Archivio per la categoria CENTRO STUDI FEDERICI

L’eresia antiliturgica dai Giansenisti a Giovanni XXIII

downloadSegnalazione del Centro Studi Federici
IMPORTANZA DELLA QUESTIONE LITURGICA 
“La Liturgia, considerata in generale, è l’insieme dei simboli, dei canti e degli atti per mezzo dei quali la Chiesa esprime e manifesta la sua religione verso Dio” (Dom Guéranger. Institutions Liturgiques). Questa definizione della Sacra Liturgia ci fa apprezzare l’importanza capitale del culto pubblico che la Chiesa rende a Dio. Nell’Antico Testamento Dio stesso si fa, per così dire, liturgista, precisando nei minimi particolari il culto che Gli dovevano rendere i fedeli (cfr. il Libro Levitico; e anche Pio XII, Mediator Dei, 12). Tanta importanza per un culto che non era che l’ombra (Ebrei, 10,1) di quello sublime del Nuovo Testamento che Gesù, Sommo Sacerdote, vuole continuato fino alla fine del mondo per mezzo della Sua Chiesa…!. Nella Divina Liturgia della Chiesa Cattolica tutto è grande, tutto è sublime, fin nei minimi particolari; è questa la verità che fece pronunciare a Santa Teresa d’Avila queste celebri parole: “Darei la mia vita per la più piccola delle cerimonie della Santa Chiesa”. Non si stupisca quindi il lettore dell’importanza che daremo in quest’articolo alle rubriche liturgiche e l’attenzione che presteremo alle “riforme” (che potrebbero essere giudicate minori) che hanno preceduto quelledel Concilio Vaticano II. Consci dell’importanza della Liturgia sono sempre stati, d’altro canto, i nemici della Chiesa: dobbiamo ricordare che da sempre la corruzione della Liturgia fu un veicolo, da parte degli eretici, per attentare alla Fede stessa? Lo fu con le antiche eresie cristologiche, e poi, via via, col luteranesimo e l’anglicanesimo nel XVI secolo, con le riforme illuministe e gianseniste nel XVIII secolo… per concludere con lo stesso Concilio Vaticano II che non a caso iniziò i suoi lavori di “Riforma” proprio con lo schema sulla Liturgia, sfociato nel “Novus Ordo Missae”.

La criminale guerra contro la Siria

Siria: Deir ez Zor, un nome che dovrebbe far vergognare tutto l’Occidente

Visualizzazione di dz.jpg

“I media europei ci hanno tradito, non dicono la verità” (padre Elias Janji, prete armeno cattolico siriano)
Deir ez Zor o Deir Ezzor, una città nel governatorato omonimo della Siria orientale, era la settima più grande città del Paese; situata a circa 450 km da Damasco, situata sulle rive del fiume Eufrate, aveva circa 215.000 residenti. La maggioranza dei suoi abitanti è formata da arabi musulmani, oltre a una forte e radicata comunità armena siriana; a Deir ez Zor convivevano insieme sunniti, assiri siriaci, arabi e curdi e cristiani.
La città era famosa soprattutto per un bellissimo antico ponte sull’Eufrate ora distrutto, e per la “Chiesa Memoriale del Genocidio Armeno”, una chiesa che ricordava il massacro di decine di migliaia di armeni, avvenuto proprio sulle rive del fiume, i quali erano sopravvissuti al genocidio turco, che ogni anno il 24 aprile ospitava migliaia di pellegrini armeni per commemorare il genocidio.

Prosegui la lettura »

Chi ci salverà dal soldato kosovaro?

Visualizzazione di francobollo.jpg

Lo stato fantoccio del Kosovo, dove la manovalanza islamica è abbondante, si sta rivelando estremamente utile per chi vuole destabilizzare l’Europa.

