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Pronta la “legge bavaglio” che vuole uccidere la libertà di pensiero e d’espressione sul web

Il “ministero della verità” è alle porte! Imperativo categorico: tacitare il dissenso non conforme

La Costituzione

Blog di diritto ed economia di Giuseppe PALMA

Eccovi un estratto del disegno di legge di iniziativa parlamentare che pone fine alla libertà di pensiero e d’espressione sul web.

Chiunque diffonde o comunica voci o notizie false, esagerate o tendenziose […] è punito con la reclusione non inferiore a dodici mesi o con l’immenda fino a euro 5.000,00.

E chi decide se una notizia è esagerata o tendenziosa? Quale è il metro di misura del concetto di voce o notizia esagerata o tendenziosa? Chi lo stabilisce? Il Governo? Un’autorità filo-governativa? Una multinazionale dell’informazione su delega del Governo? Il MINISTERO DELLA VERITÀ di orwelliana memoria?

Ancora una volta la Costituzione, e nello specifico il primo commadell’art. 21, è stuprata con violenza! Nella totale indifferenza generale…

Ci stanno togliendo la libertà, ma credo che – all’ultimo metro – falliranno inesorabilmente. Una mia zia, che purtroppo ora non c’è più, diceva sempre: “Cercare di reprimere la libertà è come mettere Gesù Cristo in carcere: scompare per poi riapparire da quest’altra parte delle sbarre“!

Giuseppe PALMA

Fonte: http://lacostituzioneblog.com/2017/02/17/arrivano-i-nazisti-la-legge-bavaglio-che-vuole-uccidere-la-liberta-di-pensiero-e-despressione-sul-web-il-ministero-della-verita-e-alle-porte/ Prosegui la lettura »

“IO, EX ALLIEVA DI VERONESI, OGGI DICO NO ALL’EUTANASIA”

ImageSegnalazione di IN TERRIS, quotidiano on-line Internazionale (Con i piedi per Terra guardando il Cielo)

di Federico Cenci

Ci sono esperienze nella vita che cambiano radicalmente la nostra prospettiva. Quelle che prima consideravamo granitiche certezze, possono sciogliersi come neve dinanzi all’insorgere di una malattia. È ciò che è successo a Sylvie Menard, classe ’47, ricercatrice oncologica francese trapiantata in Italia. Da tre anni è in pensione, dopo aver lavorato all’Istituto dei tumori di Milano ed esser stata direttrice del Dipartimento di oncologia sperimentale.

Allieva del prof. Umberto Veronesi, era favorevole all’eutanasia, poiché era convinta che la vita, in determinate condizioni debilitanti, non fosse degna di essere vissuta. “Poi improvvisamente ho incontrato la morte, ci siamo guardate negli occhi e solo allora ho capito quanto prezioso fosse ogni singolo istante della vita”, rivela a In Terris.

La storia

“Era la fine degli anni ’70, io ero una trentenne, consideravo il prof. Veronesi un maestro dal punto di vista scientifico e filosofico – racconta – e quando lui suggerì l’introduzione in ambito legislativo del testamento biologico e dell’eutanasia, lo seguii in modo convinto”.
Il “caso Englaro” e le proposte di legge concrete sul fine vita erano lungi dall’arrivare. All’epoca in Italia il dibattito su questi temi era ad esclusivo appannaggio di alcuni settori del mondo scientifico contagiati dall’individualismo esistenziale del ‘68. “Ero del parere che in caso di menomazioni, non valesse la pena vivere, dunque ero favorevole all’eutanasia”, racconta. Del resto – prosegue – “ero giovane, non avevo ancora riflettuto su cosa fosse realmente la morte”. “Credevo – taglia corto – non dovesse mai riguardare me”. Prosegui la lettura »

Trump taglia i fondi federali pro aborto nel mondo (l’83% degli americani è d’accordo con lui)

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Il presidente ha compiuto uno degli atti più importanti (dei quattro anni che ha davanti) scegliendo per la Corte Suprema federale un giudice pro-life, come promesso per le elezioni
da Tempi

