Archivio per la categoria Cattolicesimo

San Simonino da Trento, il santo che i conciliari vorrebbero dimenticare per compiacere i loro fratelli maggiori

facebook_1490344252122Segnalazione del Centro Studi Federici

Dal Martirologio Romano (edizione del 1954)
In data 24 marzo: “A Trento la passione di san Simeóne fanciullo, crudelissimamente trucidato dai Giudèi, il quale poi rifulse per molti miracoli”.
 
Il sito dedicato a san Simonino di Trento:
 
Dal Breviario Romano, Proprio dell’Arcidiocesi di Trento, testi delle Lezioni del II Notturno
IV Lezione – Simone di Trento, nato da genitori pii, non aveva compiuto ancora 29 mesi della sua età quando di nascosto fu rapito dalla casa paterna da un ebreo di nome Tobia che era stato corrotto con del denaro da altri Giudei. Costoro, infatti, avevano deciso di uccidere un fanciullo cristiano poiché, per loro, si avvicinava la Pasqua, così da poter mescolare il sangue del fanciullo agli azzimi, operazione che essi reputavano essere gratissima a Dio. Il fanciullo sequestrato fu condotto nella casa di Samuele nella quale si erano radunati molti Giudei. Favoriti dal silenzio della notte, da questa casa lo portarono nella Sinagoga e qui gli tolsero le vesti, gli fasciarono la bocca in modo che non si sentissero le grida e, subito dopo, tirando le sue braccia da una parte e dall’altra lo misero come in croce e in guisa di lupi famelici praticarono crudeli sevizie sul tenero corpo tanto da cambiare il suo aspetto.

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Silvana De Mari a Verona: “San Giuseppe era un guerriero”

Segnalazione di Gianni Toffali

Un estratto della conferenza tenuta a Verona il 19 Marzo dalla dott.ssa Silvana De Mari, su invito del “Circolo Cattolico Christus Rex-Traditio”:

GUARDA IL VIDEO: https://youtu.be/cYIqgnwCvF4 Prosegui la lettura »

Invochiamo la protezione di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale e avvocato della Famiglia

È l'ora di san Giuseppe, patrono della Chiesa e avvocato della famiglia. Invochiamo la sua protezione

di Cristina Siccardi

Celebrare la festa di san Giuseppe del 19 marzo (i primi furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai Servi di Maria nel 1324 e dai Francescani nel 1399; venne infine promossa dagli interventi dei papi Sisto IV e Pio V e resa obbligatoria nel 1621 da Gregorio XV) significa rendere onore liturgico al Patrono universale della Chiesa e all’avvocato di ogni famiglia. Oggi più che mai occorre pregare ed implorare la sua intercessione per l’una e per l’altra realtà. Alla Vergine Maria si tributa il culto di iperdulia (al di sopra di tutti i Santi), mentre a san Giuseppe il culto di proto dulia (primo fra tutti i Santi).

Santa Teresa d’Avila affidò sempre a lui la risoluzione dei suoi problemi e dei suoi affanni e mai San Giuseppe la deluse. Lasciò scritto la mistica spagnola: «Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol farci intendere che a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, così anche in cielo fa tutto quello che gli chiede». Perciò, «qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada», infatti, «ho visto chiaramente che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare» (Vita, VI, 5-8).

Come implorarlo per le necessità? La Chiesa invita a pregarlo, in particolare, praticando la devozione del Sacro Manto di San Giuseppe (risalente al 22 agosto 1882, data in cui l’Arcivescovo di Lanciano, Monsignor Francesco Maria Petrarca, la approvò: orazioni da recitarsi per 30 giorni consecutivi in ricordo dei 30 anni del casto sposo di Maria Santissima a fianco e a tutela di Gesù). Un Manto che molto potrebbe ottenere nell’anno del centenario di Nostra Signora di Fatima, perché, proprio a Fatima, anche san Giuseppe apparve. Era il 13 ottobre 1917, ultima delle apparizioni mariane alla Cova d’Iria.

Pioveva a dirotto. Racconterà suor Lucia: «Arrivati (…) presso il leccio, spinta da un istinto interiore, domandai alla gente che chiudesse gli ombrelli, per recitare la Corona. Poco dopo, vedemmo il riflesso di luce e subito dopo la Madonna sopra il leccio» (Quarta Memoria di Lucia dos Santos, in A.M. Martins S.j., Documentos. Fátima, L.E. Rua Nossa Senhora de Fátima, Porto 1976, p. 349). «Cosa vuole da me?». «Voglio dirti che facciano qui una cappella in Mio onore; che sono la Madonna del Rosario; che continuino sempre a dire la Corona tutti i giorni» (Ivi, pp. 349; 351).

