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Vandalismo contro una chiesa in Giordania

eglise-zarka-vandalisme-630x210Segnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 14/1/2017 in una chiesa di Zarqa, in Giordania, una statua della Santa Vergine è stata gettata a terra da ignoti. La polizia locale minimizza l’accaduto, mentre una fonte della Chiesa in Giordania ricorda che è il primo atto vandalico avvenuto contro una chiesa cattolica in territorio giordano negli ultimi anni. Sarà anche l’ultimo?
 
 

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Il caso Mortara

Edgardo-MortaraSegnalazione del Centro Studi Federici

Il regista ebreo Steven Spielberg sta preparando un “colossal” sulla vita di don Pio Egardo Mortara, che si preannuncia come l’ennesima pellicola di propaganda ebraica prodotta a Hollywood. 
Per ristabilire la verità storica contro la propaganda dei nemici della Chiesa, segnaliamo il presente articolo sulla vicenda Mortara.
 
La vita di don Pio Edgardo Mortara, ebreo convertito
 
INTRODUZIONE
Verso la fine del XIX secolo scoppiava il “caso Mortara”. Nel presente articolo non mi dilungherò tanto sul “caso” (1), quanto sulla conversione miracolosa del fanciullo ebreo così come ci è stata raccontata da lui stesso (2).
 
“IL CASO”
Il fanciullo venne battezzato in pericolo di morte dalla bàlia cristiana, poi sopravvisse inaspettatamente; la Chiesa non lo restituì ai genitori; il giovane divenne poi sacerdote e morì in odore di santità.
La patria potestà del genitore ebreo non venne violata, poiché in caso di conflitto tra i diritti della Chiesa (di ordine soprannaturale) e quelli pretesi dei genitori (di ordine naturale), prevalgono quelli superiori.
Ora il battesimo conferito validamente ha reso il neonato soggetto alla Chiesa (questa è una verità di Fede); se la Chiesa rinunciasse a questo articolo di Fede rinuncerebbe a tutta la Fede, poiché essa è indivisibile, e se violata su un solo articolo, è completamente persa.
La Chiesa proibisce di battezzare i figli dei non cattolici contro la volontà dei genitori, ma una volta che il battesimo è stato conferito, essa pur punendo il trasgressore degli ordini (tranne il caso in cui il neonato fosse in pericolo di vita, come accadde al Mortara), non può negare la realtà e la verità di Fede: che il bimbo battezzato è un cristiano! Il Codice di diritto canonico del 1917 al comma 750 paragrafo 1° insegna che: «Se prudentemente si prevede che il bambino morirà prima di raggiungere l’età di ragione, si può lecitamente battezzare il bambino, anche contro la volontà dei genitori. Se la morte è certa, lo si deve battezzare, purché lo si possa fare senza grave danno alla religione. Se la morte è solo probabile è lecito battezzarlo». 
Perciò la proibizione di battezzare vale solo per i neonati di genitori acattolici che non vogliono il battesimo, e per quelli non che non si trovano in pericolo certo o anche soltanto probabile di morte. Il battesimo del piccolo Mortara fu non soltanto valido ma anche lecito, anzi dovuto, data la gravità della sua malattia che non lasciava più speranze.
 
LA VITA
Secondo quanto dichiarò lo stesso Canonico Regolare Lateranense don Pio Edgardo Mortara al processo per la beatificazione di Pio IX (3), attorno al 1912: «Nato da genitori israeliti (a Bologna il 21 agosto 1851 n.d.r.), all’età di circa 17 mesi fui sorpreso da una grave malattia, neurite, che mi ridusse all’estremo… Accortasi del pericolo la fantesca, Anna Morisi, cristiana ed ottima giovane di 16-18 anni (abitante in Persiceto n.d.r.) che i miei genitori, malgrado le leggi allora vigenti nello Stato Pontificio ritenevano al loro servizio (4), prese la determinazione di amministrarmi il S. Battesimo. Colto il momento in cui mia madre mi aveva lasciato solo nella culla, si avvicinò …e mi battezzò… Il fatto fu mantenuto nel più assoluto segreto dalla Morisi, sorpresa della mia pronta guarigione. Sei anni dopo, un mio fratellino di nome Aristide, cadde gravemente ammalato. Sollecitata, …la Morisi da una sua amica, a battezzare il bambino in extremis, essa si ricusò di farlo (il bimbo poi morirà n.d.r.) allegando per ragione la mia sopravvivenza al Battesimo, e così fu rivelato il segreto. Giunta in tal modo la notizia del mio Battesimo a conoscenza dell’autorità ecclesiastica ordinaria, questa giudicando che il caso era troppo grave per essere della sua competenza, ne riferì direttamente alla Curia Romana. …Il S. Padre per mezzo di una Congregazione Romana, incaricò il Feletti (Padre domenicano e inquisitore in Bologna n.d.r.) della mia separazione dalla famiglia, la quale ebbe luogo, cum auxilio brachii secularis, cioè intervenendo i gendarmi dell’Inquisizione (i gendarmi ovviamente non erano della S. Inquisizione, ma della Legione Gendarmi Pontifici di Bologna n.d.r.) …il 24 giugno 1858. Fui condotto dai gendarmi a Roma (a Fossombrone il fanciullo desiderò, miracolosamente, seguire i carabinieri alla Messa n.d.r.) e presentato a Sua Santità Pio IX, il quale mi accolse con la più grande bontà, e si dichiarò mio padre adottivo, come di fatto lo fu, finché visse incaricandosi della mia carriera e assicurando il mio avvenire. …Pochi giorni dopo il mio arrivo a Roma, ricevuta l’istruzione religiosa, mi furono supplite le cerimonie del Battesimo dal cardinal Ferretti…
Otto giorni dopo si presentarono i miei genitori all’Istituto dei Neofiti per iniziare le pratiche onde riavermi in famiglia. Essendo stata data loro piena facoltà di vedermi e trattenersi con me, prolungarono la loro residenza in Roma per un mese venendo tutti i giorni a visitarmi. …Adoperarono tutti i mezzi per riavermi… Ad onta di tutto ciò io non mostrai mai la più lieve velleità di ritornare in famiglia, del che io stesso non so rendermi ragione, se non mirando alla forza soprannaturale della Grazia. A questo proposito citerò un aneddoto, nel quale si rivela questa potenza della Grazia. Avendo io servito la Messa in Alatri… tornando in sacrestia col Sacerdote, repentinamente si presentarono i miei genitori sulla porta. Io invece di gettarmi nelle loro braccia, come sarebbe stato ben naturale, mi ritrassi sorpreso rifugiandomi sotto la pianeta del Sacerdote. (…) Il Sommo Pontefice… aveva l’intenzione di affidarmi ai Padri Gesuiti… ma riflettendovi meglio, per non porgere pretesti alle polemiche… mi collocò nel Collegio di San Pietro in Vincoli… diretto dai Canonici Regolari Lateranensi.
(Il Papa n.d.r.) mi prodigava sempre le più paterne dimostrazioni d’affetto, e… ripeteva spesso che gli ero costato molte pene e lacrime. Incontrandomi a passeggio mi chiamava e come buon papà si divertiva con me nascondendomi sotto il suo mantello rosso…. Intanto nella stampa …di tutto il mondo si manteneva gran chiasso sul ratto del fanciullo Mortara» (5).
 
