Archivio per la categoria CENTRO STUDI FEDERICI

Haganah, i precursori dell’Isis 

1280px-Semiramis_HotelSegnalazione del Centro Studi Federici

Il terrorismo delle bande sioniste determinò l’esodo dei Cristiani dalla Terra Santa, che prima del 1948 rappresentavano oltre il 20% della popolazione palestinese. Terrorizzati dagli attentati compiuti dai precursori dell’Isis, miglialia di Cristiani abbandonarono i loro villaggi, che furono poi rasi al suolo – chiese, case, cimiteri – dall’esercito israeliano, cancellati per sempre dalle cartine della Terra Santa. 
Per non dimenticare le vittime cristiane dei crimini sionisti, pubblichiamo la narrazione dell’attentato dinamitardo compiuto nel gennaio del 1948 dai terroristi della Haganah all’Hotel Semiramis di Gerusalemme, di proprietà cristiana, che provocò la morte di 36 persone, tra cui un’intera famiglia cristiana di 18 persone e il vice-console spagnolo, Manuel Allende Salazar.

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Nuovo articolo sul “prismatico” don Innocenti

convegno_massoniSegnalazione del Centro Studi Federici

Don Innocenti e i “cari amici” massoni, di Padre Torquemada
 
Terza puntata su don Ennio Innocenti. Il giorno dopo la pubblicazione della mia notarella su “Don Ennio Innocenti, pioniere dell’Ecumenismo a Roma” (http://www.sodalitium.biz/don-ennio-innocenti-pioniere-dellecumenismo-roma/),  un nostro attento lettore ha segnalato agli amici di Sodalitium un video molto interessante che tutti voi potete vedere al seguente indirizzo:
La presentazione del video spiega sufficientemente il suo contenuto:
La “Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis” e il “Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana” hanno organizzato il 12 marzo 2016, presso il centro congressi dell’Hotel Mediterraneo (Firenze), un confronto sul tema dell’INIZIAZIONE. Dopo l’iniziale saluto di Francesco Borgognoni (presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana) hanno parlato, sotto la moderazione dello storico Gabriele Paolini, Don Ennio Innocenti e il Prof. Mariano Bianca. Per non eccedere in lunghezza sono stati tagliati gli interventi che alcune persone del pubblico, molto interessato, hanno fatto dopo i quattro interventi dei relatori.
Aggiungiamo solo che il prof. Bianca è esponente del Grand’Oriente d’Italia (abbiamo già parlato di lui su Sodalitium trattando della rivista massonica Ars Regia alla quale collaboravano Franco Cardini e Massimo Introvigne) e che tra il pubblico era presente il Gran Maestro onorario del GOI. Paolini e Bianca sono due professori universitari.
Il lettore che avrà la pazienza di ascoltare quanto detto dai partecipanti, si accorgerà che don Innocenti non fa mistero delle sue “perplessità” sulla Massoneria, per cui non è oggetto di nostra critica quanto detto da don Innocenti, quanto piuttosto quanto non detto, e ancor più dal fatto stesso di aver partecipato ad un confronto e dialogo con quelli che lui stesso chiama i suoi “cari amici” cioè i massoni.
Qualcuno dirà: ma don Innocenti, davanti a una platea di massoni, non ha esitato a criticare, seppur con garbo, la massoneria. E noi ci chiediamo allora se i massoni siano poi tutti  – per dirla alla toscana – dei ‘bischeri’. A che scopo invitare don Innocenti, se don Innocenti con la sua presenza nuocesse, e non giovasse invece, alla causa massonica?
Sì, perché non si tratta del primo incontro tra la “Sacra Fraternitas Aurigarum” del sacerdote pistoiese, e le Logge massoniche toscane.
Già due anni prima il medesimo Maestro Venerabile Francesco Borgognoni (presidente del Collegio dei Maestri Venerabili di Toscana) aveva invitato e ricevuto don Innocenti, sempre a Firenze, il 29 novembre 2014, per tenere ai Fratelli una conferenza su “La Gnosi e la modernità”:
 
Che interesse hanno i fratelli massoni a dare la parola ad un sacerdote noto per le sue pubblicazioni anti-massoniche? Andrebbe chiesto a loro; certamente, il solo fatto del ‘dialogo’ e del ‘dialogo’ tra ‘amici’ – massoni o cattolici poco importa – è già di per sé stesso una vittoria dello spirito massonico. Simili incontri ripetuti, che durano almeno da alcuni anni (se non da prima) presuppongono contatti e frequentazioni che lasciano supporre che quel che possiamo vedere sia solo, come si dice, ‘la punta dell’iceberg’.
Da laggiù, Giulio Andreotti benedice.
 
