ORACOLI E CONFUSIONI SULL’ORA PRESENTE E DI DONALD TRUMP

ciechi-guidano-ciechi-12L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Abbiamo già scritto sul fatto che molti erano rimasti impressionati dall’«oracolo» di Padre Amorth il famoso esorcista al Rv. Gruner. Scrive un lettore: “girano ultimamente in internet, a seguito della morte di P. Nicolas Gruner di Fatima Tv, notizie circa il fatto che lo stesso abbia scritto il 12/3/2015 una lettera ai propri fedeli e amici dal contenuto a dir poco apocalittico! …”Notizia -Padre Nicholas Gruner, è morto improvvisamente il 29 aprile 2015… Ha trascorso 38 anni della sua vita occupandosi dei messaggi della S. Vergine a Fatima, specialmente la terza parte del messaggio e la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Segue l’ultima lettera inviata da P. Nicholas Gruner poco prima di morire ai suoi fedeli. Lui è morto non molto tempo dopo, lasciando una «lettera testamento» sull’ora che e passata, ma di cui una parte resta sospesa. Vediamo.

LA PUNIZIONE è alle porte! “Giovedi, 12 Marzo, 2015. Festa di San Gregorio Magno

  • Cari amici, Io vengo da Roma, dove mi sono recato per assistere alla elezione dei nuovi cardinali nel mese di febbraio. Mentre ero lì, qualcosa di inaspettato – qualcosa che ha scosso la mia anima! – C’è qualcosa che non mi aspettavo! Ho parlato con padre Gabriele Amorth, il più famoso esorcista del mondo. Le sue parole mi scossero come poche cose non hanno mai fatto prima! Padre Amorth mi ha detto che rimane pochissimo tempo per la realizzazione delle catastrofi tremende predette dalla Madonna di Fatima, QUANTO TEMPO? Meno di 8 mesi! Padre Gabriele Amorth ha detto che se non viene effettuata la consacrazione della Russia – come ha chiesto la Madonna! – Alla fine di ottobre 2015, le oscure profezie di Fatima potrebbero accadere presto!
  • Perché Padre Gabriel Amorth l’ha detto? Affinché l’Apostolato della Madonna possa far sentire la sua voce come mai prima e possa essere gridato il Messaggio di Fatima, sui tetti! E per fare questo, dobbiamo stare insieme. Dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse, tutte le nostre forze, e risvegliare il mondo dal sonnambulismo che conduce alla perdizione! Non esiste il caso: Tutto è Provvidenza! Amorth ha 85 anni,ed è ancora l’esorcista capo di Roma. Ha diretto decine di migliaia di esorcismi e scrisse diversi libri sull’argomento. E’ il successore di Padre Candido, il suo famoso santo predecessore ed egli stesso aveva doni spirituali speciali. Padre Amorth sa che siamo nella battaglia finale con Satana e il tempo è breve. Ho incontrato e parlato con Padre Amorth molte volte nel corso degli anni. Questa è la prima volta in cui si è espresso in un linguaggio semplice e chiaro nell’ affermare che il tempo che rimane è pochissimo per la punizione di tutto il mondo … Nostro Signore ha inviato Sua Madre a noi per avvisarci in tempo e salvarci dalla catastrofe; ma Lui è contento di come il suo messaggio è stato ricevuto dalla Sua Chiesa? dai suoi ministri? …
  •  L’ira del Signore è in crescita!!! le parole della Madonna sono state ignorate e il castigo è sempre più vicino e sarà terribile al di là di tutto ciò che non si può immaginare! In realtà, i dirigenti della Chiesa, non riuscendo a obbedire alla Madonna e consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato, stanno mettendo  il mondo – e miliardi di anime! – In pericolo! DOBBIAMO avvertire il mondo! Le parole di padre Amorth dovrebbero risuonare nei nostri cuori. Dobbiamo agire ora. Il tempo è breve!… Gruner, Centro di Fatima”.

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Lobby gay: intervista a Silvia De Mari

ritorno-a-brideshead-Segnalazione del Centro Studi Federici

“Non fermeranno le mie idee: Per me i gay sono i nuovi ariani”. Parla Silvana De Mari, la psicoterapeuta nel mirino
 
«I gay? Sono la nuova razza ariana. Vietato parlar male di loro, vietato criticare, vietato esprimere la propria opinione nei loro confronti. Loro vogliono l’omologazione, il pensiero unico». Silvana De Mari, la psicoterapeuta-scrittrice, autore di decine di libri per ragazzi (e di successo) e finita nel mirino dell’Ordine dei medici per le sue opinioni, non sposta di un solo millimetro l’asticella sulle cose che pensa, dice e professa ormai da tempo.  
 
Dottoressa, lo sa che adesso c’è un procedimento contro di lei per le cose che dice?  
«Cosa vuole che me ne importi». 
 
Ma rischia che la caccino, che la cancellino dall’Ordine. Non è pentita, pronta cospargersi il capo di cenere?  
«Vede, ci siamo di nuovo. Se non ti adegui al pensiero unico, se sei fuori dal coro. Se dici ciò che pensi sui gay, sulla pedofilia, sei out». 
 
