Archivio per la categoria Politica

E se ascoltassimo S. Agostino per risolvere la crisi e superare l’idiozia di massa?

 

di Matteo Castagna

Costanzo Preve ci racconta che “nell’editoriale della rivista Italicum, dicembre 2011, Luigi Tedeschi fa un primo completo bilancio dei provvedimenti della giunta Monti, e ne rintraccia anche correttamente la genesi economica, storica e politica. Alla fine di queste analisi Tedeschi osserva che tutti i partiti, di destra e di sinistra, “volevano che Monti attuasse quelle manovre impopolari che essi non erano in grado di condurre in porto per motivi elettorali”. Mi sembra evidente. E ancora: “Potrebbero un domani tentare di svincolarsi dalle loro responsabilità addossando a Monti la colpa per misure impopolari approvate, contando sulla demenza generalizzata del popolo italiano, che darebbe loro nuovo consenso, non essendoci alternative”.

A livello di filosofia politica ci si potrebbe chiedere se il popolo in quanto tale è demente (spiegazione della teoria delle élites) oppure se lo è soltanto quando è ridotto a corpo elettorale (spiegazione che risale ai teorici della democrazia diretta).

Continua Preve: “Come tutti gli studiosi di storia e di filosofia, sono attirato dai due estremi complementari della coscienza sociale, la genialità e l’idiozia. E tuttavia l’idiozia è sempre più interessante, anche perché è più divertente. I mezzi di comunicazione di massa ci offrono ogni giorno quantità industriali di idiozia, e con l’arrivo della televisione e dei giornali non c’è neppure bisogno di mescolarsi agli idioti, perché l’idiozia ci viene portata a domicilio in modo semigratuito”. Noi cattolici fedeli alla Tradizione denunciamo pubblicamente questa deriva da tanti anni e non possiamo che rallegrarci che ora si sostengano le stesse cose anche a sinistra, anche se in maniera speculare all’anti-berlusconismo mediatico. Prosegui la lettura »

Mistero Napolitano: ritratto irriverente dell’uomo dell’anno

http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTzJd5mFI7enkoUnBVmBkuafeGlyZqFoM5Mr1oBjFUKPoVG9-V7agdi Redazione

Pietro Sansonetti è un navigato giornalista di sinistra. E’ un comunista, ma è, sotto alcuni aspetti, anche un “uomo controcorrente”. Vanta nobili origini: è infatti nipote del Barone e Letterato salentino Girolamo Comi. Per oltre 20 anni a L’Unità è divenuto direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione nel 2004. Nel 2009 fondò un  quotidiano di sinistra, che divenne poi settimanale per ragioni di bilancio: Gli Altri. Perché e in che ambito lo abbiamo definito “uomo controcorrente”? Perché quasi nessuno a sinistra vuole bene a Sansonetti. Egli ha denunciato la profonda fragilità del sistema dell’informazione in Italia. La televisione, secondo il giornalista, è lottizzata dai principali partiti politici, PD e PDL, mentre la carta stampata è in mano a tre grandi gruppi di riferimento: Il Giornale di proprietà della famiglia di Silvio Berlusconi, Il Corriere della Sera controllato da RCS e il gruppo L’Espresso di Carlo De Benedetti.

Alcune posizioni filogovernative e aspramente critiche nei confronti della magistratura e del PD, nonché la partecipazione a varie puntate di “Porta a Porta” , hanno provocato un acceso dibattito nelle testate giornalistiche di centro-sinistra del panorama editoriale italiano, in cui è stato accusato di “collaborazionismo” e “funzionalità” alla causa berlusconiana. Si sa che a sinistra la critica pubblica di altri uomini o logiche di potere di sinistra è fortemente anatemizzata. Ora, noi non vogliamo entrare nel merito di questo dibattito, ma la denuncia fatta da Sansonetti, al di là dei fini, è o non è reale? Esiste una informazione davvero non condizionata dai partiti, in Italia? Sansonetti e noi da un altro punto di vista e con altri presupposti, rispondiamo di no. Con tali premesse pubblichiamo questo suo articolo comparso sul suo giornale di ieri e che svela dei retroscena che solo un buon conoscitore del PCI e delle sue dinamiche, evoluzioni o involuzioni interne può far venire alla luce, attualizzandone i contenuti. Un’analisi politica, questa che leggerete, dalla quale si può certamente dissentire, ma che noi riteniamo interessante e da tenere in considerazione. Certe cose dette da un uomo profondamente di sinistra fanno, inoltre, di certo, un effetto profondamente differente. Come a dire: “se lo dicono pure loro…”

