Archivio per la categoria Economia

Signoraggio primario e secondario: l’illiceità del sistema fiscale

dell’Avv. Alfonso Luigi Marra

Indisturbate, sotto gli occhi della magistratura, le banche centrali, fra cui la Banca d’Italia (BdI) e la Banca Centrale Europea (BCE), incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche commerciali praticano l’ancor più grave signoraggio secondario, realizzando peraltro un’evasione fiscale maggiore sia delle tasse pagate che delle tasse evase dal resto della società.

Dopo averlo infatti segretato già dalla nascita della Repubblica fin negli atti del Parlamento (con gli omissis), si è ’scoperto’ che la BdI è di privati (85% banche, 10% assicurazioni, 5% ignoti), come gran parte delle altre banche centrali; fra cui la BCE, che è al14,57% della BdI, e quindi dei suoi proprietari.

Una privatezza di cui, da quando, pochi anni fa, la si è scoperta, si cerca di sminuire la rilevanza, ma che è la causa del malessere economico e finanziaro del mondo.

Signoraggio primario della BdI/BCE e delle altre banche centrali che consiste in quel che segue. Prosegui la lettura »

Paradossi del decreto. Banche aiutate, ora aiutino

Segnalazione di Raimondo Gatto

I mercati hanno cominciato a rifare i conti sull’Italia. A modo loro, naturalmente. E dopo settimane di pressione hanno concesso una prima, significativa, promozione. I sacrifici chiesti a pensionati, contribuenti, famiglie, contenuti nella manovra hanno fatto immaginare che, pure in un percorso parlamentare appena iniziato, la strada sia stata tracciata. E il «rischio Italia», in qualche modo, ridotto.

Nell’attesa di capire quale sarà il giudizio definitivo, c’è un punto sul quale vale la pena riflettere. E se possibile, cogliere l’occasione che questa manovra offre alle banche di fare la loro parte. Dentro i provvedimenti appena varati c’è un passaggio (condiviso con gli altri Paesi europei) che segna una svolta importante in questo tempo di crisi: la garanzia dello Stato sulle attività bancarie. Sui loro nuovi prestiti. Un passo necessario per riaprire il rubinetto del credito. E consentire agli istituti di tornare a finanziare imprese e famiglie non più temendo l’apocalisse finanziaria. Ragione che ha portato in questi mesi ad una forte restrizione di impieghi e mutui. Prosegui la lettura »

Mons. Benigni e la Banca

Segnalazione del Centro Studi Federici

Mons. Benigni e la Banca

Dall’opera monumentale di Mons. Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa (Casa Editrice Vallardi Milano, 1922, pubblichiamo il capitolo tratto dal terzo volume, La crisi della società antica. Dalla caduta alla rinascita dell’Impero Romano, dedicato a Israele, dove l’autore parla della questione della Banca. Ogni riferimento a fatti e personaggi dell’attualità è puramente casuale.

Israele
La guerra implacabile mossa dalla Sinagoga contro la Chiesa fin dal tempo degli Apostoli, a base di denunzie al governo pagano e di assassinii tumultuarii, deve cambiare di tattica dopo il trionfo politico e sociale degli aborriti Nazareni.
I popoli non ebbero ad attendere di farsi cristiani per apprezzare la Sinagoga come pericolo etico ed economico per la società delle «genti». Gli attacchi antisemiti che si trovano negli autori pagani bastano a provarlo. Ma quando la romanità divenne la cristianità, l’odio della Sinagoga raddoppiò contro di essa per il motivo religioso, giacché quello spirito, che oggi si chiama talmudico, odia più il cristianesimo che non il paganesimo. Questo rappresenta per la Sinagoga un gregge da domare, da spogliare, da trarne schiavi; quello è l’insieme dei seguaci di Gesù ai quali va l’eredità dell’odio specialissimo del Sinedrio contro il Crocifisso.
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Monti, le banche e… la neolingua finanziaria…

http://blog.panorama.it/economia/files/2011/11/mario-monti2-large.jpgdi Mino Renzaglia