VARIE POLEMICHE
Infatti dopo l’allontanamento del fanciullo da Bologna, la prima reazione la si ebbe in ambiente liberale, poi del caso s’impadronì la stampa. Il punto di vista cattolico fu difeso da La Civiltà Cattolica, in una serie di articoli dovuti alla penna del Padre Curci (6). Anche il Veuillot e dom Gueranger si schierarono a battaglia per difendere Pio IX. Per sei mesi questa polemica, divampò nel mondo intero. Le Comunità Israelitiche piemontesi avevano interessato frattanto i Concistori di Francia ed Inghilterra. Quest’ultima, cui Roma rimproverava l’educazione coatta in asili anglicani agli orfani dei caduti cattolici Irlandesi in Crimea, aveva chiesto la chiusura del collegio ove era stato posto il Mortara. Pio IX capì che occorreva dare una risposta categorica e autorevole, basata sul principio che lo spirituale deve preferirsi al temporale e che la Chiesa deve curare la salvezza dell’anima di un fanciullo diventato cristiano anche senza il suo ­diretto intervento, e i genitori Mortara devono imputare questo fatto spiacevole e straziante a se stessi, in quanto avevano preso a loro servizio una serva cristiana, violando così le leggi dello Stato Pontificio in cui abitavano quando successe il “caso”. Il Papa chiedeva soltanto che nel suo Stato si osservasse esattamente quello che egli stesso avrebbe osservato in tutti gli altri e asseriva: “Si perda ogni cosa piuttosto che togliere a Cristo un’anima che Egli ha comprato col suo Sangue”. Il Papa essendosi persuaso, dopo opportune ricerche fatte fare, della validità del Battesimo, non poteva permettere che un cristiano venisse educato nella religione giudaica, nonostante il caso fosse umanamente straziante! 
La questione si riaprì in Bologna nel 1859, con la costituzione del Governo Provvisorio che avrebbe preparato i plebisciti e l’annessione del marzo 1860. Pio IX era irremovibile sulla decisione di non restituire il fanciullo a chicchessia. Il 14 novembre 1859 venne abolito in Romagna il Tribunale della S. Inquisizione, i ministri di culto vennero assoggettati alla legge sarda e venne abolito il Foro ecclesiastico. Padre Feletti fu la prima vittima di queste disposizioni; egli non s’era mosso da Bologna, dal suo Convento di S. Domenico, benché prevedesse quanto stava per succedergli. Il suo atteggiamento semper idem fu improntato a grande dignità, mai giunse a compromesso, ripetendo sempre d’aver agito in modo conforme a quanto la carica che ricopriva esigeva da lui. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1860 il Direttore Generale di Polizia Piemontese, cav. Curletti arrestò il P. Feletti domenicano inquisitore del S. Uffizio. Il domenicano fu condotto alle carceri del Torrone e dopo due mesi di detenzione ebbe inizio il processo. Fin dal suo primo interrogatorio rispose che: “I giudizi della Chiesa non vanno soggetti a nes­sun’altra autorità a lei inferiore… non essendo lecito a nessuno  farsi giudice delle decisioni emanate dalla Sede Apostolica nella materia di fede e di costumi… La coscienza mi vieta assolutamente di dare alcuna risposta” (7). Fu anche preso di mira l’Arci­vescovo di Bologna cardinale Michele Viale Prelà.
Il Padre Feletti fu assolto il 16 aprile 1860; il reverendo domenicano aveva dichiarato circa il giovane Mortara: “Io non posso fare a meno di manifestare quello che concerne la misericordia di Dio verso questo fanciullo, e i prodigi della sua Grazia per mantenerlo buon cristiano. Fin dai primi momenti che … venne annunziato al padre … e dallo stesso Edgardo che questi essendo stato battezzato doveva consegnarsi alla Chiesa cattolica e quindi separarsi dalla famiglia, il suddetto fanciullo rimase, come impassibile e nel mentre che gli altri suoi fratelli e sorelle piangevano… quieto e tranquillo egli rimaneva. ….Il Sommo Pontefice ebbe la benignità di far chiamare in Roma il padre e la madre del fanciullo… affinché si accertassero della volontà del loro figlio Edgardo di rimanere nella Religione Cristiana. …I genitori… ebbero il permesso di parlare col figlio assieme col rabbino di Roma, i quali si adoperarono… di persuadere il ragazzo di ritornare tra loro. Ma egli solo, creatura di nove anni circa, seppe schermirsi dalle tentazioni del padre, della madre e del rabbino rispondendo loro che egli era cristiano, e voleva vivere e morire da cristiano, che anzi avrebbe pregato Iddio per la loro conversione» (8).
Ma la polemica non si calmò. Il Cavour, nell’ottobre 1860 assicurava L’Alliance Israelite Universelle che il governo sabaudo avrebbe fatto il possibile affinché il bimbo fosse reso alla sua famiglia.
 
