Archivio per la categoria Economia Mondiale

Soros nega, ma sponsorizza l’immigrazione

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Aleksandr Dugin: In Europa sarà presto caos, guerra civile, distruzione.

Aleksandr Dugin: In Europa sarà presto caos, guerra civile, distruzione.

Fonte: byoblu

Europa e Stati Uniti hanno spesso ricambiato il favore ad Aleksandr Dugin. Un anno fa, il famoso politologo russo è stato messo alla porta in Grecia. Accompagnato dal patriarca di Mosca Kirill per una conferenza sul Monte Athos, Dugin è stato fermato all’aeroporto di Salonicco e gli è stato comunicato che il suo ingresso all’interno dei territori della Ue gli era interdetto. Un anno prima, il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti lo aveva inserito nella lista dei cittadini russi sotto sanzioni per la crisi ucraina. Un mese dopo è il Canada a mettere sotto embargo Dugin. Di lui hanno scritto tutti, da Foreign Policy, che lo chiama “il cervello di Putin”, al Sole 24 Ore, che la settimana scorsa lo ha definito il “Rasputin di Putin”.

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La comunità e il reddito di cittadinanza

arton10592di Fabio Falchi

Fonte: Fabio Falchi

La questione del reddito di cittadinanza pone molti problemi, ma pare poggiare su un fondamento politico-sociale assai solido.
La storia del Novecento ha insegnato (anche se sono ancora numerosi quelli che non hanno compreso questa lezione, ossia coloro che, per così dire, vogliono le albicocche ma non l’albicocco) che vi sono due forme principali di organizzazione sociale compatibili con l’apparato tecnico-produttivo generatosi a partire dalla rivoluzione industriale.
Vi sono infatti l’organizzazione sociale di tipo liberal-capitalistico, ovvero basata sulla proprietà privata dei principali mezzi di produzione, e quella di tipo statale, basata cioè sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione e quindi caratterizzata dall’assenza del mercato capitalistico. Le cooperative o altre forme di socializzazione (più o meno “chimeriche”) rientrano o nel primo o nel secondo caso a seconda che vi sia (come in Cina) un mercato capitalistico oppure no (come accadeva) nell’Urss. Difatti, le cooperative o altre forme di “autogestione”, se vi è un mercato capitalistico, operano come imprese capitalistiche (e non vi è certo differenza per i lavoratori se le imprese sono dirette da manager pubblici anziché privati). Vi sono, com’è ovvio, anche forme miste (basti pensare all’Italia della seconda metà del Novecento), in cui cioè si combinano forme di proprietà privata e pubblica dei mezzi di produzione, ma l’organizzazione sociale in questi casi è pur sempre basata sul mercato capitalistico (e questo vale anche per la Cina, il cui “socialismo di mercato” è solo una  finzione ideologica necessaria per giustificare il potere assoluto del partito-Stato). Prosegui la lettura »

Moneta far-falla

di Nicoletta Forcheri

Moneta far-falla

Fonte: Nicoletta Forcheri

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2017/01/12/relazione-far-falla-4-novembre-2016/

LA FAR-FALLA DELLA MONETA CREDITIZIA

Convegno 4 novembre Banche e creazione monetaria, Roma, Montecitorio

(Pubblico solo oggi la relazione della conferenza del 4 novembre al Parlamento con i deputati 5S Villarosa, Sibilia, Pesco, e i relatori Torfason, Della Luna, Galloni e Govoni. La conferenza è visibile qua )

“(…) con l’emissione di carta moneta strutturata come falsa cambiale o falsa fede di deposito, si induce la collettività a dare merce, che ha un costo, contro oro carta, che costo non ha.” (G. Auriti, L’ordinamento internazionale del sistema monetario, pag. 43).

& Una piccola falla ontologica e storica agisce come un battito di ali di far-falla che provoca catastrofi e fallimenti a catena, a distanza negli anni e nello spazio. E’ una falla contabile nella descrizione della moneta. Siamo come quegli eschimesi che circondati da neve dalla mattina alla sera non hanno alcuna parola per nominare e descrivere la neve. E se sappiamo che gli eschimesi hanno almeno dieci termini per dieci varietà di neve diversa, noi non ne abbiamo neanche una contabile, per citare e descrivere, differenziandola dal credito, la moneta. Siamo di fronte a una moneta INVISIBILE, fatta artificialmente coincidere con IL TITOLO, travestita da CREDITO O DEBITO, a seconda dal punto di vista della persona. Prosegui la lettura »

IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE

Risultati immagini per il danno del denaro creato dalle banchedi Luigi Copertino

IL DANNO DEL DENARO CREATO DALLE BANCHE – di Luciano Gallino

L’ARTICOLO di Martin Wolf uscito pochi giorni fa sul “Financial Times” (il 24 aprile) è a dir poco sensazionale. Gli si desse retta, il solo titolo — “Spogliare le banche private del potere di creare denaro” — basterebbe per mandare in soffitta le teorie, le istituzioni e le politiche economiche che prima hanno causato la crisi, poi l’hanno aggravata con le politiche di austerità. Prosegui la lettura »

