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Edward Pentin è il corrispondente da Roma del National Catholic Register. Un quotidiano che genericamente viene definito “liberal” e che, in ogni caso, rappresenta una voce importante del cattolicesimo americano. In questa intervista esclusiva, Pentin analizza, dal suo punto di vista e da quello degli americani, il rapporto tra i cattolici statunitensi e Papa Bergoglio.

Il suo giornale è stato particolarmente attento sul “caso Barros”. Come ritiene sia stata la “gestione” di questa vicenda?

“Caotico. Il problema è l’incoerenza del Papa nel trattare i casi di abuso: da un lato si è mostrato impegnato a implementare nuove strutture per combattere il crimine, ma dall’altro ha favorito amici o amici di amici – cardinali, vescovi e sacerdoti – che hanno coperto in funzione di abusi o commesso abusi stessi. Il caso del vescovo Barros è solo un altro esempio di una tendenza provata”.

Donald Trump e i cattolici. Il tycoon è un esponente pro life. Come valuta, ad oggi, le azioni messe in campo dal presidente degli Stati Uniti?

“È stato descritto come il presidente più pro-life nella storia degli Stati Uniti, sulla base di quanto fatto fino ad ora. Includendo la sua reintegrazione della politica di Città del Messico, la sua scelta della Corte suprema di giustizia Gorsuch e i suoi frequenti discorsi che sostengono la dignità della vita e il non nato. Il suo intervento prima della Marcia per la vita di quest’anno a Washington è stato senza precedenti per un presidente degli Stati Uniti al netto del chiaro rispetto e sostegno per i non nati”.

Qual è l’opinione dei cattolici americani su Bergoglio?

“Come ovunque, varia, ma si può tranquillamente affermare che coloro che cercano di praticare la loro fede e ricevono regolarmente i sacramenti hanno serie riserve su Francesco, anche se solo alcuni lo dicono pubblicamente – principalmente perché sono cattolici tradizionali e criticano pubblicamente: il Papa non è considerato giusto o prudente. I non cattolici e quei cattolici che difficilmente seguono le notizie papali, o che non prendono sul serio la fede e la tradizione, sono generalmente molto più favorevoli a questo pontificato”.

La Conferenza episcopale americana pare critica su Francesco. Perché?

“Non sono consapevole che siano stati critici, almeno non apertamente”.

Com’è stata recepita negli Stati Uniti la posizione del cardinale Sean O’Malley sul “caso Barros”?

“I commenti del cardinale O’Malley hanno avuto piena visibilità; molti sentivano che la sua reazione era comprensibile per le ragioni che spiegava”.

L’America guarda positivamente alle svolte dottrinali operate dal Papa?

“Si può tranquillamente affermare che tra i progressisti sociali la risposta sia sì; tra conservatori e tradizionalisti, certamente no. Questi ultimi sono particolarmente stanchi dell’inganno e della menzogna derivanti da questo pontificato; si sentono ingannati, arrabbiati e frustrati per ciò che sta accadendo, e vedono questi cambiamenti dottrinali che alla fine indeboliscono l’insegnamento morale della Chiesa, nonostante le rassicurazioni del Papa e degli altri per cui la dottrina resterebbe la stessa. Vedono anche il Papa farsi portavoce di un insegnamento di poca sostanza spirituale, e disorientare i fedeli, apparentemente contraddire l’insegnamento del passato, per esempio sull’ammissione di alcuni divorziati risposati alla Santa Comunione. Ciò contrasta con i progressisti che sono contenti di veder trascinare la Chiesa nel XXI secolo e adattarla a qualunque norma morale sia vista come generalmente accettabile per il mondo di oggi”.

Cosa al riguardo dell’approccio di questo pontificato all’islam?

“Molti, anche se ovviamente non tutti, sentono che è troppo morbido e irrealistico. Vorrebbero un approccio più veritiero che non si trattenga dal criticare le sue radici e caratteristiche violente e chiarire che si tratta di una falsa religione”.

A breve, all’interno di una conferenza del prossimo 7 aprile, verrà ricordata la figura del cardinal Caffarra. Dicono che lei sarà presente…

“Non è ancora chiaro chi sarà presente, anche se la speranza è che il cardinale Joseph Zen sia presente. Certamente la speranza tra gli organizzatori è che lo spirito del Cardinale Caffarra sia lì, aiutando a guidare il procedere. La conferenza è stata una delle sue ultime volontà volta a sanare le divisioni che sono state esacerbate durante questo pontificato”.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/bergoglio-secondo-gli-americani-perche-preferiscono-trump/