FINE DELL’AUTOBIOGRAFIA
«La Comunità Israelitica di Alessandria in Piemonte, fece appello a tutte le sinagoghe del mondo ed organizzò una vera campagna contro il Papa e contro la Chiesa…, interpellando le potenze e supplicandole di intervenire e protestare diplomaticamente. Di fatto furono inviate proteste; insomma per quasi sei mesi durò questa polemica violenta… nella quale si davano convegno tutti i nemici del Papato e della Chiesa romana. …Pio IX, come diceva egli stesso in mezzo a quella furiosa tempesta, ad esempio del Divin Redentore tranquillamente dormiva: “ipse vero dormiebat ”.
L’11 marzo 1868… trovandomi a S. Gregorio in Monte Celio… si annunziò la visita di Sua Santità. Mi prostrai… sulla soglia della Basilica, e al passaggio del S. Padre, volendo baciare il piede, con giovanile precipitazione con la fronte detti di cozzo nel suo ginocchio con tal forza, che il S. Padre perdette l’equilibrio, e fu sul punto di cadere… Sul momento il Papa si contentò di fissare l’occhio su di me. Arrivato poi nel cosiddetto triclinio, …mi interpellò soavemente: “Ma che hai fatto oggi? Sarebbe bella che si andasse in giro dicendo che Mortara ha voluto ammazzare il Papa…”.
La paterna sollecitudine del S. Padre si palesò soprattutto ad occasione degli sconvolgimenti politici del 1870. Dopo l’entrata delle truppe piemontesi in Roma, in quei giorni d’anarchia… la ciurmaglia che la polizia era incapace di raffrenare, dopo aver strappato a viva forza dal Collegio degli Scolopi il neofito Coen (il Coen volle poi rientrare in Convento dai Padri Carmelitani, dove nel 1833 si fece Sacerdote e morì nel 1939, un anno prima del Mortara ndr) (9) e si dirigeva a S. Pietro in Vincoli per rapire anche me… Pio IX informato della mia evasione, disse queste precise parole: “Ringraziamo il Signore che il Mortara è partito”.
La benedizione di Pio IX mi accompagnò dappertutto. Anzitutto mi ottenne la forza… per non cedere alle ingiunzioni e minacce delle autorità liberali che volevano costringermi… a tornare in famiglia. (Dopo aver lasciato Roma n.d.r.) proseguii fino a Bressanone (Tirolo Austriaco), ove trovai la più calorosa ospitalità presso i  confratelli della Canonica di Nova Cella.
Si vorrà sapere quali furono i miei rapporti con i miei genitori dopo la loro partenza da Alatri. Io non ebbi più notizie di loro. Scrissi più volte delle lettere parenetiche, trattando di religione e adoperandomi di convincerli della verità della Fede Cattolica. …Tali lettere restavano senza risposta.
La paterna affezione di Pio IX a mio riguardo fu inalterabile fino alla morte. Egli dopo la soppressione delle Case Religiose, mi raccomandò al santo vescovo di Poitiers, Mons. Pie. …Soffrendo di debolezza di nervi a motivo di un eccesso di lavoro, fui costretto di smettere ogni sorta di applicazione e di dedicarmi ad esercizi manuali. Nel fausto giorno della mia prima Messa mi onorò di una lettera firmata da lui… Io non rividi più Pio IX. Dal 1870, più volte nel ritornare nell’eterna Città mi sono recato nel Campo Verano e profondamente commosso mi sono prostrato sulla sua tomba. …Egli, nel suo epitaffio, invitava i fedeli a pregare per lui: Orate pro eo. Io confesso che, quante volte ho letto quelle parole, altrettanto dissi nel mio cuore: Sancte Pie, ora pro me» (10).
In seguito il Mortara rimase per due anni a Nova Cella presso Bressanone, dai Canonici Regolari Lateranensi, sotto il falso nome di Pie Pillon; il 2 agosto 1872 passò in Francia nella nuova fondazione di Beauchesne ove ricevette gli ordini religiosi: suddiaconato il 1 settembre, diaconato il 28 ottobre 1873, sacerdozio il 20 dicembre.
La deposizione del Mortara termina con il 1878 (anno della morte di Pio IX); ma da vari altri suoi scritti è possibile ricostruire il seguito della sua vita: «Da sacerdote egli si distinse non soltanto per zelo, pietà e coerenza di vita, ma altresì per le eccezionali doti di predicatore poliglotta e per la cultura biblica. Capace di predicare in nove lingue, don Pio Mortara tenne il suo primo discorso, il 25 novembre 1874 nella Cattedrale di Poitiers per il giubileo episcopale di Mons. Pie. …Nel frattempo essendogli morto il padre, don Pio rivide sua madre a Perpignan e poi a Parigi, pregandola perché si convertisse e ritirasse in un convento… (ma invano n.d.r.). Altri dolori lo avevano colpito in quegli anni: la morte di Pio IX e del cardinal Pie… infine una nuova malattia che lo portò a due passi dalla morte, dalla quale uscì, egli afferma, miracolosamente guarito, dopo la visita di don Bosco e un’invocazione a Pio IX. Il 19 agosto 1878, partiva per l’Italia, da dove raggiunse la Spagna fino al 1888… nel 1894 sbarcò in America… Nel 1899 è a Cracovia, quindi in Oriente… Il 13 novembre 1906 aveva fissato la sua residenza all’Abbazia di Bouhay (da cui si recò due volte in Italia nel 1908 e 1912), dove celebrò il 50° e 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. In tale circostanza ricevette la benedizione di Pio XI. Non poté esaudirsi il suo ultimo desiderio, quello di morire in Italia. …La guerra impedì la realizzazione del progetto e, quasi novantenne, don Pio Mortara cristianamente spirava l’11 marzo 1940 nell’Abbazia di Bouhay in Belgio (l’Abbazia è stata venduta recentemente e il corpo del Mortara riposa nel cimitero di Bressaux Liege, nella tomba dei Canonici Regolari Late­ranensi n.d.r.)» (11).
 
Note
1) Deutch, Mortara case, in “The Jewish Ency­clopedia, vol. IX, New York London, Funk and Wagnalls Comp., 1905, pagg. 35-36.
Shmidt, Mortara, in Lexicon fur Theologie und Kirche, VII, Freiburg in Breisgau, 1935, p. 33.
A. Navarotto, L’affare Mortara nell’incubazione della guerra austro-franco-italiana, Vita e Pensiero, n. s. XXVI (1940), pag. 269-273.
S. Furlani, Mortara, in Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, pag. 1427.
2) P. M. Mortara C. R. L., Une page de ma vie dédiée aux personnes pieuses, Strasburgo, 1893.
G. L. Masetti Zannini, Nuovi documenti sul “caso Mortara“, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1959, pp. 239-259.
Don P E. Mortara, El nino Mortara y Pio nono. Narraciòn autografa, sine loco et data.
V. Messori, Le cose della vita, S. Paolo, Milano, 1995, pagg. 322-326.
3) S. R. C. Summarium super introductionem Causae Beatificationis et Canonizationis Servus Dei. Pii IX Summi  Pontificis, Roma, 1954, pagg. 511-523. 
4) N. L. Ferraris, Bibliotheca canonica juridica moralis theologica, n° 69, tomo IV, Venetiis, 1772, pag. 294: Inquisitores libere procedere possunt contra judeos si nutrices christianas retinuerint  (Nicola IV). 
5) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo per la beatificazione e canonizzazione del S. D.  Pio IX, Roma 1954, pagg. 511-516. 
6) Il piccolo neofito Edgardo Mortara, “La Civiltà Cattolica”, IX, serie III, vol. 12, 1858, pag. 387.
7) Atti Processo… f. 22, in F. Jussi, Studi e ricordi del foro criminale, Bologna, 1884, pagg. 282. 
8) Archivio di Stato di Bologna, Atti del processo… fogli 36-41.
9) F. Ceccarelli, 1870 – La riconsegna del giovinetto Coen alla famiglia, L’Urbe, XII, 1949, n° 5.
10) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo…, pagg. 516-523. 
11) G. L. Masetti Zannini, op. cit., pagg. 258-259.
 
