Archivio per marzo 2012

Si dà fuoco davanti all’Arena. Era da 4 mesi senza stipendio

L’uomo, un immigrato marocchino, è stato ricoverato in ospedale in gravi condizioni: ha ustioni alla testa e alle gambe. Lavorava come operaio edile.

VERONA – Un cittadino marocchino di 27 anni si è cosparso di benzina e si è dato fuoco in piazza Bra, a Verona, davanti alla sede del municipio. Da quattro mesi l’immigrato, che lavorava come operaio edile, non riceveva lo stipendio. Proprio la difficile situazione economica sarebbe all’origine del gesto. L’uomo è stato trasportato in ospedale dove è ricoverato in grave condizioni per ustioni alla testa e alle gambe. Non sarebbe in pericolo di vita. Sul posto i carabinieri di Verona. Il tentato suicidio è avvenuto durante un presidio di protesta organizzato davanti a Palazzo Barbieri, sede del municipio, da alcuni genitori per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’operato del Tribunale dei minori di Venezia e degli assistenti sociali. Prosegui la lettura »

Il “Marchio della Bestia” profetizzato dall’Apocalisse è a un passo dalla realtà?

ALTRO CHE “GRANDE FRATELLO”…

di Ugo Gaudenzi

C’è un argomento – nella tanto decantata, ma demagogica, riforma sanitaria di Obama negli Stati Uniti – amerikano che è stato rimosso da ogni commento.
Ne accenniamo qui, noi.
Se verrà confermato alla Casa Bianca, il democraticissimo Barack Obama renderà obbligatorio, nel corso del prossimo 2013, l’inserimento di microchip sottocutanei in ogni cittadino statunitense.
L’obiettivo formale è quello di creare un “registro nazionale di identificazione” per “seguire meglio i pazienti con la disponibilità di tutte le informazioni relative alla loro salute”.
E’ tutto scritto nel progetto di legge Hr 3200 adottato di recente dal Congresso Usa. E’ alla pagina 1001 del dossier che si specifica come il microchip sarà obbligatoriamente immesso sotto la pelle dei cittadini americani per usufruire del sistema sanitario federale.
Né le fantasie di una umanità “programmata in provetta” in uno stato unico totalitario romanzate da Aldous Huxley nel 1932, né la trama dell’occhio onnipresente del “Grande Fratello” immaginata nel suo “1984” da George Orwell, possono ormai dunque competere con quella che è una triste realtà sia in divenire che già presente fra noi (siamo tutti spiati dall’elettronica, dalle telecomunicazioni, dai microchips). Prosegui la lettura »

Perde l’Autorità chi decade dalla Fede Cattolica

di Matteo Castagna

In questi giorni mi sono capitati tra le mani dei documenti, che ho potuto verificare, dai quali risulta un’argomentazione che reputo interessante e utile per tutti coloro che, senza pregiudizi, vogliono approfondire le tematiche relative alla crisi provocata dalla “Contro-Chiesa” modernista, ed all’occupazione dei Sacri Palazzi da parte dei suoi esponenti di spicco, fin dalle più alte cariche.

Alcuni confutano la dottrina sulla sede vacante in caso di defezione dalla Fede Cattolica, dicendo che va contro le promesse di Cristo. Questa dottrina è del tutto arbitraria. Ed addirittura tacciare di eretico chi sostiene il contrario è elevare una propria idea personale, tra l’altro sbagliata, a dottrina universale della Chiesa, per cui se una persona non ci si attiene sarebbe eretica.

La Chiesa non ha mai detto che nel primato di Pietro è inclusa l’impossibilità di una decadenza dall’autorità per decadenza dalla Fede. E lo confermano i fatti. Prosegui la lettura »

L’abbraccio tra l’apostasia conciliare e il comunismo scomunicato in un clima grottesco?

A lato foto dell’incontro tra i due “anziani” Joseph e Fidel

Alla fine c’è stato il “faccia a faccia” più atteso e controverso, quello tra Benedetto XVI e Fidel Castro (giubbotto scuro, collo coperto, sorretto da moglie e figli). Due quasi coetanei, vicino agli 86 anni l’uno, a tre settimane dagli 85 l’altro, ma con storie personali che più diverse non potrebbero essere. “Ora che non ho più responsabilità di governo, passo il tempo a leggere e riflettere. Lei come fa a svolgere ancora il suo servizio?”, chiede a bruciapelo il Comandante al quasi coetaneo Joseph Ratzinger che non esita: “Sono anziano ma riesco ancora a svolgere il mio dovere”. (mah, se lo dice lui…n.d.r.) 

