Roma: dopo Rita Dalla Chiesa, Salvini propone Irene Pivetti

irene pivetti

Segnalazione Quelsi

Continua la ricerca del candidato sindaco a Roma per il centrodestra: dopo il no secco di Giorgia Meloni ad Alfio Marchini, lo scarso appoggio trovato da Bertolaso e il rifiuto di Rita Dalla Chiesa, Matteo Salvini propone un altro nome: è quello di Irene Pivetti, ex presidente della Camera, conduttrice tv e sorella di Veronica. Ne ha parlato Il Tempo.

Da quando gli è stato cassato Marchini da Giorgia Meloni ha iniziato a scalciare e adesso sembra aver preso “simpatia” per l’ex presidente della Camera Irene Pivetti. Matteo Salvini, sebbene sembra volere il centrodestra unito per le prossime amministrative di Roma manifesta mancanza di pazienza sul fatto di collaborare con Berlusconi e Meloni per trovare il candidato condiviso. Lo si è visto quando Meloni ha lanciato Rita Dalla Chiesa e lui si è chiuso a riccio disertando l’incontro da Berlusconi che non si capisce bene se sia stato rimandato di comune accordo o perché mancavo uno dei tre “commensali”. Salvini non rinuncia all’idea di Marchini ma al contempo dice di avere un altro candidato del quale non intende fare il nome. Durante la manifestazione del Sap a Montecitorio Salvini è tornato a parlare del caos amministrative. Basta con i “balletti”, ha detto. Il centrodestra scelga il candidato-sindaco a Roma con le primarie.

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talia-Russia: superare le sanzioni e difendere i nostri valori

ITALIA RUSSIA

Segnalazione di Andrea Giovanazzi

Buongiorno,

mi permetto di inviarti l’invito a questo interessante convegno che si terrà domenica prossima, 14 febbraio a Trento ad ore 18:00 presso la “Sala Rosa” del Palazzo della Regione di Trento (Via Gazzoletti, 2)

 Ospiti d’eccezione tra cui Alexey Komov – Ambasciatore russo presso il Congresso mondiale delle famiglie dell’ONU, Fausto Biloslavo – Giornalista, inviato di guerra per “Il Giornale”, Attilio Piacentini – Generale, Barbara Fedrizzi – Presidente di Trentino Export, Carlo Fidanza – Già parlamentare europeo, Mauro Fiamozzi  (Coldiretti Trentino) e Toni Brandi (Ass. Provita).

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Ecco perché d’ora in poi porterò al collo un Crocifisso ben visibile

CROCE AL COLLO

Segnalazione Redazione Basta Bugie

Per ricordare i cristiani perseguitati, per denunciare la pericolosa deriva del laicismo totalitario, per meditare il significato del crocifisso, per non vergognarmi della mia fede

