SUICIDIO DEMOGRAFICO DELL’EUROPA. ED E’ VIETATO PIANGERLA.

di Maurizio Blondet

SUICIDIO DEMOGRAFICO DELL'EUROPA. ED E' VIETATO  PIANGERLA.

Niente figli. Né Angela Merkel né Teresa May, né Macron  né Gentiloni hanno figli. E non basta: sono senza  figli anche il primo ministro svedese, olandese, irlandese, del Lussemburgo.  Senza figli Christine Lagarde, governatrice del Fondo Monetario Internazionale.  Solo lo spagnolo Mariano Rajoy e il belga Charles Michel ne hanno due ciascuno. E’ la prima volta nella storia che questo avviene, dice Charles Gave, economista e pensatore: “E chi non ha figli non ha la stessa visione del futuro di…

CONTINUA SU:

http://www.maurizioblondet.it/suicidio-demografico-delleuropa-ed-vietato-piangerla/

Prosegui la lettura »

Banche ricche, imprese povere

Image

 

 

Segnalazione Linkiesta

Nel secondo trimestre dell’anno il credito a imprese e famiglie produttrici è sceso di 15 miliardi rispetto al primo trimestre. È l’altra faccia del risanamento delle banche, che ora hanno come priorità la ripulitura dei bilanci dai crediti in sofferenza (di Fabrizio Patti, LEGGI) Prosegui la lettura »

Le Brigate anarchiche della NATO

Le Brigate anarchiche della NATOdi Thierry Meyssan

Fonte: Megachip

Presentato in Occidente come avveramento di una simpatica utopia, in realtà il nuovissimo “Rojava” è uno Stato coloniale, voluto e realizzato nel sangue da Washington. Obiettivo: cacciare le popolazioni del Nord della Siria per sostituirle con persone non autoctone. Per mettere in atto questa pulizia etnica, Pentagono e CIA hanno mobilitato militanti dell’estrema sinistra europea. Thierry Meyssan svela questo progetto insensato, in corso da un anno e mezzo.

Nell’illustrazione in apertura: – a febbraio 2016, lo ”Zar anti-terrorismo” della Casa Bianca, Brett McGurk, è stato inviato dal presidente Obama a sovrintendere alla battaglia di Aïn al-Arab (Kobanê). In quell’occasione fu decorato dallo YPG, la cui casa-madre – il PKK turco – è tuttavia considerata da Washington “terrorista”

«La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza».
George Orwell, 1984.

DAMASCO (Siria)  –  Negli anni Ottanta e Novanta la società curda era un’organizzazione marcatamente feudale e patriarcale, mantenuta in uno stato di forte sottosviluppo. Ciò spinse i curdi a ribellarsi alle dittature militari che si succedevano ad Ankara [1]. Prosegui la lettura »

Il populismo è un mito incapacitante ma i sovranisti faranno saltare gli schemi in Usa e in Ue

di Paolo Borgognone

Il populismo è un mito incapacitante ma i sovranisti faranno saltare gli schemi in Usa e in Ue

Fonte: Barbadillo

Paolo Borgognone è un giovane ricercatore non allineato, non conformista, collaboratore del quotidiano La Verità che da anni analizza la modernità con studi a metà fra storia e politologia. Si è occupato, nei suoi libri, di disinformazione e media, del dceclino della sinistra radicale e della globalizzazione. Ultimo libro uscito è Deplorevoli? (Zambon ed., pagg. 334, euro 18) sugli Usa di Trump e i movimenti sovranisti europei.

Il 9 novembre dell’anno scorso la vittoria di Donald Trump alla elezioni Usa ha scompaginato i piani delle lobby finanziarie e soprattutto ha mostrato come una maggioranza silenziosa, senza ascoltare il 98 per cento dei mass media Usa, abbia scelto il cambiamento nella politica statunitense in senso sovranista. Perché questo esito nonostante la martellante propaganda “democratica”? Prosegui la lettura »

L’orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele: una profezia circa la futura apostasia a Roma

https://image-media.gloria.tv/bonifacius/c/50/ehty3h7gv62hv3ueo5f80wqckv3ueo5f80wqf.jpg?sum=MqFsZ-Ek-B0EF5BFHtzbcA&due=1505952000

