Continua l’apprezzata rubrica quindicinale curata da Longino, pseudonimo di un personaggio molto noto

QUINTA COLONNA

di Longino

Nuove promesse: gli 80 euro; il reddito minimo garantito; l’aumento delle pensioni minime; la riduzione delle tasse, naturalmente; perfino i bonus per chi tiene in casa un animale domestico. Insieme alle promesse, le cancellazioni: la legge Fornero, il canone a favore della Rai-Tv; il Jobs Act; i vaccini obbligatori; la tassa sui sacchetti. Ne arriveranno certamente altre nelle prossime settimane.

Promettono di tutto e vogliono abolire tutto. Tranne la Mafia. Nei giorni scorsi, in base alle indagini di Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro – uno dei pochi che in Italia sa fare il suo mestiere – è stata condotta un’operazione chiamata “Sfinge”: 169 persone arrestate tra Italia e Germania, tra cui qualche politico, per il reato previsto dal 416bis (associazione di tipo mafioso). «E’ la più grande operazione per numero di arresti degli ultimi 23 anni», ha commentato Gratteri. Gli arrestati farebbero parte di una holding criminale, di stampo ‘ndranghetista, ramificata anche nel Nord e nel Centro Italia, tra Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Lazio.

Ha ragione Ilvo Diamanti, quando afferma, commentando il sondaggio DEMOS-COOP sulla Mafia, diffuso sempre in questi giorni, mentre la politica si occupa del canone Rai-Tv per accalappiare qualche voto in più: «La geografia della mafia non viene riprodotta solo da giudici e poliziotti. E’ ormai diventata ‘senso comune’». I dati dell’indagine, infatti, sono impressionanti. Secondo un terzo degli intervistati, rispetto a 20-30 anni fa – i tempi delle stragi e degli omicidi quasi quotidiani – l’influenza della Mafia sarebbe inalterata. Sono gli elettori della Lega a percepire più di tutti (43%) il grado di gravità del fenomeno, seguiti dai grillini (38%). Lo percepisce il 50% degli intervistati del Nord-Est e addirittura il 57% di quelli del Nord-Ovest, mentre al Sud il livello di percezione tende a ridimensionarsi. Almeno su questo è assicurata una sorta di uguaglianza tra territori.

Per espandersi in questo modo in tutt’Italia e per dominare la vita delle persone, per diventare senso comune, la Mafia non ha trovato solo complicità a livello politico, ma ha seminato e coltivato terreni di ambienti impensabili e perbene. Non diciamo nulla di nuovo. Nel lontano 1961, nel suo romanzo più celebre, “Il giorno della civetta”, Leonardo Sciascia scriveva: «La Mafia è un ‘sistema’ che contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel ‘vuoto’ dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca), ma ‘dentro’ lo Stato (…). Bisognerebbe sorprendere la gente nel covo dell’inadempienza fiscale, come in America. Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche: mettere mani esperte nella contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto sarebbe meglio si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuoriserie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso».

Da queste parole sono trascorsi 66 anni, nei quali è successo di tutto e tutto è rimasto come allora. Ancora si parla di lotta alla mafia o di patto elettorale contro la mafia. Parole vuote, al vento, che non significano nulla. I professionisti dell’antimafia, come li chiamava Sciascia, sono ancora tanti. Nello scorso mese di luglio, durante un convegno a Palermo, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha affermato: «Molte persone si sono improvvisate paladini dell’antimafia e non c’è stata nessuna valutazione sul loro reale operato. L’antimafia è stata utilizzata più come un brand per propri fini personali. Si è verificato in Sicilia così come in altre regioni. Bisogna interrogarsi. Tutto questo finisce per creare disdoro all’antimafia vera».

I programmi elettorali per il voto del 4 marzo? Continueranno ad occuparsi della tutela dei gatti, dei cagnolini e dei canarini. E’ più semplice e più rassicurante.