Kosovo e minaccia jihadista
Festeggiavano per l’attentato di Westminster, volevano colpire il ponte di Rialto ed erano pronti a morire per Allah. I tre jihadisti arrestati ieri dopo il blitz della polizia a Venezia, venivano dal Kosovo. Ed in Kosovo, come centinaia di altri jihadisti, uno degli arrestati, Arjan Babaj, era tornato dopo essere andato a combattere in Siria. Il caso riaccende i riflettori sulla minaccia per la sicurezza che arriva da questo piccolo Paese dei Balcani, che negli ultimi anni è diventato il più importante hub logistico e di reclutamento per i jihadisti dell’Isis in Europa.

San Simonino da Trento, il santo che i conciliari vorrebbero dimenticare per compiacere i loro fratelli maggiori

facebook_1490344252122Segnalazione del Centro Studi Federici

Dal Martirologio Romano (edizione del 1954)
In data 24 marzo: “A Trento la passione di san Simeóne fanciullo, crudelissimamente trucidato dai Giudèi, il quale poi rifulse per molti miracoli”.
 
Il sito dedicato a san Simonino di Trento:
 
Dal Breviario Romano, Proprio dell’Arcidiocesi di Trento, testi delle Lezioni del II Notturno
IV Lezione – Simone di Trento, nato da genitori pii, non aveva compiuto ancora 29 mesi della sua età quando di nascosto fu rapito dalla casa paterna da un ebreo di nome Tobia che era stato corrotto con del denaro da altri Giudei. Costoro, infatti, avevano deciso di uccidere un fanciullo cristiano poiché, per loro, si avvicinava la Pasqua, così da poter mescolare il sangue del fanciullo agli azzimi, operazione che essi reputavano essere gratissima a Dio. Il fanciullo sequestrato fu condotto nella casa di Samuele nella quale si erano radunati molti Giudei. Favoriti dal silenzio della notte, da questa casa lo portarono nella Sinagoga e qui gli tolsero le vesti, gli fasciarono la bocca in modo che non si sentissero le grida e, subito dopo, tirando le sue braccia da una parte e dall’altra lo misero come in croce e in guisa di lupi famelici praticarono crudeli sevizie sul tenero corpo tanto da cambiare il suo aspetto.

Prosegui la lettura »

I crimini degli alleati: le marocchinate

goumiers-2Segnalazione del Centro Studi Federici

La verità nascosta delle “marocchinate”, saccheggi e stupri delle truppe francesi in mezza Italia
L’episodio del remake porno del film di De Sica è l’occasione di parlare dopo 70 anni, documenti alla mano, dei diretti responsabili: tra cui lo stesso Charles De Gaulle
 
Il fatto che un regista italiano di film porno abbia potuto girare una pellicola hard su una delle pagine più mostruose vissute dalla nostra popolazione civile durante la Seconda guerra mondiale, offre la caratura di quanto questi misfatti siano stati rimossi dalla coscienza morale collettiva. L’episodio del remake porno de La Ciociara di Vittorio De Sica, che ha suscitato un’interrogazione parlamentare e una lettera pubblica al premier Gentiloni, offre piuttosto l’occasione di raccontare, documenti alla mano, tutta la verità relegata per oltre settant’anni nei sotterranei della storia, indicando i numeri reali, i colpevoli e i personaggi di primissimo piano – tra cui lo stesso Charles De Gaulle – che ne furono i diretti responsabili. 
  
“Marocchinate”: con questo termine si sono tramandati gli stupri di gruppo, le uccisioni, i saccheggi e le violenze di ogni genere perpetrate dalle truppe coloniali francesi (Cef), aggregate agli Alleati, ai danni della popolazione italiana, dei prigionieri di guerra e perfino di alcuni partigiani comunisti. La storiografia tradizionale, le poche volte che ne ha trattato, ha circoscritto questi orrori a qualche centinaio di episodi verificatisi nell’arco di un paio giorni nella zona del frusinate. Le proporzioni, tra numeri e gravità dei fatti, furono di gran lunga superiori. E a breve – lo annunciamo in esclusiva – sarà aperto un procedimento penale internazionale, ai danni della Francia, per iniziativa di un avvocato romano. 
 
