Archivio per la categoria Avvenimenti

Se Kurz “sfratta” George Soros dall’Austria

Segnalazione di F.F.

Kurz, neocancelliere austriaco, avrebbe dato 28 giorni a Soros per far cessare le attività di Open Society nella sua nazione

UPDATE: Dopo alcune verifiche l’articolo si è rivelato affidarsi a una fonte poco attendibile: ci scusiamo con i lettori

Sebastian Kurz, il neoeletto cancelliere austriaco, avrebbe dato 28 giorni a Soros per cessare quelle attività di Open Society in Austria ritenute atte a “tentare di minare la democrazia della nazione”. La decisione sarebbe stata successiva alla notizia della donazione di 18 milioni di dollari del magnate ungherese alla Open Society. L’alternativa, si legge qui, sarebbe quella di “andare incontro ad una azione legale”. Prosegui la lettura »

A George Soros il divieto di operare in Austria: “Hai 28 giorni per andartene”

Segnalazione di Andrea Cavallini

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Il leader più giovane del mondo, Sebastian Kurz, contro lo speculatore George Soros: vietatele operazioni della sua Open Society Foundation in Austria.

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Follia in legge di Bilancio: si taglia sulla formazione

Segnalazione Linkiesta

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Follia in legge di Bilancio: si taglia sulla formazione

Il credito di imposta sulla formazione sarà rivisto al ribasso rispetto alle prime ipotesi. Ma il rischio è che vengano azzerate o quasi anche le risorse per i competence center e il raddoppio degli Its. Il tutto mentre ad Alitalia sono arrivati altri 300 milioni di prestito ponte. (di Fabrizio Patti, LEGGI)

 

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“Caso Bacciga” va a livello nazionale: Libero, oggi, prende giustamente le difese del consigliere comunale

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Raqqa è ormai caduta, l’Isis mezzo morto: in Siria comanda la Russia

Segnalazione Linkiesta

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Raqqa è ormai caduta, l’Isis mezzo morto: in Siria comanda la Russia

I guerriglieri curdi stanno per prendere la capitale dello Stato Islamico. A beneficiarne, sarà Assad, che intanto manovra cinico contro i ribelli, infiltrando islamisti al loro interno. E Mosca, vera vincitrice della partita mediorientale. (di Tommaso CanettaLEGGI) Prosegui la lettura »

Verona: Bacciga/libri non conformi, Fiano sconfessa il Pd

IMG-20171018-WA0004di Redazione

Ieri Matteo Castagna aveva parlato di “tragicomica” reazione da parte della galassia mainstream rispetto al dono di 15 libri di Cultura identitaria e Cattolica fedele alla Tradizione. Oggi sono le dichiarazioni dell’On. Fiano a raggiungere l’apice. Su “Il Corriere di Verona” (foto a lato) egli sconfessa quegli esponenti del Pd scaligero che si sono rivolti a lui per chiedere che la spada del politicamente corretto si abbattesse sul consigliere comunale Andrea Bacciga.

…”non ravvedo gli estremi di presunta propaganda del fascismo” – ha detto l’On. Fiano, ridicolizzando, di fatto, chi, invece, si è stracciato le vesti in nome del più vetusto e grottesco antifascismo. La piglia come una provocazione, anche se in realtà è stato un primo atto pienamente in linea con lo spirito di “Traditio” (il locale di “cultura non conforme” aperto a Verona nel 2015 da Castagna) che è quello di fornire alla gente verità, idee, emozioni, ipotesi e storia non allineati e molto scomodi per alcuni soloni del politically correct, anche religioso cattolico.

Negli Stati Uniti, ad esempio, non desta alcuna sorpresa il fatto che la cosiddetta “estrema destra” si trovi spesso a braccetto con il cattolicesimo più intransigente. In Italia, la strada da fare è molta, ma a Verona c’è sempre stato l’humus giusto, diremmo quasi la predisposizione naturale ad arrivare prima di altri su certe tematiche e certe dinamiche, come hanno dimostrato le recenti elezioni amministrative.

Fiano, dunque, getta acqua sul fuoco e cerca di smorzare le polemiche, giungendo però in ritardo, perché oramai il “caso Bacciga” ha già una dimensione maggiore perché è stato ripresa, e lo sarà ancora, da media dalla tiratura nazionale.

Da evidenziare che in città non si parla d’altro, che la curiosità è la prima pillola per andare a leggere un buon libro controcorrente e che noi di “Christus Rex-Traditio” siamo ben forniti di altri testi, dello stesso tenore e di Cattolicesimo romano integrale (basta una mail a info.traditio@gmail.com  per prendere accordi e visionare la nostra biblioteca) Prosegui la lettura »

Unica italiana alle elementari: “Ero emarginata dagli stranieri”

La bambina unica italiana in una classe con 18 stranieri a Modena. La denuncia della madre: “Mia figlia discriminata dagli stranieri perché cristiana”

di Giuseppe De Lorenzo

Chiamatela integrazione. O forse no. Non chiamatela affatto. Perché c’è veramente poco di intelligente nel costringere una bambina italiana a ritrovarsi sola in una classe di stranieri.

