Archivio per la categoria Avvenimenti

“Armate Daesh”. Il suggerimento del New York Times

Segnalazione di Federico Prati
Leggere per credere.
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Ecco una traduzione dall’inglese di un estratto dell’articolo che troverete di seguito. Resterete senza parole.“Potremmo aumentare (noi USA, ndr) drasticamente il nostro aiuto militare ai ribelli anti-Assad, dando loro sufficiente missili anticarro ed antiaerei da combattimento così da minacciare gli elicotteri e gli aerei russi, iraniani, di Hezbollah e siriani e farli sanguinare, abbastanza forse da voler avviare negoziati […] Trump dovrebbe voler sconfiggere l’ISIS in Iraq. Ma in Siria? Non gratis e non ora. In Siria, Trump dovrebbe lasciare che l’ISIS sia il mal di testa di Assad, Iran, Hezbollah e Russia, così come  ha incoraggiato i combattenti mujaheddin a far sanguinare la Russia in Afghanistan”.

Why Is Trump Fighting ISIS in Syria?

di Thomas Friedman

The Trump foreign policy team has been all over the map on what to do next in Syria — topple the regime, intensify aid to rebels, respond to any new attacks on innocent civilians. But when pressed, there is one idea everyone on the team seems to agree on: “The defeat ofISIS,” as Secretary of State Rex Tillerson put it.

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Avete temuto il Brexit? Vedrete come vi spaventerà Erdoxit…

Altro che Brexit, l’Erdoxit. La Turchia diventa un  gigantesco frammento dislocato e va per la sua rotta pericolosa e avventurista, e l’Unione Europea,  la classe (cosiddetta) dirigente resta senza parole. Angela Merkel, quella che comanda su tutti noi, quella che ci ha fatto sborsare a tutti i 3 miliardi l’anno ad Erdogan per rimediare ad una sua ignobile follia, che fa? Auspica che il sultano  apra “un dialogo rispettoso  con le altre forze politiche e la società”; invoca Erdogan di “non  mettere fine al sogno europeo”, cioè all’aspirazione di farsi ammettere nella oligarchia di burocrazie  omologanti e stati de-sovranizzati e castrati:  patetico, come se   quell’ente che  usurpa il nome di “Europa”, oggi prigione dei popoli, avesse ancora chissà quale capacità di attrarre, invece che di suscitare repulsione.

“La Turchia si allontana  dall’Europa e si allinea al modo medio-orientale di far politica,  a forma di  governo autoritario”, riconosce Le Monde: è ancora ottimista,  l’ex calciatore punta dritto al despotismo orientale,  con in più l’arricchimento sfondato per sé e la sua famiglia. Ma almeno il popolo turco  è tornato alla storia che è sua;   ha riconquistato  la sua identità, radicalmente anti-europea;   s’è liberato dalle mascherature del carnevale UE, voterà   la pena di morte (finalmente!), darà all’ex calciatore i poteri e prepotenze della Sublime Porta, e farà la sola cosa che sa  fare, quella che fa meglio  nella storia: distruggere, devastare  dove passa.

L’eurocrazia mai così insignificante..

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Se Assad è un “diavolo”, che cosa dire del curriculum dell’America?

Se Assad è un “diavolo”, che cosa dire del curriculum dell’America?

Va bene che le dichiarazioni lasciano il tempo che trovano e che ciò che conta sono la diplomazia più o meno segreta e, ovviamente, i fatti.

Ma quando uno che non è un signore qualsiasi, bensì il presidente dello Stato più potente della terra, rinfaccia al suo omologo della superpotenza avversaria (la Russia) di “sostenere una persona diabolica molto negativa per il genere umano” non sta facendo solo del teatro o dando prova d’incapacità a tenere a freno la lingua, ma sta allegramente glissando su tutti i “diavoli” che la propria parte (l’America) ha appoggiato interessatamente appena ha cominciato ad espandersi oltre il proprio nucleo originario.