Poche ore dopo il giuramento come 45mo presidente degli Stati Uniti, fatto il suo ingresso alla Casa Bianca, Donald Trump ha subito firmato un ordine esecutivo molto importante per il partito repubblicano: quello che ristabilisce il bando sull’erogazione di fondi federali alle Ong internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo (il cosiddetto “Mexico City policy”).
La misura non è eccezionale. Il bando, introdotto nel 1984 da Ronald Reagan, è sempre stato revocato dai presidenti democratici al potere (l’ultima volta con Barack Obama) e rimesso da quelli repubblicani. La decisione di Trump, inoltre, incontra il favore dei suoi concittadini: l’83 per cento degli statunitensi è contrario all’erogazione di questi fondi e, dicono sempre i numeri, la maggioranza di loro (6 su 10) si oppone all’uso dei proventi delle tasse per finanziare l’aborto negli Stati Uniti. Prosegui la lettura »

Povia e Amato contro la dittatura del pensiero unico

Spopola lo spettacolo ideato dal cantante Povia e dall’avvocato Amato (VIDEO: Invertiamo la rotta)
di Rossella Montemurro

Tre ore di musica, parole, riflessioni su alcune grandi tematiche del Terzo millennio. Un cantautore – Giuseppe Povia – che, da sempre, non ha problemi ad esporre il suo pensiero anche quando è controcorrente [leggi: NESSUNO NASCE GAY, clicca qui, N.d.BB] e un avvocato – Gianfranco Amato – che si rivela un oratore eccezionale nel rendere comprensibili a tutti concetti non sempre semplici.
Invertiamo la rotta, il format di informazione e intrattenimento ideato da Povia e Amato, ha fatto tappa ieri sera a Matera nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano su iniziativa del parroco, don Nicola Gurrado.
Davanti a una platea gremita – c’era anche il Vescovo della diocesi di Matera-Irsina Monsignor Pino Caiazzo -, il monologo dell’avvocato Amato (presidente dell’organizzazione “Giuristi per la vita”, segretario nazionale de Il Popolo della Famiglia e in prima linea nel campo della bioetica) ha spaziato dalla dittatura del pensiero unico alla teoria del gender alle unioni civili, dalla famiglia naturale alla finanza, all’Unità d’Italia fino ai trattati dell’Unione Europea cercando di rispondere ad una domanda che ha rappresentato il fil rouge dell’intera serata: chi comanda il mondo? Lo stesso interrogativo al quale Povia, nell’omonimo brano del suo ultimo cd NuovoContrordineMondiale, prova a dare una risposta, sulle prime spiazzante ma, in fondo, non così lontana dalla realtà: Prosegui la lettura »

Crimini di mafia: il prof. Guidotto nell’Osservatorio Veneto

9-Aprile-01-845x522Il Prof. Enzo Guidotto, già nostro ospite l’anno scorso in una conferenza presso “Traditio” ed autore del libro “Scandalo petroli”, attualmente disponibile presso la nostra libreria, è entrato a far parte dell’Osservatorio Veneto Antimafia. Lo conosciamo come uomo di profonda rettitudine e professionalità, già amico del giudice Paolo Borsellino e membro della Commissione Antimafia, saprà mettere a disposizione della legalità tutta la sua esperienza, in particolare sulle infiltrazioni e collusioni nel tessuto politico, imprenditoriale ed economico, ma anche sulle ecomafie legate al trasporto e smaltimento rifiuti. Congratulazioni Enzo! (Matteo Castagna, Resp. Naz. Circolo Christus Rex)

http://m.tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2017/02/15/news/crimini-di-mafia-il-prof-guidotto-nell-osservatorio-1.14885694

CASTELFRANCO. Il docente castellano Vincenzo Guidotto nella cinquina di esperti dell’Osservatorio veneto sui crimini di mafia, nominati ieri dal consiglio regionale. Tra i maggiori esperti delle infiltrazioni mafiose, Guidotto farà parte dell’Osservatorio insieme a Giovanni Fabris, Pierluigi Granata, Silvio Montonati e Francesco Giovannucci. Per arrivare alla nomina di Guidotto e Giovannuci è stata necessaria una seconda tornata elettorale essendo tutti a pari merito con 12 voti insieme al giudice Guido Papalia. L’osservatorio avrà in compito di monitorare il rischio di penetrazione della malavita organizzata nei gangli del potere regionale e del sistema imprenditoriale. «Meglio tardi che mai», è il commento del consigliere regionale Pd Andrea Zanoni, «ci sono voluti quasi cinque anni e questo per la Regione è un ritardo colpevole». (d.n.) Prosegui la lettura »