Quel blasfemo di Ezra Pound (sulla fiscalità monetaria)

di Fabio Ferracci

Quel blasfemo di Ezra Pound (sulla fiscalità monetaria)

Fonte: Il Talebano

Per non far pagare le tasse ai cittadini basta tassare la moneta al momento stesso della sua emissione. (Ezra Pound)

Può davvero esistere un sistema di fiscalità alternativo, che non necessiti di applicare alcuna pressione fiscale a danno del cittadino? Può davvero reggere un sistema economico che non richieda IVA, IMU,TARES e gabelle varie? Il poeta, scrittore, economista e candidato al premio nobel nel 1959 – Ezra Pound – aveva già trovato negli anni quaranta una soluzione. L’idea era di tassare non i cittadini produttori, sul cui lavoro si regge la prosperità della Nazione, ma il denaro stesso, ponendo ogni mese una marca da bollo pari ad un centesimo del valore nominale delle banconote ed ottenendo così i seguenti effetti:

  • lo Stato, senza alcuna spesa di riscossione e senza alcuna possibilità di evasione fiscale, avrebbe avuto un reddito pari al 12% annuale della massa monetaria;
  • le banche sarebbero state ridotte a meri intermediari finanziari, non potendo rinchiudere il denaro nei propri forzieri, pena perdere tutti i propri averi in 100 mesi;
  • lo Stato avrebbe riacquisto sovranità monetaria, garantendo un’adeguata emissione.

Questa teoria non ebbe mai modo di realizzarsi, cadendo nell’oblìo, dimenticata da tutti ma mai smentita. Tuttavia, sulla scia di queste intuizioni, più tardi l’ AIFIMO (associazione per la fiscalità monetaria) presentò in Parlamento una proposta di legge ad iniziativa popolare, a norma dell’art. 71 della Costituzione della repubblica italiana e degli art. 7 e 48 della Legge 25 Maggio 1970 n. 352, sulla fiscalità monetaria, aggiungendo inoltre l’erogazione di un reddito di cittadinanza come elemento sistemico complementare. La proposta non fu mai presa in considerazione, neppure quando riproposta nel 2007 dall’onorevole Teodoro Bontempo. Prosegui la lettura »

Brexit, le grandi banche se ne vanno, dal 2017 via dalla Gran Bretagna

L’annuncio sul quotidiano Observer del presidente British Bankers’ Association (Bba) Anthony Browne: gli istituti non possono aspettare i tempi della politica sull’uscita dall’Unione Europea dopo il referendum sulla Brexit e sulle future relazioni tra Regno Unito e Ue

di Fabrizio Massaro

Le grandi banche britanniche si preparano a trasferirsi fuori dal Regno Unito all’inizio dell’anno prossimo per i timori crescenti generati dalla Brexit, mentre gli istituti più piccoli stanno approntando piani per farlo già prima di Natale a causa delle incertezze perduranti sulle future relazioni tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. Lo scrive sull’Observer il capo della British Bankers’ Association (Bba)

Il primo ministro britannico, Theresa May (AFP)
Il primo ministro britannico, Theresa May (AFP)

Anthony Browne. La maggior parte delle banche, all’epoca del referendum, si era schierata per rimanere nell’Unione europea. Il primo ministro Theresa May ha già detto che i colloqui formali con Bruxelles cominceranno entro marzo. Il tema più caldo sul tappeto è il mantenimento dell’accesso al mercato unico, che l’Europa però vuole concedere solo se verrà preservata da parte di Londra la libertà di movimento dei cittadini Ue in Gran Bretagna.

CONTINUA SU: http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_23/brexit-grandi-banche-se-ne-vanno-2017-via-gran-bretagna-98bc8af0-9912-11e6-8bff-dd2b744d8dfe.shtml
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L’immigrazionismo di George Soros