di Gianfranco Amato

Ho deciso che d’ora in poi porterò al collo un crocifisso ben visibile. Cinque le ragioni di questa scelta. 1) PER RICORDARE I 100 MILIONI DI CRISTIANI PERSEGUITATI NEL MONDO Porterò il crocifisso per ricordare a tutti, e in primis a me stesso, il vergognoso silenzio sui più di cento milioni di cristiani perseguitati nel mondo. Sono cifre da genocidio. Uso non a caso il termine vergogna. Lo scorso 26 dicembre 2015, infatti, nella solennità di Santo Stefano, primo martire della Chiesa, Papa Francesco ha invitato a pregare «per i cristiani che sono perseguitati, spesso con il silenzio vergognoso di tanti». Non è la prima volta che il Santo Padre interviene sul tema. Durante una sua omelia tenuta a Santa Marta il 7 settembre 2015, ad esempio, è tornato ha parlare delle persecuzioni che subiscono i cristiani, ancora oggi «forse più che nei primi tempi», ricordando che sono «perseguitati, uccisi, cacciati via, spogliati solo per essere cristiani». Queste le sue parole: «Cari fratelli e sorelle, non c’è cristianesimo senza persecuzione! Ricordatevi l’ultima delle Beatitudini: quando vi porteranno nelle sinagoghe, vi perseguiteranno, vi insulteranno, questo è il destino del cristiano. E oggi, davanti a questo fatto che accade nel mondo, col silenzio complice di tante potenze che potevano fermarlo, siamo davanti a questo destino cristiano. Andare sulla stessa strada di Gesù». Il primato tra i Paesi dove la croce è meno tollerata spetta Corea del nord, mentre si aggrava la situazione in Africa, in Indonesia, nel Medio Oriente e persino nella fascia del Maghreb, dopo il gelo portato dalle “primavere arabe”. Neppure nella civilissima Europa la situazione appare idilliaca. Tra l’altro, lo scorso 16 novembre 2015, L’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha pubblicato il nuovo Rapporto annuale sui crimini d’odio, ossia reati fondati su pregiudizio nei confronti di categorie o gruppi di persone. I dati ufficiali relativi al nostro Paese, con riferimento al 2014, certificano l’esistenza di ben 596 crimini d’odio: 413 casi di razzismo e xenofobia, 153 casi di pregiudizi contro cristiani e appartenenti ad altre confessioni religiose, 27 casi di pregiudizi contro persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), 3 casi di pregiudizi contro persone con disabilità e altri gruppi. La religione è la seconda causa, dopo razzismo e xenofobia, di reati basati su pregiudizio in Italia. 2) PER ESPRIMERE LA MIA VICINANZA AI CRISTIANI CUI È IMPEDITA UNA SIMILE POSSIBILITÀ DALL’INTEGRALISMO ISLAMICO O DALL’INTOLLERANZA LAICISTA Porterò il crocifisso, perché così voglio anche esprimere la mia vicinanza e solidarietà a tutti quei cristiani cui è impedita una simile possibilità, come accade, ad esempio, nell’Arabia Saudita dell’integralismo islamico o nella Francia dell’intolleranza laicista. Sì, perché il crocifisso che ho deciso di portare, a causa delle sue dimensioni, in Francia, ai sensi dell’at.1 della Legge 228 del 15 marzo 2004, sarebbe considerata una «croix de dimension manifestement excessive», e quindi «interdit», vietata. Sì, porterò al collo un crocifisso che Oltralpe sarebbe vietato esibire pubblicamente nell’ambito della citata Legge 228/2004. Sia detto per inciso, la Francia è quella nazione che si vanta di rappresentare la punta più avanzata di laicità sbandierando come faro di civiltà la nota legge massonica del 9 dicembre 1905, concernant la séparation des Eglises et de l’Etat, che, tra le tante amenità, contempla, ad esempio, anche l’art.35, quello secondo cui «se un discorso pronunciato o uno scritto affisso o diffuso pubblicamente nei luoghi di culto, contengono un’istigazione diretta ad opporsi all’esecuzione di leggi o di provvedimenti dell’autorità pubblica (…), il ministro di culto colpevole di tale azione sarà punito con la pena detentiva da tre mesi a due anni (…)». Bocche dei preti rigorosamente cucite, quindi, su provvedimenti amministrativi e leggi riguardanti aborto, matrimoni e adozioni gay, utero in affitto e compravendita di ovociti umani, eutanasia, depenalizzazione dell’incesto, suicidio assistito, e via degenerando. Un’attenta lettura di tutte le disposizioni francesi emanate en application du principe de laïcité, sarebbe, peraltro, davvero utile a tutti quei cattolici – e purtroppo non sono pochi – che sono corsi per primi ad identificarsi come «Charlie» e «Bataclan», e che guardano proprio a quel Paese come un modello virtuoso e da imitare in tema di laicità e separazione tra Stato e Chiesa. 3) PER DENUNCIARE LA PERICOLOSA DERIVA DEL LAICISMO TOTALITARIO IN ITALIA Porterò il crocifisso perché intendo anche denunciare la pericolosa deriva del laicismo totalitario che imperversa nel nostro Paese e che pretende di escludere la religione e i suoi simboli dalla vita pubblica, relegandoli nell’ambito del privato e della coscienza individuale, quando non, addirittura, nell’ambito della sottocultura. Occorre avere il coraggio di opporsi a questa intollerante pretesa laicista di negare qualunque forma di rilevanza politica e culturale alla religione cristiana e ai suoi simboli. Aveva ragione l’indimenticabile Benedetto XVI, quando nel suo discorso ai vescovi americani tenuto il 19 gennaio 2012 affermò che «la testimonianza della Chiesa è per sua natura pubblica». Questo oggi il Potere pretende di negarlo. Non per nulla Papa Francesco continua a denunciare pubblicamente il clima pericolosamente totalitario che sta vivendo la nostra società, parlando espressamente di «dittatura del pensiero unico». Ebbene, quando anche noi saremo chiamati davanti al nuovo Sinedrio, quando anche a noi intimeranno di non parlare pubblicamente di Gesù Cristo, noi risponderemo come risposero Pietro e Giovanni: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi piuttosto che a Lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4, 19-20). Quando pretenderanno di relegare la nostra fede nella cantacomba della coscienza privata, quando ci vieteranno di usare i nostri simboli religiosi, quando ci negheranno di proclamare pubblicamente che Gesù Cristo è l’unica Verità, allora noi faremo sentire forte e vibrante il nostro «Non possumus!». Costi quel che costi.

