Archivio per la categoria CENTRO STUDI FEDERICI

Sinai: l’esodo dei cristiani

47895d2161e7fd4ff4b4a007f0204f97-1024x702-1Segnalazione del Centro Studi Federici

Cristiani del Nord-Sinai in fuga dalle violenze dello Stato islamico
 “La situazione è divenuta insostenibile dopo che in pochi giorni sono stati assassinati alcuni copti. Kamel Raouf , 40 anni, è stato ucciso con armi da fuoco, mentre sua figlia Justina è stata decapitata e la loro casa è stata bruciata. Saad Hakim, 65 anni, è stato colpito a morte; prima di morire, suo figlio, 40 anni, è stato bruciato vivo davanti ai suoi occhi. All’inizio della scorsa settimana, un medico di 67 anni, un commerciante di 45 anni e un insegnante di 55 anni sono stati uccisi con un’arma da fuoco. In soli 10 giorni vi sono stati sette morti”.
 
I cristiani del Sinai nel mirino dell’Isis, di Fulvio Scaglione
Si fa sempre più drammatica la situazione dei cristiani copti dell’Egitto che vivono nel Sinai. Solo pochi giorni fa, l’Isis ha diffuso un video in cui un uomo mascherato, che ha detto di chiamarsi Abu Abdallah al-Masri, si è autoaccusato dell’attentato compiuto in dicembre contro la cattedrale copta di San Marco, al Cairo, costato la vita a 28 persone, e ha incitato i militanti e i simpatizzanti a colpire i cristiani del Sinai. Le autorità egiziane sostengono di averlo identificato: si tratterebbe di Mahmoud Shafik, uno studente di 22 anni che era stato per due mesi in prigione nel 2014 e che, una volta uscito, era corso ad arruolarsi nell’Isis.
Il fatto importante, però, è un altro. A pochi giorni dalla diffusione del video, sette cristiani sono stati uccisi nella città di Al Arish nel pieno di una campagna di minacce rivolte in modo specifico contro la comunità cristiana. Scritte sui muri delle case, telefonate minatorie, atti vandalici contro le proprietà dei cristiani, insulti per strada. Sempre con lo stesso ritornello: andatevene o vi uccideremo tutti. Sono state inoltre fatte circolare fotografie di esponenti di spicco della comunità cristiana o di personalità musulmane che hanno difeso i cristiani, con l’incitamento a colpirli.
La campagna, purtroppo, sta raggiungendo il proprio scopo. 85 delle 103 famiglia copte di Al Arish sono fuggite altrove, trovando ospitalità a Ismailiya, Suez, Minya o Sohag. E in totale, sono ormai 118 le famiglie copte che hanno dovuto lasciare il Sinai. Come ha notato Asharq al-Awsat, il quotidiano pubblicato a Londra, si tratta del primo vero esodo dei cristiani dal Sinai dopo anni di ostilità e scontrCon questa campagna, infatti, compie un “salto di qualità” la lunga guerra che da lungo tempo insanguina il Sinai e che ha fatto centinaia di morti tra i soldati e i poliziotti egiziani ma anche tra i miliziani dell’Isis, spesso appoggiati dalle tribù beduine che mal tollerano il controllo del Governo centrale. L’attacco alle comunità cristiana, infatti, non risponde a sole pulsioni di fanatismo e intolleranza religiosa ma piuttosto a una strategia tipica delle formazioni islamiste, soprattutto quando è chiaro (come nel Sinai) che la vittoria militare è di fatto impossibile. Quando i cristiani sono costretti ad andarsene o sono ridotti all’irrilevanza sociale, la disgregazione del Paese è garantita, e con essa il trionfo del settarismo. Gli islamisti lo sanno e proprio a questo puntano.
Nel Sinai, in altre parole, i miliziani del Califfato cercano di ripetere quanto hanno ottenuto in Iraq e hanno cercato di ottenere in Siria. In Iraq il numero dei cristiani, dopo l’invasione anglo-americana del 2003 e i successivi anni di violenze e di attentati, si è ridotto da 1,5 milioni (6% della popolazione) a meno di 400 mila. E più o meno altrettanto è successo in Siria, dove i cristiani erano il 10% della popolazione prima dello scoppio della guerra civile nel 2011 e sono ora ridotti a meno di un terzo.
In quei Paesi le comunità cristiane avevano un “peso” assai superiore a quello consentito dai numeri: nell’istruzione, nelle attività sociali e in quelle culturali facevano da traino e da esempio. La loro stessa presenza, inoltre, era una specie di collante sociale, un’intercapedine tra gli opposti revanscismi di sunniti e sciiti e la garanzia di un (relativo) pluralismo. Eliminare tutto questo significa accelerare il collasso della società, che è esattamente l’obiettivo del terrorismo jihadista. Nel Sinai come altrove.

