Monti, Letta, Draghi: maneggioni attaccano il “fumista”

DRAGHI LETTA

di Maurizio Blondet 

Qualche giorno fa il Senato, Commissione Esteri, non ha voluto privarsi della sapienza di Mario Monti: benché sia senatore (a vita per merito massonico Napolitano) gli ha chiesto di ascoltarlo in una audizione ufficiale: ostentatamente dunque. L’altissimo pensatore s’è chinato sui destini d’Europa, dicendo che è vicina alla guerra. “I paesi europei sono “storicamente e sanguinariamente litigiosi, dunque esiste il rischio che una eventuale disintegrazione in Ue li riporti “a farsi la guerra”. Ha accusato la “ventata di nazionalismi, che sembrano avere come target comune una ripresa di potere nei confronti dell’Ue, una volta che avessero conseguito questo loro obiettivo, probabilmente si scaglierebbero gli uni contro gli altri”.

Sono le idee di Monnet di 70 anni fa’, ripetute pari pari: il pensatore Monti non ha mai avuto bisogno di pensare per salire in carriera (anzi in quell’ambiente è altamente malvisto). Ha criticato a fondo Renzi per il suo “braccio di ferro” con la UE: “Fra qualche mese si saprà se il governo italiano avrà vinto o perso questa epica battaglia” sulla flessibilità, che “secondo me è un falso obiettivo”. Sono esattamente i pensieri ricevuti da: Schauble, Weber (il presidente dei deputati europei PPE), Merkel. E Draghi.

Monti parla ancora?

Ho un amico estremista che s’è stupito che il Senato abbia rispettosamente chiesto il parere di una personalità che, secondo lui, per come aveva ridotto l’economia del Paese in obbedienza alla UE, andava invece appesa a piazzale Loreto, a testa in giù. Sono idee da cui mi dissocio. E non mi stupisco: non so se avete notato, in questi giorni (mentre il parlamento si occupa di adozioni gay) sono stati mobilitati tutti quelli su cui Bruxelles può contare in Italia: a dire e ripetere che Renzi nel “braccio di ferro con la UE” perderà, che esagera, che non è il momento di chiedere flessibilità. I Paolo Mieli, gli Stefano Folli, altri giornalisti col grembiule nell’armadio, gli Enrico Letta sono lì a scrivere articoli. Anzi, il Corriere assevera nella UE c’è “un fronte anti-Italia”, che Renzi deve cedere perché è debole.

Ora, io capisco che Renzi suscita urti di vomito in molti. Pensate solo a quelli con cui “L’Europa” lo vuol rimpiazzare: Mario Monti, Enrico Letta, servi di lunga data e di verificato pedigree (l’asse Napolitano-Amendola- Amato –Andreatta) e assolutamente fidati, autori di tutti i disastri monetari di cui soffriamo in esecuzione ad ordini sovrannazionali.

Giusto per non dimenticare, son quelli che dopo il colpo di Stato euro-Draghi, sostenuto da Napolitano-Bersani, circondati da fama di competenti tecnocrati super partes espertissimi economisti (mica come Tremonti), avevano identificato la vera palla al piede dell’economia italiana nei: a) pompisti di benzina e b) taxisti: gli uni e gli altri si stavano sottraendo al “mercato” e godevano di scandalosi privilegi.

Ai competentissimi economisti super partes erano sfuggiti le migliaia di appartamenti che il Comune di Roma, con “disavanzo strutturale” (ossia ineliminabile) di 1,2 miliardi regolarmente coperto dallo Stato (capirai, è Roma Capitale!) affitta a dieci euro al mese, ed anche meno – perdendoci a rotta di collo. Non gli era sembrata interessante una “riforma” di quella associazione a delinquere chiamata Amministrazione di Roma, ove succede che io e voi, come contribuenti, paghiamo, ripianando il disavanzo strutturale della sullodata associazione a delinquere, l’affitto di ricchi amici degli amici nella capitale, di cui non abbiamo nemmeno il diritto di sapere i nomi. Ancor meno li aveva colti il sospetto che la palla al piede dell’economia fosse – vedi mai – la casta di parassiti pubblici con stipendi da 240 mila euro e più.