L’orazione originale di Papa Leone XIII all’Arcangelo San Michele fu profetica. Composta oltre 100 anni fa, dipoi soppressa dato il suo struggente contenuto, l’orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele è una delle più interessanti e controverse preghiere colleganti alla presente situazione nella quale trovasi la vera Chiesa Cattolica. Il 13/10/1884, dopo la Santa Messa mattutina, Papa Leone XIII fu traumatizzato al punto di svenire. Coloro che si trovavano in sua presenza pensarono c…

CONTINUA SU:

https://gloria.tv/article/Va97uNwuaNp26p7BxrNxD4B6F Prosegui la lettura »

20/09: la Roma papalina e la Roma brecciaiola

piazza_sanpietroSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo alcuni brani del libro “LE DUE ROME. Dieci anni dopo la Breccia”, del padre Gaetano Zocchi (Tip. Giachetti, Figlio e C., Prato 1881).
Vi ha la Roma vecchia e la Roma nuova. Vi ha la Roma dei Papi e la Roma dei framassoni. Vi ha la Roma che prega e quella che bestemmia; la Roma dei martiri e quella dei tiranni; la Roma benedetta e quella maledetta. Vi ha la Roma di granito e la Roma di cartapesta; la Roma eterna e quella che, nata ieri, non è certa di vedere il domani. Vi ha la Roma di Cristo e la Roma dell’Anticristo.
Essa era la città di tutti i popoli della terra e la patria di tutte le genti per cagione del suo Pontefice, che è il padre universale dei cattolici; perciò, secondo la sublime sentenza del Fénelon, ogni cattolico è romano. Ora il Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica si trova chiuso dentro al Vaticano, che è la sua reggia e la sua prigione, il suo trono e la sua croce, il suo tempio e il Calvario. Della restante Roma altri divennero signori; e perciò fuori della cerchia del Vaticano, a propriamente parlare, non vi è più Roma, ma un cumulo di edifizii e di ruine, di antico e moderno, di grande e venerando e di piccolo e spregevole, che altra volta fu Roma, ora non è più nulla.
(La fedeltà dei romani al Papa) mi pare abbastanza provata dal modo con cui accolsero la rivoluzione entrata in Roma per la breccia di Porta Pia. Il popolo romano rimase nella massima parte estraneo a quel movimento, cominciato e continuato da forestieri; le larghe promesse, lo splendido fantasma di avvenire fecondo di ricchezze e di potenza, che sembrava inseparabile dal titolo fastoso di capitale di un grand regno, non illusero il popolo romano. Sicchè, mentre tutte le altre città italiane venivano ciecamente travolte nei flutti della passioni anarchiche, Roma invece diede esempio memorando di fedeltà al suo antico e legittimo Sovrano. Professori, impiegati, soldati, grandi signori e principi, elessero il sacrificio, gli stenti, il disprezzo, l’oblio, piuttosto che mutar casacca.
Soprattutto la strage delle case religiose, dei conventi, dei monasteri, di chiese e di istituzioni pie; la licenza illimitata concessa ad eterici di qualsiasi setta, che ora hanno chiesa e scuola in tutti gli angoli di Roma, e adescano i miserabili e la feccia del popolo con promesse di guadagni materiali, e all’occasione affiggono nei luoghi pubblici avvisi crudelmente oltraggiosi alla fede cattolica, resero i nuovi padroni oltremodo antipatici ai romani.
