Segnalazione di Luciano Gallina

Documenti Nuove prove sulle audaci ricerche del biologo russo Ivanov

Stalin inizialmente lo finanziò; poi lo mise al bando. Il seme animale nel corpo della donna fu la fantasia più inquietante del famoso «pioniere» che piaceva al regime

Argomento da criptozoologia. Meglio, fantascienza genetica. Né l’uno, né l’altro. O, forse, entrambi. Una cosa è certa: gli esperimenti di Iljia Ivanov, il «Frankenstein rosso» come fu ribattezzato dalla stampa occidentale degli anni Venti, sono una delle pagine più inquietanti della storia della medicina. Ivanov, biologo e zoologo, «discepolo» del premio Nobel Ivan Pavlov (quello del riflesso condizionato scoperto nei cani) fu forse il massimo esperto di inseminazione artificiale del suo tempo. Ma si spinse oltre il confine estremo tra eugenetica e utopia: cercò davvero di creare l’uomo-scimmia. I suoi progetti, finanziati dal Cremlino con la cifra astronomica (all’epoca) di 10 mila dollari, fallirono e furono sepolti negli archivi di Stato. Nel 1990, la perestrojka di Gorbaciov mise i documenti a disposizione degli studiosi e la verità cominciò a venire a galla. Perché Ivanov portò avanti i suoi esperimenti e perché il Partito bolscevico appoggiò lo scienziato, contro il parere dell’intero mondo accademico (o quasi) e fino al suo arresto? Alexander Etkind, professore di Storia russa – con radici russe – dell’università di Cambridge, ricostruisce la vicenda sulla rivista Studies in history and philosophy of biological and biomedical sciences. E porta nuove prove, sulla notorietà degli studi e sulle reali intenzioni del governo comunista. Ivanov presentò il suo progetto di ibridare uomini e scimmie con l’inseminazione artificiale al congresso internazionale di zoologia, nel 1910 a Graz, allora Austria-Ungheria. Forse i suoi colleghi pensavano che l’illustre biologo enunciasse solo teorie. Certo non sapevano che a sostenerle ci fosse Stalin in persona. Invece, con i soldi dell’Urss e la benedizione dell’Istituto Pasteur di Parigi (con il quale collaborava), Ivanov partì nel 1926 con il figlio alla volta di Kindia, la stazione sperimentale dell’istituto Pasteur nella Guinea Francese. La sperimentazione prevedeva di fecondare un certo numero di scimpanzé femmine con spermatozoi umani. L’impresa si rivelò più complicata del previsto e il viaggio di ritorno via Marsiglia assieme a tre scimmie fecondate («da donatori umani», forse Ivanov stesso) e ad altri dieci scimpanzé fu un disastro. Gli animali morirono tutti di dissenteria e tubercolosi, prima ancora di toccare terra o subito dopo l’arrivo a destinazione, nell’Istituto di patologia e terapia sperimentale a Sukhumi sul Mar Nero, scelta per il clima subtropicale. Nella capitale dell’Abkhazia, tornata un mese fa alla ribalta con la «guerra di agosto» tra Georgia e Russia, l’Istituto esiste ancora. Ma è ormai l’ombra del centro pionieristico che nella Seconda guerra mondiale salvò migliaia di vite con la penicillina, testata sulle scimmie. Al suo apogeo, l’Istituto ne ospitò 2.500. Oggi, ne sono rimaste 300, la maggior parte anziane o in fin di vita. I tre esemplari di Ivanov non restarono gravide, come accertarono gli esami post-mortem. «Bisogna moltiplicare gli esperimenti», scriveva allora lo zoologo nei suoi diari. Così pensò di provare l’incrocio inverso: fecondare donne con il seme delle scimmie. Non riuscì a portare a termine il progetto, nonostante l’arruolamento di cinque «compagne volontarie». Il vento cambiò. Il 13 dicembre 1930, Ivanov fu arrestato per «attività ostile all’Urss, spionaggio, complicità con la borghesia internazionale» condannato a cinque anni di lager. Sei mesi dopo, la pena fu commutata in esilio ad Alma Ata, allora capitale del Kazakistan, dove nel 1932 Ivanov morì a 62 anni, onorato da Pavlov che volle firmare il necrologio del suo discepolo, caduto in disgrazia con il regime. Perché un progetto tanto ambizioso, dunque? La prima spiegazione, riportata nei documenti ufficiali, è che il successo di Ivanov avrebbe significato la vittoria definitiva del materialismo e dell’ateismo. Gli esperimenti furono acclamati anche sull’altra sponda dell’oceano: l’associazione americana per il progresso dell’ateismo si dichiarò pronta a raccogliere 100 mila dollari. In secondo luogo, avrebbe provato la superiorità della scienza sovietica. Si è anche ipotizzato che in realtà l’élite bolscevica volesse perfezionare una terapia – nota come chirurgia di ringiovanimento – sviluppata a Parigi da Sergei Voronov, membro del Collegio medico di Francia. Prevedeva l’impianto di ghiandole sessuali di scimpanzé nell’uomo, per migliorare le prestazioni psico-fisiche generali. Etkind fa sua una terza risposta. L’incrocio avrebbe aperto la strada al «nuovo uomo socialista», che nei piani del Partito bolscevico doveva essere «costruito con mezzi scientifici». Forte e condizionato: un cittadino modello, un soldato invincibile. CuriositàIljia Ivanov Vita e carriera Nato nel 1870 nel nord della Russia, si laureò a 26 anni e divenne professore nel 1907. Lavorò per l’Istituto veterinario sperimentale di Stato e per l’Istituto superiore di zootecnica di Mosca. Morì nel 1932 Ricerche Perfezionò le tecniche di inseminazione artificiale, applicandole con successo alla riproduzione dei cavalli. Fu anche un pioniere; ottenne per primo ibridi fra specie diverse(TITSCHEDA(/TITSCHEDA(TITSCHEDA(/TITSCHEDA: ad esempio zebra-asino, coniglio-lepre, ratto-topo