Andiamo con ordine. I gay?  
«Vogliono sempre di più. Prima i matrimoni, poi le adozioni. È un contagio». 
 
Che intende dire con contagio?  
«Che se in una classe c’è una ragazza bulimica, stia certo che per contagio psicologico nel giro di poco tempo ce ne saranno altre 5 o sei. E con i gay è la stessa identica cosa».  
 
Se li frequenti lo diventi?  
«Se non si definisce l’identità sessuale si confonde il tutto».  
 
Cioè bisogna dire ai bambini tu sei questo o quello?  
«Guardi: se non è chiaro chi si è, fin da subito, che la differenza è complementarietà, si confondono le idee. Tra i 12 e i 13 anni, tutti sono attratti (ma per amicizia) dallo stesso sesso. Si sperimenta. Poi si sviluppa la sessualità. Che è una sola. Si sta insieme perché diversi e complementari».  
 
E l’omofobia?  
«Io sono omofobica. E se lei sta con una donna lo è anche lei che è un uomo. Ovvero: abbiamo fatto una scelta a monte. E proclamarla è un diritto, fa parte del diritto di parola».  
 
Ma che c’entra la religione in queste cose che dice?  
«C’entra con il fatto che San Paolo dice che essere omosessuali è una cosa sbagliata. Ma per i nuovi ariani, leggere San Paolo è un sacrilegio. Ecco, io difendo con queste mie esternazioni il diritto di parola, la mia religione e se vuole anche la libertà di stampa». 
 
E la campagna contro l’associazione Mario Mieli?  
«Lo sa che diceva quel gentiluomo a cui è intitolata un’associazione che prende soldi dallo Stato? “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros”. Era un pedofilo. E noi diamo i soldi a gente che ha fatto sue queste idee. Una follia. Contro la quale vale la pena di battersi». 
 
Insomma, lei si sente cavaliere bianco contro la perversione?  
«Guardi, io sarò colei che darà una spallata e farà cadere il movimento Lgbt. Ovvio, non io da sola. Con me ci sono migliaia di altre persone». 
 
Ma se l’attaccano da tutte le parti.  
«La lobby gay ha anche cercato di imporre al mio editore di non pubblicare più i miei libri per ragazzi. Ma per fortuna non tutti la pensano come quelli». 
 
Non mi dica che ha proseliti?  
«No, ho gente normale che la pensa come me. Che mi dice vai avanti. Sono tanti, sebbene abbiano paura ad esporsi. Ma se facciamo sentire tutti insieme il nostro pensiero, la spallata gliela diamo davvero».  
 

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Per ricordarvi che DOVETE ricordare

Nella Sala Stampa di Palazzo Chigi, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione degli eventi previsti per il “Giorno della Memoria 2017”, patrocinati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah.

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Un anticristiano inno all’occupazione dell’Europa

Segnalazione di Federico Prati

di Roberto Pecchioli

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa La grande sostituzione

Berlino, Roma - di Roberto Pecchioli – Ci sono notizie che destano preoccupazione, altre che lasciano l’amaro in bocca, o fastidio, incredulità, sino all’orrore dinanzi a troppi eventi drammatici o efferati. Ce ne sono altre che non si vorrebbero avere mai letto ed ascoltato, e fanno venire voglia di passare oltre, fare come se non se ne sapesse nulla o se fosse meglio l’oblio. Follie senza importanza, ed invece no: quella che intendiamo riferire è una di queste. In Germania, la nazione più grande ed importante dell’Europa, il primo ministro, anzi la cancelliera federale Angela Merkel, una delle donne più potenti del globo, ha chiamato i suoi (ex ?) connazionali tedeschi “quelli che vivono qui da più tempo”. Un osservatore ha commentato che

                 è forse la prima volta che un responsabile politico

                        nasconde, cancella, lascia nel non detto

                       il nome etnico e storico del suo popolo.

Vi è un’unica “grande sostituzione” di quel che resta delle popolazioni bianche cristiane europee, ma vi sono molti meccanismi attraverso cui opera

                          l’immensa macchina di distruzione

              della più antica e complessa civiltà del pianeta.