A questo punto Lucia chiese se poteva guarire malati e convertire peccatori, la Madonna disse che non tutti avrebbero ricevuto la grazia: «Devono emendarsi; chiedano perdono dei loro peccati» e, con un aspetto più triste, non «offendano più Dio Nostro Signore, che è già tanto offeso» (Ivi, p. 351). In seguito la Madonna aprì le mani, che emanavano luce, e le fece riflettere e proiettare nel sole. Lucia allora gridò a tutti di guardare l’astro in cielo. Mentre la Madonna si elevava congedandosi, il riflesso della sua luce continuò a proiettarsi nel sole. E accanto al sole apparvero ai veggenti: san Giuseppe, il Bambino Gesù, la Madonna, vestita di bianco, con il manto azzurro. San Giuseppe e il Bambino benedicevano il mondo: la Sacra Famiglia si presentò nel suo splendore celeste per assicurare la protezione in terra. Poi Maria Vergine divenne Addolorata, con aspetto simile alla Madonna del Carmine.

In seguito iniziò il miracolo danzante del sole. Padre premuroso e sollecito, san Giuseppe, a differenza di una certa letteratura modernista che lo tratteggia soltanto come uomo di tenerezza, fu assai forte e coraggioso (si pensi all’aver preso in sposa, contro il suo pubblico onore, la Vergine Maria in attesa di Gesù, oppure alla fuga in Egitto) e fu uomo mistico, visto che in più occasioni gli fu dato il privilegio di conoscere la volontà di Dio attraverso gli angeli. San Giuseppe, che ebbe così alta dignità e così alta responsabilità di capo della Sacra Famiglia, proteggendo la sua sposa e il Figlio di Dio, se invocato dai credenti e, principalmente, dai puri di cuore e, dunque, in grazia di Dio, non abbandonerà la Sposa di Cristo ai peccati e agli errori dei nostri tempi, sia clericali che civili. Ricorrere a lui significa affidarsi al giusto difensore celeste.

Pio IX, l’8 dicembre del 1870, quando proclamò san Giuseppe patrono della Chiesa universale, disse: «In modo simile a come Dio mise a capo di tutta la terra d’Egitto quel Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, affinché immagazzinasse frumento per il popolo, così, all’arrivo della pienezza dei tempi, quando stava per mandare sulla terra suo Figlio unigenito Salvatore del mondo, scelse un altro Giuseppe, del quale il primo era stato tipo e figura, che rese padrone e capo della sua casa e del suo possesso e lo scelse come custode dei suoi principali tesori».

Allo stesso modo Leone XIII, nell’enciclica Quamquampluries del 15 agosto 1889, afferma: «è affermata l’opinione, in non pochi Padri della Chiesa, concordando su questo la sacra liturgia, che quell’antico Giuseppe, nato dal patriarca Giacobbe, aveva abbozzato la persona e i destini di questo nostro Giuseppe e aveva mostrato col suo splendore, la grandezza del futuro custode della sacra famiglia». La stessa interpretazione venne espressa da Pio XII quando istituì la festa di san Giuseppe artigiano nel 1955. Possa il paterno discendente del Re Davide infondere nei responsabili terreni della Chiesa e nei genitori un poco del suo virile coraggio proveniente dalla sua indefettibile Fede.

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Santorale di Marzo, mese di S. Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale

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di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

Prosegue il lavoro inerente i Santi del mese, iniziato a Gennaio, con il Santorale di Marzo, mese di San Giuseppe, Parono della Chiesa Universale:

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La Madonna non è MAI apparsa a Medjugorje

apparizioni-sataniche-a-medugorjeANCHE IL VESCOVO CONCILIARE CONTRO LE FALSE APPARIZIONI

Segnalazione di Raimondo Gatto

«La Madonna non è apparsa a Medjugorje, non si tratta di vere apparizioni. Quella figura femminile ride in maniera strana e permette ad alcuni di toccare il suo corpo».

La bomba è esplosa all’improvviso, su internet. L’autore? Il “vescovo” di Mostar, Ratco Peric, la massima carica ecclesiastica del piccolo centro della Bosnia Erzegovina, monsignore da sempre in guerra con i veggenti e che oggi ha voluto ribadire, con parole durissime, il suo no alle apparizioni
mariane che si verificherebbero dal 1981 nella cittadina bosniaca. Il segno, insomma, che l’arrivo dell’inviato papale a Medjugorje, sta smuovendo gli animi ai piedi del Podbrdo, con una guerra senza precedenti tra il vescovo Peric e la comunità locale da sempre convinta invece delle apparizioni.

