Unica italiana alle elementari: “Ero emarginata dagli stranieri”

La bambina unica italiana in una classe con 18 stranieri a Modena. La denuncia della madre: “Mia figlia discriminata dagli stranieri perché cristiana”

di Giuseppe De Lorenzo

Chiamatela integrazione. O forse no. Non chiamatela affatto. Perché c’è veramente poco di intelligente nel costringere una bambina italiana a ritrovarsi sola in una classe di stranieri.

E non serve neppure aggrapparsi al solito ritornello “gli altri alunni hanno solo un nome straniero, ma sono nati in Italia”. E lo spiega bene storia di una bimba di Modena, costretta ad abbandonare la scuola elementare perché rimasta unica bandiera nostrana in un’aula di vessilli multinazionali.

Riavvolgiamo il nastro. La settimana scorsa Rosaria, madre di una bimba che frequenta (anzi, frequentava) la seconda classe dell’istituto Cittadella a Modena, si è decisa a rendere nota ai giornali la paradossale situazione in cui si ritrovava sua figlia: sola in una classe con 18 stranieri. “Io non ho paura dello straniero – aveva raccontato la donna – ma vorrei che la scuola funzionasse correttamente. Nella situazione che si è venuta a creare è invece impossibile lavorare“. Su di lei, come prevedibile, si sono riversate le polemiche di chi considera la sua protesta lesa maestà contro i principi dello ius soli (“chi nasce in Italia è italiano”). Prosegui la lettura »

I bambini sono maschi, le bambine sono femmine. FIRMA SUBITO!

Segnalazione di F.F.

 A G G I O R N A M E N T O 

(Leggi più sotto che cosa è successo la settimana scorsa… è incredibile…) Scade il termine per fare ricorso contro questa assurda censura

Vogliamo restare liberi di dire chiaramente che I BAMBINI SONO MASCHI, LE BAMBINE SONO FEMMINE!

Se non siamo liberi di dirlo noi… non lo sarai nemmeno tu.

Per favore, aiutaci!

FIRMA SUBITO QUI


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Presidente Sergio Mattarella: gli Italiani dicono NO allo Ius Soli

Risultati immagini per No IUS SOLI

di Redazione

Abbiamo appena firmato la petizione “Caro Presidente Sergio Mattarella: gli Italiani dicono NO allo Ius Soli” e vorrei chiederti di aiutarci aggiungendo il tuo nome.

Il nostro obiettivo è quello di raggiungere 300.000 firme e abbiamo bisogno del tuo sostegno. Puoi saperne di più e leggere la petizione qui:

http://chn.ge/2zfQKxZ Prosegui la lettura »

Modesta proposta per Verona: torniamo al proporzionale

Segnalazione di Redazione www.vvox.it

http://www.vvox.it/wp-content/uploads/2017/09/Palazzo_Barbieri_-_Verona_2016.jpgdi Matteo Castagna

E’ finita la partita delle circoscrizioni. Che così come sono non vanno: o le aboliamo, o le riformiamo. Così

http://www.vvox.it/2017/10/14/modesta-proposta-per-verona-torniamo-al-proporzionale/ Prosegui la lettura »

Libro di Elso Serpentini sulla resistenza teramana (recensione e intervista)

di Pietro Ferrari

“Accettare la storia dell’altro senza condividerla è l’ossimoro obbligato, il piccolo dazio da pagare per metabolizzare finalmente il passato e per guardare davvero il futuro senza fantasmi in soffitta, chimere in salotto e scheletri nell’ armadio”.