Dispersa e ridicolizzata qualsiasi coscienza etnica, derubricata a razzismo tout court ed iscritta tra i titoli di reato nelle legislazioni “democratiche”, espunta la comune ascendenza cristiana delle popolazioni del continente, due millenni trascorsi per caso, le cattedrali edificate per passatempo, la pittura, la letteratura, la filosofia, la scienza, il senso della vita e la quotidianità di decine di nazioni e centinaia di milioni di esseri umani sorte dal nulla, come il panorama gelido e disabitato scrutato nel dipinto romantico Il  Viandante sul Mare di nebbia di Kaspar David Friedrich . Il pittore tedesco, o di nazionalità germanica, descrisse la civiltà esclusivamente negli abiti, nel cappello e nel bastone del viandante, dipinto di schiena, senza volto, ma abbigliato con vestiti da città, da uomo perfettamente inserito nel suo secolo. Davanti, una nebbia inospitale, un grigio paesaggio indistinto e boreale. Chissà se Frau Merkel considera tedesco il Friedrich, nativo di una cittadina della Pomerania svedese, o Immanuel Kant, che era di Konigsberg, oggi la russa Kaliningrad, o Herder, baltico dei dintorni di Riga, oggi Lettonia, ed i milioni e milioni  di connazionali, tra i quali migliaia di grandi della scienza, della musica, dell’arte, delle lettere che erano “biodeutschen”, tedeschi biologici, come usa dire con lassù con un imbarazzante neologismo che rammenta fin troppo passate ubriacature pangermaniche, ma non di cittadinanza e di passaporto. Moltissimi non furono e non sono neppure “passdeutschen”, il neologismo che indica i nuovi tedeschi per documenti di cittadinanza, facilmente concessa dal Quarto Reich produttivo e multietnico a moltissimi di “quelli arrivati da poco”.

 “Anti-cristiano” inno all’occupazione dell’Europa 

            Ciò che atterrisce, dell’odio di sé e dell’autorazzismo europeo,

                               è la sua capillare diffusione presso

                        tutte le agenzie di consenso che contano.

Prendiamo la Chiesa, quella cattolica, poiché dei luterani non vale parlare: lasciamo che i morti seppelliscano i morti, a cinquecento anni dalla protesta del monaco di Wittenberg. La giusta fraternità è ormai oltrepassata:

                  l’intera catechesi e pastorale della neo-chiesa

       è un inno all’occupazione dell’Europa da parte di altri popoli.

Sarà il rancore verso chi ha messo da parte fede e religiosità, ma di tutti i problemi del mondo uno solo pare interessare gli uomini in tonaca: l’immigrazione nel nostro piccolo continente, l’accoglienza obbligata, nell’indifferenza , tra l’altro, delle tradizioni religiose dei nuovi arrivati. Del resto, chi parla più di Dio tra i consacrati, questo indicibile convitato di pietra che disturba la “scelta antropologica” e obbliga a definire una volta per tutte il bene ed il male? Poi ci sono le benemerite ONG, organizzazioni non governative, carrozzoni miliardari finanziati da potentati privati per conto di ben individuati centri di potere per disfare la civiltà e imporne un’altra, all’insegna della produzione, del consumo, dell’intercambiabilità dei popoli, della distruzione di ogni tradizione civile e spirituale.

  Quilandia – Ben oltre lo ius soli                                

La Germania è ovviamente all’avanguardia, ovvero più vicina al baratro finale, ed ipeggiori spropositi sull’immigrazione provengono da politici che si definiscono cristiani, e militano in partiti catalogati nel centrodestra in base alle scelte di politica economica, l’ordoliberismo mercatista che ha sostituito la vecchia economia sociale di mercato. Da noi spicca tra i conversi il cardinale Scola, titolare della diocesi più grande ed importante, la Milano che fu di Ambrogio, San Carlo Borromeo ed Ildefonso Schuster.

                               “Grazie, immigrati !

           Dalla mescolanza nascerà un’Italia migliore.” 

                                Card. Angelo Scola

ha recentemente dichiarato. Se sarà migliore, chi vivrà vedrà, ma certamente non sarà cristiana – ai porporati la cosa dovrebbe premere un tantino più dell’ otto per mille – e assai probabilmente non sarà Italia. Come non sarà, anzi già non è più tale la Germania, che i detrattori della Merkel hanno cominciato a chiamare Hierland, Quilandia. Tedeschi, dunque, sono tutti coloro che si trovano sul territorio, pertanto, se le conseguenze delle parole sono i fatti concreti, un bimbo figlio di “biodeutschen”,tedeschi biologici, secondo il lessico da bestiario o consorzio zootecnico che non è, purtroppo, una novità nella storia del popolo di Bach, Max Planck e Goethe, è molto meno tedesco di un mongolo residente che, Merkel dixit, è a Berlino da molto tempo, diciamo vent’anni. Siamo ben oltre lo ius soli: la cittadinanza, la qualifica giuridica di tedesco non viene neppure più legata alla nascita, ma alla semplice permanenza, al trovarsi lì e non altrove in un dato momento.

Un anticristiano inno all'occupazione dell'Europa

La filosofia di Schauble  & fratelli

Wolfgang Schauble è il potentissimo ministro delle Finanze del Reich democratico e multiculturale, guardiano dell’ortodossia economica e finanziaria dell’Unione Europea, grande avversario del Sud Europa pasticcione e dissipatore. Sta in parlamento da circa 45 anni, alla faccia del ricambio generazionale che, evidentemente, non è un problema limitato al sud della Alpi, ha scritto molti libri per difendere la sua idea di Germania ed Europa ed è dell’Unione Cristiano Democratica, il partito che fu diAdenauer ed Helmuth Kohl, erede del famoso “Zentrum” cattolico nato ai tempi di Bismarck, er difendere la fede cattolica dalla kulturkampf prussiana. Alcuni mesi fa ha rilasciato un’intervista al settimanale Die Zeit ( Il Tempo, se le testate significano qualcosa) in cui ha pronunciato alcune frasi che riportiamo per intero. Una è la seguente: “L’isolamento è quello che ci manderà in rovina e che ci farà degenerare nell’endogamia e nell’incesto“. Eccone un’altra:

                “I mussulmani sono una possibilità di arricchimento

                                della nostra apertura e pluralità.