P.S. – Qualcuno si chiederà e ci chiederà come mai tanto interesse verso un venerando e ormai anziano sacerdote (sempre di vivissima intelligenza, comunque) da parte nostra. Diremo apertamente che ciò è dovuto all’influenza e al fascino che ha esercitato e crediamo eserciti ancora su sacerdoti (e laici) del cosiddetto mondo della “tradizione cattolica”: chi ha orecchie per intendere, intenda, e rifletta.
 
 
 

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Trump e Israele

kippahSegnalazione del Centro Studi Federici

L’ottimismo di Gerusalemme. Israele riscopre un alleato sugli insediamenti e l’Iran 
 
Un presidente imprevedibile, che ama Israele, d’istinto. L’inaugurazione della presidenza Trump è vista a Gerusalemme come il ritorno della vecchia America dalla parte dello Stato ebraico. «Basta vedere il suo entourage, a cominciare dal genero Jared Kushner», conferma Efraim Inbar, direttore del Begin Sadat Center. Ma al di là della simpatia, Trump offre a Israele «un’opportunità storica per realizzare i suoi obiettivi strategici». Inbar, a differenza dei diplomatici, non ci gira intorno: «Tenersi Gerusalemme Est, gli insediamenti e la riva del Giordano come confine». È l’addio all’ipotesi «due popoli, due Stati», in piedi dagli accordi di Oslo del 1993. Anche se Trump non ha definito una politica mediorientale chiara, dalle dichiarazioni e dal personaggio, Inbar ha dedotto la linea principale, molto favorevole allo Stato ebraico: «Cercherà un grande accordo con Putin. É disposto ad abbandonare l’Ucraina, in cambio chiederà a Putin di ridurre il suo sostegno all’Iran», vera potenza imperiale della regione, il maggior rivale di Israele. Trump «è uomo d’affari, negoziatore, deciso, prepotente». Se l’accordo riesce, vedremo una diminuzione della presenza iraniana in Yemen, Siria, forse in Libano «a nostro vantaggio», sottolinea Inbar. Quanto all’accordo di pace con i palestinesi, «non ci sarà», sotto Trump almeno. Assisteremo a un «processo» infinito «che sta bene a tutti, anche alla leadership palestinese, che così continuerà a ricevere aiuti internazionali». Lo spostamento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme è probabile in tempi brevi, ma è un «non-problema», perché la nuova sede è nella parte Ovest della città, che tutti riconoscono come legittimo territorio di Israele. Il portavoce di Trump, Sean Spicer, ha avvertito: «La decisione può essere imminente, restate sintonizzati». Lo restano anche i palestinesi, che ieri a Gaza e in Cisgiordania, hanno partecipato a manifestazione massicce preventive, mentre i servizi israeliani temono «gravi disordini» in vista.
 
(La Stampa del 21 gennaio 2017) 
 

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“Tradizionalisti” prismatici: il caso di don Innocenti

prisma_diamantiSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo una nota della rivista “Sodalitium” relativa a una recente intervista rilasciata all’agenzia Zenit da don Ennio Innocenti.
 
Don Ennio Innocenti, pioniere dell’ecumenismo a Roma, di Padre Torquemada
 
Sì, non è un caso di omonimia. Il pioniere dell’ecumenismo nell’Urbe è proprio il don Ennio Innocenti ben noto negli ambienti cattolici “tradizionalisti”. Di lui abbiamo già parlato in un articoletto di “Sodalitium” (n. 66, aprile 2013, pp. 48-49) intitolato “Una strana coppia”. La strana coppia alla quale facevamo allusione era composta da don Ennio Innocenti – noto saggista, di parte cattolica e antimassonica, sulla massoneria, lo gnosticismo e la Cabala – ed il prof. Aldo Alessandro Mola – storico ufficiale della Massoneria e già presidente dell’Associazione per la difesa della Massoneria. I due, che scoprimmo in seguito essere buoni amici, ‘facevano coppia’ in quanto don Innocenti invitava il prof. Mola a parlare ai convegni che organizzava. Le attenzioni di “Sodalitium” non parvero offuscare don Innocenti, al contrario, giacché amichevolmente rispose invitando il nostro direttore a prendere anch’egli la parola in un futuro convegno, nonché omaggiandolo delle sue più recenti pubblicazioni (notiamo che anche il prof. Mola aveva a suo tempo invitato il nostro direttore, ricevendone, come pure don Innocenti, un cortese quanto fermo rifiuto).

