Archivio per la categoria Saggistica

I Neocon e lo ‘Stato Profondo’ castrano la presidenza Trump

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=127339&typeb=0&i-neocon-e-lo-stato-profondo-castrano-la-presidenza-trump-e-finita-gente-

Flynn cercava di strappare il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca. The Donald ora si inchina al Vero Potere

di The Saker

Meno di un mese fa avevo messo in guardia sul fatto che negli Stati Uniti era in corso una rivoluzione colorata [in italiano]. Il mio primo elemento probatorio era stata la cosiddetta “indagine” che CIA, FBI, NSA ed altri stavano conducendo sul candidato che avrebbe dovuto diventare il Consigliere alla Sicurezza Nazionale del Presidente Trump, il generale Flynn. Questa notte, il complotto per liberarsi di Flynn ha finalmente avuto successo e il generale Flynn ha offerto le sue dimissioni [in inglese]. Trump le ha accettate.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Flynn non era certo un santo o un uomo di tale saggezza da salvare il mondo con una mano sola. Non lo era. Però la figura di Flynn era la pietra angolare della politica di Trump sulla sicurezza nazionale. Per prima cosa, Flynn aveva osato l’impensabile: aveva osato dichiarare che l’ipertrofica comunità dell’intelligence americana doveva essere riformata. Aveva tentato anche di subordinare la CIA e gli Stati Maggiori Riuniti al Presidente attraverso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale. In altre parole, Flynn aveva cercato di strappare l’autorità e il potere assoluto alla CIA e al Pentagono, per riportarlo sotto il controllo della Casa Bianca. Flynn voleva anche collaborare con la Russia. Non perché fosse un amante della Russia, il solo pensiero che il direttore della DIA sia un fan di Putin è ridicolo, ma Flynn era razionale e aveva capito che la Russia non costituisce nessuna minaccia per gli Stati Uniti o per l’Europa e che la Russia e l’Occidente hanno interessi in comune. Questo è un altro psicoreato assolutamente imperdonabile a Washington DC.

Prosegui la lettura »

Distruggere la finestra di Overton

lafinestradiovertonSegnalazione di F.T.

di Roberto Dal Bosco

CLICCA SU: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=319907&Itemid=100021 Prosegui la lettura »

Le due settimane che iniziarono a cambiare tutto

cambiamentoSegnalazione di Raimondo Gatto

di Nicolò Meier

1) TRUMP BASTONA LA GERMANIA: il presidente USA ufficializza la politica economica USA, che NON prevede più la “centralità” dell’euro per l’Europa in un’ottica americana dove per riequilibrare la bilancia dei pagamenti è necessario che la Germania la finisca di approfittare dei vantaggi che le da l’euro.

2) L’EURO NON E’ PIU’ IRREVERSIBILE NEMMENO PER DRAGHI: rispondendo a Marco Zanni, il capo della BCE dice invece che dall’euro si può uscire eccome, e che basta pagare.
Sul “basta pagare”, ovviamente e come già spiegato, Draghi sogna, ma un po’ lo si capisce anche, non può dire null’altro che questo fino all’ultimo.

3) LO STUDIO DI MEDIOBANCA: esce un report di Mediobanca che fa scalpore. Se l’Italia esce dall’euro, ci guadagna. A differenza degli anni scorsi, dove anche la stessa Mediobanca fece lavori inediti e con un finale simile, stavolta la notizia fa il giro d’Italia e d’Europa.
Tutto il mainstream lo accoglie con stupore, non se lo aspettavano, ma l’alto valore scientifico, con cifre e numeri, non lascia spazio ad interpretazioni.
Insomma, si può prendere per il culo Salvini che dice di uscire dall’euro, ma Mediobanca no…Ora però non più nemmeno Salvini. Prosegui la lettura »

Lasciamo perdere Trump, per favore

Miguel Martinez

Da qualche settimana, vedo che tutti i media non fanno altro che parlare di quello che fa o dice il signor Donald Trump.

Ora, Donald Trump è semplicemente il presidente degli Stati Uniti, che già non sono uno “stato” in senso europeo, sono cinquanta stati ciascuno con un grado di independenza inimmaginabile da noi.

