Archivio per la categoria Saggistica

ELOGIO RAGIONATO DEL POPULISMO

di Roberto Pecchioli

Il rasoio di Occam populista

Quello che sembra sfuggire alle analisi di sociologi e politologi, e che è a monte dell’insorgenza populista c’è  il cortocircuito ed il successivo smottamento della società “solida” e la prevalenza, provocata dalle stesse oligarchie, del mondo “liquido”. La scomparsa di Zygmunt Bauman, il sociologo anglo polacco ebreo inventore del fortunatissimo aggettivo per descrivere la post modernità stimola ad una breve analisi. La contemporaneità non si è liquefatta per caso, o per opera di forze astratte. Il processo è stato pensato, orientato, guidato, imposto dalle élite  apolidi – meno dunque di cosmopolite ! – a loro agio nei non luoghi descritti da Marc Augé, arroccate nei grattacieli direzionali delle grandi corporazioni finanziarie ed industriali multinazionali, ed affidato per la pratica esecuzione ad un clero secolare, quello degli intellettuali addetti all’educazione, alle accademie, all’industria culturale, mediatica e dell’intrattenimento. Ceti dominanti oggi profondamente, ancorché un po’ confusamente, disprezzate dalla grande maggioranza degli altri, le vittime della nuova condizione liquida. Prosegui la lettura »

Il caso. Basta scherzi, tirate fuori la vera Miss Helsinki con gli occhi dell’aurora boreale

semfvs0di Silvia Valerio

Dai, adesso potete dirlo. L’epifania tutte le feste si porta via e si apre il carnevale. E a carnevale ogni scherzo vale. Anche quelli bastardi. Adesso potete dirlo che la nuova elezione di miss Helsinki, diciannovenne di origini nigeriane, è uno scherzetto per vedere se siamo ancora reattivi dopo il periodo di sbronze e panettoni, se i sensi non si sono annebbiati, se i botti di capodanno non ci hanno compromesso la funzionalità visiva e se abbiamo ancora quel tanto di vivacità mentale che basta ad accorgersi se ci siamo svegliati femmine o maschi, cani o gatti, uomini o caporali. Una specie di test di reattività. Come i computer, quando ti propongono quei calcoletti interessanti prima di farti entrare nella tua posta e si scusano: “Devo verificare che tu non sia un robot”. Buontemponi.

Be’, non siamo dei robot. Ci vediamo ancora discretamente. E poi, anche alla luce di una candela o della fiamma del gas in cucina uno avrebbe formulato all’istante un giudizio chiaro e distinto sulla signorina che avete scelto per il vostro scherzetto. Anche Goethe, quando faceva gli esperimenti nei campi alla luce della luna piena, avrebbe fatto un salto tra i ciuffi di erbe selvatiche e le civette

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Mattarella papa, Bergoglio presidente

Splendida sagacia di Marcello Veneziani…

Mattarella papa, Bergoglio presidente

Fonte: Marcello Veneziani

Italiani, c’è un clamoroso equivoco, un qui pro quo, una vistosa inversione di ruoli istituzionali. C’è Mattarella che fa il Papa e Bergoglio che fa il Presidente, della Fao, di Amnesty international o di Emergency, al posto di Gino Strada. Se notate quel che dice Mattarella e come lo dice, i suoi gesti e i suoi messaggi non sono quelli di un Presidente della Repubblica.

Il suo tema ricorrente, assoluto, ripetitivo è l’accoglienza, il suo compito è celebrare esequie, aprire le porte ai migranti e fare prediche morali. Funerali e sbarchi, la vita degli italiani lo interessa meno (salvo i terremoti). Si occupa di Africa più che di Italia, di umanità più che di nazionalità. Prosegui la lettura »

Il Jerusalem Post lancia l’avvertimento: “Ci sarà una guerra, una grande guerra”

Risultati immagini per guerraSegnalazione di Federico Prati

by Umberto Pascali

“Il mondo arabo ha visualizzato  l’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara come la scintilla per un 3° guerra mondiale?”