Articolo di don Curzio Nitoglia, Sodalitium n. 44, novembre 1996.
 

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Palermo, la rivincita di Caifa: chiesa diventa sinagoga

Arco+della+Meschita-2Segnalazione del Centro Studi Federici

Lorefice dona agli ebrei una sinagoga a Palermo
 
L’Oratorio di Santa Maria del Sabato – sorto in quello che fu il quartiere ebraico – verrà affidato in comodato d’uso all’Unione delle Comunità ebraiche per ridare agli ebrei una casa nel capoluogo siciliano. Il gesto nell’anniversario dell’espulsione del 1493
 
A più di cinquecento anni dall’espulsione decretata dagli spagnoli, gli ebrei torneranno ad avere una sinagoga a Palermo. Un luogo di culto che aprirà i battenti nell’Oratorio di Santa Maria del Sabato, una piccola chiesa da tempo inutilizzata per le celebrazioni liturgiche e che sorge proprio nella zona dove un tempo si trovavano gli antichi quartieri ebraici della Guzzetta e della Meschita. A volere il gesto- storico per la Sicilia – è stato l’arcivescovo Corrado Lorefice, che ha deciso di accogliere una richiesta di un luogo di studio e di culto per la comunità ebraica di Palermo avanzata da Evelyne Aouate, presidente dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici.

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La pulizia religiosa nella Piana di Ninive

tenda_chiesa_erbilSegnalazione del Centro Studi Federici

Cacciati dai loro villaggi dall’avanzata dell’Isis, sono pochi i cristiani della Piana di Ninive che hanno le forze materiali e morali per ritornare nelle loro case ora che l’esercito iracheno ha liberato quel territorio. 
 
Iraq, la speranza dei cristiani non abita più qui
 
Se i cristiani perseguitati dall’Isis in Iraq conservavano ancora una speranza, ora sembra perduta per sempre. Come le briciole usate da Pollicino per segnare la strada del ritorno a casa, è stata divorata da un mostro chiamato distruzione. I cristiani di Ankawa – sobborgo di Erbil nel Kurdistan iracheno – e del campo profughi di Kirkuk sono sempre più depressi da quando le loro città di provenienza, principalmente Qaraqosh e Bartalla, sono state liberate.
Sembra un paradosso, ma se durante le battaglie tra il Daesh e la coalizione di forze irachene, curde e internazionali, nei profughi cristiani era ancora vivo il desiderio di tornare nelle città dalle quali erano dovuti fuggire, i seguaci di Cristo hanno dovuto capire, dopo la liberazione, che il ritorno al passato è estremamente complicato. A frenare i loro entusiasmi non è stata solo la paura di dover subire nuove persecuzioni da parte dell’Isis che li stermina o tenta di convertirli. Alcuni di loro, appena i guerriglieri del Daesh sono stati cacciati da città come Qaraqosh, sono risusciti tra mille pericoli a rientrare nei luoghi d’origine. Non vedevano l’ora di ritrovare i ricordi, la memoria, assieme alle cose più care. Ma ai loro occhi si è presentato il nulla. Le loro case non ci sono più. I beni sono stati sottratti dai combattenti del Daesh. Tutto è ormai vuoto e squallore. “È così che abbiamo preso la nostra decisione. Meglio restare nei campi profughi. Ripartire daccapo sarebbe impossibile. Non abbiamo soldi per ricostruire tutto ciò che è perduto. Non abbiamo trovato niente di quello che ci era familiare. È tutto finito”, dice uno di loro in rappresentanza degli altri che, in cerchio intorno a lui, fanno “sì” con la testa.
 
Container e teli di plastica sono la nuova casa che li accoglie. Le strade sono di fango. Solo un po’ di fantasia e l’aiuto di tante associazioni umanitarie rendono la vita più sopportabile. Il bisogno di crearsi uno spazio personalizzato ha scatenato una sorta di “abusivismo edilizio” che ha portato diverse famiglie ad allargare i propri container costruendo, con materiali di fortuna, qualcosa che li rendesse più vicini ad una vera abitazione. Ingressi con tavoli e vasi di fiori, gabbie per uccellini che col loro cinguettio rallegrano le tristi giornate, tutto è destinato a contrastare la sensazione di essere in prigione.
Una prigione accogliente, grazie alle organizzazioni umanitarie come la Focsiv che hanno reso sempre più gradevole l’ambiente, con l’aiuto ad esempio di condizionatori atti a contrastare i freddi inverni e le torride estati, ma pur sempre un luogo al di fuori del quale non c’è futuro. “Fuori di qui, vivono solo i curdi. Il lavoro per i cristiani non c’è. Molti si sono adattati costruendosi i loro negozi all’interno del campo. Fanno i parrucchieri, vendono bibite. Per chi ha voglia di iniziare un’attività abbiamo organizzato diversi corsi di formazione, come quelli per estetista e per sarta, seguito dalle ragazze con interesse”, spiega Teresio Dutto della Focsiv.
 
