Archivio per maggio 2012

Milano: Arriva Ratzinger e Pisapia: “Avanti sulle unioni di fatto”

Accusato dalla sinistra interna di essere troppo poco laico, il sindaco s’intesta il progetto del registro comunale delle coppie gay. Uno stop ai cattolici del Pd

«Se entro questo anno il consiglio comunale non deciderà, assumerò io personalmente con la mia giunta la decisione sul registro delle unioni civili». Così il sindaco Giuliano Pisapia in diretta a Radio Popolare ha voluto dare il benvenuto al Papa, atteso domani pomeriggio. Ma anche forzare la mano, bruciando sul tempo le resistenze – già venute allo scoperto – della sua maggioranza. Solo qualche mese fa si erano scatenate le polemiche più furibonde nel Pd (in primis tra Stefano Boeri e la capogruppo Carmela Rozza) sui temi dell’iter di approvazione della delibera consigliare. Un messaggio indiretto alla sua coalizione, che va dunque a colpire in due direzioni: i cattolici perché non tergiversino troppo in aula e i laici che non hanno apprezzato la partecipazione del Comune all’organizzazione dell Family Day. Prosegui la lettura »

Così le banche lucrano sulla solidarietà

Terremoto, le macerie di una fabbricaSegnalazione di Raimondo Gatto

di

Cinque euro di commissione bancarie sui bonifici destinati alla solidarietà per il terremoto. Molti si lamentano. Qualcuno desiste. Ma l’Abi non prende provvedimenti

C’è rimasto male il dottor Francesco Baldisserotto. Non più giovanissimo ma sempre in gamba, si è fatto ieri una bella camminata per andare a versare la sua donazione per il terremoto dell’Emilia sul conto Mediafriends- Intesa San Paolo. Prosegui la lettura »

L’Eco di “San” Gherardo Colombo: Modernismo in salsa politically correct

Segnalazione di Pietro Ferrari

di Fabrizio Cannone

Benedetto XVI ricordò nel 2005 che l’eresia della discontinuità era assai visibile in una «parte della teologia moderna». Come quella, per esempio, che si esprime nelle riviste cattoliche di divulgazione, di approfondimento e di informazione (cfr. “Famiglia cristiana”, “Jesus”, “Concilium”, etc.).

Su “L’Eco di san Gabriele” (aprile 2012), rivista dei passionisti italiani che reggono il Santuario del grande Gabriele dell’Addolorata, non si tratta neppure più di discontinuità, ma di metamorfosi. Ovvero si ha la volontà di trasformare la religione cattolica in altro da sé, fino al punto da renderla irriconoscibile a metà strada tra religione rivelata, protestantesimo liberale e odierno relativismo etico.

La copertina presenta a tutta pagina il volto del magistrato (ateo) Gherardo Colombo e riporta una sua frase in caratteri cubitali: «Educare alla libertà e non all’obbedienza». Ora, sapevamo che i religiosi cattolici, passionisti inclusi, fanno voti di povertà, castità e obbedienza, e non di «libertà» (?). Prosegui la lettura »

31 maggio 1799

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il 31 maggio 1799 Giuseppe Federici guidava l’insorgenza riminese contro la falsa libertà rivoluzionaria per le autentiche libertà dell’Antico Ordine. Ricordiamo questa gloriosa pagina di storia col testo di un proclama pontificio.

I Popoli della Romagna ai Francesi, Cispadani e Traspadani
Chiunque voi siate, che vi dimostriate premurosi di farci pervenire le minacce di una prossima invasione, è necessario che conosciate quei sentimenti di cui è penetrato l’animo nostro. Noi rispettiamo ed amiamo la Religione, il Sovrano, e la Patria. Intimamente persuasi che nel difenderci dalle vostre Armi si tratti della difesa di questi tre oggetti, siamo pronti a spargere fino all’ultima stilla del nostro sangue per opporci e resistere alle vostre ostilità. Non sono queste le voci di pochi, sono quelle delle intiere Popolazioni di questa Provincia. Noi non offendiamo alcuno, noi viviamo tranquilli nel seno delle nostre famiglie. Ma se mai voi per un tratto di quella sublime tirannia, che ardite chiamare Libertà tentate di portar la guerra nelle pacifiche nostre contrade, sappiate che potrete sterminarci, ma non soggiogarci, che ad ogni passo avrete a combattere una popolazione, la quale preferisce la morte alla disgrazia di esser da voi conquistata. Questi, sono i nostri sentimenti, conosceteli, e preparatevi pure a marciare contro di noi. (Ottobre 1796)
(Biblioteca Comunale di Forlì, Fondo Piancastelli).