Le menzogne dell’Europa

pinocchioSegnalazione del Centro Studi Federici

Gli eurocrati mentono sulla Grecia, sull’Italia e sulla sopravvivenza della moneta unica (Alfonso Tuor, 15 febbraio 2017)
 
Spira aria di crisi nell’Unione monetaria europea. Infatti, quando gli uomini che contano scendono in campo per ribadire cose che dovrebbero essere scontate, vuol dire che in realtà esse non lo sono affatto.
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha sentito il bisogno di ripetere per ben due volte che l’euro è irrevocabile e, dopo questa dichiarazione davanti al Parlamento di Strasburgo, è corso a Berlino ad incontrare Angela Merkel con l’obiettivo di farle correggere il tiro sulla necessità di un’Europa a più velocità, E dato che l’Unione europea è già a più velocità (non tutti i Paesi hanno adottato l’euro o sottoscritto l’accordo di Shengen e tante altre direttive di Bruxelles), la cancelliera tedesca si riferiva chiaramente all’euro. La trasferta di Mario Draghi ha prodotto una correzione di tiro da parte di Angela Merkel, la quale al termine dell’incontro con il numero uno della Bce ha dichiarato che “l’area euro deve essere coesa e deve procedere ad una velocità unica”. Queste sono parole sono parole destinate unicamente a contrastare le speculazioni politiche e dei mercati finanziari sul futuro dell’attuale euro. Esse non cambiano la realtà di fatto che l’Unione monetaria europea è molto probabilmente alla vigilia di una crisi esistenziale. Più onesto e più chiaro è stato Ted Malloch, che dovrebbe essere il prossimo ambasciatore americano a Bruxelles. In un’intervista alla TV greca Skai, diffusa lo scorso 8 febbraio, ha dichiarato che “la questione della sopravvivenza dell’euro è all’ordine del giorno e che il futuro dell’euro si deciderà entro un anno, al massimo un anno e mezzo”. Si tratta di un discorso chiaro e comprensibile ben diverso dalle dichiarazioni edulcorate e false dei leader europei, che mirano ad ingannare i cittadini europei, facendoli credere che la moneta unica è solida, mentre nelle segrete stanze si studia come superare l’attuale euro.
Le menzogne diventano comunque evidenti allorquando si parla della crisi greca, che si trascina da poco meno di sette anni, della situazione sempre più insostenibile dell’Italia, dell’evoluzione dei tassi di interesse e della diffusa insoddisfazione sociale che è la causa prima delle possibilità di successo elettorale dei partiti euroscettici in Olanda e in Francia. Ma procediamo con ordine.
Il nuovo atto della tragedia greca è stato ufficialmente aperto dal Fondo Monetario Internazionale. Con una mossa senza precedenti, l’FMI ha comunicato che il suo Comitato esecutivo è profondamente diviso sulla partecipazione a un nuovo programma di aiuti ad Atene, poiché il piano di aggiustamento preparato dalla Commissione europea è irrealistico e il debito pubblico greco sarà presto fuori controllo, se i Paesi che hanno adottato l’euro non ne accetteranno una nuova parziale cancellazione. In sostanza, il Fondo Monetario Internazionale ha detto che Bruxelles mente spudoratamente quando ritiene che la Grecia possa avere un avanzo primario (ossia un avanzo dei conti pubblici prima del pagamento degli interessi) del 3,5% del PIL per un periodo di tempo prolungato. Si mente sapendo di mentire, poiché entro luglio bisognerà versare ad Atene altri 7 miliardi di euro, per evitare che il Governo greco non paghi i suoi creditori. Ma perché le autorità europee mentono? Si mente perché Olanda, Francia e Germania, alla vigilia delle loro elezioni, non possono dire ai loro cittadini che devono dire addio ai miliardi prestati alla Grecia (facendo lievitare deficit e debito pubblico), mentre tirano la cinghia sui programmi sociali. Questi Paesi non possono nemmeno accettare che l’FMI non sia più della partita, poiché il Parlamento tedesco ha posto quale condizione la partecipazione dell’FMI al salvataggio della Grecia per approvare gli stanziamenti della Germania. E dato che il Bundestag sarà chiamato ad esprimersi anche sulla partecipazione tedesca alla prossima tranche di 7 miliardi di euro da dare alla Grecia entro luglio, si teme una rivolta dei deputati con pesanti conseguenze sull’esito del voto tedesco di fine settembre. Dunque, sulla Grecia si mente sapendo di mentire e tutti i leader europei sanno che il rilancio dell’economia greca passa attraverso la cancellazione di parte del suo debito pubblico. Lo sanno bene i leader europei, ma mentendo vogliono rinviare il momento della verità, poiché il debito pubblico greco ammonta a 323 miliardi di euro, dei quali però 287 miliardi sono stati prestati dagli Paesi di Eurolandia. Quindi la cancellazione di parte del debito pubblico greco la pagherebbero i contribuenti degli altri Paesi, una prospettiva non facile da far digerire soprattutto alla vigilia delle elezioni.
La vera grande polveriera della moneta unica è comunque l’Italia. L’economia italiana non è riuscita a sfruttare il crollo dei prezzi delle materie prime, i bassi tassi di interesse i continui acquisti dei suoi titoli pubblici da parte della Banca centrale europea, nell’ambito del programma di Quantitative Easing. L’economia continua ad arrancare e infatti Bruxelles prevede che crescerà solo dello 0,9% quest’anno e dell’1,1% l’anno prossimo, il debito pubblico – sempre secondo l’Unione europea – salirà quest’anno al 133,3% del PIL e il deficit pubblico al 2,6%. A tutto ciò si aggiunge la crisi drammatica del sistema bancario, gravato ufficialmente da 200 miliardi di sofferenze che in realtà sono molte di più, come indicano i dati resi noti da Unicredit nel suo recente aumento di capitale. Le probabilità di un risanamento sono scarse poiché a questi dati economici si devono sommare una situazione sociale esplosiva, confermata da una disoccupazione giovanile che raggiunge il 40% e da 4,5 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta e le incertezze politiche che fanno prevedere una stagione di grande instabilità. Come se non bastasse, all’orizzonte si staglia un prevedibile lieve aumento dei tassi di interesse dovuto al restringimento del piano di acquisto di titoli da parte della Bce e soprattutto la tendenza all’aumento dello spread (ossia il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e di quelli tedeschi) che sono destinati a far lievitare il costo del servizio del debito di un Paese che solo quest’anno deve ricollocare oltre 270 miliardi di euro di titoli pubblici che giungono a scadenza. Bruxelles chiede una piccola manovra di correzione entro l’estate ed esprime fiducia sulle prospettive dell’Italia. Ma anche in questo caso gli eurocrati mentono, poiché sanno che la camicia di forza dell’euro impedisce una vigorosa ripresa e senza un rilancio economico i conti pubblici del Bel Paese e i bilanci delle banche italiane non migliorano e sanno pure che i conti pubblici dell’Italia sono sempre più fuori controllo.
A gravare sul futuro dell’euro vi è poi la crescente insoddisfazione sociale che è destinata a manifestarsi in un no all’Europa nelle prossime elezioni. Sapendo discernere tra menzogne degli eurocrati e verità, si capisce che l’uscita di Angela Merkel sull’Europa a più velocità non è stato uno scivolone, ma il riconoscimento che il progetto di Unione monetaria europea è fallito e che non si può più andare avanti così. Quindi, come prevede, Tede Malloch, prossimo ambasciatore americano a Bruxelles, nel giro di un anno e mezzo si deciderà sulla continuazione dell’esistenza dell’euro.
 