L’incontro non fornirà materiale per la propaganda castrista né indebolirà la battaglia dei dissidenti, come temuto dal Financial Times. Prima di ripartire per Roma, Joseph Ratzinger ha ricevuto Fidel Castro alla nunziatura apostolica dell’Avana come “gesto di umiltà e dialogo” (o deferente prostrazione?? n.d.r.). Un segno di rispetto per i fedeli oppressi, non di omaggio a un despota al tramonto. (questa affermazione sa tanto di giustificazione non richiesta…n.d.r.) Da una parte il “lider maximo” della Revolucion cubana, rimasto al potere per quasi 50 anni, dal 1959 al 2008, prima di passare definitivamente la mano al fratello a causa della malattia. Dall’altra un ex professore di teologia, che in quel 1959 era un giovane docente a Bonn. Il rivoluzionario ateo giunto al termine della sua vita è apparso interessato a questioni religiose e ha “interrogato” Benedetto XVI (rendendo l’incontro un mix tra il grottesco e l’irrisorio, n.d.r.). Ha seguito in tv la visita e ha notato variazioni nella liturgia rispetto a quando era giovane. Il “Papa” gli spiega come è cambiata la messa. (questo sa davvero di sfottò!!! n.d.r.) Prosegui la lettura »

Il Segreto del mondialismo – intervista esclusiva

NUOVO ORDINE MONDIALE – L’INTERVISTA

di Pietro Ferrari

Intervista esclusiva a Luciano Garofoli, traduttore e prefatore dell’opera di Yann Moncomble, “Il segreto del mondialismo” (Effedieffe 2011). 
 
Il globalismo internazionalista, nemico delle patrie è nato da officine ben precise. Il libro di Moncomble espone un’ autentica selva di nomi e cognomi, di acronimi e istituzioni che si intrecciano a tal punto da diventare un groviglio inestricabile che però lascia chiaramente intendere un fatto: è in atto una strategìa tentacolare portata avanti con capacità straordinaria. Tra le varie sigle di cenacoli mondialisti, l’autore dedica parecchio spazio al Royal Institute of International Affairs e allo Institute of International Affairs (I.I.A.). Quando e perché furono fondati? Chi furono i fondatori?
 
Il substrato che fa da humus a questi Istituti, apparentemente con soli scopi culturali, è quello anglosassone. Nel 1870 John Ruskin professore ad Oxford insieme ad alcuni selezionatissimi allievi, abbozza una dottrina “socialista” che parte dal marxismo, ritenuto una teoria veramente insuperabile per il futuro dell’umanità. Prosegui la lettura »

Roma: delizie dell’ “accoglienza”…

Segnalazione di Raimondo Gatto

Maxirissa con mazze e coltelli in mezzo ai passanti, sei arresti

Paura martedì pomeriggio: lite tra cittadini romeni e bosniaci mentre i passanti cercavano riparo tra le auto

ROMA – Scatenano maxi rissa con mazze di ferro, cric e coltelli tra i passanti che cercano riparo fra le auto in sosta, in via della Magliana, a Roma: sei stranieri arrestati e un minorenne denunciato a piede libero dai carabinieri. La maxirissa tra cittadini romeni e bosniaci è scoppiata nel pomeriggio di martedì in via della Magliana. I contendenti, noncuranti dei numerosi passanti, si sono affrontati armati di tubi di ferro, bastoni, cric e coltelli senza esclusione di colpi. A dare l’allarme al «112» è stato un maresciallo del nucleo operativo dei carabinieri della compagnia Roma Trastevere che si è trovato a passare in auto, al culmine della furibonda scazzottata, mentre era diretto alla sede di servizio. Prosegui la lettura »

Slovenia: cara e sempiterna famiglia naturale!

Slovenia: caro vecchio codice di famiglia

Gli sloveni hanno scelto di bocciare al referendum tenutosi domenica scorsa la riforma del codice di famiglia. Il dibattito, come prevedibile, monopolizzato dalla questione del “matrimonio LGBT”. Un Paese che si ritrova tradizionalista nel modo di concepire la famiglia.