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Lobby gay: intervista a Silvia De Mari

ritorno-a-brideshead-Segnalazione del Centro Studi Federici

“Non fermeranno le mie idee: Per me i gay sono i nuovi ariani”. Parla Silvana De Mari, la psicoterapeuta nel mirino
 
«I gay? Sono la nuova razza ariana. Vietato parlar male di loro, vietato criticare, vietato esprimere la propria opinione nei loro confronti. Loro vogliono l’omologazione, il pensiero unico». Silvana De Mari, la psicoterapeuta-scrittrice, autore di decine di libri per ragazzi (e di successo) e finita nel mirino dell’Ordine dei medici per le sue opinioni, non sposta di un solo millimetro l’asticella sulle cose che pensa, dice e professa ormai da tempo.  
 
Dottoressa, lo sa che adesso c’è un procedimento contro di lei per le cose che dice?  
«Cosa vuole che me ne importi». 
 
Ma rischia che la caccino, che la cancellino dall’Ordine. Non è pentita, pronta cospargersi il capo di cenere?  
«Vede, ci siamo di nuovo. Se non ti adegui al pensiero unico, se sei fuori dal coro. Se dici ciò che pensi sui gay, sulla pedofilia, sei out». 
 
Andiamo con ordine. I gay?  
«Vogliono sempre di più. Prima i matrimoni, poi le adozioni. È un contagio». 
 
Che intende dire con contagio?  
«Che se in una classe c’è una ragazza bulimica, stia certo che per contagio psicologico nel giro di poco tempo ce ne saranno altre 5 o sei. E con i gay è la stessa identica cosa».  
 
Se li frequenti lo diventi?  
«Se non si definisce l’identità sessuale si confonde il tutto».  
 
Cioè bisogna dire ai bambini tu sei questo o quello?  
«Guardi: se non è chiaro chi si è, fin da subito, che la differenza è complementarietà, si confondono le idee. Tra i 12 e i 13 anni, tutti sono attratti (ma per amicizia) dallo stesso sesso. Si sperimenta. Poi si sviluppa la sessualità. Che è una sola. Si sta insieme perché diversi e complementari».  
 
E l’omofobia?  
«Io sono omofobica. E se lei sta con una donna lo è anche lei che è un uomo. Ovvero: abbiamo fatto una scelta a monte. E proclamarla è un diritto, fa parte del diritto di parola».  
 
Ma che c’entra la religione in queste cose che dice?  
«C’entra con il fatto che San Paolo dice che essere omosessuali è una cosa sbagliata. Ma per i nuovi ariani, leggere San Paolo è un sacrilegio. Ecco, io difendo con queste mie esternazioni il diritto di parola, la mia religione e se vuole anche la libertà di stampa». 
 
E la campagna contro l’associazione Mario Mieli?  
«Lo sa che diceva quel gentiluomo a cui è intitolata un’associazione che prende soldi dallo Stato? “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros”. Era un pedofilo. E noi diamo i soldi a gente che ha fatto sue queste idee. Una follia. Contro la quale vale la pena di battersi». 
 
Insomma, lei si sente cavaliere bianco contro la perversione?  
«Guardi, io sarò colei che darà una spallata e farà cadere il movimento Lgbt. Ovvio, non io da sola. Con me ci sono migliaia di altre persone». 
 
Ma se l’attaccano da tutte le parti.  
«La lobby gay ha anche cercato di imporre al mio editore di non pubblicare più i miei libri per ragazzi. Ma per fortuna non tutti la pensano come quelli». 
 
Non mi dica che ha proseliti?  
«No, ho gente normale che la pensa come me. Che mi dice vai avanti. Sono tanti, sebbene abbiano paura ad esporsi. Ma se facciamo sentire tutti insieme il nostro pensiero, la spallata gliela diamo davvero».  
 

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Novità libraria: il secondo volume dell’opera di Mons. Benigni

UnknownSegnalazione del Centro Studi Federici

Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa. Vol. 2 (in due tomi)
 
L’Ascensione (Da Costantino alla caduta  dell’Impero Romano).
 
Il secondo volume che va dal trionfo di Costantino alla caduta dell’Impero romano, si divide, stante l’abbondanza della materia, in due tomi. Il primo comprende la prima parte (generale) e la seconda (politica). Il secondo tomo della Storia sociale della Chiesa chiude l’epoca romana, nei suoi due periodi pagano e cristiano.
 
2 tomi non vendibili separatamente (tomo 1 pagg. 418 – tomo 2 pagg. 432), € 40,00.
 
Per acquistare i due tomi: 
 
Per leggere la recensione dell’opera:
 

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Far West e missioni cattoliche

BuffalobilldalPapaSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un curioso articolo su Buffalo Bill, dove si parla della sua visita a Leone XIII e la sua possibile conversione in extremis dalla massoneria alla Chiesa cattolica, e dove si accenna dell’alto numero di indiani convertiti al Cattolicesimo grazie allo zelo dei missionari.
 