Un tempo si diceva che la differenza fra padrone e operaio era dato dal numero di parole che le due entità riuscivano a comprendere e usare: il padrone, 3000 e l’operaio solo 300. Allora, l’operaio, che non è scemo, si è messo a studiare per colmare il gap. E oggi possiamo affermare con sufficiente approssimazione al vero che l’operaio ha, quanto meno, pareggiato la distanza. Soprattutto nel campo semantico, o semiologico se preferite, dell’economia e della finanza. Il linguaggio che ormai è necessario conoscere per non essere tagliati fuori dalla comunicazione globale. Ve lo dimostro.

Parliamo di Capital Gain? E che ci vuole a capire  che è  il guadagno in conto capitale? Ovvero, la plusvalenza ottenibile aliendando un asset precedentemente acquistato ad un prezzo minore? O se si preferisce: la differenza (positiva) tra fair value di un asset e il suo costo d’acquisto o produzione. Al contrario, per Capital Loss s’intende la perdita in conto capitale. Ovvero, il minor valore oggetto di svalutazione di un asset. Prosegui la lettura »

Economia del debito: cosa fare per uscirne?

Segnalazione del Prof. Franco Damiani
 
16° Convegno
 
 

Sabato 3 e domenica 4 dicembre 2011

presso il Palazzo dei Congressi di via Scavi, 14 a Montegrotto Terme (PD)

si terrà il 16° Convegno del Circolo Culturale “P. L. Ighina”
in collaborazione con il Movimento Moneta@Proprietà
con il Patrocinio del Comune di Montegrotto Terme (PD)

Ingresso gratuito – Presenta la dott.ssa Fabiola Menon

Il titolo di queste due giornate sarà:
Economia del debito: cosa fare per uscirne?Prosegui la lettura »

Evoluzione economica tra Occidente e resto del Mondo: analisi e prospettive

 di William Bavone*

Evoluzione economica tra Occidente e resto del Mondo: analisi e prospettive

Fonte: eurasia [scheda fonte] 28/11/2011

Oggi siamo spettatori inermi al declino dell’UE. Inermi perché se da un lato la sua costituzione è avvenuta senza una programmazione ponderata sui meccanismi politico-economici necessari ad una sua efficienza longeva, dall’altro siamo noi stessi cittadini ad aver perso quel minimo di sovranità che ci permetteva di essere partecipi alle decisioni macroeconomiche che ci coinvolgono direttamente. La classe politica degli ultimi decenni si è resa partecipe di una destrutturazione istituzionale che, invece di migliorare l’efficienza dell’azienda Stato, ne ha consentito lo smantellamento per una più appetibile ricollocazione nel mercato globale. La Storia ci insegna che l’eccessiva liberalizzazione porta un flusso considerevole di capitali in entrata nel breve periodo – allettanti per le casse statali e di pochi privati – ma che nel medio-lungo periodo si tramuta in un ancor più ingente flusso di capitali in uscita. I risultati sono ben evidenti oggi più che mai: bilancio pubblico in disavanzo, insostenibilità dei parametri economici europei, bilancia dei pagamenti che evidenza un’assenza di autosufficienza produttiva interna, mercato del lavoro che regredisce e di conseguenza una popolazione che invecchia, giustificatamente incapace di creare nuclei familiari nell’incertezza economica. Prosegui la lettura »

Squali al lavoro: torturare l’Italia, per spolparla meglio

di Giorgio Cattaneo

Ci arriva un trader-squalo della City finanziaria di Londra, che sta a guardare il disfacimento della pubblica finanzadello Stato italiano con un gomito appoggiato su una scatola vuota di un Big Mac, il caffè nella tazza di porcellana nell’altra mano e gli occhi che poggiano inespressivi sullo schermo del pc. E dice: «Stiamo assistendo al collasso al rallentatore del terzo più grande mercato di titoli di Stato, quello italiano… è atroce da guardare». E lui sta a Londra, non dentro al furgone del ragazzo di 26 anni che ho tirato fuori da un fosso ieri notte alle 2 e mezza dopo che si era schiantato contro un cancello di una casa di campagna per il troppo sonno.

