Lunedi 13 Luglio 2009
Traduzione italiana dell’ intervista con don Floriano Abrahamowicz a Parigi, realizzata dal Sig. Stephen Heiner per il suo sito “True Restoration”, ove si possono leggere le versioni in inglese e francese. Il sito riporta anche le traduzioni in italiano e spagnolo.
Stephen Heiner: Padre, in America siamo ben noti per non seguire bene le notizie. Ecco perche qualche d’uno potrebbe non essere al corrente del Suo allontanamento dalla SSPX. Se ce lo permette, possiamo cominciare dall’inizio? Come Le è nata l’idea della Messa Tradizionale, e poi, della Sua vocazione?
Fr. Abrahamowicz: Ho conosciuto la Messa tradizionale nel 1978 a Vienna in Austria. Quando ero presente alla vecchia Messa per la prima volta, sono stato fortemente impressionato dalla differenza tra il nuovo e vecchio rito – tanto che prima non pensavo che il vecchio rito facesse parte della religione cattolica! Successivamente, è stata la mia grande gioia, ho scoperto questo tesoro che ci era stato nascosto dalla Messa giudeizzata. Ho iniziato a conoscere la FSSPX già nel 1976. Dieci anni più tardi, dopo tre anni trascorsi all’istituto universitario della Fraternità a Parigi, sono entrato nel seminario di Flavigny e sono stato ordinato sacerdote nel 1992 a Écône, dal Vescovo Licinio Rangel.
S.H.: Da quanto tempo Lei è sacerdote? Per quanto tempo superiore? Quali altri incarichi ha esercitato nella Società?
Fr. R.: Sono sacerdote dal 1992. Sono stato incaricato dell’apostolato in Albania e della formazione di giovani albanesi nel nostro pre-seminario in Austria. Ho insegnato per tre anni nel nostro seminario a Zaitzkofen. Per gli ultimi undici anni sono stato responsabile dell’ apostolato nel nord-est d’Italia, ma non sono mai stato un superiore.
SH: Quando ha iniziato ad entrare in disaccordo con Menzingen? C’erano altri sacerdoti che erano d’accordo con Lei? Che cosa Le hanno consigliato?
Fr. R.: Il mio primo disaccordo con Menzingen è iniziato nel 2001, quando la possibilità di un accordo con la Roma modernista è stata sollevata per la prima volta. A quel tempo ero ben lungi dall’essere solo. Il Priore di Rimini di allora, don Ugo Carandino e don Davide Pagliarani (attuale Superiore del Distretto italiano della Fraternità S. Pio X) si erano opposti con veemenza al venire a patti con la Roma del Concilio. Poi ci sono stati altri sacerdoti, rettori di seminario, professori e priori che si opposero esplicitamente e molto efficacemente a questo indirizzo. Il nostro dovere di coscienza ci spinse a dichiarare apertamente ai nostri superiori che non avremmo potuto seguire la Società nel caso in cui essa si fosse accordata con la chiesa modernista, guidata, in quel momento, da Giovanni Paolo II.
S.H.: Su quali argomenti ci sono stati i disaccordi?
Fr. A. Il disaccordo è stato teologico, e comprendeva delle conseguenze pastorali. La Roma modernista non rappresenta la Chiesa cattolica. Non vi è alcun motivo di chiedere dalla chiesa conciliare di essere accettati, riconosciuti, e compresi. Il nostro dovere è quello di esigere la piena cattolicità da parte della persona che occupa la Sede Apostolica. L’idea di giocare il ruolo di “infiltrati” della Roma modernista per poi convertirla “dal di dentro”, sarebbe una illusione puerile. O la Chiesa è cattolica o non lo è. La Chiesa cattolica non può esistere all’interno di un altra chiesa (modernista). Dopotutto, la Chiesa non è mica un partito o una corrente di pensiero politico che può essere più o meno presente in altri enti.
SH: Delle Sue dichiarazioni pubbliche in merito alla controversia sull’ Olocausto, che cosa ha provocato il maggior problema e perche?
Fr. R.: I confratelli concordavano con ciò che ho detto nell’intervista con la “Tribuna de Treviso” Ma nessuno immaginava l’effetto mediatico che avrebbe suscitato. Così è stato il fatto stesso di attaccare pubblicamente gli ebrei che ha fatto tremare i miei confratelli e superiori che poi hanno cambiato atteggiamento verso di me togliendomi la loro amicizia. Toccare il nuovo Messia, cioè criticare la politica sionista, rappresenta il crimine de lesa maestà per eccellenza. Attualmente, il Vaticano si china davanti al regno sionista. Quindi la Fraternità, entrata in amicizia con il Vaticano di Ratzinger doveva “sacrificare agli dèi”: una volta che il Vaticano, tramite il suo portavoce Lombardi, aveva preso le distanze da P. Abrahamowicz, la Società ha fatto di meglio: ha espulso un suo membro a vita e ha detto che le dichiarazioni del sacerdote espulso hanno gravemente danneggiato l’immagine della Società, al servizio della Chiesa. Ma quale Chiesa?
