Archivio per la categoria Economia

Uscire dall’economia?

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di Serge Latouche

L’affermazione della decrescita non serve e non si propone di acquisire un potere, un po’ come l’esperienza zapatista. Anzi, costituisce un contropotere sociale.

Prima di ogni altra cosa, la decrescita è una provocazione, un grido che contesta l’invenzione stessa dell’economia. L’economia, infatti, come la sua controfigura «green» o il lavoro salariato, esiste solo in un orizzonte di senso, quello del capitalismo. È una ragione di speranza in questi tempi? Sì, in alcune città della Grecia e della Spagna, a differenza di quanto accaduto in Argentina dieci anni fa, pezzi di società che subiscono l’austerità hanno cominciato a incontrare gruppi che sperimentano forme di decrescita.

Per questo il potere, che teme il cambiamento profondo dice: «Siate seri, non è il momento di parlare di queste cose»

Cita il suo amico Cornelius Castoriadis e poi il subcomandante Marcos. Parla di fotocopiatrici, di Gruppi di acquisto solidale giapponesi e di un interessante documentario del regista Coline Serreau. Intervistare Serge Latouche è sempre un viaggio piacevole che percorre molti temi, con le sue risposte a volte in francese a volte in italiano. Prosegui la lettura »

Dov’è nascosto l’oro dell’Italia?

 di Mauro Bottarelli
L’oro, si sa, è il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi. E, in suo nome, sono accadute molte cose che apparivano inspiegabili o, quantomeno, strane, come vi ho già raccontato tempo fa. Facciamo un salto indietro. Ricordate la guerra in Libia, l’incredibile Vietnam in cui si era trasformata, con i ribelli che tentavano l’assalto e le forze lealiste di Gheddafi che riuscivano sempre a difendere le posizioni? Bene, ricorderete anche che nell’arco di tre giorni la situazione si sbloccò e i ribelli poterono mettere il naso fuori da Bengasi: armi dall’Occidente? Servizi segreti francesi e britannici in aiuto? Illuminazione divina? Prosegui la lettura »

Banche Usa costrette da Carter e Clinton a prestare a ispano-africani insolventi, causa del crollo dell’economia.

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

di Eugenio Benetazzo

Essere sotto scacco nel gioco degli scacchi identifica una terminologia tecnica con cui si vuole definire uno stato di attacco che non consente di proteggersi, solitamente rappresenta anche una situazione di conflitto in cui una parte viene gravemente minacciata da un altra. Sono ormai passati quattro anni dal fallimento di Lehman Brothers e da quella data abbiamo visto costantemente peggiorare la nostra sicurezza e serenità sia finanziaria che occupazionale. Periodicamente i media ci fanno notare i fenomeni di contestazione e disagio giovanile in varie aree metropolitane europee sottolineando come ancora oggi governi ed organismi sovranazionali non abbiano messo in essere programmi credibili di risanamento e rilancio economico dei vari paesi oggetto di assedio finanziario. A distanza di tutto questo tempo forse è il caso di soffermarsi a riflettere su chi incolpare per quello che stiamo subendo. Tanti di voi magari adesso penseranno che i mutui subprime siano i soli grandi responsabili della grande recessione del 2008 e della crisi del debito sovrano che ne è conseguita. In vero questa è una lettura molto banale e popolare, spesso richiamata dalla stampa nazionale per poter puntare il dito contro qualcuno o qualcosa. Prosegui la lettura »

Il falso ottimismo di Monti contraddetto dall’ Istat: recessione anche nel 2013. “La disoccupazione continuerà a salire”

Segnalazione di Raimondo Gatto

L’Ocse: “Bene il calo dello spread, ma l’Italia tenga pronto il bazooka”

Differenziale Btp-Bund stabile a 350

Il Pil italiano scenderà del 2,3% quest’anno e dello 0,5% il prossimo, «nonostante l’attenuazione degli impulsi sfavorevoli e un moderato recupero dell’attività economica nel secondo semestre». La stima è dell’Istat, secondo cui «la domanda estera netta risulterebbe, in entrambi gli anni, la principale fonte di sostegno alla crescita, con un contributo rispettivamente pari a 2,8 e a 0,5 punti percentuali nei due anni considerati, mentre il contributo della domanda interna al netto delle scorte è previsto rimanere negativo sia nel 2012 (-3,6 punti percentuali) sia nel 2013 (-0,9 punti percentuali). Prosegui la lettura »

