Segnalazione di Cristina Enrica Bodrato
Il Vaticano le accusa di «femminismo»: non si oppongono abbastanza a contraccezione e matrimoni gay ma il cardinale di New York le difende….
NEW YORK – Intonano canti folk religiosi, danzano agitando sciarpe colorate, indossano gonne e pantaloni, invitano sul podio, per il discorso d’apertura, Barbara Marx Hubbard, una futurologa che cattolica non è: una sostenitrice dell’«evoluzionismo coscienzioso» apprezzata più dai discepoli della filosofia New Age che dalle gerarchie ecclesiastiche.
L’ORGANIZZAZIONE – La «Leadership conference of women religious», l’organizzazione riconosciuta dalla Chiesa di Roma che raduna l’80% delle 57 mila suore americane, ha vissuto così, con apparente leggerezza, il momento più difficile e angoscioso della sua storia: il meeting, in corso da tre giorni in un albergo di St. Louis, in Missouri, per decidere la risposta da dare al Vaticano che le accusa di aver commesso gravi trasgressioni dottrinarie e chiede un atto di sottomissione alla gerarchia ecclesiastica.
IL CASO – Un caso che si trascina da mesi: da quandola Congregazioneper la dottrina della fede imputò loro di non opporsi alla contraccezione e ai matrimoni gay e di non impegnarsi con sufficiente determinazione contro l’aborto, mentre tutte le loro energie erano concentrate sull’aiuto ai poveri. Una requisitoria durissima, condita con l’accusa di essersi fatte infettare dalle posizioni del «femminismo radicale».
Un richiamo all’ordine respinto dalle suore che considerano legittimo fare riferimento ai valori sociali esaltati dal Concilio Vaticano Secondo. Prive di carte da giocare, almeno sul terreno del diritto canonico che mantiene le suore in una posizione subordinata rispetto al resto del clero, le religiose hanno comunque ribattuto colpo su colpo, forti del sostegno di molti fedeli americani che le hanno conosciute e apprezzate come infermiere negli ospedali, insegnanti nelle scuole cattoliche, amministratrici di parrocchie.
IL TOUR – Un paio di mesi fa un gruppo di loro ha addirittura dato vita a un tour battezzato «Nuns on the bus»: suore americane on the road per spiegare attraverso nove Stati Usa le ragioni della loro ribellione al diktat di Roma.
Al culmine della polemica, lo scontro ha rischiato addirittura di acquistare il sapore di una contrapposizione politica: le suore impegnate nel sociale e liberal sui temi etici accomunate a Obama, il community organizer arrivato alla Casa Bianca, mentre la gerarchia ecclesiastica carica a testa bassa il partito del presidente per le unioni omosessuali, la riforma sanitaria e altro ancora. Qualche giorno fa la nuova richiesta del Vaticano: tornate su una linea più aderente alla dottrina della Chiesa e accettate il controllo di tre vescovi. Da martedì sera 900 suore, in rappresentanza delle congregazioni maggiori, sono riunite a St. Louis per decidere cosa fare.
LA DECISIONE- Comunicheranno le loro scelte stasera, alla fine di quella che è già considerata la riunione più cruciale mai tenuta da un organismo cattolico americano. A giudicare dalle dichiarazioni di madre Patt Farrell, la suora dell’Iowa che guida il movimento, atti di sottomissione non ce ne saranno. Ma, probabilmente, nemmeno gesti irrimediabili di rottura. Le suore non hanno alcuna voglia di farsi espellere e adesso si sentono più forti, anche perché il tentativo di isolarle è fallito: per loro è arrivata la solidarietà dell’ordine francescano d’America, a St. Louis hanno avuto il caldo benvenuto del vescovo della città e perfino il cardinale di New York Timothy Dolan, che è anche presidente della Conferenza dei vescovi Usa e che nella Chiesa passa per un duro, si è lasciato andare a un «noi cattolici amiamo le nostre sorelle». Parole forse dette per scongiurare una rottura irreparabile in un periodo nel quale la gerarchia ecclesiastica Usa, scossa dagli scandali dei preti pedofili, deve già fronteggiare una grave crisi d’immagine.
Ma il genio ormai sembra essere uscito dalla lampada: ieri è stato reso noto che le un tempo silenziosissime suore saranno le protagoniste di un pranzo – con annessa conferenza stampa – che si svolgerà il 16 agosto al National press club di Washington.
Massimo Gaggi
Corriere.it 10 agosto 2012 (modifica il 11 agosto 2012)

#1 da el fede il 19 agosto 2012 - 17:58
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Sto Mauro è il classico sfigato da forum, il perditempo a tempo pieno, quello che per dimostrare di esistere si infila in una discussione e dice sempre il contrario, a priori; è un frustrato del web che infatti esiste solo in rete, se ne trovano a migliaia in internet
#2 da Mauro il 18 agosto 2012 - 08:51
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Questa è la Chiesa che la gente ama. Non per niente le posizioni oscurantiste sono poco più che folklore.
#3 da Matteo Castagna il 19 agosto 2012 - 07:13
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La gente ha abbandonato in massa questa “chiesa” anche a causa di queste idiozie nate con concilio.
#4 da carlo maria il 16 agosto 2012 - 14:47
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Come dice Langone ma chi ha istituito gli ordini delle monache?
Per queste femministe suore solo una cosa si deve fare: un bel calcio nel …o
#5 da Matteo Castagna il 17 agosto 2012 - 06:37
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Se esistesse ancora un Torquemada al servizio del Papa legittimo sarebbe già successo..
#6 da Albino il 13 agosto 2012 - 14:41
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Beh, che dire?
Il pranzo al National Press Club lo faranno di sicuro, ma è molto probabile che al banchetto della vita eterna saranno gentilmente messe alla porta, e cacciate fuori nelle tenebre “là dove sono pianto e stridore di denti”.
Ma saranno comunque in buona compagnia, unite a molti vescovi e a molti rappresentanti dell’ ordine serafico americano.
Credo che Santa Chiara d’ Assisi, Santa Margherita Maria Alacoque, Santa Teresa d’ Avila, Santa Teresa di Gesù Bambino (per non citarne che alcune) non attendano altro che il momento in cui potranno prendere a ceffoni queste loro “sorelle” nella fede.
Albino