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Mafia & Alleati

guidasicilySegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un articolo molto interessante relativo ai legami tra mafia e Alleati, ai crimini degli anglo-americani in Sicilia, all’eroismo del Regio esercito del Sud (e persino un accenno alle marocchiante dei ‘liberatori’) pubblicato – incredibilmente – da uno dei principali quotidiani italiani, “La Stampa”, il 24/2/2017. Buona lettura.
 
La vera storia dello sbarco in Sicilia 
Sulla spiaggia di Trappeto (Trapani), fino a pochi giorni fa, sorgeva “la Cupola”, un piccolo bunker costiero semidiroccato, costruito nei primi anni ’40, al quale la popolazione locale era molto affezionata. Faceva ormai parte del paesaggio, ma il tetto si era inclinato e, invece di procedere a un possibile restauro, le autorità hanno deciso di mandare uno scavatore per rimuoverlo. La notizia, divulgata dal giornale locale Il Vespro, ha suscitato ovunque indignazione e dispiacere, per “l’ennesimo intervento che distrugge pezzi della nostra storia, cancella i ricordi, le immagini, i momenti”.  
 
Il recente episodio evoca in modo simbolico un’altra drastica rimozione, quella della vera storia dello sbarco angloamericano in Sicilia, di solito tramandato dalla storiografia tradizionale come una sorta di “passeggiata”, avvenuta tra festose distribuzioni di chewing gum e cioccolato da parte dei soldati alleati.  

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Il muro di Caifa non scandalizza i Giuda d’Occidente

2017gen_cremisan1487850948106Segnalazione del Centro Studi Federici

“Appena oltre i margini meridionali di Gerusalemme, là dove la città va quasi a fondersi con Betlemme, prosegue inarrestabile – a ridosso dell’insediamento di Ghilo – la costruzione della barriera di separazione israeliana nella valle di Cremisan. Sconfitti sul terreno – dopo anni di vertenze giudiziarie – i due istituti religiosi salesiani e le 58 famiglie palestinesi (cristiani, ndr) di Beit Jala che vantano diritti di proprietà su vigneti e uliveti della Valle”.
 
 

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Grillini: tassa sulle processioni

cartelloSegnalazione del Centro Studi Federici

A Roma i grillini mettono la tassa sulle processioni religiose
 
L’amministrazione grillina del IV municipio di Roma ha deciso che in vista delle festività pasquali i parroci che vorranno organizzare le tradizionale processione della via crucis dovranno pagare una tassa per l’occupazione di suolo pubblico, al pari delle attività commerciali
 
In vista delle festività pasquali le parrocchie che si trovano nel IV municipio di Roma dovranno pagare una tassa per occupazione di suolo pubblico se vorranno organizzare la tradizionale processione della via crucis.
Si tratta dell’ultima trovata del Movimento 5 Stelle, che amministra lo stesso municipio della periferia est di Roma.