“Lo studioso Elso Simone Serpentini, docente di storia e filosofìa in pensione, ex rautiano, anima libertaria e nicciana del vecchio MSI ed autore di numerose pubblicazioni, è in procinto di dare alle stampe un’opera presentata dal medesimo come appartenente al genere storico ma che non potrà che suggerire alla storiografìa dei nuovi stimoli di completezza e rinnovamento. Dipanare con pazienza il groviglio della guerra civile nel teramano dal ’43 al dopoguerra è stato un regalo voluminoso che Il professor Serpentini ha voluto fare alla sua provincia. Un regalo che non potrà passare inosservato come se fosse un pacco tra i tanti che affollano gli scaffali. Sono le storie, le mille storie degli anonimi e delle vittime, dei protagonisti e degli antagonisti, dei vigliacchi e degli eroi, degli opportunisti e dei carnefici, dei galantuomini che passano per banditi e dei banditi che passano per galantuomini, sono le storie, le mille storie che fanno la storia. Anche quelle soffocate nel tritacarne dell’oblìo. Raccontare una guerra civile è una narrazione lacerante di sangue e di onore, di torti e infamie, tradimenti e tragedie familiari, urbane e paesane, una narrazione che talvolta per turpi profitti annulla come insignificanti quelle tante storie che pur l’hanno prodotta, quelle storie che fluiscono come orrida fiumana e come dignitosa tenuta di un ideale e di una resa dei conti in cui svaniscono illusioni e giovinezze, patrie e canti, amicizie e visioni ma dove altre agiografìe già si impongono come paradigmi del futuro. Un futuro che non sarebbe più stato libero da quel passato. La storia di Stato che si fa propaganda isterica viene a rimuovere vestigia ed a riscrivere la toponomastica ma nella retorica inevitabile assume, come nemesi beffarda, le vesti dell’altro, perché tutti alla fine furono messi nella condizione di dover dare il meglio o il peggio di se stessi. Quando le fanfare emotive dell’imminenza dopo tanti anni si intorpidiscono non reggendo più la retorica sottostante che le fondava, ecco che riaffiora la necessità della verità, la sete di ascoltarla tutta quanta, quella verità stuprata ed infoibata ma che torna poi in modo delicato e non più come incubo perché non vuole vendetta né chiede prebende, ma solo rispetto. Uno storico questo fa: rende conosciuto in modo dettagliato ciò che è accaduto, dipana gli equivoci o li smaschera, smonta falsi miti lasciando ai lettori non solo necessarie revisioni e riscritture ma essenzialmente una visione completa. Il pregio del professor Elso Simone Serpentini consiste nell’essere riuscito, con lucido distacco emotivo che non è però indifferenza, a descriverci nel culmine della sua maturità ed esperienza, il dramma civile di uno scontro esiziale tra un mondo che moriva perché sconfitto con le armi ed un altro che pur disunito avanzava spavaldo, una descrizione sobria e dettagliata che riesce ad unire nella sua penna il ruolo dello storico a quello del cronista giudiziario e del giornalista, per cui le mille storie emancipate dalla mitologìa assumono connotati chiari e sembrano quasi tornare in vita, come novelle che arricchiscono la consapevolezza o come grumi della cattiva coscienza che tornano inattesi. Una storia fatta di mille storie diverse ed opposte, mosse da sentimenti e scelte diverse ed opposte anche all’interno degli stessi fronti in lotta, storie che non vanno imposte reciprocamente nella memoria perché ognuno rivendica la sua ‘resistenza’, ma che devono essere invece e quanto meno accettate, rese agibili perché vere, davanti a quella storia che non potrà mai essere condivisa. Perché fu ed è la storia di una guerra civile. Accettare la storia dell’altro senza condividerla è l’ossimoro obbligato, il piccolo dazio da pagare per metabolizzare finalmente il passato e per guardare davvero il futuro senza fantasmi in soffitta, chimere in salotto e scheletri nell’ armadio”.

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Verona: Bacciga regala libri “non conformi” alla città. E’ tragicomica la reazione del mainstream

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di Matteo Castagna

Il Consigliere Comunale di Verona, Avv. Andrea Bacciga ha donato alla Biblioteca Civica, con il primo compenso ricevuto, una serie di libri non conformi, politicamente scorretti e cattolici fedeli alla Tradizione (Articoli accanto de L’Arena e Corriere di oggi. Ingrandire con il mouse per leggerli)

C’è l’On. Fiano in città, così un esponente del Partito democratico ha “denunciato” al suo compagno di partito l’attentato di lesa maestà al main-stream compiuto da Bacciga, ricevendo per questo gesto di grande coraggio, il plauso dell’On. Alessia Rotta. “Democraticamente”, è ovvio. Ma dimenticando che quella di Fiano non è legge dello Stato. Oggi si va da Fiano a fare ste cose? Mah… Forse, in nome della Cultura (con la “C” maiuscola!) bisognerebbe rimandare a scuola qualcuno che riveste incarichi pubblici. O donargli anche il cappello con le orecchie da asino. Un’ idea per un’iniziativa simpatica? Così, per sdrammatizzare, perché state schiumando di bile, come non mai… E poi gli oscurantisti saremmo noi?

