Archivio per la categoria MASSONERIA INTERNAZIONALE

Un culto di Lucifero nell’alta finanza

Vedo che alcuni blog  italiani hanno già postato parziali traduzioni di   questo video.  Non so chi  sia quello che parla, se davvero si chiami Ronald Bernard, sia olandese, e sia come dice un professionista interno all’alta finanza. Non so se quando dice che  in quegli ambienti alti si pratica  un culto luciferino, sia vero. Non ho prove. Solo che, quando comincia a  raccontare “sono stato invitato a  partecipare a dei sacrifici…all’estero…”,  gli occhi gli si  riempiono di lacrime. “…Bambini…”. E’ davvero sconvolto al ricordo.

“Ti è stato chiesto di farlo?”, gli chiede l’intervistatore. “Sì, e io non potevo”. S’interrompe, non riesce  quasi più a parlare . Ma si sforza e continua.  Non sta mentendo, Ronald Bernard.

Quindi, traduco anch’io una parte (di 8 minuti:  l’intero video dura 40 minuti) delle confessioni di quest’uomo in cui la coscienza, come dice, “si è scongelata”.

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1 Maggio 2017: Studi e riflessioni sul concetto di Nazione a Reggio Emilia

Visualizzazione di IMG-20170501-WA0023.jpgIeri l’Associazione Croce Reale ha organizzato “L’altro Primo Maggio” nel suggestivo contesto dell’Agriturismo Il Bove a Reggio Emilia.
Si è trattato di una giornata di stusi e riflessioni sul concetto di Nazione che ha visto relazioni di alto livello. Seppur eterogenei in diverse posizioni tutti i relatori si sono ritrovati nel denominatore comune di un’Europa dei popoli e delle identità, verso un futuro che abbia il coraggio di guardare al passato, al recupero della tradizione contro la degenerazione della modernità, che ha portato con se secolarizzazione, globalizzazione, mondialismo, crisi nella Chiesa e nell’Autorità, rivoluzioni che hanno sovvertito l’ordine naturale.
Organizzata dall’Avv. Fabrizio Nucera Giampaolo, la giornata ha visto relazioni appassionate e ricche di contenuti, di fronte ad un pubblico attento e preparato.

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SCANDALO IN FRANCIA: ECCO LA MASSONERIA CHE FINANZIA MACRON, IL VINCITORE DEL PRIMO TURNO

La fatidica domanda del “chi ti paga” al candidato favorito nella corsa all’ Eliseo non ha finora avuto risposta. Ricordiamo che tutti i sondaggi pronosticano un ballottaggio tra la candidata e presidente del Front National Marine Le Pen e il candidato indipendente liberal-socialista Emmanuel Macron, dopo il primo turno delle presidenziali francesi del 23 aprile. Al secondo turno del 7 maggio gli stessi sondaggi danno una schiacciante vittoria per il giovane candidato centrista, sul quale convergerebbero i voti degli elettori di centrodestra e centrosinistra “contro” la presidente del Front National. L’ex primo ministro socialista e candidato sconfitto alle primarie Manuel Valls ha già dichiarato che il suo voto andrà all’ex collega, e come lui hanno fatto numerosi altri esponenti di destra e sinistra. E’ il noto “barrage républicain”.

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Il processo ai Templati secondo l’abate Barruel

Segnalazione di Raimondo Gatto

La favolistica massonica vuole il processo ai Templari come un atto di iniquità e di ingiustizia ordito da Filippo il Bello per soddisfare la sua cupidigia. Le prove che causarono il suo scioglimento furono ampiamente dimostrate. L’Abate Barruel, ricostruì il processo accedendo alle fonti dell’epoca, inserendolo nella sue “memorie per la storia del giacobinismo” recentemente riprodotte”.

Segue allegato.

Il processo ai Templari secondo l’abate Barruel

7 obbedienze massoniche unite: “NON VOTATE MARINE!”

(Sfilarono al “Je suis Charlie”)

 

Hanno firmato un “appello repubblicano”  perché i francesi non votino Marine Le Pen. Nessuna sorpresa, in fondo … Le cose diventano ogni giorno più chiare. Non ci sarà più bisogno di noi complottisti.

