Archivio per la categoria Mostri conciliari

La lotta di Karol, Joseph e Jorge Mario all’antisemitismo

Nostra_Aetate

ERMENEUTICA DELL’APOSTASIA CONCILIARE:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il discorso di Jorge Mario Bergoglio alla delegazione dell’Anti-Defamation League, sulle orme di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (Città del Vaticano, 9/2/2017):

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170209_anti-defamation-league.html Prosegui la lettura »

Predicare alla Curia romana tra Martin Lutero e gli ebrei

ECUMANIA BERGOGLIONA

Il francescano Giulio Michelini guiderà gli Esercizi spirituali di Bergoglio dal 5 al 10 marzo ad Ariccia. Pubblichiamo un’analisi di “padre” Messa sui predicatori “pontifici”

Gli Esercizi spirituali del “Papa” e della Curia romana del 2016 (Foto LAPRESSE)

PIETRO MESSA*

Ogni anno a inizio Quaresima si svolge una settimana di Esercizi per la Curia romana; con papa Francesco essi si svolgono fuori dalle mura vaticane così da favorire il raccoglimento e in questo si può cogliere un tratto del suo essere gesuita. Ma l’influenza ignaziana fu determinante fin nell’istituzionalizzazione di tale momento; infatti Pio XI nel 1239 con l’enciclica Mens nostra oltre a evidenziare l’importanza degli esercizi spirituali annunciò che diede «le opportune disposizioni affinché un corso di santi spirituali Esercizi abbia luogo ogni anno in questa Nostra Sede Vaticana». E così da allora, eccetto alcune sporadiche eccezioni dovute a celebrazioni giubilari o conciliari, ogni anno qualcuno è chiamato a tenere un ritiro al papa e ai suoi collaboratori e la scelta dei predicatori è simultaneamente rivelatrice dell’orientamento di ogni pontificato e nel frattempo una indicazione per la Chiesa tutta.

C’è anche da segnalare che in alcuni anni la scelta del predicatore è motivata da determinate ricorrenze e celebrazioni: così in prospettiva del Sinodo del 2008 inerente a «La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa» è stato invitato un biblista di fama internazionale ossia il gesuita Albert Vanhoye mentre nel 2015 a motivo dell’Anno della Vita consacrata è chiamato il carmelitano Bruno Secondin. Ma non secondario nella scelta dei predicatori è il Concilio Vaticano II e la sua recezione; infatti quasi come conseguenza della costituzione Dei verbum – che secondo una certa vulgata avrebbe riconsegnato alla Chiesa la Sacra Scrittura – negli ultimi decenni, oltre al già ricordato Albert Vanoye, vi sono altri biblisti di primo livello che predicano. Così nel 1978 è lo stesso rettore del Pontificio Istituto Biblico, ossia il gesuita Carlo Maria Martini; nel 1982 tocca al biblista francese Stalislas Lyonnet; poi al cardinale Giovanni Saldarini, pure lui biblista; non poteva mancare Gianfranco Ravasi che nel 2013 li predicò subito dopo l’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI; e nel 2016 Ermes Ronchi.

Non è che prima ne fossero mancati quali per esempio il gesuita Giuseppe Filograssi, professore di Sacra Scrittura, che predicò per ben due volte gli Esercizi in Vaticano, ossia nel 1939 e nel 1944; interessante è considerare che nel frammezzo di tale predicazione nel 1943 fu pubblicata l’enciclica Divino afflante spiritu di Pio XII «sul modo più opportuno di promuovere gli studi biblici» in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione da parte di Leone XIII dell’enciclica Providentissimus Deus sullo «studio delle Sacre Scritture».