E’ bastato che la donazione di alcuni classici del pensiero e della storia politica identitaria e di quella cattolica nell’accezione più tradizionale, certamente non conformi a quello dominante della sinistra, dei liberali e dei conciliari giungessero alla Biblioteca Civica, per scatenare una bagarre. Che sta proseguendo. Addirittura il Tg Verona delle 13.00 ha detto che sembrerebbe una “provocazione, più che una donazione”, ma il consigliere a Andrea Bacciga ha ribadito, con molta tranquillità, quanto già detto. Forse a qualcuno pare incredibile che un consigliere comunale possa devolvere per regalare cultura non allineata, per la lettura di chiunque lo desiderasse. Prosegui la lettura »

13/10/17: PREGHIAMO LA S. VERGINE PER AVERE IL PAPA, VICARIO DI CRISTO IN TERRA

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L’ANALISI

di Matteo Castagna

La Polonia della grande devozione popolare mariana ha nuovamente dato una lezione al resto del mondo, in particolare a quell’Europa secolarizzata, atea e liberale che rigetta la Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo e non si piega a nessuna evidenza soprannaturale, facendo finta di non vedere i segni dei tempi, attraverso “armi di distrazione di massa”. Ci uniamo a quella santa devozione popolare, nel nostro piccolo, con la preghiera del S. Rosario, l’astinenza ed il digiuno (a pane e acqua) per penitenza verso i nostri peccati e quelli contro Dio, per chiedere la Grazia di un Papa, che manca dal 1958, ovvero dalla morte di Pio XII.

Oggi, nell’anno del centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, in particolare nell’anniversario del miracolo del sole, il cattolico può dare un segno visibile della sua Fede, minata da ogni parte. Prosegui la lettura »

I comunisti che piacciono al “papa”. E viceversa

I titoli ecclesiastici dell’articolo vanno intesi come riferiti alla “Chiesa ufficiale, ossia conciliare”, non alla Chiesa Cattolica 

Segnalazione di www.unavox.it

di Sandro Magister

Pubblicato sul sito dell’Autore



Nei giorni scorsi sono capitate a Roma un paio di cose curiose. E a loro modo istruttive.

La prima è l’inizio della collaborazione ad “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, del disegnatore satirico Sergio Staino, con una striscia domenicale dal titolo “Hello, Jesus!”.

Qui la sorpresa sta nel fatto che Staino è comunista inossidabile, è stato “figlio dei fiori” e paladino del libero amore, è stato l’ultimo direttore, fino a pochi mesi fa, de “L’Unità”, il defunto quotidiano del partito comunista italiano e poi dei partiti che gli sono succeduti, ed è presidente onorario della UAAR, Unione Atei e Agnostici Razionalisti.

Lo svagato Gesù delle sue strisce abita ancora a Nazaret con Giuseppe e Maria, dà una mano al padre in falegnameria, ma ha già la testa altrove, a quando se ne andrà per diventare finalmente – parole di Staino – “il primo dei socialisti, il primo a combattere per i poveri”.

Intervistato sullo stesso “Avvenire” il giorno del suo esordio, Staino ha raccontato che tempo fa, quando a papa Francesco, in una “lunga telefonata”, fu riferito da Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, che alla madre dello stesso Staino, nel lontano 1948, era stata negata l’assoluzione sacramentale per aver votato per il partito comunista, il papa sbottò sorridendo: “Dica alla madre di questo suo amico che quella assoluzione se la vuole gliela do io”.

Ciò non toglie che il suo arrivo ad “Avvenire” ha provocato un diluvio di proteste. Compresa quella dell’editore del giornale, nella persona del segretario generale della conferenza episcopale italiana, il vescovo Nunzio Galantino, del quale il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio ha riportato ai lettori le seguenti parole: “Non condivido, perché non capisco proprio quale valore aggiunto viene al nostro giornale dalle strisce di Staino”.

Ed è appunto qui ciò che di istruttivo si può ricavare dalla vicenda. Perché ora c’è la prova che il potere di Galantino sulla conferenza episcopale e sul suo giornale non conta più come quando papa Francesco lo nominò segretario generale e di fatto suo luogotenente unico, con l’effetto che ogni sua parola o decisione pesava come se provenisse dal papa.

