Trinariciuti smemorati

Segnalazione del Centro Studi Federici

Istria. Perchè l’Anpi scorda gli antifascisti massacrati dai comunisti?
Fiume, Dalmazia. Foibe ed esodo. Memorie e amnesie. Il 10 febbraio l’Italia ricorda la tragedia dell’Adriatico “amarissimo”. Una data tonda e fissa ma da sempre poco amata dall’Italia “ufficiale”.
Nulla di nuovo: è difficile per gli eredi di De Gasperi e Togliatti, Nenni e Moro, Pertini e Jotti ricordare dignitosamente un capitolo sporco del dopoguerra, una vergogna della storia repubblicana. Meglio minimizzare, silenziare, scivolare. Qualche corona, qualche frase di circostanza, un minuto scarso sui TG. Poi basta. Basta con il passato. Meglio le canzonette, i calciatori, i finti cuochi, le mignotte. L’eterno presente.
Nulla di strano: per questa democrazia senza qualità la memoria è insopportabile. Troppo faticoso spiegare che settant’anni fa, sul confine orientale un piccolo pezzo d’Italia venne spezzato; troppo imbarazzante raccontare perchè e come trecentomila italiani furono costretti a fuggire dalle loro case; impossibile onorare quei trentamila che rimasero stritolati dal terrorismo jugo-comunista. Meglio non far sapere che una civiltà intera — la piccola patria istro-dalmatica che si allungava da Capodistria a Fiume, da Traù a Cattaro — venne inghiottita dall’ideologismo e annientata. Senza pietà.

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Il prossimo conflitto e i “camerieri” del potere atlantista

Segnalazione di F.F.

di Luciano Lago

Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.

Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.

I neocons di Washington vogliono a tutti i costi provocare un conflitto con la Russia e con l’Iran e per questo premono sull’Amministrazione Trump perchè compia i passi necessari con il massiccio concentramento di armi attuato dalla NATO nel Baltico, in Polonia e Romania, sotto i confini russi in modo che gli USA siano pronti a sferrare il primo colpo (nucleare) sulle basi in territorio russo.
I segnali ci sono tutti, dal vertiginoso aumento delle spese militari, dalla corsa all’acquisto delle scorte di armi e munizioni, alla preparazione di rifugi antiatomici negli Stati Uniti, alla predisposizione di missili tattici nelle nuove basi dell’Est Europa. D’altra parte la politica estera USA è ormai nelle mani di un gruppo di guerrafondai che hanno come priorità quella di riaffermare l’egemonia unilaterale di Washington e fermare l’ascesa della Russia, della Cina e dell’Iran. Prosegui la lettura »

Le liste nere che la democratica Europa ignora

Segnalazione di Stefano Valdegamberi

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Il 30 dicembre scorso il giornalista e politologo Alexei Martynov con visto regolare è stato respinto alla frontiera italiana perché bloccato nel Sistema di Informazione Schengen dal governo polacco. Nel Consiglio Regionale del Veneto chiedono di fare chiarezza in merito. Le liste nere che la democratica Europa ignora.

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https://it.sputniknews.com/opinioni/201802185666798-liste-nere-europa-russia-respinto-giornalista-russa-guerra-fredda/ Prosegui la lettura »

L’eredità di Lutero, inaccettabile per un cattolico

Segnalazione di Nicola Pasqualato

L’eredità di Lutero la troviamo non solo nelle sette protestanti, ma da circa cinquant’anni anche in seno alla stessa Chiesa Cattolica e nella mentalità moderna in generale. Tra i cattolici d’oggi, l’eredità di Lutero (e del Protestantesimo) la troviamo nelle dottrine, talvolta mescolate con dottrine cattoliche, sull’autointerpretazione della Sacra Scrittura, in quegli atteggiamenti del concepire la Chiesa come istituzione di uomini e come ‘peccatrice’ e del concepire la Santa Messa come ‘cena commemorativa’, ove il sacerdote funge meramente da ‘presidente’.

Riscontriamo inoltre un soggettivismo radicale diffuso tra cattolici, che non riescono a comprendere che la Fede è oggettivamente vera, che la devono proclamare ed insegnare come tale e invece cercano la comunione con altre confessioni o religioni nel nome di un ecumenismo indefinito e vago; un soggettivismo radicale, che si oppone ai concetti di dogma, eresia ed anatema; un individualismo, che cerca un diretto rapporto con Dio in tutto, prescindendo dalla Chiesa, dal sacerdozio o dai Sacramenti, in particolar modo santa Messa domenicale e Confessione.

