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I comunisti che piacciono al “papa”. E viceversa

I titoli ecclesiastici dell’articolo vanno intesi come riferiti alla “Chiesa ufficiale, ossia conciliare”, non alla Chiesa Cattolica 

Segnalazione di www.unavox.it

di Sandro Magister

Pubblicato sul sito dell’Autore



Nei giorni scorsi sono capitate a Roma un paio di cose curiose. E a loro modo istruttive.

La prima è l’inizio della collaborazione ad “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, del disegnatore satirico Sergio Staino, con una striscia domenicale dal titolo “Hello, Jesus!”.

Qui la sorpresa sta nel fatto che Staino è comunista inossidabile, è stato “figlio dei fiori” e paladino del libero amore, è stato l’ultimo direttore, fino a pochi mesi fa, de “L’Unità”, il defunto quotidiano del partito comunista italiano e poi dei partiti che gli sono succeduti, ed è presidente onorario della UAAR, Unione Atei e Agnostici Razionalisti.

Lo svagato Gesù delle sue strisce abita ancora a Nazaret con Giuseppe e Maria, dà una mano al padre in falegnameria, ma ha già la testa altrove, a quando se ne andrà per diventare finalmente – parole di Staino – “il primo dei socialisti, il primo a combattere per i poveri”.

Intervistato sullo stesso “Avvenire” il giorno del suo esordio, Staino ha raccontato che tempo fa, quando a papa Francesco, in una “lunga telefonata”, fu riferito da Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, che alla madre dello stesso Staino, nel lontano 1948, era stata negata l’assoluzione sacramentale per aver votato per il partito comunista, il papa sbottò sorridendo: “Dica alla madre di questo suo amico che quella assoluzione se la vuole gliela do io”.

Ciò non toglie che il suo arrivo ad “Avvenire” ha provocato un diluvio di proteste. Compresa quella dell’editore del giornale, nella persona del segretario generale della conferenza episcopale italiana, il vescovo Nunzio Galantino, del quale il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio ha riportato ai lettori le seguenti parole: “Non condivido, perché non capisco proprio quale valore aggiunto viene al nostro giornale dalle strisce di Staino”.

Ed è appunto qui ciò che di istruttivo si può ricavare dalla vicenda. Perché ora c’è la prova che il potere di Galantino sulla conferenza episcopale e sul suo giornale non conta più come quando papa Francesco lo nominò segretario generale e di fatto suo luogotenente unico, con l’effetto che ogni sua parola o decisione pesava come se provenisse dal papa.

Oggi la conferenza episcopale ha un nuovo presidente nella persona del cardinale Gualtiero Bassetti, questo sì molto vicino a Francesco e molto più abile nel capirne e assecondarne i voleri.

Mentre la caduta di Galantino dalle grazie del papa è sempre più evidente e il caso Staino ne è la conferma lampante.

Non solo, infatti, il direttore di “Avvenire” ha deciso da solo, senza aver “chiesto autorizzazioni preventive all’editore”, ma ha rivendicato sulle pagine di “Avvenire” la giustezza di questa sua decisione, per di più mettendo in pubblico l’ininfluente parere contrario di monsignor Galantino.

Al quale ha come detto addio proprio nel momento in cui ha dato il benvenuto a Staino, a sua volta “assolto” da papa Francesco.

*


Il secondo episodio ha visto protagonista un altro giornale, “Il Manifesto”, l’unico che in Italia associa alla propria testata la dicitura: “Quotidiano comunista”.

Giovedì 5 ottobre – guarda caso proprio nell’anno centesimo della “Rivoluzione di ottobre” – “Il Manifesto” è uscito in edicola con allegato un libro con i tre discorsi di papa Francesco ai “movimenti popolari”, da lui convocati una prima volta a Roma nel 2014, poi in Bolivia nel 2015 e poi ancora a Roma nel 2016.