Significativo che anche nel 2017 venga invitato un biblista ossia il padre Giulio Michelini; infatti è il quinto centenario della riforma protestante che si fa iniziare convenzionalmente con l’affissione nel 1517 alle porte della chiesa di Wittenberg da parte di Martin Lutero delle celebri tesi. E quale tratto caratterizzante del protestantesimo è indicata la preminenza data alla Sacra Scrittura; quindi la scelta di un biblista ha un significativo valore ecumenico. Tuttavia in Martin Lutero, come in altri che in quei secoli fecero propria l’ansia di riforma, vi fu un non marginale pensiero e azione antigiudaica – al riguardo importante l’introduzione di Adriano Prosperi al volume di Martin Lutero, «Degli ebrei e delle loro menzogne» (Torino 2008) – tanto che quando a Norimberga fu condannato a morte Julius Streicher, direttore della rivista antisemita nazista Der Stürmer, egli disse che al suo posto doveva esserci proprio Martin Lutero. Per esempio tra i Frati Minori osservanti spesso la predicazione era accompagnata da una ostilità verso gli ebrei come nel caso di Bernardino da Feltre – una sua predica a Firenze ebbe come esito l’aggressione della casa di un ebreo che stava per essere ucciso (cfr. Let. Pellegrini, «Tra la piazza e il Palazzo. Predicazione e pratiche di governo nell’Italia del Quattrocento», in «I frati osservanti e la società in Italia nel secolo XV», Spoleto 2013, pp. 120-121 – o Giovanni da Capestrano. Nel tentativo di comprensione di quest’ultimo il professore Giacomo Todeschini ha sintetizzato il tutto con l’espressione «guardiano della soglia» (cfr. F. Sedda, Giovanni da Capestrano un antisemita?, in L. Pezzuto, Giovanni da Capestrano. Iconografia di un predicatore osservante dalle origini alla canonizzazione, Roma 2016, pp. 279-287).

Considerando tutto ciò significativo è che in questo 2017 il predicatore degli esercizi alla Curia romana non solo sia un biblista ma anche un appassionato degli studi ebraici (cfr. per esempio il suo contributo «Nicola da Lira e l’esegesi giudaica», in «I Francescani e gli Ebrei», Firenze 2013, p. 277-296) che ha fatto ricerca e coltiva relazioni con centri di cultura ebraici. Tutto questo potrebbe contribuire a che unitamente le diverse confessioni cristiane giungano non tanto a una «richiesta di perdono» per il passato, ma ad avere un’onestà intellettuale come fece Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Operosam diem indirizzata nel 1996 al cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, in occasione del XVI centenario della morte di sant’Ambrogio, vescovo e dottore della Chiesa.

In questo Documento, Giovanni Paolo II, pur elogiando il pensiero del Santo, afferma che «inadeguato si rivelò» l’atteggiamento avuto da Ambrogio riguardo agli ebrei. Infatti il Pontefice parlando del rapporto di Ambrogio con le autorità civili scrive: «Era una strada difficile da percorrere, tutta da inventare; ed Ambrogio dovette di volta in volta precisare meglio modalità e stile. Se gli riuscì di coniugare fermezza ed equilibrio negli interventi già menzionati — nella questione cioè dell’altare della Vittoria e quando fu richiesta una basilica per gli ariani — inadeguato si rivelò invece il suo giudizio nell’affare di Callinico, quando nel 388 venne distrutta la sinagoga di quel lontano borgo sull’Eufrate. Ritenendo infatti che l’imperatore cristiano non dovesse punire i colpevoli e neppure obbligarli a porre rimedio al danno arrecato (Cfr. S. Ambrosii, Ep. extra coll. I, 27-28) andava ben oltre la rivendicazione della libertà ecclesiale, pregiudicando l’altrui diritto alla libertà e alla giustizia».