L’appello repubblicano è firmato da: Grand Orient de France (GODF), la Fédération française du Droit humain (FFDH), la Grande Loge féminine de France (GLFF), la Grande Loge féminine de Memphis Misraïm (GLFMM), la Grande Loge mixte universelle (GLMU), la Grande Loge mixte de France (GLMF) et la Grande Loge des cultures et de la spiritualité (GLCS).

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/7-obbedienze-massoniche-unite-non-votate-marine/

Bergoglio e Massoneria

Pubblichiamo un testo diffuso da Marco Tosatti, da lui ricevuto in anonimo, e che è già stato pubblicato in inglese sul sito OnePeterFive.Il contenuto di questo testo non coglie certo di sorpresa, dato l’andazzo complessivo dei diversi papi conciliari, accentuatosi con l’arrivo di papa Bergoglio. Tuttavia, occorre tenere presente che lo zampino massonico, sia esso reale o virtuale, operativo o ideale, è solo una componente della forma mentis e del modus operandi di una gran parte della moderna gerarchia cattolica, manifestatisi apertamente a partire dal Vaticano II.
In tal senso vanno tenuti presenti diversi  altri fattori, come ad esempio l’Umanesimo e il Rinascimento insieme alla sovversione luterana e ai suoi frutti nefasti. Bisogna partire da qui per cogliere la matrice più prossima della rivoluzione omocentrica che è esplosa con l’illuminismo e che continua a produrre guasti sempre maggiori, tutti contrassegnati da una cifra inequivoca: la rivolta contro Dio, in vista dell’avvento dell’Anticristo.
In questo contesto, l’azione svolta strumentalmente dagli ambienti massonici ha la sua logica e la sua funzione inequivocabile, ma poco avrebbe potuto incidere se non avesse operato su un substrato già predisposto ad accettare l’inversione di ogni valore. Prosegui la lettura »

Massoneria, scoppia la grande faida

Dopo il sequestro di 35 mila nomi da parte della Guardia di Finanza, nelle logge è tutti contro tutti. Espulsioni, autosospensioni, scissioni. Riti paralleli e incontrollabili. Macabre cerimonie di iniziazione. E sullo sfondo le infiltrazioni criminali su cui indaga l’Antimafia

DI GIANFRANCESCO TURANO     
Nel fine settimana della Gran Loggia, organizzato dal Grande Oriente a Rimini dal 7 al 9 aprile, la massoneria si mostra compatta, in salute, forte delle sue adesioni in crescita costante. Nel trecentesimo anniversario dalla nascita della massoneria moderna a Londra, la kermesse annuale ha convocato al Palacongressi della città romagnola duemila persone, ha programmato spettacoli teatrali dedicati alla vita di Enzo Tortora, commemorazioni di fratelli illustri come l’attore Arnoldo Foà e l’apneista Enzo Maiorca. Fra i politici invitati, gli habitués Daniele Capezzone (Direzione Italia) e il viceministro delle Infrastrutture e segretario socialista Riccardo Nencini.Abbondanti e varie anche le delegazioni internazionali presenti in Italia per ottenere il riconoscimento del Goi: Mali, Sudafrica e cinque Stati della federazione brasiliana. Tutto sotto il patrocinio del segretario esecutivo della conferenza dei Gran Maestri internazionali, il chirurgo pediatrico rumeno Radu Balanescu.

Attentato Londra, perché il terrore colpisce sempre le masse e mai i potenti?

Ancora una volta il terrore. Sempre il medesimo. Quasi come se si trattasse, ormai, di una tragedia che torna a ripetersi, nei suoi moduli, sempre eguale a se stessa. Prima Parigi, poi Berlino. Adesso Londra. L’Europa è sotto attacco, si dice. Non è chiaro da parte di chi, tuttavia.

Attentato Londra, perché il terrore colpisce sempre le masse e mai i potenti?

L’Islam ha dichiarato guerra all’Europa: così vorrebbe farci credere la narrazione egemonica; il cui fine conclamato è quello di delegittimare l’Islam e, in generale, ogni religione della trascendenza non ancora riassorbita nel monoteismo immanentistico dell’economia di mercato. Non è guerra di religione: è guerra alla religione. Guerra dichiarata dal capitale a ogni idea di sacro che non sia quello del mercato deregolamentato.

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Satanismo & “massoneria nera” in Italia ?

