Archivio per la categoria Mostri conciliari

Avvenire fa lo spot allo “Ius Soli e “dimentica” l’aborto

CHIESA CONCILIARE

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Già da diversi anni i dati Istat certificano il drammatico calo delle nascite nel nostro paese, tanto che il numero dei morti ha ormai superato quello dei nati. Eppure, Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, sembra focalizzare l’attenzione sul problema demografico proprio ora, guarda caso nel bel mezzo del dibattito politico circa l’approvazione dello “Ius soli”.

In un articolo dell’otto ottobre dal titolo “Senza i figli degli immigrati inverno demografico più rigido”, Francesco Riccardi descrive con dovizia di particolari statistici il trend negativo delle nascite in Italia, per concludere che l’apporto demografico degli stranieri, seppur non sia risolutivo, rappresenta una delle poche ancore di salvezza cui aggrapparsi. Prosegui la lettura »

Un nuovo rito in chiesa per celebrare le nozze gay. L’ultima idea del “vescovo” di Anversa

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I TITOLI ECCLESIASTICI VANNO INTESI COME RIFERITI ALLA CHIESA CONCILIARE, NON A QUELLA CATTOLICA (N.D.R.)

Un nuovo rito in chiesa per celebrare le nozze gay. L’ultima idea del vescovo di Anversa

Il vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, ha proposto di creare “un rito alternativo” che consenta la benedizione delle coppie omosessuali, dei divorziati risposati e dei conviventi. Lo scrive nel suo ultimo libro, Puis-je? Merci. Désolé (Posso? Grazie. Mi spiace), pubblica…

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Se i francescani di Boston vanno al Gay Pride e un “vescovo” australiano si fa paladino degli LGBT

Segnalazione di F.A.

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La foto dei frati francescani di Boston che partecipano sorridenti al cittadino festival gay con un loro stand davanti a cui campeggia in colori arcobaleno la scritta «Chi sono io per giudicare?», vale più di mille articoli e trattati. Dice soprattutto a quale tremendo equivoco abbiano dato origine le parole che papa Francesco ha pronunciato il 29 luglio 2013 parlando con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal viaggio in Brasile.

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http://www.iltimone.org/31930,News.html Prosegui la lettura »

I comunisti che piacciono al “papa”. E viceversa

I titoli ecclesiastici dell’articolo vanno intesi come riferiti alla “Chiesa ufficiale, ossia conciliare”, non alla Chiesa Cattolica 

Segnalazione di www.unavox.it

di Sandro Magister

Pubblicato sul sito dell’Autore



Nei giorni scorsi sono capitate a Roma un paio di cose curiose. E a loro modo istruttive.

La prima è l’inizio della collaborazione ad “Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, del disegnatore satirico Sergio Staino, con una striscia domenicale dal titolo “Hello, Jesus!”.

Qui la sorpresa sta nel fatto che Staino è comunista inossidabile, è stato “figlio dei fiori” e paladino del libero amore, è stato l’ultimo direttore, fino a pochi mesi fa, de “L’Unità”, il defunto quotidiano del partito comunista italiano e poi dei partiti che gli sono succeduti, ed è presidente onorario della UAAR, Unione Atei e Agnostici Razionalisti.

Lo svagato Gesù delle sue strisce abita ancora a Nazaret con Giuseppe e Maria, dà una mano al padre in falegnameria, ma ha già la testa altrove, a quando se ne andrà per diventare finalmente – parole di Staino – “il primo dei socialisti, il primo a combattere per i poveri”.

Intervistato sullo stesso “Avvenire” il giorno del suo esordio, Staino ha raccontato che tempo fa, quando a papa Francesco, in una “lunga telefonata”, fu riferito da Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, che alla madre dello stesso Staino, nel lontano 1948, era stata negata l’assoluzione sacramentale per aver votato per il partito comunista, il papa sbottò sorridendo: “Dica alla madre di questo suo amico che quella assoluzione se la vuole gliela do io”.

