di Arai Daniele
Si dica subito che anche questa prodezza dell’intelligenza tecnologica è strabiliante. È dimostrazione, però, derivata da un’altra precedente: dell’intelligenza umana creata. Ora, chi sa che l’intelligenza umana è stata creata, sa anche che lo fu per una suprema ragione. A questo punto il più alto obiettivo di tale intelligenza è di conoscere la sua ragion d’essere.
Poiché il bene è la realizzazione dell’essere; solo alla luce di questa ragione l’intelligenza di ognuno è in grado di modellare la propria vita per compierla; a sviluppare le proprie potenzialità per l’alto fine per cui fu creato.
Ecco la conoscenza a servizio dell’intelligenza, mirante alla sapienza.
Se, al contrario, l’intelligenza per la conoscenza umana è indirizzata come fine a sé stessa, rischia di percorrere la via inversa; di allontanarsi dalla sua ragion d’essere.
Incorre questa prodezza del «Curiosity» su Marte in questo rischio? Prosegui la lettura »

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Segnalazioni di Andrea Giovanazzi