Altra documentazione sulle insorgenze antigiacobine nelle Romagne:
http://www.centrostudifederici.org/insorgenze.asp#documenti
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Siria: una strage, due verità

 

di Michele Paris

A seguito del massacro di venerdì scorso a Houla, in Siria, i governi occidentali e i loro alleati nel Golfo Persico hanno aumentato nuovamente le pressioni su Damasco nel tentativo di spianare la strada ad un intervento armato per rovesciare il regime di Bashar al-Assad. Tra gli scambi di accuse di governo e opposizioni sulla responsabilità della strage, nella quale hanno perso la vita almeno 108 persone, tra cui decine di donne e bambini, l’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, si è recato nella capitale siriana per incontrare i vertici del regime, con i quali ha discusso del più recente episodio di violenza e di un piano di pace sempre più vicino al fallimento.

Come è noto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU domenica scorsa ha emesso una dichiarazione non vincolante per condannare i fatti di Houla ma, su insistenza di Mosca, non ha apertamente puntato il dito contro Damasco per le uccisioni, anche se il regime è stato accusato di aver bombardato la località della Siria centrale. Anche il capo della missione di pace nel paese, generale Robert Mood, ha affermato che l’artiglieria pesante ha colpito l’area residenziale di Houla, ma la maggior parte dei morti è dovuta a colpi di arma da fuoco esplosi da distanza ravvicinata e addirittura ad accoltellamenti. Mood ha aggiunto che “da quanto ho appreso sul campo in Siria, bisogna evitare di saltare alle conclusioni”. Prosegui la lettura »

Nato, sette guerre chiamate con furbizia “operazione di pace”

 

di Massimo Fini 

Il 20 e 21 maggio si è tenuto a Chicago il summit dei 28 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Sul Corriere Massimo Gaggi scrive che la Nato ha potuto celebrare “il successo della sua missione storica: un mondo che da oltre 60 anni non conosce vere guerre”. Ah sì? In poco più di vent’anni la Nato, improvvisatasi, in nome di non si capisce bene quale diritto “poliziotto del mondo”, ha inanellato sette guerre: primo conflitto del Golfo (1991), Somalia (1992), Bosnia (1995), Serbia (1999), Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011). 

In che senso queste non sono delle “vere” guerre? Perché le chiamiamo “operazioni di pace” o, preferibilmente, “missioni umanitarie”? Credo che oggi più nessuno oserebbe sostenere questa truffa linguistica. Più probabilmente per noi occidentali queste non sono vere guerre perché non hanno coinvolto i nostri territori e, grazie all’enorme superiorità militare e tecnologica, non c’è alcuna possibilità che li coinvolgano. Ma sarebbe difficile andare a dire ai circa 400mila civili iracheni, serbi, afgani, libici morti per causa diretta o indiretta, delle nostre aggresioni, delle nostre invasioni, delle nostre occupazioni e dei nostri bombardamenti (“effetti collaterali”) che quelle che hanno subito non sono state delle “vere” guerre. Quattrocentomila vittime civili stanno in rapporto di 40 a 1 con quelle provocate, nello stesso periodo, dal terrorismo internazionale, Torri Gemelle comprese. Prosegui la lettura »

La vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan

di Alfredo Jalife-Rahme

Il quarto dialogo strategico ed economico tra gli Stati Uniti e la Cina

Il quarto ciclo di negoziati Sino-statunitensi ha avuto luogo tra l’euforia delle nuove concessioni apparenti di Beijing: massicci investimenti finanziari negli Stati Uniti e rivalutazione dello yuan nei confronti del dollaro, come Washington ha a lungo preteso. Tuttavia, non bisogna farsi ingannare sul significato dell’evento, osserva Alfredo Jalife-Rahme: la Cina non ha acconsentito a questi sacrifici per sottomettersi agli Stati Uniti, ma per inibire il loro imperialismo. Beijing ha usato le sue armi finanziarie e monetarie per neutralizzare l’aggressività di Washington, mentre ha cominciato la costruzione di una vasta area di libero scambio, con degli stati finora sotto l’ampia influenza degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.