Intervistata da “Avvenire”, la direttrice del “Manifesto” Norma Rangeri ha così spiegato la scelta:
“Sentiamo nostri questi messaggi del papa e vogliamo portare ai nostri lettori la radicalità e la semplicità di queste sue parole. […] Lì c’è un’idea nuova di politica, il papa cita anche Esther Ballestrino de Careaga, per la sua concezione della politica. È una comunista di origini paraguayane”. (E fu insegnante di chimica del giovane Jorge Mario Bergoglio, che incontrò le sue due figlie durante la sua visita in Paraguay, nel luglio del 2015).

Dei discorsi di Francesco ai “movimenti popolari” e della sua visione politica i lettori di Settimo Cielo sono già ampiamente informati:


Ma dalla loro pubblicazione ad opera del “Manifesto” si possono ricavare ulteriori informazioni. Perché nel libro, oltre ai discorsi, vi sono un’intervista e una postfazione che arricchiscono il quadro, la prima con l’argentino Juan Grabois e la seconda dello studioso italiano Alessandro Santagata.

Grabois, 34 anni, figlio di uno storico dirigente peronista, dirige oggi la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular ed è vicino a Bergoglio dal 2005, cioè da quando l’allora arcivescovo di Buenos Aires era alla testa della conferenza episcopale argentina. Divenuto papa, Francesco l’ha nominato consultore del pontificio consiglio della giustizia e della pace, oggi assorbito nel nuovo dicastero  per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ed è lui, Grabois, il più attivo a tirare le fila delle convocazioni attorno al papa dei “movimenti popolari”.

L’idea cominciò a prendere corpo subito dopo l’elezione di Francesco. Dopo la messa inaugurale del nuovo pontificato – alla quale era presente in prima fila, accanto ai capi di Stato, anche l’argentino Sergio Sánchez, capo del Movimiento de Trabajadores Excluidos –, Grabois racconta di essere stato contattato dall’arcivescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della pontificia accademia delle scienze, anche lui argentino e più che mai impaziente di entrare nella cerchia dei favoriti del nuovo papa.

Sorondo chiese a Grabois di aiutarlo a organizzare in Vaticano un seminario dal titolo “Emergenza esclusi”, che effettivamente si tenne nel dicembre del 2013 e al quale prese parte anche Joao Pedro Stédile, leader in Brasile del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.

Fu questo seminario l’anteprima della successiva prima convocazione a Roma attorno a papa Francesco dei “movimenti popolari”, una rete di un centinaio di sigle di tutto il mondo ma in prevalenza latinoamericane, in larga misura le stesse delle memorabili adunate anticapitaliste e no-global di Seattle e di Porto Alegre.

Per organizzare sia questo che gli incontri successivi fu creato un comitato composto da Grabois, da Stédile e da altri due attivisti: Jockin Arputham della National Slum Dwellers Federastion e Charo Castelló del Mouvement Mondial des Travailleurs Chrétiens. Più il gesuita Michael Czerny, oggi sottosegretario del dipartimento migranti e rifugiati presso il dicastero per lo sviluppo umano integrale, dipartimento di cui papa Francesco ha riservato a sé personalmente la direzione. A giudizio di Grabois, il ruolo di padre Czerny è stato fin qui “d’importanza vitale per il raccordo con le varie organizzazioni popolari”.

Nel libro edito dal “Manifesto”, sia Grabois che Santagata fanno notare che buona parte dei “movimenti popolari” sui quali il papa fa affidamento sono critici nei confronti dell’istituzione Chiesa e in contrasto con i dogmi cattolici su questioni come l’aborto o i diritti degli omosessuali. Ma “tali contraddizioni non condizionano troppo i lavori degli incontri, poiché essi sono incentrati su tematiche specifiche legate alla lotta per la terra, la casa e il lavoro”.

Una quarta convocazione dei “movimenti popolari” era prevista a Caracas per l’ottobre di quest’anno. Ma è stata sospesa a motivo del disastro in cui il Venezuela è precipitato.

In compenso hanno cominciato a tenersi degli incontri su scala non mondiale ma regionale. Il primo si è tenuto a Modesto, in California, dal 16 al 19 febbraio del 2017, per i movimenti degli Stati Uniti. Un altro si è tenuto il 20-21 giugno a Cochabamba, in Bolivia, per i movimenti dell’America latina.