* Pontificia Università Antonianum. Confratello di padre Michelini

Prosegui la lettura »

Ultime da Santa Marta. Porte aperte alle donne sacerdote

donna-vescovo2Il taglio è chiaramente sedeplenista, ma il messaggio sta nella notizia che ci dà (N.d.R.)

di Sandro Magister

Il 2 agosto del 2016 papa Francesco ha istituito una commissione per studiare la storia del diaconato femminile, ai fini di un suo eventuale ripristino. E alcuni hanno visto in questo un primo passo verso il sacerdozio delle donne, nonostante lo stesso Francesco sembri averlo escluso tassativamente, rispondendo così a una domanda sull’aereo di ritorno dal suo viaggio in Svezia, lo scorso 1 novembre (nella foto il suo abbraccio con l’arcivescovo luterano svedese Antje Jackelen):

“Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica, l’ultima parola chiara è stata data da San Giovanni Paolo II, e questa rimane”.

A leggere però l’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica”, la questione delle donne sacerdote appare tutt’altro che chiusa. Anzi, apertissima. Prosegui la lettura »

Bergoglio prepara l’apostasia per via liturgica

Il prossimo 13 Marzo verrà celebrato un rito anglicano nella Basilica di San Pietro, che sarà quindi profanata con una cerimonia di una setta eretica e scismatica. La notizia è ufficiale. Si noti che a questa cerimonia parteciperanno in sacris anche dei ministri cattolici.
Ma non basta: è allo studio una riforma della Messa, ad opera di una commissione segreta composta da ecclesiastici designati da Bergoglio e da pastori anglicani e luterani. Tale commissione dovrà eliminare dalla liturgia cattolica quegli elementi ancora sopravvissuti nelNovus Ordo - invero ormai pochi, rispetto alla Messa tridentina – in vista del raggiungimento di una comunione in sacris con gli eretici. Ovviamente, per far ciò, sarà la dottrina sul Santo Sacrificio ad esser oscurata ulteriormente, così come l’esplicita menzione delle finalità della Messa, il dogma della transustanziazione ed il Sacerdozio ministeriale.
Al momento queste sono le notizie di cui dispongo, ma sono certo che vi sia chi dispone di maggiori informazioni.
Inutile dire che questo progetto sacrilego, che reca un’offesa inaudita alla divina Maestà ed un incalcolabile danno alla salvezza delle anime, laddove venisse realizzato compirebbe la profezia di Daniele relativa all’abominazione della desolazione nel luogo santo (Dan 12, 11; Mt 24, 15; Mc 13, 14).
Preghiamo perché i Sacri Pastori levino la voce a condanna di tali profanazioni. E noi preghiamo e facciamo penitenza, affinché l’ira di Dio ci risparmi.

Prosegui la lettura »

FSSPX buttati nel Pozzo del Concilio, ma così come sei…

 

L’arcivescovo Guido Pozzo è il Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, incaricata di negoziare il ritorno alla comunione della Fraternità San Pio X. Un dialogo che egli vede come una opportunità per tutti i cattolici: “Può aiutare a precisare e a chiarire la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità su alcuni insegnamenti conciliari”.

Giornalista: La FSSPX ha aperto un nuovo seminario in Virginia e dimostra una grande vitalità. Roma vede questo come qualcosa di positivo?

Mons. Pozzo: L’incremento delle vocazioni al sacerdozio in questo e negli altri seminari della FSSPX è un segno di una vitalità consolidata. Anche negli Istituti Ecclesia Dei, che seguono le tradizioni disciplinari e liturgiche antiche, si registra ogni anno un costante aumento delle vocazioni. E’ una benedizione per tutta la Chiesa, quantunque, nel caso della FSSPX, il non aver raggiunto la piena comunione è una ferita che aspetta di essere sanata. Il riconoscimento canonico di un istituto clericale non è un atto notarile, né puramente formale, ma un elemento costitutivo intrinseco della sua ecclesialità.