E non serve neppure aggrapparsi al solito ritornello “gli altri alunni hanno solo un nome straniero, ma sono nati in Italia”. E lo spiega bene storia di una bimba di Modena, costretta ad abbandonare la scuola elementare perché rimasta unica bandiera nostrana in un’aula di vessilli multinazionali.

Riavvolgiamo il nastro. La settimana scorsa Rosaria, madre di una bimba che frequenta (anzi, frequentava) la seconda classe dell’istituto Cittadella a Modena, si è decisa a rendere nota ai giornali la paradossale situazione in cui si ritrovava sua figlia: sola in una classe con 18 stranieri. “Io non ho paura dello straniero – aveva raccontato la donna – ma vorrei che la scuola funzionasse correttamente. Nella situazione che si è venuta a creare è invece impossibile lavorare“. Su di lei, come prevedibile, si sono riversate le polemiche di chi considera la sua protesta lesa maestà contro i principi dello ius soli (“chi nasce in Italia è italiano”). Prosegui la lettura »

Verona: Bacciga regala libri “non conformi” alla città. E’ tragicomica la reazione del mainstream

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di Matteo Castagna

Il Consigliere Comunale di Verona, Avv. Andrea Bacciga ha donato alla Biblioteca Civica, con il primo compenso ricevuto, una serie di libri non conformi, politicamente scorretti e cattolici fedeli alla Tradizione (Articoli accanto de L’Arena e Corriere di oggi. Ingrandire con il mouse per leggerli)

C’è l’On. Fiano in città, così un esponente del Partito democratico ha “denunciato” al suo compagno di partito l’attentato di lesa maestà al main-stream compiuto da Bacciga, ricevendo per questo gesto di grande coraggio, il plauso dell’On. Alessia Rotta. “Democraticamente”, è ovvio. Ma dimenticando che quella di Fiano non è legge dello Stato. Oggi si va da Fiano a fare ste cose? Mah… Forse, in nome della Cultura (con la “C” maiuscola!) bisognerebbe rimandare a scuola qualcuno che riveste incarichi pubblici. O donargli anche il cappello con le orecchie da asino. Un’ idea per un’iniziativa simpatica? Così, per sdrammatizzare, perché state schiumando di bile, come non mai… E poi gli oscurantisti saremmo noi?

E’ bastato che la donazione di alcuni classici del pensiero e della storia politica identitaria e di quella cattolica nell’accezione più tradizionale, certamente non conformi a quello dominante della sinistra, dei liberali e dei conciliari giungessero alla Biblioteca Civica, per scatenare una bagarre. Che sta proseguendo. Addirittura il Tg Verona delle 13.00 ha detto che sembrerebbe una “provocazione, più che una donazione”, ma il consigliere a Andrea Bacciga ha ribadito, con molta tranquillità, quanto già detto. Forse a qualcuno pare incredibile che un consigliere comunale possa devolvere per regalare cultura non allineata, per la lettura di chiunque lo desiderasse. Prosegui la lettura »

I nuovi padroni del mondo, i signori della rete e delle nuove tecnologie

di Roberto Pecchioli

I nuovi padroni del mondo, i signori della rete e delle nuove tecnologie

Fonte: Maurizio Blondet

GAFA, OTT, NATU, FINTECH. Il mondo nuovo abbonda di sigle. Acronimi vecchi e nuovi dietro i quali, nel linguaggio di John R.R. Tolkien, prosperano gli oscuri signori di Mordor. Invero, del tutto oscuri non lo sono, ma nella società delle mille luci, dello spettacolo che, come gli affari, deve continuare e non fermarsi mai, riescono ancora a restare sullo sfondo del grande pubblico. Innanzitutto, sveliamo gli acronimi, i quali non sono sigle neutre e sbrigative per addetti ai lavori, ma fanno parte integrante dell’apparato scenografico e psicologico del potere. Esso nasconde la verità e la sua stessa identità, cela, avviluppa, si circonda di aloni esoterici e iniziatici anche, e forse soprattutto nella società dello spettacolo, della finta trasparenza e delle notizie sparate h. 24.
GAFA è l’acronimo che unisce le iniziali dei quattro super giganti della tecnologia informatica, Google, Apple, Facebook, Amazon. Ad essi possono essere aggiunti Microsoft e IBM. OTT non è che l’iniziale di Over the Top, oltre la cima, ma anche esagerato, sopra il massimo, l’appellativo comune attribuito alle colossali corporations finanziarie e tecnologiche che, in stretta alleanza, dominano il mondo. NATU sono i fratelli minori, ma quasi altrettanto potenti dei GAFA. Prosegui la lettura »