Oggi la conferenza episcopale ha un nuovo presidente nella persona del cardinale Gualtiero Bassetti, questo sì molto vicino a Francesco e molto più abile nel capirne e assecondarne i voleri.

Mentre la caduta di Galantino dalle grazie del papa è sempre più evidente e il caso Staino ne è la conferma lampante.

Non solo, infatti, il direttore di “Avvenire” ha deciso da solo, senza aver “chiesto autorizzazioni preventive all’editore”, ma ha rivendicato sulle pagine di “Avvenire” la giustezza di questa sua decisione, per di più mettendo in pubblico l’ininfluente parere contrario di monsignor Galantino.

Al quale ha come detto addio proprio nel momento in cui ha dato il benvenuto a Staino, a sua volta “assolto” da papa Francesco.

*


Il secondo episodio ha visto protagonista un altro giornale, “Il Manifesto”, l’unico che in Italia associa alla propria testata la dicitura: “Quotidiano comunista”.

Giovedì 5 ottobre – guarda caso proprio nell’anno centesimo della “Rivoluzione di ottobre” – “Il Manifesto” è uscito in edicola con allegato un libro con i tre discorsi di papa Francesco ai “movimenti popolari”, da lui convocati una prima volta a Roma nel 2014, poi in Bolivia nel 2015 e poi ancora a Roma nel 2016.

Intervistata da “Avvenire”, la direttrice del “Manifesto” Norma Rangeri ha così spiegato la scelta:
“Sentiamo nostri questi messaggi del papa e vogliamo portare ai nostri lettori la radicalità e la semplicità di queste sue parole. […] Lì c’è un’idea nuova di politica, il papa cita anche Esther Ballestrino de Careaga, per la sua concezione della politica. È una comunista di origini paraguayane”. (E fu insegnante di chimica del giovane Jorge Mario Bergoglio, che incontrò le sue due figlie durante la sua visita in Paraguay, nel luglio del 2015).

Dei discorsi di Francesco ai “movimenti popolari” e della sua visione politica i lettori di Settimo Cielo sono già ampiamente informati:


Ma dalla loro pubblicazione ad opera del “Manifesto” si possono ricavare ulteriori informazioni. Perché nel libro, oltre ai discorsi, vi sono un’intervista e una postfazione che arricchiscono il quadro, la prima con l’argentino Juan Grabois e la seconda dello studioso italiano Alessandro Santagata.

Grabois, 34 anni, figlio di uno storico dirigente peronista, dirige oggi la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular ed è vicino a Bergoglio dal 2005, cioè da quando l’allora arcivescovo di Buenos Aires era alla testa della conferenza episcopale argentina. Divenuto papa, Francesco l’ha nominato consultore del pontificio consiglio della giustizia e della pace, oggi assorbito nel nuovo dicastero  per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ed è lui, Grabois, il più attivo a tirare le fila delle convocazioni attorno al papa dei “movimenti popolari”.

L’idea cominciò a prendere corpo subito dopo l’elezione di Francesco. Dopo la messa inaugurale del nuovo pontificato – alla quale era presente in prima fila, accanto ai capi di Stato, anche l’argentino Sergio Sánchez, capo del Movimiento de Trabajadores Excluidos –, Grabois racconta di essere stato contattato dall’arcivescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della pontificia accademia delle scienze, anche lui argentino e più che mai impaziente di entrare nella cerchia dei favoriti del nuovo papa.

Sorondo chiese a Grabois di aiutarlo a organizzare in Vaticano un seminario dal titolo “Emergenza esclusi”, che effettivamente si tenne nel dicembre del 2013 e al quale prese parte anche Joao Pedro Stédile, leader in Brasile del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.

Fu questo seminario l’anteprima della successiva prima convocazione a Roma attorno a papa Francesco dei “movimenti popolari”, una rete di un centinaio di sigle di tutto il mondo ma in prevalenza latinoamericane, in larga misura le stesse delle memorabili adunate anticapitaliste e no-global di Seattle e di Porto Alegre.

