www.kreuz.net, l’Agenzia di stampa cattolica più letta in Europa, ha pubblicato il Comunicato Stampa di don Floriano Abrahamowicz inerente l’esclusione dalla FSSPX di S.E. Rev.ma Mons. Richard Williamson. Noi lo riprendiamo qui sotto. E qui la prima replica di S.Ecc. Rev.ma Mons. Williamson al suo ex Superiore Generale pubblicata sulla rivista francese RIVAROL di ieri:
Lettre ouverte de Mgr Williamson à Mgr Fellay dans RIVAROL par Petrus 2012 Mgr. Williamson dice a Mgr. Fellay di dimettersi per aver tradito l’eredità di Mons. Marcel Lefebvre.
(kreuz.net) Angesichts des von Mons. Bernard Fellay durchgesetzten, skandalösen Ausschlusses von Bischof Richard Williamson aus der Piusbruderschaft möchte ich dem Ausgeschlossenen meine Nähe versichern.
Der Druck von seiten der zionistischen Welt hat Mons. Fellay zuerst gezwungen, mich im Jahr 2009 als Holokaust darzubringen und jetzt Bischof Williamson. Welche Schande!
Mons. Williamson ist – wie ich und andere Priester, die aus der Piusbruderschaft ausgeschlossen wurden oder diese verlassen haben – ein katholischer Traditionalist. Prosegui la lettura »



Il settimanale francese Rivarol riportava spesso interviste ed interventi di Mgr. Lefebvre. Noi del Christus Rex ne abbiamo conosciuto uno dei giornalisti, che scrisse un ampio e documentato articolo su don Floriano Abrahamowicz nel luglio 2009, durante un viaggio a Parigi. Ieri ha pubblicato un’analisi sull’attuale situazione della Fraternità San Pio X, che riteniamo calzante e sagace, diretta e chiara, senza mezzi termini o curialesi, che ha l’intento di risvegliare i migliori dal torpore e, forse, anche quello di tentare di evitare che la ridicolizzazione palese di questa situazione colpisca coloro che hanno compreso e che non meritano di subirne gli effetti, anche solo indirettamente.
La congregazione per la Dottrina della fede si è riunita oggi nella sua assemblea plenaria per esaminare lo stato dei colloqui con i Lefebvriani in vista del loro pieno reintegro nella Chiesa cattolica. Da ex Sant’Uffizio «osservazioni», tempi ora non sono «brevi»