di Giacomo Gabellini

L’immigrazionismo di George Soros

Fonte: l’indro

Giorni fa, il magnate e re della speculazione George Soros ha firmato una lettera sul ‘Wall Street Journal’ che si configura fin dalle prime righe come una vera e propria apologia dell’immigrazione di massa, e finisce per rappresentare un appello ai governi europei a favorire questo processo in base ai presunti vantaggi economici, politici e sociali che assicurerebbe.
Soros esordisce scrivendo che «il mondo è investito da un’ondata di migrazioni forzate. Decine di milioni di persone sono in movimento, fuggendo molto spesso dai Paesi d’origine per ricercare una vita migliore all’estero. Alcuni scappano da una guerra civile o dalla tirannia di regimi oppressivi; altri dalla povertà estrema, attirati dalla prospettiva di guadagnare qualcosa di più per se stessi e  per le proprie famiglie. Il nostro fallimento nello sviluppare e implementare politiche efficaci per gestire l’aumento dei flussi migratori ha contribuito notevolmente a diffondere miseria umana ed instabilità politica, sia nei Paesi da cui le persone scappano che nelle nazioni che li ospitano più o meno di buon grado. I migranti sono spesso costretti ad una vita di disperazione e di inattività, mentre gli Stati ospitanti non sono capaci di trarre i benefici che potrebbe assicurare l’integrazione di queste persone […]. I governi devono svolgere un ruolo di primo piano nell’affrontare questa crisi creando e sostenendo una adeguata infrastruttura fisica e sociale per migranti e rifugiati. Ma è essenziale usare anche tutta la forza del settore privato. Riconoscendo queste parole, l’amministrazione Obama ha recentemente lanciato una ‘chiamata alle armi’, per chiedere alle imprese Usa di svolgere un ruolo più incisivo nel far fronte alle sfide messe in atto dalla migrazione forzata. Oggi, i leader del settore privato si stanno coordinando alle Nazioni Unite ad assumere impegni concreti ed aiutare a risolvere il problema». Prosegui la lettura »

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi 

Banche: multe miliardarie ma mancano le regole

Fonte: Arianna editrice

La recente richiesta del Dipartimento di Giustizia americano alla Deutsche Bank di pagare una multa di 14 miliardi di dollari per chiudere il contenzioso negli Usa sulla ‘frode’ dei mutui subprime, e dei relativi derivati finanziari, ha una rilevanza che va ben oltre la cifra stessa.

Nel frattempo, sempre sulla stessa questione, quasi tutte le banche internazionali too big to fail sono state chiamate a pagare altrettante multe miliardarie: nel 2013 la JP Morgan per 13 miliardi di dollari, nel 2014 la Citi Bank per 7 miliardi e la Bank of America per circa 17 miliardi, e poi la Goldman Sachs per 5,1 miliardi, la Morgan Stanley per 3,2 miliardi….

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Il Ttip è morto. Lo rimpiangeranno in pochi

di Augusto Grandi 

Il Ttip è morto. Lo rimpiangeranno in pochi

Fonte: Barbadillo

Il Ttip è morto”, ha certificato Sigmar Gabriel, vice cancelliere tedesco. Con il rischio, però, che possa venir riesumato dopo le elezioni americane e quelle tedesche. Se davvero morirà, a rimpiangerlo saranno in pochi: le multinazionali e il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda. Oltre al codazzo di piccoli imprenditori che, come d’abitudine, non hanno capito nulla ma si erano allineati ai diktat dei Marchionne di turno. In realtà il Ttip, ossia il trattato per il libero commercio tra Unione Europea e Stati Uniti (più satelliti vari), avrebbe provocato disastri proprio alle piccole e medie imprese industriali. E avrebbe distrutto l’agricoltura europea.

I sostenitori del trattato, sul versante europeo, magnificavano le prospettive di incremento dei commerci tra le due sponde dell’Atlantico. Fingendo di ignorare che gli ostacoli attuali all’export italiano verso gli USA non derivano da regole e dazi, ma dalle dimensioni delle nostre aziende. Esportare significa sostenere dei costi ed il 70% delle imprese italiane non vende all’estero. Neppure nei Paesi confinanti. In compenso il Ttip, modellato secondo le volontà americane, avrebbe comportato l’obbligo europeo di accogliere i cibi americani a base di Ogm ed ormoni, verdure ai pesticidi. Con la possibilità per le multinazionali statunitensi di denunciare i Paesi europei che avessero voluto opporsi al cibo spazzatura, ai prodotti industriali fatti realizzare dalle multinazionali USA nei Paesi dove è permesso lo sfruttamento della manodopera infantile.

Ed il tribunale che avrebbe affrontato queste controversie sarebbe ovviamente stato americano. Il Ttip, in pratica, avrebbe favorito ulteriori delocalizzazioni produttive in nome del libero scambio. Anche perché gli USA hanno firmato un trattato simile con i Paesi dell’area del Pacifico. Dunque avrebbero potuto imporre in Europa le produzioni asiatiche a basso costo, spazzando via la concorrenza europea. In cambio di cosa? Della possibilità, per i grandi gruppi industriali europei, di avere i medesimi standard produttivi per i mercati sulle due sponde dell’Atlantico. In pratica un risparmio per i soci dei grandi gruppi, pagato con peggiori condizioni per tutti i cittadini europei. Senza dimenticare che, anche senza Ttip, le esportazioni europee verso gli USA sono aumentate, a partire da quelle italiane. E senza rinunciare alla sicurezza alimentare.

 

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