Veniamo a Montecitorio. Qui sono gli eletti del popolo, qui è il palladio delle pubbliche libertà, qui è l’arena delle gloriose tenzoni nazionali. Ai tempi del Papa-Re, nel palazzo di Montecitorio, opera di un Papa Innocenzo, onde chiamasi anche palazzo Innocenziano, era la sede della polizia pontificia. Ora i poliziotti se ne sono andati… partiti gli onorevoli poliziotti, entrarono gli onorevoli deputati… Il luogo delle loro solenni comparse è l’aula provvisoria architettata nel 1871 dall’ingegnere Comotto, in forma di una baracca di legno, di ferro e di cristalli, stretta, disagiata, color di cioccolatte, e di disgraziata figura. Goffo baraccone è il nome, onde essa venne battezzata allora e che porta tuttavia; ma l’avrebbero potuta benissimo chiamare gabbia, poiché uno degli onorevoli (scordai quale) non dubitò una volta di asserire solennemente, credo in nome proprio e de’ suoi colleghi: noi siamo una gabbia di matti. Codesta gabbia o baraccone, che dir si voglia, in un col palazzo, costò ai contribuenti italiani cinque milioni e mezzo… Di che tanto più ammirevole è lo zelo, con cui gli inquilini di Montecitorio trattano gli affari dl popolo italiano che li ha mandati!… Già non sono mai troppi nel baraccone sopra descritto.
Quando poi in un modo o in un altro si sia finalmente razzolato il numero legale, le discussioni incominciano. Parlano pochi, ma parlano egregiamente: sono bocche d’oro! Specie se si tratta di rompere lance contro preti, frati, persone e cose di Chiesa, correte, oratori, correte ad ascoltare in Montecitorio: non troverete i migliori maestri a cercarli fra milioni… E quelli che tacciono, cioè la maggior parte? Quelli ascoltano? No, quelli vanno e vengono dall’aula al buffet, dal buffet all’aula; o, se sono avvocati, il che, per disgrazia nostra, si verifica almeno ottanta volte su cento, preparano le loro arringhe per la Corte delle assise. Alcuni ridono, altri interrompono l’egregio oratore, poi, giunto il momento opportuno, votano tutti. M come votate in buona coscienza per il bene del popolo che vi ha mandato, se a non avete seguita la discussione, o solo a sbalzi e sbadatamente? La discussione non è fatta per quelli che debbono votare, ma per quelli che debbono leggerla nei giornali e negli atti ufficiali. La discussione non muta mai il risultato del voto, che si conosce già prima della discussione.
Su per la comoda via aperta dalla munificenza di Pio IX, fui sulla piazza di Montecavallo, vicino al monumento equestre, opera superba di greco scalpello, dinanzi al palazzo del Quirinale… Quel palazzo colle sue sontuose sale, colle sue opere d’arte, coi suoi giardini, era stato la reggia di molti Papi. Anche Pio IX vi aveva, prima dell’esilio, posto la sua Corte. Ora quel palazzo è sede di un re e di una regina, portati a Roma dal turbine rivoluzionario, e si dicono incoronati dalla volontà popolare. In quelle sale, al cospetto delle sacre scene dipinte dal pennello devotissimo dell’Owerbek, si danza e si banchetta: in quei giardini viene Garibaldi a restituire cavallerescamente al re d’Italia la visita; ricevutone nella propria casa. Sopra la porta principale del palazzo sporge una loggia. Di lassù ogni Papa, appena eletto dal Conclave, dava al popolo affollato la sua prima benedizione di Pontefice e di re: ora il re e la regina d’Italia ricevono lassù le ovazioni del popolo sovrano. Sotto l’arco maestoso di quella porta passavano cardinali e Prelati in severo abito talare, colle mozzette ed i rocchetti del cerimoniale liturgico; ora invece di là entrano ed escono le eleganti toilettes delle dame di corte e delle mogli di generali e ministri. È una processione assai poco edificante di soldati che bestemmiano e di ministri che vanno a sottoporre alla firma reale leggi e decreti, di cui non pochi recano lo sfratto di monache o di religiosi, lo smantellamento d’una chiesa, l’abolizione del catechismo, la leva dei chierici, il matrimonio civile e andate voi discorrendo. E sopra quella porta restano tuttavia S. Paolo colla spada sguainata, S. Pietro colle sue chiavi, la Vergine Santa col Bambino tra le braccia!