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Infiammati per Giordano Bruno

grande oriente_ giordano brunoSegnalazione del Centro Studi Federici

Il 17/2/2017 i massoni del Grande Oriente d’Italia hanno commemorato l’anniversario della morte di Giordano Bruno con il convegno “Una fiamma per la libertà”, nella Biblioteca del Vascello a Roma.
Tra gli oratori presenti: il gran maestro Stefano Bisi, il valdese Claudio Paravati, il prete modernista don Francesco Pontoriero, il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, l’onorevole Davide Capezzone (Conservatori e Riformisti). Nel corso dell’incontro il sindaco di Perugia Mario Valentini ha ricevuto il “Giordano Bruno d’oro”, massima onorificenza del Grande Oriente.
 

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Farisei d’Occidente: nessuno si straccia le vesti per Deir Ezzor

deir-ezzorSegnalazione del Centro Studi Federici

Deir Ezzor: coraggio, parliamone
Uomini e donne di ottima volontà. Marciatori e marciatrici. Difensori dei diritti umani. Democratici sdegnati. Pacifisti. Intellettuali della buona causa. Aleppo è andata com’è andata ma comunque è finita e vi trovate un po’ con le mani in mano, con un sacco di energie da investire? Non temete, una ragione per mobilitarsi si trova sempre. Mai sentito parlare di Deir Ezzor?
No? Curioso, perché Deir Ezzor è una città della Siria, non lontana dal confine con l’Iraq, che da due anni e mezzo è assediata dall’Isis. L’Isis quello vero, quello che sgozza la gente all’ombra delle bandiere nere, non i “ribelli moderati”. Da due anni e mezzo, dunque, l’Isis è riuscito a occupare una serie di alture strategiche sul lato della città che ospita l’aeroporto e da lì bombarda e attacca senza sosta. Nell’ultimo mese, poi, i jihadisti hanno addirittura ricevuto rinforzi dall’Iraq (quelli che vanno su e giù nel deserto dell’Iraq, operando contro Palmira e Deir Ezzor senza mai essere visti dagli aerei della coalizione di 67 Paesi messa insieme dagli Usa di Obama e dall’Arabia Saudita di re Salman) e con quelli hanno scatenato un’offensiva che ha aperto un corridoio nelle difese della città.
Il rischio è che i miliziani riescano a tagliarla in due, mettendo così in grave pericolo la resistenza della guarnigione siriana e la sopravvivenza della stessa Deir Ezzor.
Ora… Si sa che molti considerano i soldati siriani dei feroci servi della dittatura e dunque non si fanno soverchie preoccupazioni sulla loro sorte. Però a Deir Ezzor sono assediati da anni anche 100 mila civili che, rispetto alla guerra, ad Assad, all’Isis e a tutto ciò che volete, non sono meno innocenti dei civili di Aleppo Est per i quali avete usato senza risparmio i termini “massacro”, “olocausto”, “strage” e così via.
E a Deir Ezzor questi termini hanno un senso preciso. Giusto un anno fa, l’Isis riuscì a penetrare nella città. Venne infine ricacciato ma fece comunque in tempo ad assassinare più di 300 civili, in maggioranza donne vecchi e bambini, in gran parte sgozzati. Altri 400 civili furono rapiti e poi in parte rilasciati nelle settimane successive. Sono sicuro che non avete perso memoria di una tale strage, nonostante la penosa mancanza, a Deir Ezzor, di pediatri, clown e bambine con la passione di Twitter.
Quei civili massacrati erano le famiglie dei soldati siriani. Voi, che date del nazista anche a Donald Trump, non definireste nazista il comportamento dell’Isis a Deir Ezzor? Non è una fantastica occasione per mostrare tutta la capacità di mobilitazione di una società sensibile come la nostra?
Tra l’altro, non lo dico io. C’è pure il bollino di garanzia delle Nazioni Unite, perché l’Unicef ha fatto notare che nella città assediata ci sono 40 mila bambini che rischiano la vita sotto i “bombardamenti indiscriminati” che hanno già ucciso decine e decine di civili. Bambini che a causa dell’assedio dell’Isis sono ridotti a bere l’acqua inquinata dell’Eufrate. Bambini che da due anni e mezzo sopravvivono non per gli aiuti umanitari (che a Deir Ezzor sono cominciati ad arrivare solo nelle ultime settimane) ma grazie ai rifornimenti paracadutati dall’aviazione siriana e russa.
Brutto, no? Ed è una situazione che a Deir Ezzor è particolarmente grave nei numeri ma che si ripete nella sostanza anche a Fua e Kafraya, due città che gli islamisti tengono sotto assedio non lontano da Idlib. È una buonissima causa, certo non peggiore di quella di Aleppo Est, Zabadani e Madaya che, per essere attaccate dall’esercito di Assad, sono diventate immediatamente “città martiri”. Quanti articoli abbiamo letto sui bambini di Madaya costretti a nutrirsi d’erba per non morire di fame? O ci volete dire che i bambini di Deir Ezzor valgono meno?
Quindi ora aspettiamo. Le articolesse, i lamenti in Tv, gli appelli contro l’indifferenza e l’inazione dell’Occidente. Se proprio dovesse servire, possiamo anche trovare un ultimo clown a Deir Ezzor. Aspettiamo con fiducia. Perché la coerenza ha un valore. E l’informazione anche.
 