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Esattamente vent’anni fa, sul quotidiano «Il Messaggero», un paio di articoli («Sesso, droga, violenze. Nel cuore di Roma», mercoledì 19 febbraio 1997, p. 31; e «“Così Satana mi rubò l’anima”», 20 febbraio 1997) rivela l’esistenza di un gruppo satanista operante da circa un ventennio intorno alla zona di San Giovanni in Laterano (Roma).  Il primo articolo offre maggiori informazioni. Una donna, A.T., racconta che dal 1987 il marito E.I. è stato invischiato in quella setta satanica dedita a orge, ipnotismo, pedofilia, droga, ricatti, reclutamenti. Dal 1990 E.I. non parla d’altro che della «setta gnostica» che frequenta.   Prosegui la lettura »

Aboliamo la Massoneria

Risultati immagini per MassoneriaUn’inchiesta politica e giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 mette sotto scacco il mondo degli incappucciati. E la commissione Antimafia vuole  i nomi degli affiliati. Era ora. Ma non basta

DI GIANFRANCESCO TURANO 

Abolire la massoneria? Nessun esponente delle istituzioni può rispondere sì in modo formale. Non le procure, né la commissione parlamentare antimafia. Ma le loro indagini hanno stretto i liberi muratori in una morsa politico-giudiziaria senza precedenti dai tempi della P2 (marzo 1981) quando Licio Gelli, il Venerabile per eccellenza, gestiva un potere occulto, alternativo allo Stato democratico, raccogliendo un’oligarchia di deputati, ministri, generali, imprenditori e criminali che si erano sottratti alle leggi della Repubblica.

Oggi i parlamentari sono spariti, almeno così dicono i Maestri. Ma i guai giudiziari rimangono. Forse perché in 35 anni la legge 17 del 1982 sulle associazioni segrete, firmata da Tina Anselmi e da Giovanni Spadolini, non certo un massonofobo, è rimasta inapplicata. I due tentativi fatti nel 1992 dal procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e negli anni Duemila dall’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris (inchieste Why not e Poseidone), non hanno raggiunto risultati significativi.

Tre decenni e mezzo dopo Tina Anselmi, la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ha chiesto, come fece Cordova nel 1992, l’esibizione degli elenchi ai Gran Maestri con scadenza 8 febbraio.

Le resistenze opposte dalle due obbedienze più frequentate, il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia degli Alam (antichi liberi accettati muratori), hanno seri appigli giuridici nella libertà di associazione prevista dalla Costituzione, più che dalla legge sulla privacy ed è prevedibile che lo scontro durerà a lungo.

Di certo Gelli, a poco più di un anno dalla sua morte, sembra avere seminato anche troppo bene. Come alla fine dell’Ottocento, è tornato di moda il motto del garibaldino e deputato Felice Cavallotti: «Non tutti i massoni sono delinquenti, ma tutti i delinquenti sono massoni».

La cronaca sembra confermare il teorema. In Calabria le inchieste Meta, Lybra, Decollo Money, Purgatorio, Fata Morgana, solo per citarne alcune, rivelano una compenetrazione fra ’ndrangheta e massoneria dove la seconda avrebbe inglobato la prima, come ha sintetizzato in una celebre intercettazione il boss di Limbadi Pantaleone Mancuso “Vetrinetta”. In Sicilia, nel trapanese in particolare, il binomio fra grembiuli e Cosa nostra sembra solido quanto lo è in Calabria.

A Roma Giulio Occhionero, ingegnere informatico e hacker con server negli Stati Uniti, arrestato a gennaio, spiava politici, manager ed esponenti dell’intelligence, senza dimenticare circa 300 suoi fratelli del Grande Oriente d’Italia (Goi).

Siena, la città del Gran Maestro del Goi Stefano Bisi, è stata scossa da uno scandalo ad alta densità massonica come quello del Monte dei Paschi, che ha coinvolto lo stesso Bisi (intervista a pagina 12). E l’aeroporto della città del Palio, un’avventura chiusa con un buco da 9 milioni di euro, ha travolto la società di gestione presieduta da Enzo Viani, l’uomo che amministra l’immobiliare del Goi (Urbs).

Anche il crac della Bf dei costruttori Roberto Bartolomei e Riccardo Fusi, molto vicino a Denis Verdini, ha coinvolto alcuni iniziati fra le colonne di Jachin e Boaz.