Giornalista: Fellay dice che l’accordo per una prelatura personale è “quasi pronto”

Mons. Pozzo: E’ in atto un profondo esame di alcuni aspetti del testo della figura giuridica della prelatura personale. Una volta ultimato, si presenterà al Santo Padre una bozza delle costituzioni. Ciò nonostante, la condizione necessaria per il riconoscimento canonico è l’adesione ai contenuti della Dichiarazione Dottrinale che la Santa Sede ha presentato alla FSSPX.

Giornalista: Che si può dire sull’interpretazione del Concilio?

Mons. Pozzo: Gli incontri di questi anni hanno portato ad un chiarimento decisivo: il Vaticano II dev’essere compreso e letto nel contesto della tradizione della Chiesa e del suo costante magistero. Non si tratta di un “meta-concilio” né di un “superdogma”, ma di un momento nella storia della fede. L’autorità magisteriale della Chiesa non può fermarsi al 1962. Né il magistero sta al di sopra della Parola, scritta o trasmessa, né il progresso, nella migliore comprensione dei misteri della fede, deve avvenire sempre “nella stessa dottrina, nello stesso senso e nella stessa interpretazione” degli insegnamenti della Chiesa trasmessi dalla tradizione perenne, secondo quanto definito dal Vaticano I e ripreso nella Dei Verbum del Vaticano II.
Accettato dalla FSSPX, questo è il punto centrale della discussione. Gli insegnamenti del Concilio hanno un diverso grado di autorità, a cui corrisponde un diverso grado di adesione. Dopo la piena riconciliazione, potranno essere oggetto di esame le riserve sulle questioni che non sono proprie della materia di fede, ma attengono ai temi che si riferiscono all’applicazione pastorale degli orientamenti e degli insegnamenti conciliari, come la relazione fra la Chiesa e lo Stato, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso o alcuni aspetti della riforma liturgica e della sua applicazione.
A reggere il tutto dev’essere il criterio espresso da Benedetto XVI nel suo discorso alla Curia del 2005, secondo il quale bisogna distinguere le principali dottrine insegnate dal magistero costante della Chiesa (permanenti e irrevocabili) dalle loro applicazioni storiche, che dipendono in gran parte dalle contingenze dei tempi.
Una discussione più approfondita di questi temi potrà essere utile per una maggiore precisione e chiarezza, per evitare malintesi o ambiguità che, disgraziatamente, sono abbastanza diffuse.
Faccio notare quanto detto da Bernard Fellay: “Per la FSSPX, in certi documenti conciliari ci sono alcuni punti ambigui. Possiamo esporre i problemi, ma non siamo quelli che devono chiarirli. E’ Roma che ha l’autorità”. E’ importante, da un lato evitare di essere rigidi e mantenere posizioni di massima, e dall’altro conservare l’apertura e la disponibilità alla discussione.
Giornalista: L’accettazione del Concilio è una condizione essenziale?

Mons. Pozzo: E’ un falso problema chiedersi se un cattolico possa accettare o no il Concilio. Un buon cattolico non può rifiutarlo, trattandosi di un’assemblea universale dei vescovi riuniti intorno al Papa. Il vero problema è l’interpretazione dei documenti conciliari. Come ha detto Benedetto XVI, vi sono due ermeneutiche del Vaticano II, una nella linea del rinnovamento nella continuità con la tradizione e un’altra nella linea della rottura con la tradizione. L’interpretazione corretta è la prima, ma esiste un problema nell’interpretazione di certe formulazioni. Un dialogo con la FSSPX può aiutare a precisare una volta meglio la corretta interpretazione, per evitare equivoci, errori o ambiguità che sono presenti in un certo modo di comprendere e di interpretare alcuni insegnamenti conciliari. Questo, Benedetto XVI lo definì come il “concilio virtuale”, creato dal potere mediatico e dalla teologia neo-modernista. La distinzione tra “Concilio reale” e “Concilio virtuale” è fondamentale.
Magistero costante

Giornalista: Che requisiti sono, in definitiva, i fondamentali?