La quarta riunione per il “dialogo strategico ed economico tra Stati Uniti e Cina” [1] si è recentemente tenuto a Beijing il 3 e 4 maggio 2012. Questo vertice bilaterale è il più importante del mondo, e mostra una serie di risultati significativi, secondo China Economic Net [2], mostrando un notevole rilassamento dopo una fase d’ improvviso deterioramento delle relazioni tra le due potenze.
I media ufficiali cinesi hanno dedicato molta più attenzione a questo successo che non la stampa statunitense, che tace sull’argomento.
I tre momenti significativi in questa distensione sono stati:
1. Il terzo accesso alla presidenza di Vlady Putin, che è stato acquisito dalla stampa cinese, perché allevierà la pressione degli Stati Uniti sulla Cina [3], mentre tutti hanno notato l’assenza dello “zar” al vertice del G8, configurazione oramai inoperante, di fronte al summit del G20, più ibrido e multipolare; Prosegui la lettura »

Governo Monti: tecnici o dilettanti allo sbaraglio?

di Aldo Giannuli

Ho scritto –e non lo ritiro- che il tentativo di Monti va preso sul serio, perché po’ provocare mutamenti durevoli del sistema politico e non certo di segno progressista o democratico. Ma questo, più che alla personale abilità del Presidente del Consiglio (che, di suo, non è esattamente un genio), è dovuto alla forza delle cose che sta piegando la democrazia europea alle ragioni della finanza. Il suo governo, in quanto tale, si sta rivelando una compagine raccogliticcia di figure di mezza tacca. Si immagina che “tecnico” voglia dire competente nel ramo in cui esplica la sua attività e le note trionfalistiche che accompagnarono l’insediamento del governo Monti ci narravano che questi erano i più bravi fra i tecnici, la “creme del la creme”, il meglio della nostra intellighentzja economica, amministrativa, militare ecc. Prosegui la lettura »

La prova che Monti mente viene dalla Bocconi


di Giancarlo Niccolai
C’è un po’ di confusione sull’Economia, su che cos’è e a che cosa serve. E’ comprensibile, visto l’uso scriteriato e folle che ne ha fatto Monti, assieme a molti altri. Se seguite Byoblu.com sapete più o meno tutto quello che c’è da sapere, ma quello che forse non si è ancora capito bene, però, è che coloro che si definiscono “economisti”, ossia scienziati che studiano l’economia, hanno decretato la “morte dell’economia di mercato” da almeno quarant’anni. Gli studi di Stiglitz, Fitoussi, Kenneth Arrow e Brian Arthur, solo per citarne alcuni, indicano chiaramente che la festa è finita.

Per capire perché la festa è finita, bisogna capire che il mercato non può gestire beni a prezzo infinito, come la salute o l’acqua nel deserto. Né può gestire beni pubblici come la sicurezza e le infrastrutture. E neanche beni ad informazione asimmetrica, come le assicurazioni o i titoli finanziari derivati. Scientificamente, si dimostra che il mercato fallisce nel gestire questi problemi. Significa che non si trova un prezzo di equilibrio, o il prezzo è assurdo, o in costante ed erratica variazione. Prosegui la lettura »

IMU: ecco 4 modi per disobbedire al fisco iniquo

di GIORGIO FIDENATO

L’Imu è tra le più insopportabili imposte che si possano pagare: tocca la casa – ovvero ciò che di più caro si possiede – e che per essere comprata o costruita è stata comunque vessata da altre imposte. Nelle seguenti righe si vuole sottoporre all’attenzione dei movimenti indipendentisti una proposta di disubbidienza fiscale nei confronti dello Stato centralista italiano. Propongo allora di concentrare la nostra attenzione su questa tassa. Bisogna innanzitutto precisare che è figlia della vecchia maggioranza e che Monti ne ha solo anticipato l’entrata in vigore di 2 anni.  Una seconda precisazione è che lo Stato si è riservato di apportare delle modifiche alle aliquote in funzione dell’entità delle risorse che riuscirà ad introitare con la prima rata, modifiche che potranno essere in aumento o in diminuzione in funzione al raggiungimento degli obbiettivi di incasso previsti.

La caratteristica di questa nuova tassa è che essa viene divisa fra le casse dello Stato e quella comunale. Quindi, quando noi a giugno si andrà a pagare la tasse avremo che alcune somme sono legate a dei codici tributo che andranno allo Stato ed altre somme legate a dei codici tributi che andranno al Comune. Prosegui la lettura »

don Floriano Abrahamowicz: il canone 188 venga applicato a Fellay e poi gli altri 3 vescovi della FSSPX lo applichino alle “autorità conciliari” per riprendere nella Buona Battaglia

di don Floriano Abrahamowicz

Mgr Fellay getta la maschera e afferma che il Concilio Vaticano II nell’insieme appartiene alla Tradizione cattolica. Mgr Williamson a questo proposito pone la domanda: “C’è da sorprendersi se il movimento di questo ‘capo religioso’,- così Mgr Williamson chiama Mgr Fellay-, sta attraversando la più grande crisi dei suoi 42 anni di esistenza?” (DOCUMENTI IN FONDO ALL’ARTICOLO)