Darsi da fare e prendersi cura di sé è un modo per non lasciarsi andare, infatti le ragazze sono ben truccate e ben vestite, con i capelli sempre in ordine. Teresio, chiamato da tutti affettuosamente “Terry”, è preoccupato per i giorni a venire. “I curdi sono sempre più sospettosi nei confronti dei profughi che arrivano da ogni parte dell’Iraq – spiega – perché temono infiltrazioni dei guerriglieri del Daesh. Questi ultimi, ormai, utilizzano tutti i metodi per ramificare la loro presenza in Kurdistan, quindi le vie di accesso per i profughi sono state chiuse e sarà sempre più difficile arrivare nei nostri campi”. La Focsiv cerca di fare del proprio meglio per contenere i danni, soprattutto psicologici, che la situazione può creare, intervenendo soprattutto sui bambini. Uno dei problemi maggiori è infatti l’aggressività dei più piccoli. “Sono agitati, violenti, hanno subito troppi dolori e troppe umiliazioni e non sanno come scaricare le frustrazioni. Nel nostro asilo e nella scuola cerchiamo di tenerli a bada con i giochi, col canto. Abbiamo anche lezioni di sport come il taekwondoo, che serve a convogliare le energie verso l’autodifesa. Per i più adulti ci sono corsi di inglese e di computer”. Anche nel campo di Kirkuk la Focsiv ha organizzato corsi di formazione e sportivi, ma la presenza di un ambiente particolarmente ostile, dove l’ideologia del Daesh si fa sentire con forza, rende tutto più complicato e le strutture sono peggiori rispetto a quelle di Ankawa. In molti, comunque, sono ormai convinti di ciò che faranno. Vivranno per sempre in questi spazi circoscritti, pur di non affrontare i problemi che ci sono fuori. 
 

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La loggia di Sodoma e Gomorra

sodoma_gomorraSegnalazione del Centro Studi Federici

Nel periodo in cui la Chiesa festeggia la Sacra Famiglia, modello della famiglia fondata sul sacramento del matrimonio, ripubblichiamo un articolo della rivista “Sodalitium”, a firma di don Francesco Ricossa, sull’inaudita gravità della cosiddetta legge sulle unioni civili, conseguenza dell’azione delle sette contro la civiltà cristiana.
 
L’apostasia delle nazioni: le ‘unioni civili’
 
L’11 maggio 2016 la Camera ha approvato (con 372 sì, 51 no e 99 astenuti) il ddl Cirinnà sulle convivenze e le ‘unioni civili’; l’approvazione della Camera dei deputati era data per scontata dopo che il Senato aveva dato il via libera lo scorso 25 febbraio. La nuova normativa delibera sulle cosiddette “unioni civili” tra persone dello stesso sesso, nonché sulle convivenze di fatto, tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso. Nel primo caso, l’unione “civile” è di fatto equiparata al matrimonio (acquisizione del cognome, diritti successori, assistenza morale e materiale, possibile comunione dei beni, alimenti in caso di scioglimento dell’unione, pensione di reversibilità e, per via giurisprudenziale, anche l’adozione dei figli del convivente); anche le coppie di fatto acquisiscono molti dei diritti spettanti alle coppie regolarmente sposate (tranne il cognome e il diritto successorio).
 
Abituati come siamo ormai a ogni genere di aberrazione, rischiamo di non cogliere appieno la particolare gravità di quanto è accaduto in parlamento, e che il capo del governo, il “cattolico” Matteo Renzi, ha chiamato “un giorno di festa per tutti”.
 
Già introdotta in quasi tutti i paesi d’Europa, la nuova disciplina che distrugge il diritto naturale e divino a riguardo del matrimonio e della famiglia, si è imposta infatti anche in Italia, in quell’Italia che la Divina Provvidenza ha posto come sede della Cattedra di Pietro, e come capitale di tutta la Cristianità. Tale “legge” quindi è una tappa importante e gravissima della pubblica apostasia della nazione, nel quadro del processo di scristianizzazione iniziato alla fine del XVIII secolo, proseguito con il cosiddetto Risorgimento e la fine degli Stati della Chiesa, e ripreso dopo l’ultima guerra con la promulgazione di una Costituzione atea (il capo del Governo si è vantato di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo), con la revisione del diritto di famiglia e l’introduzione del divorzio, con la legalizzazione dell’aborto volontario, la revisione del Concordato che sancì la fine del Cattolicesimo come Religione di Stato, fino alla recente “legge” sul “divorzio breve”. Non ci illudiamo: Emma Bonino ha ricordato le nuove tappe della rivoluzione, tra cui quella in favore dell’eutanasia; non mancheranno anche le ‘leggi’ discriminatorie e persecutorie verso chiunque voglia restar fedele al diritto naturale e divino, alla fede e alla ragione. In confronto alle tappe di cui sopra, quella dell’11 maggio riveste tuttavia una particolare gravità: divorzio, aborto, un domani l’eutanasia… Si tratta beninteso di aberrazioni che violano la legge naturale e pervertono il retto uso della ragione. Tuttavia, si tratta piuttosto di un ritorno all’antico paganesimo (e per il divorzio a prima della venuta di Cristo Nostro Signore, in quanto era conosciuto anche dalla Legge mosaica col libello di ripudio). Uno pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, invece, è cosa talmente contro natura (giacché per natura il matrimonio ha come fine principale la procreazione dei figli e la conservazione del genere umano) e quindi contro la retta ragione, da essere cosa inaudita a seculo: nessuna civiltà, nessuna comunità umana, nessuna legislazione e nessuna religione, mai, neppure nelle società pagane dove la dissolutezza ed il vizio contro natura era ammesso e coltivato (cf. Romani, 1, 27) mai, dicevamo, fu neppure immaginato il matrimonio tra persone dello stesso sesso (tranne, esclusivamente per sé, in un momento di vertigine, da Nerone).
 
Di fronte ad un simile avvenimento, inaudito per la sua gravità, possiamo fare le seguenti considerazioni.
 
Non si può parlare, a proposito della ‘Cirinnà’, di legge. Una legge è ordinatio rationis, un ordinamento della ragione, mentre quello che il parlamento ha votato è evidentemente e palesemente un delirio della ragione. Ogni legge degna di questo nome dev’essere una determinazione della legge naturale e divina, la quale poggia sulla Legge Eterna, la Sapienza stessa di Dio, supremo Legislatore e ordinatore. La ‘Cirinnà’ non è una legge, ma una perversione della legge.
 
Ci si può seriamente chiedere se un governo e una autorità statale che giunge ad imporre simili aberrazioni possa essere considerata legittima, giacché non procura il bene comune della società, ma della società stessa è principale nemica.
Jorge Mario Bergoglio ha dichiarato in un’intervista al quotidiano ‘cattolico’ La Croix, rilasciata il 9 maggio 2016 e pubblicata il 16 maggio: “Uno Stato deve essere laico. Gli Stati confessionali finiscono male, sono contro la storia”. Al contrario, è lo stato laico (ovverosia ateo) che “finisce male”, come lo dimostra la “legge” Cirinnà. Lo Stato laico ha rifiutato la Fede ed il Regno sociale di Cristo, e la conseguenza è la perdita totale della ragione e l’instaurazione del “regno sociale di Satana”, mentitore e omicida fin dal principio.
 