Ciò non toglie che il suo arrivo ad “Avvenire” ha provocato un diluvio di proteste. Compresa quella dell’editore del giornale, nella persona del segretario generale della conferenza episcopale italiana, il vescovo Nunzio Galantino, del quale il direttore di “Avvenire” Marco Tarquinio ha riportato ai lettori le seguenti parole: “Non condivido, perché non capisco proprio quale valore aggiunto viene al nostro giornale dalle strisce di Staino”.

Ed è appunto qui ciò che di istruttivo si può ricavare dalla vicenda. Perché ora c’è la prova che il potere di Galantino sulla conferenza episcopale e sul suo giornale non conta più come quando papa Francesco lo nominò segretario generale e di fatto suo luogotenente unico, con l’effetto che ogni sua parola o decisione pesava come se provenisse dal papa.

Oggi la conferenza episcopale ha un nuovo presidente nella persona del cardinale Gualtiero Bassetti, questo sì molto vicino a Francesco e molto più abile nel capirne e assecondarne i voleri.

Mentre la caduta di Galantino dalle grazie del papa è sempre più evidente e il caso Staino ne è la conferma lampante.

Non solo, infatti, il direttore di “Avvenire” ha deciso da solo, senza aver “chiesto autorizzazioni preventive all’editore”, ma ha rivendicato sulle pagine di “Avvenire” la giustezza di questa sua decisione, per di più mettendo in pubblico l’ininfluente parere contrario di monsignor Galantino.

Al quale ha come detto addio proprio nel momento in cui ha dato il benvenuto a Staino, a sua volta “assolto” da papa Francesco.

*


Il secondo episodio ha visto protagonista un altro giornale, “Il Manifesto”, l’unico che in Italia associa alla propria testata la dicitura: “Quotidiano comunista”.

Giovedì 5 ottobre – guarda caso proprio nell’anno centesimo della “Rivoluzione di ottobre” – “Il Manifesto” è uscito in edicola con allegato un libro con i tre discorsi di papa Francesco ai “movimenti popolari”, da lui convocati una prima volta a Roma nel 2014, poi in Bolivia nel 2015 e poi ancora a Roma nel 2016.

Intervistata da “Avvenire”, la direttrice del “Manifesto” Norma Rangeri ha così spiegato la scelta:
“Sentiamo nostri questi messaggi del papa e vogliamo portare ai nostri lettori la radicalità e la semplicità di queste sue parole. […] Lì c’è un’idea nuova di politica, il papa cita anche Esther Ballestrino de Careaga, per la sua concezione della politica. È una comunista di origini paraguayane”. (E fu insegnante di chimica del giovane Jorge Mario Bergoglio, che incontrò le sue due figlie durante la sua visita in Paraguay, nel luglio del 2015).

Dei discorsi di Francesco ai “movimenti popolari” e della sua visione politica i lettori di Settimo Cielo sono già ampiamente informati:


Ma dalla loro pubblicazione ad opera del “Manifesto” si possono ricavare ulteriori informazioni. Perché nel libro, oltre ai discorsi, vi sono un’intervista e una postfazione che arricchiscono il quadro, la prima con l’argentino Juan Grabois e la seconda dello studioso italiano Alessandro Santagata.

Grabois, 34 anni, figlio di uno storico dirigente peronista, dirige oggi la Confederación de Trabajadores de la Economía Popular ed è vicino a Bergoglio dal 2005, cioè da quando l’allora arcivescovo di Buenos Aires era alla testa della conferenza episcopale argentina. Divenuto papa, Francesco l’ha nominato consultore del pontificio consiglio della giustizia e della pace, oggi assorbito nel nuovo dicastero  per il servizio dello sviluppo umano integrale. Ed è lui, Grabois, il più attivo a tirare le fila delle convocazioni attorno al papa dei “movimenti popolari”.