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Il giornale dei “vescovi” francesi vuol ‘sdoganare’ la massoneria

 CATTOMASSONERIA

Segnalazione Corrispondenza Romana

I «principi della Massoneria sono stati sempre considerati inconciliabili con la Dottrina della Chiesa, perciò l’iscrizione ad essa rimane proibita. I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche, sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».

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Festival “arcobaleno”: uno spot pro ddl Cirinnà

CANTANTI

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Alfredo De Matteo

Come era stato più volte annunciato, l’edizione 2016 del festival di Sanremo è iniziata all’insegna dell’ideologia omosessualista. Già dalla lista dei cantanti ospiti nella prima serata non era infatti difficile presagire che la nota kermesse canora si sarebbe trasformata in un potente spot pro unioni civili. Del resto, la coincidenza temporale con la discussione in parlamento del ddl Cirinnà non lasciava spazio ai dubbi: il palco dell’Ariston sarebbe stato teatro di un vero e proprio comizio a favore delle pseudo unioni gay.

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Bergoglio elogia Napolitano e Bonino? Esegue il programma

   

Molti amici mi sollecitano a dire qualcosa sull’elogio che “El Papa” ha voluto elevare ai due; elogio pubblico, aperto e provocatorio. Lo faccio controvoglia. A parte il senso di offesa come credente, per l’uso e l’abuso che Bergoglio fa del cattolicesimo cui appartengo, non mi stupisco. Conferma che Bregoglio sta attuando un programma scritto da lungo tempo. Su Napolitano, è apparentemente l’omaggio ad un “fratello”. “Quando ha accettato per la seconda volta, a quell’età, e sebbene per un periodo limitato, di assumersi un incarico di quel peso, l’ho chiamato e gli ho detto che era un gesto di eroicità patriottica”. Ora, è chiaro che Napolitano è il regista del colpo di Stato, decretato dai luoghi illuminatissimi di Bruxelles e Washington, che doveva rovesciare l’ultimo politico eletto (ancorché indegno, Berlusconi) e sostituirlo con servi e maggiordomi del Sistema. Giorgio Napolitano è stato l’unico dirigente del Pci che aveva – negli anni in cui il Pci era stalinista – il visto permanente per gli Stati Uniti: gli alleati si fidavano evidentemente di lui, nonostante etichetta rossa. Rossa,poi, per modo di dire: Napolitano era membro nel Pci della corrente detta Migliorista, di cui era guru il suo maestro Giorgio Amendola – le cui posizioni in politica ed economia erano vicinissime al liberalismo, rafforzato da “antifascismo” e radicalismo laicista, molto poco operaio-proletario.

Kissinger_napolitano
con Kissinger, in confidenza

Un miscuglio che aveva poco a che fare col Partito Comunista di allora. Come mai il Partito alzò Amendola e Napolitano, due radical-liberali gran borghesi, alle massime cariche interne e parlamentari?
Per saperlo, bisognerebbe spiegare perché – l’ha raccontato lo stesso Giorgio Napolitano – “Togliatti, sbarcato a Napoli al ritorno dall’Unione Sovietica, il 27 marzo 1944, si precipitò a trovare” Curzio Malaparte, il celebre scrittore, nella sua lussuosa villa di Capri”. Per i compagni ingenui (profani) Malaparte era un “fascista”, che faceva la ruota nel bel mondo romano del regime, amico di Galeazzo Ciano (grazie al quale aveva potuto costruire la sua villa milionaria a Capri in una zona vietata); Gramsci lo detestò e lo considerò un cinico vanesio. In realtà, Malaparte, che si chiamava Kurt Suckert era sì un cinico vanesio, ma dal 1924 iniziato alla Gran Loggia d’Italia ; e poche settimane dopo fu fatto passare “per le colonne” della Loggia Nazionale, “direttamente all’obbedienza del gran maestro (l’ebreo) Raoul Palermi”: una gemella della P2 dunque, un livello più profondo di clandestinità. Il Suckert continuò a godersi le rosee stagioni del potere romano, fra ricchi e potenti, ebbe un amorazzo anche con Virginia Agnelli vedova di Edoardo della famiglia automobilistica; ma fu tanto accorto (o ben istruito) da prepararsi i galloni nel nuovo regime “democratico”: dopo l’otto settembre si arruolò “nell’Esercito Cobelligerante Italiano del Regno d’Italia e collaborò con gli Alleati nel Counter Intelligence Corps nella lotta contro i nazisti e i fascisti della RSI,” (così Wikipedia).

