruction, and U.S. Strategy, University of Georgia, Athens, Apr. 28, 1997. 

Traduzione: Prosegui la lettura »

Aiutiamo gli alluvionati Veneti con un sms. Quando si concretizzerà l’aiuto del Governo?

Un aiuto concreto per chi, in Veneto, a causa dell’alluvione ha perso tutto: casa, automobile, vestiti ecc. La stima degli alluvionati è di circa 500.000 persone.

Per donare 2 euro basta inviare un sms al numero 45501, anche senza messaggio, dagli operatori Tim, Vodafone, Wind e 3 o tramite una chiamata da rete fissa Telecom. I soldi raccolti serviranno per aiutare a rimettere in sesto case, scuole e fabbriche. Inoltre, presso la filiale milanese di Ubi Banca sarà attivo un conto su cui potranno essere fatte le donazioni. Il conto sarà intestato a “LIBERO PER GLI ALLUVIONATI DEL VENETO” e sarà attivo pressoUBI Banca Popolare Commercio & Industria
Filiale di Milano – Viale Piave – Tel.02-7625541

Codice IBAN:   IT 75 F 05048 01643 000000002010

IN ATTESA CHE LE PAROLE DEL GOVERNO SI TRAMUTINO PRESTO IN FATTI: Prosegui la lettura »

Il fortino leghista si sente solo, travolto da fango e indifferenza

di Redazione

Hanno un diavolo per capello i veneti, fradici o asciutti che siano. Questa volta non c’è campanilismo che tenga. I vicentini assieme ai veronesi, i padovani con i veneziani, tutti uniti dall’alluvione contro lo Stato cinico e baro. Che stiano a destra, al centro o a sinistra, poveri o ricchi, cattolici o mangiapreti, lanciano in coro un unico messaggio al resto della nazione: questa volta dovete aiutarci, abbiamo l’acqua alla gola ma nessuno ne parla. Tre morti, 500mila disgraziati in ammollo, 6mila sfollati, case e aziende distrutte, danni per mille miliardi e l’A4 chiusa per tre giorni tra Verona est e Montebello, non per l’esondazione dell’Adige o del Brenta ma per colpa di un fiumiciattolo di cui nessuno si era mai accorto, l’Alpone. Poi vengono a sapere dalle televisioni locali, mentre la Rai si occupa d’altro, che sono stati stanziati 20 milioni di euro per i primissimi interventi. Ma è un’emergenza paragonabile a quelle del 1951 nel Polesine e del 1966, l’anno horribilis, quando Venezia e Firenze finirono in apnea. Prosegui la lettura »

Veneto in ginocchio: torna la paura della pioggia

Importante banco di prova per la “Lega di Governo”.  A noi “solo le briciole”  si sentiva dire fino a ieri. Autostrada chiusa per tre giorni nel tratto Vicenza-Padova è un record assoluto, che ha determinato tanti disagi, soprattutto ai lavoratori, col rischio di nuove esondazioni, in quanto il tempo non migliora. Ora servono fatti e non proclami da chi detiene il potere di città, province, regione e governa a Roma (n.d.r.).

di Marino Smiderle

Dopo l’alluvione c’è chi ha perduto tutto ciò che aveva e chi promette: “Risorgeremo presto”. Il sindaco di Vicenza:”Colpite 5 mila famiglie e 11 mila abitazioni”. Zaia: “Lo Stato ora ci aiuti, altrimenti le tasse non le pagheremo”.

Cecilia e Filippo si erano trasferiti nella bella villetta bianca dietro la chiesa di Roncajette, a Ponte San Nicolò (Padova), il giorno prima che il Bacchiglione invadesse tutto. Ci hanno dormito una sola notte, diciamo una notte e mezza. Ci ha pensato il sindaco, Enrico Rinuncini, a rovinare il sonno della seconda notte, gridando a pieni polmoni, si scappare, di mettere in salvo il salvabile perché l’acqua marrone del fiume stava arrivando fin lì. «Me lo ricorderò per sempre – ha raccontato Cecilia al Mattino di Padova mentre, nonostante il pancione che rende inconfondibile una giovane signora al nono mese di gravidanza, dava una mano al marito ad accatastare i mobili appena comprati e già destinati alla discarica -. Anche perché l’indomani mi sono dovuta recare all’ospedale con le contrazioni che stavano assumendo una frequenza sospetta. Quella notte abbiamo fatto appena in tempo a portare via il borsone preparato per il parto».

Parto che, per ora, può attendere. Le contrazioni di Cecilia sono tornate alla normalità, sempre che questo termine abbia un senso con una casa rovinata prima ancora di iniziare a pagare il mutuo, e la futura mamma ha avuto ancora il tempo per portare quel che resta della cucina nuova di zecca in strada. «Avevamo finito di montarla domenica scorsa – ricorda – e guardate come è finita. Irrecuperabile». Prosegui la lettura »

Acqua piovana, negli USA usarla equivale a rubare

di Laura Pavesi – 27/09/2010
Fonte: il cambiamento

A chi appartiene l’acqua piovana? Chiunque di noi risponderebbe: “A nessuno”. Eppure, in alcune zone del mondo raccogliere l’acqua piovana equivale a rubare. Succede così negli Stati Uniti che solo di recente, grazie soprattutto ai comitati civici e ai movimenti cittadini, hanno intrapreso un percorso per cambiare la legislazione vigente in materia di utilizzo dell’acqua piovana.

Furto di acqua piovana
Negli Stati Uniti raccogliere la pioggia è illegale

Se ci venisse rivolta questa domanda “Secondo lei, l’acqua piovana a chi appartiene?” tutti risponderemmo istintivamente: “A nessuno”. E tutti daremmo per scontato che se una persona decide di raccogliere la pioggia che cade sul tetto della propria abitazione la può utilizzare come meglio crede: per innaffiare il giardino, per lo sciacquone del WC, per lavare l’auto, ecc. Prosegui la lettura »