Debito pubblico record, peggio di noi solo la Grecia

Segnalazione di Raimondo Gatto

Nel secondo trimestre del 2012 è schizzato al 126,1% del Pil

Nuovo record per il debito pubblico italiano, che nel secondo trimestre del 2012 è schizzato al 126,1% del Pil. Sono i dati resi noti da Eurostat. Nel primo trimestre aveva già raggiunto il picco di 123,7%, il più alto dal ’95 quando era al 120,9%. L’Italia si conferma seconda solo alla Grecia, il cui debito è ora al 150,3%.

Nel secondo trimestre, il debito dei governi dell’area euro è salito al 90% del Pil dall’88,2% del primo trimestre. In totale – segnala l’Eurostat – si tratta di 8.517 miliardi di euro. Considerando l’Unione a 27 membri, il debito è salito dall’81,4% all’84,9% del Pil a 10.840 miliardi. Nel periodo aprile-giugno, il debito è salito in 20 dei 27 Stati dell’Unione Europea fra cui l’Italia dove ha raggiunto il 126,1% del Pil (1.982 miliardi) dal 123,7% del primo trimestre. Prosegui la lettura »

La verità è che il denaro non vale niente

di Massimo Fini

Come hanno reagito le leadership occidentali alla crisi iniziata col tracollo dei ‘subprime’ americani del 2008, poi estesasi rapidamente in mezzo mondo e che peraltro bolliva rumorosamente in pentola da molto tempo (collasso del Messico, 1996, delle ‘piccole tigri’, 1997, default dell’Argentina, 1999)? Immettendo nel sistema altro denaro attraverso una serie di triangolazioni fra Fed, Fmi, banche, Bot, che altro non sono che una partita di giro.

Tradizionalmente le funzioni del denaro sono quattro: 1) Misura del valore; 2) Intermediario nello scambio; 3) Mezzo di pagamento; 4) Deposito di ricchezza. Niente da dire sulle prime tre. Ma togliamoci dalla testa che il denaro sia ricchezza o che la rappresenti. Prosegui la lettura »

Sopra la legge la banca campa, sotto la banca la legge crepa

Segnalazione del Centro Studi Federici

Pubblichiamo un articolo dell’economista elvetico Alfonso Tuor, tratto dal blog segnalato dal giornalista Roberto Ortelli dai microfoni di RPL.

Banche al di sopra della legge? La soluzione di casi che coinvolgevano alcune grandi banche fa sorgere questo sospetto, di Alfonso Tuor

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di grandi istituti bancari accusati (soprattutto dalla giustizia americana) di reati di non poco conto. Questi casi si sono invariabilmente chiusi con un patteggiamento, in base al quale la banca pagava una multa per chiudere la vertenza giudiziaria. L’entità della multa è sicuramente proibitiva per il comune mortale, ma di dimensioni assolutamente accettabili per gruppi che guadagnano miliardi. Nessun dirigente di questi istituti è stato chiamato alla sbarra per rispondere delle accuse rivolte alla sua banca. Si può quindi essere indotti a sostenere che le grandi banche (oltre ad essere troppo grandi per fallire) sono oggi anche al di sopra della legge. Eppure le accuse non erano di poco conto. Ne rammentiamo solo alcune. Prosegui la lettura »

Nasce il Napo, la nuova cartamoneta avente corso legale a Napoli. Bravi!

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

A Napoli una moneta locale scaccia crisi: si chiama Napo ed è per chi «fa qualcosa di buono la città»

tempo di crisi si aguzza l’ingegno. E in fatto di ingegno, si sa, i napoletani sono maestri. Sarà per questa ragione che da ieri va in corso “Napo”, una moneta “della Napoli Virtuosa”. Per ideare e dare forma alla moneta locale, addirittura un concorso di idee indetto dal Comune di Napoli. Luca Mosele, architetto e graphic designer napoletano, è il vincitore del concorso “Disegna tu il Napo”. Il suo progetto grafico, che gioca sul claim “Il Napo sempre è buono”, racconta Napoli attraverso i suoi monumenti disegnati al tratto, ognuno con un tono di colore diverso. La proclamazione del vincitore è avvenuta in diretta televisiva, su un circuito di emittenti locali. Prosegui la lettura »