Con l’incontro di Modesto papa Francesco si è collegato in videoconferenza, leggendo un discorso perfettamente in linea con i tre precedenti.

Non si è fatto vivo invece con i convenuti a Cochabamba. Ma a proposito di queste adunate su scala regionale Santagata scrive:
“Come mi ha riferito [Vittorio] Agnoletto, nell’ultimo incontro in Vaticano si sono levate critiche nei confronti di tale proposta di strutturazione per reti[territoriali] che, a suo giudizio, rischia di dare vita a una serie di ‘scatole vuote’ in concorrenza con l’organizzazione del World Social Forum”.

Agnoletto, eletto nel 2004 per cinque anni al parlamento europeo nelle liste di Rifondazione Comunista. è stato a lungo rappresentante italiano nel consiglio internazionale del World Social Forum nato a Porto Alegre e ha preso parte a vari incontri in Vaticano su queste tematiche.

Tra il World Social Forum e i “movimenti popolari” cari a papa Francesco c’è infatti un crescente attrito. A giudizio di Grabois, il primo “ha tradito la sua essenza per trasformarsi in una sequenza di rituali o di attività turistiche per militanti”.

Mentre i secondi, i movimenti benedetti dal papa, sarebbero oggi i soli capaci di “promuovere l’organizzazione comunitaria degli esclusi per costruire dal basso l’alternativa umana a una globalizzazione emarginatrice”. Anche a costo di uscire dai “confini stretti della democrazia ufficiale” e di adottare “pratiche che potrebbero essere criminalizzate dagli Stati”.

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Bergoglio dà un nuovo colpo mortale alla famiglia!

NOTIZIE DALLA CHIESA CONCILIARE (OGNI TITOLO ECCLESIASTICO E’ QUINDI DA INTENDERE RIFERITO ALLA CHIESA CONCILIARE, NON ALLA CHIESA CATTOLICA)

Segnalazione di F.F.

di Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito Medias Presse_Info

Francesco, il Papa «nero», resterà negli annali della storia come il Pontefice che ha «smantellato» la famiglia tradizionale e che ha protetto la rivoluzione antropologica e sociale in corso, invece di combatterla dall’alto della cattedra pontificia; perseverando nell’auspicio nato nel Vaticano II di istituire una nuova Chiesa in dialogo sempre più stretto col mondo.
E il fatto che questo mondo abbia gettato a mare i valori tradizionali per imporre dei nuovi costumi anti-naturali, non è un problema importante, al contrario!
Lo spirito del Concilio ha sollecitato le più alte autorità della Chiesa ad avvicinarsi e a riconciliarsi col mondo moderno e a «benedire» i suoi riferimenti morali innovativi derivati dal progressismo. Senza che si sia tenuto conto degli avvertimenti di Nostro Signore.

«Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.» (Gc., 4, 4).

L’avvio dato dal Vaticano II col documento finale intitolato «la Chiesa nel mondo contemporaneo» [Gaudium et spes], ha permesso allo spirito mondano di entrare nella Chiesa e di influenzare le mentalità. I comportamenti e la maniera di pensare dei chierici e dei príncipi della Chiesa oggi non sono più illuminati dalla sana dottrina  cattolica, ma dal desiderio di piacere a tutti gli uomini del nostro tempo e di farsi degli amici prendendoli per il loro verso.

Con Papa Francesco questa bonaria attitudine conciliare verso il mondo moderno decristianizzato e in rottura con gli insegnamenti di Cristo, ha raggiunto il suo apogeo. Ed è la famiglia naturale e sacramentale la principale vittima della sua azione rivoluzionaria.

Dopo i due Sinodi sulla famiglia e Amoris laetita, l’esortazione apostata che ne è derivata, Papa Francesco ha appena dato un nuovo colpo di piccone alla concezione tradizionale della famiglia. Ha «rifondato» il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, sostituendolo con una nuova struttura con una missione ridefinita: studiare ancor più, con l’aiuto delle scienze umane, la «realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità».