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Washington ritorna al linguaggio della guerra come ai tempi dell’Iraq (2003)

di Luciano Lago

Washington ritorna al linguaggio della guerra come ai tempi dell’Iraq (2003)

La implacabile logica della guerra è tornata ad essere prevalente nelle decisioni dei responsabili del Governo di Washington:  tra  i pronunciamenti di “ultimatum” alla Russia da parte del segretario di Stato USA ,  Rex  Tillerson,  e le invettive di Donald Trump contro Assad, definito “animale” dal Presidente statunitense, si possono facilmente riscontrare  molte similitudini tra la fase attuale ed il clima  prebellico che aveva preceduto l’inizio dell’invasione  dell’Iraq nel Marzo del 2003.   Tutto lascia intendere che gli USA sono  tornati agli stessi discorsi ed alle stesse avvertenze minacciose che precedettero la guerra anglo USA contro l’Iraq ed il bagno di sangue (1, 2 milioni di morti), di rovine e di caos che produsse quel conflitto.

La scorsa Domenica il senatore repubblicano Lindsey Graham ha richiesto l’invio di “cinquemila o seimila effettivi di truppe USA in Siria, oltre all’inasprimento delle sanzioni economiche contro la Russia” ed ha affermato inoltre che “Assad ha commesso un gravissimo errore perchè, se uno è un avversario degli USA e non sta preoccupato per quello che può fare Trump in un giorno determinato, deve essere un pazzo”.

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Europa serva degli Stati Uniti: in Siria come altrove

Europa serva degli Stati Uniti: in Siria come altrove

Assad ha davvero bombardato, con gas venefici, i civili siriani? Non ci sono certezze. Gli americani che si dicono sicuri del fatto loro non tirano fuori la pistola fumante. Nessuna indagine internazionale ha potuto verificare le accuse di Trump, eppure i missili statunitensi sono stati ugualmente lanciati contro un Paese sovrano, nel compiacimento di tutto l’Occidente. I russi, alleati di Damasco, sono gli unici che la pensano diversamente sugli eventi ma non godono delle simpatie della Comunità Internazionale. Il loro rapporto, che parla di esplosione in un deposito di armi chimiche dei ribelli, i quali usano la popolazione come scudo umano, non è stato nemmeno preso in considerazione. Ad ogni modo, siamo uomini di mondo e comprendiamo che certi attacchi a tradimento, come quello statunitense contro la Siria, non necessitano mai di prove quanto di espedienti, più o meno credibili, per essere attuati. I prepotenti non hanno bisogno di dimostrare nulla, la forza militare di cui dispongono è la dimostrazione stessa della giustezza delle loro posizioni e della superiorità morale delle loro azioni. Tuttavia, pur afferrando la logica delle cose, non ci rassegniamo a farci prendere per i fondelli dalla stampa asservita a Washington. Di questa fa parte a pieno titolo il Corriere della Sera.

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Venerdì Santo

Come ogni anno, i Cattolici tradizionalisti di Verona si ritroveranno stasera alle 18.30 per la VIA CRUCIS del Venerdì Santo presso l’Istituto don Calabria sulle Torricelle. Seguirà il Santo Rosario in chiesa. Oggi alle 15.00 fermiamoci tutti dalla frenesia del mondo moderno, ricordiamo l’ora della morte di Nostro Signore Gesù Cristo che ha preso su di sè i peccati del mondo e li ha espiati, con una preghiera. Consigliamo, inoltre la seguente preghiera, da recitare 33 volte per liberare 33 anime del Purgatorio (confermata dai Papi Adriano VI e Gregorio XIII):

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Armi chimiche, Assad rifiuta le accuse: “Invenzione al 100%”