Poi lui è solo uno dei tre rami ufficiali del potere, e anche uno solo dei mille rami non ufficiali del potere.

Se questo pittoresco speculatore immobiliare è riuscito a farsi strada, è perché ha colto qualcosa di essenziale.

E su questo qualcosa di essenziale, il resto del mondo tace.

Per cui cerchiamo di ribadire ancora una volta una cosa già detta.

La questione fondamentale è urbanistica, cioè riguarda una scelta di sistema di vita che da settant’anni segna la vita statunitense: la suburbia. Prosegui la lettura »

Pure Gheddafi aveva previsto la cecità dell’Occidente

di Massimo Fini – 05/02/2017

Pure Gheddafi aveva previsto la cecità dell'Occidente

Fonte: Massimo Fini

Martedì sera su Rai Storia nell’ambito della sezione Grandi discorsi della storia curata da Aldo Cazzullo, sono stati esaminati i discorsi di alcuni importanti leader contemporanei da Georges W. Bush a Hollande a Khomeini ad Al Baghdadi ad Arafat. A commentarli Domenico Quirico, Fausto Biloslavo, Gad Lerner e io stesso. Per esaminarne il linguaggio e la gestualità c’era la linguista ed esperta di comunicazione Flavia Trupia.

Una gran bella trasmissione, come del resto è nella tradizione di Rai Storia. Peccato che, suppongo per motivi di spazio, sia rimasto fuori un discorso che Muammar Gheddafi tenne all’Assemblea delle Nazioni Unite il 23 settembre 2009. Un discorso estremamente interessante. Innanzitutto perché, a differenza di quelli di Al Baghdadi e, parzialmente, di Khomeini, è un discorso assolutamente laico espresso con linguaggio laico come farebbe un qualsiasi leader occidentale. Poi per i contenuti. Gheddafi parte dal fatto che nonostante le solenni premesse della Carta dell’ONU gli Stati non sono affatto uguali. “Il Preambolo della Carta afferma che tutte le nazioni, piccole o grandi, sono uguali. Sono uguali quando si tratta di seggi permanenti? No, non sono uguali. Abbiamo il diritto di veto, siamo uguali? I seggi permanenti contraddicono la Carta”. Il leader libico poi fa notare come i seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza appartengano a Paesi “che sono stati scelti perché hanno armi nucleari, grandi economie o tecnologie avanzate. Non possiamo permettere che il Consiglio di Sicurezza sia guidato da superpotenze, quello è terrorismo in sé e per sé…Il terrorismo non è solo Al Qaeda ma può assumere anche altre forme”. Gheddafi fa quindi notare come l’ONU non solo non sia riuscita a evitare le guerre di aggressione ma le sue risoluzioni siano state rispettate o non rispettate a seconda delle convenienze delle grandi potenze. E fa alcuni esempi. “Noi eravamo contro l’invasione del Kuwait, e i Paesi arabi hanno combattuto contro l’Iraq a fianco dei Paesi stranieri in nome della Carta delle Nazioni Unite. In un primo momento la Carta è stata rispettata. La seconda volta quando abbiamo deciso di utilizzare la Carta per fermare la guerra contro l’Iraq del 2003, nessuno l’ha usata e il documento è stato ignorato”. E così continua: “Se un Paese, la Libia per esempio, decidesse di aggredire la Francia, allora l’intera Organizzazione risponderebbe perché la Francia è uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite e noi tutti condividiamo la responsabilità collettiva di proteggere la sovranità di tutte le nazioni. Tuttavia 65 guerre di aggressione hanno avuto luogo (contro Stati sovrani, ndr) senza che le Nazioni Unite facessero nulla per prevenirle. Altre otto enormi e feroci guerre, le cui vittime ammontano a circa 2 milioni, sono state intraprese dagli Stati membri che godono di poteri di veto”.