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La lotta di Karol, Joseph e Jorge Mario all’antisemitismo

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ERMENEUTICA DELL’APOSTASIA CONCILIARE:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il discorso di Jorge Mario Bergoglio alla delegazione dell’Anti-Defamation League, sulle orme di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (Città del Vaticano, 9/2/2017):

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170209_anti-defamation-league.html Prosegui la lettura »

17 febbraio 1600

image.Segnalazione del Centro Studi Federici

Nell’anniversario della morte del mago Giordano Bruno, frate apostata, segnaliamo l’opera di mons. Pietro Balan, diffusa nel 1886 dell’Opera dei Congressi e ristampata nel 2009 dal Centro Librario Sodalitium.
 
Pietro Balàn, Il vero volto di Giordano Bruno
 
Prefazione
Nella seconda metà dell’800 e nei primi decenni del ‘900 una schiera di battaglieri giornalisti e scrittori cattolici difese i diritti della Chiesa e le figure dei Sommi Pontefici dagli attacchi del laicismo massonico (cfr. Sodalitium n. 61, luglio 2007). Tra questi combattenti per la causa papale spicca certamente la figura di monsignor Pietro Balan (Este 1840 – Pragotto di Crespellano 1893), “di spirito indomino, d’ingegno acuto e di vasta e nutrita cultura storica” (Enciclopedia Cattolica).
Dall’abilità della sua penna sono usciti numerosissimi scritti per rispondere alle sempre più numerose mistificazioni storiche con le quali i nemici della Chiesa stavano riscrivendo la storia. Mons. Balan, in particolare, mise in rilievo il legame indissolubile che lega l’Italia alla Fede predicata da san Pietro e dai suoi successori, rivendicando le glorie del passato cattolico della Penisola. La sua erudizione sfociò nella stesura dei tre volumi della “Storia della Chiesa in continuazione a quella di Rohrbacher” (Modena 1879-1886). Nella prefazione all’opera, mons. Balan scriveva: “io nulla devo ai potenti, ai grandi della terra; ma devo a Dio, alla Chiesa, alla patria, alla coscienza mia la verità; se ad altri qualche cosa dovessi, e senza offendere la gratitudine non potessi parlare liberamente, deporrei la penna, non mentirei”.

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Flagelli

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Segnalazione del Centro Studi Federici

L’Abbazia benedettina di Montecassino fu distrutta tra il 577 e il 589 dai Longobardi; nell’883 dai Saraceni; nel 1349 da un terremoto; il 15 febbraio 1944 dagli Anglo-americani.
 