L’idea cominciò a prendere corpo subito dopo l’elezione di Francesco. Dopo la messa inaugurale del nuovo pontificato – alla quale era presente in prima fila, accanto ai capi di Stato, anche l’argentino Sergio Sánchez, capo del Movimiento de Trabajadores Excluidos –, Grabois racconta di essere stato contattato dall’arcivescovo Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della pontificia accademia delle scienze, anche lui argentino e più che mai impaziente di entrare nella cerchia dei favoriti del nuovo papa.

Sorondo chiese a Grabois di aiutarlo a organizzare in Vaticano un seminario dal titolo “Emergenza esclusi”, che effettivamente si tenne nel dicembre del 2013 e al quale prese parte anche Joao Pedro Stédile, leader in Brasile del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.

Fu questo seminario l’anteprima della successiva prima convocazione a Roma attorno a papa Francesco dei “movimenti popolari”, una rete di un centinaio di sigle di tutto il mondo ma in prevalenza latinoamericane, in larga misura le stesse delle memorabili adunate anticapitaliste e no-global di Seattle e di Porto Alegre.

Per organizzare sia questo che gli incontri successivi fu creato un comitato composto da Grabois, da Stédile e da altri due attivisti: Jockin Arputham della National Slum Dwellers Federastion e Charo Castelló del Mouvement Mondial des Travailleurs Chrétiens. Più il gesuita Michael Czerny, oggi sottosegretario del dipartimento migranti e rifugiati presso il dicastero per lo sviluppo umano integrale, dipartimento di cui papa Francesco ha riservato a sé personalmente la direzione. A giudizio di Grabois, il ruolo di padre Czerny è stato fin qui “d’importanza vitale per il raccordo con le varie organizzazioni popolari”.

Nel libro edito dal “Manifesto”, sia Grabois che Santagata fanno notare che buona parte dei “movimenti popolari” sui quali il papa fa affidamento sono critici nei confronti dell’istituzione Chiesa e in contrasto con i dogmi cattolici su questioni come l’aborto o i diritti degli omosessuali. Ma “tali contraddizioni non condizionano troppo i lavori degli incontri, poiché essi sono incentrati su tematiche specifiche legate alla lotta per la terra, la casa e il lavoro”.

Una quarta convocazione dei “movimenti popolari” era prevista a Caracas per l’ottobre di quest’anno. Ma è stata sospesa a motivo del disastro in cui il Venezuela è precipitato.

In compenso hanno cominciato a tenersi degli incontri su scala non mondiale ma regionale. Il primo si è tenuto a Modesto, in California, dal 16 al 19 febbraio del 2017, per i movimenti degli Stati Uniti. Un altro si è tenuto il 20-21 giugno a Cochabamba, in Bolivia, per i movimenti dell’America latina.

Con l’incontro di Modesto papa Francesco si è collegato in videoconferenza, leggendo un discorso perfettamente in linea con i tre precedenti.

Non si è fatto vivo invece con i convenuti a Cochabamba. Ma a proposito di queste adunate su scala regionale Santagata scrive:
“Come mi ha riferito [Vittorio] Agnoletto, nell’ultimo incontro in Vaticano si sono levate critiche nei confronti di tale proposta di strutturazione per reti[territoriali] che, a suo giudizio, rischia di dare vita a una serie di ‘scatole vuote’ in concorrenza con l’organizzazione del World Social Forum”.

Agnoletto, eletto nel 2004 per cinque anni al parlamento europeo nelle liste di Rifondazione Comunista. è stato a lungo rappresentante italiano nel consiglio internazionale del World Social Forum nato a Porto Alegre e ha preso parte a vari incontri in Vaticano su queste tematiche.

Tra il World Social Forum e i “movimenti popolari” cari a papa Francesco c’è infatti un crescente attrito. A giudizio di Grabois, il primo “ha tradito la sua essenza per trasformarsi in una sequenza di rituali o di attività turistiche per militanti”.