Cent’anni fa moriva Buffalo Bill. Quella volta che andò dal Papa
 
Notoriamente massone, nel 1890 andò in Vaticano da Leone XIII. Il giorno prima di morire si era fatto battezzare nella cattedrale di Denver. 
A Denver, il 10 gennaio 1917, moriva William Frederick Cody, alias Buffalo Billl. Ex soldato del Settimo Cavalleggeri nella guerra di secessione americana, già guida per l’esercito e la Pacific Railway, nonché ex cacciatore di bisonti, l’icona della ‘prateria’ del West, era diventato imprenditore dello spettacolo con il suo ”Buffalo Bill Wild West Show’, una sorta di circo con cui girò il mondo facendo un po’ la caricatura di se stesso. 
Col suo addio non spariva però la sua leggenda. Non è un caso se il ‘Buffalo Bill Museum’ sulla Lookout Mountain in Colorado, dove c’è pure la sua tomba, è ancora meta di turisti, o se il museo ‘Buffalo Bill Center of the West’ di Cody, cittadina del Wyoming, all’ingresso dello Yellowstone Park, è tra i più visitati degli Usa. E ugualmente non è un caso se le pellicole ispirate alla sua vita (da quella di William A. Wellman a quella di Robert Altman) non sono passate di moda, e se, anche in Italia, il centenario della sua morte viene ricordato in libreria: per Imprimatur esce ora Buffalo Bill di Pier Luigi Gaspa. 

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Vandalismo contro una chiesa in Giordania

eglise-zarka-vandalisme-630x210Segnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 14/1/2017 in una chiesa di Zarqa, in Giordania, una statua della Santa Vergine è stata gettata a terra da ignoti. La polizia locale minimizza l’accaduto, mentre una fonte della Chiesa in Giordania ricorda che è il primo atto vandalico avvenuto contro una chiesa cattolica in territorio giordano negli ultimi anni. Sarà anche l’ultimo?
 
 

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Il caso Mortara

Edgardo-MortaraSegnalazione del Centro Studi Federici

Il regista ebreo Steven Spielberg sta preparando un “colossal” sulla vita di don Pio Egardo Mortara, che si preannuncia come l’ennesima pellicola di propaganda ebraica prodotta a Hollywood. 
Per ristabilire la verità storica contro la propaganda dei nemici della Chiesa, segnaliamo il presente articolo sulla vicenda Mortara.
 
La vita di don Pio Edgardo Mortara, ebreo convertito
 
INTRODUZIONE
Verso la fine del XIX secolo scoppiava il “caso Mortara”. Nel presente articolo non mi dilungherò tanto sul “caso” (1), quanto sulla conversione miracolosa del fanciullo ebreo così come ci è stata raccontata da lui stesso (2).
 
“IL CASO”
Il fanciullo venne battezzato in pericolo di morte dalla bàlia cristiana, poi sopravvisse inaspettatamente; la Chiesa non lo restituì ai genitori; il giovane divenne poi sacerdote e morì in odore di santità.
La patria potestà del genitore ebreo non venne violata, poiché in caso di conflitto tra i diritti della Chiesa (di ordine soprannaturale) e quelli pretesi dei genitori (di ordine naturale), prevalgono quelli superiori.
Ora il battesimo conferito validamente ha reso il neonato soggetto alla Chiesa (questa è una verità di Fede); se la Chiesa rinunciasse a questo articolo di Fede rinuncerebbe a tutta la Fede, poiché essa è indivisibile, e se violata su un solo articolo, è completamente persa.
La Chiesa proibisce di battezzare i figli dei non cattolici contro la volontà dei genitori, ma una volta che il battesimo è stato conferito, essa pur punendo il trasgressore degli ordini (tranne il caso in cui il neonato fosse in pericolo di vita, come accadde al Mortara), non può negare la realtà e la verità di Fede: che il bimbo battezzato è un cristiano! Il Codice di diritto canonico del 1917 al comma 750 paragrafo 1° insegna che: «Se prudentemente si prevede che il bambino morirà prima di raggiungere l’età di ragione, si può lecitamente battezzare il bambino, anche contro la volontà dei genitori. Se la morte è certa, lo si deve battezzare, purché lo si possa fare senza grave danno alla religione. Se la morte è solo probabile è lecito battezzarlo». 
Perciò la proibizione di battezzare vale solo per i neonati di genitori acattolici che non vogliono il battesimo, e per quelli non che non si trovano in pericolo certo o anche soltanto probabile di morte. Il battesimo del piccolo Mortara fu non soltanto valido ma anche lecito, anzi dovuto, data la gravità della sua malattia che non lasciava più speranze.
 