Era questo l’uomo che Togliatti ritenne necessario “precipitarsi a trovare”, prima ancora di prendere davvero le redini del partito, appena tornato da Mosca; e non a Roma ma a Capri, dove villeggiava lo scrittore, insomma bussando alla sua porta. Perché? Si vede che ne aveva bisogno. Bisogno di garanti internazionali di un certo tipo. Il capo del Pci si fece accompagnare all’incontro “ da due dirigenti del pci napoletano, Eugenio Reale, futuro ambasciatore a Varsavia, e Velio Spano, che fu il primo direttore de ‘‘l’Unità”, ricorda Napolitano. E c’era anche lui, Giorgio Napolitano, perché anche lui villeggiava (pardon, “ero sfollato”) a Capri. Una riunione di vertice, sui destini d’Italia e dello stesso Pci, probabilmente la particolare “via italiana al comunismo” si cominciò a delineare là. Il giovine Napolitano vide in Malaparte, quel giorno, “un comunista quasi dichiarato”. Impareggiabile quel “quasi”. Il “quasi” Malapartesi degnò di scrivere sull’Unità, con pseudonimo. Era il periodo in cui l’Unità stava per avere come direttore quell’ufficiale americano che, arrivato in Italia sui carri armati stellati, fu messo dal suo ufficio (lo Psychological Warfare Branch ) a dare o negare i permessi ai nuovi giornali che in quei giorni dopo la “Liberazione” nascevano come funghi: erano liberi, ma dovevano chiedere permesso a quel tipo che credevano si chiamasse “capitano Smith”, e che – col permesso – assegnava anche la carta per la stampa, che era razionata. Nel 1947, i giornalisti furono stupefatti nel ritrovare “il capitano Smith” diventato – per volontà di Togliatti – direttore de L’Unità, dopo essere stato fondatore dell’Ansa (la libera agenzia della democrazia degli americani) con il suo vero nome – se poi è quello vero: Renato Mieli, ebreo nato ad Alessandria d’Egitto. Papà di quel Paolo Mieli che è stato necessario mettere a dirigere il Corriere della Sera in anni molto recenti.

Renato MIeli, "capitano Smith"
Renato Mieli, ex “capitano Smith”

Papà Renato restò a dirigere L’Unità per nove anni: dovete essere un duro sacrificio impostogli dai superiori, e perché appena ne uscì (prendendo come occasione la rivolta ungherese) nel 1956,aderì pubblicamente al liberismo di Hayek e Von Mises e pubblicò articoli fortemente anti-comunisti sul Giornale di Montanelli, suo amico. Come sappiamo, invece, Giorgio Napolitano, con stupore di chi lo conosceva come un comunista liberale, molto poco rosso, non uscì dal Partito dopo la rivolta ungherese: rimase. Per lui i compiti di controllo del Pci non erano ancora finiti.
Compiti che ha sempre svolto fedele alla consegna internazionale, quando c’è stato bisogno di lui: dal “divorzio fra Bankitalia e Tesoro”, alle privatizzazioni-svendite dell’IRI, all’inserimento del’Italia nella Europa burocratica e poi globalizzata; ha coperto il fratello Giuliano David Amato nella sua spoliazione dei conti correnti; ha sorvegliato e difeso discretamente tutte le “riforme” volute dal capitale mondiale e tendenti al governo unico mondiale massonico, sorvegliando che il partito detto ‘comunista’ non scartasse in qualche forma di “populismo”(che il Grande Architetto non voglia!). Fino al golpe che ha buttato giù Berlusconi (ma credo che il sistema temesse il suo ministro delle Finanze, Tremonti)