                          Guardate la terza generazione di turchi.

                          E’ un potenziale enorme ed innovativo”

                                          Wolfgang Schauble

Sarebbe bello poter evitare ogni commento e magari far passare ogni sera, nei telegiornali, le dichiarazioni dell’uomo forte della Grande Germania, al termine dei notiziari politici, economici e delle cronache sull’immigrazione dei “rifugiati”, che tali sono, lo dicono le fonti ufficiali, le “loro” fonti, nel cinque per cento dei casi. Tocca invece commentare, e formulare insieme diagnosi e prognosi: siamo finiti, perché questa è la volontà di Lorsignori, certificata e pacificamente espressa dal loro migliore e più abile maggiordomo d’Europa, uno dei pochissimi politici che discuta da pari a pari con i veri padroni del mondo. Eppure, sembra di ascoltare un eccentrico da trattamento psichiatrico proveniente dal pianeta Plutone, non dalla Germania, Hierland, Quilandia, anzi da Friburgo in Brisgovia, sede di un’importante università dei gesuiti, centro primario di studi filosofici ed antico bastione cattolico. Schauble, che peraltro è luterano, sa assai bene di non vivere in una remota isola in mezzo all’oceano, o in una vallata circondata da altissime cime. Sa perfettamente che la Germania è tutt’altro che isolata, irraggiungibile e chiusa al mondo. Conosce meglio di noi la storia del territorio in cui “vive da molto tempo” ( ha circa 75 anni) , ed in cui erano stabiliti anche i suoi antenati, che la chiamavano Vaterland, terra dei padri.

  “mini jobs” e denatalità                                              

Mai i tedeschi sono stati un popolo “isolato”, tanto meno dopo il 1945, allorché la tragedia epocale della “sconfitta” portò con sé mutilazioni territoriali, la controspinta ad ovest di dieci milioni almeno di tedeschi, i “biodeutschen” scacciati dalla Slesia, dalla Pomerania, dalla Prussia Centrale ed orientale, dai Sudeti, un milione dei quali morirono di stenti o furono uccisi nel viaggio.   Comprendiamo il trauma epocale dei connazionali di Schauble ed il desiderio di allontanare da sé le accuse di coltivare, in un angolo nascosto dello spirito del popolo, il mito di blut und boden, sangue e suolo, ma, dottor Schauble, le sue tremende frasi fanno capire non solo quali decisioni siano state prese da tempo nelle segrete stanze, ma anche per chi suona la campana. Suona per prima per quello che fu il grande popolo tedesco, che deve essere punito e  disperso per sempre per le colpe di un periodo storico tragico, eppure breve, trapassato ed impossibile da rifare o semplicemente immaginare.

                            Le donne tedesche condividono con le italiane

                                il poco invidiabile primato della infertilità,

ma ad un membro di lunghissimo corso del potere teutonico non viene neanche in mente di organizzare campagne a favore della natalità, o quanto meno di organizzare la vita sociale di Quilandia ex Germania diffondendo valori a favore della vita. Non lo ha fatto e non lo farà, ridendo allegramente dell’aggettivo cristiano nella denominazione del suo partito. Che poi l’endogamia e l’incesto siano il principale problema del Reich di Frau Angela Merkel è francamente ridicolo, né sussiste il rischio di generazioni di Gioppini con il gozzo come nelle alti valli bergamasche del passato remoto. Milioni di residenti della Germania ( continuiamo a chiamarla così per brevità) vivono di “mini jobs”, lavoretti istituzionalizzati dal governo socialdemocratico di Schroeder, destra e sinistra pari sono,pagati pochissimo, ma con il vantaggio di non essere tassati. Ampliare la platea dei mini lavoratori interessa il sistema economico, naturalmente, e gli stranieri, o rifugiati, o “coloro che sono qui da meno tempo” assolvono molto bene allo scopo. Più precariato, meno lavori sicuri, schiaffoni ai sindacati alla faccia della mitbestimmung, la cogestione aziendale scritta nella costituzione, chi si lamenta potrà sempre essere zittito con l’accusa di nazismo e tratto in carcere. Sono già molti, nella libera e liberale terra di Schauble. Quanto all’arricchimento ed alla pluralità recate dalle masse mussulmane, è sin troppo evidente che un uomo del livello del Superministro mente sapendo di mentire. Innanzitutto, egli conosce perfettamente i dati sull’esistenza ( e la tolleranza, da parte del governo di cui è magna pars !) di centinaia di tribunali islamici che applicano la legge islamica (sharia), in barba al sigillo sassone, alla scuola storica del diritto ed ai tribunali dello Stato chiamato per ora Repubblica Federale di Germania. Per il pluralismo, chiedere a quelle cittadine di “genere” femminile molestate a migliaia a Colonia ed altrove, ma contro i colpevoli non si scagliano le Boldrini di turno e neppure i teologi cristiani, che sono quasi tutti tedeschi.

