Archivio per la categoria CONFLITTI MONDIALI

TRUMP VINCE. ECCO PERCHE’ SARA’ GUERRA

di Maurizio Blondet

In modo sempre più incalzante, Donald Trump concentra la sua oratoria sul tema: le elezioni saranno truccate (rigged).

Una parte notevole dell’opinione pubblica  americana ormai sa – dai blog alternativi – che Smartmatic, la ditta che fornisce le macchine per votare  a 16 stati della federazione, è posseduta da un agente operativo di Soros, il britannico  (e Lord)  Mark Malloch-Brown.

https://www.linkedin.com/pulse/smartmatic-sgo-malloch-brown-soros-operative-buys-election-cj-wilson

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Elezioni truccate, ma non basterà

Un sondaggio di  Politico/Morning Consult Poll   ha confermato che il 41 per cento dei cittadini che si sono registrati per votare dichiara che le elezioni possono essere “rubate”. Fra i cittadini repubblicani, la percentuale sale al 73%.

Ma una cosa importante è accaduta: Donald Trump,  in quest’accusa, non può essere più dipinto come un isolato folle che vede fantasmi .   Pezzi molto grossi del partito repubblicano – un partito che per la sua campagna  non ha stanziato nemmeno un dollaro, in una ostentata manifestazione di ostilità – hanno denunciato i brogli e le distorsioni mediatiche della campagna. Prosegui la lettura »

Possiamo ancora prevenire la guerra generalizzata?

di Thierry Meyssan

Possiamo ancora prevenire la guerra generalizzata?

Fonte: Megachip

Dopo la distruzione dell’orgoglio della marina degli Emirati avvenuta il 1° ottobre, le forze armate delle petro-dittature del Golfo esitano a continuare da sole la guerra contro la Repubblica araba siriana. È chiaro a tutti che il missile terra-mare che ha distrutto il catamarano wave-piercing è un’arma estremamente sofisticata, di cui nulla di simile si è mai visto sinora su qualsiasi campo di battaglia. Non è stata sparata dagli Huthi, né dai partigiani dell’ex presidente Saleh, che non possiedono armi di questo genere, ma dalla Russia, che è segretamente presente in Yemen a partire dall’estate.
L’idea di un coordinamento di jihadisti con i soli loro alleati locali, senza l’intervento degli Stati Uniti, è ancora più difficile da immaginare dal momento che la rivalità tra Arabia Saudita e Qatar ha costantemente sabotato le fasi precedenti della guerra.
Washington sta quindi seriamente considerando l’unica opzione rimanente: il confronto militare diretto.
Gli Stati Uniti hanno sollecitato i 64 Stati e le 3 istituzioni internazionali che hanno aderito alla loro cosiddetta coalizione anti-Daesh affinché lancino un attacco contro Damasco.  In pratica, solo il Canada, la Francia, l’Olanda e il Regno Unito sono presenti. L’idea è quella di lanciare missili da crociera su Damasco e Latakia, e di bombardare l’Esercito arabo siriano. Questo progetto è stato annunciato ai membri della NATO durante il Consiglio Atlantico del 27 settembre. È stato sostenuto dal senatore John McCain sul Wall Street Journal.
Questa operazione comporta la riorganizzazione dei preparativi in corso per la liberazione di Mosul in Iraq, attualmente occupato da Daesh. Tutti sanno già che il vero obiettivo di questa coalizione non è quello annunciato, ma è diretto a cambiare l’occupante a Mosul. Non ha lo scopo di mettere veri rappresentanti iracheni al potere, né i suoi abitanti storici, ma solo gli iracheni sunniti, al fine di creare un «Sunnistan». La Coalizione non ha bombardato Daesh, ma non ha esitato a distruggere – «per caso» – una milizia composta da volontari sciiti che erano venuti, a differenza della coalizione, per liberare la città dall’oscurantismo. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha dato il proprio via libera dichiarando al giornale Sabah che una volta che Mosul fosse liberata, la città apparterrebbe ai suoi abitanti, «… e solo gli arabi sunniti, turcomanni e curdi sunniti possono rimanere». In altre parole, la coalizione si propone di finire il lavoro che Washington aveva affidato a Daesh. Il suo vero obiettivo è quello di appoggiare la pulizia etnica praticata dai jihadisti, in particolare l’espulsione o il massacro dei cristiani e yazidi curdi, al fine di creare uno stato religioso omogeneo. Proprio come abbiamo già annunciato più volte, Daesh dovrà migrare da Mosul ad al-Raqqa e Deir ez-Zor, allo stesso modo in cui aveva evacuato Jarabulus di fronte all’esercito turco, senza dare battaglia.