Con una lettera apostolica in forma di motu proprio, intitolata Summa familiae cura, Papa Francesco mira «ad essere in dialogo col mondo», ha spiegato alla stampa Mons. Paglia questo martedì 19 settembre.

Battezzato Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, questo nuovo organismo vaticanesco ha chiaramente lo scopo di mettere in pratica la riforma sacramentale prevista da Amoris laetitia nei confronti dei divorziati risposati civilmente e di altre coppie in rottura con la cattolicità; e di consacrare i nuovi modelli «familiari» elaborati dagli attivisti arcobaleno.

Nel suo slancio rivoluzionario, il Pontefice argentino si arroga il diritto di decidere che bisogna finirla «con i modelli del passato», e nella sua lettera apostolica scrive:

«Il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato.»
[…]
«Nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo, dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre.»

In poche parole, Papa Francesco aderisce all’attuale rivoluzione antropologia che ignora ogni legge naturale e divina in materia familiare e sessuale. Dopo aver relativizzato la Verità, la Roma post-conciliare relativizza la morale divina e si fa apostolo della corruzione dei costumi, più grave della trasformazione artificiale dell’essere umano, con la scusa di rispondere «pienamente alle odierne esigenze della missione pastorale della Chiesa.»

Definendo i limiti della missione dell’Istituto «nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato», la lettera Summa familiae curastabilisce come insegnamento fondamentale nel dominio della famiglia e del matrimonio Amoris laetitia e il discernimento pastorale «analitico e diversificato», e cioè una pastorale che non si basa più sull’indissolubilità del matrimonio e l’immutabilità naturale della famiglia.

«Amoris laetitia diventa la nuova Magna Carta» ha sottolineato, felice, il Gran Cancelliere dell’Istituto Mons. Paglia, conosciuto anche per essere il grande simpatizzante gay Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e per essere stato oggetto delle attenzioni della giustizia italiana per «corruzione e associazione a delinquere», prima che questa ritirasse le sue accuse col pretesto dell’«ingenuità del prelato» riguardo al mondo del denaro. Eppure questo vescovo sa muoversi tra i grandi del Fondo Monetario Internazionale…

«Con questa decisione – ha spiegato a Vatican Insider – il Papa allarga la prospettiva: da una focalizzata soltanto sulla teologia morale e sacramentale, a una biblica, dogmatica e storica, che tiene conto delle sfide contemporanee. Francesco ha ben compreso il compito storico della famiglia, sia nella Chiesa che nella società. E la famiglia non è un ideale astratto, ma una realtà maggioritaria della società, che deve riscoprire la sua vocazione nella storia».

«Per Papa Francesco – ha insistito nel corso della conferenza stampa di ieri – la famiglia non è semplicemente un ideale astratto: sono le famiglie tutte, senza distinzione, che devono esser aiutate e accompagnate a riscoprire il loro compito storico, sia nella Chiesa sia nella società»

Se si coglie il messaggio in tutta la sua fredda logica, la famiglia di cui il Papa argentino si ritiene guardiano e guida non è la piccola società fondata naturalmente su un padre e una madre, ed elevata all’ordine della grazia col matrimonio sacramentale, col quale la si definisce cristiana, ma ogni genere di unione con o senza figli: monoparentale, omoparentale, dei divorziati risposati, transessuale, sintetica, chimica, artificiale, ecc. E secondo lui, ognuna di queste «unioni» sarebbe una «famiglia» con un ruolo da svolgere nella Chiesa e nella società.

Considerando come «famiglie» pienamente riconosciute le nuove strutture sociologiche derivate dalla rivoluzione sessuale e culturale scatenata dalle lobby Lgbt e transumaniste, alle quali per di più riconosce che sarebbero essenziali per la vita ecclesiale e sociale, Jorge Mario Bergoglio si fa aedo del progressismo più acceso e della demolizione nichilista dell’uomo e della società.

Chiaramente, non possiamo più accettare come un fatto irreversibile il disordine socio-antropologico postmoderno che distrugge consapevolmente tutti i parametri naturali dell’uomo e impone un nuovo ordine sessuale mondiale che tratta i figli come mercanzia; né partecipare alla messa a morte della famiglia tradizionale attuata così … magistralmente!