Nel frastuono di una conduttura di gas che aveva divelto e che sparava metano come il motore di un Jumbo, e mentre gli urlavo di correre via da lì Herman Van Rompuyperché rischiavamo di saltare come due mine, lui ripeteva inebetito: «Non si può, cazzo, non posso fare 6 ore di notte a consegnare i giornali, poi 4 ore a pulire la mensa a Casalecchio, poi altre 4 in discarica…». Poteva essere morto, o paralizzato, e precisamente perché quella cosa atroce da guardare gli ha già tolto l’economia. Ma quello che dovete capire è il balletto dei golpisti: più che atroce da guardare. I titoli italiani non vendono praticamente più, proprio non ci sono compratori, cioè, dato che con l’Euro non sovrano abbiamo bisogno di loro per avere ogni singolo Euro di spesa pubblica, questo significa che l’Italia non può più funzionare. Prosegui la lettura »

Avete detto debito?

di Gabriele Adinolfi

altPerché non siamo obbligati a pagare il tributo allo Sceriffo di Montigham

“Dobbiamo prendere misure drasitiche perché siamo obbligati a pagare il debito”: questo è quanto si dice in giro mentre i “tecnici” giunti al governo con un golpe come prima manovra si apprestano ad incassare proprio un nuovo prestito che c’indebiterà in modo impressionante; e ciò non per darci lavoro ma per “finanziare” le riforme programmate che si leggono così: svendita all’estero dei nostri asset strategici, tasse sul consumo, tasse sul reddito, tasse sulla proprietà e tasse sul risparmio.
La fine di un popolo e di una nazione.

Pagare e perché mai?
Ma la questione è soprattutto un altra: perché mai dovremmo ripagarlo il debito?
Si tratta di un debito maturato grazie ad accordi perversi e gangsteristici nei confronti di privati banchieri apolidi che ci prestano i nostri soldi e che per ogni prestito dei nostri soldi maturano, loro, interessi del tutto illegali ma legalizzati di fatto dalla prepotenza dei rapporti di forza.
Se all’improvviso ci facessimo prestare soldi da qualche paese estremorientale e qualcuno dei tenutori di bordelli ci chiedesse in cambio fanciulli da donare ai pedofili cosa faremmo: andremmo a educare i nostri figli e nipoti per farsi sodomizzare? O denunceremmo il debito? Prosegui la lettura »

Golden share: Ue, un mese a Italia per evitare condanna

Home Ansa EuropaSegnalazione di Raimondo Gatto

(ANSA – 23/11/2011) – BRUXELLES, 23 NOV – Entro Natale l’Italia deve rinunciare una volta per tutte alla ‘golden share’, quell’azione d’oro che conferisce allo Stato poteri speciali di intervento nelle aziende privatizzate, come Enel, Eni, Telecom Italia, Finmeccanica, Snam Rete Gas, se vuole evitare il deferimento alla Corte di giustizia Ue e una condanna certa.

E’ questo l’accordo non scritto concordato ieri a Bruxelles dal premier Mario Monti e dal presidente della Commissione Ue Jose’ Manuel Barroso. Il governo italiano – riferiscono fonti europee – si e’ impegnato a fare quello che gli esecutivi precedenti non hanno fatto negli ultimi dieci anni e in cambio ha ottenuto il ”congelamento” di un mese della lettera di deferimento alla Corte, per avere il tempo necessario di mettersi in regola.