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ISRAELE E QUEL DRONE IN GRADO DI SCHIVARE TRE MISSILI

Segnalazione di Federico Prati

ISRAELE E QUEL DRONE IN GRADO DI SCHIVARE TRE MISSILI: QUALCUNO HA DECODIFICATO LA TECNOLOGIA USA, MA CHI?

di Franco Iacch
20/07/16

L’unico dato certo è che domenica pomeriggio, un drone di qualche tipo ha violato uno degli spazi aerei più protetti al mondo, quello di Israele. Con un certo imbarazzo, gli israeliani hanno affermato che il drone non è stato intercettato nonostante contro di esso fossero stati lanciati tre missili. Il drone proveniva dalla Siria.

Pochi secondi dopo aver rilevato l’UAV sulle alture del Golan, gli israeliani lanciano due missili intercettori Patriot PAC-2 in rapida sequenza: entrambi mancano il bersaglio. Lo Stato Maggiore decide allora di inviare un F-16 per abbattere la minaccia, mentre tutte le postazioni di difesa missilistiche nel nord di Israele vengono messe in allarme e pronte al combattimento. Il caccia inquadra il drone, gli lancia un missile, ma non riesce a colpirlo. Il drone non sarà mai abbattuto e ritornerà in Siria senza subire alcun danno.

I servizi segreti americani ed israeliani, restano cauti nel diramare altre notizie per evitare spiacevoli contraccolpi. Lo scudo missilistico statunitense, infatti, è venduto come uno dei migliori al mondo: tale episodio potrebbe confermare che contro le minacce moderne, come gli UAV, tale asset sarebbe impotente.

Secondo l’IDF, il drone potrebbe essere di fabbricazione russa. Israele teme che il drone possa essere stato inviato da Hezbollah, che sta attualmente combattendo al fianco delle forze del presidente siriano Bashar Assad, per fotografare le manovre militari nel Golan. Speculazioni al riguardo, sebbene non vi sia alcuna rivendicazione.

In precedenti occasioni, Israele ha già abbattuto dei droni nemici sul Golan, ma quanto avvenuto dimostra l’efficacia della minaccia UAV, in grado di superare anche uno dei migliori schermi difensivi del mondo come quello di Israele. Sebbene avanzate, le difese aeree di Israele sono state incapaci di intercettare una sola minaccia UAV. Se fosse stato un attacco a sciame, la direzione in tale senso è ormai presa, i sistemi Iron Domee David’s Sling potrebbero non essere in grado di intercettare una minaccia stratificata. O, forse, abbiamo assistito al primo episodio noto che confermerebbe un programma di reverse engineering ai danni della segreta tecnologia statunitense.

Andiamo con ordine. Nel maggio del 2014, la televisione di Stato iraniana mostrò le immagini di una replica del drone statunitense RQ-170 Sentinel. Fin dal 2011, l’Iran sostiene di essere riuscito a decodificare i segreti del Sentinel, abbattuto nel dicembre dello stesso anno dopo essere entrato nello spazio aereo iraniano dal confine orientale con l’Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno inizialmente dichiarato di aver perso un drone vicino al confine afghano, per poi confermare l’abbattimento del Sentinel durante una missione di spionaggio sopra un impianto nucleare iraniano. Secondo gli Stati Uniti, l’Iran non sarebbe “mai” stato in grado di svelare la tecnologia del Sentinel, a causa dei protocolli di sicurezza inseriti nei droni che operano sul territorio ostile.

Il 27 ottobre del 2013, le Guardie Rivoluzionarie iraniane presentano in Russia un aereo spia senza pilota che – secondo Teheran – deriverebbe da un processo di reingegnerizzazione di un drone statunitense catturato nel 2012.

Nel dicembre del 2012 Teheran afferma di aver catturato almeno tre velivoli senza pilota ScanEagle. Il processo di reingegnerizzazione sarebbe avvenuto proprio dagli UAV catturati. L’esercito americano ha sempre negato di aver perso ScanEagle sull’Iran, tuttavia i media canadesi, citando documenti ufficiali, hanno confermato la perdita di uno ScanEagle nel Mar Arabico nel 2012. Sempre dalla Marina canadese però, smentirono categoricamente che il drone perso fosse stato recuperato dall’Iran.