Corcella Ruggiero

FONTE (21 settembre 2008) – Corriere della Sera

Urss, l’ esercito degli uomini-scimmia

Fonte Repubblica  18 dicembre 2005

Giampaolo Visetti MOSCA 

L’Unione sovietica voleva creare un esercito di uomini-scimmia. Alla metà degli anni Venti Stalin, appena succeduto a Lenin, finanziò un piano segreto per generare in laboratorio “un nuovo essere invincibile”. Il dittatore comunista sognava un’armata costituita da umanoidi dotati di una forza prodigiosa e di un cervello sottosviluppato: «Poco sensibili al dolore, resistenti e indifferenti alla qualità del cibo». Il Politburo del Pcus nel 1926 approvò il progetto e incaricò l’Accademia delle scienze di studiare come produrre “macchine da guerra viventi”. L’incarico fu affidato al famoso scienziato Ilia Ivanov, che da anni si cimentava con mostruosi incroci tra animali. Il Frankenstein sovietico, nella stazione sperimentale di Askania-Nova in Crimea, allevava zebridi (incroci tra zebre e cavalli), alci-bue, bisonti-mucca, topi-criceti, lepri-coniglio e topi-ratto. I servizi segreti consegnarono al genetista 15mila dollari, una cifra enorme per l’epoca. Gli diedero cinque anni di tempo per ottenere il primo esemplare di quello che sarebbe dovuto diventare l’elemento-base dell’Armata Rossa. Stalin non pensava però solo alla guerra. Prima di ricorrere alle deportazioni di massa, ai gulag e alla schiavismo, cercò un sistema per dotarsi di una fonte inesauribile di forza-lavoro gratuita. Si illudeva di poter sfruttare gli umanoidi nelle miniere di carbone, per la costruzione di strade e ferrovie in Siberia e nelle regioni artiche. Confidò di essere pronto a usare gli esseri partoriti in laboratorio per l’espianto di organi. Le spie lo avevano informato di certi esperimenti genetici avviati in Germania, il mito europeo del super-uomo lo aveva sedotto. Cedette così alla follia di un ritorno darwiniano all’uomo-scimmia, lanciando la sua sfida alla “dittatura della scienza capitalista”. Il progetto di Ivanov, rivelato nei dettagli dagli storici russi a 80 anni dalla presentazione, ottenne l’appoggio anche dell’Istituto Pasteur di Parigi. I francesi cedettero a Mosca il loro centro di ricerca a Kindia, in Nuova Guinea, dove già conducevano studi sull’inseminazione artificiale e sulle cellule animali. Moskovskij Komsomolets, pubblicando per la prima volta stralci delle relazioni riservate, ha svelato il cinismo del piano sovietico. Ivanov, all’oscuro della differenza di mappa cromosomica, decise di soddisfare Stalin inseminando scimpanzé e gorilla con sperma umano. Ricorse però anche ad alcune giovani donne africane, inconsapevoli, fecondandole nel sonno con spermatozoi di scimmia. Le prestazioni dei donatori, medici e contadini, furono retribuite con dollari. Il problema più grosso, secondo i rapporti segreti di Ivanov, fu catturare animali adatti. Per superarlo, costrinse i cacciatori a incendiare gli alberi su cui si nascondevano le famiglie di scimpanzé e gorilla. Le scimmie, terrorizzate, si lanciavano nel vuoto. Catturate, venivano spinte a bastonate nelle gabbie. Per condurre gli esperimenti nella massima riservatezza, nel 1929 il Cremlino decise di dare vita a un allevamento di scimmie nella stessa Urss. Fu aperto a Sukhumi, in Georgia. Una nave fantasma, dopo uno scalo a Marsiglia, trasferì 11 esemplari nella patria di Stalin. Le pessime condizioni del trasporto causarono la morte di due femmine di scimpanzé, appena inseminate. Gli altri animali giunsero a Sukhumi con la tubercolosi. Gli Usa, allertati del tentativo sovietico di creare un ibrido, intimarono a Ivanov di sospendere esperimenti che allora sconfinavano nella fantascienza. Da fine Ottocento si moltiplicavano leggende su incroci tra donne e scimmioni, racconti su violenze sessuali esercitate dai gorilla, su sequestri e misteriosi omicidi da parte di animali feroci. L’Africa nera ispirava la letteratura sui “mostri della natura” e i primi film d’avventura, archetipi per King Kong, “Il libro della giungla” e la serie di Tarzan. Genetica, conoscenza delle cellule e studi sugli ormoni erano agli albori. Solo dopo decine di fallimenti Ivanov presagì di non riuscire a creare la scimmia-soldato. L’America pose informalmente all’Urss il problema della legalità degli incroci, del confuso stato giuridico di un essere così generato. Il 13 dicembre del 1930 l’Nkvd (precursore del Kgb) arrestò lo scienziato. Accusa standard: “Aiuti alla borghesia internazionale” e “azioni contro lo Stato”. Cinque anni di gulag ed esilio in Kazakhstan, interrotti dalla morte di Ivanov nel 1932. Solo nel 1991, dopo il disfacimento dell’Urss, l’allevamento georgiano delle scimmie per la riproduzione umana è stato smantellato. Al suo posto oggi c’è un parco per bambini. –

