di Arai Daniele
Si può spiegare come mai per fronteggiare una pericolosa crisi in Italia si ricorra proprio a personaggi legati all’ideologia democristiana della resa che, per evitare ogni vera lotta politica predicava il «compromesso storico», andando verso il suicidio?
Resa e suicidio previsti da chi? Da chi «pensa» la politica in termini reali, sia dal punto di vista cristiano – e si tratta di San Pio X -, sia comunista, e si tratta di Antonio Gramsci.
Quindi, la prima spiegazione del ricorso nell’ora della grande crisi al concorso dell’ideologia democristiana della resa proviene da quanti, per ragioni opposte s’illudono.
Da una parte quelli che pensano così di ridare una parvenza di soluzione cristiana a quest’Europa, ma ignorando che essa vuol essere anticristiana!
Dall’altra parte, degli anticattolici interessati a una «resa finale» con un nuovo fallimento «cristiano».
Ignorano che il demo-cristianesimo non è Cattolicesimo. Questo non sarà mais sconfitto; l’altro è l’ideologia della velata resa sistematica.
I nuovi rivoluzionari della rivoluzione conciliare
L’idea democristiana fu elaborata in Francia da Marc Sangnier, il fondatore del «Sillon», poi condannato da san Pio X perché, «con l’occhio fisso a una chimera, prepara il socialismo».
Era la via maestra per la formazione di una classe politica e anche sacerdotale entusiasta del gran «compromesso» col mondo, pure comunista.
Tale piano cattivò preti come Roncalli, che lo farà sapere alla vedova del Sangnier a Parigi nel 1950.
Ciò che per san Pio X era «una setta… un misero affluente del grande movimento di apostasia», per lo sciagurato modernista era la via da seguire per il dialogo a 360º del «nuovo ordine».
Dice il filosofo Augusto Del Noce: “All’intellettuale era assegnata da Gramsci una funzione simile a quella che Marx assegnava al proletariato: quella di chi, liberando se stesso, libera il mondo. La decomposizione lo trasforma in funzionario dell’industria culturale, dipendente da una classe di potere che ha bisogno così dell’intellettuale dissacratore (quale «custode del nichilismo») come esperto aziendale” ([1]). Così il chierico conciliare, resosi operatore sociale è divenuto una sorta di “intellettuale demistificatore” del Cattolicesimo, a favore della rivoluzione fondata nell’aggiornamento del Vaticano 2. Ecco che esso ora può
fruire di ampi spazi virtuali nella TV, ecc., onde amplificare le sue idee per insinuare concetti sovversivi sul «bene» e l’amore del mondo.
Che relazione può avere tutto questo con il pensiero del “papa buono”, il suo socio Paolo VI e successori? Lasciamo la risposta a noti scrittori cattolici. Dice G. K. Chesterton: «Oggi il criminale più pericoloso è il filosofo moderno, emancipatosi da ogni legge».
A ciò lo scrittore francese Jean Madiran aggiunge che la nuova coscienza propugnata dalla rivoluzione conciliare del Vaticano 2 è emancipata “dalla legge di Dio che è il Vangelo, e dalla legge naturale che è il Decalogo”; e continua: “La filosofia moderna non è, in essenza, una filosofia, è un atteggiamento religioso a livello della religione naturale, contro religione naturale, l‘opposto dei primi quattro comandamenti del Decalogo […] La formidabile eresia del XX secolo consiste nell’affermare cose che non sono vere in nessun ordine reale, in nessun dominio dell’essere, che sembrano vere solo nell’ambito della filosofia moderna e specialmente marxista, e che a fuor da codeste farneticazioni ideologiche non hanno né una realtà, né un senso” («L’eresia del XX secolo», Volpe, Roma, 1972).
Si tratta della profonda eresia demolitrice, intrinseca al Vaticano 2. Si dirà: che hanno in comune i «profeti» della rivoluzione conciliare con quelle del socialismo reale, che manifestarono una virulenza intellettuale spietata, come i khmer rossi cambogiani che, in nome di una ideologia mostruosa ribollente nelle loro coscienze, hanno orribilmente sterminato un quarto della popolazione del paese, per classi sociali?