Lo ScanEagle è un UAV a basso costo, prodotto da una società controllata dalla Boeing. Pesa venti chilogrammi, ha un’apertura alare di 3,1 metri e può restare in volo per 22 ore ed otto minuti. L’Iran ha maturato una notevole esperienza nel campo della reingegnerizzazione, gran parte della quale fornita proprio dagli Usa nel periodo in cui i rapporti tra Teheran e Washington erano ottimi. Da allora, l’Iran è stato in grado di acquistare pezzi di ricambio per gran parte del suo hardware americano e ha dovuto ricorrere alla reingegnerizzazione per tenerlo in funzione. Sappiamo, però, che l’Iran riceve sostegno tecnologico dalla Corea del Nord, Russia e Cina. Speculazioni, in realtà, ma poche ore fa quel drone è riuscito a sfuggire a tre missili.

E’ possibile che i segreti del Sentinel, ammesso che sia stato abbattuto dagli iraniani, siano stati decodificati? Sarebbe fin troppo presuntuoso pensare che alcuni dei paesi più tecnologicamente avanzati al mondo, non possano essere in grado di farlo. Tra gli addetti ai lavori, si favoleggia da tempo di un drone dotato di una manovrabilità eccezionale sviluppato in Medio Oriente. I suoi sistemi di controllo uniti al disegno ottimizzato, gli concederebbero una manovrabilità senza eguali, la medesima che avrebbe consentito al drone di sfuggire ai tre missili israeliani di produzione americana.

Nel settembre del 2013, Teheran affermò di aver completato il processo di reingegnerizzazione del Sentinel, annunciando la vendita a terzi della tecnologia acquisita. Quanto ci sia di vero nelle esternazioni iraniane, non lo sapremo mai, così come resta ignoto il paese che ha lanciato il drone sulle alture del Golan.

Infine, sarebbe opportuno riportare un altro dato che se confermato (e non lo sarà) potrebbe confermare l’esistenza del nuovo UAV: il drone avrebbe volato per quasi un’ora nello spazio aereo israeliano, varcando lo spazio aereo controllato anche dai russi. Per questo ultimi, il drone non esiste.

(foto: IAF / U.S. DoD / Lockheed Martin)

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Washington ci manda il castigatore: “Mosca resta il nemico principale”

Adam Szubin, dallo "Stato Profondo" americano di Maurizio Blondet

La vittoria del Front National? Lasciamo che ne parlino fino allo sfinimento i media, nel panico, per metà finto (lo spiego poi). Per ora una notizia è più urgente:

Adam Szubin, sottosegretario al Tesoro Usa per il Terrorismo e l’Intelligence Finanziaria viene in Italia, Germania e Regno Unito per discutere le sanzioni contro la Russia”. Nella visita, dal 7 al 10 dicembre, l’americano si concentrerà con i governanti di quei paesi – dice il comunicato ufficiale del Tesoro Usa – “sulle correnti sanzioni contro la Russia per le sue attività di destabilizzazione in Ucraina”.

Mai sentito parlare, immagino, di Szubin. Segno che è uno di quelli che davvero comandano, incistati nello “stato profondo americano”. La sua strana funzione di Segretario al Tesoro per il Terrorismo gli dà la carica di poliziotto con poteri finanziari punitivi sugli stati satelliti insubordinati. La funzione di gestore della Intelligence Finanziaria significa che è quello che ha le leve su tutte le centrali europee come SWIFT, la camere di compensazione dove si registrano tutte le transazioni bancarie, transazioni magari segrete ma che invece le eurocrazie hanno aperto agli organi spionistici Usa, dalla Cia all’Fbi alla NSA – perché perbacco, occorre “combattere il Terrorismo”, e noi siamo alleati delle Superpotenza. Se ficca il naso nei pagamenti delle nostre imprese, se apprende segreti economici ed industriali, che importa? Gli Stati Uniti sono la potenza del Bene, lo fa’ per proteggerci – dal terrorismo globale che ha creato lei stessa. Prosegui la lettura »

Putin a caccia di terroristi Isis: ”Voglio la testa di Jihadi John”

Segnalazione Quelsi

by Redazione

 Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico The Sun, che cita un ufficiale americano,Vladimir Putin avrebbe ordinato alle forze speciali russe di mettersi alla ricerca di Jihadi John, il boia dell’Isis, con un unico obiettivo: ammazzarlo.

La fonte americana citata dal The Sun ritiene che il leader russo abbia dato ordine agliSpecnaz di colpire obiettivi importanti dello Stato islamico, come Jihadi John e Al Baghdadi. Il motivo? Colpire (positivamente) l’opinione pubblica occidentale. Secondo quanto riporta l’ufficiale Usa, infatti, un simile colpo da parte di Putin sarebbe devastante per l’immagine dell’America. Pochi giorni fa, inoltre, un’agenzia di stampa iraniana, aveva diffuso la notizia che Putin avrebbe dato l’ordine di portare Al Baghdadi a Mosca. Vivo o morto.