Napolitano e, dietro, Giorgia Amendola
Napolitano e, dietro, Giorgia Amendola

Che il due volte (“eroico”) presidente Napolitano sia massone, non c’è prova (ovviamente). Massone fu sicuramente suo padre, avvocato e maggiorente Giovanni Napolitano (1883-1955). “Fu iniziato massone nella loggia “Giovanni Bovio” di Napoli il 20 giugno 1911, all’obbedienza del Grande Oriente d’Italia (matricola 36.019)”, come a testimoniato Aldo A. Mola, storico ufficiale della Massoneria, che ha potuto consultare gli appositi archivi della Vedova.
Come il padre, anzi come il padre e il nonno dell’altra figura in cui Napoletano s’identifica, il suo fratello maggiore ideologico e suo amico, capo dei miglioristi, con cui ha condiviso 60 anni nel partito, da Togliatti a Berlinguer ad Occhetto. Giorgio Amendola.
Ho ricordato che Napolitano nel ’56 non se ne uscì dal Partito. Vi rimase con Giorgio Amendola, figlio e nipote di massoni famosi. Il padre, Giovanni Amendola, era figlio di Pietro Amendola (garibaldino) ed Adelaide Aglietta (mazziniana), ava della omonima esponente del Partito Radicale pannelliano. Il lato interessante per capire l’uscita papale è che papà Giovanni, sviluppò il lato “gnostico”, magico, spiritista, del radicalismo massonico: “Il direttore del quotidiano radicale La Capitale, Edoardo Arbib (1840-1906, garibaldino, senatore, israelita e massone), vecchio commilitone e amico del padre iniziò Giovanni Amendola alla Società Teosofica, fondata nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky (che fu a Mentana con Garibaldi). La Società Tosofica era frequentata da ricche signore della nobiltà ebraico-piemontese: fra cui la Baronessa Emmelina Sonnino De Renzis, sorella di Sidney Sonnino”: che sarà capo del governo di eccezione in un momento storico in cui la funzione democratica doveva venire meno per forza: la Grande Guerra. Sonnino, padre ebreo e madre britannica, era l’uomo giusto per essere nominato ministro degli Esteri nel 1914, a che l’Italia non deviasse dall’alleanza; lo rimase fino al 1919.

Eva Kuhn, teosofa
Eva Kuhn, teosofa

“Dio e popolo”, come Mazzini

Giovanni Amendola, il papà, trovò nella società teosofica l’occultista e maga, nonché vegetariana, Eva Kuhn (Cohen): e la sposò nel 1906. Con rito valdese. L’esoterista e teosofo massone Amendola (papà), il cui figlio sarà poi la guida e il maestro di Napolitano, guardava infatti con interesse al protestantesimo. E quindi, al modernismo: in cui vedeva “la democrazia religiosa (…). La formula riassuntiva, Dio e popolo (di Mazzini) contiene in sostanza la dottrina cattolica del modernismo”(1)
“Dio e popolo”: è il nucleo della fanta-teologia di Bergoglio. Che lui ha espresso, in modo più o meno esplicito, pressappoco in questi termini, un giorno che si arrabbiò per i preti che danno la Comunione in bocca anziché in mano: “Non si può, per onorare il Corpo Reale di Cristo, offendere il Corpo Sociale di Cristo”. Il “popolo” è il vero e superiore “corpo di Cristo”. E non i cattolici, ma l’intera umanità, che è in marcia verso il “Punto Omega” evolutivo, dove l’uomo si scoprirà divino in sé, e le religioni unite nell’auto-adorazione. E’ in questa visione che si spiega la detestazione di Bergoglio per la Chiesa e i cattolici: bisogna de-sacramentalizzarli, togliere la loro specificità sacrale, perché confluiscano nel protestantesimo che è la “democrazia religiosa” di Amendola il teosofo. I sacramenti, sono una superstizione del passato, da sostituire con la “misericordia” universale e indistinta: siete già tutti salvi, siete il corpo sociale di Cristo. Si inginocchia davanti ai detenuti, gli lava i piedi: la mistica del peccatore che non ha bisogno di redenzione né di pentimento. Nasconde il crocifisso e pettorale quando va’ in Sinagoga, o in qualche loggia luterana. Detesta i cattolici. E’ tutto così chiaro: sta eseguendo a puntino il programma.

Croce seminascosta
Croce seminascosta

Che sia personalmente massone non so. Basta che sia modernista. Pare più un prodotto dell’ideologia, che un consapevole fautore: per esempio ha falle di conoscenza della dottrina cattolica, quasi ridicole. Forse è teleguidato, il che è peggio, in un certo senso.
Che cosa volete che commenti: aspettiamoci ogni abuso e violenza. Si dice che voglia fare di Enzo Bianchi un cardinale. Come credente, sono ovviamente offeso e insultato dagli abusi che fa’ della fede che è anche mia; ma è dal Concilio che siamo abituati ai gerarchi che abusano della dottrina e della fede, distruggendo la Chiesa sacramentale. Questi eccessi ridicoli, da parodia, dovrebbero rallegrarci, in fondo: il tempo della fine di tutto ciò si avvicina. Il Sistema accelera la sua presa, aumenta la sua brutalità, non si nasconde più sotto melliflue forme,perché “sa di avere poco tempo”