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Se Bergoglio pensa di abolire il Vaticano…

NOTIZIE DALLA CHIESA CONCILIARE (ogni titolo religioso va inteso come conciliare, non cattolico, n.d.r.)

Segnalazione di F.F.

Secondo alcuni rumors, il Santo Padre vorrebbe abolire lo Stato Vaticano. Un’idea portata avanti dall’ala più progressista della Chiesa

di Andrea Riva

Da quando Bergoglio è stato eletto papa, una voce si rincorre nei corridoi della curia: “Vuole abolire il Vaticano“, dove con questo termine si intende tutta la struttura politica e cerimoniale della Chiesa.

Del resto, lo stesso braccio destro di Bergogliomons. Victor Manuel Fernandez, disse in un’intervista al Corriere: “La Curia vaticana non è una struttura essenziale. Il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotà e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania“. Ipotesi surreali o no? Difficile dirlo, considerata l’imprevedibilità di papa Francesco. Quel che è certo è che questa ipotesi è portata avanti dalle ali più progressiste della Chiesa da tempo. Prosegui la lettura »

Migranti in Italia: bomba sociale per scardinare l’assetto del sistema italia

Come avevano sostenuto inascoltate alcune personalità della cultura ed esponenti dell’opposizione politica, questa dei migranti installati nei centri d’accoglienza in aree urbane, è una vera e propria bomba sociale pronta ad esplodere. Gli ultimi episodi accaduti in varie zone d’Italia (dalle aggressioni agli autisti a Parma, alle intemperanze degli eritrei a Roma, alla violenza e stupro su una coppia di turisti polacchi a Rimini) confermano questa previsione e la rendono molto attuale.

La propaganda “buonista” dei media che fino ad oggi ha cercato di occultare il fenomeno ed offrire un aspetto positivo dell’ondata  migratoria  per farla  considerare “una risorsa” e non un problema, attualmente non riesce più a convincere nessuno. Gli stessi esponenti del PD  adesso cercano di “nascondere la mano” e fingere di voler mettere argine al fenomeno che rischia di far montare la rabbia contro loro stessi e la loro gestione demenziale. Il rimedio che propongono è quello dello “jus soli”, una forma di cittadinanza automatica preventiva che avrebbe l’effetto di attirare  ancora di più masse di migranti in cerca di una “sistemazione” sociale con contributi a carico del paese ospitante.

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Francesco Soros

Udienza generale di Papa FrancescoCHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

M’INQUIETA
Lo dico con la morte nel cuore, ma questo Papa m’inquieta.
M’inquieta il suo estremismo ideologico, l’assenza di profondità con cui sembra affrontare temi epocali che scuotono dalle fondamenta la nostra società. M’inquieta la sua puntuale strategia mediatica, perfettamente coerente con le esigenze del mainstream da cui sembra golosamente attratto. M’inquieta il fatto che lui dica esattamente quello che le élite mondiali vogliono sentir dire. M’inquieta, su alcuni temi, vedere la Chiesa di Roma succube dello Spirito del Tempo, in linea col peggior mondialismo tecnocratico la cui deriva stiamo scontando sulla nostra pelle. M’inquieta, sull’immigrazione, sentire un Papa parlare come un documento della Open Society.

E se il vicario di Cristo, capo della Chiesa romana, sembra il replicante di Soros forse dovremmo inquietarci tutti. Se ottiene il plauso di Emma Bonino e fai fatica a distinguere il suo messaggio da un articolo di Roberto Saviano, vuol dire che la Chiesa ha cessato di essere “incredibile” per diventare banalmente credibile.

UTOPISMO E IRREALTA’
Le posizioni e le affermazioni di Papa Francesco sull’immigrazione imbarazzano per il livello di utopismo e di irrealtà e per la rottura radicale che questo pontefice sta facendo con gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per i quali il “Diritto ad emigrare” (sancito peraltro già da Giovanni XXIII nell’enciclica Mater et Magistra), è sempre stato preceduto da un diritto superiore: il “Diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria” (Giovanni Paolo II). Prosegui la lettura »

La Chiesa gay friendly di Bergoglio

Come si fa a qualificare cattolicamente questa nuova iniziativa sulfurea di Bergoglio?