Perfino il tormentato caso Cucchi ha visto la fallita ricusazione da parte della famiglia del perito e medico legale Francesco Introna, massone in sonno.
Vietato generalizzare, certo. I massoni si sono difesi attaccando le magagne dei partiti o dei preti pedofili. Ma i partiti non si sono mai più ripresi sul serio dallo choc di Tangentopoli e la Chiesa, quanto meno, si è dissanguata in cause di risarcimento.

La massoneria, invece, prospera a dispetto degli scandali. In alcune zone, forse proprio grazie alla sua aura di impunità e riservatezza, oltre alla capacità di fornire una rete relazionale a livello nazionale e internazionale.
Anche ai vertici della libera muratoria qualcuno teme che le logge abbiano accolto un tasso di criminali superiore alla media e che le tegolature, come i massoni chiamano i controlli di ingresso sui candidati o “bussanti”, siano state poco conformi alle norme edilizie del Gadu, il grande architetto dell’universo sul quale l’iniziato deve giurare.

Statistiche e interpretazioni

Tutti i Gran Maestri negano in modo risoluto che esistano logge segrete e che sia ancora in voga l’iniziazione all’orecchio (o “sulla spada”) nota soltanto al Venerabile che guida la loggia. Sono anche concordi nel riferire la grande crescita di iscrizioni all’aumento delle vocazioni esoteriche, in una fase di crisi dei valori.

Qualunque sia il motivo, i dati raccontano una storia di successo. Nel 1992, in piena tempesta Cordova, quando il gran maestro cosentino Ettore Loizzo denunciava all’allora numero uno del Goi Giuliano Di Bernardo che 28 logge calabresi su 32 erano in mano alla ’ndrangheta, i fratelli in Calabria erano circa 800 su circa 9 mila affiliati in Italia.
Dopo il boom di iscrizioni a livello nazionale durante i 15 anni di granmaestranza di Gustavo Raffi (21 mila in 802 logge), l’attuale Gran Maestro Stefano Bisi ha dichiarato che su 23 mila iscritti al Goi in 805 logge (dati al 31 dicembre 2015) ce ne sono 2634 in Calabria e 2208 in Sicilia. Il 21 per cento degli affiliati è nelle due regioni più a sud dell’Italia. Le logge calabresi sono passate dalle 32 dei tempi di Loizzo alle attuali 80. La stessa proporzione (21 per cento) vale per la Gran loggia regolare d’Italia, obbedienza fondata da Di Bernardo e retta da Fabio Venzi con 2400 iscritti in Italia.

La Gran Loggia degli Alam di Antonio Binni, seconda obbedienza in Italia con 8114 iscritti, ha la proporzione più bassa con complessivi 1357 fratelli calabro-siculi (16,7 per cento). In compenso 104 logge degli Alam su 510 totali sono in Calabria o in Sicilia (20,3 per cento).

La piccola Serenissima Gran Loggia di Massimo Criscuoli Tortora (197 membri) ha la percentuale più alta con circa 60 fratelli affiliati alle tre logge calabresi (30 per cento) oltre agli iscritti alla loggia di Messina-Catania.
Per ovvi motivi non si hanno cifre sulle obbedienze irregolari o spurie che sovrastano in numero le circa dieci obbedienze regolari. Le massonerie fai da te sono 124 secondo Criscuoli Tortora e 192 secondo Binni, di cui 97 nella sola Arezzo, patria di Gelli.

La sproporzione è evidente, considerato che i residenti di Calabria e Sicilia sono 7 milioni, cioè l’11 per cento della popolazione nazionale. Inoltre, non è dato sapere quanti calabresi e siciliani siano affiliati a logge che non sono in Calabria o in Sicilia, per non parlare delle logge estere facenti capo a obbedienze italiane in vari paesi: Malta, Libano, Romania, Ucraina e in Canada a Toronto, città strategica nello scacchiere internazionale del crimine italo-americano.

Trapani esoterica

Nelle varie obbedienze si nota una prevalenza di iscritti a livello provinciale di Reggio, per la Calabria, e di Trapani, per la Sicilia, con una particolare vivacità esoterica a Campobello di Mazara e a Castelvetrano. È il regno di Matteo Messina Denaro, il capo latitante di Cosa nostra. Già nel 1986 a Trapani è emerso il radicamento della massoneria più oscura quando la polizia scoprì che il centro studi Scontrino era la copertura di sette logge inaugurate da Gelli sei anni prima e frequentate da politici, imprenditori e mafiosi.