Tal caso è legato alla ribellione precedente della «libertà di coscienza»? Sì, era la conseguenza di quella libertà riservata a sterminatori per imporre come verità obiettiva le loro ideologie demenziali su un nuovo ordine! Era la succursale della Pravda: verità obiettiva dell’umanesimo di Lenin!
Quanto ai «profeti conciliari», essi non solo approvarono tale «libertà di coscienza», ma giustificarono la generosità dell’ideale comunista!
L’emblematico Discorso di Paolo 6 alla chiusura del Vaticano 2
“L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura ed ha, in certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. Una simpatia immensa lo ha pervaso. La scoperta dei bisogni umani ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito in questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo. [...] Riguardo i
«valori» del mondo rinunciatario alla trascendenza: sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette.”
Quali idee e iniziative precedono questo inconcepibile discorso?
Per i chierici modernisti, come Roncalli, poi Giovanni 23, e Montini, poi Paolo 6, la rinuncia alla trascendenza nel governo del mondo è da benedire in nome della libertà!
Che c’entra questo discorso con la crisi attuale?
Ora, della “religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio”, non sono di certo esclusi gli usurai della stirpe di Caino impegnati ad abbattere la “religione del Dio che si è fatto Uomo”.
Che cosa è avvenuto? Sono arrivati i conciliari e democristiani per farla finita con gli scontri, le lotte di difesa con rosari ed anatemi. Era la nuova religione dell’amore immenso per il dialogo sociale e socialista”! Il comunista Gramsci, in occasione della fondazione del Partito Popolare (democristiano), ha visto più lontano dei vertici vaticani scrivendo su “Ordine Nuovo” (2.1.1919): “Il Cattolicesimo riapparve alla luce della storia, ma alquanto modificato, alquanto riformato [...]; i Popolari rappresentano una fase necessaria del processo di sviluppo del proletariato italiano verso il comunismo. Il cattolicesimo democratico fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina, vivifica e si suicida”. Il piano di Gramsci era: “coinvolgiamo i Cattolici nella collaborazione con noi e poi li facciamo fuori” (Quaderni dal Carcere). Gramsci vedeva, già allora, il Cattolicesimo e il Papato come una specie di corrente politica, conseguenza inevitabile del “pensiero democristiano” che faceva leva sulla “dottrina sociale della Chiesa” come su di un programma politico.
In tal senso, si sono pure avverate le sue parole al riguardo: “Il Papato ha colpito il modernismo [San Pio X] come tendenza riformatrice della Chiesa, ma ha sviluppato il popolarismo [Benedetto XV in poi], cioè la base economico-sociale del modernismo”.
Infatti, l’ammissione dei valori e dei metodi democratici comportava l’idea che la socio-politica fosse la priorità cui la religione doveva servire. L’idea democristiana è essenzialmente un capovolgimento del rapporto tra politica e religione: l’uomo (la politica) al posto di Dio (la religione), contrapponendo la religione dell’uomo a quella di Dio. Ma a questo punto: “Il socialismo è precisamente la religione che ammazzerà il cristianesimo” (Gramsci, ‘Audacia e fede’, in Avanti!, in ‘Sotto la Mole’, 1916-20.
Einaudi, Torino 1960, p.148). “La filosofia della praxis” – nome con cui indica il materialismo dialettico e storico – “presuppone tutto questo passato culturale, la Rinascita e la Riforma, la filosofia tedesca e la rivoluzione francese, il calvinismo e l’economia classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che è alla base di tutta la concezione moderna della vita. La filosofia della praxis è il coronamento di tutto questo movimento di riforma morale e intellettuale […]: riforma protestante + rivoluzione francese [...]“.
Troika dc, i lupi rossi e l’avviso universale di Fatima
Per collegare questi fatti possiamo usare altri nomi e spiegarli brevemente nel piano ideologico, politico e religioso degli ultimi cent’anni di storia.
Troika DC, sta per carro del potere in Italia ottenuto con la scalata al potere dell’ideologia democristiana di matrice modernista dopo la Guerra.
Lupi rossi, sta per branco nella rincorsa furiosa a questa troika; ideologie rosse di dominio, in speciale comunista, finanziata dai sovietici.
L’avviso di Fatima riguarda tale malanno: gli errori «sparsi dalla Russia». Per figurare l’arrivo dell’Italia nei guai, si può pensare all’inutile fuga di tale troika dall’assalto di lupi d’aspetto partitico, sindacale, giuridico e pure clericale.