di Pietro Sansonetti

In principio era il “Verbo” e il “Verbo” era vicino a Dio e il “Verbo” era Dio. Comincia così il Vangelo di Giovanni. Trasponiamolo: in Principio era Amendola, e Amendola era figlio di Dio ed Amendola era Dio. Dagli anni Cinquanta, fino alla sua morte, è stato lui il “Dio” , il “Verbo” dei miglioristi, cioè di quella potentissima ala del Pci che ebbe una influenza enorme sullo svolgimento di tutta la politica italiana del dopoguerra, e che ancora oggi condiziona, orienta – spesso comanda – grazie all’ascesa di un suo esponente di punta, Giorgio Napolitano, alla Presidenza della Repubblica. Prosegui la lettura »

Monti inizia a perdere pezzi; alla Camera 130 deputati assenti alla seconda fiducia.

Segnalazione di Raimondo Gatto

IL GOVERNO IN AULA PER IL VOTO DI FIDUCIA

Monti, risponde a Berlusconi:«Non mi sento disperato». In arrivo la riforma del Lavoro

Il premier: «Liberalizzazioni a favore dei cittadini. Per la crescita faremo di più. Se conti in ordine, l’ Italia ce la farà»

MILANO – Non c’è ragione di disperarsi, perchè se ognuno fa la propria parte l’Italia ce la farà: così Mario Monti nel suo intervento alla Camera prima del secondo voto di fiducia sulla manovra dopo che in mattinata l’Aula aveva dato il via libera alla fiducia con 495 sì e 88 no. Prosegui la lettura »

Vespa per sempre? Sarà la solita, vecchia, schifosa, Italia di sempre

 

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di Massimo Fini

Segue l’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 10 dicembre 2011.

La cartina di tornasole è Bruno Vespa. Rappresenta la continuità non solo col berlusconismo ma anche con la Prima Repubblica e persino, se son vere alcune voci che lo danno per figlio naturale di Mussolini, col fascismo (ma questa mi sembra un’impossibile malignità ai danni del Duce). Era direttore del Tg1 (1990-‘93) all’epoca di Tangentopoli. Nell’aprile del 1992, nel pieno di quella bufera, dichiarò: “Il mio editore di riferimento è la Dc”. Fu forse l’unica volta in vita sua in cui Bruno Vespa disse la verità e trovò un pizzico di coraggio. Fu massacrato da colleghi della tv, a cominciare da Sandro Curzi direttore del Tg3 in quota Pds, e da quelli della carta stampata compromessi quanto lui con i partiti del vecchio regime. Prosegui la lettura »

Sconcertante: il NY TIMES accosta Napolitano al “Re pazzo”

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di Raimondo Gatto

Veramente sconcertante quanto pubblicato dal New York Times del 2 dicembre u.s., che ha evocato la figura di re Giorgio, a Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica Italiana. Nella mitologia indipendendista statunitense,  “Re Giorgio” altri non è che Giorgio Guglielmo Federico di Hannover Sovrano di Gran Bretagna e d’Irlanda, altrimenti detto  Giorgio III (1760-1801),  conosciuto anche come il “re pazzo”; ebbe un ruolo fondamentale nel contrastare la ribellione all’Inghilterra delle colonie del nord -America.  Sin dal 1765, il monarca iniziò a dar segni di squilibrio mentale che si aggravarono negli anni seguenti. Secondo gli ultimi studi, la pazzia di Re Giorgio pare sia stata causata da un’alta concentrazione di arsenico riscontrata nei capelli, per questo a governare il regno, fu chiamato  il figlio maggiore Giorgio Augusto Federico. Questo è ciò che afferma la storia; gli  accostamenti e le allusioni,  le lasciamo tutte  ai redattori del quotidiano  newyorchese.  

A lato: ritratto di

GIORGIO III D’HANOVER, CONOSCIUTO COME IL “RE PAZZO”

L’immanentismo radicale di Benedetto Croce

di don Curzio Nitolgia

«Satana non è una creatura estranea a Dio, e neppure il ministro di Dio, ma Dio stesso. Se Dio non avesse Satana in sé, sarebbe come un cibo senza sale» (B. Croce, La logica come scienza del concetto puro, Bari, Laterza, 1905, parte I, sezione 1).