Mentre i secondi, i movimenti benedetti dal papa, sarebbero oggi i soli capaci di “promuovere l’organizzazione comunitaria degli esclusi per costruire dal basso l’alternativa umana a una globalizzazione emarginatrice”. Anche a costo di uscire dai “confini stretti della democrazia ufficiale” e di adottare “pratiche che potrebbero essere criminalizzate dagli Stati”.

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L’intercomunione e la “messa” ecumenica in cammino… con la benedizione di Bergoglio

L’autrice utilizza per i conciliari i titoli degli ecclesiastici cattolici. Premettiamo che, invece, vanno riferiti alla “Chiesa conciliare” ed alla sua religione, che sono la perversione di quella Cattolica, Apostolica, Romana.

Segnalazione di www.unavox.it

di Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito Media Press Info

Le immagini sono nostre

Abbiamo aggiunto in calce alcune immagini che mostrano il falso monaco Enzo Bianchi in compagnia degli ultimi tre papi conciliari


 



Partecipanti al seminario

Dal 6 al 9 settembre 2017, presso la comunità ecumenica di Bose, la Taizé italiana, si è tenuto il seminario annuale, quest’anno dedicato al «dono dell’ospitalità» e in particolare all’«ospitalità eucaristica» e all’«accoglienza dello straniero».

I monaci e le monache di Bose, che «appartengono a Chiese cristiane diverse», diretti dal loro fondatore, il super-ecumenista e progressista frate laico Enzo Bianchi, battezzato nella religione cattolica, ma più che cattolico secondo degli Italiani, hanno invitato ortodossi, luterani, anglicani e cattolici a discutere e a riflettere sul tema proposto.

Papa Francesco ha benedetto questa iniziativa interreligiosa con una lettera di lode inviata il 18 agosto agli organizzatori e ai partecipanti. Rivolgendo agli interessati «il mio cordiale saluto», egli ha tenuto a rendere onore al «contributo al comune cammino verso la piena unità» che la comunità di Bose apporta da 25 anni e ha augurato a tutti «che tale chiamata sia ravvivata dall’ascolto umile e sincero e dalle riflessioni di questi giorni, perché crescano sempre più sentimenti fraterni e maturi un’autentica “ospitalità del cuore”, così che, mentre peregriniamo insieme verso il Regno, siamo sospinti a intraprendere passi più coraggiosi e concreti verso la piena comunione.»

Da parte sua, il Vaticano ha inviato i suoi rappresentanti a questo colloquio, tra i quali c’era il cardinale Severino Poletto, arcivescovo emerito di Torino, alcuni vescovi e Don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza Episcopale Italiana.

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bertolomeo I, ha aperto il seminario. Dopo di lui hanno preso la parola il patriarca greco-ortodosso di Alessandria, Theodoros II, il frate laico Enzo Bianchi e il frate Alois, Priore di Taizé, davanti ad un pubblico di personalità religiose di tutte le confessioni cristiane.

L’ospitalità in oggetto è stata esaminata, non solo dal punto di vista storico, spirituale e naturale, ma anche sotto il prisma dell’ecumenismo: accogliere lo straniero significa riceverlo a tavola. Di conseguenza, significa condividere «la cena del Signore»: così che la comunione diventa il sacramento dell’ospitalità e la Messa un banchetto ecumenico.

I ricercatori, religiosi ed oratori hanno messo l’accento su come superare «lo scandalo della divisione», riflettendo sui «passi coraggiosi e concreti» da compiere per andare verso «la piena comunione» e giungendo alla conclusione che bisogna uscire dallo «stallo di una Eucarestia che continua a dividere»… così si è espresso il delegato dei vescovi italiani, Don Cristiano Bettega, il quale ha sottolineato che «la possibilità di riunirsi intorno alla stessa tavola, di condividere, non solo la parola, ma anche il pane e il vino dell’Eucarestia, rimane l’orizzonte verso il quale bisogna camminare e al tempo stesso la ferita che continua a sanguinare».