L’Italia e’ gia’ stata condannata nel marzo 2009 dalla Corte di giustizia per la golden share detenuta in Telecom Italia, ENI, Finmeccanica ed Enel. Una nuova condanna farebbe scattare automaticamente multe salatissime.
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Germanesi & company

di Eugenio Benetazzo

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 Se avete notato in queste ultime settimane non ho prodotto alcun redazionale su quanto è accaduto in Italia, mi sono limitato ad ascoltare e leggere il dilagante pressapochismo giornalistico di cui si sono caratterizzati i principali media nazionali. Ho rifiutato senza esitazione alcuna anche inviti di partecipazione a talk show televisivi molto popolari che hanno messo in scena la solita caccia “dalli all’untore” con dietro le quinte i tre re magi (Franceschini, Bersani e Finocchiaro) che brindavano per la tanto attesa dipartita di Berlusconi. Per questo motivo abbiamo avuto bisogno di Gandalf il Bianco (Mario Monti) in quanto la politica italiana degli ultimi quindici anni si è solo occupata di appoggiare e sostenere il dictat di Berlusconi oppure nel condannarlo. Prosegui la lettura »

Fossi pazzo a pagare i debiti di gioco delle banche

di Gene Kerrigan

A un anno dal bailout di Ue e Fmi lo stato continua a pagare somme esorbitanti per rimborsare gli investitori, ma nessuno ne parla. Solo gli abitanti di uno sperduto villaggio irlandese continuano la loro battaglia contro quest’ingiustizia.

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L’invito per la prima manifestazione è stato stampato otto mesi fa su un normale foglio A4, e il suo contenuto era l’essenza stessa dell’educazione: “Breve, incisiva, silenziosa”. E ancora: “Nessun cartello, nessuno slogan”. In pratica,  tutti coloro che si sentivano arrabbiati per quello che stava accadendo erano invitati a ritrovarsi al parcheggio della chiesa locale e a marciare in silenzio fino al cartello del limite di velocità all’ingresso del piccolo villaggio. Niente discorsi. “Portate soltanto la vostra rabbia”. Prosegui la lettura »

Regolare le mega-banche si può: la Svizzera lo dimostra

di Maurizio Blondet


La Banca Centrale Svizzera ha imposto a UBS e Credit Suisse (i suoi colossi “troppo grandi per fallire”) una severa cura dimagrante, obbligandoli a liberarsi di attività ad alto rischio e a restringersi, concentrandosi sulla normale attività di credito commerciale e gestione del risparmio.

L’occasione dell’intervento è stato il salvataggio della UBS, che nel 2008 ha ricevuto 6 miliardi di franchi svizzeri (5,2 miliardi di dollari) dallo stato, e ha messo 60 miliardi di dollari di “attivi a rischio” presso un fondo garantito dalla banca centrale (il Credit Suisse aveva rifiutato l’aiuto pubblico, ed è stata obbligata a cercare capitale fresco, essenzialmente fornito dal fondo sovrano del Qatar). Prosegui la lettura »

Scenario di un default italiano. E risposta indiretta a ciò che auspicherebbe Messori

  di Edward Harrison

La discussione più importante della nostra vita è ora in corso. Per molti, la risposta sarà esistenziale. Subito, la domanda: “Deve la Banca Centrale Europea (BCE) “staccare un assegno” per i governi nazionali dell’Eurozona?” Nel pensare la risposta a questa domanda fondamentale, preferisco spostare l’attenzione cambiando il verbo “deve” con “vuole”.

Rispondere a questa domanda un po’ diversamente impostata, per voi investitori, uomini d’affari e lavoratori, è molto più importante che rispondere alla domanda nella sua prima formulazione. 
Se la BCE decide di staccare l’assegno, i risultati economici e di mercato saranno molto diversi se non lo “dovesse” fare. Prosegui la lettura »

Sabato 26 Novembre tutti a Roma: abroghiamo il signoraggio e fermiamo l’usurocrazia

SABATO 26 NOVEMBRE 2011, ORE 10,30
TEATRO QUIRINO, ROMA, VIA DELLE VERGINI 7 

CONFERENZA CON L’AVV. ALFONSO LUIGI MARRA E SARA TOMMASI

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Per approfondire leggi:

Leggi: www.seigneuriage.blogspot.com 

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Islanda: dove i banchieri della crisi vengono arrestati

REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerateresponsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacificache sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani. E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d’interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d’interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse “detestabile“, e dunquenon esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d’interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all’arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l’Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d’informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già scappati.

Fonte: Net1News

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