Un passaggio particolarmente interessante è quello che il leader libico riserva all’Afghanistan: “Per quanto riguarda la guerra in Afghanistan, anche qui bisogna indagare. Perché siamo contro i Talebani? Perché siamo contro l’Afghanistan? Chi sono i Talebani? Se i Talebani vogliono uno Stato religioso, va bene…Se i Talebani vogliono creare un emirato islamico, chi dice che questo li rende un nemico? C’è qualcuno che sostiene che Bin Laden fa parte dei Talebani o che lui è afgano? Bin Laden è uno dei Talebani? No, non è dei Talebani e non è neppure afgano. I terroristi che hanno colpito New York City erano dei Talebani? Erano dell’Afghanistan? Non erano né Talebani né afgani. Allora qual era la ragione per la guerra all’Afghanistan?”.

Gheddafi poi, pensando all’Iraq e allo scontro fra sciiti e sunniti e forse premonendo qualcosa di simile per se stesso, contesta l’intromissione di potenze straniere nelle guerre civili altrui. “L’America ha avuto la sua guerra civile e nessuno ha interferito. Ci sono state guerre civili in Spagna, in Cina e nei Paesi di tutto il mondo. Lasciate che ci sia una guerra civile in Iraq. Se gli iracheni vogliono avere una guerra civile e lottare fra loro, va bene”.

Gheddafi non poteva avere in mente la guerra civile siriana che è cominciata nel 2011, ma se gli occidentali non fossero intervenuti in Iraq non si sarebbe creato l’Isis, se non fossero intervenuti in Siria, consentendo tra l’altro alla Russia di fare lo stesso, non avremmo avuto il macello di Aleppo.

Credo che a Muammar Gheddafi questo coraggioso, lucido e ineccepibile discorso sia costata la pelle. Nel 2011 francesi e americani si intromisero nella appena iniziata guerra civile in Libia, Gheddafi fu linciato in un modo inguardabile degno dell’Isis, e si è creato lo sconquasso che tutti oggi abbiamo sotto gli occhi.

Gli occidentali dovrebbero smetterla con la loro politica di potenza e prepotenza, non solo perché è sommamente ingiusta come notava il leader libico, ma finisce regolarmente per rivolgersi contro i nostri stessi interessi. Come è stato in Serbia, come è stato in Iraq, come è stato in Libia.

Prosegui la lettura »

Il mondo post-globale, il populismo e la confederazione europea

di Giulio Tremonti – 02/02/2017

Il mondo post-globale, il populismo e la confederazione europea

Fonte: Barbadillo

1.La giovane talpa “populista” ha scavato in profondità sotto il terreno su cui è stata costruita la cattedrale della globalizzazione. Uno scavo che ora sta venendo in superficie con i nuovi cicli elettorali che percorrono l’occidente annunciando la fine, od il principio della fine del nucleo essenziale della globalizzazione: la sua centrale politica.

2. Berlino, 17 novembre: il Presidente Obama, parlando delle elezioni americane, ha saggiamente detto: “non è la fine del mondo”. E’ vero, ma se non è la fine del mondo, è però la fine od il principio della fine di “un” mondo.

3. Come è stata l’America che più o meno un quarto di secolo fa ha determinato l’avvio della “globalizzazzione“, così è ancora dall’America che ricomincia la storia superando un pur recentissimo passato ed irradiando nel mondo un nuovo (o vecchissimo) modello politico: il “mercantilismo“.

Ed è per questo che è insieme sbagliato e illusorio tentare di ridurre e demonizzare tutto quanto sta succedendo parlando solo di “protezionismo“.

E ciò perché quella del “mercantilismo” è una realtà politica diversa e molto più complessa. Una formula che combina insieme sovranità nazionale e forza politica, Stato e mercato, e tutti questi elementi non isolati ma all’opposto proiettati dall’interno verso l’esterno. Prosegui la lettura »

Perché il fascismo non può risorgere oggi?

di Alain de Benoist

Perché il fascismo non può risorgere oggi?

Fonte: oltre la linea

“Innumerevoli sono state le definizioni di Fascismo proposte nella storia. La più semplice, però, rimane la migliore: il Fascismo è una prassi politica rivoluzionaria, caratterizzata dalla fusione di tre elementi sostanziali: un nazionalismo di tipo giacobino, un socialismo non democratico ed il richiamo autoritario alla mobilitazione delle masse.