Sapete (o forse no, i media sono pieni del diritto dei finocchi alle adozioni) che un recente rapporto della Guardia di Finanza alla Corte dei Conti, “negli ultimi sei mesi del 2015 il danno provocato alle casse dello Stato dai funzionari pubblici infedeli è stato di 3 miliardi e 57 milioni di euro, contro i 2 miliardi 672 milioni di tutto il 2014”.

Ecco il vero problema italiano

Ora, si tratta di soli sei mesi, e di soli 7 mila dipendenti pubblici la cui infedeltà è saltata all’occhio, tanto da suscitare i sospetti delle Fiamme Gialle. Solo 7 mila dipendenti hanno provocato danni allo Stato per quasi 4 miliardi. In sei mesi. Moltiplicate per i milioni di dipendenti pubblici incontrollati, e persino voi che non siete competentissimi tecnocrati che lì è il settore (il truogolo, il porcaio) da cui si possono “recuperare” diciamo 50, diciamo 100 miliardi annui allo Stato,   cifre enorme con cui davvero cominciare a rientrare dal debito pubblico (“Ce lo chiede l’Europa”) senza aumentare la torchia fiscale; con l’effetto collaterale per sé auspicabile di cacciare qualche mezzo milione di dipendenti pubblici con condanne penali, e la liquidazione sequestrata per compensare i danni che hanno inflitto. Quelli poi, Letta, Monti, non sono stati eletti, quindi non dovevano temere l’impopolarità eventuale di “riforme disciplinanti” di questo problema, il parassitismo pubblico che rende inefficiente il sistema.

Non l’hanno fatto. Non lo sta facendo nemmeno Renzi, ma almeno non si fa’ passare per esperto economista, ma per venditore di fumo incaricato di ravvivare un po’ di entusiasmo in un popolo schiacciato, mantenendolo nell’euro.

E’ solo per dire questo: non sono economisti da ascoltare in audizioni al Senato. Né gli è dovuto il rispetto che gli tributano i media, come a venerati maestri.

Il rispettatissimo Enrico Letta, palese “riserva della repubblica” (i grembiuli gli hanno trovato un parcheggio dorato alla Sorbona) è quello che nel dicembre 2013, capo del governo, twittava esultante: “Finita ora sessione Consiglio Europeo.Approvata Banking Union. Per tutelare risparmiatori ed evitare nuove crisi. Buon passo verso Ue più unita”.

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Ma non vi vergognate?

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Segnalazione Arianna Editrice

di Marcello Veneziani

“Ma non vi vergognate, papesse bianche e nere, intellettuali e intellettualesse femministe e progressiste, rodati garanti del diritto di avere diritti, sinistre dolci e piccanti, del traffico indecente di donne povere, sfruttate e usate nei loro corpi per figliare conto terzi? La chiamano maternità surrogata, ma è la tratta delle schiave e insieme la fabbrica dei toy-children, i bambini-giocattolo; però non suscita i cori indignati. Non è pure quella violenza alle donne, sfruttamento come la prostituzione, mercificazione dei corpi e dei loro organi? Non è un abuso sui minori strappare un bambino a sua madre e privarlo di un genitore?  Da noi la pratica non è ancora autorizzata ma lo sarà presto, si sente già il tam tam della tribù degli abortigeni; intanto vanno a fare shopping all’estero. I vip come Elton John sono d’esempio coi loro figli per corrispondenza. Tempo fa Livia Turco ebbe il coraggio di definirlo «un postalmarket abominevole», ora invece la sinistra plaude perché i committenti non sono coppie etero ma soprattutto arcobaleno. E se usassimo la parola vergogna più a proposito?

Fonte: Marcello Veneziani

Perché l’economia aspira a dissolvere la famiglia

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Segnalazione di Arianna Editrice

di Diego Fusaro 

È difficile che il messaggio passi. La coscienza è capillarmente controllata dall’industria dei consensi, il cui unico scopo è rinsaldare l’ordine dominante. E, non di meno, occorre insistere. L’insistenza, diceva Adorno, dovrebbe essere la cifra della filosofia.