Lo ius soli e la sinistra, alla fiera del politicamente corretto

di Eugenio Capozzi

Lo ius soli e la sinistra, alla fiera del politicamente corretto

Fonte: L’Occidentale

Il dibattito sulla proposta di legge sulla cittadinanza che vorrebbe istitutire in Italia lo ius soli ha assunto ormai toni surreali. Nonostante l’evidente contrarietà di gran parte dell’opinione pubblica, e nonostante l’estrema difficoltà nel trovare una maggioranza che approvi il provvedimento al Senato, si moltiplicano da parte del Pde dell’area di sinistra – oltre che, come sappiamo, della Chiesa italiana –  pressioni di ogni genere per una sua approvazione, che giungono talvolta ai limiti del grottesco.

Le ultime in ordine di tempo: 1) lo sciopero della fame “a staffetta” (un giorno a testa, insomma una dieta) da parte non soltanto di parlamentari di maggioranza, ma persino di ministri, in sciopero contro il loro stesso governo e il Presidente del Consiglio (il quale ha dichiarato che la legge è da considerare un capitolo chiuso per questa legislatura); 2) le manovre sottobanco del gruppo Pd al Senato per convincere i senatori di Area Popolare ad uscire dall’aula al momento del voto; 3) l’ennesimo “appello degli intellettuali d’area”, questa volta professori universitari, in cui si sostiene che “non approvare questa legge significherebbe alimentare il razzismo che attraversa la nostra società” e che “nelle aule universitarie nessuno deve sentirsi straniero/a, tutte e tutti devono poter studiare con la stessa speranza di futuro”.

Ora, tutto questo attivismo non ha nulla a che vedere con il merito della questione, sulla quale infatti non si spende una argomentazione ragionevole che sia una per convincere chi è contrario, ma si spande soltanto retorica lacrimosa a buon mercato, condita da espressioni roboanti come “scelta di civiltà” e simili.

Con tutta evidenza, l’insistenza di piddini e satelliti sul tema della cittadinanza “automatica” agli immigrati risponde esclusivamente a calcoli tattici di breve periodo, che guardano alle prossime elezioni politiche. Da un lato, si vuole creare un terreno favorevole ad un’alleanza elettorale tra il Pd e la sinistra di Mdp e di Pisapia, più facilmente raggiungibile su temi di principio riguardanti i “diritti” che su materie economiche, sulle quali le divisioni appaiono sostanzialmente insanabili. Dall’altro, di guadagnare stabilmente in futuro i consensi di quegli immigrati che, una volta ottenuta la cittadinanza con il meccanismo dello ius culturae, dovrebbero, nelle aspettative piddine, identificare una maggioranza di centrosinistra come naturale protettrice dei loro interessi.

Il tutto nel contesto di una tendenza ormai consolidata del Pd a cercare voti – come efficacemente sintetizza Luca Ricolfi nel suo editoriale di oggi sul “Messaggero” – rincorrendo temi “leggeri”, “sovrastrutturali”, dal momento che “l’identità della sinistra è così fragile sulle cose che contano, da costringerla a continue trasfusioni di sangue identitario dal vasto universo dei temi che infiammano solo le élite e i ceti medi”.

Questi calcoli di bassa cucina di Pd e sinistre-centro varie, peraltro, rischiano di essere miopi e di rivelarsi presto un boomerang. Infatti una unione più stretta con la sinistra di Mdp e soci sbilancerebbe il Pd su posizioni troppo radicali agli occhi di molti elettori moderati (come è già avvenuto su altri temi “sovrastrutturali”); e l’ambizione di diventare il punto di riferimento politico organico di una lobby degli immigrati potrebbe essere molto ottimistica, dal momento che il pianeta dei cittadini e residenti di origine straniera nel paese è in realtà molto più complesso e variegato di quanto potrebbe apparire ad uno sguardo semplicistico, e il mito della cittadinaza italiana appare assai meno popolare tra molte comunità di immigrati che nei salotti borghesi radical chic.

Rispetto a questa cortina fumogena senza sostanza lanciata continuamente sul tema è quindi indispensabile mantenere la discussione su un piano razionale, riportandola ai suoi veri temi di fondo: cosa deve significare la cittadinanza nazionale in un paese occidentale nell’epoca della globalizzazione? Cosa significa “essere italiani”? Cosa cambia, con l’adozione di una diversa legislazione sulla cittadinanza, per la coesione e la sicurezza nazionale? Basta uno sguardo minimamente attento su questi elementi, e ci si accorge che Pd e sinistre – ma anche ahimé molta parte del mondo cattolico italiano – hanno in proposito idee incoerenti e confuse, e non si curano di confrontare la loro retorica con la realtà effettuale.