La “legge” Cirinnà ha potuto essere approvata dal parlamento grazie alla complicità di uomini politici che si dicono cattolici e che provengono tutti dall’esperienza politica del cattolicesimo liberale e del cattolicesimo democratico, di uomini politici cioè che hanno fatto propria la dottrina del modernismo sociale, del laicismo liberale e massonico, e infine del Vaticano II sulla libertà religiosa e la laicità dello Stato. Come nel 1948, a proposito dell’indissolubilità del matrimonio, nel 1971 e 1974 a proposito del divorzio, nel 1978 a proposito dell’aborto, così nel 2016 sono dei politici “cattolici” di formazione democristiana che hanno permesso (col vile tradimento, con il non presentarsi in aula, e oggi persino col volere e votare la “legge”) l’apostasia e l’aberrazione. Sono loro, in tutte queste occasioni, che nella veste di ministri, Capi del Governo e Capi dello Stato, che hanno votato e promulgato queste “leggi” anticristiane, inclusi i deputati provenienti dal movimento “Comunione e Liberazione”. Eletti con i voti dei cattolici ingenui, hanno costantemente tradito la Chiesa cattolica e il Signore.
 
Infine, e soprattutto, la ‘Cirinnà’ ha potuto essere approvata grazie alla complicità non solo del laicato ma del clero cattolico, o meglio, di quegli eretici modernisti che hanno occupato ed usurpato, dal 1965 almeno, e sempre di più da allora, le sedi episcopali e finanche la Sede Apostolica. Senza il clima favorevole creato dai costanti interventi di Jorge Mario Bergoglio, ad esempio, una simile legge, in Italia, non sarebbe stata votata. Chi ha detto di non poter giudicare? Chi ha ripetutamente elogiato e manifestato come suoi amici carissimi tre tra i principali responsabili della guerra a Dio e alla Chiesa (Eugenio Scalfari, Emma Bonino e Marco Pannella)? Chi ha amichevolmente e pubblicamente ricevuto delle coppie omosessuali, a dimostrare la propria simpatia? Chi ha detto di non volersi immischiare in politica, quando ferveva appunto il dibattito sulla “unioni civili”? Chi ha lasciato intravedere un possibile cambiamento della morale cristiana? Jorge Mario Bergoglio, il quale in maniera abituale e oggettiva ha manifestato, anche in questa occasione, di non volere oggettivamente il bene della Chiesa, di abbandonare il gregge, di non reggere la Chiesa con Cristo e per il bene e la salvezza delle anime. I cattolici si sentono, e sono abbandonati. Chi è responsabile, quindi? Non solo lui, ma anche tutti coloro che hanno aperto la via alla demolizione del dogma, della morale, della disciplina e della liturgia, dal Vaticano II in poi, e tutti coloro che si dichiarano e rimangono in comunione con, e nell’obbedienza a, questi nemici della Chiesa e della Croce di Cristo.
 
E’ l’ora che i cattolici si levino contro il nemico, senza compromessi, senza vergogna, senza paura, innalzando il vessillo del Regno sociale di Cristo, tornando a essere sale della terra e luce del mondo. O Cristo regna, o l’Italia tornerà cattolica, oppure andremo incontro alla più totale e dolorosa rovina, e non resterà della nostra civiltà pietra su pietra. Allora, Cristo regnerà egualmente, non con la Sua misericordia, ma con la sua giustizia, non coi benefici della Sua presenza, ma con le conseguenze del Suo abbandono. Dio ci scampi, e abbia misericordia di noi, e delle nuove generazioni.
 

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Il problema è il Vaticano II

video_bergoglioSegnalazione del Centro Studi Federici

L’anno scorso, il 6 gennaio 2016, Bergoglio fece diffondere un video scandaloso sul dialogo interreligioso, sulle orme degli errori del Vaticano II e delle giornate di Assisi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Quarant’anni di errori e di orrori dottrinali che sono sfuggiti ai “cardinali” estensori dei famosi “dubia”…
 
Tante opinioni, una certezza. Un video e i suoi commenti
 
Il 6 gennaio scorso è stato diffuso nel mondo intero, in lingua spagnola con sottotitoli in varie lingue, tra le quali l’italiano, un video, detto “Video del Papa”, come “iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide dell’umanità”.

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Miracolo a Firenze

santino_ausiliatriceSegnalazione del Centro Studi Federici

Sono passati oltre 50 anni, ma ricordo tutto con una precisione sbalorditiva: potrei fare il ritratto dei miei compagni di viaggio, non perché li incontrassi spesso quando mi recavo all’università, ma perché la mia memoria si è come fermata a quel 20 maggio 1944.
Avevamo passato da poco la stazione di “Campo di Marte”, penultima stazione prima di Firenze S.M.N. della Roma-Firenze, ad appena 8 km da questa, ed avevo notato i segni del bombardamento.
Intorno a me giovani studenti delle superiori facevano la solita baldoria, ma quella volta non mi fecero ridere per le loro birichinate innocenti: ero preoccupato: temevo che anche “Porta a Prato”, all’estremità Nord di Firenze, fosse stata colpita dalle bombe e mi riservavo di vedere di persona i disastrosi effetti di una guerra che volgeva al termine e si faceva più aspra e più sanguinosa.
 
Senza rispetto umano
Chi ti ispirò, caro fratino, di affacciarti al mio scompartimento, non lo so e non voglio gridare al miracolo. Era solo solo, giovane giovane ed offriva un’immagine in cambio di un’elemosina per il suo convento. Rimase male quando dal gruppo dei giovani studenti uscì la frase volgare e ingiuriosa: «È un frate pistun!» e ciò per distinguerlo da quelli che dicono Messa. Era cioè un fratello laico. Rimase male e avrebbe certamente fatto dietro front se non l’avessi invitato ad entrare: «Venga padrino e mi dia un’immagine!».
Il frate entrò e i giovani tacquero. Era un’immagine di Maria Ausiliatrice che io, senza ostentazione ma anche senza vergogna, baciai devotamente, e feci la mia offerta. Tutti i presenti mi imitarono.
Il frate mi ringraziò con un sorriso: per lui ero un amico e tale sono rimasto, gloriandomi dell’educazione appresa dai salesiani di via Fra Angelico.
 