Nella misura in cui lo si legge come ideologia, il Fascismo sorge come tentativo di orientare il Socialismo in una direzione ostile all’internazionalismo quanto al materialismo. In tal senso, pur indirizzandosi verso un elettorato “di destra”, il Fascismo ha avuto per lo più promotori “di sinistra”. Né il razzismo né tantomeno l’antisemitismo sono consustanziali al concetto fascista (Zeev Sternhell).

Nelle sue incarnazioni concrete è stato modellato dagli eventi storici degli inizi del XX secolo (Grande Guerra, Rivoluzione Sovietica), dallo stato generale dell’epoca (la modernizzazione della società globale) e dalla natura del suo elettorato (essenzialmente le classi medie, con qualche componente proletaria). L’esperienza delle Trincee assieme al disincanto per la tecnologia (come ha rilevato molto bene Jünger) ha segnato una fondamentale rottura con il passato. Durante la Grande Guerra, la società appariva divisa in due macro-gruppi: i combattenti e gli altri. Prosegui la lettura »

Trump come B.? Mavalà: non ha nessun processo e nessuna Tivù

di Massimo Fini

Trump come B.? Mavalà: non ha nessun processo e nessuna Tivù

Fonte: Massimo Fini

Paolo Guzzanti è talmente fazioso che riesce ad aver torto anche quando ha ragione. In un articolo sul Giornale del 20 gennaio afferma che Donald Trump è stato (come lo è tuttora) linciato dalla sinistra radical chic, sia americana che italiana, e che questo ‘vizietto’ della demonizzazione dell’avversario è tipico di questa stessa sinistra. Tutto vero.

Poiché noi non siamo stati dei demonizzatori di Trump ma al contrario abbiamo scritto prima che fosse eletto che c’erano molte buone ragioni per preferirlo ad Hillary Clinton (Addio Impero, finalmente) abbiamo, a questo proposito, la coscienza tranquilla. Il fatto è che l’articolo di Guzzanti, scritto in forma di lettera, rivela subito che la difesa di Trump non è che un pretesto per stabilire un parallelo con Silvio Berlusconi e che quindi la difesa del nuovo presidente degli Stati Uniti altro non è che una difesa postuma dell’ex Cavaliere. Prosegui la lettura »

Dominare

di Lorenzo Parolin

Dominare

Fonte: Lorenzo Parolin

Esiste un grande disegno sopra le nostre teste. Ad esso possiamo collaborare volontariamente oppure possiamo resistergli e tentare di stravolgerlo.

La potenza e la capacità organizzativa divine sono tali che chi si affida al Signore (al dominus, colui che domina) e segue le regole da lui stabilite, ottiene più soddisfazioni di quante ne desideri e diventa un essere più grande di quanto non sogni.

Dio pensa in grande per tutti. Il guaio è che pochissimi collaborano, anzi, quasi tutti chiudono i rapporti con lui ed aprono partita iva in proprio.

Possono gli uomini mettersi in concorrenza col Creatore?

Certo che possono, ma non essendo confrontabili con la sua grandezza, i risultati da essi ottenibili non possono che essere modestissimi e perciò deludenti. Emulare Dio e competere con lui in potenza è una pazzia. L’uomo che si atteggia a dominus rinuncia al corposo vitalizio divino che lo sostiene gratuitamente, per vivere degli stenti di cui diventa capace. Mancando di potenza propria, egli non può essere un elargitore di doni e di servizi, perché, non avendone a sufficienza nemmeno per sé, finirà per reclamare risorse da chi gli sta attorno, come fanno gli imprenditori con i dipendenti, con i fornitori e con i clienti: diventa uno sfruttatore. Prosegui la lettura »

Sempre così

di Marcello Veneziani

La gioia di ritrovare vivi sei, otto scampati alla furia incrociata di neve, slavina e terremoto, non può farci dimenticare l’incredibile copione nazionale e locale che si ripete ogni volta in tutte le sue sequenze.

In principio è il disastro, la chiamata in cerca di soccorso e la sottovalutazione dell’evento. Poi si capisce la dimensione della tragedia, ma sono sempre tardivi i soccorsi, quelle due-tre ore perdute, decisive e fatali che rendono la tragedia di dimensioni catastrofiche. Poi comincia a filtrare la notizia sui mass media, si ingigantisce nei suoi contorni. Prosegui la lettura »