Costui, imperterrito, non perde occasione per offendere Dio e per incoraggiare il peccato, soprattutto se si tratta del peccato contro natura.
Qual è il suo scopo? Potremmo dire chissà che, ma ci sembra che sia necessario dire che il suo scopo è distruggere la Chiesa cattolica.
Stolto e illuso, come il demonio che lo ispira! Non sa che la Chiesa non può essere distrutta, perché Dio l’ha voluta e la conserva fino alla fine del mondo?
Ma in effetti, Bergoglio ha uno scopo più immediato e più pratico: condurre all’inferno quante più anime è possibile.

Moderna “famiglia” cattolica bergogliana:
Allyson, adottato, Toni Reis, ammaritato primo, David Harrad, ammaritato secondo, Felipe, adottato, prete blasfemo moderno, Jessica, adottata.

La notizia ha fatto il giro del mondo e noi l’abbiamo ripresa da O Globo, che pubblica anche la copia della lettera della Segreteria di Stato con la quale Francesco approva e benedice una coppia gay brasiliana che ha preteso ed ottenuto di adottare tre figli e li ha fatti battezzare con tanto di cerimonia ufficiale fragorosamente pubblicizzata.

Il fatto è accaduto a Curitiba, capitale dello Stato del Paranà, in Brasile.

Toni Reis e David Harrad: oggi sposi.

Un certo prof. Toni Reis, di anni 53, vive tranquillamente in condizione di peccato mortale da 27 anni, con l’inglese David Harrad, di anni 59. Nel 2011 i due decidono di approfittare della nuova legge brasiliana e si “sposano” ufficialmente, acquisendo anche il diritto di adottare dei figli; cosa che hanno fatto in questi anni adottando due ragazzi, che oggi hanno 21 e 14 anni, e una ragazza che oggi ha 17 anni.

Grazie alla mala predicazione di Bergoglio, seguito da tanti vescovi, questi due campioni del cattolicesimo brasiliano decidono di far battezzare i tre “figli” adottivi e si rivolgono a diverse chiese, ottenendo però un rifiuto; tra le altre cose, mentre il Reis è un sedicente cattolico, Harrad è un anglicano. Irriducibili, si appellano allora al vescovo di Curitiba, un certo José Antonio Peruzzo, che accoglie immediatamente la richiesta e incarica Don Élio Dall’Agnol di battezzare i tre nella Cattedrale di Curutiba. Il fatto avviene Domenica 23 luglio 2017, dopo la Messa delle 11,00, con una cerimonia che dura un’ora e mezza alla presenza di tanti rappresentati della comunità LGBT.

I tre ragazzi abbandonati alla cura dei due nefasti omosessuali: Felipe, Allyson e Jessica

Ma i due non si accontentano: vogliono il riconoscimento del nuovo capo della Chiesa cattolica, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, e così il Reis, ad aprile, scrive a Bergoglio, informandolo del prossimo battesimo e chiedendo la sua benedizione.
In Vaticano minimizzano la cosa, ricordando che Bergoglio risponde sempre alle migliaia di lettere che gli giungono da tutte le parti del mondo, e quindi il 10 luglio 2017, la Segreteria di Stato, in nome di Bergoglio e a firma di Mons. Paolo Borgia, sottosegretario per gli affari generali, invia al Reis la seguente lettera, con tanto di fotografia autografata da Bergoglio.

La lettera di felicitazioni di Bergoglio, con annessa foto autografata

Egregio Signore,
Nel ringraziare, da parte del Successore di Pietro, per la testimonianza di adesione e per le parole di omaggio, mi permetto di aggiungere che anche Papa Francesco le augura felicità, e invoca per la sua famiglia abbondanza di grazie divine, perché viviate costantemente e fedelmente la condizione di cristiani, come buoni figli di Dio e della Chiesa, e vi invia una propizia Benedizione Apostolica, chiedendo che non vi dimentichiate di pregare per lui.

