IL 3º SEGRETO SEMPRE PIÙ CHIARO IN UN MONDO SEMPRE PIÙ GUASTO


clip_image0021L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Di fronte al silenzio del Vaticano attuale sul Segreto di Fatima, vi è crescente consenso che ciò denoti la continuazione d’inganni, contraddizioni e indifferenza verso tale Profezia, anche se Bergoglio ha programmato un viaggio a Fatima. Ma queste sono ormai nella routine dei «papi conciliari; se vanno ovunque non potrebbero trascurare il foltissimo pubblico di Fatima.

E poi, in quest’anno centenario l’argomento Fatima è inevitabile, anche se messo assieme alla riforma luterana e magari ad altre rivoluzioni massoniche e comuniste. Comunque, già da questa ignobile associazione di date applicata al messaggio portato da Maria Santissima, si desume la volontà impregnata dal naturalismo d’ignorare il suo contenuto profetico. Eppure, la vorticosa realtà religiosa di Roma, induce molti a tornare sul 3º Segreto per trovarci delle luci che spieghino l’andazzo preoccupante di un «papato» deforme e pericoloso che evoca la presenza di anticristi, come scritto da Mgr Lefebvre trent’anni fa.

Molti cattolici lo percepiscono e lo descrivono sollevando pesanti dubbi sull’onestà di tale Roma.

Antonio Socci è una delle voci più conosciute portatrice del dubbio sul un 4º segreto, aggiornando il caso del senso del mistero nascosto. Ora torna alla carica prendendo lo spunto dall’articolo di Marco Tosati, quello del «Segreto mai svelato». Prosegui la lettura »

San Simonino da Trento, il santo che i conciliari vorrebbero dimenticare per compiacere i loro fratelli maggiori

facebook_1490344252122Segnalazione del Centro Studi Federici

Dal Martirologio Romano (edizione del 1954)
In data 24 marzo: “A Trento la passione di san Simeóne fanciullo, crudelissimamente trucidato dai Giudèi, il quale poi rifulse per molti miracoli”.
 
Il sito dedicato a san Simonino di Trento:
 
Dal Breviario Romano, Proprio dell’Arcidiocesi di Trento, testi delle Lezioni del II Notturno
IV Lezione – Simone di Trento, nato da genitori pii, non aveva compiuto ancora 29 mesi della sua età quando di nascosto fu rapito dalla casa paterna da un ebreo di nome Tobia che era stato corrotto con del denaro da altri Giudei. Costoro, infatti, avevano deciso di uccidere un fanciullo cristiano poiché, per loro, si avvicinava la Pasqua, così da poter mescolare il sangue del fanciullo agli azzimi, operazione che essi reputavano essere gratissima a Dio. Il fanciullo sequestrato fu condotto nella casa di Samuele nella quale si erano radunati molti Giudei. Favoriti dal silenzio della notte, da questa casa lo portarono nella Sinagoga e qui gli tolsero le vesti, gli fasciarono la bocca in modo che non si sentissero le grida e, subito dopo, tirando le sue braccia da una parte e dall’altra lo misero come in croce e in guisa di lupi famelici praticarono crudeli sevizie sul tenero corpo tanto da cambiare il suo aspetto.

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Silvana De Mari a Verona: “San Giuseppe era un guerriero”

Segnalazione di Gianni Toffali

Un estratto della conferenza tenuta a Verona il 19 Marzo dalla dott.ssa Silvana De Mari, su invito del “Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio”:

GUARDA IL VIDEO: https://youtu.be/cYIqgnwCvF4 Prosegui la lettura »

Usa: Clint Eastwood, era meglio tenersi Saddam e Gheddafi

Libia, Clint Eastwood: Era meglio tenersi Saddam e GheddafiIn alcuni casi serve un dittatore perchè le cose funzionino

Forse era meglio tenersi Saddam Hussein e Muammar Gheddafi. Ad affermarlo è il regista americano Clint Eastwood, regista del discusso film “American sniper” sulla vita di un cecchino americano in Iraq. “Continuiamo a cercare di insegnare la democrazia alle altre culture, ma in alcuni casi serve un dittatore perchè le cose funzionino”, afferma Eastwood in una intervista al magazine tedesco Focus.

“Abbiamo cacciato Saddam Hussein e lo abbiamo eliminato, tutto questa suona molto bene, ma alla fine la situazione va male lo stesso se non peggio”, ha continuato il regista e attore, vicino al partito repubblicano. Un simile ragionamento può applicarsi secondo Eastwood anche alla Libia: “pensavamo di portare la salvezza, ma il paese sta forse meglio? Regnano il caos e la guerra, le milizie dello Stato Islamico estendono il terrore. Gheddafi era un tiranno, questo è vero. Ma sotto il suo regime la gente viveva in pace”.