1 Cos’era il CEF  
Nel 1942, gli americani sbarcano ad Algeri e le truppe coloniali francesi del Nord Africa, fino ad allora agli ordini della repubblica filonazista di Vichy, si arrendono senza sparare un colpo. Il generale Charles De Gaulle, fuggito dalla Francia occupata dai tedeschi e capo del governo francese in esilio “Francia libera”, allora, attinge a questo personale militare per creare il Cef: Corp Expeditionnaire Français, costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini ripartiti in quattro divisioni. Vi erano però dei reparti esclusivamente marocchini di goumiers (dall’arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti “tabor” in cui sussistevano vincoli tribali o di parentela diretta. Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Erano equipaggiati non solo con le armi alleate (mitra Thompson cal. 45 mm e mitragliatrice Browning 12.7 mm) ma anche con il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti (in particolar modo i tedeschi ne fecero le spese). Il loro comandante era l’ambizioso generale Alphonse Juin, nato in Algeria che, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle.  
 
CONTINUA SU:

Prosegui la lettura »

Siria: cinque minuti di verità sugli schermi degli Usa

theo_padnosSegnalazione del Centro Studi Federici

La narrazione dell’ostaggio e il silenzio stampa
Theo Padnos, il protagonista dell’intervista che segue, è un giornalista statunitense di Atlanta, rapito in Siria nel mese di ottobre del 2012 e durante due anni prigioniero di al-Nusra, fronte siriano di al-Qaïda. Fu liberato nell’agosto 2014 per intercessione del Qatar. Fox news è il canale televisivo ‘’all news’’ più visto in assoluto negli USA, subito prima della CNN. L’autore dell’intervista a Theo Padnos è il rinomato giornalista Tucker Carlson, conduttore del seguitissimo programma di attualità politica ‘’Tucker Carlson Tonight’’, che va in onda dal 14 novembre 2016.
Questi elementi, uniti all’altalenante, o ambiguo, atteggiamento dell’incipiente amministrazione Trump, soprattutto negli affari internazionali e mediorientali in particolare, dovrebbero aver suscitato l’interesse nei commentatori della nostra stampa mainstream per un’intervista che si può definire strabiliante, proprio per il contesto in cui si svolge. Invece nulla. Silenzio assoluto.  Che il timore di veder rovinare le loro narrazioni mendaci sulla Siria li stia mandando sempre più in confusione?

Prosegui la lettura »

La pulizia religiosa nel Sinai settentrionale

sinaiSegnalazione del Centro Studi Federici

“Noi amiamo questa terra. Mio marito l’ha difesa contro gli attacchi dei colonizzatori israeliani nel 1973. Non meritiamo tutto questo”
 
Segnaliamo un’ulteriore documentazione sulla pulizia religiosa che si sta consumando nel Sinai, nell’indifferenza della comunità internazionale, come già denunciato dieci giorni fa: http://www.centrostudifederici.org/sinai-lesodo-dei-cristiani/
 
Il Sinai smilitarizzato consegnato all’Isis (titolo redazionale)
 “Sono ormai anni che tutti i gruppi radicali egiziani o dell’area si sono concentrati nel Sinai, che è diventato una sorta di santuario proprio perché gli accordi di pace con Israele hanno di fatto imposto una sorta di smilitarizzazione. Di questa sorta di vuoto politico e militare, formazioni prima jihadiste – in particolare Ansar Beit al-Maqdis – hanno preso di fatto il controllo; tendono a imporre quella sorta di pulizia religiosa in modo tale da far piazza pulita intorno a quello che si considera un’area di proprio ed esclusivo dominio” (prof. Renzo Guolo, docente di Sociologia dell’Islam all’Università di Pavia)

Prosegui la lettura »