Stalin e l’uomo-scimmia

Dal sito Walfare Nicola Zotti

La notizia è comparsa anche sui giornali italiani, praticamente tradotta parola per parola da questo articolo dello Scotsman.

Secondo quanto emerge dagli archivi del Cremlino, Josip Stalin intorno alla metà degli anni Venti avrebbe ordinato ai suoi scienziati di creare “un nuovo, invincibile, essere umano: insensibile al dolore, resistente e indifferente alla qualità del cibo con cui nutrirsi”.

Un super soldato al quale affidare la conquista del mondo.

La genetica nella sua fase pionieristica accettò con entusiasmo la possibilità di sperimentare arditi incroci tra uomini e animali, sfruttando gli ingenti fondi che i progetti di Stalin mettevano a loro disposizione.
Nel 1926 il Politburò destinò la bella cifra di 200.000 dollari all’iniziativa. Obiettivo: l’uomo-scimmia, non Tarzan, ma un incrocio tra il genere umano e i suoi parenti primati, per ottenere il quale furono sacrificati molti animali e molti esseri umani.

Ma il tentativo, fallì: cinque anni dopo lo scienziato Ivanov che guidava il progetto cadde in disgrazia, e la sua esecuzione capitale delegata al freddo del Khazakistan, che puntualmente la eseguì in pochi mesi. L’idea fu definitivamente abbandonata.

La fantascienza si è spesso cimentata con questo genere di sogni malsani e la politica anche, soprattutto quando in sé conteneva un’idea antropologica e l’ambizione di creare un “uomo nuovo”.
Per quanto bizzarro possa sembrare, il progetto di Stalin era però soprattutto militarmente assurdo: sottendeva una concezione della funzione del soldato che avrebbe potuto andar bene per combattere i Tartari, ma forse nemmeno loro.

Insensibilità al dolore, resistenza e capacità di mangiare porcherie non sono le virtù primarie di un soldato, checché ne pensasse Stalin. Al massimo sono doti di chi fa di necessità virtù: e questo, in effetti, in guerra è la norma.