Bergoglio, qualche giorno fa, aveva deciso di mandare un suo uomo di fiducia sul posto, l'”arcivescovo” di Varsavia-Praga, Henryk Hoser, prelato che, senza entrare nel merito delle apparizioni, ha il compito di svolgere delle «indagini» pastorali per capire le necessità dei fedeli di Medjugorje (superando quindi la giurisdizione del “vescovo” di Mostar e riferendo direttamente al “Pontefice”). Prosegui la lettura »

QUARESIMA, IL SIGNIFICATO DELLE CENERI

400px-Fałat_Julian,_PopielecSegnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line

di Fabio Beretta

“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”. Le parole pronunciate da Dio nel giardino dell’Eden, e che accompagnano la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, segnano l’inizio della Quaresima, un tempo di preghiera, digiuno e penitenza durante il quale i cristiani si preparano alla grande festa della Pasqua. “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai” (Genesi 3,19), è la stessa frase che caratterizza la celebrazione peculiare del Mercoledì delle Ceneri. Tradizionalmente ricavate dai rami d’ulivo benedetti in occasione della Domenica delle Palme dell’anno precedente, le ceneri, e il rito della loro imposizione, hanno origini antichissime.

Il significato biblico

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1° marzo 2017, Mercoledì delle Ceneri – La Quaresima

MEMENTO, HOMO, QUIA PULVIS ES, ET IN PULVEREM REVERTERIS”

(Ricordati, o uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai)

Concedi, o Signore, ai tuoi fedeli: che questo tempo venerando, consacrato ai digiuni, venga da loro accolto con la debita pietà e trascorso con la ferma devozione. Per nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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La Quaresima
 
“Nelle nostre città, quanti cristiani si possono contare fedeli all’osservanza quaresimale? Ora dove ci condurrà questa mollezza che aumenta senza limiti, se non al decadimento universale dei costumi e perciò allo sconvolgimento della società? Le nazioni che conobbero l’idea dell’espiazione sfidano la collera di Dio; per loro non resta altra sorte che la dissoluzione o la conquista. 
Chissà che il braccio del Signore, alzato a percuoterci, non s’arresti alla vista d’un popolo che comincia a ricordarsi della casa di Dio e del suo culto! Dobbiamo sperarlo: ma questa nostra speranza sarà più solida quando vedremo i cristiani della nostra società rammollita e degenerata rientrare, come gli abitanti di Ninive, nella via da tempo abbandonata dell’espiazione e della penitenza.
Dove sono ora le gioie dei nostri padri nella festa di Pasqua, quando, dopo una privazione di quaranta giorni, riprendevano i cibi più nutrienti e graditi che s’erano interdetti durante questo lungo periodo? Con quale attrattiva e con quale serenità di coscienza essi tornavano alle abitudini d’una vita più facile, che avevano sospesa per affliggere l’anima nel raccoglimento, nella separazione dal mondo e nella penitenza!” (Dom Prosper Guérager).
 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima

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E’ tempo di Quaresima: disciplina del digiuno e dell’astinenza

tentazioniDOMANI, MERCOLEDI DELLE CENERI: INIZIA LA QUARESIMA. CHI NON AVESSE LA S. MESSA CATTOLICA ENTRO UN’ORA DI VIAGGIO E FOSSE IMPOSSIBILITATO, POTRA’ RICEVERE LE SACRE CENERI DOMENICA NEL CORSO DELLA S. MESSA ALLE ORE 18.00 A ROVERETO

Poichè la Costituzione “Poenitemini” del 1966 di Paolo VI e il “Nuovo Diritto Canonico” del 1983 di Giovanni Paolo II non hanno nessun valore giuridico, è ancora in vigore la disciplina osservata sotto il pontificato di Pio XII (secondo i Canoni 1250-1254 del Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S. Congregazione Concilio del 25 luglio 1957).

L’attuale legge per i fedeli di rito latino è quindi la seguente:

LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno.

LA LEGGE DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.

IL DIGIUNO consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla sera; la refezione serale è sempre di magro). Prosegui la lettura »

L’Inquisizione: la realtà e le favole laiciste

Risultati immagini per la leggenda nera dell'InquisizioneSegnalazione di Raimondo Gatto

Preliminari

1. In questa conversazione affrontiamo un argomento delicato, di cui si parla molto ma di cui si conosce poco: l’Inquisizione.
2. Quando parliamo di Inquisizione è proprio il caso di dire: basta la parola. Basta pronunciare il termine Inquisizione ed ecco che noi cattolici restiamo senza parole, ammutoliti.
3. “Come è possibile che la vostra Chiesa cattolica sia stata capace di istituire i tribunali dell’Inquisizione?” ci domandano e ci ricordano i laicisti e gli avversari della Chiesa. E noi, spesso, non sappiamo che cosa rispondere. Anzi, molti cattolici si aggiungono al coro di quelli che puntano il dito accusatorio contro la Chiesa del passato e talvolta rincarano la dose, per non sentirsi fuori moda, praticando quella strana disciplina che sta diventando comune nel nostro mondo: quella di dare le colpe di ogni male ai Cristiani del passato.