S.H.: Che cosa pensa circa il Vescovo Williamson? Cosa ne pensa di ciò che è accaduto a lui?
Fr. A.: il Vescovo Williamson non è stato espulso, ma è stato deposto dai suoi incarichi e le sue osservazioni circa gli aspetti tecnici delle camere a gas sono state condannate dai suoi confratelli nel sacerdozio e nell’episcopato. Egli è stato ridotto al silenzio dal suo superiore, Mons. Fellay. Per non dire che è vietato toccare il nuovo Messia, la vicenda è stata classificata come un “problema storico”, che non rientra nelle competenze di un vescovo. E’ questo il vero motivo per cui non Gli è più consentito di esercitare il suo ministero?
SH: Alcuni dicono che Lei è un disobbediente, un agitatore. Come risponde?
Fr. A.: Rispondo che tutto ciò che ho fatto è stato fatto con l’accordo dei miei superiori. Disobbedienza – una buona e santa disobbedienza – è iniziata quando sono rimasto nella mia cappella dopo essere stato espulso “per gravi motivi disciplinari”. Pur non resistendo fisicamente, sono rimasto comunque nella mia cappella e ho continuato a dire la Messa per un mese, fino a quando sono stato violentemente cacciato dai miei superiori. Sì, ho trasgredito l’ordine di mentire pubblicamente. Avrei dovuto sconfessare pubblicamente le verità professate il giorno precedente. Il problema non è venuto da me, ma dal modo in cui il superiore generale ha reagito alla campagna mediatica contro il Vescovo Williamson e me. Invece di proteggere e difendere i suoi membri, li ha scaricati. Questa è una vittoria del Vaticano che, pur conoscendo l’ intervista di Williamson continua a fingere di non aver saputo nulla delle opinioni revisioniste di Mons. Williamson!
S.H.: Bp. Williamson dice di essere completamente in disaccordo con Lei per quanto riguarda il giudizio sul Motu Proprio. Si spieghi, per favore.
Fr. A.: Monsignore Williamson non e d’accordo con il mio giudizio sul Motu Proprio. Come Monsignore Fellay, egli rifiuta un giudizio definitivo su questo Motu Proprio. A mio parere, la Messa del Motu Proprio non è la Santa Messa cattolica. Materialmente i gesti e le parole sono le stesse, ma formalmente, il rito si trova nel contesto di una gerarchia modernista e apostata, che rende illecito partecipare a questo culto, così come è vietato partecipare a riti eretici e scismatici. L’articolo 1 del Motu Proprio afferma chiaramente che l’autorità impone che anche il rito antico deve esprimere pubblicamente la fede della nuova messa. Questo vale indipendentemente da chi celebra il rito proprio perché si tratta di un rito, una funzione i cui gesti e le cui parole hanno il significato stabilito dal legislatore. Siamo quindi in presenza di un antico rito con una nuova fede, un rito bastardo, come quello della nuova massa. Mons. Williamson segue il Vescovo Mons. Fellay, rifiutando di esprimere un giudizio sulla Messa del Motu Proprio. Ma secondo l’ordine dei fatti, la reazione alla sua promulgazione è stata il canto del “Te Deum”".
S.H.: Che cosa intende fare ora?
Fr. R.: Ora rimango al servizio dei fedeli, che non intendono abbandonare la lotta della Tradizione e che hanno intenzione di farlo rimanendo fedeli all’eredità spirituale di Mons. Lefebvre: nessuna discussione con la Roma Modernista. Si tratta di una puerile illusione credere che Roma possa essere convertita “dal di dentro”, diventando una parte nel sistema della chiesa conciliare. Dobbiamo semplicemente continuare a santificare noi stessi. Questo è ciò che voglio fare nel piccolo spazio che ho affittato e che ho chiamato “Domus Marcel Lefebvre” (Via Pietro Nenni, 6, 31038 Paese (TV) Italia). Santa Messa ogni Domenica, catechismo, istruzione, ecc. Oltre ai doni dei fedeli cerco di lavorare nel mondo della traduzione per affrontare le spese dell’apostolato.
S.H.: Che cosa pensa che accadrà alla FSSPX, ai sacerdoti e ai fedeli?