Premessa

●In questo breve articolo non intendo spiegare e confutare l’intero sistema crociano. Il mio intento è soltanto di porgere al lettore quella che mi sembra essere la sua essenza, dimostrare come essa sia intrinsecamente immanentistica e tendenzialmente nichilistica; ben oltre, quindi, l’hegelismo, del quale Croce non è solo un continuatore, ma un estremo radicalizzatore in peggio. L’odio contro il Dio trascendente e personale, contro la religione cattolica-romana da Lui fondata e la morale oggettiva (naturale e rivelata), purtroppo traspare chiaramente nelle pagine del primo e dell’ultimo Croce.

●Benedetto Croce scrive: «“Storicismo”, nell’uso scientifico della parola, è l’affermazione che la vita e la realtà è storia e nient’altro che storia. Correlativa a quest’affermazione è la negazione della teoria che considera la realtà divisa in soprastoria e storia»[1]. Ciò dimostra che nello storicismo crociano non c’è posto per il Cristianesimo, ma nemmeno per l’ “Atto puro” quale lo riconosceva persino il “pagano” Aristotele. Prosegui la lettura »

L’incantatore di serpenti. Pensieri sparsi sul decreto salva Ita(g)lia!

di Roberto Della Rocca

Mario Monti domenica sera ha presentato la manovra “incantando” gli italiani con stile e charme.

CASERTA – Alleluja, Alleluja. San Mario Monti dalla Bocconi ha fatto il miracolo. Lo spread scende, la Borsa sale, i politici si piegano, il Paese subisce! Ma a noi, cittadini non soffocati dai fumi dell’incenso che ha salutato la sua venuta, caro Presidente, non ci inganna! Viste le decisioni adottate dal Consiglio dei Ministri, il cosiddetto decreto “Salva Ita(g)lia” o pacchetto Monti non può che lasciarci insoddisfatti. Di questo si occuperà diffusamente il nostro Fausto di Lorenzo. Io ho una serie di pensieri sparsi che vorrei in questa sede raccogliere e sottoporre ai nostri lettori. 

1) Il pareggio di bilancio, una priorità del precedente Governo, è entrato prepotentemente anche all’ordine del giorno del nuovo esecutivo. Non sono un economista ma mi pare che si ha un pareggio quando le entrate e le uscite dello Stato sono alla pari. Questo avviene dappertutto ma in Italia no. Ci si dimentica del pesantissimo debito pubblico (il quarto del mondo) che ammonta ormai all’astronomica cifra di 1901 miliardi di euro certificati dalla Banca d’Italia (giugno 2011). Praticamente un debito del 122% sul Pil. Ora, il pacchetto Monti, ammonta a 30 miliardi di euro. Come si fa a raggiungere il pareggio di bilancio con 1901 miliardi di debiti? Misteri che solo il nostro Presidente del Consiglio/Incantatore di serpenti, potrebbe dipanare.  Prosegui la lettura »

Montopoli. Il gioco del paese in default…

di Alessandro Antonelli

Vi hanno scippato i listini della Borsa? Lo spread minaccia i vostri bambini? Vi siete beccati la Bce e ora non vi sentite tanto bund? Non capite perché Bersani e Cicchitto governano insieme e credete che Mario Monti sia Umberto Bossi prima del coccolone? Niente paura: in largo anticipo sul Natale Gli Altri vi regala il Montopoli, il primo gioco da tavolo nell’era della crisi globale e delle larghe intese all’italiana. Un passatempo divertente per orientarvi nel labirinto della politica, dell’economia e della finanza, per vivere la recessione con spirito unitario, diventando amici dei mercati e impoverendo con sobrietà. Imparerete a diventare broker di voi stessi, salirete sulla cattedra della Bocconi come il professor Keating nell’Attimo Fuggente, parlerete col capo dello Stato, concupirete partiti e sindacati e vi farete beffe degli indignati che piazzano tende sotto i palazzi del potere. Coraggio, nostalgici della democrazia, mandate in soffitta i vecchi balocchi: riciclate dei dadi, delle pedine e un capitale di partenza e poi via, cimentatevi col Montopoli!