Lo confessò Arnaldo Forlani. La DC al governo mollava tutto per placcare il branco assalitore, ma ciò l’ha portata solo all’assalto finale e il Paese al debito pubblico lacerante d’aspetto insanabile.
Questo disordine non è mai calato, ma ora è cresciuto senza freni e nella misura in cui dottrine e culti conciliari fanno misconoscere le sue cause.Ciò si spiega alla luce del disordine causato dall’abbandono progressivo di quell’ordine consistente nella superiorità gerarchica della Fede sulla ragione, della Grazia sul libero arbitrio, della Provvidenza divina sulla libertà umana, quindi dei principi della Chiesa sullo Stato, del bene della Giustizia sull’oro di Mammona; e, per dirla tutta in una sola volta, nella supremazia del Bene di Dio sulle idee di un nuovo ordine dell’uomo. Come sanare problemi se s’ignorano le sue vere cause, che sono d’ordine spirituale, ma celate e trucemente invertite dalla perfidia del Vaticano 2? L’area dei culti è piuttosto di dominio della «coscienza religiosa», e tale culto ha avuto un avallo proprio in quest’area con la «fede ecumenista» della «nuova coscienza della Chiesa» modernista, le cui idee furono derise perfino da Croce: “i modernisti, simpatizzando con i positivisti, con i pragmatisti e con gli empiristi di ogni risma, addurranno che essi non credono al valore del pensiero e della logica, cadranno di necessità nell’agnosticismo e nello scetticismo. Dottrine, queste, conciliabili con un vago sentimentalismo religioso, ma che ripugna affatto ad ogni religione positiva”.
Oggi la «nuova Europa» rinnega le sue radici cristiane.
Mentre per Benedetto Croce non possiamo non dirci cristiani, la nuova Europa rinnega perfino l’indelebile realtà storica di queste radici. Tale rifiuto può solo provenire dalla rivoluzione illuminista del mondo moderno, proprio quello rinunciatario alla trascendenza, infondendo i suoi valori nelle coscienze, anche cristiane, col nuovo culto dell’uomo, principio e fine di tutto! Sì, onorare e sostenere tale illuminismo, da predicare anche ai mussulmani (v. disc. Benedetto 16 il 22.12.2006).
La «troika conciliare», maestra di quella democristiana, continua a mollare, come quella, i valori che non sono suoi, ma della Chiesa di Cristo; la libertà delle coscienze formate nel vero, per la «libertà di coscienza» ideologica; l’Ordine cristiano di un mondo migliore, per un «nuovo ordine» del potere di Satana.
Fatto è che la rinuncia alla lotta + banca come nuovo bene = marchio della bestia e apostasia.
Conclusione sulla crisi-suicidaria del democratismo
Per capire una tale oscura crisi spirituale contemporanea si deve vagliare da dove viene e dove ci porta il tenebroso ma dominante culto di un tale agnosticismo rivoluzionario.
Dai suoi massacri si può già capire che tale culto, si nutre e sacrifica alla fine ai suoi idoli proprio le umane coscienze.
Sì, una crisi-suicidaria dell’uomo moderno, da quello che si credeva cristiano a quello che si voleva rivoluzionario e socialista.
L’uomo per natura cerca la felicità nel «bene», ed è stato portato dalla civiltà cristiana a giungere al bene possibile della tranquillità nell’ordine.
Quale è, però, il «bene» suscitato dal mondo moderno se non la goduria, il potere, la ricchezza e perciò il denaro? Così la gente, tentata dal nuovo «bene», ha celebrato il benessere terreno cui è associata la banca; la matrigna del nuovo «bene» dei popoli e persone è divenuta la banca!
Nel momento che il «bene» scarseggia le banche centrali emettono quel desiderato «bene» in modo da reggere pure i governi e così le libertà nel mondo, alla misura del proprio potere d’elargire del nuovo «bene». Sembra incredibile, ma oggi è proprio la «banca», che «emette» denaro, il potere che definisce il «bene» nel mondo. E, alla misura che esso cala secondo le «verità» di un pianificato consumismo e utilitarismo, essa aiuta i popoli in vista del sommo «bene» e secondo i canoni della «religione»
evoluzionista moderna rivelata dal democratismo americanista. La «nuova religione» si può rivestire di liberalismo, pacifismo e oggi di fede ecumenista, ma non può nascondere che il grosso bene-denaro viene dalle guerre di dominio. Il segreto dei loro «saggi» è nel codice ultimo, ma ben celato dai sciagurati untori di utopie segrete: bene = guerre.