Il vero commento lo posto e incollo: sono

Le profezie della Beata Anna Caterina Emmerich

“Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo… Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo”.
“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa… Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823)

“Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos..”. (12 settembre 1820)
“Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana… Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.
C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra””. (12 settembre 1820)
“Ebbi una visione del santo Imperatore Enrico. Lo vidi di notte, da solo, in ginocchio ai piedi dell’altare principale in una grande e bellissima chiesa… e vidi la Beata Vergine venire giù da sola. Ella stese sull’altare un panno rosso coperto con lino bianco, vi pose un libro intarsiato con pietre preziose e accese le candele e la lampada perpetua…
Allora venne il Salvatore in persona vestito con l’abito sacerdotale…
La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine [è la ‘nuova’ Messa che vede la Emmerich: prima del Concilio, alla fine, veniva letto il proemio del Vangelo di Giovanni: In principio era il Verbo. Ndr.]. Quando la Messa fu terminata, Maria si diresse verso Enrico e stese la sua mano destra verso di lui dicendo che questo era in riconoscimento della sua purezza. Allora lo esortò a non avere esitazioni. Dopo di ciò vidi un angelo, esso toccò il tendine della sua anca, come Giacobbe. Enrico provava grande dolore, e dal quel giorno camminò zoppicando… ” (12 luglio 1820)
“Vedo altri martiri, non ora ma in futuro… Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare… In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno.
“Vidi anche il rapporto tra i due papi… Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità… Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo”. (13 maggio 1820)
Quando la Chiesa per la maggior parte era stata distrutta e quando solo i santuari e gli altari erano ancora in piedi, vidi entrare nella Chiesa i devastatori con la Bestia. Là essi incontrarono una donna di nobile contegno che sembrava portare nel suo grembo un bambino, perché camminava lentamente. A questa vista i nemici erano terrorizzati e la Bestia non riusciva a fare neanche un altro passo in avanti.