Scopo del gioco Prosegui la lettura »

Lei ci mette le lacrime, noi il sangue…

Segnalazione di Raimondo Gatto

Dibattito sul ministro Fornero in lacrime durante la presentazione della manovra sulle pensioni:

Vi ha irritato

60.2%

*******************

Vi ha commosso

39.8%

Numero votanti: 136.580

I sondaggi online di Corriere.it non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100 Prosegui la lettura »

Piange il Governo, noi di più

di Alessandro Sallusti*

Ecco la manovra: Monti presenta il conto. Tasse sulla casa, sui consumi, sui beni finanziari, sulle barche, sulle auto di lusso e al­tro ancora (vietate spese in contante sopra i mille eu­ro). Ma guai a chiamarla patrimoniale. Presentando ieri sera la sua manovra, il neo premier ha giocato con le parole e con una retorica un po’ pretesca, stando attento a non irritare i partiti che dovranno sostener­lo in Parlamento. Berlusconi a denti stretti: “Non faremo barricate, il Pdl voterà la fiducia”. Democratici in forte disagio. Bersani è già nell’angolo: l’appoggio a Monti gli costerà l’elettorato

Dicono che siamo di fronte a una manovra equa. Sarà, a noi sembra più una manovra Equitalia, cioè da esattore delle tasse. Tasse sulla casa, sui consumi, sui beni finanziari, sulle barche, sulle auto di lusso e altro ancora (vietate spese in contante sopra i mille euro). Ma guai a chiamarla patrimoniale. Mario Monti, presentando ieri sera la sua manovra, ha giocato con le parole e con una retorica un po’ pretesca, stando attento a non irritare i partiti che dovranno sostenerlo in Parlamento. Il centrodestra è riuscito a portare a casa che l’Irpef non si ritocca all’insù, la sinistra ha ottenuto una tassa aggiuntiva sui capitali scudati (odiosa perché annulla un precedente patto tra lo Stato e i cittadini). Ma il risultato non cambia. I sacrifici sono grossi, tanto che nell’annunciare quelli di sua competenza (riforma delle pensioni), la ministra Fornero si è messa a piangere. Prosegui la lettura »

Cittadinanza ai baby immigrati? Napolitano fa politica come un vice-premier

di Alessio Mannino

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto sapere di essere nettamente favorevole alla cittadinanza automatica per gli immigrati di seconda generazione: «Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri», ha dichiarato l’altro ieri in un incontro con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, «negarla è un’autentica follia, un’assurdità. I bambini hanno questa aspirazione». In gergo giuridico si chiama ius soli: è il diritto ad essere cittadini dello Stato in cui si nasce indipendentemente dallo status dei genitori. Si contrappone allo ius sanguinis, che è invece basato sul sangue, sull’etnia della famiglia. L’Italia è isolata in Europa su questo tema, essendo uno degli ultimi paesi a non aver introdotto la prima formula. Napolitano mette all’ordine del giorno il problema evidentemente perché, con una maggioranza trasversale in parlamento, intende cogliere l’occasione e mandare in porto una riforma che con un governo di destra avrebbe trovato l’opposizione irriducibile della Lega Nord, che infatti si è subito detta contraria, e con uno di sinistra avrebbe incontrato l’ostacolo del tipico, ipocrita complesso d’inferiorità di un Pd pauroso di passare per una forza immigrazionista dalle braghe calate. E’ il momento buono, deve aver pensato il Quirinale, regista romano dell’eurocratico governo Monti. La questione è complessa. Prosegui la lettura »

Loden e fioretto, tecnico perfetto

di Gianni Petrosillo

Se qualcuno ha creduto che la reale mascherata governativa fosse quella di Berlusconi e della sua corte si è sbagliato di grosso. Il Cavaliere copriva con la goliardia e la bassa boutade il disorientamento nel ruolo ma, soprattutto, la sua profonda debolezza politica e l’incapacità di prendere decisioni. Eppure c’era nei suoi tentativi maldestri, almeno inizialmente, la volontà di uscire dagli ingessamenti e dai rituali istituzionali, tanto nazionali che internazionali, che costringevano la nostra nazione a fare solo da comparsa sul teatro mondiale. Con pacche e corna il Cavaliere sovvertiva la seriosità dei pagliacci che si credono migliori e più autorevoli perché vestono e si accordano alle nostre spalle pro forma. Quelli che lo hanno sostituito deridendolo sono, invece, bautte professionali che utilizzano meglio di lui trucco e travestimento, al fine di nascondere una inettitudine di fatto che viene surrogata dalla sobrietà ostentata e dai costumi tecnici esclusivi. L’aristocrazia minore, appena insediatasi, non a caso, è stata immediatamente riconosciuta, cerone e parrucche comprese, dalle altre e alte nobiltà europee e mondiali. Prosegui la lettura »