  La “patria” dalle porte girevoli                                 

Infine, la “terza generazione di turchi”: qui casca l’asino insieme con il ministro, e non ci riferiamo certo alla sua condizione di paraplegico, dovuta ad un infame attentato del 1990.  Se alla terza generazione ci sono ancora i turchi, benché cittadini tedeschi o “passdeutschen”, significa che le politiche dell’accoglienza e dell’apertura sono fallite clamorosamente. Dovrebbero, a rigore, esserci solo dei cittadini germanici di lontana ascendenza anatolica, non diversi dai concittadini bavaresi, baltici o dell’Europa del Sud, presenti nel territorio deetnicizzato in cui convivono mille gruppi che non condividono un destino comune, né, orrore, una medesima razza, ma semplicemente uno spazio comune denominato storicamente e provvisoriamente Germania.

                              Forse tutto risale alla gelida accoglienza

                della famosa lectio magistralis di Benedetto XVI,

           il discorso di Ratisbona del 2008 in cui Joseph Ratzinger,

                               il primo biodeutsch diventato papa,

mise in guardia l’Europa dal relativismo e dall’abbandono delle sue radici,

 e poi la sua patria terrena in un altro memorabile discorso al Bundestag,

                                         il parlamento di Berlino.

Sul frontone di quel palazzo sta da cent’anni, posta dal grande architetto Peter Behrens, la frase “zum deutschen volke”, al popolo tedesco, che segnaliamo, per la cancellazione, alla ditta Schauble & Merkel AG. I popoli di Hierland , Quilandia, gradiranno, e certamente tra loro i lettori dello Zeit, il prestigioso settimanale che ha ospitato le esternazioni del ministro disabile. Ha importanza infatti anche a chi si affidano certe dichiarazioni. . Die Zeit è una sorta di Repubblica al cubo, l’organo più ascoltato della locale borghesia progressista e liberal, l’oracolo dei ceti alti e riflessivi, laicissimi ma devoti alla religione dei listini di borsa e della globalizzazione. Resta da capire se la rigenerazione del sangue germanico sarà lasciata alla natura ed al caso, ovvero se, come è nell’indole ordinata, razionale e metodica dei tedeschi di ieri, torneranno di moda il progetto “lebensborn”, sorgente di vita, già messo a punto da Himmler al tempo del nazionalsocialismo. All’epoca, si voleva realizzare un’eugenetica ariana, attraverso una rete di cliniche e luoghi di incontro per la nascita di “biodeutschen”. Non sarà difficile ricostruire il tutto, con un nome più accattivante e multietnico . Nasceranno tanti splendidi “hierlaender” , abitanti di Quilandia, la nuova Patria dalle porte girevoli. Chissà, forse potrà rimanere, con qualche aggiustamento, il motto del progetto lebensborn del feldmaresciallo Himmler: “per noi sia sacra una madre di buon sangue “, meglio se turca credente di terza generazione. Almeno, conserverà alcuni saldi principi morali e spirituali, quelli smarriti dai tedeschi, dagli europei, da noi stessi.

Roberto Pecchioli (Copyright © 2017 Qui Europa)

partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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La visita di Scola al Tempio di Milano. Ebrei e cristiani, il ruolo del dialogo (da sempre condannato dalla Chiesa)

DSC08667Segnalazione di Silvano Tognacci

di Daniel Reichel

Al di là delle parole, serve un dialogo tra le religioni che garantisca davvero la convivenza sociale e sia argine contro radicalismi, intolleranza e antisemitismo, anche quando ha il volto dell’odio per Israele. L’incontro nella sinagoga centrale di Milano tra la Comunità ebraica e il cardinale Angelo Scola, per la prima volta in visita al tempio, è stata l’occasione per ribadire l’amicizia reciproca tra le due realtà – ebrei e cristiani, con la necessità di coinvolgere anche i musulmani – ma anche per ricordare che al dialogo, in tempi di fanatismi e minacce terroristiche, devono seguire azioni concrete. Dalla tevah, rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, ha ringraziato più volte il cardinale Scola per aver promosso lui stesso l’incontro. “Abbiamo percorso un lungo tratto ma c’è ancora un cammino da percorrere”, ha sottolineato il rav, ricordando nel suo intervento la Giornata del dialogo ebraico-cristiano e sottolineando come questo dialogo sia nato per “porre riparo a una lunghissima storia di incomprensioni che, in alcuni casi si sono trasformate in tragedie”. “Siamo certi che pur salvaguardando le differenze, – le parole di Arbib – saremo guidati dai valori che le nostre due religioni hanno trasmesso e che sono diventati patrimonio dell’umanità. Prosegui la lettura »

Santoriale del mese di Gennaio

san-giovanni-bosco

A cura di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

CLICCA SU: Corr Genn image testo (1) Prosegui la lettura »