Risultati immagini per io sto con AssadSegnalazione di Raimondo Gatto

Per Damasco gli Stati Uniti in malafede. Delegazione Opac: “Campioni positivi”

di Lucio Di Marzo

Non cambia la posizione di Damasco, ribadita oggi in un’intervista alla France Press dal presidente Bashar al-Assad, che ha definito “un’invenzione al 100 per cento” l’accusa di avere utilizzato armi chimiche nell’attacco aereo su Khan Sheikhun, che ha provocato decine di vittime e convinto gli Stati Uniti a spedire 60 missili Tomahawk sulla base area di Al Shayrat.
La Siria “ha consegnato tutte le armi chimiche”, assicura Assad, che sostiene Trump – che ieri l’ha definito “un animale” – sia in malafede e abbia utilizzato il raid aereo come scusa per attaccare il suo Paese lo scorso 7 aprile. Prosegui la lettura »

Reggio Emilia: L’altro Primo Maggio – studi e riflessioni sull’idea di Nazione

2016-06-20_aRingraziamo dell’invito a partecipare con un nostro stand di “Christus Rex-Traditio” e con Matteo Castagna tra i relatori (tema: l’Accoglienza-business”), ad un Primo Maggio “alternativo” in quel di Reggio Emilia, nella splendida cornice dell’ Agriturismo Il Bove. “Congresso di studi e riflessioni sull’idea di Nazione”:

A cura dell’ Avv. Fabrizio Nucera Giampaolo

PRESTO SARA’ PUBBLICATA LA NUOVA LOCANDINA DELL’EVENTO, CHE E’ IN FASE DI RIFACIMENTO IN QUANTO ALCUNI RELATORI SONO STATI MODIFICATI.

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Usa sganciano in Afghanistan la più potente bomba non nucleare. Per la prima volta.

Gli Stati Uniti hanno sganciatUsa sganciano in Afghanistan la più potente bomba non nucleare. Trump: "Un altro grande successo"o, per la prima volta, la più potente bomba non nucleare. Obiettivo: un sistema di tunnel dell’Isis in Afghanistan. I media internazionali riportano testimonianze di afgani che, in un Paese in guerra da decenni, parlano di una cosa “mai vista”, una fiammata accecante seguita da qualcosa di molto simile a un terremoto. Mentre a Washington il presidente Donald Trump esprime tutta la sua soddisfazione con i giornalisti: “Un’altra missione di successo, sono molto orgoglioso dei nostri militari”. Anche per la superbomba, aggiunge il presidente,  i militari hanno la sua “totale autorizzazione”. Alla domanda se la bomba, oltre a colpire l’Isis, rappresenti anche un avvertimento alla Corea del Nord se Pyongyang prosegue la sua corsa ad armarsi col nucleare, Trump risponde che “non fa differenza. La Corea del Nord è un problema di cui ci occuperemo”.

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Chomsky: “Stati Uniti la più grande minaccia per la pace nel mondo, non l’Iran”

Il mondo è concorde. Non è l’Iran la più grande minaccia per la pace nel mondo, ma gli Stati Uniti. Da tempo lo sostiene Noam Chomsky, il dissidente politico di fama mondiale, linguista, autore di un centinaio di libri, professore emerito presso il Massachusetts Institute of Technology, dove ha insegnato per più di mezzo secolo. Nel corso dei primi 75 giorni dell’Amministrazione Trump, la Casa Bianca ha imboccato più passaggi per aumentare la possibilità di una guerra degli Stati Uniti con l’Iran. Trump ha incluso il Paese del Golfo in entrambi i divieti di viaggio per i Paesi musulmani. Come candidato alla presidenza, Trump ha minacciato di smantellare l’accordo nucleare con l’Iran.

pace nel mondoA settembre del 2015, in un discorso alla New School di New York, Noam Chomsky, spiegando il motivo per cui egli riteneva gli Stati Uniti la più grande minaccia alla pace nel mondo, parlava degli Usa come di “uno Stato canaglia, indifferente al diritto e alle convenzioni internazionali, con il diritto a ricorrere alla violenza a volontà”.  In questi giorni in uno show televisivo, Democracy Now, condotto dal giornalista Juan González, Chomsky ha ripreso il tema dei rapporti statunitensi con l’Iran, sulla questione: “Perché gli Stati Uniti insistono su come impostare le potenziali cause di guerra con l’Iran?”.

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