LA VITA
Secondo quanto dichiarò lo stesso Canonico Regolare Lateranense don Pio Edgardo Mortara al processo per la beatificazione di Pio IX (3), attorno al 1912: «Nato da genitori israeliti (a Bologna il 21 agosto 1851 n.d.r.), all’età di circa 17 mesi fui sorpreso da una grave malattia, neurite, che mi ridusse all’estremo… Accortasi del pericolo la fantesca, Anna Morisi, cristiana ed ottima giovane di 16-18 anni (abitante in Persiceto n.d.r.) che i miei genitori, malgrado le leggi allora vigenti nello Stato Pontificio ritenevano al loro servizio (4), prese la determinazione di amministrarmi il S. Battesimo. Colto il momento in cui mia madre mi aveva lasciato solo nella culla, si avvicinò …e mi battezzò… Il fatto fu mantenuto nel più assoluto segreto dalla Morisi, sorpresa della mia pronta guarigione. Sei anni dopo, un mio fratellino di nome Aristide, cadde gravemente ammalato. Sollecitata, …la Morisi da una sua amica, a battezzare il bambino in extremis, essa si ricusò di farlo (il bimbo poi morirà n.d.r.) allegando per ragione la mia sopravvivenza al Battesimo, e così fu rivelato il segreto. Giunta in tal modo la notizia del mio Battesimo a conoscenza dell’autorità ecclesiastica ordinaria, questa giudicando che il caso era troppo grave per essere della sua competenza, ne riferì direttamente alla Curia Romana. …Il S. Padre per mezzo di una Congregazione Romana, incaricò il Feletti (Padre domenicano e inquisitore in Bologna n.d.r.) della mia separazione dalla famiglia, la quale ebbe luogo, cum auxilio brachii secularis, cioè intervenendo i gendarmi dell’Inquisizione (i gendarmi ovviamente non erano della S. Inquisizione, ma della Legione Gendarmi Pontifici di Bologna n.d.r.) …il 24 giugno 1858. Fui condotto dai gendarmi a Roma (a Fossombrone il fanciullo desiderò, miracolosamente, seguire i carabinieri alla Messa n.d.r.) e presentato a Sua Santità Pio IX, il quale mi accolse con la più grande bontà, e si dichiarò mio padre adottivo, come di fatto lo fu, finché visse incaricandosi della mia carriera e assicurando il mio avvenire. …Pochi giorni dopo il mio arrivo a Roma, ricevuta l’istruzione religiosa, mi furono supplite le cerimonie del Battesimo dal cardinal Ferretti…
Otto giorni dopo si presentarono i miei genitori all’Istituto dei Neofiti per iniziare le pratiche onde riavermi in famiglia. Essendo stata data loro piena facoltà di vedermi e trattenersi con me, prolungarono la loro residenza in Roma per un mese venendo tutti i giorni a visitarmi. …Adoperarono tutti i mezzi per riavermi… Ad onta di tutto ciò io non mostrai mai la più lieve velleità di ritornare in famiglia, del che io stesso non so rendermi ragione, se non mirando alla forza soprannaturale della Grazia. A questo proposito citerò un aneddoto, nel quale si rivela questa potenza della Grazia. Avendo io servito la Messa in Alatri… tornando in sacrestia col Sacerdote, repentinamente si presentarono i miei genitori sulla porta. Io invece di gettarmi nelle loro braccia, come sarebbe stato ben naturale, mi ritrassi sorpreso rifugiandomi sotto la pianeta del Sacerdote. (…) Il Sommo Pontefice… aveva l’intenzione di affidarmi ai Padri Gesuiti… ma riflettendovi meglio, per non porgere pretesti alle polemiche… mi collocò nel Collegio di San Pietro in Vincoli… diretto dai Canonici Regolari Lateranensi.
(Il Papa n.d.r.) mi prodigava sempre le più paterne dimostrazioni d’affetto, e… ripeteva spesso che gli ero costato molte pene e lacrime. Incontrandomi a passeggio mi chiamava e come buon papà si divertiva con me nascondendomi sotto il suo mantello rosso…. Intanto nella stampa …di tutto il mondo si manteneva gran chiasso sul ratto del fanciullo Mortara» (5).
 