Le spiegazioni date dai responsabili a questo surplus di spirito iniziatico in Calabria e a Trapani sono le più varie.
Sostiene Bisi che la prima Loggia italiana sarebbe stata fondata a Girifalco (Catanzaro) nel Settecento e si sa che i calabresi amano le loro tradizioni.

Binni invece ha preso le distanze e dice: «Io non sono amato dai fratelli di Calabria e Sicilia. Hanno moltiplicato il numero di logge per contrastare la mia elezione».

Più articolato il discorso di Venzi. In commissione antimafia il Gran Maestro con maggiore anzianità in circolazione (è stato eletto nel 2001 a 39 anni) ha dichiarato: «Bisogna verificare gli ambienti di Rotary, Lions e Kiwanis, dove massoni regolari e irregolari si incontrano. La ’ndrangheta sceglie le obbedienze spurie piuttosto che sopportare le nostre riunioni a carattere filosofico-culturale».

Il presidente Bindi ha colto l’assist e ha replicato: «Questa è gente che si fa anni di galera. Si figuri se si spaventano per una conferenza».

Ma il tema della cinghia di trasmissione fra massoneria ufficiale, non ufficiale e associazioni paramassoniche non è da trascurare. Nel tempio, come sostiene Venzi, «un fratello non mi deve sbagliare una deambulazione». Vietatissimo parlare d’affari. In una cena al Rotary è diverso. Non si portano guanti e grembiule. L’ambiente è più informale. E il Venerabile o gli Ispettori Magistrali non sorvegliano.

Più problematico è il ragionamento sulle massonerie irregolari. Che ci sia una proliferazione è indiscutibile. Basta navigare mezz’ora sul web per essere sommersi da sigle mistiche rette da Gran Commendatori e Supremi Sovrani, in un’orgia di abbreviazioni che ricorda le targhe sulla porta dei direttori galattici nei film di Fantozzi.

È vero che per creare un’associazione massonica bastano cinque minuti, sette persone un notaio. Ma poi?
Aldo Alessandro Mola, storico di riferimento della massoneria in Italia, risponde: «Non vedo quale interesse potrebbe avere la ’ndrangheta a inserirsi in logge massoniche spurie che non hanno contatti su base nazionale o internazionale con le obbedienze regolari. Anche quando si parla di P2, se ne parla in modo inesatto. La P2 non era affatto una loggia coperta. Era una loggia speciale affiliata al Goi con tre caratteristiche. Primo: l’iniziazione non avveniva in loggia. Secondo: non c’era diritto di visita ossia altri fratelli non potevano visitare la loggia. Terzo: non c’era obbligo di riunioni. Infatti la P2 non si è mai riunita. La loggia di Gelli era una replica della Propaganda massonica, costituita nel 1877 come vetrina e fiore all’occhiello del Goi tanto che i fratelli erano dispensati dal pagare le quote. Anche la P2 aveva capitazioni ridicole. Il cantante Claudio Villa versava 2 mila lire all’anno e lo scrittore Roberto Gervaso 60 mila. Erano somme piccole anche negli anni Settanta».

Ingiustizia massonica

La giustizia interna alla massoneria, esercitata in parallelo con quella dello Stato o “profana”, è un tema chiave dello scontro. Per quanto i giuramenti sulle costituzioni dei liberi muratori siano abbinati alla dichiarazione di fedeltà alla Costituzione della Repubblica e alla presentazione di certificati giudiziari e di carichi pendenti, l’indulgenza della giustizia massonica è un dato di fatto. Il timore è che questa inclinazione al perdonismo si estenda alle aule dei tribunali ordinari quando un fratello giudica un fratello o alle commissioni parlamentari quando un fratello scrive una legge che può favorire altri fratelli.

Anche su questo i Gran Maestri, alle domande di Rosy Bindi, hanno dato una risposta compatta: nelle logge non ci sono magistrati, che non possono starci pena censura del Csm, e non ci sono parlamentari.
Dipendenti pubblici sì, militari sì, professionisti in abbondanza e persino qualche sacerdote, ma nessuna traccia degli oltre 100 deputati e senatori che furono trovati negli elenchi della P2.

