Segnalazione di Raimondo Gatto
È bufera per la frase pronunciata dall’arcivescovo di Chicago. “In quei cortei lo stesso odio per la Chiesa che c’era fra gli incappucciati”. Le associazioni omosessuali: “Si dimetta”
Uno scivolone causato da eccessiva foga oratoria? Oppure un’asprezza polemica figlia di una precisa strategia comunicativa? Certo è che la dichiarazione rilasciata domenica scorsa dal cardinale Francis George, arcivescovo di Chicago, non è passata inosservata.
La frase “incriminata”, quella che gli sta rovesciando addosso un’autentica bufera, il presule l’aveva pronunciata davanti alle telecamere della Fox tv: «Alcune manifestazioni del movimento gay,con la loro intolleranza nei confronti della Chiesa cattolica, rischiano di assomigliare a quelle del Ku Klux Klan caratterizzate dallo stesso odio nei confronti del cattolicesimo».
Il cardinale stava commentando l’eventualità che il prossimo Gay Pride di Chicago, in programma domenica 24 giugno 2012, sfilasse proprio davanti ad una delle chiese più antiche della città e per giunta in un orario (le dieci del mattino) in cui le famiglie vanno a messa.
Il possibile disagio per i fedeli, tenuto conto la parata l’anno scorso aveva richiamato in città quasi 8oomila persone, era stata evidenziato proprio dal parroco della chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo.
«Io sto con il sacerdote, non ha senso che venga annullata la messa per il passaggio del Gay Pride», aveva detto l’arcivescovo durante la trasmissione televisiva. Poi era arrivato quel discusso accostamento tra gay e KKK. «Non le sembra un po’ troppo forte?», aveva osservato l’intervistatore. «Lo è – era stata la replica di George – , ma la retorica del KKK e di alcuni esponenti gay riguardo il cattolicesimo è particolarmente simile. Chi è il nemico? Chi è il nemico? La Chiesa cattolica».
Il primo KKK, vale la pena di ricordarlo, era nato nel Tennessee nel 1886 come società segreta. I suoi membri, che condividevano un complesso rituale fatto di tuniche e cappucci bianchi, si macchiarono di una serie dei delitti nei confronti delle persone di colore. Nel 1871 il Congresso dichiarò l’organizzazione fuori legge.
Organizzazione che rinacque, però, nei primi anni del Novecento avendo come scopo l’affermazione della superiorità dei bianchi. A fondarla nel 1915, in Georgia, fu William J. Simmons, viaggiatore di commercio e assicuratore, legato all’ambiente metodista. Un influsso nel ritorno del KKK lo ebbe il film di D. W. Griffith “La nascita di una nazione”, opera che esaltava il precedente Klan. Nel tempo l’organizzazione divenne uno dei centri di aggregazione di patriottismo militante. Con il trascorrere degli anni l’ostilità del Klan fu diretta non più solo contro i neri ma anche contro le altre minoranze (ebrei, cattolici, stranieri, gli stessi omosessuali). Lo slogan più urlato recitava: “Americani al cento per cento!”. Vi aderivano soprattutto coloro che vedevano nei nuovi arrivati (gli immigrati) concorrenti per il posto di lavoro. Scrive il critico Stephen Cooper nella biografia dello scrittore italo-americano John Fante: «La Chiesa cattolica rappresentava il nemico numero uno del Klan perché i suoi membri erano quasi tutti immigrati, e non certo da paesi anglosassoni. Era considerata una presenza estranea e strisciante che si insinuava nelle principali istituzioni del paese per sconvolgere lo stile di vita americano».
Al di là delle ricostruzioni storiche, comunque, il parallelo tra la comunità omosessuale e la società degli incappucciati non è andato giù a gay e lesbiche statunitensi che hanno inondato la rete di petizioni: «Un accostamento doloroso e degradante: le scuse non saranno sufficienti. L’unica via per padre George, se ha ancora un brandello di dignità, è quella delle dimissioni».
In ogni caso il comitato organizzatore ha accolto le richieste della Città ritardando la partenza del corteo alle ore 12 per consentire ai parrocchiani di recarsi alla funzione religiosa domenicale. Il cardinale è tornato in tv e all’Abc ha cercato di chiarire: «Ovviamente è assurdo dire che le comunità gay sono come il KKK. Il mio paragone era tra il tipo di parate, non si riferiva alle persone».
A questo punto, però, è comunque facile immaginare chi sarà il bersaglio preferito del corteo del prossimo 24 giugno.
Fonte: Vatican Insider, 28/12/2011