L’avvenimento del 20 dicembre viene visto con entusiasmo dal Jerusalem Post che cita il corrispondente di Al Jazeera Faisal al-Qaseem: “Se si pensa che l’assassinio dell’ambasciatore russo sia stato un evento pericoloso, basta poi aspettare che qualcosa di dieci volte più pericoloso sta per accadere nel prossimo anno. Il mondo sta per girare a testa in giù “.
Per il Jerusalem Post, il killer dell’ Ambasciatore Karlov sarà considerato un eroe come Gavrilo Princip, l’assassino del Granduca Francesco Ferdinando, e così egli sarà seguito da molti nel mondo musulmano.
Questo è, naturalmente, un fatto anche penalmente auto incriminante, di più che una ammissione (una confessione?) Tanto che il New York Times evoca uno scenario simile alla prima guerra mondiale …
Ma, mentre l’intenzione dei mandanti si dimostra palese, non siamo sicuri che avranno la capacità di farlo. Gli autori del pezzo criminale, Yasser Okbi, e Maariv Hashavua, non hanno alcun problema a mostrare la loro soddisfazione personale per l’assassinio; e sembrano avere sostenuto il compito di spingere per una conclusione positiva dell’operazione, vale a dire, l’escalation verso una guerra. Possibilmente utilizzando ciò che resta dei loro terroristi, per farli scatenare al di fuori della loro area. Loro si vantano circa quello che sembrano già sapere, ovvero che ci sarà una nuova ondata di atti terroristici, dieci volte più grande di quelli che abbiamo visto fino ad ora …
Chiaramente la cricca che ha organizzato la rivoluzione colorata, le primavere arabe, le guerre locali – sembra più determinata che mai a scatenare una guerra più grande. Prosegui la lettura »

“Giudeo-Massoneria”: il Nemico dei Popoli Europei

Risultati immagini per giudeo-massoneriaSegnalazione di Federico Prati

Tratto dal libro intitolato “La Massoneria Smascherata”, di Giacinto Butindaro, Roma dicembre 2012

Il Giudaismo ha indubbiamente esercitato una fondamentale influenza sulla Massoneria.
Esistono perciò delle importanti affinità o stretti rapporti tra la Massoneria e il Giudaismo, che peraltro in ambito ebraico vengono da taluni riconosciute apertamente, e io dico, non potrebbe essere altrimenti. Ecco alcune testimonianze in tal senso.
Il rabbino Elia Benamozegh su La vérité israélite ha affermato: «Lo spirito della Massoneria è lo spirito del giudaismo nelle sue credenze più fondamentali; sono le sue idee, è il suo linguaggio, è quasi la sua organizzazione […]. La speranza che sostiene e fortifica la Massoneria è la stessa che illumina e irrobustisce Israele nella sua via dolorosa mostrandogli nell’avvenire il trionfo certo. L’avvento dei tempi messianici, che altro non è se non la constatazione solenne e la proclamazione definitiva degli eterni principî di fratellanza e di amore, l’associazione di tutti i cuori e di tutti gli sforzi nell’interesse di ciascuno e di tutti, e il coronamento di questa meravigliosa casa di preghiera di tutti i popoli, di cui Gerusalemme sarà il centro e il simbolo trionfante» (cfr. E. Benamozegh in La vérité israélite [La verità israelita], 1865, pag. 74; cit. in L. de Poncins, La Franc-Maçonnerie d’après ses documents secrets [La Massoneria secondo i suoi documenti segreti], Beauchesne et Fils éditeurs, 1941, pag. 265), e nel suo scritto pubblicato postumo Israele e umanità, affermò che ‘la teologia massonica corrisponde abbastanza bene a quella della Qabbalah’ e che ‘uno studio approfondito dei monumenti rabbinici dei primi secoli dell’era cristiana fornisce numerose prove che l’hagaddah era la forma popolare di una scienza segreta, che offriva, con i metodi d’iniziazione, impressionanti analogie con l’istituzione massonica’. Prosegui la lettura »

Questa società non punta ad accogliere chi arriva da noi, ma a rendere migrante chi c’è già

di Diego Fusaro

Questa società non punta ad accogliere chi arriva da noi, ma a rendere migrante chi c'è già

Fonte: Lettera 43

L’elogio ipocrita dell’immigrazione da parte dell’èlite neofeudale e dei suoi oratores della sinistra del costume non si spiega unicamente in ragione dell’«esercito industriale di riserva» (Marx) che i migranti vanno a costituire, abbassando i costi della forza lavoro e accrescendone la debolezza.
I migranti sono per il capitale gli schiavi ideali: ricattabili, senza coscienza di classe, disposti a tutto pur di sopravvivere.
Accanto a questo motivo, e a esso connesso, ve ne è un altro.
Il nuovo profilo antropologico coessenziale al tempo della precarietà a tempo indeterminato corrisponde a quello dell’uomo senza identità e senza radici; il quale è, al tempo stesso, homo migransdeterritorializzato, apolide e sradicato, sempre pronto, valigia alla mano, a spostarsi seguendo i processi della delocalizzazione e della volatilizzazione dei capitali.
TRIONFO DELL’INSTABILITÀ. In virtù del fatto che, nel regime della precarietà assoluta del finanz-capitalismo, ogni progetto e ogni legame risultano a tempo determinato, il soggetto deve sapersi distaccare disinvoltamente da tutto, abbandonando non solo l’ideale della stabilità lavorativa e affettiva e, più in generale, la sfera dell’«eticità» (Sittlichkeit) di hegeliana memoria.
Deve anche, in pari tempo, affrancarsi da ogni radicamento territoriale, mantenendosi pronto a improvvise migrazioni e all’inseguimento, al di là dei mari e dei confini, delle cosiddette “sfide della globalizzazione”. Prosegui la lettura »