Non solo “nozze” gay . La deriva nichilista dei “diritti umani”

Mov-No-genderdi Roberto Pecchioli

Barack Obama, il beniamino di tutti i progressismi del pianeta, ha affermato di essere orgoglioso di avere allargato i “diritti” delle cosiddette comunità LGBT ( lesbiche, gay, bisessuali e transessuali ). In occasione della promulgazione della legge sul matrimonio per tutti – così lo chiamano, con una pericolosa torsione semantica – affermò che aveva “vinto l’amore”. In Italia, Renzi si è detto orgoglioso che il suo governo abbia realizzato le unioni civili, ossia il matrimonio omosessuale sotto mentite spoglie, dotato di una sorta di nome d’arte per chiamare “formazioni sociali” i soggetti uniti civilmente e bypassare l’art. 29 della costituzione con la sua antiquata definizione di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. La signorina Maria Etruria Boschi e la senatrice Cirinnà, madre surrogata della legge, parlano di “avanzamento di civiltà”. Strano davvero che durante millenni di culture umane la più diverse non ci avesse pensato nessuno, nemmeno Semiramide, e neppure a Sodoma, dove anzi un Dio arcigno e reazionario distrusse la città “omofila” ( oh, i bei neologismi della neomorale aperta e postmoderna!).

La verità è, ovviamente, diversa e ben più prosaica: la civiltà in viviamo, una delle tante che l’umanità ha costruito nella storia, si fonda sulla sacralizzazione della ( grande) proprietà privata e sull’assolutizzazione dell’individuo definito libero. La società di oggi si fonda sulla forma-merce, sul monoteismo del mercato e sull’individualismo proprietario ed utilitaristico. Si è quindi data una sua nuova religione, frutto della secolarizzazione e della manipolazione delle religioni trascendenti: si tratta della religione dei Diritti Umani e della Democrazia Rappresentativa. In assenza e proibizione di principi condivisi, regnano il soggettivismo erto a unica verità indiscutibile ed il più ampio relativismo morale, che vira rapidamente in nichilismo. Una somma aritmetica di individui non è una comunità, che per natura possiede un’etica condivisa e prescrive comportamenti sulla base di un’idea di bene e di male, ma a rigore non è neppure una società, che ha bisogno comunque di regole minime introiettate, almeno una deontologia, e di un sistema di norme codificate che definiscano il perimetro dei patti tra i soggetti partecipanti, atomi desideranti interessati esclusivamente all’utile individuale. E’ la società liberale, disinteressata a qualunque criterio veritativo diverso dalla Proprietà, dal Mercato e dal Consumo. Prosegui la lettura »

Inventare parole per nascondere la verità e legalizzare pedofilia e incesto

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Abusare legalmente dei bambini in 10 mosse.

Ecco l’operazione strategica messa in piedi fin dalla fine degli anni ’60.
L’abuso legalizzato sui bambini da parte delle persone affette dal disturbo omo-erotico tramite la strategia della Finestra di Overton e l’arma atomica del Linguaggio Performativo di Austin.
Il Linguaggio Performativo inventato da J.L. Austin (modifico le parole par modificare la realtà – l’enunciato performativo è un enunciato che sembra descrivere qualcosa, ma in realtà non la descrive bensì serve ad eseguire un’azione) è lo strumento principe utilizzato per perseguire l’obiettivo per fasi successive.

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Usa, la dichiarazione choc: “Non avrò figli perché sarebbero bianchi”

Una professoressa ha condannato la sua stessa etnia sulle pagine dell’Huffington Post, facendo sapere che non avrà mai figli perché “erediterebbero l’innato privilegio di essere bianchi”

di Giulia Bonaudi

Ali Michael, una professoressa americana della University of Pennsylvania’s (Penn) Graduate School of Education, ha raccontato sulle pagine dell’Huffington Post la sua storia, ispirata dal “caso Rachel Dolezal“, la leader della comunità afro-americana di Spokane, diventata presidente dell’Agenzia Nazionale per l’avanzamento delle persone di colore, e che si è finta nera.

 L’aspirazione di Dolezal di abbandonare la sua “Whiteness” (letteralmente dall’inglese “essere bianchi”) per abbracciare una nuova razza, dice Michael, è abbastanza comune tra i bianchi che rifiutano il razzismo e il privilegio di cui godono.

Michael ha spiegato che, come Dolezal, è passata attraverso una lunga fase in cui ha cercato di sradicare il suo “essere bianca“, arrivando alla decisione estrema di non volersi riprodurre. “Anch’io a volte non vorrei essere bianca” ha detto Michael. “C’è stato un tempo nella mia vita, quando avevo 20 anni, in cui tutto ciò che studiavo sulla storia del razzismo mi ha fatto odiare me stessa, la mia “whiteness“, i miei antenati… E i miei discendenti. Fu in quel periodo che decisi di non avere figli biologici perché non volevo diffondere il mio “privilegio” biologico“, dice la donna americana. Prosegui la lettura »

Dossobuono (VR): i genitori contestano il convegno gender di Alberto Pellai e il patrocinio comunale

pellaiSegnalazione di Gianni Toffali (genitore di un alunno di Dossobuono)

Oggi le mamme della scuola primaria di Dossobuono hanno ricevuto su whatsapp un invito a partecipare ad un convegno filo gender (vedi allegato).