E i santisti? Mai sentiti nominare, hanno risposto compatti i Gran maestri a proposito degli esponenti riservati del crimine organizzato. Nemmeno del progetto separatista al Sud, durante la transizione fra Prima e Seconda Repubblica, si è parlato direttamente nell’aula della Commissione a palazzo San Macuto. Se ne stanno occupando i magistrati fra Sicilia e Calabria tirando le fila di una tradizione che inizia con il massone Andrea Finocchiaro Aprile, antifascista e leader indipendentista, figlio di Camillo, carbonaro, massone e ministro del Regno.

Anche sui picciotti ordinari di Cosa nostra e ’ndrangheta la giustizia massonica è stata piuttosto pigra. A fronte dell’emergenza mafiosa, Raffi e Binni hanno demolito in 17 anni tre logge nel reggino (Caulonia, Brancaleone, Gerace) e una nel Lazio, per insufficienza di iscritti. Un altro caso è significativo. Nel 1992, mentre reggeva il Goi, Di Bernardo ha abbattuto la Rispettabile Loggia Colosseum di Roma, creata nell’immediato dopoguerra per accogliere gli agenti della Cia operativi in Italia. Il più noto era Frank Gigliotti, calabrese emigrato negli States.
Anche Binni ha chiuso alcune logge degli Alam in Sicilia, per questioni amministrative: non pagavano le quote in polemica con il Gran Maestro.

È un bilancio striminzito e, in materia di giustizia massonica, Di Bernardo ha confermato all’Antimafia che la condanna è un caso straordinario. In genere, si censura, magari si sospende. «Alla fine, tutti assolti». Le due eccezioni note sono quelle di Gelli, cacciato dopo lo scandalo P2 con un processo giudicato sommario e scorretto dallo stesso Di Bernardo, e Amerigo Minnicelli da Rossano (Cosenza), promotore di una lettera a Raffi nell’ottobre 2011 dopo l’inchiesta penale Decollo Money (riciclaggio e narcotraffico fra Italia e San Marino), che coinvolgeva l’imprenditore massone calabrese residente in Umbria Domenico Macrì.

A fine gennaio Minnicelli ha consegnato all’Antimafia la lettera, firmata da altri trenta fratelli dissidenti rispetto alla gestione del numero uno regionale Marcello Colloca. L’Espresso ha potuto leggerla. Nella lista delle richieste a Raffi, che includono la consegna delle liste alla Direzione distrettuale antimafia, risalta il punto 3: «Non accada che i fratelli vengano “risvegliati” in Orienti diversi da quelli di loro provenienza».

Tradotto in linguaggio profano, si sottolinea la fluidità eccessiva nei passaggi da una loggia all’altra di iniziati che hanno avuto problemi con la giustizia ordinaria o massonica. Né è pensabile che gli agenti segreti della Colosseum si siano iscritti alla bocciofila di quartiere dopo l’abbattimento della loggia da parte di Di Bernardo.
L’ex Gran maestro del Goi e della Gran loggia regolare d’Italia, unica riconosciuta dalla Gran Loggia Madre di Inghilterra fondata tre secoli fa (1717), è uno dei quattro testimoni-chiave della Procura di Reggio Calabria, guidata da Federico Cafiero de Raho, nella sua inchiesta per associazione segreta ribattezzata Gotha dopo l’unificazione di cinque procedimenti (Fata Morgana, Araba Fenice, Sistema Reggio, Rhegion e Mammasantissima). Gli altri quattro sono tre collaboratori di giustizia siciliani: Tullio Cannella, Gioacchino Pennino e Antonio Calvaruso, che ha indicato il boss Leoluca Bagarella come uno dei pochissimi in Cosa nostra a conoscere la componente apicale segreta, e unificata, del crimine calabro-siculo infiltrato nei templi dei liberi muratori.

Di Bernardo, 76 anni, è stato pubblicamente criticato dal successore Venzi per non avere tentato di ripulire il Goi dall’interno. Di sicuro ha molto da rievocare dei suoi 55 anni di militanza frammassonica. Ne ha dato prova all’antimafia parlando di un fallito traffico d’armi con il presidente del Togo, che al tempo era Gnassingbé Eyadéma, massone come molti leader della cosiddetta Françafrique. Il business sarebbe stato gestito dal suo predecessore alla guida del Goi. In audizione Di Bernardo non lo ha mai nominato ma è Armando Corona, il professionista cagliaritano chiamato a guidare il Grande Oriente dopo lo scandalo P2.

Corona è scomparso nel 2009, quattro anni dopo Eyadéma. Ma i Fratelli d’Italia sono spesso coltelli, da vivi e da morti.

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