Fr. R.: Non conosco il futuro, ma il presente è davanti ai nostri occhi. La SSPX ha cantato un Te Deum per il Motu Proprio, ha espresso la sua gratitudine per il ritiro delle false scomuniche che non erano mai esistite, ha espresso fiducia in Ratzinger, che oggi è ancor più un “serpente” che nei giorni in cui così lo appellava l’arcivescovo Lefebvre. Tutto questo sta portando la Società verso l’assurda situazione della Fraternità San Pietro, del monastero Le Barroux, ecc. Certo questo tradimento non e ratificato giuridicamente. Un documento non è stato firmato. Ma, ahimè, de facto, il tradimento è avvenuto. La prova è che quello che ho imparato in seminario e insegnato in seminario e ho predicato durante undici anni, qui in Italia è stato dichiarato dal mio superiore (nel comunicato stampa che annunciava la mia espulsione) essere in contrasto con la posizione della Fraternità. Voglio restare fedele agli insegnamenti che ho ricevuto in seminario, e sono sicuro che e la dottrina cattolica.
SH: Mons. Tissier de Mallerais ha recentemente scritto in risposta ad una domanda di un sacerdote: “Io ammetto che un sacerdote o che i fedeli possono avere dubbi circa la validità di un papa come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI …” Lei si felicita in merito a tali dubbi? Lei li condivide? Le Sue convinzioni personali sono vicine a coloro che non riconoscono Benedetto XVI come un legittimo papa? Cosa ne pensa della posizione conosciuta come sedevacantismo?
Fr. R.: Sono molto felice di rispondere a questa domanda, negli stessi termini che ho utilizzato sul nostro sito http://www.agerecontra.it/.
Quando gli altri mi accusano o tentano di demonizzare me come un sedevacantista, io rispondo che mi rifiuto di dichiararmi un sedevacantista, non perché io sia un “papista”, nel senso di coloro che, pur ammettendo che Benedetto XVI non è cattolico, ancora affermano che egli è papa. Insisto nell’offrire le seguenti riflessioni e nel lasciare al lettore tirare le proprie conclusioni:
quando Mons. Lefebvre ha dichiarato, a conclusione e verso la fine della sua vita, quindi dopo un lungo percorso di maturazione del suo atteggiamento nei confronti di Roma, con la quale, fino alle consacrazioni episcopali del 1988, cercava un accordo: “la Chiesa ufficiale non rappresenta la Chiesa cattolica. (…) Si tratta di una puerile illusione voler diventare parte di essa, al fine di convertirla dal di dentro”, mi sembra che il problema che si propone vada ben al di là della semplice ” Sede vacante “.
La sede vacante, nel senso del papa che in virtù di eresia cessa di essere Papa, è stato preso in considerazione dai teologi, nel contesto normale di una Chiesa cattolica. Ma oggi il problema – mistero apocalittico – è diverso. Insieme con il “papa”, è l’ orbis catholicus che non professa più la fede cattolica, il corpo dei vescovi che non sono più cattolici, i fedeli – anche coloro che sono in buona fede – che non sono più cattolici. Dobbiamo, pertanto, renderci conto che il problema, oggi è superiore a quello del papa eretico. Forse è questo uno dei motivi per cui l’arcivescovo Lefebvre ha respinto la soluzione sedevacantista come “troppo semplice”: la questione è molto più complessa. Poi vi è il fatto che Joseph Ratzinger, anche se non è il papa, regna in Vaticano – occupandolo, usurpando, se si vuole – ma è lì, e la grande massa dei cosiddetti cattolici lo accetta.
Come si spiega alla massa che il “papa” non e cattolico? Come si spiega alla massa che essa stessa non professa più la fede cattolica? Queste difficoltà possono essere il motivo per cui l’arcivescovo Lefebvre ha scelto, in tutta semplicità di costruire scuole, chiese e seminari, denunciare l’apostasia in tiara e cappa, ponendo il dubbio sulla legittimità dei ultimi papi, lasciando che la storia giudichi definitivamente dei “papi” che, oggi, sembrano davvero aver dato tutti segni di non essere stati papi. La Fraternità, oggi, ha ancora la credibilità per affermare tali verità?
Con la diplomazia e la politica adottata da essa, di fatto il sale non sta perdendo forse il suo sapore? Dio nella sua onnipotenza può suscitare altri araldi della fede. Forse qualche vescovo che da tempo sogna di convertirsi dallo scisma e dall’eresia orientale al cattolicesimo? Alcuni precursori della conversione della Russia? E’ molto importante ammettere il carattere altamente misterioso della situazione attuale, senza cercare di razionalizzare il mistero della generale apostasia. Pertanto, al di là della sede, è la Chiesa che è in un certo senso vacante, rimanendo visibile nella sua umanità e nella sua divinità dovunque si professa la fede di sempre, senza compromessi con la Roma modernista.