Il Gattopardo

di Umberto Bianchi

Il gattopardo

Fonte: Umberto Bianchi

Forse mai film e romanzo furono tanto veritieri in quanto a simbolica rappresentazione di un paese come il nostro…Tomasi di Lampedusa aveva, già nell’oramai lontano 19° secolo preconizzato e rappresentato al meglio lo spirito di quell’Italia che, ancorchè giovane nazione sul proscenio mondiale, mostrava già di possedere caratteristiche piuttosto “inedite”, quanto a coerenza e a tutte le virtù ad essa correlate. Oggi, a quasi due secoli di distanza, l’Italia sembra ricalcare pedissequamente certi copioni, senza soluzione di continuità…Il tanto osannato Referendum sulle Riforme istituzionali che, per taluni sembrava rappresentare un metafisico spartiacque, dopo il quale o il Diluvio o una nuova Palingenesi ci avrebbero atteso, bene, a nulla ha portato, nonostante il NO chiaro e forte espresso dagli italiani ad un Governo abusivo, non eletto, impopolare, asservito in modo sfacciato alle lobbies della finanza internazionale. Come se nulla fosse, dopo una farsesca consultazione tra le forze di Governo e la Mummia Presidenziale, gli stessi nomi, le stesse facce, le stesse poltrone, sono state ancora una volta riconfermate, stavolta sotto la sagace guida dell’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, una figura di fronte alla quale Renzi pare Flash Gordon, quanto a sveltezza, energia e spirito di intraprendenza (in negativo, sia ben chiaro…). Tutto il chiasso, il clamore, le speranze, le paure, sono scivolate via come se nulla fosse, trascinate nel “cupio dissolvi” della costituzione di un governo-fotocopia, frutto della solitaria partenogenesi di una qualche abominevole creatura, lontana anni luce dal popolo e dal suo sentire. Sì, è vero, Loro hanno detto che questo sarà un governo di “scopo”, cioè messo lì per portare a termine solo certe incombenze istituzionali, dopodiché si autoscioglierebbe per lasciare che siano i cittadini a dire la loro. Ed è proprio su questo ultimo punto, che riteniamo sia lecito nutrire i più forti e ragionevoli dubbi. Non che non si voterà mai più, ma è ragionevole dubitare che non sarà in tempi così brevi; qualcuno preconizza il 2017 o il 2018 ed oltre. Nel prevedere tempi così lunghetti si dovrebbe, però tener presente che, mummie ed affini, hanno sicuramente un concetto del tempo più elastico ed “allungato” di quello di noi umani, così attaccati all’idea di un consenso politico che dovrebbe trovare base e fondamento nella coscienza della gente, di quel popolo, oggidì messo in disparte, dalla sfacciata arroganza delle oligarchie buoniste e progressiste. Costoro credono che democrazia, libertà di espressione e scelta vadano bene solo quando utilizzate per conferir loro consensi, altrimenti, senza troppe storie, si ricorre a quella modalità di golpe “soft”, leziosamente chiamata “governo tecnico” o “di scopo”, dietro le quali si nasconde una vera e propria arbitraria sospensione dei diritti dei cittadini. Ma, come recita un antico adagio, “non tutto il male vien per nuocere”. Siamo ancora in una situazione troppo fluida, perché da un confronto elettorale non possa ripetersi un altro nauseabondo, pateracchio all’italiana. La legge elettorale, anzitutto. Sarebbe veramente ridicolo tornare al voto con due leggi elettorali differenti, una per la Camera e l’altra per il Senato. Sarebbe certamente auspicabile un ritorno al Proporzionale. Ma, seppure importante, non è questa la