Doti, per altro, nelle quali il soldato russo ha sempre eccelso, a tal punto che è lecito chiedersi quali ulteriori sacrifici e privazioni Stalin ritenesse necessari ad un “soldato ideale”.

La coscienza, alla base dell’istinto di sopravvivenza, della solidarietà di gruppo, dell’agire intelligente, dello spirito di iniziativa e della capacità di adattarsi e di reagire alle situazioni, sono doti molto più importanti per un soldato: ma ad incrementare queste Stalin era ben lungi dal pensare.

Il’ja Ivanovič Ivanov

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il’ja Ivanovič Ivanov in russo: Илья Иванович Иванов[?] (Ščigry, 1 agosto 187020 marzo 1932) è stato un biologo russo, specialista di inseminazione artificiale e ibridazione interspecifica, coinvolto in controversi esperimenti sull’ibridazione tra l’uomo e le scimmie antropomorfe.

Vita

Nato nel distretto di Kursk, si laureò all’Università di Kharkov nel 1896 e divenne professore ordinario nel 1907. Lavorò come ricercatore nel Parco Nazionale di Askania Nova e per l’Istituto veterinario sperimentale di stato (1917-1921, 1924-1930), per la Stazione sperimentale centrale per la ricerca sulla riproduzione degli animali domestici (1921-1924), e per l’Istituto superiore di zootecnica di Mosca.

Sul volgere del secolo perfezionò le tecniche di inseminazione artificiale, applicandole alla riproduzione dei cavalli e mostrando come, con quella tecnica, fosse possibile inseminare 500 fattrici con un solo stallone, contro le 20-30 dell’inseminazione naturale. Si trattava di risultati eccezionali per l’epoca che fecero diventare la sua stazione meta di riproduttori di cavalli provenienti da ogni parte del mondo.

Ilya Ivanov fu anche un pioniere nell’uso della tecnica dell’inseminazione artificiale per ottenere vari ibridi interspecifici. Fu uno dei primi, se non il primo, ad ottenere ibridi tra la zebra e l’asino, il bisonte e la mucca, l’antilope e la mucca, il ratto e il topo, la cavia di Guinea e il topo, la cavia di Guinea e il coniglio, la lepre e il coniglio e molti altri. In un’epoca in cui gli studi di genetica muovevano i primi passi, i suoi risultati apparivano di grande rilievo in quanto creduti suscettibili di dar vita a nuove specie di animali domestici, con importanti ripercussioni sulla zootecnia dell’Unione Sovietica.

Gli esperimenti di ibridazione uomo-scimmia

Il più controverso degli studi di Ivanov è il suo tentativo di creare un ibrido uomo-scimmia.

Già nel 1910, in una comunicazione al Congresso mondiale degli zoologi di Graz, egli esponeva la possibilità di ottenere un simile risultato con tecniche di inseminazione artificiale.

Nel 1924, durante un periodo di permanenza all’Istituto Pasteur di Parigi, Ivanov ottenne persino un iniziale sostegno dal direttore dell’Istituto che gli concesse il permesso di compiere esperimenti di tal fatta nella stazione primatologica di Kindia, nella Guinea Francese.

L’appoggio della comunità scientifica e dello stato

Ivanov cercò l’appoggio del governo sovietico al suo progetto, inviando lettere al Commissario del popolo sull’educazione e le scienze Anatolij Vasilievič Lunakharskij e ad altri burocrati.

La proposta di Ivanov finì per suscitare l’interesse di Nikolaj Petrovič Gorbunov, il titolare del Dipartimento delle Istituzioni scientifiche. Nel settembre del 1925 Gorbunov favorì lo stanziamento, da parte dell’Accademia delle Scienze dell’URSS (ora Accademia Russa delle Scienze), della somma equivalente di $ 10.000, quale finanziamento dei suoi esperimenti di ibridazione«à».

Gli esperimenti in Guinea

Nel marzo del 1926 Ivanov raggiunse il laboratorio di Kindia ma nel suo mese di permanenza non ottenne alcun risultato, essendosi il sito rivelatosi privo di esemplari di scimpanzé sessualmente maturi. Ritornò quindi in Francia da dove, intrattenendo una corrispondenza con il governo coloniale della Guinea Francese, si accordò per dar luogo agli esperimenti nell’orto botanico di Conakry.