Incavolato nero, ho mandato email di rimostranza al vicesindaco di villafranca con delega alle politiche sociali e famiglia Nicola Terrilli.

In ordine, mia email, sua risposta e successiva mia controreplica…
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Il giorno 18 gen 2017, alle ore 18:13, giovanni toffali <gianni.toffali@gianni.toffali.name> ha scritto:

Caro Nicola, sono sempre stato un tuo simpatizzante. quando c’era da darti un voto, non mi sono mai tirato indietro.

oggi però, mi ha profondamente deluso!!

Come hai potuto patrocinare il sedicente psicologo  Alberto Pellai?

ma lo sai di cosa è capace questo inqualificabile? leggi qua sotto!!!

spero che sarai presente come lo sarai io…io verrò con l’intento di contestarlo dall’inizio alla fine!

gianni
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http://genderfluidbook.blogspot.it/2017/01/dilaga-lideologia-del-bambino-gia.html?m=1

martedì 10 gennaio 2017: Dilaga l’ideologia del bambino (già) competente e l’apertura agli estranei dell’intimo dei bambini.

L’educatore dott. Alberto Pellai col suo progetto “porco spini” svolge esperimenti affettivi sui bambini. Qui si mira a creare un legame intimo dei bambini con persone estranee ai genitori.
Linguaggio esplicito, esplorazione collettiva di parti intime, diario segreto. Per minorenni??!! Ma siamo ammattiti?
Questo signore propone un progetto tutto personale, sperimentale (cioè mai realizzato da nessun’altro prima) nelle scuole.
Questo teorico avrebbe perfino l’autorizzazione della CEI ad operare nelle scuole cattoliche.
L’importante è che i genitori siano completamente informati, io ovviamente terrei a casa i bambini.
“I bambini vengono invitati a esplorare il proprio corpo, anche a vicenda, nessuna parte esclusa. Sarà il bambino stesso a decidere da solo che tipo di carezze vorrà, da quale compagno e dove.”
Ma davvero pensiamo che questa sia una modalità sana, corretta e rispettosa del bambino? Ma un invito esplicito ad esplorarsi, che avvenga o meno in classe, non minerà il senso di pudore? Davvero pensiamo che un bambino in questa maniera sarà in grado di identificare un abuso? E se chi vuole abusare risultasse simpatico al bambino? Inoltre, perché poi non dovrebbero farlo con la stessa semplicità altrove? A questo punto basta solo che qualcuno li filmi. Qual è la distinzione con la pornografia? E’ proprio questo lo stile educativo da impartire agli educatori magari della scuola dell’infanzia? Come può un estraneo insegnare il senso dell’estraneità ad un bambino? Perché spingere estranei, e non già solo i genitori, ad entrare nell’intimo di un bambino? Se non fosse chiaro che lo scopo è quello di scardinare l’impianto e la differenza stessa fra il “se” e “l’altro” fin dal suo formarsi si sarebbe tentati di pensare che l’obiettivo di questi progetti sia esattamente quello di annientare le auto difese dei bambini all’aggressione al proprio intimo. E’ forse questa la teoria moderna che dovremo accettare come genitori?
Linguaggio esplicito.
Si auspica, nella scheda di presentazione, che si possa parlare di rapporti sessuali apertamente, e con un linguaggio non necessariamente tecnico, anzi piuttosto esplicito (tanto che in alcune segnalazioni raccontano che i bambini hanno imparato parole come “scopare”).
Ci siamo, quindi, documentati: nonostante il progetto persegua un obiettivo encomiabile, siamo costretti a ripetere che, soprattutto quando si tratta di bambini, il fine non giustifica i mezzi. E’ lecito e doveroso porsi, come del resto hanno già fatto diversi genitori, alcune domande, in particolare su alcuni moduli e strategie del PorcoSpini, nella speranza di poter ricevere risposte e delucidazioni dal                       Prof. Pellai e da coloro che sponsorizzano e sostengono, anche economicamente, tale progetto.
II gioco del semaforo. 
Attraverso questo modulo si intenderebbe insegnare ai bambini che esistono “carezze positive” e “carezze negative”. Come? Attraverso l’esplorazione e l’autodeterminazione. I bambini cioè decidono se il semaforo è giallo, verde o rosso a seconda di chi agisce la carezza. In questo modulo, i bambini vengono invitati a esplorare il proprio corpo, anche a vicenda, nessuna parte esclusa. Sarà il bambino stesso a decidere da solo che tipo di carezze vorrà, da quale compagno e dove. Ma davvero pensiamo che questa sia una modalità sana, corretta e rispettosa del bambino?Ma un invito esplicito ad esplorarsi, che avvenga o meno in classe, non minerà il senso di pudore? Davvero pensiamo che un bambino in questa maniera sarà in grado di identificare un abuso? E se chi vuole abusare risultasse simpatico al bambino?
Linguaggio esplicito.
Si auspica, nella scheda di presentazione, che si possa parlare di rapporti sessuali apertamente, e con un linguaggio non necessariamente tecnico, anzi piuttosto esplicito (tanto che in alcune segnalazioni raccontano che i bambini hanno imparato parole come “scopare”). “Esploreremo qualsiasi argomento esca fuori con i bambini; è accaduto che si sia parlato di pornografia!” racconta chi presenta il progetto ai genitori. Ma davvero i bambini sono equipaggiati per poter padroneggiare questi argomenti senza esserne schiacciati e senza che questo ricada un domani sulle future relazioni sessuali? Così come ci appare fuori luogo la richiesta “Scrivi cose belle e brutte del sesso”. Alle elementari? Ed è davvero necessario usare un linguaggio volgare? Se pur ammettessimo, e la scienza ad oggi non lo ammette ancora, che sia necessario e fruttuoso parlarne, se non li educhiamo al rispetto della propria e altrui dignità, come possiamo pensare di aiutarli a difendersi da eventuali abusi?
 