ragione-principe che dovrebbe indurci ad una più approfondita riflessione, basata su quanto abbiamo poc’anzi accennato. Ad ora, le forze di opposizione, sono ancora troppo confuse e frastagliate. Incertezza e poca chiarezza regnano sovrane, accompagnate a rivalità di varia natura. Il quadro che va via via prospettandosi, non consente, a parere di chi scrive, indecisioni o sbavature di sorta, anche perché stavolta, più che mai, in giuoco non c’è solamente il fragile equilibrio politico italiano, ma la nostra stessa sopravvivenza come popolo, ethnos, inteso come comunanza di lingua, cultura e visione del mondo. Una sopravvivenza oggi seriamente messa in giuoco dall’accelerazione impressa a quel processo di omologazione ed asservimento globale ai “desiderata” dei potentati finanziari internazionali, la cui più grave manifestazione, tra le tante, è rappresentata proprio dalla sconsiderata immissione di masse umane provenienti da aree esterne all’Europa, al fine di sostituire con queste ultime, la forza lavoro nostrana e, con essa, qualunque forma di rivendicazione e freno al liberal capitalismo. Ed il fatto che, in giro di idee chiare ve ne siano poche, lo dimostra anche la vicenda di movimenti come il 5 Stelle che, al di là di belle parole e di splendide intenzioni, alla prova dei fatti, ha dimostrato immobilismo ed incapacità nelle scelte strategiche, come accaduto con la giunta Raggi a Roma, la cui squadra di lavoro non è stata ancora completata o, come nei casi di altre realtà locali, con coinvolgimenti ed avvisi di garanzia di vario tipo e genere. Una vecchia storia all’italiana, questa, che troppo spesso, ha visto forze politiche fresche di anni di dura opposizione, finire con l’impantanarsi in quella stessa palude, in cui giacevano le tanto vituperate forze dei vari governi, fatti oggetto delle peggiori accuse. Ed allora forse, sarà proprio vero che “non tutto il male vien per nuocere”. Quel lasso di tempo, più o meno breve, lungo o medio, che intercorrerà tra l’insediamento del governo-travicello e l’indizione di nuove elezioni, dovrebbe essere adoperato per mettere a punto idee, programmi, strategie, chiari e non per rincorrere obiettivi a brevissimo termine, che potrebbero rivelarsi delle trappole senza scampo, per chi vi si voglia impunemente avventurare. La fretta di dare battaglia in campo aperto, ha troppo spesso portato alla sconfitta anche le menti e le personalità più importanti della storia, come nel caso di Napoleone, mentre il lungo e logorante assedio, lo sfinimento per inedia delle forze nemiche, accompagnato da un rapido e secco colpo di grazia, ha finito, molto spesso, per rivelarsi una strategia vincente. Un’opposizione dura, logorante, continua, accompagnata da idee chiare, sino allo sfinimento ed al completo sfaldamento delle forze di establishment, si potrebbe rivelare molto più efficace e duratura nei risultati, che non una frettolosa e scombinata ascesa alla sala dei bottoni, accompagnata da altrettante rapide e disastrose uscite di scena. Ed allora, cari amici, lettori e militanti, meglio una “Lunga Marcia” di maoista memoria, meglio una “Lotta di lunga durata” alla Ho Chi Minh, che non il pregustare il dolciastro sapore di quanto mai improbabili posticini al sole, immaginando alleanze, assi, coalizioni, leggi elettorali che, di per sé, non hanno e non avranno mai nessun senso compiuto, se non accompagnati da un epocale cambio di approccio verso l’azione politica.