Si riscontrano elementi protestanti particolarmente nel ‘movimento carismatico’ dentro la Chiesa Cattolica fin quanto questo costituisce un allontanamento da Chiesa, Dogmi e Sacramenti, verso la sperimentazione del rapporto diretto con Dio. Prosegui la lettura »

La caccia al fascista comincia all’anagrafe: “Sono ben 276 i milanesi di nome Benito”

Lombardia Progressista spulcia gli elenchi elettorali: “Risultato inquietante”

Milano – C’è chi vuole demolire i monumenti costruiti nel Ventennio, c’è chi propone di cambiare i nomi alle strade intitolate agli uomini del Regime.

di Luca Fazzo

E chi si spinge ancora più in là, utilizzando gli elenchi elettorali per lanciare un nuovo allarme sulla recrudescenza fascista: c’è in giro troppa gente che si chiama Benito.

Pazienza se in spagnolo Benito vuol dire Benedetto, se un martire con questo nome si festeggia il 23 agosto; e pazienza, sul versante opposto, se a rendere popolare nell’Ottocento il nome fu la luminosa figura di Benito Juarez. Niente da fare. Di Benito per gli indignati dell’anagrafe ce n’è stato uno solo, Mussolini. E che centinaia di milanesi (e verosimilmente qualche migliaio di italiani) si ostinino a chiamarsi come il Duce, senza sentire il dovere civico di correre a farsi sbattezzare, diventa un segno del persistere nel paese di sentimenti antidemocratici.

A prendersi la briga di andare a spulciare gli elenchi elettorali di Milano alla ricerca degli omonimi del maestro di Predappio è stato uno dei sostenitori della lista «Lombardia Progressista», l’ala gauchiste dello schieramento che sostiene la candidatura di Giorgio Gori alle prossime elezioni regionali. Come gli sia venuto il ghiribizzo, il fan di Gori non lo spiega. Ma ieri ha pubblicato su Facebook i risultati della sua ricerca, sotto il simbolo della sua lista. «Ho avuto modo di consultare – scrive – l’elenco degli elettori di Milano e ho cercato quelli che avevano Benito” nel nome proprio. Questo è l’inquietante risultato». E via, con l’elenco dettagliato: fortunatamente senza cognomi. Prosegui la lettura »

Cattivi maestri in campo con la scusa del fascismo

Si grida al pericolo nero (che non c’è) e salgono in cattedra l’ex Br Paroli e l’ideologo Toni Negri

di Giampaolo Iacobini

A scuola di antifascismo: tornano in cattedra i cattivi maestri. C’è chi preferisce scrivere libri e chi, come una volta, non rinuncia alla prima fila dei cortei.

L’onda lunga dell’antifascismo 2.0 riporta a galla figure antiche. Toni Negri, ad esempio: filosofo teorizzatore della violenza come elemento di destrutturazione del sistema capitalistico, negli anni Settanta fu tra i maître à penser di Potere Operaio ed Autonomia Operaia. Condannato a 12 anni per associazione sovversiva e concorso morale nella fallita rapina ad una banca che il 5 dicembre 1974 si concluse con l’uccisione d’un carabiniere da parte di estremisti rossi, fu eletto in Parlamento coi Radicali prima di espatriare in Francia per sfuggire al carcere. Rientrò in patria nel 1997. Dal 2003 gira il mondo come consulente (ingaggiato anche dall’ex presidente venezuelano Ugo Chavez) e conferenziere. E domani sarà a Roma per presentare «Galera ed esilio Storia di un comunista», scritto nel 2015. «Un’autobiografa intellettuale senza precedenti, il racconto di una vita, di un pensiero, di una generazione, d’una stagione di lotte non ancora concluse», recita l’invito, sorvolando sui caduti sotto i colpi della tesi della violenza come strumento di liberazione, oggi sostituita dalla passione per il movimento no global, «una specie di comunismo a-scientifico», dice Negri in alcune interviste, «che servirà ad abbattere l’attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali». Prosegui la lettura »

Emma Bonino: «La mia battaglia per l’Europa e i migranti, contro il debito e le panzane»

CATTIVI MAESTRI

Segnalazione Linkiesta

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Parla la storica esponente radicale, leader della lista +Europa: «Le promesse di questa campagna elettorale sono tutte a debito, così si prende in giro la gente. I migranti? La strumentalizzazione politica non aiuta ma la gente non è stupida. Il ritorno del fascismo? Attenzione a minimizzare troppo». (di Francesco CancellatoLEGGI)

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Sull’immigrazione, i 5stelle come Soros: no ai muri e sì alle quote obbligatorie Ue

Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente grillino dell’europarlamento, contro i Paesi di Visegrád: “Un’Unione di Stati e di popoli deve imporre delle regole”