Mons. Pozzo: Come per qualunque altro cattolico, l’adesione alla professione di fede, il vincolo dei sacramenti e la comunione gerarchica col Papa. Un punto specifico si dovrebbe vedere, come dico, nella corretta relazione tra la tradizione e il magistero della Chiesa e il fatto che il Concilio debba essere letto alla luce della tradizione perenne e del magistero costante della Chiesa.

Giornalista: Esiste una tabella di marcia?

Mons. Pozzo: Non ci sono scadenze. Come in un percorso ciclistico, vi sono tappe prima della meta. Anche qui vi sono tappe e non si devono anticipare le ultime. Abbiamo già compiuto passi notevoli, contribuendo a creare un clima favorevole nelle relazioni umane ed ecclesiali. Stiamo procedendo con pazienza e gradualità nella buona direzione.

Giornalista: Che influenza ha avuto l’incontro tra Fellay e il Papa in aprile?

Mons. Pozzo: E’ stato utile per creare un clima più familiare e superare atteggiamenti di sfiducia che talvolta hanno prevalso nel passato, senza nascondere le differenti posizioni rispetto a certe questioni. L’accoglienza dell’altro ha la sua influenza nel momento di affrontare con serenità problemi di ordine dottrinale.

Giornalista: E’ d’aiuto la decisione del Papa che i fedeli possono confessarsi con i loro sacerdoti?

Mons. Pozzo: E’ così. La decisione di prolungare questa facoltà più in là del giubileo e un gesto di benevolenza, uno stimolo perché la FSSPX riconosca che solo nella piena comunione potrà trovare la sua collocazione ecclesiale.

Giornalista: Come sono questi incontri?

Mons. Pozzo: Molto sereni e cordiali. Adesso sono anche in un tono meno formale. Nella prima parte dei dialoghi, tra il 2009 e il 2011, i colloqui si svolgevano nella Congregazione per la Dottrina della Fede e risultavano più formali. Vi era un ordine del giorno preciso su temi di carattere dottrinale. Ora si è inteso ampliare la discussione e comunicare reciprocamente le impressioni che ognuno ha sulla vita della Chiesa.

Giornalista: E’ ottimista?

Mons. Pozzo: Ho fiducia. Non sono ottimista, né pessimista, ma realista. Per come procediamo ho fiducia, stiamo andando nella direzione giusta. Sono sempre stato un tomista, e credo nella capacità della ragione illuminata dalla fede di giungere alla verità oggettiva delle cose. Non sono un soggettivista. Per me la cosa più importante è l’oggettività.

Prosegui la lettura »

Mons. Fellay a un passo dal timbro modernista

Otto anni dopo che Benedetto XVI ha rimesso la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e che la prelatura personale sotto l’autorità del Papa sembra possa essere la soluzione, un accordo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e Roma appare sfuggente.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva, Bernard Fellay, suo attale Superiore, riconosce che il cammino sta quasi per concludersi. Ma, a sua volta, dice chiaramente che “non cederemo” su quello che per loro sono le “linee rosse”, l’applicazione del Concilio Vaticano II nel dialogo ecumenico e interreligioso, nella relazione Chiesa-Stato o nella celebrazione della liturgia.

A che punto sono le conversazioni sulla comunione con Roma di un movimento presente in 72 paesi, con cinque seminari e due noviziati dove si formano 206 futuri sacerdoti, e con 191 centri per un totale di 613 sacerdoti, 116 fratelli laici, religiosi e 80 religiose?
Se c’è qualcuno che può saperlo bene è Bernard Fellay, Superiore generale della FSSPX e principale interlocutore con la Santa Sede in questi otto anni di dialogo.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva. Fellay riconosce che “ non c’è più alcun ostacolo insormontabile per un riconoscimento canonico della Fraternità” e che vede più che fattibile lo sbocco della prelatura personale. E così, nonostante sottolinei che Francesco è stato colui che ha dato l’impulso definitivo al procedimento e ammetta che ha incontrato in lui “un papa comprensivo e benevolo”, Fellay afferma chiaramente che vi sono delle “linee rosse sulle quali non cederemo”:
“La condizione è che Roma ci accetti così come siamo”. (L’UNITA’ NELLA DIVERSITA’ VIENE QUINDI ACCETTATA PIENAMENTE! N.D.R.)