VARIE POLEMICHE
Infatti dopo l’allontanamento del fanciullo da Bologna, la prima reazione la si ebbe in ambiente liberale, poi del caso s’impadronì la stampa. Il punto di vista cattolico fu difeso da La Civiltà Cattolica, in una serie di articoli dovuti alla penna del Padre Curci (6). Anche il Veuillot e dom Gueranger si schierarono a battaglia per difendere Pio IX. Per sei mesi questa polemica, divampò nel mondo intero. Le Comunità Israelitiche piemontesi avevano interessato frattanto i Concistori di Francia ed Inghilterra. Quest’ultima, cui Roma rimproverava l’educazione coatta in asili anglicani agli orfani dei caduti cattolici Irlandesi in Crimea, aveva chiesto la chiusura del collegio ove era stato posto il Mortara. Pio IX capì che occorreva dare una risposta categorica e autorevole, basata sul principio che lo spirituale deve preferirsi al temporale e che la Chiesa deve curare la salvezza dell’anima di un fanciullo diventato cristiano anche senza il suo ­diretto intervento, e i genitori Mortara devono imputare questo fatto spiacevole e straziante a se stessi, in quanto avevano preso a loro servizio una serva cristiana, violando così le leggi dello Stato Pontificio in cui abitavano quando successe il “caso”. Il Papa chiedeva soltanto che nel suo Stato si osservasse esattamente quello che egli stesso avrebbe osservato in tutti gli altri e asseriva: “Si perda ogni cosa piuttosto che togliere a Cristo un’anima che Egli ha comprato col suo Sangue”. Il Papa essendosi persuaso, dopo opportune ricerche fatte fare, della validità del Battesimo, non poteva permettere che un cristiano venisse educato nella religione giudaica, nonostante il caso fosse umanamente straziante! 
La questione si riaprì in Bologna nel 1859, con la costituzione del Governo Provvisorio che avrebbe preparato i plebisciti e l’annessione del marzo 1860. Pio IX era irremovibile sulla decisione di non restituire il fanciullo a chicchessia. Il 14 novembre 1859 venne abolito in Romagna il Tribunale della S. Inquisizione, i ministri di culto vennero assoggettati alla legge sarda e venne abolito il Foro ecclesiastico. Padre Feletti fu la prima vittima di queste disposizioni; egli non s’era mosso da Bologna, dal suo Convento di S. Domenico, benché prevedesse quanto stava per succedergli. Il suo atteggiamento semper idem fu improntato a grande dignità, mai giunse a compromesso, ripetendo sempre d’aver agito in modo conforme a quanto la carica che ricopriva esigeva da lui. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 1860 il Direttore Generale di Polizia Piemontese, cav. Curletti arrestò il P. Feletti domenicano inquisitore del S. Uffizio. Il domenicano fu condotto alle carceri del Torrone e dopo due mesi di detenzione ebbe inizio il processo. Fin dal suo primo interrogatorio rispose che: “I giudizi della Chiesa non vanno soggetti a nes­sun’altra autorità a lei inferiore… non essendo lecito a nessuno  farsi giudice delle decisioni emanate dalla Sede Apostolica nella materia di fede e di costumi… La coscienza mi vieta assolutamente di dare alcuna risposta” (7). Fu anche preso di mira l’Arci­vescovo di Bologna cardinale Michele Viale Prelà.
Il Padre Feletti fu assolto il 16 aprile 1860; il reverendo domenicano aveva dichiarato circa il giovane Mortara: “Io non posso fare a meno di manifestare quello che concerne la misericordia di Dio verso questo fanciullo, e i prodigi della sua Grazia per mantenerlo buon cristiano. Fin dai primi momenti che … venne annunziato al padre … e dallo stesso Edgardo che questi essendo stato battezzato doveva consegnarsi alla Chiesa cattolica e quindi separarsi dalla famiglia, il suddetto fanciullo rimase, come impassibile e nel mentre che gli altri suoi fratelli e sorelle piangevano… quieto e tranquillo egli rimaneva. ….Il Sommo Pontefice ebbe la benignità di far chiamare in Roma il padre e la madre del fanciullo… affinché si accertassero della volontà del loro figlio Edgardo di rimanere nella Religione Cristiana. …I genitori… ebbero il permesso di parlare col figlio assieme col rabbino di Roma, i quali si adoperarono… di persuadere il ragazzo di ritornare tra loro. Ma egli solo, creatura di nove anni circa, seppe schermirsi dalle tentazioni del padre, della madre e del rabbino rispondendo loro che egli era cristiano, e voleva vivere e morire da cristiano, che anzi avrebbe pregato Iddio per la loro conversione» (8).
Ma la polemica non si calmò. Il Cavour, nell’ottobre 1860 assicurava L’Alliance Israelite Universelle che il governo sabaudo avrebbe fatto il possibile affinché il bimbo fosse reso alla sua famiglia.
 