Per effettuare i «passi più coraggiosi» auspicati da Papa Francesco, niente di meglio che mettere subito in pratica il rimedio emerso delle loro riflessioni: come annota il sito italiano Anonimi della Croce, si sono svolti delle concelebrazioni comuni tra conciliari, ortodossi e protestanti!

Con la benedizione di Papa Francesco che è tutt’altro che ostile a «una Santa Memoria» che si possa «celebrare» «in comunione» con tutti i cristiani insieme, la Messa ecumenica e l’intercomunione, i veri obiettivi di questo seminario sul «dono dell’ospitalità», sono stati l’oggetto di questo incontro come una sorta di anteprima generale…

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Bergoglio dà un nuovo colpo mortale alla famiglia!

NOTIZIE DALLA CHIESA CONCILIARE (OGNI TITOLO ECCLESIASTICO E’ QUINDI DA INTENDERE RIFERITO ALLA CHIESA CONCILIARE, NON ALLA CHIESA CATTOLICA)

Segnalazione di F.F.

di Francesca de Villasmundo


Pubblicato sul sito Medias Presse_Info

Francesco, il Papa «nero», resterà negli annali della storia come il Pontefice che ha «smantellato» la famiglia tradizionale e che ha protetto la rivoluzione antropologica e sociale in corso, invece di combatterla dall’alto della cattedra pontificia; perseverando nell’auspicio nato nel Vaticano II di istituire una nuova Chiesa in dialogo sempre più stretto col mondo.
E il fatto che questo mondo abbia gettato a mare i valori tradizionali per imporre dei nuovi costumi anti-naturali, non è un problema importante, al contrario!
Lo spirito del Concilio ha sollecitato le più alte autorità della Chiesa ad avvicinarsi e a riconciliarsi col mondo moderno e a «benedire» i suoi riferimenti morali innovativi derivati dal progressismo. Senza che si sia tenuto conto degli avvertimenti di Nostro Signore.

«Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.» (Gc., 4, 4).

L’avvio dato dal Vaticano II col documento finale intitolato «la Chiesa nel mondo contemporaneo» [Gaudium et spes], ha permesso allo spirito mondano di entrare nella Chiesa e di influenzare le mentalità. I comportamenti e la maniera di pensare dei chierici e dei príncipi della Chiesa oggi non sono più illuminati dalla sana dottrina  cattolica, ma dal desiderio di piacere a tutti gli uomini del nostro tempo e di farsi degli amici prendendoli per il loro verso.

Con Papa Francesco questa bonaria attitudine conciliare verso il mondo moderno decristianizzato e in rottura con gli insegnamenti di Cristo, ha raggiunto il suo apogeo. Ed è la famiglia naturale e sacramentale la principale vittima della sua azione rivoluzionaria.

Dopo i due Sinodi sulla famiglia e Amoris laetita, l’esortazione apostata che ne è derivata, Papa Francesco ha appena dato un nuovo colpo di piccone alla concezione tradizionale della famiglia. Ha «rifondato» il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, sostituendolo con una nuova struttura con una missione ridefinita: studiare ancor più, con l’aiuto delle scienze umane, la «realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità».

Con una lettera apostolica in forma di motu proprio, intitolata Summa familiae cura, Papa Francesco mira «ad essere in dialogo col mondo», ha spiegato alla stampa Mons. Paglia questo martedì 19 settembre.

Battezzato Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, questo nuovo organismo vaticanesco ha chiaramente lo scopo di mettere in pratica la riforma sacramentale prevista da Amoris laetitia nei confronti dei divorziati risposati civilmente e di altre coppie in rottura con la cattolicità; e di consacrare i nuovi modelli «familiari» elaborati dagli attivisti arcobaleno.