Vi giunse nel novembre del 1926, accompagnato dal figlio che portava il suo stesso nome, con il compito di assisterlo nei suoi tentativi. Ivanov organizzò la cattura di scimpanzé adulti all’interno della colonia, destinati ad essere tradotti in cattività presso l’orto botanico. Nel febbraio del 1927, procedé all’inseminazione artificiale di due esemplari femmina con sperma umano (non suo né di suo figlio).

Il 25 di giugno di quell’anno, inoculò lo sperma umano ad un terzo esemplare. Gli Ivanov lasciarono la Guinea nel mese di luglio portando con sé tredici esemplari, inclusi i tre oggetto della sperimentazione. Già prima della partenza erano consapevoli dell’insuccesso dei primi due tentativi. Il terzo esemplare morì una volta arrivato in Francia. L’autopsia rivelò, anche in questo caso, l’insuccesso dell’inseminazione. I superstiti furono mandati in una nuova stazione primatologica creata a Sukhumi.

Ivanov tentò anche di effettuare in Guinea l’inseminazione di femmine umane con sperma animale ma i suoi piani incontrarono la resistenza del locale governo coloniale e non vi è alcuna evidenza che un simile esperimento vi abbia avuto luogo.

I tentativi in Unione Sovietica

Dopo il suo ritorno in Unione Sovietica nel 1927, Ivanov si diede ad organizzare esperimenti di ibridazione mediante fecondazione di femmine umane con sperma animale a Sukhumi.

Nel 1929, con l’aiuto di Gorbunov, ottenne infine il sostegno della Società dei biologi materialisti, un gruppo associato alla Accademia comunista. Nella primavera del 1929 la Società mise su una commissione per pianificare i suoi esperimenti a Sukhumi. Si decise che fosse necessario reclutare almeno cinque donne volontarie per il progetto. Tuttavia, mentre si era riusciti a reperire una sola volontaria, in giugno, prima che fosse possibile qualsiasi tentativo, Ivanov seppe della morte dell’unico esemplare maschio rimasto, un orango. Un nuovo gruppo di esemplari non sarebbe potuto giungere prima dell’estate del 1930.

Dal sito: Da amici in allegria

Ilia Ivanov, Stalin e l’uomo-scimmia

Un paio d’anni fa, sono stati resi noti alcuni documenti custoditi negli archivi del Cremlino. Nel 1926 furono destinati, per ordine di Stalin, 200.000 dollari ( cifra notevole per quei tempi) al progetto di creare in laboratorio un super soldato al quale affidare la conquista del mondo. L’incarico fu affidato a Ilia Ivanov che da anni praticava i più disparati accoppiamenti con l’utilizzo di renne, antilopi, bisonti, lepri, conigli e topi. Ivanov già durante il primo decennio del Ventesimo secolo si batteva (tra l’orrore di molti suoi colleghi) perché gli fossero finanziati esperimenti di eugenetica per la creazione di un antropoide destinato a diventare donatore di super organi geneticamente modificati. Lo attraeva anche l’idea di far nascere un essere con l’intelligenza dell’uomo e l’agilità della scimmia.

Il progetto ottenne l’appoggio anche dell’Istituto Pasteur di Parigi e i francesi cedettero a Mosca il loro centro di ricerca a Kindia, in Nuova Guinea, dove già conducevano studi sull’inseminazione artificiale e sulle cellule animali. Nei suoi esperimenti Ivanov, all’oscuro della differenza di mappa cromosomica, inseminò scimpanzé e gorilla con sperma umano, ricorse anche ad alcune giovani donne africane, inconsapevoli, fecondandole con spermatozoi di scimmia. Le prestazioni dei donatori, medici e contadini, furono retribuite con dollari.

L’America pose informalmente all’Urss il problema della legalità degli incroci, del confuso stato giuridico di un essere così generato. Cinque anni dopo l’inizio degli esperimenti il 13 dicembre 1930 Ivanov fu arrestato per ”attività ostile all’Urss, spionaggio, complicità con la borghesia internazionale” e condannato a cinque anni di gulag. Sei mesi dopo la pena fu commutata in esilio ad Alma Ata, in Kazakhstan, dove nel 1932 morì a 62 anni. In un tentativo di riabilitazione il professor Anatoli Bakaia, cattedratico di genetica all’Accademia veterinaria di Mosca ai giorni nostri afferma: “Ivanov ha creato una metodologia per la fecondazione artificiale, è stato un precursore del trapianto embrionale e di altre tecnologie moderne”.