4. Gli amici radioascoltatori sanno bene che l’Inquisizione è un argomento utilizzato per denigrare la storia della Chiesa e sanno bene che denigrando la storia della Chiesa si finisce prima o poi per denigrare la Chiesa tutta
intera, quindi anche la fede che essa insegna e trasmette, la fede cattolica. Prosegui la lettura »

Fraternità, addio!

E’ un addio che noi abbiamo detto da tempo, constatando quello che lo stesso Mons. Fellay ha ammesso, ovvero che oramai, di fatto, da anni ci sono rapporti normali con il Vaticano, che però è occupato dai modernisti. Se ne aggiungono altri. Motivati e seri, sebbene ancora incompleti, a nostro giudizio. (IL CIRCOLO CULTURALE CHRISTUS REX)

Segnalazione di F.A.

Articolo pubblicato sul sito spagnolo Syllabus

Tutto sembra indicare che stiamo assistendo alla lenta e penosa morte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, per mano degli astuti modernisti romani e dei liberali oggettivamente traditori della Fraternità, forse soggettivamente ingenui, Dio lo sa.
Tutta una serie di interviste a Mons. Fellay e a Mons. Pozzo stanno preparando l’opinione pubblica a dare il benvenuto alla notizia dell’erezione della prelatura San Pio X.

A quel punto, dopo molti anni di persistente lavoro, il diavolo avrà raggiunto il suo scopo: demolire il gran baluardo creato da Mons. Lefebvre in difesa della Tradizione e per combattere il modernismo scatenatosi nel concilio Vaticano II.

Mons. Fellay, in tutte queste interviste e nei suoi discorsi, basa la sua argomentazione su due temi fondamentali.

Il primo è che oggi Roma accetta di discutere quello che ieri era l’indiscutibile Vaticano II.
Per Mons. Fellay, questo sarebbe un segno che a Roma sarebbero disposti a correggere gli errori del Vaticano II. Ma discutere qualcosa significa solo due cose: o riprovare e condannare quello che si discute o approvarlo ed accettarlo. Discutere non equivale necessariamente a condannare.
Per Mons. Fellay, discutere significa anche mettere in dubbio. Ma non è così che l’intendono i modernisti a Roma. Loro, infatti, sapendo esattamente cosa significa il Concilio, intendono applicarlo fino alle sue ultime conseguenze, e ne hanno il potere, nonostante ci sia un piccolo gruppo che osa dire qualcosa contro.

L’unica cosa che dovrebbe dire la Fraternità a Roma è: rigettiamo categoricamente il Concilio.
Com’è possibile discutere qualcosa che tanti seri studi teologici – anche da parte della Fraternità – hanno abbondantemente dimostrato che debba condannarsi e che non ha valore come magistero della Chiesa?
Com’è possibile discutere e non rigettare decisamente ciò che Mons. Lefebvre indicò come il male peggiore di tutta la storia della Chiesa?

Lo stesso Segretario dell’Ecclesia Dei, Mons. Pozzo, ha appena detto, senza discussioni: “Un buon cattolico non può rifiutare il Concilio”. Pertanto il Concilio, in sé, continua ad essere inamovibile e indiscutibile.

La Fraternità ha accettato di entrare nella logica della ratzingeriana “ermeneutica della continuità”, per “interpretare cattolicamente” ciò che è premeditatamente infestato di errori. A questo modo essa condivide il machiavellismo dei liberali romani, per imporre il soggettivismo invece della dottrina oggettiva.

Qualche volta, Mons. Fellay, seguendo Mons. Williamson,  ha detto che il Vaticano II è una torta in cui qualcuno ha messo e mescolato del veleno, e che quindi è tutto da buttare. Ma poi, dimenticando quelle parole, ha affermato che il 95% del Vaticano II è buono e accettabile. Oggi dice di essere disposto a discuterlo, che non significa certo che bisogna rifiutarlo.
Il fatto è che Mons. Fellay, come Eva, si è messo a discutere col diavolo, e il diavolo è così astuto che ha saputo intrappolare questi orgogliosi liberali della Fraternità nelle sue scenografie seduttrici, con la famosa promessa: “non morirete”.

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