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/02/20/libia-clint-eastwood-era-meglio-tenersi-saddam gheddafi_WxVU7OPbXXTs5JKCN9FLlM.html Prosegui la lettura »

I repubblicani sfidano Soros

downloadSegnalazione di F.F.

I repubblicani Usa vogliono che George Soros finisca sotto inchiesta. Secondo quanto riferisce Fox News, infatti, alcuni senatori si sarebbero rivolti al Segretario di Stato Rex Tillerson al fine di fare luce sui finanziamenti pubblici elargiti alle associazioni collegate al magnate, importante finanziatore dell’ultima campagna elettorale di Hillary Clinton. La lettera chiede un’inchiesta sul finanziamento di gruppi e associazioni dell’universo progressista all’estero da parte di agenzie governative come la Usaid (Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale).

I repubblicani scrivono a Tillerson

La lettera spedita il 14 marzo e indirizzata a Tillerson è stata firmata dal senatore repubblicano Mike Lee dello Utah e dai colleghi James Inhofe, Thom Tillis, David Perdue, Ted Cruz e Bill Cassidy, e segue la lettera scritta a febbraio dagli avvocati del Partito Repubblicano che chiedeva di investigare sui finanziamenti pubblici destinati alle attività “filantropiche” di Soros in Macedonia. Secondo i senatori repubblicani, Soros sta cercando di “divulgare l’agenda progressista e aiutare la sinistra”, influenzando l’opinione pubblica.

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L’Università “Cattolica” di Lovanio sconfessa docente pro-life

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di M.F.

L’assurda contraddizione non pare disturbare i vertici dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio. “Cattolica” sulla carta. Ma non nei fatti.

Uno dei suoi docenti di Filosofia, il prof. Stéphane Mercier, è stato in queste ore preso di mira dalla stampa per il suo corso ritenuto “troppo” pro-life. L’Ateneo, dal canto suo, ha emesso un comunicato davvero sconcertante. In esso non difende il proprio docente, anzi; ricorda che il diritto all’aborto è «codificato nel diritto belga» e che le informazioni, di cui si è in possesso in merito al corso, indicano una presa di posizione «in contrasto con i valori portanti dell’Università». Ed aggiunge, tanto perché sia chiaro: «Veicolare posizioni contrarie a tali valori nel quadro di un insegnamento è inaccettabile», si legge.

Cos’ha combinato di tanto grave il prof. Mercier? Ha semplicemente proposto alle sue matricole un testo dal titolo La filosofia per la vita, in cui si affronta anche il tema dell’aborto, definendolo per quel che è ovvero «l’omicidio di una persona innocente. E un omicidio particolarmente abietto, perché l’innocente è senza difese». E’ bastato questo per scatenare le ire delle femministe e della stampa laicista.

La morale è che il docente è stato convocato dalle autorità accademiche e su di lui è stata aperta un’istruttoria. Prosegui la lettura »

Fake news e post-verità: la crisi del relativismo

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

Oggi, ai tempi frenetici e convulsi di Internet, in cui le informazioni si moltiplicano e viaggiano sempre più veloci attraverso le sterminate autostrade del web, uno dei compiti più ardui e delicati consiste nel riuscire a districarsi nella travolgente marea informativa, riuscendo a gestire e filtrare le notizie buone, ossia vere, da quelle cattive, all’opposto, false. Le prime, verificate e fondate su dati oggettivi, dalle seconde, le cosiddette “fake news”, vere e proprie “bufale”, costruite ad arte da editori e manager spregiudicati al fine di raggiungere i propri contingenti scopi politici o di business.

Il vocabolo “fake news” viene associato ad un altro termine che, in questi ultimi tempi, ha conosciuto un’altrettanto vasta popolarità: quello della “post-verità”, neologismo che sta ad indicare una situazione in cui «i fatti obiettivi sono meno influenti sull’opinione pubblica rispetto agli appelli emotivi e alle convinzioni personali». La Brexit, e più recentemente le elezioni americane vinte da Donald Trump, hanno infatti portato alla ribalta, in particolare nel mondo anglosassone, il termine di post-truth, la cui fulminante ascesa è stata suggellata dalla decisione degli Oxford Dictionaries di eleggerla a parola internazionale dell’anno per il 2016. Prosegui la lettura »