Immigrazione, i 5stelle con Soros: abbattere i muri e imporre quote obbligatorie

Fabio Massimo Castaldo

Secondo il Movimento 5 stelle il problema dell’invasione lo si risolve abbattendo i muri, in primis quello creato dai Paesi di Visegrád (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), e imponendo il sistema delle quote obbligatorie di clandestini, previsto dal piano di sostituzione etnica di George Soros, che secondo molti è l’eminenza grigia che sta dietro i grillini, almeno sul tema dell’immigrazione. Questo è ciò che ha proposto mercoledì, durante un colloquio con l’agenzia giornalistica Dire, il vicepresidente dell’europarlamento Fabio Massimo Castaldo, deputato europeo del Movimento 5 Stelle. nonostante le critiche al Regolamento di Dublino, che prevede che il clandestino presenti richiesta d’asilo esclusivamente nel primo Paese europeo in cui arriva, gli eurodeputati dell’M5S non ne hanno votato la riforma in sede Ue qualche mese fa. Perché? “Non abbiamo potuto votare la riforma – ha risposto Castaldo – perché lasciava irrisolte due questioni. Il tema dei migranti economici e la complessità delle procedure di redistribuzione, che scattano solo quando le strutture statali arrivano al 150% dell’accoglienza”.

Il pentastellato attacca i Paesi di Visegrád che “hanno fatto muro”. La soluzione, per il vicepresidente dell’Europarlamento è il ricollocamento, che “vorremmo fosse strutturale e automatico, e soprattutto obbligatorio e preventivo. Finora ha funzionato in modo parziale, e con grandi ritardi: solo di recente sono state completate quote che erano state stabilite nel 2015″. L’obbligatorietà del ricollocamento non va contro la posizione del Movimento, che tiene molto alla sovranità degli Stati? “Anche avere una moneta unica pone il problema della sovranità” è la replica di Castaldo. “Se dobbiamo essere un’Unione di Stati e di popoli, ci deve essere un’applicazione della sovranità e delle regole in ogni caso. Non si può chiedere di applicare in modo ferreo le regole in campo economico e monetario, e poi quando si parla di solidarietà che, ricordo, è un principio dei trattati europei, non un mero auspicio, vedere che Paesi come Francia e Spagna si chiamano fuori. Nel periodo dell’emergenza migratoria ci hanno persino chiuso i porti. Insomma serve coerenza”. Quindi, no alla sovranità italiana e sì a quella europea.

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Pamela Mastropietro e l’orrore di Macerata, il generale Basilicata: “Così colpisce e uccide la mafia nigeriana”

Risultati immagini per Pamela Mastropietrodi Simona Pletto

Il bestiale delitto consumato nella mansarda degli orrori a Macerata, la mattanza inflitta da tre africani sul cadavere della bella 18enne Pamela Mastropietro, fatta a pezzi il 30 gennaio scorso e chiusa dentro a due valigie abbandonate sul ciglio della strada e tutto questo senza ancora un perché, ha puntato i riflettori su un’allarmante realtà: la mafia nigeriana. Gruppi criminali che continuano a distinguersi per le modalità particolarmente aggressive con le quali commettono reati.
Una struttura ben organizzata e radicata, secondo il generale Antonio Basilicata, capo reparto preventivo della Direzione investigativa antimafia (Dia). Basilicata guida anche la Divisione analisi, dove si studiano le strutture criminali e mafiose straniere.

Generale, si sta parlando molto di mafia nigeriana. Come si sta muovendo nelle nostre città?
«Il fenomeno è noto da anni. C’è addirittura una sentenza della Cassazione del 2007 che ha riconosciuto a queste organizzazioni criminali il 416 Bis. Stessa sentenza è stata emessa nei tribunali di Torino, Brescia, Milano. Poi ci sono i casi come Castel Volturno, dove nel 2008 si sono messe in seria relazione due sodalizi criminali e sono morti sei nigeriani. Questo perché si muovono come affiliati alla mafia, a volte in alcune città del sud stringono anche accordi con i clan, con le cosche, in altre agiscono in modo autonomo, facendo leva solo sui legami con i connazionali. La differenza rispetto alla mafia italiana è che i nigeriani esaltano la componente mistico-religiosa».  Prosegui la lettura »

L’antimafia: “La Nigeria? Non collabora”

L’ex procuratore Roberti: ha siglato accordi sulle espulsioni e non li rispetta

di Lodovica Bulian

«Sapete che abbiamo una comunità criminale nigeriana in Italia che fa paura? Ma i nigeriani in Italia non commettono reati in danno di soggetti italiani.

Loro si fanno le guerre tra di loro, trafficano in droga, prostituzione, ma non attaccano il territorio. Speriamo non accada». Sono passati solo pochi mesi da quando l’allora procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, avvertiva in audizione il comitato parlamentare Schengen, della pericolosità della criminalità proveniente dalla Nigeria. E quel timore si è realizzato a Macerata. L’allarme sul fenomeno nigeriano sta nel carattere violento, nel metodo mafioso unito a riti sacrificali, e nella capacità di queste associazioni a delinquere di nutrirsi delle masse di migranti dall’Africa. E nel fatto che i sodalizi nigeriani appaiono «ancora più strutturati delle mafie italiane». Prosegui la lettura »