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DIECI PROVE CONTRO LA TEORIA DARWINIANA

evoluzione-albero-del-maleSegnalazione di Raimondo Gatto

Da un po’ di tempo circola una teoria a proposito dell’evoluzione della specie umana che riscuote un certo successo fra gli atei, i libri di scuola, Marx ed Engels. È di un certo Darwin. Il cognome non me lo ricordo.
Per chi non legge i giornali è forse il caso di fare un riassunto imparziale e il più possibile obiettivo di questa strampalata accozzaglia di panzane.
Tanto tempo fa la Terra era popolata perlopiù da scimmie. Anche da qualche dinosauro e un paio di zanzare giganti, ma perlopiù da scimmie e, quello che è più importante, senza alcuna traccia di vita umana.
Già questo è abbastanza fantasioso: come ci si può immaginare un mondo fatto tutto di scimmie? Impiegati scimmia, partite di calcio fra scimmie, cellulari a forma di scimmia… assurdo. Ma la sfrenata fantasia del signor Darwin non si ferma qui.
Ogni tanto, dice la sua teoria, nasce qualche scimmia disabile. Di solito si tratta di creature sfortunate, ridotte su una sedia a rotelle a sperare che qualcuno gli costruisca degli scivoli per salire e scendere dagli alberi. Naturalmente nessuno vuole riprodursi con loro e la cosa finisce lì.
Ma di tanto in tanto succede che una particolare malformazione renda la scimmia più brava a prendere le banane. Che ne so, un giorno una scimmia nasce col pollice opponibile, raccoglie due quintali di banane in mezza giornata e tutti fanno la fila per riprodursi con lei. Il giorno dopo tutte le scimmie hanno il pollice opponibile. Prosegui la lettura »