Rispondo che non mi meraviglio. Una Fraternità che nel 2008 rivela nella rivista francese ‘Fideliter’ che prende le distanze dalle posizioni del suo stesso fondatore Mgr Lefebvre, deve arrivare li dove è oggi Fellay.  E’ cambiata da parte della Fraternità la valutazione nel suo insieme del Concilio, della chiesa conciliare e dei sacramenti della chiesa conciliare. Con la scusa che la fede viene meno oramai dappertutto e in modo generale viene meno da rivendicazione pubblica dei diritti di Nostro Signore Gesù Cristo sulla società. Prosegui la lettura »

Vertice di Chicago, la NATO esalta il suo declino

Vertice di Chicago, la NATO esalta il suo declino
di Thierry Meyssan
 
Il 25.mo vertice della NATO non è riuscito a rispondere alla domanda assillante che ossessiona l’Organizzazione dal crollo dell’Unione Sovietica: come può essere utile ai suoi membri, oltre a Regno Unito e USA? Esclusa ogni domanda sul massacro di 160.000 libici o sulla cancellazione dell’attacco alla Siria, i capi di Stato e di governo hanno appena ricevuto l’ordine di finanziare il complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

Ufficialmente doveva rispondere a tre domande principali:

● Come controllare l’Asia centrale?
● Come essere più efficiente dei fondi limitati dalla crisi finanziaria?
● Come schierare un sistema offensivo missilistico contro la Russia e la Cina? Prosegui la lettura »

Libano: “Vittoria di un Paese, nascita di una nazione”

di Federico Cenci e Fabio Polese

Fonte: agenziastampaitalia

 

La vigilia del 25 maggio – ricorrenza della vittoria di Hezbollah sulle truppe israeliane – è stata contraddistinta da un clima di tensione seguito alle ripetute violenze che, sviluppatesi a Tripoli, nel nord del Paese, hanno contagiato anche la capitale Beirut. Questi, per il Libano, sono giorni concitati: il fatto che ripercussioni della crisi siriana siano penetrate anche nei suoi confini rende pessimistiche le previsioni per il futuro prossimo della Terra dei Cedri.

 La guerra civile, d’altronde, in questo Paese mosaico di confessioni religiose, è uno spettro che non attenua mai la sua costante minaccia, nemmeno in periodi di apparente tranquillità. Figurarsi ora, che dalla vicina Siria giungono sirene che agitano alcuni tasselli di questo mosaico. Prosegui la lettura »

Siria. Cronache dell’orrore e della libanizzazione

di Pino Cabras

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Una strage in Siria, venerdì 25 maggio 2012, nella città di Houla, ha superato la soglia cinica che i media usano per dare importanza a una notizia nei casi di conflitti a “bassa intensità”. Cento morti in un giorno sono stati annunciati molte volte, spesso falsamente o senza poterlo verificare.

Stavolta, però, tutte le parti del conflitto siriano concordano: la gamma delle atrocità misurate a Houla si pesa proprio su una scala orrenda e verificabile, quella della carneficina di massa che colpisce gli innocenti. Per metà bambini.

Ecco dunque le prime pagine, che raccontano l’imminente fallimento del piano di pace di Kofi Annan accettato il 27 marzo dal governo siriano. Ma in questi ultimi due mesi le prime pagine poco hanno detto sulle enormi difficoltà e le gravi azioni che hanno indebolito e svuotato sin da subito il piano delle Nazioni Unite. Prosegui la lettura »

Come Osama rilegge Obama

di Pepe Escobar

Un accordo sul nucleare con l’Iran? Un ritiro organizzato dall’Afghanistan? Una leggera ripresa dell’eurozona? Prezzi del petrolio stabili? Scordatevelo. L’elettore estero cruciale per Obama II alla Casa Bianca è un Osama bin Laden. Chiamiamola la strategia vincente “Obama inchioda Osama”.

Non c’è da sorprendersi che la strategia vincente sia stata subappaltata al binomio Hollywood/Pentagono. Washington ha perso la guerra del Vietnam, ma l’ha vinta sullo schermo. La regista vincitrice del premio Oscar con il film “Hurt Locker” Kathryn Bigelow aveva già iniziato il processo di “vincere” la guerra contro l’Iraq sullo schermo – per lo meno moralmente.

Adesso è giunto il momento del suo nuovo progetto – un film per il momento senza titolo – sul raid “catturare Osama” di Abbottabad del maggio 2011 e degli eventi che lo hanno preceduto. Con POTUS (ovvero il presidente degli Stati Uniti) come l’eroe del suo film d’azione. Prosegui la lettura »