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DUTERTE: Il NUOVO “DON RODRIGO” DELLA SINISTRA

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di Raimondo Gatto

RODRIGO DUTERTE BALZA AL PRIMO POSTO NELLA CLASSIFICA DELL'”UOMO NERO” DI TURNO, SUPERANDO TRUMP, la LE PEN e FARAGE. Ecco ciò che scrive di lui “La Repubblica”.

Duterte: “I trafficanti? Datemi il tempo di ucciderli tutti”(reuters)
Sono due le cose alle quali il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte non vuole rinunciare. La prima è la lotta ai narcotrafficanti. La seconda sono le sue parole inappropriate. Dopo aver definito il presidente Obama un “figlio di …”, Duterte era finito al centro delle attenzioni internazionali per le dichiarazioni di un suo sicario che aveva rivelato i metodi sanguinari di Duterte nei confronti dei suoi oppositori. Ma nulla può fermare le affermazioni di Duterte che oggi dichiara di aver ancora bosogno di altri sei mesi per portare a termine la sua lotta alla droga. Prosegui la lettura »

La giudeo-massoneria contro la Tradizione

masebSegnalazione di Federico Prati

di Cinzia Palmacci

La teoria della congiura contro la Chiesa di Cristo, sostenuta dal libro di Maurice Pinay “Complotto contro la Chiesa” (I ed., Roma, 1962), è divinamente rivelata nel Vangelo di Giovanni (IX,22): “I giudei cospiravano di espellere dalla Sinagoga chiunque riconoscesse che Gesù era il Cristo”. Questo testo è particolarmente interessante anche per quello che rivela a proposito del Comunismo. Nel primo capitolo intitolato “Il Comunismo come distruttore”, definisce il Comunismo, “…tra tutti i sistemi rivoluzionari, quello più perfetto, più efficiente e spietato, atto a distruggere qualunque istituzione politica, sociale, economica e morale. Tra le istituzioni morali odia la Santa Chiesa Cattolica, e tutte le manifestazioni culturali e cristiane che rappresentano la nostra civiltà umana”. Inoltre, il testo di Pinay, individua negli Ebrei, senza ombra di dubbio, gli inventori del Comunismo. E come tutte le correnti rivoluzionarie di origine ebraica che hanno attaccato duramente il Cristianesimo, il Comunismo non fa eccezione. Lo scopo principale del Comunismo, aggiunge Pinay, è il tenace perseguimento del dominio sul mondo e del potere assoluto su tutti i popoli della terra. Appare evidente che il Comunismo, come prodotto della massoneria giudaica,  persegue l’obiettivo di distruzione della Chiesa Cattolica percepita come ostacolo ai piani di dominio dell’élite giudaica, conosciuta anche con il nome di Sionismo.

Ma chi è Maurice Pinay? Poco prima che iniziasse il Concilio un gruppo di alti prelati e laici diedero alle stampe, sotto lo pseudonimo di Maurice Pinay, un libro veramente profetico, che allora fece molto scalpore. Maurice Pinay scriveva nel 1962: “si sta compiendo (con il Concilio Vaticano II) la più perversa cospirazione contro la santa Chiesa. …Sembrerà …incredibile a coloro che ignorano questa cospirazione che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal Comunismo e dal potere occulto che li governa. Prosegui la lettura »

La prima insurrezione antigiacobina nella penisola italiana

viva_mariaE’ uscito il secondo libro nell’arco di un anno circa (l’altro è quello su Fatima di Arai Daniele) scritto da nostri collaboratori.  Stavolta l’autore è Raimondo Gatto, con “Zingari”, che sarà presentato prossimamente, ovviamente a Verona. Presto i dettagli.

di Raimondo Gatto

Vi è una data che segnala l’inizio dell’espansione rivoluzionaria in Italia, ed è il 5 aprile 1794, quando l’esercito francese entrò nel territorio della Repubblica di Genova per aggredire il Regno di Sardegna passando il confine di Ventimiglia, territorio della Serenissima.
Gli eserciti dell’Assemblea nazionale avevano già occupato la Savoia e la Contea di Nizza, in omaggio al risibile pretesto dei “sacri confini stabiliti dalla natura”, e della “lingua comune”.  Ci volle
molto tempo perché il “principio di nazionalità” entrasse nel bagaglio della rivoluzione; fu Napoleone III nel 1856, a consacrarlo alla vigilia dell’intervento a fianco del Piemonte, per giustificare la guerra contro l’Austria, distruggendo quello di legittimità.
Utilizzando questi motivi i rivoluzionari entrarono nella penisola italiana allo scopo di sconfiggere l’esercito piemontese che unitosi agli austriaci dopo la dichiarazione di Pilnitz tentò di erigere una diga per fermare gli aggressori; al Regno di Sardegna e all’Austria si uni la Prussia, che però si tirò fuori dalla mischia poco tempo dopo.
Il fratello di Robespierre, Agostino aveva tentato di fermare il Piemonte, chiedendo in cambio di Nizza Savoia e della Sardegna, mano libera sulla Lombardia e sugli ottantasette feudi imperiali del tortonese che dipendevano da Vienna. Vittorio Amedeo III rifiutò lo scambio e si accinse a consolidare la sua alleanza con l’Austria.
Per entrare in Piemonte bisognava passare per il territorio della Repubblica di Genova, poiché il piano prevedeva di transitare attraverso la valle del Tanaro e della Bormida, attaccando l’esercito austriaco che vigilava sulla Lombardia; chiave di volta era la fortezza sabauda di Saorgio, che una volta occupata non avrebbe trovato altra resistenza a guardia della pianura padana; nel giugno del 1793, i piemontesi riuscirono a bloccare i francesi sul colle dell’Authion e del Raus; un altro obiettivo dei francesi era di occupare il porto sabaudo di Oneglia, dove le navi del regno contrastavano
quelle dei rivoluzionari. Prosegui la lettura »