Il diario segreto. 
“Caro diario…” è un quaderno a quadretti su cui i bambini vengono invitati ad esprimere ciò che sentono durante il percorso. Durante una riunione di presentazione è stato detto ai genitori che sarebbe stato proposto ai bambini questo diario segreto, dove scrivere impressioni durante il percorso, con queste parole: “Ai bambini diremo di non farvelo vedere, di lasciarlo a scuola. Naturalmente noi, se lo richiedete, ve lo daremo”. Come si concilia questa modalità operativa con il 5°modulo in cui si invitano i bambini a parlare apertamente senza vergogna con le figure di riferimento? Quali sono queste figure? Tra la teoria e la prassi i bambini sono sempre più portati a seguire la prassi. Se ad un bambino chiediamo di fare qualcosa (aprirsi con le figure di riferimento) ma nella pratica gli insegniamo a fare altro (avere un diario segreto), cosa farà? Non è contraddittorio che il bambino pensi di avere un diario segreto mentre, su richiesta, i genitori lo possono vedere? In questo modo, ad assumere un ruolo centrale nell’educazione dei figli risultano essere non tanto i genitori quanto gli educatori, che possono dire alcune cose ai bambini e farne altre con i genitori, che si ritrovano a dover chiedere il permesso per sapere delle cose sui figli.
Gli estranei.
Viene raccontato, durante lo svolgimento dei moduli che i bambini dovranno stare attenti anche agli estranei, quando questi ultimi parlano loro di sesso. Forse che gli stessi esperti che andranno a tenere questo corso, parlando esplicitamente di sesso, come abbiamo visto, non sono anch’essi degli estranei? Come farà il bambino a decidere chi è estraneo e chi non? Non si rischia che la prassi appresa, parlare cioè, di sesso con estranei per imparare a non parlar di sesso con estranei, metta in confusione il bambino e la sua capacita di discernere?
Questo progetto, come abbiamo anticipato, è ispirato da un libro dello psicoterapeuta Alberto Pellai, intitolato “Le parole non dette. Come insegnanti e genitori possono aiutare i bambini a prevenire l’abuso sessuale”, Ed. Franco Angeli (2000), nel quale lo stesso autore a pagina 91,92,93 afferma in ordine:
“In realtà sono sempre più numerosi gli studi di valutazione che dimostrano come l’educazione orientata alla prevenzione dell’abuso sessuale deve essere effettuata anche dagli stessi genitori.”
“[..] Reppucci e Haugard (che) hanno affermato che esiste il pericolo che gli effetti negativi che derivano da tali interventi possono abbondantemente sopravanzare quelli positivi [..].”
“In effetti molti ricercatori hanno messo in evidenza un incremento nelle paure dei bambini che hanno preso parte a programmi di prevenzione [..].”
Di fronte ad una letteratura spaccata e divisa sugli esisti positivi e negativi, agganciandoci ad una letteratura ampia e documentata che sostiene una notevole carenza di teoria circa la sessualità infantile[i] (la letteratura scientifica in merito presenta ancora pochi dati e non ancora collegati sufficientemente a delle teorie che permettano di comprenderli e integrarli) cosa insegniamo ai bambini? Come si fa a formulare adeguate strategie pedagogiche se non si ha alle spalle una valida e comprovata teoria scientifica? E dal momento che un’ampia letteratura scientifica[ii] afferma quanto la sessualizzazione precoce possa ripercuotersi negativamente sulla vita sessuale dell’adolescente e dell’adulto, auspichiamo di adottare un più realistico principio di prudenza, rispettando la responsabilità delle famiglie, ma soprattutto considerando il grado di maturità del bambino, nell’interesse superiore proprio di quel minore di cui si vuole tutelare l’integrità fisica e psicologica, in ottemperanza a quanto previsto nell’Art. 3 de “La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.
Come ci ha chiesto un genitore “Come si può pensare di insegnare il sesso a chi crede ancora a Babbo Natale?“.
 

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