FINE DELL’AUTOBIOGRAFIA
«La Comunità Israelitica di Alessandria in Piemonte, fece appello a tutte le sinagoghe del mondo ed organizzò una vera campagna contro il Papa e contro la Chiesa…, interpellando le potenze e supplicandole di intervenire e protestare diplomaticamente. Di fatto furono inviate proteste; insomma per quasi sei mesi durò questa polemica violenta… nella quale si davano convegno tutti i nemici del Papato e della Chiesa romana. …Pio IX, come diceva egli stesso in mezzo a quella furiosa tempesta, ad esempio del Divin Redentore tranquillamente dormiva: “ipse vero dormiebat ”.
L’11 marzo 1868… trovandomi a S. Gregorio in Monte Celio… si annunziò la visita di Sua Santità. Mi prostrai… sulla soglia della Basilica, e al passaggio del S. Padre, volendo baciare il piede, con giovanile precipitazione con la fronte detti di cozzo nel suo ginocchio con tal forza, che il S. Padre perdette l’equilibrio, e fu sul punto di cadere… Sul momento il Papa si contentò di fissare l’occhio su di me. Arrivato poi nel cosiddetto triclinio, …mi interpellò soavemente: “Ma che hai fatto oggi? Sarebbe bella che si andasse in giro dicendo che Mortara ha voluto ammazzare il Papa…”.
La paterna sollecitudine del S. Padre si palesò soprattutto ad occasione degli sconvolgimenti politici del 1870. Dopo l’entrata delle truppe piemontesi in Roma, in quei giorni d’anarchia… la ciurmaglia che la polizia era incapace di raffrenare, dopo aver strappato a viva forza dal Collegio degli Scolopi il neofito Coen (il Coen volle poi rientrare in Convento dai Padri Carmelitani, dove nel 1833 si fece Sacerdote e morì nel 1939, un anno prima del Mortara ndr) (9) e si dirigeva a S. Pietro in Vincoli per rapire anche me… Pio IX informato della mia evasione, disse queste precise parole: “Ringraziamo il Signore che il Mortara è partito”.
La benedizione di Pio IX mi accompagnò dappertutto. Anzitutto mi ottenne la forza… per non cedere alle ingiunzioni e minacce delle autorità liberali che volevano costringermi… a tornare in famiglia. (Dopo aver lasciato Roma n.d.r.) proseguii fino a Bressanone (Tirolo Austriaco), ove trovai la più calorosa ospitalità presso i  confratelli della Canonica di Nova Cella.
Si vorrà sapere quali furono i miei rapporti con i miei genitori dopo la loro partenza da Alatri. Io non ebbi più notizie di loro. Scrissi più volte delle lettere parenetiche, trattando di religione e adoperandomi di convincerli della verità della Fede Cattolica. …Tali lettere restavano senza risposta.
La paterna affezione di Pio IX a mio riguardo fu inalterabile fino alla morte. Egli dopo la soppressione delle Case Religiose, mi raccomandò al santo vescovo di Poitiers, Mons. Pie. …Soffrendo di debolezza di nervi a motivo di un eccesso di lavoro, fui costretto di smettere ogni sorta di applicazione e di dedicarmi ad esercizi manuali. Nel fausto giorno della mia prima Messa mi onorò di una lettera firmata da lui… Io non rividi più Pio IX. Dal 1870, più volte nel ritornare nell’eterna Città mi sono recato nel Campo Verano e profondamente commosso mi sono prostrato sulla sua tomba. …Egli, nel suo epitaffio, invitava i fedeli a pregare per lui: Orate pro eo. Io confesso che, quante volte ho letto quelle parole, altrettanto dissi nel mio cuore: Sancte Pie, ora pro me» (10).
In seguito il Mortara rimase per due anni a Nova Cella presso Bressanone, dai Canonici Regolari Lateranensi, sotto il falso nome di Pie Pillon; il 2 agosto 1872 passò in Francia nella nuova fondazione di Beauchesne ove ricevette gli ordini religiosi: suddiaconato il 1 settembre, diaconato il 28 ottobre 1873, sacerdozio il 20 dicembre.
La deposizione del Mortara termina con il 1878 (anno della morte di Pio IX); ma da vari altri suoi scritti è possibile ricostruire il seguito della sua vita: «Da sacerdote egli si distinse non soltanto per zelo, pietà e coerenza di vita, ma altresì per le eccezionali doti di predicatore poliglotta e per la cultura biblica. Capace di predicare in nove lingue, don Pio Mortara tenne il suo primo discorso, il 25 novembre 1874 nella Cattedrale di Poitiers per il giubileo episcopale di Mons. Pie. …Nel frattempo essendogli morto il padre, don Pio rivide sua madre a Perpignan e poi a Parigi, pregandola perché si convertisse e ritirasse in un convento… (ma invano n.d.r.). Altri dolori lo avevano colpito in quegli anni: la morte di Pio IX e del cardinal Pie… infine una nuova malattia che lo portò a due passi dalla morte, dalla quale uscì, egli afferma, miracolosamente guarito, dopo la visita di don Bosco e un’invocazione a Pio IX. Il 19 agosto 1878, partiva per l’Italia, da dove raggiunse la Spagna fino al 1888… nel 1894 sbarcò in America… Nel 1899 è a Cracovia, quindi in Oriente… Il 13 novembre 1906 aveva fissato la sua residenza all’Abbazia di Bouhay (da cui si recò due volte in Italia nel 1908 e 1912), dove celebrò il 50° e 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. In tale circostanza ricevette la benedizione di Pio XI. Non poté esaudirsi il suo ultimo desiderio, quello di morire in Italia. …La guerra impedì la realizzazione del progetto e, quasi novantenne, don Pio Mortara cristianamente spirava l’11 marzo 1940 nell’Abbazia di Bouhay in Belgio (l’Abbazia è stata venduta recentemente e il corpo del Mortara riposa nel cimitero di Bressaux Liege, nella tomba dei Canonici Regolari Late­ranensi n.d.r.)» (11).
 