E allora “insistiamo”: insistiamo nel dire che l’oggi in atto processo di disgregazione della famiglia nulla ha di “emancipativo”, a meno che questo aggettivo non sia riferito all’economia di mercato capitalistica; la quale aspira a liberarsi dalla famiglia per poter dominare ancora più massicciamente le nostre vite.

Se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, essendo hegelianamente fondamento dell’“eticità”, la sua distruzione risulta pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle esistenze condotto spietatamente dall’ordine neoliberistico. Non è difficile da capire.

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Esercizi di ammirazione. Nicolás Gomez Davila e la lealtà come musica più nobile della terra

PENSIERI ANTIMODERNI

Il libro è disponibile presso la libreria di “Traditio” in Via Galvani 31 a Verona e si può ordinare scrivendo a

info.traditio@gmail.com. L’elogio sperticato di una scrittrice non cattolica nei confronti di un testo di aforismi di uno scrittore fervente cattolico:

Di Anna K. Valerio

“Ex occidente luxLa luce di pensiero più netta del Novecento ci viene da Bogotà, da questa selva meticcia di parallelepipedi di cemento, dalla biblioteca di una villa patriarcale dove si è trincerato un uomo che Diogene avrebbe sicuramente riconosciuto per tale, deponendo la sua lanterna: Nicolás Gómez Davila. E’ inutile fare i nichilisti, i disperati o i ‘deboli’, in philosophicis, quando ci sono gli Escolios daviliani. Inutile piangere la fine della storia (escogitazione concettosa, dimentica del fatto che non si vive che “per l’istante o per l’eternità – non per la slealtà del tempo”). Assurdo ostentare un relativismo che immediatamente si volge in licenziosità, in capriccio – e serve, anzi, ad aprire la via alla licenziosità e al capriccio. La storia continua a scorrere, ingorgata da traffici e incidenti e illuminata da quei lucignoli che a tratti appaiono. Le verità ci sono, verità di sangue, e sono univoche, nonostante siano cresciute le schiere dei loro nemici (anche se già da due millenni Giovanni lamenta: “e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce”). La musica delle sfere resta, oltre ogni brusio e rumore di fondo, anche oltre il chiasso petulante della modernità: va solo colta e generosamente chiusa in qualche nota, fissata in una partitura.”

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Il libro Gender: ascesa e dittatura della teoria che “non esiste” è finalmente disponibile anche in Italia

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Amazon ha da poco messo in vendita il libro di Aurelio Pace e Carlo Di Pietro, con disponibilità immediata. Per acquisti cliccare qui.

Breve Introduzione.

Cosa c’è di vero sulla cosiddetta “teoria del gender”? Che cosa dicono i “gender studies”?

Nel nostro libro ci opponiamo al “pensiero gender”, con prove documentali.

Siamo due “visionari”? Siamo come Don Chisciotte della Mancia? Combattiamo forse contro i mulini a vento?

A queste ed a tante altre domande, spesso sollecitate da alcuni gruppi di pressione, siamo tenuti a rispondere, quantomeno per educazione.

Il saggio, minuzioso nella ricerca ed onesto nelle intenzioni, esalta (nei giusti limiti) il valore della persona e si contrappone al pensiero dominante estorto dalle solite élite a danno della società civile.

Cronache politiche, storiografia del problema, ricerca scientifica, esperienze di vita vissuta ed una limpida esposizione della dottrina caratterizzano fortemente questo progetto unico nel suo genere, che si distingue soprattutto per la particolare ironia usata dagli autori nel demolire certe convinzioni e per una notevole dose di indomito polemismo.

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SGG Choir: Music for Candlemas 2016

GERTRUDE

 

 

Segnalazione di don Anthony Cekada

 

SGG Choir: Music for Candlemas 2016

 

St. Gertrude the Great Church, West Chester OH

  • Mass Salve Regina, J.G.Ed. Stehle, (1839–1915, German, Caecilian)
  • Tota Pulchra Es Maria, Luigi Bottazzo (1845–1924, Cecilian school, Italian).
  • Lumen ad Revelationem,  Anthony Cekada, based on faux bourdons by R. Quignard and P. Chassagne.

Listen here

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Gender & C.

Vangelo di S. Marco 9-42

Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare.

Vangelo di S. Matteo 18-6

Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.