Approfitto dell’occasione per esprimerle la mia fraterna stima in Cristo Signore.

Mons. Paolo Borgia
Tra grazie divine, benedizioni apostoliche e fraterne stime, si consuma così una nuova blasfemia, accompagnata dall’incoraggiamento di Bergoglio a praticare bellamente il peccato.
Non ci sono parole per qualificare debitamente questa sulfurea vicenda, ma una cosa si può dire con certezza: gli uomini di chiesa abortiti dal Vaticano II perseguono impenitenti la perdizione delle anime di cui dovrebbero essere i pastori.
Ma il Signore non paga solo il sabato e la giustizia divina non mancherà di rendere a tutti secondo i loro meriti e i loro demeriti.
A noi il compito di pregare incessantemente perché il Signore preservi la Sua Chiesa dalle conseguenze delle malefatte degli uomini di Chiesa.

La sulfurea “famiglia” sotto l’insegna vaticana

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Bergoglio abbraccia il mondo lgbt: ”accogliete gay e trans, e’ quello che farebbe Gesù…”

Gian Guido Vecchi per il “Corriere della Sera”

Bisogna «accogliere e accompagnare» omosessuali e trans, «questo è quello che farebbe Gesù oggi», dice Francesco. Il Papa ha condannato la teoria gender, ma le persone sono un’ altra cosa. Spiega di avere accompagnato, da Papa, persone «con tendenze e anche pratiche omosessuali». Poi racconta la storia di una ragazza divenuta uomo e lo fa sempre al maschile, dice: «Lui che era lei ma è lui».

Sorride: «Adesso però non dite che santificherò i trans, eh? Già mi vedo le prime pagine…». Si vola sul Mar Caspio verso Roma. Bergoglio raggiunge i giornalisti ed esordisce tranquillo: «Sono a vostra disposizione, domandate quello che volete». Risponde per 51 minuti.

BERGOGLIO CON SCIARPA GAYBERGOGLIO CON SCIARPA GAY

Santità, in Georgia ha detto che la teoria gender «è un grande nemico del matrimonio», parlato di «guerra mondiale». Cosa direbbe a chi sente che il suo aspetto non corrisponde alla propria identità sessuale?

«Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali, li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare come fa Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale. Prosegui la lettura »

“Bergogliadi” di Maggio: Medjugorje e altro

Medjugorje, dubbi e aperture del Papa

La conferenza stampa sul volo di ritorno da Fatima. Francesco parla delle apparizioni in Erzegovina, apre a quelle avvenute all’inizio ma esprime molti dubbi su quelle attuali. Su Trump: «Non dò giudizi prima di incontrarlo». Sui Lefebvriani: «I rapporti sono fraterni». «Non ho mai dato la grazia in un caso di abusi sui minori»
«Preferisco la Madonna Madre a quella che fa il capo di ufficio telegrafico che ogni giorno invia un messaggio». Papa Francesco di ritorno da Fatima smorza le interpretazioni sulla preghiera relativa al «vescovo vestito di bianco» («Non l’ho scritta io») e risponde a una domanda sulle apparizioni di Medjugorje rivelando il contenuto della relazione Ruini, positiva sulle prime apparizioni ma dubbiosa sul quelle attuali.

Papa Francesco, il suo silenzio sulla strage comunista del regime venezuelano: c’entra Simon Bolivar?

Papa Francesco

Papa Francesco ha una parola per tutto ciò che avviene nel mondo. E per tutti. Ne ha avute per Donald Trump e più recentemente per le elezioni in Francia. Per i profughi ovviamente e per i campi profughi. Per le donne e la politica. Anche per la Chiesa a i guai del Vaticano. Ha condannato ogni tipo di guerra, ha puntato il dito contro l’estremismo terrorista, ha parlato financo di animali domestici. Eppure c’è un qualcosa su cui ancora non ha proferito parola: il Venezuela.

Il consulente del Vaticano: “Alcuni santi erano gay”

Padre James Martin, consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, su Facebook: “Una certa parte dell’umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt”

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