Per organizzare sia questo che gli incontri successivi fu creato un comitato composto da Grabois, da Stédile e da altri due attivisti: Jockin Arputham della National Slum Dwellers Federastion e Charo Castelló del Mouvement Mondial des Travailleurs Chrétiens. Più il gesuita Michael Czerny, oggi sottosegretario del dipartimento migranti e rifugiati presso il dicastero per lo sviluppo umano integrale, dipartimento di cui papa Francesco ha riservato a sé personalmente la direzione. A giudizio di Grabois, il ruolo di padre Czerny è stato fin qui “d’importanza vitale per il raccordo con le varie organizzazioni popolari”.

Nel libro edito dal “Manifesto”, sia Grabois che Santagata fanno notare che buona parte dei “movimenti popolari” sui quali il papa fa affidamento sono critici nei confronti dell’istituzione Chiesa e in contrasto con i dogmi cattolici su questioni come l’aborto o i diritti degli omosessuali. Ma “tali contraddizioni non condizionano troppo i lavori degli incontri, poiché essi sono incentrati su tematiche specifiche legate alla lotta per la terra, la casa e il lavoro”.

Una quarta convocazione dei “movimenti popolari” era prevista a Caracas per l’ottobre di quest’anno. Ma è stata sospesa a motivo del disastro in cui il Venezuela è precipitato.

In compenso hanno cominciato a tenersi degli incontri su scala non mondiale ma regionale. Il primo si è tenuto a Modesto, in California, dal 16 al 19 febbraio del 2017, per i movimenti degli Stati Uniti. Un altro si è tenuto il 20-21 giugno a Cochabamba, in Bolivia, per i movimenti dell’America latina.

Con l’incontro di Modesto papa Francesco si è collegato in videoconferenza, leggendo un discorso perfettamente in linea con i tre precedenti.

Non si è fatto vivo invece con i convenuti a Cochabamba. Ma a proposito di queste adunate su scala regionale Santagata scrive:
“Come mi ha riferito [Vittorio] Agnoletto, nell’ultimo incontro in Vaticano si sono levate critiche nei confronti di tale proposta di strutturazione per reti[territoriali] che, a suo giudizio, rischia di dare vita a una serie di ‘scatole vuote’ in concorrenza con l’organizzazione del World Social Forum”.

Agnoletto, eletto nel 2004 per cinque anni al parlamento europeo nelle liste di Rifondazione Comunista. è stato a lungo rappresentante italiano nel consiglio internazionale del World Social Forum nato a Porto Alegre e ha preso parte a vari incontri in Vaticano su queste tematiche.

Tra il World Social Forum e i “movimenti popolari” cari a papa Francesco c’è infatti un crescente attrito. A giudizio di Grabois, il primo “ha tradito la sua essenza per trasformarsi in una sequenza di rituali o di attività turistiche per militanti”.

Mentre i secondi, i movimenti benedetti dal papa, sarebbero oggi i soli capaci di “promuovere l’organizzazione comunitaria degli esclusi per costruire dal basso l’alternativa umana a una globalizzazione emarginatrice”. Anche a costo di uscire dai “confini stretti della democrazia ufficiale” e di adottare “pratiche che potrebbero essere criminalizzate dagli Stati”.

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L’intercomunione e la “messa” ecumenica in cammino… con la benedizione di Bergoglio

L’autrice utilizza per i conciliari i titoli degli ecclesiastici cattolici. Premettiamo che, invece, vanno riferiti alla “Chiesa conciliare” ed alla sua religione, che sono la perversione di quella Cattolica, Apostolica, Romana.

Segnalazione di www.unavox.it

di Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito Media Press Info

Le immagini sono nostre

Abbiamo aggiunto in calce alcune immagini che mostrano il falso monaco Enzo Bianchi in compagnia degli ultimi tre papi conciliari


 



Partecipanti al seminario

Dal 6 al 9 settembre 2017, presso la comunità ecumenica di Bose, la Taizé italiana, si è tenuto il seminario annuale, quest’anno dedicato al «dono dell’ospitalità» e in particolare all’«ospitalità eucaristica» e all’«accoglienza dello straniero».

I monaci e le monache di Bose, che «appartengono a Chiese cristiane diverse», diretti dal loro fondatore, il super-ecumenista e progressista frate laico Enzo Bianchi, battezzato nella religione cattolica, ma più che cattolico secondo degli Italiani, hanno invitato ortodossi, luterani, anglicani e cattolici a discutere e a riflettere sul tema proposto.