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Le menzogne dell’Europa

pinocchioSegnalazione del Centro Studi Federici

Gli eurocrati mentono sulla Grecia, sull’Italia e sulla sopravvivenza della moneta unica (Alfonso Tuor, 15 febbraio 2017)
 
Spira aria di crisi nell’Unione monetaria europea. Infatti, quando gli uomini che contano scendono in campo per ribadire cose che dovrebbero essere scontate, vuol dire che in realtà esse non lo sono affatto.
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha sentito il bisogno di ripetere per ben due volte che l’euro è irrevocabile e, dopo questa dichiarazione davanti al Parlamento di Strasburgo, è corso a Berlino ad incontrare Angela Merkel con l’obiettivo di farle correggere il tiro sulla necessità di un’Europa a più velocità, E dato che l’Unione europea è già a più velocità (non tutti i Paesi hanno adottato l’euro o sottoscritto l’accordo di Shengen e tante altre direttive di Bruxelles), la cancelliera tedesca si riferiva chiaramente all’euro. La trasferta di Mario Draghi ha prodotto una correzione di tiro da parte di Angela Merkel, la quale al termine dell’incontro con il numero uno della Bce ha dichiarato che “l’area euro deve essere coesa e deve procedere ad una velocità unica”. Queste sono parole sono parole destinate unicamente a contrastare le speculazioni politiche e dei mercati finanziari sul futuro dell’attuale euro. Esse non cambiano la realtà di fatto che l’Unione monetaria europea è molto probabilmente alla vigilia di una crisi esistenziale. Più onesto e più chiaro è stato Ted Malloch, che dovrebbe essere il prossimo ambasciatore americano a Bruxelles. In un’intervista alla TV greca Skai, diffusa lo scorso 8 febbraio, ha dichiarato che “la questione della sopravvivenza dell’euro è all’ordine del giorno e che il futuro dell’euro si deciderà entro un anno, al massimo un anno e mezzo”. Si tratta di un discorso chiaro e comprensibile ben diverso dalle dichiarazioni edulcorate e false dei leader europei, che mirano ad ingannare i cittadini europei, facendoli credere che la moneta unica è solida, mentre nelle segrete stanze si studia come superare l’attuale euro.
Le menzogne diventano comunque evidenti allorquando si parla della crisi greca, che si trascina da poco meno di sette anni, della situazione sempre più insostenibile dell’Italia, dell’evoluzione dei tassi di interesse e della diffusa insoddisfazione sociale che è la causa prima delle possibilità di successo elettorale dei partiti euroscettici in Olanda e in Francia. Ma procediamo con ordine.
Il nuovo atto della tragedia greca è stato ufficialmente aperto dal Fondo Monetario Internazionale. Con una mossa senza precedenti, l’FMI ha comunicato che il suo Comitato esecutivo è profondamente diviso sulla partecipazione a un nuovo programma di aiuti ad Atene, poiché il piano di aggiustamento preparato dalla Commissione europea è irrealistico e il debito pubblico greco sarà presto fuori controllo, se i Paesi che hanno adottato l’euro non ne accetteranno una nuova parziale cancellazione. In sostanza, il Fondo Monetario Internazionale ha detto che Bruxelles mente spudoratamente quando ritiene che la Grecia possa avere un avanzo primario (ossia un avanzo dei conti pubblici prima del pagamento degli interessi) del 3,5% del PIL per un periodo di tempo prolungato. Si mente sapendo di mentire, poiché entro luglio bisognerà versare ad Atene altri 7 miliardi di euro, per evitare che il Governo greco non paghi i suoi creditori. Ma perché le autorità europee mentono? Si mente perché Olanda, Francia e Germania, alla vigilia delle loro elezioni, non possono dire ai loro cittadini che devono dire addio ai miliardi prestati alla Grecia (facendo lievitare deficit e debito pubblico), mentre tirano la cinghia sui programmi sociali. Questi Paesi