Giornalista: La Fraternità Sacerdotale San Pio X sta vivendo una primavera vocazionale, come dimostra il suo nuovo seminario in Virginia, negli Stati Uniti. Cos’ha il suo carisma per attrarre nuovi giovani al sacerdozio?
Mons. Fellay: In realtà, non possiamo parlare di “primavera vocazionale” nella Fraternità. Il numero di vocazioni è stato costante nel corso di questi ultimi decenni. Crediamo che l’elemento fondamentale che garantisce il rinnovo delle vocazioni è precisamente l’aspetto “tradizionale” della nostra congregazione. Fino agli anni 60, la Chiesa aveva una determinata disciplina, certi usi e costumi e, soprattutto, uno spirito sacerdotale chiaramente definito. Ma poi è cambiato tutto col Concilio Vaticano II, in particolare la concezione del sacerdozio.
La cosa più specifica della nostra congregazione è lo spirito del Sacrificio della Croce, del Sacrificio dell’Altare, che il sacerdote rinnova in intima unione con Nostro Signore e con cui deve identificarsi.

Giornalista: Quando uno naviga su Internet per cercare della documentazione sulla FSSPX, incontra due aggettivi che sogliono caratterizzare negaticamente  la ricerca: “ultraconservatori” e “settari”. Che direbbe a coloro che vi classificano in questo modo?

Mons. Fellay: Se si vuole squalificare la Fraternità come “ultraconservatrice” e “settaria”, allora bisogna condannare tutta la Chiesa cattolica, per tutta la sua storia. Noi semplicemente seguiamo e applichiamo ciò che fu praticato dalla Chiesa in tutto il mondo nel corso dei secoli.
Ora, negli anni cinquanta e dopo col Concilio si è voluta cambiare la Chiesa. Ma noi non abbandoniamo il ricco patrimonio della nostra Santa Madre Chiesa, e questo semplice fatto basta per conferirci un aspetto conservatore.
Quando, per certe attitudini o posizioni, ci si etichetta come “settari”, si interpretano malamente le nostre reazioni per difenderci e proteggerci dagli attacchi che ingiustamente abbiamo sofferto fin dagli anni ’70.

Formula adeguata

Giornalista: Proprio in Virginia, Lei assicurò che la nuova prelatura personale sarebbe “quasi pronta”. Considera la forma della prelatura la più adeguata?

Mons. Fellay: Crediamo che le autorità romane ritengano che la prelatura personale sia la struttura canonica che meglio rifletta la nostra situazione reale. E anche noi pensiamo che la prelatura personale sia il regime più adeguato alla Fraternità nelle attuali circostanze.

Prosegui la lettura »

‘Emorragia’ frati e suore, Vaticano corre ai ripari

Risultati immagini per suoreECCO I FRUTTI RADIOSI DELLA “PRIMAVERA CONCILIARE” (N.D.R.):

“Mons”.Carballo, 2300 abbandoni l’anno,centinaia dispense celibato

Ogni giorno la fedeltà alla vita consacrata viene messa a dura prova dalle sfide del mondo. Per superarle occorrono una solida vocazione e una formazione continua. Lo ribadisce l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in un’intervista all’Osservatore Romano all’indomani della plenaria del dicastero, in cui si è discusso l’allarme sull’autentica “emorragia” in corso tra frati e suore denunciata dal Papa.