Note
1) Deutch, Mortara case, in “The Jewish Ency­clopedia, vol. IX, New York London, Funk and Wagnalls Comp., 1905, pagg. 35-36.
Shmidt, Mortara, in Lexicon fur Theologie und Kirche, VII, Freiburg in Breisgau, 1935, p. 33.
A. Navarotto, L’affare Mortara nell’incubazione della guerra austro-franco-italiana, Vita e Pensiero, n. s. XXVI (1940), pag. 269-273.
S. Furlani, Mortara, in Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, pag. 1427.
2) P. M. Mortara C. R. L., Une page de ma vie dédiée aux personnes pieuses, Strasburgo, 1893.
G. L. Masetti Zannini, Nuovi documenti sul “caso Mortara“, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1959, pp. 239-259.
Don P E. Mortara, El nino Mortara y Pio nono. Narraciòn autografa, sine loco et data.
V. Messori, Le cose della vita, S. Paolo, Milano, 1995, pagg. 322-326.
3) S. R. C. Summarium super introductionem Causae Beatificationis et Canonizationis Servus Dei. Pii IX Summi  Pontificis, Roma, 1954, pagg. 511-523. 
4) N. L. Ferraris, Bibliotheca canonica juridica moralis theologica, n° 69, tomo IV, Venetiis, 1772, pag. 294: Inquisitores libere procedere possunt contra judeos si nutrices christianas retinuerint  (Nicola IV). 
5) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo per la beatificazione e canonizzazione del S. D.  Pio IX, Roma 1954, pagg. 511-516. 
6) Il piccolo neofito Edgardo Mortara, “La Civiltà Cattolica”, IX, serie III, vol. 12, 1858, pag. 387.
7) Atti Processo… f. 22, in F. Jussi, Studi e ricordi del foro criminale, Bologna, 1884, pagg. 282. 
8) Archivio di Stato di Bologna, Atti del processo… fogli 36-41.
9) F. Ceccarelli, 1870 – La riconsegna del giovinetto Coen alla famiglia, L’Urbe, XII, 1949, n° 5.
10) Deposizione di don Pio Edgardo Mortara C.R.L. al processo…, pagg. 516-523. 
11) G. L. Masetti Zannini, op. cit., pagg. 258-259.
 
Articolo di don Curzio Nitoglia, Sodalitium n. 44, novembre 1996.
 

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Palermo, la rivincita di Caifa: chiesa diventa sinagoga

Arco+della+Meschita-2Segnalazione del Centro Studi Federici

Lorefice dona agli ebrei una sinagoga a Palermo
 
L’Oratorio di Santa Maria del Sabato – sorto in quello che fu il quartiere ebraico – verrà affidato in comodato d’uso all’Unione delle Comunità ebraiche per ridare agli ebrei una casa nel capoluogo siciliano. Il gesto nell’anniversario dell’espulsione del 1493
 
A più di cinquecento anni dall’espulsione decretata dagli spagnoli, gli ebrei torneranno ad avere una sinagoga a Palermo. Un luogo di culto che aprirà i battenti nell’Oratorio di Santa Maria del Sabato, una piccola chiesa da tempo inutilizzata per le celebrazioni liturgiche e che sorge proprio nella zona dove un tempo si trovavano gli antichi quartieri ebraici della Guzzetta e della Meschita. A volere il gesto- storico per la Sicilia – è stato l’arcivescovo Corrado Lorefice, che ha deciso di accogliere una richiesta di un luogo di studio e di culto per la comunità ebraica di Palermo avanzata da Evelyne Aouate, presidente dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici.

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