Con un’affluenza al 30% gli elettori sloveni hanno respinto il nuovo codice di famiglia. Quasi il 55% percento i no contro il 45% di sì. Ora il parlamento per un anno non potrà legiferare in materia.

La Slovenia ora si trova ad essere un po’ più tradizionalista, cattolica e rurale e un po’ meno liberale, laica e urbana. A vincere è stato il modello di famiglia classico, quello che la vede composta da madre, padre e figli. Per salvare questo modello, infatti, gli elettori sono stati invitati a votare no al referendum. In sintesi un Paese tradizionalista nel modo di concepire la famiglia. Prosegui la lettura »

Dietro l’aumento del prezzo del petrolio: “picco” o speculazione finanziaria?

 

Dietro l’aumento del prezzo del petrolio: picco del petrolio o speculazione di Wall Street?

di F. William Engdahl

Mentre la caduta nella domanda di petrolio e l’aumento della produzione dovrebbero abbassare i prezzi, il carburante non è mai stato tanto costoso. Engdahl non ritiene soddisfacenti le spiegazioni che chiamano in causa il timore d’interventi militari e la teoria del picco del petrolio. Punta invece il dito contro la speculazione e la manipolazione delle banche di Wall Street, in collusione con l’Agenzia Governativa che dovrebbe regolare le loro attività, ma il cui presidente – un “ex” azionista della Goldman Sachs – dorme opportunamente sugli allori.


Già dall’ottobre dello scorso anno, il prezzo del greggio sui mercati dei futures è esploso. Vengono fornite diverse spiegazioni. La più comune è che i mercati finanziari riterrebbero imminente una guerra tra Israele e Iran o USA e Iran, o USA e Israele contro l’Iran. Un’altra spiegazione vuole che il prezzo stia inevitabilmente salendo perché il mondo avrebbe superato il cosiddetto “Picco del Petrolio”- il punto sull’immaginaria Curva Gaussiana, in cui metà di tutte le riserve di petrolio conosciute sono state esaurite ed il petrolio rimanente andrà diminuendo ad un ritmo crescente, portando ad un conseguente aumento di prezzo.

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Quel che non sapete del Gruppo Bilderberg

A lato la prima riunione del gruppo presso il Bilderberg Hotel (1954)

di Thierry Meyssan 

Ogni anno, dal 1954, un centinaio delle personalità più eminenti di Europa occidentale e Nord America s’incontrano, a porte chiuse e sotto un’altissima protezione, in seno al Gruppo Bilderberg. Il loro seminario dura tre giorni e nulla traspare sulle loro discussioni.

Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, i giornalisti sono interessati a questa organizzazione elitaria e segreta. Alcuni autori vi hanno visto un governo mondiale embrionale e gli attribuiscono le principali decisioni politiche, culturali, economiche e militari della seconda metà del ventesimo secolo. Una interpretazione sostenuta da Fidel Castro, ma nulla lo conferma né lo smentisce.

Per sapere cosa è o non è il Gruppo Bilderberg, ho cercato documenti e testimoni. Ho avuto accesso a tutti i suoi dati del periodo 1954-1966 e a numerosi altri elementi, e ho potuto chiacchierare con uno dei suoi ex-ospiti, che conosco da molto tempo. Nessun giornalista, fino ad oggi, e certamente non gli autori di successo che ha reso popolari gli “stereotipi” presenti, hanno avuto accesso ai documenti interni del Bilderberg.

Ecco cosa ho scoperto e capito. Prosegui la lettura »

Australia, il migliore amico degli Usa

di Luca Galassi

Una nuova, più stretta alleanza si profila nel sud-est asiatico. Stati Uniti e Australia stanno discutendo una decisiva intensificazione dei legami militari, che preveda voli congiunti di droni da un atollo dell’Oceano Indiano e un maggiore accesso ai porti australiani da parte della Us Navy.