“Se il Papa parla di ‘emorragia’ vuol dire che il problema è preoccupante, non soltanto per il numero ma anche per l’età in cui si verificano, la grande parte tra i 30 e 50 anni”, spiega mons. Carballo. “Le cifre degli abbandoni negli ultimi anni restano costanti – prosegue -. Negli anni 2015 e 2016 abbiamo avuto circa 2.300 abbandoni all’anno, (continua su:) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/01/31/emorragia-frati-e-suore-s.sede-corre-ai-ripari_de85ed8a-6d7f-4990-bd82-af0f0e7094ab.html Prosegui la lettura »

Fraternità San Pio X, riconciliazione coi modernisti a un passo

 Lefebvriani

Fraternità San Pio X, riconciliazione sempre più vicina

Il segretario di Ecclesia Dei Pozzo: «Stiamo lavorando per il perfezionamento della forma giuridica»
di ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«In questo momento si sta lavorando per il perfezionamento di alcuni aspetti della figura canonica, che sarà la Prelatura personale». L’arcivescovo Guido Pozzo, segretario della commissione «Ecclesia Dei» incaricata del dialogo con la Fraternità San Pio X, conferma a Vatican Insider che la tappa della piena comunione con i lefebvriani si avvicina. Il traguardo dell’accordo è ormai in vista, anche se sarà necessario ancora del tempo.

Il superiore della Fraternità San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, il 29 gennaio 2017 ha partecipato come ospite alla trasmissione «Terres de Mission» della televisione TV Liberté». Nel corso dell’intervista Fellay ha confermato che l’accordo è in marcia e che per arrivare alla soluzione canonica non sarà necessario attendere che la situazione all’interno della Chiesa sia diventata «totalmente soddisfacente» agli occhi della Fraternità San Pio X, che peraltro in tutti questi anni non ha mai smesso di menzionare il nome del Papa e di pregare con lui nella celebrazione delle messeFellay ha inquadrato l’atteggiamento di Francesco per la Fraternità nell’ambito dell’attenzione verso le «periferie» e ha spiegato l’importanza di porre fine alla separazione da Roma.

Il cammino di riavvicinamento, dopo il mini-scisma provocato dalle quattro ordinazioni episcopali illegittime celebrate da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988, ha avuto inizio nell’anno 2000, quando i lefebvriani vennero in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo. Giovanni Paolo II diede il suo assenso all’inizio di nuovi colloqui. I contatti si sono intensificati con Benedetto XVI, anche con l’esame delle questioni dottrinali aperte. Papa Ratzinger aveva prima liberalizzato l’uso del messale preconciliare e poi tolto le scomuniche ai quattro vescovi della Fraternità. Con Francesco, oltre al proseguimento dei contatti, c’è stato anche il passo di concedere ai preti lefebvriani di confessare non solo validamente ma anche lecitamente i fedeli durante il Giubileo della misericordia. Una concessione poi estesa senza più limiti temporali nella lettera «Misericordia et misera».

Per quanto riguarda i problemi dottrinali, l’essenziale sembra superato in vista dell’accordo. Ai membri della Fraternità San Pio X sarebbe richiesto ciò che è necessario per essere cattolici, vale a dire la «professio fidei», il credere nella validità dei sacramenti celebrati con il Novus Ordo (la liturgia scaturita dalla riforma post-conciliare), l’obbedienza al Pontefice. C’è stato un dialogo e un confronto sul rapporto tra magistero e tradizione, mentre restano oggetto di approfondimento – e anche di un disaccordo che potrebbe continuare – temi legati all’ecumenismo, alla libertà religiosa e al rapporto Chiesa-mondo.