Come è noto e incontestabile, infatti, innanzitutto per quanto riguarda i minori figli di stranieri residenti in Italia con la legge attuale non esiste nessun problema di disuguaglianza civile, nessuna condizione di “stranieri in patria” o simili: quei bambini e ragazzi hanno esattamente gli stessi diritti dei loro coetanei italiani (salvo quello di presentarsi a concorsi pubblici, caso piuttosto raro per un minorenne), e dopo i 18 anni la concessione della cittadinanza ai richiedenti è praticamente automatica. Figuriamoci quindi di quali discriminazioni essi possano soffrire all’università, come invece lamenta il tragicomico appello dei professori universitari filo-ius soli.

In compenso, è altrettanto incontestabile il fatto che la concessione automatica della cittadinanza a chi nasce in Italia otterrebbe il bell’effetto di alimentare una corsa all'”importazione” clandestina di immigrate incinte, per innescare una reazione a catena di ricongiungimenti familiari, e che dunque si aggraverebbe così il problema dei trafficanti di carne umana attraverso il Mediterraneo, che a fatica il ministro Minniti è riuscito da poco (per quanto tempo?) ad arginare, con le immaginabili ricadute sociali e di sicurezza. Conseguenze che certo non preoccupano gli irresponsabili sostenitori della filosofia no borders, per cui i confini dovrebbero essere tout court aboliti in favore del diritto di asilo (o meglio di invasione) universale (vedi le dichiarazioni incredibili rese in merito dal Presidente del Senato Grasso); ma che dovrebbero preoccupare invece molto i realisti a cui sta a cuore la stabilità democratica e la sicurezza, come appunto Minniti e altri del suo schieramento.

E se si guarda ai residenti regolari adulti appare evidente, guardando all’esempio di altre nazioni gravate da un numero di immigrati maggiore del nostro, come l’ottenimento più facile della cittadinanza (che la legge in discussione in Italia prevede di realizzare attraverso l’escamotage dello ius culturae) non sortisca affatto di per sé magicamente l’effetto di accrescere l’adesione degli immigrati all’identità nazionale del paese ospitante, ma crei invece in molti casi enormi isole di “cittadini” solo di nome, di fatto estranei, chiuse in sé stesse. Enclavesche talvolta, come nel caso  di molte comunità islamiche, manifestano un rifiuto radicale della società occidentale, e producono terroristi, non meno tali per il fatto di possedere la cittadinanza, e anzi per questo ancor meno identificabili e più pericolosi.

L’assoluto disinteresse della sinistra politica e culturale italiana per questi aspetti non deriva, naturalmente, soltanto da calcoli bassamente elettoralistici, ma anche da elementi culturali di fondo: la sempre più totale incomprensione del problema della sicurezza e dell’ordine pubblico, rigettato in sé come “di destra” e quindi riprovevole; e, ancora più alla radice, il relativismo culturale nichilista che impedisce di porre in relazione (come dovrebbe essere ovvio) la cittadinanza all’identità culturale di una nazione. Queste cause accrescono l’incapacità della classe dirigente del Pd e dei suoi satelliti di comprendere appieno la gravità del problema, e i rischi ai quali il paese andrebbe incontro se sulla cittadinanza si adottasse la nuova disciplina da essa caldeggiata.

In quell’area politica, la cittadinanza è considerata soltanto come una convenzione, un modo per acquisire una serie di opportunità, e non come l’adesione libera e volontaria di un individuo ad una nuova appartenenza comunitaria, come dovrebbe invece sempre essere. Perché in quella area politica il concetto di nazione viene considerato privo di senso, ripudiato in favore di superficiali ideali irenistici cosmopoliti, di un mondialismo all’acqua di rose, di un multiculturalismo dogmatico condiviso con il progressismo oggi prevalente in Occidente.

Queste barriere ideologiche impediscono alla sinistra filo-immigrazionista “a prescindere” di rendersi conto del fatto che invece per la gran parte degli immigrati in Europa – provenienti da appartenenze etniche e religiose molto fortemente radicate – la questione dell’identità comunitaria è centrale. Farli diventare effettivamente “italiani” (o di altre nazionalità) è un compito ben più complesso e ambizioso che appiccicare loro un’etichetta formale. Significa riuscire a far loro amare e scegliere la comunita nazionale nella quale sono stati accolti, identificandosi con i suoi princìpi, i suoi costumi, le sue radici di civiltà. Ma per riuscire in questo obiettivo è necessario identificarsi per primi in quei princìpi, quei costumi, quella civiltà. Cioè abbandonare il mortale relativismo della sinistra politically correct

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