Nel suo slancio rivoluzionario, il Pontefice argentino si arroga il diritto di decidere che bisogna finirla «con i modelli del passato», e nella sua lettera apostolica scrive:

«Il cambiamento antropologico-culturale, che influenza oggi tutti gli aspetti della vita e richiede un approccio analitico e diversificato, non ci consente di limitarci a pratiche della pastorale e della missione che riflettono forme e modelli del passato.»
[…]
«Nel limpido proposito di rimanere fedeli all’insegnamento di Cristo, dobbiamo dunque guardare, con intelletto d’amore e con saggio realismo, alla realtà della famiglia, oggi, in tutta la sua complessità, nelle sue luci e nelle sue ombre.»

In poche parole, Papa Francesco aderisce all’attuale rivoluzione antropologia che ignora ogni legge naturale e divina in materia familiare e sessuale. Dopo aver relativizzato la Verità, la Roma post-conciliare relativizza la morale divina e si fa apostolo della corruzione dei costumi, più grave della trasformazione artificiale dell’essere umano, con la scusa di rispondere «pienamente alle odierne esigenze della missione pastorale della Chiesa.»

Definendo i limiti della missione dell’Istituto «nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato», la lettera Summa familiae curastabilisce come insegnamento fondamentale nel dominio della famiglia e del matrimonio Amoris laetitia e il discernimento pastorale «analitico e diversificato», e cioè una pastorale che non si basa più sull’indissolubilità del matrimonio e l’immutabilità naturale della famiglia.

«Amoris laetitia diventa la nuova Magna Carta» ha sottolineato, felice, il Gran Cancelliere dell’Istituto Mons. Paglia, conosciuto anche per essere il grande simpatizzante gay Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e per essere stato oggetto delle attenzioni della giustizia italiana per «corruzione e associazione a delinquere», prima che questa ritirasse le sue accuse col pretesto dell’«ingenuità del prelato» riguardo al mondo del denaro. Eppure questo vescovo sa muoversi tra i grandi del Fondo Monetario Internazionale…

«Con questa decisione – ha spiegato a Vatican Insider – il Papa allarga la prospettiva: da una focalizzata soltanto sulla teologia morale e sacramentale, a una biblica, dogmatica e storica, che tiene conto delle sfide contemporanee. Francesco ha ben compreso il compito storico della famiglia, sia nella Chiesa che nella società. E la famiglia non è un ideale astratto, ma una realtà maggioritaria della società, che deve riscoprire la sua vocazione nella storia».

«Per Papa Francesco – ha insistito nel corso della conferenza stampa di ieri – la famiglia non è semplicemente un ideale astratto: sono le famiglie tutte, senza distinzione, che devono esser aiutate e accompagnate a riscoprire il loro compito storico, sia nella Chiesa sia nella società»

Se si coglie il messaggio in tutta la sua fredda logica, la famiglia di cui il Papa argentino si ritiene guardiano e guida non è la piccola società fondata naturalmente su un padre e una madre, ed elevata all’ordine della grazia col matrimonio sacramentale, col quale la si definisce cristiana, ma ogni genere di unione con o senza figli: monoparentale, omoparentale, dei divorziati risposati, transessuale, sintetica, chimica, artificiale, ecc. E secondo lui, ognuna di queste «unioni» sarebbe una «famiglia» con un ruolo da svolgere nella Chiesa e nella società.

Considerando come «famiglie» pienamente riconosciute le nuove strutture sociologiche derivate dalla rivoluzione sessuale e culturale scatenata dalle lobby Lgbt e transumaniste, alle quali per di più riconosce che sarebbero essenziali per la vita ecclesiale e sociale, Jorge Mario Bergoglio si fa aedo del progressismo più acceso e della demolizione nichilista dell’uomo e della società.

Chiaramente, non possiamo più accettare come un fatto irreversibile il disordine socio-antropologico postmoderno che distrugge consapevolmente tutti i parametri naturali dell’uomo e impone un nuovo ordine sessuale mondiale che tratta i figli come mercanzia; né partecipare alla messa a morte della famiglia tradizionale attuata così … magistralmente!