Prosegui la lettura »

Mons. Fellay: di fatto ci sono già relazioni normali coi modernisti, per l’accordo manca solo un timbro

imagesdi Redazione

A seguito di un’eredità spirituale “prudente” e ambigua lasciata dal fondatore, che ha detto e scritto tutto e il contrario di tutto in materia di Autorità nella Chiesa e di Concilio Vaticano II, dopo una vita tribolata, tra fuoriuscite ed espulsioni (o epurazioni) soprattutto dei sedevacantisti, dopo 35 anni di tira e molla con gli Anticristi che occupano i Sacri Palazzi, giunge l’ammissione, da noi denunciata da anni, del Superiore Generale Mons. Bernard Fellay (erede di Mons. Lefebvre) per cui “di fatto è da tempo che con il Vaticano i rapporti sono normali” e che per la regolarizzazione canonica mancherebbe solamente un timbro. Il tutto a dimostrazione del metodo clericale dell’azione di normalizzazione, che inizia coi contatti, prosegue per grandi, dialoghi e lente concessioni, che possono durare anni al fine di abituare tutti, si concretizza nei fatti e, solo alla fine, al momento ritenuto opportuno, arriva con la firma di un documento ufficiale. Un esempio di diplomazia scientifico e orchestrato con maestria, che non ha eguali, ma che lascia molti sacerdoti e molti fedeli disorientati. Ma le porte degli inferi non prevarranno. Un grande esempio, cnhe di perfetta riuscita d’ecumenismo conciliare, che predilige l’unità nella diversità, al di là ed oltre il Dogma e l’accettazione delle regole.

La Chiesa c’è ancora laddove vi sia almeno un chierico che professi la dottrina di sempre, incorrotta e non in comunione con il sedente eretico manifesto (ex can. 188 del Codex 1917).

Le parole di Mons. Fellay alla trasmissione Terres de Mission di TVLibertés, andata in onda il 29 Gennaio 2017, ha confermato: nei fatti ci sono già relazioni normali col Vaticano e agli accordi manca solo il timbro:

“Cet accord est possible, selon le supérieur général, sans attendre que la situation ne soit devenue totalement satisfaisante, à ses yeux, dans l’Eglise”,

“Questo accordo è possibile, secondo il superiore generale, senza attendere che la situazione sia diventata totalmente soddisfacente, ai suoi occhi, nella Chiesa”

ecco il Video: https://youtu.be/wckvRsgz2II Prosegui la lettura »

Atti, misfatti e soprusi di “266” il misericordioso

Risultati immagini per misericordinaLa spietata misericordia di Bergoglio ha colpito ancora!

di Maurizio Blondet (26-01-2016)

Aldo Maria Valli è il Vaticanista del TG1. Per questa posizione ufficiale, ma anche per convinta e umile disciplina di cattolico praticante qual è, non ha mai partecipato alle critiche forti, alle polemiche che sull’operato di questo Papa sono cresciute tra cattolici in vista (Antonio Socci) e perfino tra i vaticanisti (basta citare Marco Tosatti de La Stampa e Sandro Magister di Repubblica). D’altro canto, non si è mai unito agli adulatori mediatici e ai lecchini sempre più numerosi attorno a Bergoglio, che tanto li ama e favorisce. Ha seguito i fatti e i viaggi di “Francesco” con una oggettività e moderazione che gli è stata anche rimproverata dai polemisti tradizionalisti più accesi. Per anni, ha fatto tacere i dubbi che gli crescevano dentro. Oggi s’è risolto: “Raramente sono stato così in dubbio prima di mettermi a scrivere. Sentivo di aver qualcosa di scomodo, forse di inquietante da dire sul papato di Bergoglio, ma non trovavo le parole giuste. Volevo esprimere un disagio e non ero capace di dargli voce”.

In privato, dice: “Sto vivendo un momento strano: dopo Amoris Laetitia mi è caduto il velo e vedo El Papa per quel che è”. Il risultato è il suo ultimo saggio: 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. (Liberilibri, 206 pagine, 16 euro). Il titolo “266” è per dire che Bergoglio è il 266 mo nell’ordine dei successori di Pietro; non sfuggirà l’eco apocalittica, 266 è quasi “un numero d’uomo”. Prosegui la lettura »