[Fonte: Il Giornale]

Redazione | ottobre 19, 2015 alle 8:01 pm | Etichette: isis, Jhiadi John, putin, russia, Sun | Categorie: Mondo | URL: http://wp.me/p3RTK9-9Y3

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Iniziata la grande offensiva siriana su Aleppo. Terroristi fuggono travestiti da donna

Come preannunciato, è iniziata oggi la grande offensiva dell’ Esercito Siriano sulla zona di  Aleppo. Terroristi takfiri  fuggono travestiti da donne per sottrarsi alla resa dei conti.

Questa mattina, sulle alture di Azzan,nella zona sud di Aleppo, si è sviluppata la grande offensiva dell’Esercito siriano con l’appoggio dei combattenti Hezbollah, dei reparti iraniani delle Guardie della Rivoluzione e di volontari delle milizie sciite irachene.

Secondo le fonti militari, le forze siriane/iraniane hanno preso il controllo delle zone di Ebtin, Hadadin al-Garbiyeh, di al-Kassarat e al- Madajen, dopo aver inflitto dure perdite ai gruppi terroristi takfiri che occupavano la zona.
L’aviazione russa e siriana ha completato il lavoro bombardando le colonne in fuga dei terroristi e mitragliandole con elicotteri Mi-24.

Contemporaneamente un’altra brigata dell’esercito siriano è’ avanzata verso Daraa (sud est del paese), prendendo il controllo di buona parte della zona e sbaragliando il gruppo terrorista di Al-Nusra, un gruppo armato e protetto da americani, israeliani e sauditi, che ha lasciato un grosso numero di miliziani uccisi sul terreno che non hanno fatto in tempo a fuggire.

Carro armato siriano

Il comando siriano ha comunicato che sono stati uccisi anche alcuni ufficiali sauditi e 3 elementi turchi, appartenenti ai servizi segreti di Ankara, che erano infiltrati tra i terroristi. Fra questi l’ufficiale saudita Saijr al-Salmi, il cui decesso è’ stato confermato anche dalle autorità’ saudite che hanno ammesso per la prima volta la presenza di militari sauditi fra i gruppi terroristi. In passato Rijad negava la presenza di propri ufficiali nei gruppi terroristi.

Una discreto numero di terroristi, alcune migliaia,  risulta che, presi dal panico,  hanno  disertato, abbandonato le armi ed hanno tentato la fuga verso il confine con la Turchia prima che questo venga chiuso per l’avanzata delle forze siriane.  Si sa che questi terroristi cercheranno di infiltrarsi fra le migliaia di profughi in fuga verso l’Europa.  Alcuni dei terroristi, di nazionalità’ saudita, turca, libica ed egiziana sono stati catturati mentre si erano travestiti  da donna , dopo aver raso la barba, nascondendosi sotto lunghe vesti femminili. Catturati e fotografati dall’Esercito siriano. Prosegui la lettura »

AltraInformazione: Sarebbero gli USA a finanziare il traffico di africani dalla Libia verso l’Italia

LIBIA

Segnalazione di Cristian Rossettini

di Maurizio Blondet

Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia.
Lo afferma l’austriaco InfoDirekt, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello ’Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed InfoDirekt è un periodico notoriamente vicino alle forze armate.
Il titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media.
“I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa” Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzzioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichirazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

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Frenesia USA: quanti vogliono l’Armageddon?

Risultati immagini per ArmageddonSegnalazione di Federico Prati

di Maurizio Blondet

L’accordo raggiunto dalla Casa Bianca con l’Iran sulla rinuncia iraniana alla bomba nucleare? “Dobbiamo sentirci privilegiati, perché questo prova che sono iniziati i Tempi Ultimi”: lo ha detto Michele Bachmann, una ex deputata del Minnesota e figura di spicco del Tea Party, intervistata dalla radio evangelica nel programma “Understanding the Times” (Capire i Tempi). La signora Bachmann ha spiegato che Obama ha adempiuto la profezia di Zaccaria (12.3): “Quel giorno, quando tutte le genti saranno adunate contro Gerusalemme, io farò di essa una pietra inamovibile. Tutti coloro che proveranno a sollevarla si faranno male”.