Lessi il nome di tutte le vie delle già finite e di quelle che si stanno terminando. D’Azeglio, Cavour, Manin, Gioberti, Mazzini, Napoleone III, ti guidano a Vittorio Emanuele. E nella parte opposta della stazione, dal Venti Settembre a Castel Fidardo, da Castel Fidardo a Solforino, a Palestro, a Goito, alla Cernaia, quei nomi ti conducono come per mano sulla strada percorsa dalla rivoluzione italica, te ne narrano tutte le geste, te ne cantano tutti i trionfi; quindi, giunto sulla piazza della Indipendenza, tu ammiri finalmente l’ultima meta…  La Indipendenza! La Indipendenza! Ed io là ritto in mezzo a quella piazza, non paranco bene rassettata, andava con me stesso meditando questa parola, e confrontava il suo significato filologico, col significato che essa piglia nella mente di quelli che l’hanno colà fatta esporre, in grandi lettere, alla vista del pubblico. Nel pensiero di costoro, indipendenza vuol dire: togliti di lì, che mi ci metta io; vuol dire: morte alla teocrazia! Morte ai tiranni, che comandavano nel nome del vecchio Dio! Viva lo Stato! Il dio nuovo, che fa quando gli talenta, senza l’impaccio di dover render conto ai dogmi ed alla morale.
Ma lo Stato fu dio altra volta, quando sul colle Esquilino, dove adesso sorge una parte della nuova Roma, abitava il carnefice incaricato di fustigare e di crocifiggere nel sesterzio gli schiavi, condannati al supplizio: Anche allora il dio Stato non rendeva conto de’ fatti suoi né ai dogmi, né a principi morali, perché la sua divisa era questa. Sic volo sic iubeo, stat pro ratione voluntas! Allora nel suolo della nuova Roma si seppellivano alla rinfusa gli schiavi, avuti in conto di bestie. E dei 900 mila abitanti, che Roma conteneva, i due terzi erano schiavi, poiché il dio Stato vedeva nel servaggio dei più la condizione necessaria della propria indipendenza. Credo che, in materia di indipendenza, non si pensi molto diversamente oggidì… La concorrevano le maghe nel silenzio della notte, a stracciare coi denti vittime eziandio umane, e del fegato bollente di quelle componevano filtri amorosi, e per la virtù del sangue versato in una fossa, evocavano i Mani, a scoprire le cose nascoste, lontane e future. Così, fra gli altri, lasciò scritto l’epicureo Orazio. Ma nemmeno oggidì son rari, tra coloro cui dobbiamo la nuova Roma, i fattucchieri e le streghe, che sotto nomi meno ignobili, rinnovano quelle ignobilissime superstizioni, e posseggono l’anima di molti epicurei moderni, atei e materialisti, che predicano l’indipendenza del pensiero e del cuore.
Roma papale aveva cancellati i delitti di Roma pagana, col sangue dei suoi martiri e colle santificazioni dei suoi sacramenti; nel fuoco della carità aveva disciolti i ceppi della schiavitù; aveva sfrantumata la statolatria e fondata la verace indipendenza dei popoli, sul principio della paternità divina… Indipendenza! Indipendenza, e intanto siamo tutti schiavi. La Chiesa schiava dello Stato, lo Stato schiavo dei ministri pro tempore, i ministri schiavi delle fazioni, le fazioni schiave delle logge massoniche, le logge schiave di Satana, tutti schiavi del mal costume, dell’empietà, della rapina, della violenza, della miseria, della fame!