Vogliamo capire che si tratta sempre del dilemma religioso della rapina originale dall’albero del bene e del male, quando l’uomo usò della libertà per seguire la tentazione di dettare il proprio bene per essere come Dio?
Qui si tratta di legare queste verità originali alla situazione presente in Italia con gli anelli incatenanti sempre più l’«evoluto uomo moderno» indotto a odiare e a rinunciare alla guerra; sì a quell’unica – legittima - contro i falsari del «bene», risalenti al cornuto serpente originale!
Non vi è atto più innaturale e antireligioso che rinunciare alla lotta, che solo nell’accanimento dei nemici del «bene» umano, diventarono guerra; guerre contro il Cristianesimo, la religione più perseguitata nel mondo (75%), come sono state le rivoluzioni francesi e poi sovietiche, la Iª e IIª Grandi Guerre e ora le «guerre minori»; guerre d’assestamento fisiologico del mondo alla grande usura con cui il cornuto amalgama, ordina, vivifica e «suicida» pure democratismi e socialismi, quelli della nuova «cultura» di
Gramsci e della Scuola di Francoforte. Tutto per un «gran disordine mondiale» del falso «bene» anticristiano.
Ogni crisi ha radici religiose; se è universale ha radici cattoliche. Viviamo un vero «processo rivoluzionario», come spiegato dal pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (Revolução e Contra-revolução), “le molte crisi che affliggono il mondo odierno – dello Stato, della famiglia, dell’economia, della cultura, ecc. – non sono che molteplici aspetti di una sola crisi fondamentale, che ha come suo campo d’azione lo stesso uomo. In altri termini, queste crisi sono radicate in problemi più profondi dell’anima, da dove si estendono a tutti gli aspetti della personalità dell’uomo contemporaneo e a tutte le sue attività».
Poiché il processo di questa crisi – che è principalmente quella dell’uomo occidentale e cristiano – conserva sempre i caratteri capitali d’essere universale, uno, totale e dominante, esso va affrontato in questi termini.
Ma non è proprio la Chiesa di Gesù Cristo, l’Una, Cattolica, Apostolica e Romana a essere attaccata in modo totale da questo processo dominante?
E la Chiesa non è forse la depositaria della verità sul bene dell’uomo: anima e corpo?
Quindi, i cristiani devono sapere a quale autorità divina volgere nella crisi, ma non meno che se essa giunse mondiale e unita, significa che riguarda la Chiesa e in essa la sua autorità, il Pontefice Romano.
Come non credere allora all’attualità della visione simbolica del Terzo Segreto di Fatima, del Papa abbattuto con tutto il suo seguito fedele, che sarebbe stata più chiara nel 1960? La Sede Apostolica non era allora già occupata da Giovanni 23, il modernista filo massone eletto per convocare il conciliabolo e i maestri della libertà sul nuovo «bene» umano?
Non fu questa nuova stirpe clericale a esaltare il «benessere» edificato sulla libertà e il progresso illuminista; che cancella l’Inferno ed è censura al Messaggio di Maria dato a Fatima?
Per superare la crisi universale non si può fare a meno di tornare al concetto di «bene» rivelato; perciò alla Chiesa che lo insegnava, ma che è oggi occupata da anticristi sedotti dall’illuminismo di altri «beni» che, perfino in nome della caritas in veritate, sono pronti a consegnarLa al governo del gran fratello.
Possiamo non supplicare e impegnarci per il «bene» del ritorno del Papa cattolico che elimini le aperture e le rese della perfidia conciliare; che sia l’ostacolo alla scalata del potere anticristico?
La presenza del vero Papa è cagione della difesa estrema del «bene», mancante in un mondo alienato, nel cui vuoto precipita ogni crisi di fede e dei valori, per la perdita di una moltitudine di anime.
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[1] – A. Del Noce, «Il suicidio della rivoluzione», Rusconi, Milano, 1978.

#1 da carlo il 3 dicembre 2011 - 10:54
Cita
Però non dobbiamo dimenticare che il comunismo è figlio del liberalismo