“I profeti hanno desiderato di vedere questi giorni; io e voi abbiamo il privilegio di viverli”. Molto presto, ha aggiunto  la signora,  “le armate celesti” di Dio metteranno fine a questo mondo. Non agli Stati Uniti però: l’eroico sforzo dei repubblicani al Congresso per far fallire l’accordo con l’Iran ha ottenuto di risparmiare l’America dall’ira di Dio. Il conduttore della trasmissione, Jan Markell, ha assentito: “Fare cose come queste contro la terra dell’Alleanza di Dio ha conseguenze, orribili conseguenze. Aggiungiamoci altre cose, come la decisione della Corte suprema di giugno e una quantità di altre cose…non è solo che il Giudizio viene, il Giudizio è già qui”. Prosegui la lettura »

Si delinea la nuova guerra mondiale Usa

safe zone siriadi Maurizio Blondet

Gli eventi sembrano precipitare. L’aggressione si svolge sui vari fronti aperti dall’Impero del Caos. Vediamoli

Fronte della Siria

Come si sa, Barak Obama ha autorizzato una forte escalation dei bombardamenti in Siria. La scusa è difendere le formazioni di ribelli addestrate dal Pentagono contro DAESH, e di fatto debellate dai terroristi cattivi. Il numero dei ribelli “buoni” (una sessantina) da difendere con bombardamenti aerei rende trasparente come la scusa sia risibile. Il punto è che gli Usa vogliono abbattere il regime di Assad, come erano pronti a fare nel 2013 e sono stati impediti di fare.

Nei giorni seguenti, qualche fonte ventilava un piano occidentale che sembrava poco credibile: mettere “scarponi sul terreno”, per creare zone “liberate” interne alla Siria, dove i terroristi moderati possano instaurare il loro regime al riparo sia da DAESH, sia dall’aviazione siriana. Soprattutto da questa. Poiché le forze armate Usa ed occidentali hanno sempre evitato di impegnare truppe di terra loro proprie in simili teatri (o piuttosto pantani), la cosa pareva fantasiosa.

SAS mascherati da jihadisti operano in Siria

Questa notizia assume tutta la sua gravità se collegata ad un’altra, apparsa il 2 agosto sul britannico Sunday Express: “La SAS si traveste da combattenti dello Stato Islamico nella guerra segreta contro i jihadisti”.

Il giornale ci racconta che “più di 120 membri del reggimento di elite si trovano attualmente nel paese sconvolto dalla guerra, segretamente travestiti in nero e sventolando le bandiere dello Stato Islamico”.

http://www.express.co.uk/news/uk/595439/SAS-ISIS-fighter-Jihadis

Non ci vuol molto a capire che questi commando non servono a “combattere il califfato”, ma sono i puntatori, quelli che sul terreno hanno il compito di “illuminare” i bersagli da colpire, che poi gli aerei (in parte, droni in partenza dalla base turco-americana di Incirlik) colpiscono con bombe a guida laser. Sono stati mandati ad aiutare i jihadisti a rovesciare Assad. Il Sunday Express precisa che questi SAS mascherati da DAESH sono “sostenuti da oltre 250 specialisti che forniscono il sostegno delle comunicazioni”. Ciò che chiarisce in modo definitivo le funzioni dei finti-veri britannici islamisti. Per di più, il giornale inglese cita “l’ex capo dell’esercito britannico lord Richard” il quale dice: “i carri armati entreranno in azione” in Siria, perchè “lo Stato Islamico non sarà vinto senza uno sforzo concertato sul terreno”. Prosegui la lettura »

Un’ Europa suddita rinnova le sanzioni contro la Russia

Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

di Redazione

Mercoledì il Comitato dei rappresentanti permanenti dell’Unione (Coreper) ha preso la decisione di estendere le sanzioni contro la Russia fino alla fine del gennaio 2016; il provvedimento sarà formalizzato lunedì 22 al Consiglio degli Esteri di Lussemburgo, dove sarà posto al punto “A” della riunione e come tale approvato senza discussione.

La decisione era già stata scritta allo scorso G7 tenuto a Garmisch, quando i cosiddetti “grandi” s’erano affrettati ad uniformarsi al volere del padrone d’oltre Atlantico, zittendo senza alcuna discussione le flebili voci che si cominciavano a levare in Francia, Italia e dal mondo imprenditoriale tedesco contro sanzioni suicide, che stanno massacrando l’economia europea.

Washington continua indisturbata nella sua guerra contro Mosca, addossandone i costi ad un’Europa sempre più debole e succube, mentre la Russia sta trovando alternative guardando a Oriente e rinforzando la sua partnership con la Cina.

Per gli europei resta il declino determinato dalla propria sudditanza.

Fonte: http://www.ilfarosulmondo.it/uneuropa-suddita-rinnova-le-sanzioni-contro-la-russia/

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