Monti. Cosa aspettarsi dai servi della servitù?

di Alessandro Cappelletti

Qualcuno tempo fa disse: «La nazione, intesa nel suo complesso di forze politico-morali, non può prescindere dal destino delle moltitudini che lavorano, poiché il suo interesse immediato e mediato è di inserirle nel suo organismo e nella sua storia». Oggi giorno, uno così non c’è e ci manca.

L’unico mercato a cui crediamo, è quello che si svolge nelle piazze dei nostri paesi e nei rioni delle nostre città. Lì la contrattazione tra domanda e offerta è reale e demandata alle sole capacità di scelta e trattativa tra le persone. Se il pesce è fresco, lo pago e lo compro, altrimenti rimane lì dov’è, alla peggio passerà qualche cinese che lo riproporrà sotto forma di sushi nel proprio ristorante giapponese a qualche babbeo che crederà di aver fatto l’affare spendendo 10 euro per antipasto primo secondo bevande e sakè. Questo e solo questo dovrebbe essere il mercato.

Secondo le anime pure della stampa borghese, il passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti, avrebbe portato automaticamente alla pace degli spread e alla fine della speculazione finanziaria sulla nostra Nazione. Prosegui la lettura »

No ai sacrifici imposti dalla tecnocrazia del governo Monti

di Costanzo Preve

Note sulla crisi dell’anti-berlusconismo:

    Ho messo recentemente in rete due brevi saggi, Berlusconeide e Il tempo della vaselina. L’oggetto era lo stesso, e cioè la riflessione sulla nuova situazione politica italiana caratterizzata dalla fine , o forse soltanto del declino, del berlusconismo. A proposito del secondo saggio, mi è stato fatto notare che davo troppo credito al nuovo gruppo tecnocratico di Monti, ritenuto capace non di lacrime e sangue e di macelleria sociale, ma solo di “vaselina”. E’ un equivoco. Il mio giudizio su questo gruppo tecnocratico è terribile, ma per arrivarci bisogna prima chiarire alcuni punti preliminari.

    1. La ragione del No ai sacrifici di Monti deve essere ben chiarita, e non basta dire che i sacrifici li faranno sempre e soltanto i “soliti noti”: è possibile, ma non sicuro. L’ICI, la possibile patrimoniale, il peggioramento del welfare, eccetera, non la pagheranno soltanto i “soliti noti”. La pagheranno strati ben più ampi. Per questo considero insufficiente la solita retorica pauperistica e miserabilistica. Bisogna andare molto più a fondo nella questione. Prosegui la lettura »

La galassia delle fondazioni “politiche”: nessuno spiega da dove arrivino i soldi

di Ferruccio Sansa

Di centrodestra, di centrosinistra e sempre più spesso trasversali: le associazioni culturali fondate dai parlamentari vengono finanziate dai big dell’imprenditoria nazionale e da società di Stato senza nessuna trasparenza. La legge lo permette

Il manifesto è chiaro: “Declinare al futuro i valori dell’unità nazionale”. Tra le parole chiave il “patriottismo consapevole”. Ma a leggere l’elenco dei membri dell’associazione Italiadecide ecco Roberto Calderoli. Un politico che del patriottismo, per di più consapevole, non ha mai fatto una bandiera. Non è la sola sorpresa: accanto a Luciano Violante (presidente), e a tanti esponenti Pd, c’è mezzo governo Berlusconi. Centrosinistra e centrodestra uniti; pare quasi un embrione della strana coalizione che ritroviamo oggi a sostegno del governo Monti. Italiadecide è una delle decine, forse centinaia di fondazioni e associazioni politiche fiorite negli ultimi anni. Una febbre, per essere un politico decente bisogna averne almeno una. Soggetti che promuovono attività culturali, ma che talvolta sembrano il nuovo bancomat della politica. Un fenomeno che dopo le inchieste degli ultimi mesi merita un approfondimento.
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