Prosegui la lettura »

Un regime di buffoni

di Marcello Veneziani

Un regime di buffoni

Fonte: Marcello Veneziani

Da dove può nascere a 72 anni dalla fine del fascismo una legge che vieta la propaganda fascista e la compravendita di oggettistica in materia? Da forme patologiche di odio, di psicosi e di fobia. E da ignoranza, malafede e stupidità. 

Non riesco a trovare migliori spiegazioni per capire il movente di approvare subito, a tambur battente, appena si sono riaperte le camere, una legge così grottesca, così anacronistica, in piena tempesta di violenze sessuali e stupri, di emergenza dei flussi migratori e di allarme terrorismo islamista.

Nel centenario della nascita del comunismo, il più grande orrore totalitario del Novecento, per quantità di vittime, durata ed estensione, in Italia si apre una ridicola campagna antifascista per reprimere il mercatino nostalgico del web e le sue propaggini di vintage & folclore. Prosegui la lettura »

16 Settembre 1982: inizia il Massacro di Sabra e Shatila. Perché non tramonti la memoria di quell’infamia

di Filippo Bovo

16 Settembre 1982: inizia il Massacro di Sabra e Shatila. Perché non tramonti la memoria di quell’infamia

Fonte: l’Opinione Pubblica

Il Massacro di Sabra e Shatila fu forse uno dei capitoli più sanguinosi della storia della campagna militare israeliana in Libano avvenuta a partire dai primi Anni ’80. Non l’unico, nemmeno per grado d’infamia, ma sicuramente il più saliente in assoluto.

All’inizio del giugno del 1982 gli israeliani avevano infatti occupato parte del Libano ed iniziato l’assedio di Beirut, allo scopo d’accerchiare i circa 15mila combattenti dell’OLP e i loro alleati libanesi e siriani che si ritrovavano all’interno della capitale. Un mese dopo il Presidente statunitense Ronald Reagan inviava il suo emissario Philip Habib con l’incarico di risolvere la crisi. Le trattative erano in ogni caso complicate dal fatto che nè gli israeliani nè gli americani intendevano trattare coi palestinesi, i quali in ogni caso rifiutavano a priori qualunque ipotesi d’abbandonare la città, temendo comprensibilmente le ritorsioni dei soldati israeliani e dei loro alleati falangisti libanesi.

Prosegui la lettura »

La NATO alla “conquista di nuovi mercati”

di Maurizio Blondet

La  NATO alla “conquista di nuovi mercati”

Fonte: Maurizio Blondet

L’espansione della NATO ad Est, nei territori dell’Ex Patto di Varsavia,  è giustificata dal rinnovato pericolo russo? Il vero motivo è scritto nero su bianco  in un articolo del New York Times. Traduco:

I fabbricanti  occidentali di armamenti hanno fatto pressioni durissime per l’espansione della NATO  ai paesi ex-satelliti dopo il collasso del comunismo.  E da allora hanno premuto e influenzato sia i vecchi stati-membri NATO  sia i nuovi perché non si sviassero fuori dall’Alleanza per acquisti di armi che avrebbero intaccato il loro giro d’affari”.

https://www.nytimes.com/2017/09/12/world/europe/turkey-russia-missile-deal.html

Naturalmente il New York Times essendo il megafono dell’Establishment, non sta deplorando la cosa. Anzi, la frase è all’interno di un articolo   che si scaglia contro la Turchia di Erdogan per  l’acquisto dei S-400 dalla Russia. Un acquisto che “è uno schiaffo alla cooperazione  entro l’alleanza NATO” e, per la prima volta dal dopoguerra,  intacca  il business del complesso militare-industriale statunitense. Prosegui la lettura »

San Coudenhove-Kalergi e la post-democrazia

di Andrea Cometti

San Coudenhove-Kalergi e la post-democrazia

Fonte: Accademia nuova Italia

Tutti uniti in nome di San Coudenhove-Kalergi. Ciò che non vi dicono sulle segrete stanze della politica Italiana. Le elezioni politiche del 2018: una falsa partita a scacchi in cui il vincitore si sa già chi è: “L’Eurocrazia”.

Capalbio, saldi di fine stagione
Come cantavano i Righeira negli anni ’80 “l’estate sta finendo” e le ferie, per chi ha avuto la possibilità di farle e ormai anche solo il coraggio, è già un ricordo. Capalbio, Jesolo e Rimini, stupri permettendo e “rompi balle” di vù cumprà si sono dimostrate comunque più sicure e gradite di Sharm El Sheick, della Tunisia o della stessa Barcellona. Il pienone in Italia c’è stato, anche se molti italiani: “i conti li pagavano con le monetine”. Solite code chilometriche, qualche rischio di malaria o scabbia e la novità dell’ansia da “occupazione” della propria casa al ritorno, in una estate particolarmente torrida, unica cosa certa raccontata dalle televisioni e giornali, sempre più di regime. E tra uragani epocali, terremoti devastanti e un puffo coreano con la passione per i missili, gli italiani tornano al proprio tran tran più stressati di prima, magari pensando: ”vaffanculo le ferie e la globalizzazione” era meglio starsene a casa, anche solo con la classica “frittatona e Peroni ghiacciata” di fantozziana memoria. Prosegui la lettura »