La strategia in discussione segue l’accordo del novembre 2011, siglato da Obama e Gillard, che ha dato il via libera al dispiegamento di 2.500 marines a Darwin, sulle coste settentrionali dell’Australia. Ma la risposta alla ‘rising China’ non passa solo attraverso la revisione delle relazioni con l’alleato di lungo corso, bensì con l’apertura di negoziati con le Filippine e la richiesta a Singapore di far stazionare nel suo porto quattro navi da guerra. In misura minore, canali di cooperazione militare sono aperti anche con Thailandia, Vietnam, Malesia, Indonesia e Brunei. In moti casi sono le stesse nazioni asiatiche a rivolgersi agli Stati Uniti, spinti dalle politiche assertive di Pechino.

Dai tempi della Guerra Fredda, Washington mantiene basi in Giappone e Corea del Sud. Nel progetto di revisione dell’entità e della distribuzione delle sue forze armante nella regione Nord-Orientale del continente asiatico, si delinea la volontà di riduzione di tali presidi a vantaggio di una maggiore presenza nel Sud-Est asiatico, terra di crocevia commerciali e base di partenza per l’esplorazione dei giacimenti di gas e petrolio d’altura. Prosegui la lettura »

Afghanistan, perché gli Usa non se ne andranno

 

talebani 20120326

di Giovanni Badoer

L’Afghanistan si trova nel presente, miserevole stato perché in centro Asia deve giocare, fatte le debite differenze, lo stesso ruolo che Israele gioca in Medio oriente, ossia quello di fabbrica e fucina della instabilità regionale. Così come Israele ha consentito direttamente e indirettamente all’industria petrolifera e, soprattutto, all’industria della guerra statunitensi di prosperare per decenni – oltre all’ovvio ruolo filo-occidentale svolto ai tempi della Guerra fredda – così l’Afghanistan consente, e dovrà consentire ancor di più in futuro, agli Usa di mantenere attiva la sovversione islamica a sud della Russia e a ovest della Cina, e a mantenere irrisolvibile la questione indo-pakistana. Il tutto dando all’industria della guerra statunitense la possibilità di prosperare sia nel nuovo ruolo di fornitrice di armi all’India – ormai primo importatore mondiale e, dunque, cliente assai migliore del Pakistan, sempre più orientato verso copruduzioni e forniture dalla Cina – sia avendo basi militari permanenti, che sono una costante spada di Damocle tanto per la Russia quanto per l’Iran, e che hanno costi logistici astronomici. Costi che si traducono in utili altrettanto astronomici per i contractor privati che si spartiscono i mega appalti LOGCAP, attraverso i quali passa l’intera filiera della logistica militare statunitense. Prosegui la lettura »

Il sistema partitico della corruzione

di Marco Tarchi a David Allegranti

Professor Marco Tarchi, esiste un problema di conflitto d’interesse anche per il Pd?

“Molti fatti, come anche quelli emersi a Bari, dimostrano che il mondo degli affari, delle imprese, degli appalti e quello della politica sono estremamente intricati. E coinvolgono nell’insieme la classe politica perché il contesto di questi ultimi decenni ha riproposto, in maniera diversa, con continuità, la questione del riciclaggio di una parte del personale politico dirigente una volta che esso non è più nelle condizioni di far parte delle istituzioni elettive. L’occupazione partitocratica prosegue proprio all’ombra del mito della società civile”.

Non è cambiato niente insomma dagli anni Novanta a oggi?

“In forme parzialmente rinnovate, quella prassi che consentiva di collocare dirigenti e quadri intermedi fidati nelle società municipalizzate si è estesa e irrobustita. Si cerca di penetrare stabilmente in quasi tutti gli snodi che collegano il mondo economico e quello politico-istituzionale. È un vizio dei partiti il volersi considerare i decisori privilegiati nel processo di allocazione delle risorse pubbliche. E quando non lo possono fare in via diretta, cercano di influenzare il processo attraverso propri referenti collocati in quei punti di snodo cui ho accennato”. Prosegui la lettura »

L’Intelligence Francese e Mohammed Merah

di Lorenzo Adorni

Mohammed Merah, secondo le informazioni di cui disponiamo in queste ore, si era addestrato nei campi dei mujahidin afghani. L’attentatore di Tolosa, quindi, non era un neonazista ma, un fondamentalista islamico jihadista. Noto sia alle forze dell’ordine che all’ intelligence francese. La sua giovane età, 24 anni, è un aspetto non secondario e particolarmente interessante, infatti, lo colloca all’interno di una “terza generazione”di mujahidin addestrati in Afghanistan.