Allora vidi la Bestia che fuggiva di nuovo verso il mare, e i nemici stavano scappando nella più grande confusione… Poi vidi, in grande lontananza, grandiose legioni che si avvicinavano. Davanti a tutti vidi un uomo su un cavallo bianco. I prigionieri venivano liberati e si univano a loro. Tutti i nemici venivano inseguiti. Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima”. (Agosto-ottobre 1820)
“Vedo il Santo Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte”. (10 agosto 1820)
“La scorsa notte sono stata condotta a Roma dove il Santo Padre, immerso nel suo dolore, è ancora nascosto per evitare le incombenze pericolose. Egli è molto debole ed esausto per i dolori, le preoccupazioni e le preghiere. Ora può fidarsi solo di poche persone; è principalmente per questa ragione che deve nascondersi. Ma ha ancora con sé un anziano sacerdote di grande semplicità e devozione. Egli è suo amico, e per la sua semplicità non pensavano valesse la pena toglierlo di mezzo.
Ma quest’uomo riceve molte grazie da Dio. Vede e si rende conto di molte cose che riferisce fedelmente al Santo Padre. Mi veniva chiesto di informarlo, mentre stava pregando, sui traditori e gli operatori di iniquità che facevano parte delle alte gerarchie dei servi che vivevano accanto a lui, così che egli potesse avvedersene”.
“Non so in che modo la scorsa notte sono stata portata a Roma, ma mi sono trovata vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, e ho visto tanta povera gente che era molto afflitta e preoccupata perché il Papa non si vedeva da nessuna parte, e anche per via dell’inquietudine e delle voci allarmanti in città.
La gente sembrava non aspettarsi che le porte della chiesa si aprissero; essi volevano solo pregare fuori. Una spinta interiore li aveva condotti là. Ma io mi trovavo nella chiesa e aprii le porte. Essi entrarono, sorpresi e spaventati perché le porte si erano aperte. Mi sembrò che fossi dietro la porta e che loro non potessero vedermi. Non c’era alcun ufficio aperto nella chiesa, ma le lampade del Santuario erano accese. La gente pregava tranquillamente.
Poi vidi un’apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente… Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma”. (25 agosto 1820)
“Vidi la Chiesa di San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare principale. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di spostare le pesanti pietre di fondazione”. (10 settembre 1820)
“Vidi cose deplorevoli: stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa. Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza”. (27 settembre 1820)
“La Chiesa si trova in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione”. (1 ottobre 1820)
“Quando vidi la Chiesa di San Pietro in rovina, e il modo in cui tanti membri del clero erano essi stessi impegnati in quest’opera di distruzione – nessuno di loro desiderava farlo apertamente davanti agli altri -, ero talmente dispiaciuta che chiamai Gesù con tutta la mia forza, implorando la Sua misericordia. Allora vidi davanti a me lo Sposo Celeste ed Egli mi parlò per lungo tempo…
Egli disse, fra le altre cose, che questo trasferimento della Chiesa da un luogo ad un altro significava che essa sarebbe sembrata in completo declino. Ma sarebbe risorta. Anche se rimanesse un solo cattolico, la Chiesa vincerebbe di nuovo perché non si fonda sui consigli e sull’intelligenza umani. Mi fece anche vedere che non era rimasto quasi nessun cristiano, nell’antico significato della parola”. (4 ottobre 1820)
“Mentre attraversavo Roma con San Francesco e altri santi, vedemmo un grande palazzo avvolto dalle fiamme, da cima a fondo. Avevo tanta paura che gli occupanti potessero morire bruciati perché nessuno si faceva avanti per spegnere il fuoco. Tuttavia, mentre ci avvicinavamo il fuoco diminuì e noi vedemmo un edificio annerito. Attraversammo un gran numero di magnifiche stanze, e finalmente raggiungemmo il Papa. Era seduto al buio e addormentato su una grande poltrona. Era molto ammalato e debole; non riusciva più a camminare.
Gli ecclesiastici nella cerchia interna sembravano insinceri e privi di zelo; non mi piacevano. Parlai al Papa dei vescovi che presto dovevano essere nominati. Gli dissi anche che non doveva lasciare Roma. Se l’avesse fatto sarebbe stato il caos. Egli pensava che il male fosse inevitabile e che doveva partire per salvare molte cose… Era molto propenso a lasciare Roma, e veniva esortato insistentemente a farlo…
La Chiesa è completamente isolata ed è come se fosse completamente deserta. Sembra che tutti stiano scappando. Dappertutto vedo grande miseria, odio, tradimento, rancore, confusione e una totale cecità. O città! O città! Cosa ti minaccia? La tempesta sta arrivando; sii vigile!”. (7 ottobre 1820)
“Ho anche visto le varie regioni della terra. La mia Guida [Gesù] nominò l’Europa e, indicando una regione piccola e sabbiosa, espresse queste sorprendenti parole: “Ecco la Prussia, il nemico”. Poi mi mostrò un altro luogo, a nord, e disse: “questa è Moskva, la terra di Mosca, che porta molti mali”. (1820-1821)
“Fra le cose più strane che vidi, vi erano delle lunghe processioni di vescovi. Mi vennero fatti conoscere i loro pensieri e le loro parole attraverso immagini che uscivano dalle loro bocche. Le loro colpe verso la religione venivano mostrate attraverso delle deformità esterne. Alcuni avevano solo un corpo, con una nube scura al posto della testa. Altri avevano solo una testa, i loro corpi e i cuori erano come densi vapori. Alcuni erano zoppi; altri erano paralitici; altri ancora dormivano oppure barcollavano”. (1 giugno 1820)
“Quelli che vidi credo che fossero quasi tutti i vescovi del mondo, ma solo un piccolo numero era perfettamente retto. Vidi anche il Santo Padre – assorto nella preghiera e timoroso di Dio. Non c’era niente che lasciasse a desiderare nella sua apparenza, ma era indebolito dall’età avanzata e da molte sofferenze. La testa pendeva da una parte all’altra, e cadeva sul petto come se si stesse addormentando. Egli aveva spesso svenimenti e sembrava che stesse morendo. Ma quando pregava era spesso confortato da apparizioni dal Cielo. In quel momento la sua testa era dritta, ma non appena la faceva cadere sul petto vedevo un certo numero di persone che guardavano rapidamente a destra e a sinistra, cioè in direzione del mondo.
Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione.
In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. (1820)
“Vedo molti ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su cui è stato lanciato un anatema. Si può vedere come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse per essi, li rifiutano o se ne burlano”. (1820-1821)
“Vidi molto chiaramente gli errori, le aberrazioni e gli innumerevoli peccati degli uomini. Vidi la follia e la malvagità delle loro azioni, contro ogni verità e ogni ragione. Fra questi c’erano dei sacerdoti e io con piacere sopportavo le mie sofferenze affinché essi potessero ritornare ad un animo migliore”. (22 marzo 1820)
“Ho avuto un’altra visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani, specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo in due fazioni”. (12 aprile 1820)
“Vidi un nuovo Papa che sarà molto rigoroso. Egli si alienerà i vescovi freddi e tiepidi. Non è un romano, ma è italiano. Proviene da un luogo che non è lontano da Roma, e credo che venga da una famiglia devota e di sangue reale. Ma per qualche tempo dovranno esserci ancora molte lotte e agitazioni”. (27 gennaio 1822)
“Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro”. (22 ottobre 1822)
“Vorrei che fosse qui il tempo in cui regnerà il Papa vestito di rosso. Vedo gli apostoli, non quelli del passato ma gli apostoli degli ultimi tempi e mi sembra che il Papa sia fra loro.”
“Nel centro dell’inferno ho visto un abisso buio e dall’aspetto orribile e dentro di esso era stato gettato Lucifero, dopo essere stato assicurato saldamente a delle catene…Dio stesso aveva decretato questo; e mi è stato anche detto, se ricordo bene, che egli verrà liberato per un certo periodo cinquanta o sessanta anni prima dell’anno di Cristo 2000. Mi vennero indicate le date di molti altri eventi che non riesco a ricordare; ma un certo numero di demoni dovranno essere liberati molto prima di Lucifero, in modo che tentino gli uomini e servano come strumenti della vendetta divina.”
“Un uomo dal viso pallido fluttuava lentamente al di sopra della terra e, sciogliendo i drappi che avvolgevano la sua spada, li gettò sulle città addormentate, che vennero legate da questi. Questa figura gettò la pestilenza sulla Russia, l’Italia e la Spagna. Attorno a Berlino vi era un fiocco rosso e da lì venne in Westfalia. Ora la spada dell’uomo era sguainata, strisce rosse come il sangue pendevano dall’impugnatura e il sangue che grondava da questa cadeva sulla Westfalia “.
“Gli ebrei ritorneranno in Palestina e diverranno cristiani verso la fine del mondo.”