Bernanke ammette: la Fed di fatto è una bad bank

di Franco Lettieri e Paolo Raimondi

Che la Federal Reserve lo fosse è noto da tempo.
Adesso anche Ben Bernanke lo afferma presentandola come la nuova teoria monetaria. La Fed è diventata una grande “bad bank” che compra a man bassa titoli tossici dalle banche in crisi.
Lo ha annunciato ufficialmente a Jackson Hole, nello stato del Wyoming, durante l’ultimo simposio bancario annuale organizzato dalla Fed di Kansas City.
Bernanke ha ricordato che nell’agosto del 2007, all’inizio delle crisi finanziaria globale, i tassi di interesse della Fed erano del 5,25% mentre oggi sono dello 0-0,25%. Di conseguenza i tradizionali strumenti di politica monetaria e finanziaria della banca centrale americana, in primis le manovre restrittive o espansive sul tasso di sconto e l’estensione temporale dei termini di prestito, non funzionano più.
Dal 2007 la Fed lavora con “nontraditional policy tools”, con armi monetarie non convenzionali basate anzitutto sulla gestione del “balance sheet”, cioè sull’espansione del suo stato patrimoniale. Prosegui la lettura »

Consolidare il debito non è un tabù

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

di Mario Sechi

[…] Vent’anni dopo il trattato [di Maaastricht] e dieci anni dopo l’introduzione dell’Euro, la realtà è questa: 1. Il debito pubblico galoppa (ha raggiunto l’altro ieri la quota record di 1972,9 miliardi di euro); 2. La pressione fiscale è, di fatto, la più alta del mondo; 3. La spesa pubblica è un mostro da 800 miliardi su 1600 miliardi di Pil; 4. La disoccupazione sta spezzando il Paese in due, con il Meridione che incuba il disordine sociale, con centinaia di migliaia di giovani e donne senza lavoro; 5. Il potere d’acquisto degli italiani si è deteriorato, gli stipendi sono fermi da dieci anni; 6. Il risparmio privato – nostro punto di forza – si sta erodendo; 7. La produzione industriale è crollata, siamo gli ultimi in Europa. Risultato: il «vincolo esterno» non ha funzionato. Prosegui la lettura »

Wall Street contro la City. Ma è scontro vero?

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Se Wall Street e la City, i due pesi massimi della finanza e della speculazione, si scontrano, vuol dire che è suonata la campanella dell’ultimo round per il sistema finanziario? E’ troppo presto per dirlo. Da tempo tra i due templi della finanza c’è un crescendo di colpi per la supremazia.

 Dall’inizio della crisi negli Usa indagini parlamentari e giudiziarie hanno portato a galla i giochi sporchi della finanza speculativa, come dimostrano le vicende dei mutui subprime, dei derivati Otc e di tutte quelle operazioni ad alto rischio fatte dalle grandi banche americane. Alcune come la Lehman Brothers sono fallite, altre come la Wachovia Bank sono state assorbite da altre. Fallimenti e acquisizioni spesso hanno coperto il grande marcio dei loro bilanci. Naturalmente hanno anche così dissolto le responsabilità penali per le grandi truffe dei derivati della Lehman e per il riciclaggio dei soldi della droga della Wachovia. Prosegui la lettura »

Come funziona il sistema monetario internazionale

di Antonino Galloni*

COME FUNZIONA IL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE

Oltre il 90% della moneta totale transita dalle famiglie e dalle imprese (anche criminali) verso le banche che hanno “autorizzato” prestiti, fidi e mutui e che, così, vedono arrivare tale moneta sotto forma di versamenti; con l’abbandono della legge Glass-Steagall degli anni ’30 (in Italia la legge bancaria del ’36) – che faceva tenere ben distinta l’attività bancaria dagli istituti che operavano sul mercato finanziario e speculativo – anche i depositi e i conti correnti sono stati utilizzati dalle banche (quali soggetti finanziari) per operazioni speculative.