Era finita
Eravamo già arrivati in stazione e i giovani, come un nugolo di rondini, si sparpagliarono cinguettando allegramente prendendo l’uscita.
Fu una cosa improvvisa e imprevista: tedeschi col soggolo e col mitra spianato ci spinsero tutti fuori stazione e ci misero al muro. Gridavano come ossessi, avevano una faccia feroce e ci davano colpi allo stomaco con la canna del mitra gridando: “Caput!”. Il motivo? Chi lo sa!? Neppure ora dopo tanti anni son venuto a conoscerlo. Ho sempre pensato che ci fosse stato qualche atto di sabotaggio. Non mi resi subito conto del pericolo, ma quando vidi a poca distanza da noi piazzare le mitragliatrici, capii che era finita: chi piangeva, chi implorava, chi si diceva innocente, chi imprecava, chi, cosa strana in simili frangenti, trovava il fiato per scherzare, come un giovane alla mia destra che diceva: “Oh, questa è bella! Finirà bene?… ci credo poco!”. Ricordo che avevo ancora in mano l’immagine di Maria Ausiliatrice e che dalla paura (il viso non me lo vedevo ma doveva essere quello di un cadavere) lasciai cadere la valigia e l’immagine sacra. In quei brevi attimi, che sono frazioni di secondo, pensai a tante cose e alla mia prossima fine.
 
«Salvami! Salvami!»
L’immagine mi era caduta ai piedi. La guardai e dal cuore mi salì alle labbra l’invocazione: «Maria Santissima Ausiliatrice, salvami, salvami!». Ferma a due metri dinanzi a me, nell’uniforme militare del Reich, c’era una figura femminile. Vide il mio spavento, vide l’immagine cadere, notò forse la preghiera che stavo formulando. Si avvicinò fissandomi e nel più schietto italiano mi chiese: «È caduta a te questa immagine?».
Non ricordo il timbro della mia voce, ma deve essere stata un filo se tu, bionda Rosefrieda, ridendo soggiungesti: «Non aver paura, non ti faranno niente: raccogli l’immagine e vieni». Così dicendo mi condusse fuori dalla fila. Ingaggiò un serrato dialogo con gli altri due ufficiali: non li capivo, ma litigavano di certo: erano parole taglienti e rapide, poche, ma sortirono l’effetto, perché i due subalterni la salutarono di scatto, ed io, tenuto per mano come un bambino, mi allontanai con le gambe che mi tremavano.
 
«Credi in Dio?»
«Dove vai?» mi chiese.
«Dai miei zii in via S. Reparata».
Mi fece salire su di una vetturetta che guidava abilmente. La osservai meglio: aveva i gradi di maggiore dell’esercito tedesco. Capii subito che faceva parte del controspionaggio germanico.
Dopo alcuni istanti udii il crepitio delle armi automatiche. Anche Firenze pagava il suo tributo di sangue.
«L’hai scampata bella davvero!» mi disse.
E io: «Ringrazio la Madonna e lei».
Non rispose subito. Si fermò a pensare.
Dopo un po’, mi chiese: «Credi in Dio?».
«Io sì, e lei?».
«No. Io credo in Hitler, nella razza tedesca, nella vittoria del Reich: in questo credo e mi basta».
Azzardai: «Ma perché mi ha salvato la vita?».
«Così. Mi hai fatto pietà! e poi ho sentito un forte impulso, un qualcuno che mi diceva insistentemente: “Salvalo, salvalo, è innocente!”»
Tacque di nuovo. Dopo un po’ volle sapere chi ero, che cosa facevo, dove avevo studiato. Fu a questo punto che mi disse che era austriaca e che anche suo fratello aveva studiato dai salesiani a Vienna.
Eravamo arrivati. La invitai a salire ma non accettò: aveva fretta. Ma promise che sarebbe tornata a trovarmi a casa mia, al mio paese. La ringraziai con effusione e si commosse. Nel partire mi salutò con la mano e mi sorrise.
 
Una chiamata notturna
Tornò quando meno me l’aspettavo. Quando non speravo più di rivederla. Tornò quando per lei e per i suoi commilitoni era finita davvero, e doveva far presto. Venne di notte a bussare alla mia porta ed io temetti che fosse la visita dei partigiani. Ci facemmo tanta festa. Era triste e non voleva apparire ed io sentivo un’immensa pena per lei. La supplicai di rimanere. Le dissi che l’avrei nascosta, che l’avrei salvata. Le dissi di non tornare a casa sua in quel momento e la esortai ad attendere qui gli eventi: fu irremovibile.
Ma quando entrò nel mio studiolo e vide appesa al muro l’immagine di Maria Ausiliatrice che mi aveva salvato, le uscì dal cuore un “Oh!” grande e gioioso. Rimase alcuni istanti muta.
Quando se ne andò, ed avevamo entrambi la certezza di non rivederci più, non pensava più alla vittoria del Reich: aveva subito anche lei un crollo pauroso delle sue convinzioni e, dandomi la destra, mi disse: «Tu credi in qualcosa. Ti invidio. Prega per me la Madonna, chi sa!?».
Non l’ho più rivista e sento un desiderio sconfinato di saperla viva. Non può essere morta. Quando ancor oggi il mio sguardo si posa sul quadro di Maria Ausiliatrice, penso che la Vergine, almeno per quel suo atto di bontà, non solo le avrà conservato la vita ma le avrà dato quel che le mancava: la fede.
 

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Siria: i nomi dei complici del terrorismo

1280x960Segnalazione del Centro Studi Federici

L’Occidente è coinvolto nelle attività terroristiche in Siria
Il rappresentante della Siria presso l’ONU, Bashar Jaafari, rivela i nomi e le nazionalità dei “consiglieri” della coalizione occidentale catturati ad Aleppo (sono coinvolti gli Usa, Israele, Turchia, Giordani, Arabia Saudita, Qatar, Marocco, n.d.r.). Ora ci sono le prove che l’Occidente e i suoi alleati non solo proteggevano e armavano i terroristi in Siria, ma li mandavano a uccidere fornendo loro consulenza e informazioni.
 