Papa Francesco ha benedetto questa iniziativa interreligiosa con una lettera di lode inviata il 18 agosto agli organizzatori e ai partecipanti. Rivolgendo agli interessati «il mio cordiale saluto», egli ha tenuto a rendere onore al «contributo al comune cammino verso la piena unità» che la comunità di Bose apporta da 25 anni e ha augurato a tutti «che tale chiamata sia ravvivata dall’ascolto umile e sincero e dalle riflessioni di questi giorni, perché crescano sempre più sentimenti fraterni e maturi un’autentica “ospitalità del cuore”, così che, mentre peregriniamo insieme verso il Regno, siamo sospinti a intraprendere passi più coraggiosi e concreti verso la piena comunione.»

Da parte sua, il Vaticano ha inviato i suoi rappresentanti a questo colloquio, tra i quali c’era il cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino, alcuni vescovi e Don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana.

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bertolomeo I, ha aperto il seminario. Dopo di lui hanno preso la parola il patriarca greco-ortodosso di Alessandria, Theodoros II, il frate laico Enzo Bianchi e il frate Alois, Priore di Taizé, davanti ad un pubblico di personalità religiose di tutte le confessioni cristiane.

L’ospitalità in oggetto è stata esaminata, non solo dal punto di vista storico, spirituale e naturale, ma anche sotto il prisma dell’ecumenismo: accogliere lo straniero significa riceverlo a tavola. Di conseguenza, significa condividere «la cena del Signore»: così che la comunione diventa il sacramento dell’ospitalità e la Messa un banchetto ecumenico.

I ricercatori, religiosi ed oratori hanno messo l’accento su come superare «lo scandalo della divisione», riflettendo sui «passi coraggiosi e concreti» da compiere per andare verso «la piena comunione» e giungendo alla conclusione che bisogna uscire dallo «stallo di una Eucarestia che continua a dividere»… così si è espresso il delegato dei vescovi italiani, Don Cristiano Bettega, il quale ha sottolineato che «la possibilità di riunirsi intorno alla stessa tavola, di condividere, non solo la parola, ma anche il pane e il vino dell’Eucarestia, rimane l’orizzonte verso il quale bisogna camminare e al tempo stesso la ferita che continua a sanguinare».

Per effettuare i «passi più coraggiosi» auspicati da Papa Francesco, niente di meglio che mettere subito in pratica il rimedio emerso delle loro riflessioni: come annota il sito italiano Anonimi della Croce, si sono svolti delle concelebrazioni comuni tra conciliari, ortodossi e protestanti!

Con la benedizione di Papa Francesco che è tutt’altro che ostile a «una Santa Memoria» che si possa «celebrare» «in comunione» con tutti i cristiani insieme, la Messa ecumenica e l’intercomunione, i veri obiettivi di questo seminario sul «dono dell’ospitalità», sono stati l’oggetto di questo incontro come una sorta di anteprima generale…

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Occorre una “Mani Pulite” 2.0 ?

di Maurizio Blondet

IL SUICIDIO IMPERFETTO’ – IL PM CHE INDAGAVA SULLA MORTE DI DAVID ROSSI FU ‘PROMOSSO/RIMOSSO’ DAL MINISTERO DI GIUSTIZIA PROPRIO MENTRE LA SUA INCHIESTA ENTRAVA NEL VIVO: ORA IL LIBRO DI DAVIDE VECCHI SVELA LE CARTE PROCESSUALI CON TUTTO QUELLO CHE NON TORNA: PERCHÉ FURONO DISTRUTTI I REPERTI? CHE FINE HA FATTO IL DNA? E L’OROLOGIO LANCIATO MEZZORA DOPO LA SUA CADUTA?

Il 6 marzo 2013, dopo aver avvisato la moglie che stava rientrando a casa, David Rossi, il capo della comunicazione di Mps e da dieci anni braccio destro di Giuseppe Mussari, viene trovato morto nel vicolo sotto la finestra del suo ufficio. Per i magistrati di Siena titolari del fascicolo, Nicola Marini e l’aggiunto Aldo Natalini, è sin da subito un suicidio. Due anni dopo una nuova inchiesta, avviata dal pm Andrea Boni, ha reso evidenti tutte le falle, le carenze, i buchi della prima indagine con atti ritenuti dagli stessi periti nominati dalla procura al limite della sciatteria. Prosegui la lettura »