non possono nemmeno accettare che l’FMI non sia più della partita, poiché il Parlamento tedesco ha posto quale condizione la partecipazione dell’FMI al salvataggio della Grecia per approvare gli stanziamenti della Germania. E dato che il Bundestag sarà chiamato ad esprimersi anche sulla partecipazione tedesca alla prossima tranche di 7 miliardi di euro da dare alla Grecia entro luglio, si teme una rivolta dei deputati con pesanti conseguenze sull’esito del voto tedesco di fine settembre. Dunque, sulla Grecia si mente sapendo di mentire e tutti i leader europei sanno che il rilancio dell’economia greca passa attraverso la cancellazione di parte del suo debito pubblico. Lo sanno bene i leader europei, ma mentendo vogliono rinviare il momento della verità, poiché il debito pubblico greco ammonta a 323 miliardi di euro, dei quali però 287 miliardi sono stati prestati dagli Paesi di Eurolandia. Quindi la cancellazione di parte del debito pubblico greco la pagherebbero i contribuenti degli altri Paesi, una prospettiva non facile da far digerire soprattutto alla vigilia delle elezioni.
La vera grande polveriera della moneta unica è comunque l’Italia. L’economia italiana non è riuscita a sfruttare il crollo dei prezzi delle materie prime, i bassi tassi di interesse i continui acquisti dei suoi titoli pubblici da parte della Banca centrale europea, nell’ambito del programma di Quantitative Easing. L’economia continua ad arrancare e infatti Bruxelles prevede che crescerà solo dello 0,9% quest’anno e dell’1,1% l’anno prossimo, il debito pubblico – sempre secondo l’Unione europea – salirà quest’anno al 133,3% del PIL e il deficit pubblico al 2,6%. A tutto ciò si aggiunge la crisi drammatica del sistema bancario, gravato ufficialmente da 200 miliardi di sofferenze che in realtà sono molte di più, come indicano i dati resi noti da Unicredit nel suo recente aumento di capitale. Le probabilità di un risanamento sono scarse poiché a questi dati economici si devono sommare una situazione sociale esplosiva, confermata da una disoccupazione giovanile che raggiunge il 40% e da 4,5 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta e le incertezze politiche che fanno prevedere una stagione di grande instabilità. Come se non bastasse, all’orizzonte si staglia un prevedibile lieve aumento dei tassi di interesse dovuto al restringimento del piano di acquisto di titoli da parte della Bce e soprattutto la tendenza all’aumento dello spread (ossia il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e di quelli tedeschi) che sono destinati a far lievitare il costo del servizio del debito di un Paese che solo quest’anno deve ricollocare oltre 270 miliardi di euro di titoli pubblici che giungono a scadenza. Bruxelles chiede una piccola manovra di correzione entro l’estate ed esprime fiducia sulle prospettive dell’Italia. Ma anche in questo caso gli eurocrati mentono, poiché sanno che la camicia di forza dell’euro impedisce una vigorosa ripresa e senza un rilancio economico i conti pubblici del Bel Paese e i bilanci delle banche italiane non migliorano e sanno pure che i conti pubblici dell’Italia sono sempre più fuori controllo.
A gravare sul futuro dell’euro vi è poi la crescente insoddisfazione sociale che è destinata a manifestarsi in un no all’Europa nelle prossime elezioni. Sapendo discernere tra menzogne degli eurocrati e verità, si capisce che l’uscita di Angela Merkel sull’Europa a più velocità non è stato uno scivolone, ma il riconoscimento che il progetto di Unione monetaria europea è fallito e che non si può più andare avanti così. Quindi, come prevede, Tede Malloch, prossimo ambasciatore americano a Bruxelles, nel giro di un anno e mezzo si deciderà sulla continuazione dell’esistenza dell’euro.
 

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