Note
1) Ringrazio la rivista Sodalitium per queste documentazioni.

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Quaresima

quaresima

Segnalazione del Centro Studi Federici

 

1) COSTITUZIONE NON AMBIGIMUS DI BENEDETTO XIV (30 MAGGIO 1741) 

L’osservanza della Quaresima è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell’ira divina; con quella, protetti dal soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private (…).

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Preghiera per i martiri delle foibe

ISTRIA FIUME E DALMAZIA

Segnalazione del Centro Studi Federici

O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te. Ascolta, o Signore, la nostra voce. De profundis clamo ad Te, Domine. Domine, audi vocem meam. Oggi tutti i Morti attendono una preghiera, un gesto di pietà, un ricordo di affetto. E anche noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro. Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace. In trent’anni due guerre, come due bufere di fuoco, sono passate attraverso queste colline carsiche; hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli; hanno riempito cimiteri e ospedali; hanno anche scatenato qualche volta l’incontrollata violenza, seminatrice di delitti e di odio. Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace, una pace che sia riposo tranquillo per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi. Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo Vangelo, ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi nostri Morti, profonda come le voragini che li accolgono. Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore dei Tuo Volto. E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto: Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati, ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità. O signore, a questi nostri Morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace. Risplenda a loro la Luce perpetua e brilli la Tua Luce anche sulla nostra terra e nei nostri cuori, E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano. Domine, coram te est omne desiderium meum et gemitus meus te non latet. Così sia.

Mons. Antonio Santin, Arcivescovo di Trieste e Capodistria, 1959.

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COMMEMORAZIONE MARTIRI DELLE FOIBE A VERONA

SANTA LUCIA COMMEMORAZIONE FOIBE

 

di Simone Costa

ieri 10 Febbraio 2016, una delegazione di Christus Rex e Traditio hanno depositato una corona al monumento dedicato al ricordo dei Martiri ed Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.

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I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l¹esodo

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Segnalazione del Centro Studi Federici

«Qua no se pol viver!», del prof. Giovanni Stelli

(…) Agli inizi del maggio 1945 i reparti partigiani jugoslavi comunisti di Tito occuparono Trieste (che però dovettero abbandonare circa 40 giorni dopo), Fiume e quasi tutta l’Istria, mentre Lubiana e Zagabria, le capitali rispettivamente della Slovenia e della Croazia, erano ancora in mano tedesca. Lo scopo era realizzare un’annessione di fatto di questi territori contestati (mentre ovviamente nessuno poteva contestare l’appartenenza di Lubiana e Zagabria alla Jugoslavia).

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