Vangelo di S. Luca 17-1,3

Disse ancora ai suoi discepoli: «E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. E’ meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!

 

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata. Non tutti i cattolici sono inebetiti dalle fesserie conciliari…

Mons. Gianfranco Agostino Gardin

Sacerdoti della Diocesi di Treviso

Treviso 06-02-2016

In questi giorni è in discussione il ddl Cirinnà.

Venerdì 12 febbraio 2016, alle ore 20.30 presso l’auditorio Santa Caterina di Treviso, la senatrice Cirinnà assieme ai magistrati Marco Gattuso ed Eduardo Savarese, terranno una conferenza.

Sabato 30 gennaio a Roma si è svolto il Family Day contro il ddl Cirinnà, da varie parti si fa appello ai parlamentari “cattolici” del PD e del MOVIMENTO 5 STELLE.

L’unico articolo SERIO sui parlamentari “cattolici”, è stato scritto da Diego Marani sulla Tribuna del 1-2-2016 (testo in allegato).

Premesso che Dio ha creato TUTTI gli uomini liberi di fare le proprie scelte, anche in fatto di religione ognuno renderà conto a Nostro Signore Gesù Cristo nel giorno del Dies Natalis. Così i parlamentari non sono OBBLIGATI a dichiararsi Cattolici quando non lo sono. In qualsiasi caso la coerenza e il buon senso basterebbero.

Ma la CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA, dov’è?

Bergoglio, non ha proferito una sola parola, prima, durante ed dopo il Family Day. In S. Pietro sono state dichiarate: inopportune le S. Messe per le persone che poi si sarebbero recate al Family Day.

Gli scout cattolici a sostegno del ddl Cirinnà. O almeno la base. Nel giorno del Family Day, infatti, 132 capi scout hanno scritto una lettera aperta ai vertici della loro associazione, l’Agesci. “Constatiamo con profonda gioia – si legge nella petizione – che l’associazione non prenderà parte all’evento del Family Day ma purtroppo questo non basta”.

Oltre al ddl Cirinnà, esiste il nefasto GENDER, dove gli unici incontri sono organizzati dai genitori e/o persone di buona volontà. Cosa fanno le Curie (anche in Veneto)? Ostacolano – o nella “migliore” delle ipotesi si comportano da ignavi.

Tuttavia spesso inviano un prelato come correlatore e controllore.

Alcune domande:

  • Ci siamo resi conto che questo “attacco” materiale alla famiglia a 360°, presentato per il bene e la democrazia, è invece opera del demonio e chiunque lo cavalchi è suo discepolo e servo.
  • Cosa deve fare un Cattolico Apostolico Romano? Perché il generico “cristiano” come in uso oggi presso i “cattolici” non è più tenuto ad osservare la morale Cattolica. È questo il  messaggio che volete lanciare ai poveri oramai excattolici?
  • Ma i “cattolici” PD & C, non sanno che sono scomunicati in base al Decreto del Sant’Uffizio del 01-07-1949.
  • Considerando le parole di Cristo nei riguardi degli scandali ai bambini, quante macine serviranno nel giorno del GIUDIZIO? Non attende forse l’inferno a chi da scandalo?
  • La Curia di Treviso e i Sacerdoti della Diocesi, cosa fanno? Il solito “volemose bene”? Pensano  che  Dio abbia depennato il peccato di omissione?

Ricordo che il 18 giugno 2016 a Treviso si terrà il gay pride. Detto “corteo” potrebbe passare anche sotto il Vescovado e davanti il Duomo.

Dopo avere sostituito le Processioni con il gay pride quale saranno le conseguenze a noi riservate da Dio?

Antonietta Portegno

Allegato:

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Un’altra meraviglia di Santiago Calatrava dopo il ponte accidentato di Venezia. Questa volta a Valencia, in Spagna.