Il diktat dell’Ocse al governo: “Aumentare le tasse sulla casa”

h0zQj1485805208-678x381-520x245Segnalazione di Raimondo Gatto

Conti dell’Italia in rosso. Pesano l’immigrazione e la crisi delle banche. Ma a pagare dovrebbero essere i contribuenti. L’Ocse: “Il governo tassi subito gli immobili residenziali”
Ancora tasse. La ricetta per il governo italiano è sempre la stessa, sia che venga dall’Unione europea sia che a proporla sia l’Ocse.

A preoccupare sono il rapporto tra deficit e pil che, secondo l’Economic survey dell’Ocse sull’Italia, si attesterà al 2,3% quest’anno per poi scendere al 2,2% il prossimo, e il rapporto tra debito e pil che, invece, stato stimato al 132,7% nel 2017 e in calo al 132,1% nel 2018. A minacciare maggiormente i conti, però, sono le criticità del sistema bancario e i continui sbarchi di immigrati. Una cattiva gestione che ora l’istituto di Parigi
vorrebbe coprire facendoci aumentare le imposte sulla casa.

L’economia italiana “è in via di ripresa dopo una lunga e profonda recessione” ma la ripresa “è debole e la produttività continua a diminuire”. L’Ocse ha rivisto leggermente al rialzo la stima di crescita del pil allo 0,9% nel 2016 e all’1% nel 2017 rispetto alle previsioni contenute nel Global economic outlook di novembre che stimava una crescita dello 0,8% per lo scorso anno e dello 0,9% per quello in corso. Prosegui la lettura »

Che brutta Fini!

di Marcello Veneziani

Tanto tuonò che piovve sulla testa di Gianfranco Fini un avviso di garanzia per la Tulliani story, da Montecarlo ai Caraibi. È indagato per riciclaggio ma lui, tanto per cambiare, è sereno. Atto dovuto, fiducia nella magistratura e menate rituali varie. Per rispondere con le stesse ovvietà, aspettiamo il corso delle indagini, non ci pronunciamo prima dei giudici.

La “coglioneria” che Fini aveva addotto per giustificare il suo ruolo nella vicenda potrà essere usata come attenuante sotto il profilo giudiziario; ma è un aggravante sotto il profilo politico. Sotto i tuoi occhi di leader e di presidente della Camera accadono tutte queste cose che riguardano direttamente tua moglie e i suoi famigliari e ti coinvolgono perché nascono dal tuo ruolo politico e istituzionale; e tu non se ne accorgi, non dici nulla, non spezzi il circolo vizioso. E non solo. Prosegui la lettura »

Di nuovo Castellucci ed ecco S. Giovanna d’Arco “transgender”

Nel gennaio 2012 il nostro Circolo Christus Rex organizzò una Messa riparatrice allo spettacolo blasfemo di Milano, in cui veniva lanciato dello sterco sul volto di Cristo. Ma a Castellucci piace attaccare la Religione e ci riprova:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Duole che gli Italiani vengano conosciuti all’estero per la loro blasfemia. Ancor più duole che il nome del nostro Paese sia associato a quello dei suoi “figli” degeneri.

Di Romeo Castellucci (nella foto) ci eravamo già occupati. Anzi, se n’era occupata la stampa internazionale per la sua oscena rappresentazione dal titolo Sul concetto di volto di Dio, la cui scena centrale consiste in una gigantografia del Cristo raffigurato da Antonello da Messina nel Salvator Mundi, letteralmente inondato di liquami ed escrementi. Siamo purtroppo costretti a parlar di nuovo di questa sorta d’impenitente iconoclasta, acclamato dalla grancassa mediatica, per denunciare l’ennesima sua opera blasfema, opera che ha massacrato l’oratorio drammatico scritto da Paul Claudel e composto da Arthur Honegger, Giovanna al rogo, evidentemente dedicato a Santa Giovanna d’Arco. Prosegui la lettura »