Fra’ Baffo, cane adottato dai francescani conciliari di Cochabamba

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

In Bolivia i frati francescani conciliari mettono il saio al cane. Animali animalisti felici…

Baffo, cane adottato dai francescani conciliari di Cochabamba, in Bolivia, che gli mettono il saio. Animali animalisti felici 6

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I crimini degli alleati: le marocchinate

goumiers-2Segnalazione del Centro Studi Federici

La verità nascosta delle “marocchinate”, saccheggi e stupri delle truppe francesi in mezza Italia
L’episodio del remake porno del film di De Sica è l’occasione di parlare dopo 70 anni, documenti alla mano, dei diretti responsabili: tra cui lo stesso Charles De Gaulle
 
Il fatto che un regista italiano di film porno abbia potuto girare una pellicola hard su una delle pagine più mostruose vissute dalla nostra popolazione civile durante la Seconda guerra mondiale, offre la caratura di quanto questi misfatti siano stati rimossi dalla coscienza morale collettiva. L’episodio del remake porno de La Ciociara di Vittorio De Sica, che ha suscitato un’interrogazione parlamentare e una lettera pubblica al premier Gentiloni, offre piuttosto l’occasione di raccontare, documenti alla mano, tutta la verità relegata per oltre settant’anni nei sotterranei della storia, indicando i numeri reali, i colpevoli e i personaggi di primissimo piano – tra cui lo stesso Charles De Gaulle – che ne furono i diretti responsabili. 
  
“Marocchinate”: con questo termine si sono tramandati gli stupri di gruppo, le uccisioni, i saccheggi e le violenze di ogni genere perpetrate dalle truppe coloniali francesi (Cef), aggregate agli Alleati, ai danni della popolazione italiana, dei prigionieri di guerra e perfino di alcuni partigiani comunisti. La storiografia tradizionale, le poche volte che ne ha trattato, ha circoscritto questi orrori a qualche centinaio di episodi verificatisi nell’arco di un paio giorni nella zona del frusinate. Le proporzioni, tra numeri e gravità dei fatti, furono di gran lunga superiori. E a breve – lo annunciamo in esclusiva – sarà aperto un procedimento penale internazionale, ai danni della Francia, per iniziativa di un avvocato romano. 
 
1 Cos’era il CEF  
Nel 1942, gli americani sbarcano ad Algeri e le truppe coloniali francesi del Nord Africa, fino ad allora agli ordini della repubblica filonazista di Vichy, si arrendono senza sparare un colpo. Il generale Charles De Gaulle, fuggito dalla Francia occupata dai tedeschi e capo del governo francese in esilio “Francia libera”, allora, attinge a questo personale militare per creare il Cef: Corp Expeditionnaire Français, costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini ripartiti in quattro divisioni. Vi erano però dei reparti esclusivamente marocchini di goumiers (dall’arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti “tabor” in cui sussistevano vincoli tribali o di parentela diretta. Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Erano equipaggiati non solo con le armi alleate (mitra Thompson cal. 45 mm e mitragliatrice Browning 12.7 mm) ma anche con il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti (in particolar modo i tedeschi ne fecero le spese). Il loro comandante era l’ambizioso generale Alphonse Juin, nato in Algeria che, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle.  
 
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“Monsignor” Bruno Forte: “La comunione ai divorziati segno di obbedienza alla misericordia di Dio”

Segnalazione di L.M.

È passata sotto silenzio sulla grande stampa italiana l’affermazione di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e segretario del Sinodo dei vescovi sulla famiglia, espressa durante un incontro a San Salvatore in Lauro sull’Amoris laetitia il 9 marzo scorso (vedi QUI).

L’Arcivescovo d’origine campana ha detto che «il percorso di accompagnamento culmina nella comunione per i divorziati risposati, che è segno di obbedienza alla misericordia di Dio». Monsignor Forte ha aggiunto che «i dubbi sollevati presentano dubbi su chi li ha sollevati, perché erano presenti e hanno vissuto lo spirito collegiale. Al centro dell’Amoris laetitia vi è la crisi della famiglia reale. Il messaggio è che, nonostante le ferite e i fallimenti, vale la pena di scommettere sulla famiglia. E allora che fare? Amare come fa Dio. E come esprimere quest’attenzione per le persone ferite? Col perdono, che è la grande forza dell’amore». Quindi, Forte ha indicato le proposte dell’esortazione apostolica: accogliere, accompagnare, discernere e integrare e poi ha aggiunto la frase che abbiamo riportato su che apre chiaramente alla comunione per gli adulteri. Prosegui la lettura »