Prima dell’abbandono della Glass Steagall (ma anche dopo e fino alla crisi delle borse nella primavera del 2001) le banche hanno prestato danaro alle famiglie per fronteggiare il calo di reddito derivante dalla flessibilizzazione del lavoro; finchè le borse hanno manifestato un costante rialzo (soprattutto nei titoli migliori) parte dei guadagni andavano alle banche che avevano “prestato” e parte al sostegno delle spese delle famiglie. Prosegui la lettura »

Gli italiani vogliono tornare alla lira

Segnalazione di Raimondo Gatto

Secondo un sondaggio di Euromedia solo la metà degli intervistati è contrario al ritorno alla divisa nazionale. Un dato in forte calo: nell’ottobre 2011 era al 70%

di Andrea Cuomo

Un italiano su due è contrario al ritorno della lira. Quindi, se l’aritmetica non è un’opinione, l’altro italiano è, se non favorevole, almeno, diciamo così, non contrario. Il trend registrato da Euromedia Research è piuttosto chiaro e segue l’andamento degli smottamenti della nostra economia e di conseguenza delle nostre certezze: se nell’ottobre del 2011 – quando il governo Berlusconi era ancora in sella – il 70,1 per cento degli italiani vedeva come il fumo negli occhi il ritorno di Michelangelo, Alessandro Volta e Maria Montessori nei nostri portafogli, oggi il dato è sceso al 50,3, dopo aver toccato, a giugno 2012, addirittura il 47,1. Prosegui la lettura »

Grandi banche e agenzie di rating, l’inganno è servito…

di Marcello Foa

Sono sempre più scettico sulle agenzie di rating e sugli studi delle grandi banche internazionali. Il problema delleagenzie di rating (Moody’s, Standard% Poor’s, Fitch) è notoe ancora oggi irrisolto: trattasi non di autorità di controllo superpartes ma di agenzie private, in chiaro conflitto di interessi, sia nei confronti delle società quotate (chesborsano cifre non indifferenti per ricevere il rating) che deipropri azionisti (come fai a dare il voto a una società, sovente una banca, che ti possiede?). Inoltre, operano in regime di oligopolio, che quasi sempre significa cartello, non sono punibili per i frequenti errori che commettono ma hanno un potere di influenza spropositato e, nei loro vari board, siedono personaggi che hanno chiare finalità lobbistiche (non a caso il premier Monti era consigliere di Moody’s). A mio giudizio le tre agenzie di rating non sono compatibili con le regole liberali dell’economia di mercato esono pericolose per la loro capacità di sovvertire la democrazia e la sovranità nazionale. Prosegui la lettura »

Le economie emergenti (Unasur, Brics) crescono

di Attilio Folliero, Cecilia Laya e Tito Pulsinelli*

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca Mondiale, gli otto paesi che conformano l’ALBA (1) sono quelli che maggiormente sono cresciuti fra il 2009 ed il 2010: il PIL dei paesi dell’ALBA è cresciuto del 33,43%, seguto dai 5 Paesi che conformano l’area geografica dell’Africa Meridionale (2), cresciuti del 28,81%, dai 12 paesi dell’UNASUR (3) al 27,07%, dai 33 paesi dell’America Latina che conformano la CELAC (4) al 25,41%, dai 5 paesi dell’ASEAN (5) al 24.39%, dai 5 del BRICS (6) al 22,37% e dai 6 paesi della OCS (7) in crescita del 19.36%.

I paesi del cosiddetto blocco occidentale, che ben rispondono alla definizione di Paesi Industrializzati Altamente Indebitati (PIAI), sono al di sotto della crescita media mondiale; infatti, mentre l’economia mondiale è cresciuta complessivamente dell’8,92%, l’Oceania (Australia e Nuova Zelanda) è cresciuta del 7,68%; i paesi del Nord America del 5,06%; i Paesi dell’OCSE (8) hanno fatto registrare una crescita del 4,74%; quelli del G7 (9) solamente del 3,76%; l’Europa nel suo complesso è cresciuta dell’1,42%. I 27 paesi che conformano l’Unione Europea (10) ed i 17 dell’Area Euro (11) sono in decrescita, rispettivamente dello 0,49% e del 2,14%. Prosegui la lettura »