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

VALENCIA

 

 

 

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Meditazione per la domenica di Quinquagesima

quinquagesima

di Fra Leone da Bagnoregio

Qualunque uomo, perché è essere ragionevole, di sua natura possiede, illuminato dalla grazia, una luce per cui può vedere quale sia il suo fine e la giusta sua attività, può infatti comprendere la verità ed esercitare la bontà e cercare la bellezza. Questa luce non viene mai persa dall’uomo, perché fa parte dell’essere umano. La luce di grazia che gli permette di conoscere il vero bene e di vivere rettamente e di piacere a Dio, può essere persa con il peccato, perché il peccato comporta la privazione della luce della grazia santificante che è la luce divina. La cecità mentale avviene come colpa nello spirito umano, perché l’uomo non vuole considerare i principi che lo condurrebbero alla salvezza. Questo è il tema che si scorge nell’Ufficio divino di questa domenica di Quinquagesima.

L’Introito, è preso dal Salmo 30 (versetti 3° –  4° e 2°) Il salmista mostra che l’uomo non può essere salvato se non da Dio ed a Dio l’uomo e rivolge un’invocazione piena di fiducia che non è altro che la virtù di speranza di chi crede nella Verità Eterna e comprende che solo nel Nome del Signore si può giungere in Paradiso per le vie tortuose del Calvario mediante la sua grazia

«Sii per me un Dio protettore, e un asilo che mi salvi, perché la mia fortezza e il mio rifugio sei tu; e per il tuo Nome sarai la mia guida e il mio sostentamento. In te, Signore, io spero, che io non sia confuso in eterno; per la tua giustizia liberami e salvami …».

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Addio Padania: dopo giornale e tv, Salvini spegne la radio

SALVINI

ilario lombardo

ROMA

Goodbye Padania. Ma più che un arrivederci, sembra un addio, a un brand ma anche a una storia. Ed è dei feticci di questa storia che Matteo Salvini, proiettato alla costruzione di un partito-nazione, si sta liberando. Via dalle bandiere, il nome resisteva su tv, giornale e radio. Ma dopo la chiusura di TelePadania e del quotidiano La Padania, ora tocca alla radio che presto, molto probabilmente, spegnerà le trasmissioni. È la rottamazione di Salvini che, suo malgrado, non risparmia neanche il luogo dove lui stesso si era fatto conoscere. Al microfono di Radio Padania Libera il leader della Lega è cresciuto, al punto da meritarsi una chiosa velenosissima dell’uomo con cui si contende la leadership: «Salvini? E’ bravo a parlare – disse Silvio Berlusconi nemmeno un anno fa –. Perché è stato 10 anni a rispondere al telefono a Radio Padania». Era il 1999 e al grido di «Buona Padania a tutti» entrò nelle case e nel cuore della gente del Nord, aprendo uno sfogatoio per il popolo leghista.

Ma i tempi si sono fatti più grami. E ai voti che si moltiplicano non corrispondono altrettante risorse. La notizia, per primo, l’ha data Italia Oggi: l’emittente sta per chiudere i battenti perché, come spiega il deputato Nicola Molteni, uno che si è trovato in casa la moglie senza più lavoro (Aurora Lussana, ultima direttrice de La Padania): «Di danè ghe né minga». Per anni la radio ha potuto contare sui milioni del finanziamento pubblico. Ma i rubinetti sono stati chiusi e oggi restano solo i debiti. A luglio Andrea Manzoni, presidente dell’assemblea dei soci, ha illustrato una situazione di estrema emergenza. Il buco si aggirerebbe attorno al milione di euro. Di investitori pronti a comprare non se ne vedono, e così ci si è aggrappati alla sottoscrizione popolare. Già in estate, raccontano da via Bellerio, una cordata di leghisti con ruoli amministrativi era pronta a vendere le frequenze, che valgono ancora svariati milioni di euro. Ma sarebbe stato lo stesso Salvini ad aver storto il naso: anche se ormai preferisce i tweet (o la tv) ai microfoni, non ci tiene a passare per il segretario che ha liquidato l’ennesimo simbolo del passato: la radio che Umberto Bossi mise in piedi negli Anni 90 e che il Senatùr spera che alla fine sia risparmiata: «Abbiamo sempre avuto tanti finanziamenti, è vero – spiega –. La soluzione però non è chiuderla: bisogna rinnovarla». Bossi racconta che il suo successore lanciato alla conquista del Sud, durante i comizi al Nord continua a scaldare la folla pronunciando la parola Padania. Ma questi sono tempi in cui non c’è spazio per la nostalgia.

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