 

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Dietro le menzogne di Aleppo

alepppoSegnalazione del Centro Studi Federici

Dal dottor Nabil Antaki, ecco un’altra pagina di verità sulla tragedia e sulla riconquistata libertà degli Aleppini
 
Cara F.
Comprendo bene la confusione di uno dei due tuoi interlocutori o il disagio dell’altro, e comprendo anche la tua domanda: ‘qual è la verità? ’
Capisco molto bene la reazione di queste persone sottomesse alla martellante propaganda mediatica occidentale di parte. Una propaganda manichea con i buoni definiti ribelli o rivoluzionari (dimenticando che essi fanno parte dei due gruppi (Daesh e al-Nusra) che la Comunità internazionale ha classificato come organizzazioni terroristiche.  Si dimentica anche che 90.000 jihadisti stranieri sono venuti nel nostro Paese per fare la jihad. E si dimentica che il fine di questi terroristi è la realizzazione di uno Stato islamico. 
Dall’altro lato, ecco i malvagi, demonizzati da una massiccia disinformazione, sin dagli inizi degli avvenimenti, per accelerare la caduta del regime.
I ribelli-terroristi che invasero i quartieri est di Aleppo nel luglio del 2012 e Mosul nel 2014 sono gli stessi che commisero gli attentati a Parigi nel 2015.
A Parigi, erano terroristi che bisognava eliminare.
A Mosul, voi applaudite (giustamente) l’assalto dell’esercito iracheno appoggiato dai raids aerei statunitensi e della coalizione, per liberare la città dai terroristi di Daesh, (ben sapendo che questi raids faranno ovviamente delle vittime civili, senza che in Occidente qualcuno se ne dispiaccia).
Ad Aleppo, voi invece condannate l’assalto dell’esercito dello Stato siriano il cui scopo è liberare una parte della città, controllata da quattro anni e quattro mesi dagli stessi terroristi di al-Nusra. (Ricordiamo che Daesh e al-Nusra erano un unico gruppo, scissosi in due circa due o tre anni fa, poiché al-Nusra voleva seguire al Qaïda e giurare fedeltà al delfino di Ben Laden, mentre Daesh voleva giurare fedeltà al califfo auto-proclamatosi Baghdadi).
Dov’è la verità? Non certo presso i giornalisti e i media.
Essa si trova presso coloro che vivono qui.
Presso gli abitanti di Aleppo-ovest (che non sono soltanto cristiani, dato che siamo rimasti in pochi), che ieri sera hanno manifestato la loro gioia nelle strade all’annuncio della liberazione di una gran parte di Aleppo-est. Coloro che hanno subito durante quattro anni e mezzo bombardamenti quotidiani da parte dei terroristi di Aleppo-est con decine di vittime tutti i giorni (naturalmente ignorati dai media occidentali e nessuno che abbia sentito imbarazzo). I terroristi li hanno privati d’acqua potabile per più di due anni (1 milione e mezzo di abitanti a cui si è tagliata l’acqua corrente è un crimine di guerra e contro l’umanità) e nessuno ne è stato sconvolto. Sono stati gli Aleppini a supplicare l’esercito ed il governo di liberare i quartieri orientali ed era dovere dello Stato intervenire.
La verità sta presso gli abitanti liberati dei quartieri orientali di Aleppo, che erano ostaggi dei terroristi, anzi scudi umani. Bisogna vederli scoppiare di gioia, mentre si gettano tra le braccia dei soldati, e piangere quando ritrovano membri della propria famiglia. Bisogna ascoltarli raccontare le sofferenze per ciò che i terroristi gli hanno fatto subire. Naturalmente, tutto ciò è documentato con dei video in arabo che non vi mostrano.
I bombardamenti russi e siriani, che tanto hanno disturbato i nostri amici europei [sensibili e cinici a fasi alterne o a seconda della collocazione topografica delle vittime. N.d.T.], ebbene sì, hanno fatto vittime tra i civili e noi lo deploriamo. Ma voi, voi siete altrettanto addolorati per le vittime civili fatte dalla coalizione occidentale nei bombardamenti di Mosul? O la bomba americana è forse più intelligente della russa ?. In Siria no. Infatti i raids della coalizione occidentale sui terroristi hanno mietuto ogni volta vittime civili e l’ultimo raid aereo francese ne ha fatte 110 in un colpo solo, ma non ve lo dicono. Durante una presa di ostaggi, dopo negoziazioni e tentativi infruttuosi per liberarli pacificamente, la polizia non dà forse l’assalto pur essendo consapevole che potrebbero esserci delle vittime tra gli ostaggi?
Non esistono guerre pulite (dimenticate che stiamo vivendo in guerra da cinque anni e mezzo), però i media europei hanno esagerato i fatti, modificando e amplificando la realtà. Il martellamento che avete subito è intessuto di menzogne. Vi hanno annunciato dieci volte in sei mesi la distruzione dell’ultimo ospedale di Aleppo-est: come se per un colpo di bacchetta magica l’ospedale potesse risorgere in due settimane. Vi hanno mostrato il ‘Sindaco di Aleppo-est’ in tutte le salse: conferenze-stampa, ricevuto da Hollande, imbarcandosi con Duflos in un farsesco viaggio ad Aleppo. Ma si dà il caso che questo signore non sia sindaco di Aleppo e neppure di Parigi. Egli è semplicemente un impostore fatto uscire come un coniglio dal cappello di un prestigiatore per appoggiare la campagna mediatica messa su per arrestare l’avanzata dell’esercito lealista, pretendendo una tregua per ragioni ‘umanitarie’: cioè per permettere ai terroristi (geneticamente modificati dagli Occidentali in ‘ribelli moderati’) di riprendersi.
I Siriani, che hanno sofferto troppo per questa guerra e gli Aleppini in particolare, non accetteranno la proibizione di esprimere la loro gioia nel vedere la disfatta dei terroristi (almeno in Aleppo), i loro concittadini di Aleppo-est liberati, e di poter vivere senza piangere ogni giorno la morte di un parente, di un amico, di un vicino, uccisi dai proiettili di ribelli-terroristi.
Nabil
 
P.S La campagna mediatica è stata orchestrata alla perfezione: un martellamento quotidiano di menzogne che le persone, pur di buona volontà e con un certo spirito critico, arrivano a credere, non avendo una conoscenza diretta della situazione sul terreno. ‘Non possono mentirci tanto, sicuramente c’è del vero’ pensano. Se voi mentite, mentite e continuate a mentire, qualcosa delle vostre menzogne sarà creduto. ’’ 
 
Traduzione di Maria Antonietta Carta

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La Novena di Natale

novena-natale-01-1Segnalazione del Centro Studi Federici

Per chi desidera fare la Novena di Natale (dal 16 al 24 dicembre): 
 

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