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Bergoglio? “Occupa il trono papale senza averne l’autorità. La Chiesa devastata dal modernismo”

https://www.riminiduepuntozero.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/09/francesco-home-min.jpg

62 dissidenti hanno accusato pubblicamente l’attuale pontefice di propagare l’eresia. Il papa non può sbagliare. Finché non contraddice gli insegnamenti dei suoi predecessori. Ecco perché in Vaticano sono tutti lontani dal cuore del problema. “Quelli che si definiscono ‘tradizionalisti’ in realtà, sono dei rivoluzionari…”

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https://www.riminiduepuntozero.it/bergoglio-occupa-trono-papale-senza-averne-lautorita-la-chiesa-devastata-dal-modernismo/ Prosegui la lettura »

MESSICO – Ecco la Prima Comunione della “nuova Chiesa” (conciliare)

NOTIZIE DALLA CHIESA CONCILIARE (CHE NON E’ LA CHIESA CATTOLICA)

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Si la primera Comunión es la primera comida espiritual que recibe el cuerpo para el alma, este sacerdote lo ha hecho literal para que quede en el recuerdo el banquete dado en plena Misa. (Capilla S…

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Adorazione di divinità Indù in chiesa: “vescovo” si scusa, “vicario generale” si dimette

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

CHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

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Domenica, padre Juan José Mateos Castro, vicario generale della diocesi cattolica di Cádiz y Ceuta, ha accolto una processione Indù in onore della divinità Indù Ganesh nella Chiesa Cattolica di Nostra Signora d’Africa a Ceuta, un territorio spagnolo in Nordafrica. Ganesh è un ben noto idolo con testa d’elefante. Durante la processione Indù, i Cattolici hanno salutato Ganesh con l’inno mariano Salve rociera. Lunedì, il vescovo Rafael Zorzona Boy di Cádiz y Ceuta ha trasmesso delle scuse, chiama…

CONTINUA SU:
https://gloria.tv/article/SwQwQVH4N9fy6usodauN9PWD6

*Ogni titolo religioso presente nell’articolo va inteso come appartenente alla “Chiesa conciliare”, non alla Chiesa Cattolica (nd.r.) Prosegui la lettura »

Francesco Soros

Udienza generale di Papa FrancescoCHIESA/RELIGIONE CONCILIARE

M’INQUIETA
Lo dico con la morte nel cuore, ma questo Papa m’inquieta.
M’inquieta il suo estremismo ideologico, l’assenza di profondità con cui sembra affrontare temi epocali che scuotono dalle fondamenta la nostra società. M’inquieta la sua puntuale strategia mediatica, perfettamente coerente con le esigenze del mainstream da cui sembra golosamente attratto. M’inquieta il fatto che lui dica esattamente quello che le élite mondiali vogliono sentir dire. M’inquieta, su alcuni temi, vedere la Chiesa di Roma succube dello Spirito del Tempo, in linea col peggior mondialismo tecnocratico la cui deriva stiamo scontando sulla nostra pelle. M’inquieta, sull’immigrazione, sentire un Papa parlare come un documento della Open Society.

E se il vicario di Cristo, capo della Chiesa romana, sembra il replicante di Soros forse dovremmo inquietarci tutti. Se ottiene il plauso di Emma Bonino e fai fatica a distinguere il suo messaggio da un articolo di Roberto Saviano, vuol dire che la Chiesa ha cessato di essere “incredibile” per diventare banalmente credibile.

UTOPISMO E IRREALTA’
Le posizioni e le affermazioni di Papa Francesco sull’immigrazione imbarazzano per il livello di utopismo e di irrealtà e per la rottura radicale che questo pontefice sta facendo con gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per i quali il “Diritto ad emigrare” (sancito peraltro già da Giovanni XXIII nell’enciclica Mater et Magistra), è sempre stato preceduto da un diritto superiore: il “Diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria” (Giovanni Paolo II). Prosegui la lettura »