Hollande e i suoi fratelli

hollandeSegnalazione del Centro Studi Federici

Massoneria, la visita di Hollande al Grande Oriente di Francia 
3 marzo 2017 – E’ avvenuta qualche giorno fa la visita di Francois Hollande alla loggia della Massoneria del Grande Oriente di Francia. A fine mandato il presidente della Repubblica francese ha stupito tutti presentandosi ufficialmente nella sede della più potente loggia massonica d’Oltralpe. La visita di omaggio alla Massoneria in Francia assume rilevanza in questo momento: nel nostro paese infatti nei giorni scorsi il Grande Oriente d’Italia ha subito il sequestro degli elenchi dei massoni di Calabria e Sicilia da parte della Commissione Antimafia. In Francia invece i massoni sono stati elogiati pubblicamente addirittura dal capo dello Stato. 
Nel discorso di Hollande ai membri del Grande Oriente di Francia, come riporta Il Tempo, il presidente francese ha chiamato i massoni “miei fratelli” e ha sottolineato che “chiunque oserà toccarvi sarà come se avesse toccato la Repubblica”. Hollande ha poi aggiunto di considerare i massoni i “garanti della laicità” e della legge del 1905 che separa la fede religiosa dallo Stato. La visita di Hollande alla loggia della Massoneria è stata resa nota dallo stesso Grande Oriente di Francia. Il Grande Maestro Christophe Habas ha introdotto il discorso del presidente della Repubblica definendo la visita un ‘evento storico’ per la Francia.

Prosegui la lettura »

Terra Santa: incendiata la cappella dell’Ascensione

ascensioneSegnalazione del Centro Studi Federici

Gerusalemme, incendio doloso alla cappella dell’Ascensione
 
Danneggiata la piccola cappella sul monte degli Ulivi, dove si venera il luogo da cui Gesù sarebbe salito al Cielo. Secondo la polizia, dietro l’incendio una disputa tra due famiglie locali.
Ancora un incendio in Terra Santa contro un luogo legato alla memoria di Gesù. Anche se le modalità fanno pensare questa volta a un movente diverso rispetto all’estremismo religioso. A essere danneggiata dalle fiamme ieri è stata la piccola cappella dell’Ascensione, sul Monte degli Ulivi. Un’antica cappella costruita dai crociati sulle rovine di una chiesa precedente distrutta dai persiani; a sua volta, poi, trasformata in moschea da Saladino dopo la riconquista islamica di Gerusalemme. Ma in tutta questa storia complessa un dato è rimasto fermo: la memoria del luogo da cui Gesù – quaranta giorni dopo la sua resurrezione – salì al cielo, secondo il racconto dei Vangeli. 

Prosegui la lettura »

Crimini comunisti: i martiri d’Albania

martiri_albaniaSegnalazione del Centro Studi Federici

Padre Giovanni Fausti, una storia di martirio (4 marzo 1946)
«Non separerò mai il mio gregge dalla Santa Sede», aveva risposto monsignor Frano Gjini a Enver Hoxha, dittatore del Paese, che gli chiedeva di staccarsi da Roma e costruire una Chiesa patriottica albanese. Proprio per questo fu torturato e, nel 1948, condannato a morte e ucciso. «Viva cristo Re, Viva l’Albania», furono le sue ultime parole davanti al plotone che lo stava fucilando. Le stesse del gesuita Giovanni Fausti, vice provinciale dell’Albania, e dei suoi compagni di martirio, fucilati il 4 marzo del 1946 dietro il cimitero di Scutari. Il gesuita, di origini bresciane, aveva insegnato filosofia all’università di Scutari, dove aveva imparato la lingua albanese.
 
Dopo essere rientrato in Italia e dopo una severa malattia polmonare, padre Fausti era tornato in Albania nel 1942 quando i suoi superiori gli avevano affidato il compito di Rettore del Pontificio Seminario di Scutari e dell’annesso Collegio Saveriano. Solo un anno dopo si era trasferito a Tirana lasciando l’incarico a un confratello albanese, padre Daniel Dajani, che verrà arrestato e ucciso con lui. L’idea è quella di assistere gli italiani e gli albanesi, coinvolti nella tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Accusato di essere un politicante traditore della nazione, viene prima arrestato e poi ucciso insieme con padre Daniel, e altri confratelli e seminaristi gesuiti.
Fu uccisa anche una donna, Maria Tuci, alla quale il suo torturatore, prima di stuprarla disse: «Ti ridurrò in modo che neppure i tuoi parenti ti riconosceranno». 

Prosegui la lettura »