Solo nel 1991, dopo il disfacimento dell’Urss, l’allevamento georgiano delle scimmie per la riproduzione umana è stato smantellato. Al suo posto oggi c’è un parco per bambini

(Fonti: Repubblica, Pravda, Indipendent)

Che la Russia o Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche fosse un paese duro non era una novità per nessuno: che fosse sottopopolato (considerando la Siberia) e con gravi difficoltà economiche, anche dopo la caduta dello Zar, la Rivoluzione e la Guerra civile, pure. Che le reali intenzioni di Stalin potessero peggiorare, per certi versi e per ora, la situazione era nell’aria. O ci stavi o finivi in Siberia o nelle lande desertiche dell’Asia Centrale dove, se eri fortunato, morivi subito. «Poco sensibili al dolore, resistenti e indifferenti alla qualità del cibo», queste erano le specifiche dell’uomo nuovo che poteva lavorare in miniera e nelle lande più assolate e desolate, ma anche combattere per la rivoluzione che presto si sarebbe estesa al mondo intero.

Non a caso alla fine di questo ciclo Aldous Huxley pubblicava “Il mondo nuovo” (1932), dove le donne non partoriscono più, ma gli individui, sono preparati in laboratorio in diverse categorie identificate dalle lettere dell’alfabeto greco Alfa, Beta, Gamma, Delta ed Epsilon. Si va dagli Alfa che sono quelli più intelligenti, più alti ai quali si danno i compiti dirigenziali o intellettuali e si finisce agli Epsilon, semiaborti animaleschi, con capacità intellettive estremamente limitate. L’uovo, a seconda dell’individuo che dovrà produrre, subirà trattamenti differenti, e si userà un metodo di avvelenamento, detto Bokanovsky, per formare gli uomini delle caste inferiori e aumentarne il numero.
Un solo uomo poteva fare questo: Ilya Ivanovich Ivanov che già da anni, portava avanti le sue tesi di incroci e di inseminazione artificiale (riuscita) non conoscendo ancora l’ostacolo della carta dei cromosomi fra specie diverse (come l’uomo). Fra gli incroci sembra gli riuscisse quello zebra-asino, bisonte-mucca, ratto-topo ed altri ma il peggiore che aveva in mente da sempre era quello uomo-scimmia sul quale, non si sa come, ottenne appoggi anche dall’Istituto Pasteur di Parigi che aveva una stazione di primati a Kindia nella Guinea Francese. La cosa più “semplice” era inseminare femmine di scimpanzé con sperma umano ma la cosa per molti versi si presentò irrealizzabile o fallì. Per l’inverso occorrevano delle donne volontarie che non si offrirono spontaneamente poiché i sistemi adottati non prevedevano la “cortesia” e il bon-ton del donatore (tralascio i macabri dettagli). I maneggi di Ivanov giunsero al Politburo che nel 1925 dispose per uno stanziamento di circa 15.000 dollari affinché in 5 anni (quella dei 5 anni è una mania dei piani regolatori russi) uscisse il primo esemplare di uomo scimmia con le specifiche dette. A capo del primo fallimento Ivanov tornò quindi in Russia deciso a riprendere, in forma anche più riservata, la sperimentazione. Molti degli esperimenti fino a quel momento erano stati effettuati anche ad Askania Nova in Crimea (Ucraina) dove esiste tuttora una struttura classificata come zoo ed orto botanico. Al fine di effettuare l’esperimento nella massima segretezza il Cremlino decise infatti di formare un vero e proprio allevamento di scimmie direttamente in Unione Sovietica, per la precisione nella città di Sukhumi (Abkhazia), in Georgia. Dopo una decina di tentativi falliti, Ivanov giunse alla conclusione che mai e poi mai sarebbe stato in grado di dar vita alla scimmia-soldato. La notizia intanto si era sparsa e da scienza cattiva e maldestra rischiava come un boomerang di ritorcersi sul partito comunista e sulla rivoluzione proletaria o “primataria”. Stalin tagliò corto: il 13 dicembre del 1930 l´Nkvd arrestò lo scienziato con l’accusa di “complice della borghesia capitalista” e “attività antisovietica” (la solita formula) e così Ivanov finì in un Gulag nel Kazakhistan (dove continuò a lavorare all’Istituto Zoo-veterinario).

La struttura di Sukhumi sembra abbia continuato in epoca moderna a preparare scimmie per i primi viaggi spaziali sotto la supervisione del Prof. Boris Lapin.