Per comprendere il caso di Mohammed Merah è necessario compiere alcuni passi a ritroso, nella storia degli scorsi anni, attraverso un percorso complesso, di assoluto interesse.

L’ Afghanistan non è la Destinazione Finale

Possiamo individuare “tre grandi fasi” di adesione e partecipazione al jihad mediante l’addestramento nei campi dei mujahidin afghani. Una “prima fase”, conseguente all’invasione sovietica, in cui soggetti provenienti principalmente dal Medio Oriente, si recavano in Afghanistan per addestrarsi ed intraprendere la lotta contro l’invasore. La maggior parte di questi mujahidin ha poi fatto ritorno nei rispettivi paesi d’origine, portando con se una serie di conoscenze e tutta l’esperienza maturata durante la guerra. Solo una minoranza, anche se significativa e composta principalmente da sauditi, si è stabilità permanentemente in Pakistan, vicino al confine con lo stesso Afghanistan. Prosegui la lettura »

Rassegna stampa del 28.03.2012: Concilio XVI, Yes we can, tutti spiati, Corea kosher

A cura del Centro Studi Federici

Concilio XVI
(25.03.2012) Video-messaggio di Benedetto XVI all’Incontro Nazionale della Chiesa di Francia a Lourdes
Cari fratelli e sorelle della Francia, è per me una grande gioia inviare il mio caloroso saluto a tutti voi che siete venuti numerosi, a Lourdes, in risposta alla chiamata dei vostri Vescovi, per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. (…) Il Concilio Vaticano II è stato e rimane un autentico segno di Dio per i nostri tempi. Se lo leggiamo e lo riceviamo all’interno della Tradizione della Chiesa e sotto la guida sicura del Magistero, esso diventerà sempre più una grande forza per il futuro della Chiesa. (…)
Fonte: http://www.zenit.org/rssitalian-30047

Yes we can
(26.03.2012) Padre Franz Schmidberger, il primo successore dell’arcivescovo Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X, oggi superiore del Distretto tedesco, ha fatto leggere in tutte le messe celebrate ieri in Germania dai lefebvriani un comunicato. Schmidberger ricorda che lo scorso 16 marzo a Roma il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha …consegnato al superiore generale della Fraternità, il vescovo Bernard Fellay, «una lettera con spiegazioni in cui ci viene richiesto in modo ultimativo di esprimerci in modo più positivo sul preambolo dottrinale del 14 settembre 2011 di quanto non sia accaduto fino a ora». La scadenza ultima per la risposta è fissata per il 15 aprile 2012. «Sebbene la lettera si esprima anche in un tono sgradevole – commenta Schmidberger riguardo alla risposta di Roma – vi sono fondate speranze per una soluzione soddisfacente». «Qualora essa giungesse a compimento – conclude la nota – tutte le forze della tradizione nella Chiesa verrebbero notevolmente rafforzate; in caso contrario esse verrebbero indebolite e scoraggiate. Ne va quindi in primo luogo non della nostra Fraternità, ma del bene della Chiesa».
Fonte: http://2.andreatornielli.it/?p=3877 Prosegui la lettura »

Roma, scontri tra operai Alcoa e polizia: bruciato un tricolore e certificati elettorali

Lavoratori Alcoa protestano davanti al ministero dello sviluppo economico e si scontrano con la polizia (LaPresse)Segnalazione di Raimondo Gatto

Alta tensione a Roma durante il corteo dei lavoratori dell’Alcoa e davanti al Mise in occasione del vertice per tentare di salvare lo stabilimento di Portovesme. Nei tafferugli è rimasto contuso il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Giampaolo Diana: è stato colpito in pieno volto da una sorta di bomboletta, grande quanto due lattine. Al termine di una serie di riunioni è stato finalmente raggiunto un accordo: lo stabilimento resterà aperto sino a fine anno.

Roma, scontri tra operai Alcoa e forze di polizia
Poi l’accordo: fabbrica aperta fino a dicembre

Accordo raggiunto sulla vertenza Alcoa. Dopo una giornata di negoziati, accompagnati dalle proteste dei lavoratori sardi arrivati a Roma per seguire da vicino la trattativa, si è giunti in nottata al passo indietro dell’azienda, che ha deciso di ritirare la mobilità e di consentire agli operai di restare al lavoro fino alla fine dell’anno. Prosegui la lettura »